/////12 – L’ALBUMINA E I SISTEMI ORGANICI

12 – L’ALBUMINA E I SISTEMI ORGANICI

L’albumina e i sistemi organici

O.O. 312 – Scienza dello spirito e medicina – 01.04.1920


 

Sommario: Le acque di Levico e di Roncegno. L’ossigeno, l’azoto e il rapporto io/corpo astrale – corpo eterico/corpo fisico. L’albumina e i sistemi organici. L’albumina vegetale. Rapporti fra ossigeno, azoto, carbonio e idrogeno da un lato, e rene, fegato, polmone e cuore dall’altro. Metodica meditativa. La radiazione del ferro: la reazione dell’albumina. Carbonio vegetale e carbonio animale. Fluoro, magnesio, silicio. Acidi e basi. Digestione e formazione di sali.

 

L’osservazione delle connessioni, talora singolari, tra certi dati di fatto extraumani e certi altri dati di fatto che riguardano l’interno dell’uomo, dovrebbe far sorgere un sentimento di fondo nell’animo di coloro che hanno il compito di curare e di far guarire i malati. Una tale osservazione può infatti dischiudere significative intuizioni, proprio per quanto concerne la conoscenza dei farmaci. Come esempio vorrei menzionare le acque di Roncegno o di Levico: esse sembrano proprio (si fa per dire!) preparate da un buon spirito, al fine di predisporre già nella natura esterna una serie di forze capaci di giuocare un ruolo favorevole nell’organismo umano. In quelle acque termali le forze del rame e quelle del ferro si trovano in reciproche proporzioni mirabilmente bilanciate (ne tratterò più particolarmente nei prossimi giorni), e tale rapporto viene poi posto sopra una base più ampia dalla presenza dell’arsenico: verrebbe proprio fatto di pensare che in tali realtà del mondo esterno si trovi già predisposto qualcosa di utile per certe condizioni patologiche dell’uomo. Può certo accadere che acque termali come quelle menzionate riescano straordinariamente nocive per taluni individui; tuttavia proprio anche nei casi meno favorevoli risulterà che il principio generale che qui si studia è fecondo di risultati; Questa validità del principio generale va messa in evidenza soprattutto oggi, quando si trattano tali problemi; osservando questi fenomeni si offre infatti la possibilità di imbattersi in certi fenomeni patologici i cui sintomi in fondo si vanno manifestando solo ai giorni nostri. Non va dimenticato che attualmente molti osservatori liberi da pregiudizi hanno riconosciuto che in certe zone della Terra esistono condizioni particolari le quali provocano particolari forme di malattie. E non dimentichiamo neppure l’interesse notevole che deve suscitare il fatto che oggi perfino la comune influenza si manifesta in modo estremamente singolare. Essa risveglia infatti delle condizioni morbose latenti alle quali l’organismo sarebbe predisposto, ma che di norma vengono mantenute allo stato di latenza ad opera delle forze contrarie presenti nell’organismo; quelle condizioni latenti potrebbero rimanere tali per tutta la vita, ma invece si manifestano per effetto della sopravvenuta malattia influenzale.

 

Tutto questo costituisce un nodo di problemi che mi propongo di mettere a fondamento delle mie prossime conferenze. Per fruire di un punto di partenza fecondo, vorrei accennare a un’altra singolare concordanza che però si rivela in tutto il suo profondo significato soltanto all’indagatore dello spirito. È noto che nell’atmosfera l’ossigeno e l’azoto si trovano in una certa combinazione lassa che in realtà non è nemmeno possibile definire con esattezza, dal punto di vista fisico o chimico. In quanto uomini terrestri noi siamo interamente coinvolti nell’attività che si sprigiona dall’ossigeno e dall’azoto; è quindi presumibile che debba avere un’importanza particolare il rapporto che l’ossigeno ha con l’azoto nella nostra atmosfera, il principio stesso che regola quel rapporto.

 

La scienza dello spirito ci mostra il fatto significativo che con qualsiasi cambiamento della composizione dell’aria, che tenda a spostare in un senso o nell’altro la proporzione normale ossigeno- azoto, sono connessi anche certi disturbi del sonno. Questo fatto ci induce a esaminare più a fondo in generale il rapporto in questione e quanto vi si cela. Vi è noto che la scienza dello spirito distingue nell’essere umano questi quattro elementi costitutivi: il corpo fisico, il corpo eterico, il corpo astrale e l’io. Voi sapete inoltre che i fatti ci costringono a dire che con l’addormentarsi l’io e il corpo astrale escono, in certo qual modo, e al risveglio rientrano; per altro, questi cambiamenti di rapporti vanno intesi piuttosto in senso dinamico che spaziale. Durante il sonno il corpo astrale rimane dunque congiunto con l’io, e il corpo eterico congiunto col corpo fisico. Perciò dobbiamo tener presente che nello stato di veglia esiste fra il corpo astrale e l’io da un lato, e il corpo eterico e il corpo fisico dall’altro, una connessione meno stretta di quelle che vigono fra io e corpo astrale, nonché fra corpo eterico e corpo fisico.

 

La connessione è più lassa. Tale connessione più lassa fra la parte superiore dell’uomo (io e corpo astrale) e la sua parte inferiore (corpo eterico e corpo fisico) rispecchia fedelmente il rapporto non stretto che esiste nell’atmosfera fra l’ossigeno e l’azoto. Questi due rapporti si corrispondono in un modo singolarissimo e mirabile. La composizione dell’aria esterna è tale da fornire al tempo stesso il valore del rapporto per la connessione fra il corpo astrale e il corpo eterico, e rispettivamente fra il corpo fisico e l’io a quelli congiunti.

 

Tale constatazione potrà indicarci come tener conto della composizione dell’aria, se cioè siamo in grado di mettere a disposizione dei pazienti un’aria di giusta composizione, o se essi invece dovranno rinunciarvi. Possiamo però anche penetrare più a fondo negli aspetti fisiologici del problema, giungendo fino a percepire direttamente quella corrispondenza. Se passiamo in rassegna tutte le sostanze che sono presenti nell’organismo umano e vi svolgono qualche funzione, troveremo che esse sono tutte combinate con altre sostanze: esse sono presenti come combinazioni, oppure in soluzione. In forma libera solamente l’ossigeno e l’azoto sono presenti nell’organismo umano: vediamo dunque che le sostanze che compongono l’aria esterna svolgono un ruolo speciale nell’organismo stesso. L’ossigeno e l’azoto, nella loro azione reciproca, si trovano proprio al centro dei processi materiali nell’organismo umano. Essi hanno a che fare con le funzioni dell’organismo, e precisamente come le sole sostanze che agiscono allo stato libero, che non consentono modificazioni alla loro attività da parte di altre sostanze con esse combinate nell’ambito dell’organismo umano. Ne risulta che non solo ha importanza quello che della natura esterna, extraumana, possiamo ritrovare e seguire entro l’organismo, ma anche il modo in cui esso vi opera, se cioè la sua attività si svolge in forma libera Oppure combinata ad altre sostanze. È infatti molto caratteristico che nell’organismo le diverse sostanze acquistano delle affinità del tutto particolari. Se dunque introduciamo una certa sostanza, mentre un’altra sostanza si trova già nell’organismo, può appunto manifestarsi quell’affinità. Seguendo ulteriormente tale pensiero, esso ci conduce a una ben determinata intuizione che la scienza dello spirito deve mettere in evidenza. È noto che alla base dell’organismo vegetale, di quello animale fi di quello umano si trovano le sostanze proteiche o albuminoidi. Per la chimica moderna i principali componenti delle proteine sono le quattro sostanze più importanti della natura organica: il carbonio, l’ossigeno, l’azoto e l’idrogeno, alle quali si associa lo zolfo che compenetra per così dire con un’azione omeopatizzante l’attività delle altre quattro sostanze.

 

A questo punto è necessario che ci facciamo un’idea di come propriamente si realizzi la funzione interna dell’albumina, delle sostanze proteiche. La chimica contemporanea, in base alle sue premesse, afferma naturalmente che la sostanza proteica ha la configurazione imposta dalle sue forze interne. Ne deriva di necessità che si considerano identiche cose che non lo sono affatto, neppure nella misura in cui tali si considerano. Anche se si ammettono certe differenze, di identità non è lecito parlare. È infatti solo una conseguenza della concezione atomistica della struttura delle proteine il fatto che si concepisca la proteina vegetale come qualcosa di sostanzialmente simile alla proteina animale, come qualcosa di almeno chimicamente identico. Ma le cose sono del tutto diverse: una più esatta osservazione dell’organismo umano ci pone dinanzi al fatto che la proteina vegetale neutralizza la proteina animale, e specialmente quella umana: esse si contrappongono polarmente fra di loro e l’una annulla in sostanza gli effetti dell’altra. Bisogna proprio riconoscere questa realtà singolare: le funzioni della proteina animale sono tali da venire pregiudicate, o addirittura parzialmente o del tutto annullate da parte delle funzioni della proteina vegetale. Questo fa sorgere la domanda: in che cosa consiste realmente la differenza tra le proteine che compaiono nell’organismo animale e soprattutto in quello umano, e le proteine vegetali? Nei giorni scorsi ho dovuto menzionare spesso il ruolo importante, nei confronti dell’ambito extraterrestre, meteorologico, dei quattro sistemi organici rappresentati dalla vescica urinaria, dai reni, dal fegato, dal polmone, ai quali si aggiunge poi il sistema cardiaco. Che cosa rappresentano, considerati più in profondità, questi quattro sistemi organici che hanno tanta parte nei rapporti fra l’uomo e la sfera esterna, meteorologica?

 

Il significato di questi quattro sistemi organici è quello di essere gli artefici della struttura delle proteine umane. Dobbiamo dunque studiare quei quattro sistemi organici, e non le forze molecolari o atomistiche dell’albumina, se vogliamo scoprire le cause della sua natura, del suo comportamento; dobbiamo considerare la struttura interna delle proteine come una risultante di quanto promana da quei quattro sistemi organici. L’albumina umana è proprio il risultato della loro cooperazione. Con ciò si esprime anche qualcosa sull’interiorizzazione di certi effetti esterni nell’uomo; ciò che la chimica ricerca nella struttura delle sostanze deve essere trasferito all’interno dei sistemi organici. Perciò l’albumina umana non è pensabile nella struttura che è la sua, nell’ambito della sfera terrestre. Essa non può conservare la propria struttura se non rimane sotto l’influsso di quei quattro sistemi organici: deve assolutamente modificare la propria struttura.

 

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Diversamente stanno le cose per la proteina vegetale: essa non si trova sotto l’influsso di quei quattro sistemi organici, almeno apparentemente: sta però sotto un influsso diverso. La proteina vegetale si trova sotto l’influsso dell’ossigeno, dell’azoto, dell’idrogeno e del carbonio, nonché sotto l’influsso dello zolfo, il quale è sempre presente anche nella natura meteorologica esterna e trasmette le funzioni di quei quattro elementi. Nella proteina vegetale quelle quattro sostanze disperse nell’atmosfera esercitano un’azione uguale a quella che nell’uomo esercitano il cuore, il polmone, il fegato e così via. Nella natura extraumana le quattro sostanze possiedono forze formative simili a quelle che entro la natura umana sono contenete in forma individualizzata nei quattro sistemi organici. È importante tener presente che con i nomi di ossigeno, idrogeno, ecc. non vanno intese solo le forze interne proprie delle cosiddette sostanze note alla chimica; queste sostanze vanno sempre concepite come dotate di forze formative e in costante reciproco rapporto; i loro effetti contribuiscono al patrimonio di ciò che è terrestre. Volendo entrare nei particolari, si potrebbe identificare l’azione dell’ossigeno che sta nel mondo esterno con quella del sistema organico renale-urinario (v. il disegno seguente). Il carbonio che svolge all’esterno le proprie forze formative va correlato all’interno col sistema polmonare, non però inteso come apparato della respirazione, bensì considerato nelle forze formative proprie del polmone. L’azoto va messo in relazione col sistema del fegato, l’idrogeno con il sistema del cuore. L’idrogeno esterno è realmente il cuore del mondo esterno, l’azoto ne è il fegato, e così via.

 

Sarebbe desiderabile che l’umanità d’oggi non solamente acconsentisse a riconoscere queste cose, ma che le scoprisse ed elaborasse di sua iniziativa. Se si considera che il sistema del cuore è affine alle forze formative dell’idrogeno, si riconoscerà senz’altro anche l’importanza che l’attività dell’idrogeno ha per tutta la parte superiore dell’uomo. In certo senso lo sviluppo dell’idrogeno verso l’uomo superiore provoca la trasformazione di ciò che nell’uomo inferiore tende all’animale, la trasformazione in un quid propriamente umano, che tende verso le rappresentazioni, i pensieri. A quest’ultimo proposito però avevo dovuto dirvi che si perviene a un certo influsso extraterrestre, identificabile col piombo. Abbiamo definito il piombo, lo stagno e il ferro come forze connesse con l’uomo superiore. Oggi non esiste certo ancora una forte tendenza a riconoscere un fatto come questo; non è molto forte l’inclinazione a estendere l’osservazione dall’uomo verso l’esterno, e a riconoscere nell’azione del piombo qualcosa di speciale, connessa a sua volta col fatto che l’uomo si fa preparare dal cuore l’idrogeno di cui ha bisogno, idrogeno che poi funge da veicolo alla preparazione dell’apparato del pensare. L’inconscio progredire dell’evoluzione umana forzerà tuttavia gli uomini a riconoscere questi fatti, anche senza alcuna esplicita opera di propaganda. Il piombo svolge infatti un suo ruolo nella natura extraumana, anche se lo si considera solo in certe sue funzioni: l’umanità moderna non può più negarlo, dato che fra i prodotti di trasformazione del radio la scienza, oltre alla liberazione di elio, ha trovato proprio il piombo. Proprio come è stato trovato il piombo (anche se il peso atomico non corrisponde ancora esattamente, lo si considera appunto come piombo), così si finirà per trovare io stagno, e anche il ferro, l’unico metallo che pur essendo per sua natura extraumano, al tempo stesso interviene nella natura umana. Ritengo che ormai si possa lasciarsi persuadere anche da considerazioni nuove, dato che le scoperte sull’energia radiante stanno a indicare mirabilmente che si sta per così dire uscendo fuori nella natura extraumana, e che si sta giungendo ai metalli, non solo nella forma grossolana in cui si trovano nella Terra, bensì anche alle loro forze provenienti dalla sfera extraterrestre. Queste cose oggi vanno pur dette, e proprio la comparsa, nel nostro tempo, di certe malattie nuove ci induce a osservare che di tali cose va senz’altro tenuto conto.

 

A questo punto deve interessarci particolarmente quel che nel mondo esterno è carbonio, o idrogeno, o ossigeno, o azoto, nei loro reciproci rapporti mediati dallo zolfo: tutto ciò viene assunto e individualizzato interiormente per l’uomo da parte dei quattro sistemi organici. Se si considera correttamente un rapporto come quello ora indicato, si comprenderà quanto a fondo si guardi entro l’uomo, purché lo si osservi in questo modo. Non ci si stupirà più, allora, che quanto nell’uomo è involontario, sottratto cioè all’intervento diretto delle sue funzioni spirituali, venga messo in relazione con l’intera natura extraumana. Perché d’altra parte è vero anche questo: l’uomo è così fatto, che dispone, mettiamo, di un sistema renale; ma questo sistema (come ognuno degli altri) ha la tendenza a divenire l’uomo intero. In fondo, ognuno di quei quattro sistemi organici tende sempre a estendersi all’uomo intero. Si vorrebbe dire: il rene, con tutte le sue funzioni, vuol diventare l’uomo intero, e così pure il cuore, il sistema del fegato, il sistema del polmone.

Per persuadersi di realtà come queste, è importante non solo osservare, ma anche imparare a sentire come si possano rilevare in noi certi effetti del mondo extraumano. A questo proposito è quasi inevitabile indicare qui in modo netto il confine tra l’ambito della scienza naturale e quello della scienza dello spirito. Se si porta avanti la propria vita meditativa di medico, armonizzandosi sempre più con essa, e imparando a sentire se stessi in quanto esseri umani meditanti, si perviene in realtà ad acquistare una sempre più concreta e reale conoscenza di se stessi. Questa autoconoscenza concreta e reale non è davvero di poco conto, là dove si tratta di compiti positivi, come ad esempio l’attività terapeutica svolta nella propria vita. Col progredire nella meditazione ci si avvede che nel proprio organismo si acquista coscienza di fatti che prima erano del tutto inconsci. Bisognerà solo rendersi conto di quello che in tal modo va emergendo nella coscienza; ci si avvedrà allora di qualcosa di cui per adesso è ancora difficile parlare in conferenze pubbliche, o anche in conferenze per non medici, in quanto ne scaturirebbe una certa tendenza. Se di certi fatti (e su di essi, di natura elementare, attirerò l’attenzione fra un momento), se di tali fatti si parlasse già oggi in cerchie più ampie, dato l’atteggiamento morale prevalente nell’umanità, subito verrebbe posta la domanda: ma perché non si sfrutta tale possibilità? Ecco che si pretende che io mi metta a meditare, ma io posso conseguire lo stesso risultato con minore sforzo: basta che introduca nel mio organismo questa o quella sostanza! — Certo, è più comodo introdurre qualcosa invece di meditare, ma così facendo, l’uomo va in rovina proprio sul piano morale.

 

Dato l’atteggiamento morale dei nostri giorni, la gente non esiterebbe a preferire alla meditazione l’ingestione, o comunque l’introduzione di una qualsiasi sostanza che in un primo tempo potrebbe in apparenza favorire l’iniziale acquisizione di risultati simili a quelli della meditazione. È realmente possibile. Se infatti si pratica per un certo tempo seriamente la meditazione, cercando anche di rendersi conto dei suoi effetti, ci si accorge a un certo punto di acquistare coscienza dell’azione radiante del ferro, con la medesima certezza con cui si sa di avere mani per afferrare o piedi per camminare. La consapevolezza dell’azione del ferro si risveglia veramente con la certezza diretta che abbiamo delle nostre mani, o dei piedi o della testa, e dei loro movimenti. Quel che si rende evidente è la coscienza di sentirsi come un fantasma di ferro, Ora accennavo al fatto che qualcuno potrebbe a questo punto affermare che, con l’uso di qualche sostanza, si può esaltare la sensitività per il ferro contenuto nel proprio corpo, conseguendo un effetto simile. Ciò è effettivamente vero, per alcune fasi della meditazione. Insorgerebbe però il pericolo che qualcuno cominciasse a fare degli esperimenti in questa direzione, al fine di conseguire in modo facile la cosiddetta « chiaroveggenza ». Procedure di tal genere sono state seguite spesso. Se si tratta di prove fatte, per così dire, come sacrifici a favore dell’umanità, è una cosa diversa; ma se invece vengono fatte per curiosità, esse distruggono dai fondamenti l’atteggiamento morale dell’anima umana. Il van Helmont già citato fu uno di coloro che compirono molti esperimenti su se stesso in tale direzione, e che in questo modo scoprì di fatto molte delle cose esposte poi nei suoi scritti. Mentre in Paracelso le conoscenze emergono dal suo intimo come per forze ataviche, e si ha la sensazione che egli le porti realmente in questo mondo da un mondo sovraterrestre, il van Helmont conseguiva conoscenze singolari introducendo questa o quella sostanza nel suo organismo. Lo si può dedurre dal carattere delle sue descrizioni, e inoltre mi sembra che egli vi accenni esplicitamente in certi passi. Quella sensitività interiore per l’azione radiante del ferro è il primo risultato che si può conseguire, è un’esperienza che permette di sentire una singolare azione irradiante che si diparte dall’uomo superiore, diramandosi poi verso tutte le membra. Si consegue chiaramente la visione, la nozione diretta del fatto che si sta mettendo in azione nel proprio organismo il ferro, o meglio la sua funzione, le sue forze.

 

Per poter raffigurare schematicamente questa radiazione del ferro, occorre menzionare anche che essa non è adatta ad agire come tale, al di là dell’organismo umano. Si ha sempre la sensazione che ciò che va irradiandosi si localizzi nell’organismo, vi rimanga trattenuto. In ogni parte interviene qualcosa in senso contrario, qualcosa che condiziona l’arresto delle forze radianti del ferro (v. il disegno seguente). È come se il ferro emanasse verso la periferia irradiazioni positive e gli si contrapponesse una irradiazione negativa, e precisamente sotto forma quasi di onde sferiche.

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Sono questi i due tipi di percezioni che si hanno: l’elemento radiante e l’esperienza dell’ostacolo contro il quale si urtano le radiazioni del ferro, l’esperienza di non riuscire a passar oltre e soprattutto di non poter varcare la superficie del corpo.

 

A poco a poco ci si avvede che a irradiare in senso opposto è la forza della proteina: mediante il ferro si introduce nell’organismo un complesso funzionale al quale si contrappone tutto ciò che proviene dai quattro sistemi organici menzionati in precedenza. Essi si contrappongono; questa lotta è continuamente presente nell’organismo, ed è la prima cosa che può essere percepita mediante una visione interiore. Procedendo nello studio della storia spirituale dell’umanità, ci si può proprio accorgere chiaramente che la medicina ippocratica e perfino ancora quella galenica lavoravano valendosi dei residui di tali osservazioni interiori. Galeno non era più in grado di percepire gran che personalmente, però disponeva di molte tradizioni di tempi più antichi e le annotò. Leggendoli in modo adeguato, si vedono trasparire negli scritti di Galeno molte tracce dell’antica medicina fondata sulla chiaroveggenza atavica che già con Ippocrate cominciò il suo declino; ecco perché proprio negli scritti galenici si possono trovare nozioni tanto importanti, relative ai processi di guarigione naturali.

 

Seguendo i fatti ai quali abbiamo accennato, si perviene allo studio di queste due polarità nell’intero organismo umano: le radiazioni menzionate e ciò che ad esse si oppone, trattenendole. È importante tener d’occhio questi fatti, perché tutto ciò che tende a formare, sostanza albuminoidea (nel modo che ho descritto) ha sempre a che fare con effetti di arresto, mentre tutto quanto di metallico viene introdotto nell’organismo ha a che fare con gli effetti radianti. Esistono certo importanti eccezioni, estremamente caratteristiche, dalle quali (proprio perché sono così caratteristiche) si possono ricavare profonde conoscenze su tutta questa singolare cooperazione di forze che nell’organismo umano si affermano provenendo dalle più diverse parti dell’universo. Ai fini di tale conoscenza è naturalmente necessario portare più oltre certi accenni già fatti da me in precedenza, e che si potranno sviluppare nei particolari. Come esempio, mi limiterò a menzionare il fatto che nelle piante il carbonio difetta di qualcosa che di regola è in fondo sempre presente nel carbonio animale, cioè di un certo contenuto di azoto (possiamo constatare questo fatto nel Carbo vegetabilis del quale ci siamo occupati ieri). Questo fatto condiziona il comportamento del tutto diverso che il carbone vegetale e quello animale hanno nella combustione. E questo a sua volta produce la tendenza del carbonio animale ad essere coinvolto nella produzione di sostanze come ad esempio la bile, o il muco o perfino il grasso. La differenza die possiamo scorgere fra il carbone animale e quello vegetale ci porta a osservare il modo in cui i metalli in genere operano nell’organismo umano, a differenza delle sostanze non metalliche. Ho detto dunque: sostanze che irradiano e sostanze die trattengono la radiazione, che la arrestano.

 

Osservando questa azione polarmente antagonista, si perviene a cose molto importanti. Nell’esposizione delle nozioni fonda- mentali della scienza dello spirito abbiamo dovuto ricordare spesso i diversi periodi che si susseguono nella vita dell’uomo: il periodo dell’infanzia, sino all’inizio della seconda dentizione, il secondo periodo che va fino alla pubertà, e infine il terzo periodo che dura sin verso il ventunesimo anno. Tali periodi sono realmente connessi con profondi processi dell’organismo umano. Possiamo dire che nel primo periodo l’intera attività organica dell’uomo sembra limitarsi, concentrarsi sulla produzione, sull’inserimento dell’impalcatura solida. Il punto finale di questo sviluppo si raggiunge appunto quando da essa spuntano i denti permanenti. È evidente che tale tendenza al consolidamento dell’organismo, ancora in gran parte liquido, deve essere connessa con tutto il processo di formazione della figura umana, e soprattutto con le sue parti periferiche. A questo proposito è molto significativo che in tutti i processi ora menzionati va attribuita una parte essenziale a due sostanze a cui di solito si presta poca attenzione: il fluoro e il magnesio. Proprio nei processi dell’organismo infantile, prima della seconda dentizione, il fluoro e il magnesio svolgono un ruolo di primo piano, nell’alta diluizione, vorrei dire, in cui essi sono presenti nell’organismo. Il processo del consolidamento dell’organismo è una continua azione reciproca tra le forze del magnesio e quelle del fluoro; queste ultime assumono nell’organismo umano quasi la parte di uno scultore che plasma la sua materia, ne arrotonda le forme, per trattenere le forze radianti; le forze del magnesio agiscono invece come dei raggi, organizzano i fasci di fibrille nelle ossa, perché vi si possa poi organizzare la sostanza calcarea. Non è affatto un’assurdità, bensì un’affermazione quanto mai conforme a dò che avviene in natura, il dire che perché si formi un dente lo « scultore » fluoro ne elabora le forme e la grandezza, il cemento e lo smalto, mentre il magnesio fornisce e vi immette ciò che dal fluoro deve venire elaborato. Ecco perché è tanto importante realizzare un giusto equilibrio nella prima infanzia tra l’apporto di magnesio e l’apporto di fluoro; se tale equilibrio è difettoso, si constaterà sempre un precoce deterioramento della dentatura. Sin dal primo dente bisogna cominciare a sorvegliare la dentizione, osservando se lo smalto si sviluppa scarsamente o se i denti tendono a restare troppo piccoli; ne riparlerò in seguito, per ora vorrei accostarmi per gradi all’argomento. Con una dieta adeguata, Oppure con l’apporto di fluoro o di magnesio opportunamente preparati, bisognerà provvedere ad ovviare all’uno o all’altro di quei due inconvenienti. Questo genere di osservazioni ci consente di gettare lo sguardo proprio nel processo di formazione dell’uomo. L’azione reciproca e contrapposta del magnesio e del fluoro (cioè di due elementi nettamente extraumani, quanto alla loro costituzione sostanziale) si riscontra nella prima infanzia perché in questa età l’essere umano è davvero solo una parte del mondo esterno. Il fluoro viene attinto dal mondo esterno, extraumano, il quale contrasta l’azione radiante del metallo.

 

Se invece consideriamo il terzo settennio della vita umana, qui entra in giuoco in modo analogo la necessità di un rigoroso equilibrio tra il ferro e l’albumina, ossia l’intera formazione delle proteine. Se tale equilibrio è disturbato e se non entrano in giuoco forti azioni tendenti ad annullare gli effetti del turbato equilibrio, cioè di una difettosa azione reciproca fra la proteina e il ferro, allora si manifestano fenomeni che assumono l’aspetto dell’anemia, della clorosi. Se si vuole veramente comprendere quel che si svolge nel malato, non basta davvero l’osservazione approssimativa dell’uomo durante il suo sviluppo, limitandosi a constatare certi sintomi, come la carie dentaria che si va preparando già molto precocemente e che conduce poi ai guasti diffusi della dentatura, oppure gli aspetti chimici più evidenti, in casi di anemia.

 

Vi è già noto, almeno approssimativamente, quali metalli partecipino alla costruzione interna dell’organismo umano. Non vi sono coinvolti proprio quei metalli che sotto certi riguardi vi ho presentati come i più importanti: il piombo, lo stagno, il rame, il mercurio, l’argento e l’oro, ad eccezione del ferro. Salvo quest’ultimo, essi non partecipano direttamente al funzionamento complessivo dell’organismo umano, ma non per questo sono meno importanti per l’uomo. Se andiamo alla ricerca della sostanza che partecipa alla formazione della parte più periferica dell’organismo umano, troviamo il silicio; ne ho già parlato. Tuttavia, quel che accade nell’uomo non si trova per così dire soltanto racchiuso entro la sua pelle; dobbiamo al contrario affermare che l’uomo è inserito entro processi cosmici. Come entro l’organismo umano hanno importanza le sostanze che vi sono ben note, così proprio i metalli ora ricordati sono attivi per l’uomo, anche se fuori dell’organismo umano. Solamente al ferro è affidata per così dire la parte del mediatore fra ciò che dell’uomo si trova racchiuso entro la sua pelle e quanto invece sta fuori di esso. Di conseguenza possiamo dire: l’intero sistema che si esplica nella processualità del polmone (e che tende poi a sua volta a diventare l’uomo intero) si trova in stretta connessione col rapporto dell’uomo con la vita universale della natura. Bisogna proprio rendersi conto che si coglie solo una parte dell’uomo, se si limita l’osservazione ai risultati dell’esame anatomico. Questa parte non è per l’appunto la totalità dell’essere umano: è ciò che si contrappone a quel quid extraumano che però appartiene all’uomo e che a sua volta consiste nelle azioni di piombo, stagno, rame ecc., nelle azioni cioè che esistono fuori dell’entità umana. Anche volendo considerare l’organizzazione umana solo nel senso scientifico corrente, non dovremmo mai delimitare l’uomo nei confini della sua pelle. Per l’uomo hanno infatti importanza non soltanto le azioni che si sprigionano in certo qual modo dall’interno verso l’esterno, ma più in generale tutte le azioni che comunque imprimono una certa direzione ai suoi processi organici. In modo molto significativo si potrà desumerlo da quanto segue!

 

È noto che certe sostanze agiscono nell’organismo umano semplicemente per il fatto di essere legate a basi, oppure ad acidi, oppure in forma cosiddetta neutra, in forma di sali. Tuttavia questo comportamento contrapposto di acidi e basi, e la loro neutralizzazione nei sali, non esaurisce tutta la problematica; occorre tener conto anche di come la triade di acidi, basi e sali si inserisca entro la direzione complessiva delle forze organiche dell’uomo.

 

Si scoprirà che tutto quel che è basico (alcalino) possiede la tendenza a favorire i processi che hanno inizio, diciamo, dalla bocca e si estendono alla digestione, procedendo dall’avanti all’indietro. Tutti gli altri processi che. decorrono in questa direzione sono connessi con il principio alcalino. Le basi hanno dunque a che fare con la direzione « avanti-dietro », gli acidi invece con la direzione contraria. Solo tenendo presente il contrasto fra l’aspetto anteriore dell’uomo e quello posteriore si giunge a comprendere la contrapposizione fra gli effetti sull’uomo delle sostanze basiche e quelli delle sostanze acide. L’elemento salino è invece diretto verso la Terra, in direzione perpendicolare agli altri due: esso si riversa in tutte le azioni che decorrono dall’alto verso il basso. Bisogna dunque tener conto di queste tre direzioni, se si vuole riflettere sul modo in cui l’uomo si inserisce in ciò che è basico, in ciò che è acido e in ciò che è salino. Ecco qui dunque un altro esempio di come l’osservazione dell’uomo possa gettare un ponte fra la chimica esteriore dei metalli e la sfera fisiologica, grazie alla comprensione delle forze direzionali. Ecco che risalta anche tutta l’affinità del salino con la Terra, mentre l’elemento basico e quello acido, nel loro complesso, tendono a muoversi in cerchio intorno alla Terra, in opposte direzioni. Di conseguenza, imparando a conoscere in un certo modo le direzioni funzionali inerenti all’organismo, si può apprendere anche a intervenire terapeuticamente su di esse. A tale proposito è molto importante la possibilità di procedere al trattamento per via esterna, mediante frizioni con pomate o altri preparati che agiscano dall’esterno. Qui si dovrà studiare che cosa sia attivo in una certa direzione, se somministrato per via esterna. Può darsi che in certe condizioni l’azione di un cerotto senapato o quella di una pomata metallica (purché naturalmente preparata in modo adeguato) riescano altrettanto utili all’organismo di una somministrazione per via interna. Da quanto ho detto risulta però chiaro che occorre prestare attenzione a come viene applicata la terapia esterna; non è infatti indifferente, di fronte a un dato quadro patologico, se un cerotto viene applicato in uno o in un altro punto del corpo. L’essenziale è infatti che con l’applicazione in una certa parte del corpo venga stimolata la reazione contro la forza nociva. Non sarà certo sempre la cosa giusta il procedere a un’applicazione grossolanamente localizzata sulla parte dolente o irritata.

 

 

By | 2018-11-05T14:36:46+01:00 Novembre 5th, 2018|SCIENZA DELLO SPIRITO E MEDICINA|Commenti disabilitati su 12 – L’ALBUMINA E I SISTEMI ORGANICI