/////13 – L’ACQUISTO DELLA CONTINUITÀ DELLA COSCIENZA

13 – L’ACQUISTO DELLA CONTINUITÀ DELLA COSCIENZA

13 – L’acquisto della continuità della coscienza

O.O. 10 – L’Iniziazione – (L’acquisto della continuità della coscienza)


 

La vita dell’uomo si svolge alternandosi fra tre stati: la veglia, il sonno popolato di sogni, e il sonno profondo senza sogni. Si può comprendere come si arrivi alle cognizioni superiori dei mondi spirituali, quando ci si forma un’idea delle trasformazioni che, in chi cerca tali conoscenze, devono svolgersi nei riguardi di questi tre stati. Prima che l’uomo si sia sottoposto a una disciplina per arrivare a questa conoscenza, la sua coscienza è continuamente interrotta dalle soste di riposo del sonno. Durante queste soste l’anima non sa niente del mondo esteriore e neppure di se stessa. Soltanto a tratti, dal grande oceano dell’incoscienza, emergono i sogni che si riconnettono a processi del mondo esteriore o a condizioni del proprio corpo. Ad un primo esame si vede nei sogni soltanto una speciale manifestazione della vita di sonno, e si parla perciò generalmente soltanto di due stati: sonno e veglia. Per la scienza occulta, però, il sogno ha un significato a sé, a lato degli altri due stati.

Nel capitolo precedente è stata descritta la modificazione che si verifica nella vita di sogno dell’uomo che intraprende l’ascesa verso la conoscenza superiore. I suoi sogni perdono il loro carattere insignificante, disordinato e incoerente, e assumono sempre più l’aspetto di un mondo regolato e coerente. Nell’ulteriore corso dell’evoluzione, questo nuovo mondo, nato da quello dei sogni, non si palesa, in fatto di verità interiore, da meno di quello della realtà esteriore sensibile; in esso si manifestano anzi fatti che, nel pieno senso della parola, rappresentano una realtà superiore. Nel mondo sensibile sono ovunque nascosti dei segreti e degli enigmi.

Questo mondo mostra certo gli effetti di determinati fatti superiori; solo che l’uomo, il quale limita la sua percezione soltanto ai propri sensi, non può penetrare fino alle cause. Al discepolo dell’occultismo tali cause si rivelano in parte durante lo stato già descritto che deriva dalla vita di sogno, ma che non si ferma a quella. L’uomo non deve certo attribuire a quelle rivelazioni il valore di vere cognizioni, fino a quando esse non gli si palesino anche durante la vita abituale di veglia. Arriverà però anche a questo. Egli sviluppa la capacità di trasportare nella coscienza di veglia lo stato che egli si è creato nella vita di sogno. Allora il mondo dei sensi si arricchisce per lui di qualcosa di assolutamente nuovo.

Come un uomo nato cieco, avendo acquistato la vista per mezzo di un’operazione, vede le cose che Io circondano arricchite dalle nuove percezioni della vista, così l’uomo divenuto veggente nel modo sopra descritto, vede l’intero mondo che lo circonda arricchito di nuove qualità, cose, esseri, e così via. Non occorre ormai più che aspetti il sogno per vivere in un altro mondo, ma può sempre, quando sia opportuno, trasferirsi in quello stato di percezione superiore. Questo stato ha allora per l’uomo un significato analogo a quello che ha nella vita ordinaria la percezione che delle cose dànno i sensi desti, in confronto di quella che se ne ha coi sensi inattivi. Si può dire veramente: il discepolo dell’occultismo apre i sensi della sua anima e vede le cose che devono rimanere nascoste ai sensi corporei.

 

Questo stato rappresenta per il discepolo soltanto un passaggio verso gradini ancora più elevati di conoscenza. Se egli continua a praticare gli esercizi che servono per la sua disciplina occulta, dopo un adeguato periodo di tempo troverà che la profonda trasformazione descritta, non si svolge soltanto nella sua vita di sogno, ma si estende anche a quello che prima era sonno profondo senza sogni. Egli osserva che la completa incoscienza, in cui prima si trovava durante questo sonno, è ormai interrotta da esperienze coscienti isolate.

 

Dalle profonde tenebre del sonno affiorano percezioni di un genere che prima non conosceva. Naturalmente non è facile descrivere queste percezioni, perché il nostro linguaggio è creato soltanto per il mondo dei sensi, e non si possono perciò trovare che parole approssimative per ciò che non appartiene affatto al mondo dei sensi. Nondimeno bisogna pur far uso di parole per descrivere i mondi superiori. È possibile riuscirvi soltanto ricorrendo a similitudini. Ma poiché nel mondo ogni cosa è affine ad altra, si potrà con questo mezzo raggiungere l’intento. Le cose e gli esseri dei mondi superiori sono per lo meno abbastanza affini a quelli del mondo sensibile perché, con buona volontà, si possa riuscire a formarsi un’idea di quei mondi superiori, anche per mezzo delle parole usate per il mondo dei sensi.

Si deve però essere sempre coscienti che in tali descrizioni dei mondi soprasensibili vi è molto che deve essere similitudine e simbolo. La disciplina occulta stessa si compie perciò soltanto in parte per mezzo delle parole del linguaggio ordinario; per l’altra parte il discepolo impara, per la sua ascesa, un modo di esprimersi simbolico che gli si affaccia come naturalmente. Egli lo deve acquistare da sé durante la disciplina occulta. Questo però non impedisce che per mezzo di semplici descrizioni, come quelle che qui si dànno, si possa imparare qualcosa sulla natura dei mondi superiori.

 

Per dare un’idea delle esperienze sopra descritte, che sorgono inizialmente dal mare dell’incoscienza durante il sonno profondo, non si può far meglio che paragonarle a una specie di « udito ». Se ne può parlare come di suoni e di parole che si percepiscono. Come le esperienze dei sogni si possono indicare giustamente come un modo di vedere, paragonabile alle percezioni dei sensi, così i fatti del sonno profondo si possono paragonare alle impressioni auditive. (Per inciso occorre soltanto osservare che il vedere è anche per i mondi superiori ciò che vi è di più elevato. Anche in quei mondi i colori sono qualcosa di superiore ai suoni e alle parole.

Ma nel corso della sua disciplina occulta il discepolo non percepisce subito nel mondo spirituale i colori superiori, bensì i suoni inferiori. Soltanto perché l’uomo, per la sua evoluzione generale, è già più adatto al mondo che si manifesta nel sonno popolato di sogni, egli vi percepisce subito anche i colori. Per il mondo superiore che si svela nel sonno profondo egli è ancora poco adatto. Perciò esso gli si rivela inizialmente in suoni e parole; più tardi egli potrà elevarsi anche qui ai colori e alle forme).

 

Quando il discepolo si avvede di avere tali esperienze nel sonno profondo, è suo primo compito di rendersele quanto più possibile definite e chiare. All’inizio questo riesce molto difficile, perché la percezione di ciò che si sperimenta in quello stato in principio è straordinariamente debole. Dopo il risveglio si sa di avere sperimentato qualcosa, ma non si può affatto dire che cosa fosse.

Durante questo stato iniziale l’importante è di rimanere tranquilli e sereni, e di non abbandonarsi neanche per un momento all’irrequietezza e all’impazienza. In ogni caso queste non potrebbero che nuocere. Non possono difatti mai accelerare l’evoluzione ulteriore, ma la ritardano. Bisogna per così dire abbandonarsi tranquillamente a ciò che viene dato o regalato; ogni violenza deve essere repressa. Se in un dato periodo non ci si può render conto delle esperienze del sonno, si aspetti con pazienza che ciò diventi possibile, perché quel momento verrà certamente. Se il discepolo è stato paziente e sereno, acquista la facoltà percettiva in modo permanente, mentre se prosegue con impeto, essa compare magari una volta, ma viene poi riperduta completamente per lungo tempo.

 

Quando la facoltà percettiva si è finalmente manifestata, e le esperienze del sonno si affacciano nitide e chiare dinanzi alla coscienza di veglia, il discepolo deve volgere la sua attenzione a quanto segue. Queste esperienze possono distinguersi nettamente in due specie. Una di queste è completamente estranea a tutto ciò che fino allora si è conosciuto. Il discepolo può da prima rallegrarsi di queste esperienze; può giovarsene; ma non deve attardarvisi. Esse sono i primi annunzi del mondo spirituale superiore nel quale si potrà orientare soltanto più tardi. L’altra specie di esperienze rivelerà però all’osservatore attento una certa affinità col mondo abituale in cui vive.

I problemi su cui riflette durante la vita, ciò che delle cose dell’ambiente circostante egli vorrebbe conoscere, ma che non arriva a comprendere col suo intelletto ordinario, tutto questo gli viene rivelato da quelle esperienze del sonno. L’uomo, durante la vita quotidiana, riflette su tutto ciò che lo attornia. Si forma delle rappresentazioni per capire il nesso fra le cose. Cerca di comprendere mediante concetti ciò che i suoi sensi percepiscono. Le esperienze del sonno si riferiscono appunto a tali rappresentazioni e concetti. Ciò che prima era un concetto oscuro, nebuloso, acquista qualcosa di sonoro e di vitale, paragonabile soltanto ai suoni e alle parole del mondo sensibile.

Sempre più pare al discepolo che la soluzione degli enigmi sui quali deve riflettere, gli venga sussurrata da un mondo superiore in suoni e parole. Egli è allora capace di ricollegare con la vita ordinaria ciò che gli giunge da un altro mondo. Ciò cui prima poteva arrivare soltanto col pensiero, è ora per lui un’esperienza altrettanto vivente e significativa quanto qualsiasi esperienza del mondo sensibile. Le cose e gli esseri del mondo sensibile non sono semplicemente ciò che sembrano essere per la percezione sensoria. Essi sono l’espressione e l’emanazione di un mondo spirituale. Questo mondo spirituale, prima nascosto, risuona ora per il discepolo da tutto ciò che lo circonda.

 

È facile vedere che l’acquisto di questa facoltà percettiva superiore può essere una benedizione per il discepolo soltanto quando i sensi animici che gli si sono dischiusi siano sviluppati in modo regolare, così come l’uomo, per un’accurata osservazione del mondo, può servirsi dei suoi strumenti sensori ordinari, soltanto se essi sono regolarmente costituiti.

 

L’uomo stesso si forma questi sensi superiori a mezzo degli esercizi indicati dalla disciplina occulta. Fra questi esercizi vi è la concentrazione; essa consiste nel dirigere l’attenzione su rappresentazioni e concetti ben determinati che sono connessi con i segreti dell’universo. Vi è pure la meditazione, vale a dire il vivere in quelle idee, il completo immergersi in esse nel modo prescritto. Con la concentrazione e, la meditazione l’uomo elabora la propria anima. Vi sviluppa in tal modo gli organi animici della percezione.

Mentre egli si dedica alla pratica della meditazione e della concentrazione, la sua anima cresce entro il suo corpo, come l’embrione umano cresce nel corpo della madre. Quando poi le singole esperienze già descritte si presentano durante il sonno, è vicino il momento della nascita dell’anima fattasi libera; per mezzo di quegli esercizi essa è letteralmente diventata un altro essere che l’uomo fa germogliare e maturare in sé.

Gli sforzi per la concentrazione e la meditazione devono perciò essere diretti e regolati con cura, poiché essi sono le leggi per la germinazione e la maturazione dell’essere superiore animico umano che è stato descritto. E questo, al suo nascere, deve essere un organismo in sé armonico e rettamente costituito. Se nel seguire le indicazioni si commette qualche errore, questo essere vivente regolare non si presenta, e si ha invece nel mondo spirituale una nascita deforme, senza capacità di vita.

 

Che la nascita dell’essere animico superiore debba verificarsi a tutta prima durante il sonno profondo, riuscirà comprensibile, quando si rifletta che quell’organismo delicato, con poca capacità di resistenza, non arriverebbe ad affermarsi in una sua eventuale comparsa in mezzo agli eventi forti e duri della vita fisica quotidiana. La sua attività non potrebbe farsi valere di fronte all’attività del corpo. Nel sonno, quando il corpo riposa per quel tanto della sua attività che dipende dalla percezione sensoria, l’attività dapprima così delicata e impercettibile dell’anima superiore ha possibilità di affiorare.

Ancora una volta bisogna però osservare che il discepolo non deve considerare le esperienze del sonno come conoscenze completamente valevoli, finché egli non sia capace di trasportare anche nella coscienza diurna l’anima superiore ormai destatasi. Quando vi sia giunto, il discepolo è anche capace di percepire fra le esperienze del giorno, e durante le stesse, il mondo spirituale nel suo vero carattere, cioè può cogliere animicamente i segreti dell’ambiente circostante sotto forma di suoni e parole.

 

A questo grado dell’evoluzione, bisogna ora rendersi conto che inizialmente si ha a che fare con esperienze spirituali isolate, più o meno sconnesse. Si deve perciò evitare di basare su di esse qualsiasi sistema completo, oppure soltanto coerente di conoscenza. Si rischierebbe d’introdurre nel mondo animico rappresentazioni e idee fantastiche di vario genere, e di costruirsi in tal modo facilmente un mondo che nulla avrebbe a che fare con quello vero spirituale. Il discepolo deve esercitare continuamente la più stretta vigilanza su se stesso. Il miglior partito è quello di acquistare sempre maggior chiarezza sulle vere singole esperienze che si hanno, e di aspettare che ad esse se ne aggiungano spontaneamente altre le quali si riconnettano come da sole con le prime.

 

Attraverso la forza del mondo spirituale in cui ormai il discepolo è penetrato, e degli esercizi prescritti che ha praticati, si verifica un allargamento sempre più ampio della sua coscienza durante il sonno profondo. Le esperienze che emergono dall’incoscienza diventano sempre più numerose, e sempre più brevi i periodi che nella vita di sonno rimangono incoscienti. In tal modo le singole esperienze del sonno si vanno sempre più ricollegando spontaneamente fra loro, senza che questa naturale connessione venga disturbata da ogni specie di combinazioni e di deduzioni che potrebbero provenire solo dall’intelletto legato al mondo sensibile. Quanto meno le abitudini mentali del mondo sensibile si intromettono ingiustificatamente nelle esperienze superiori, tanto meglio sarà.

Se ci si regola, a questo modo, ci si avvicina sempre più al gradino della via della conoscenza superiore nel quale stati prima soltanto incoscienti nella vita di sonno, vengono trasformati in stati completamente coscienti. Allora, quando il corpo riposa, si vive nel sonno una vita altrettanto reale quanto quella di veglia. È superfluo osservare che durante il sonno stesso si ha a che fare a tutta prima con una realtà diversa da quella dell’ambiente sensibile in cui si trova il corpo. Ricollegare le esperienze superiori del sonno con l’ambiente sensibile circostante è cosa che si impara, e che si deve imparare, per rimanere saldi sul terreno del mondo sensibile e non diventare visionari; ma all’inizio il mondo sperimentato nel sonno è una rivelazione completamente nuova.

 

Questo importante gradino che consiste nella consapevolezza della vita del sonno, nella scienza occulta si chiama continuità (non interruzione) della coscienza.

In un uomo che ha raggiunto questo gradino, le esperienze e le vicende non subiscono sosta durante i periodi in cui il corpo fisico riposa, in cui nessuna impressione viene comunicata all’anima attraverso gli strumenti sensori.

 

By | 2018-10-15T09:36:49+02:00 Ottobre 15th, 2018|(L') INIZIAZIONE|Commenti disabilitati su 13 – L’ACQUISTO DELLA CONTINUITÀ DELLA COSCIENZA