////14 – ARTICOLAZIONE DELLE PAROLE – ARTICOLAZIONE INTERNA DELLE STROFE

14 – ARTICOLAZIONE DELLE PAROLE – ARTICOLAZIONE INTERNA DELLE STROFE

Articolazione delle parole – articolazione interna delle strofe

O.O. 279 – Euritmia linguaggio visibile – 11.07.1924


 

Sommario: Per la comprensione interiore dell’arte della parola è necessario strutturare le parole come seguono dal pensare; lo stesso va considerato nella rappresentazione euritmica. Vanno distinti sostantivi, aggettivi, verbi, preposizioni ecc. nelle loro caratteristiche. Il trattamento delle interiezioni. Esempio con strofe di quattro righe. Una meditazione per gli euritmisti.

 

Come nel linguaggio si è costretti, per la comprensione interiore della costruzione linguistica, a disporre le parole come derivano dal pensiero, secondo sostantivi, aggettivi e così via, così si ha la necessità di tenerne conto anche nella rappresentazione euritmica. E evidente come vada evitata ogni pedanteria e come, soprattutto nell’insegnamento dell’euritmia secondo la direzione che oggi svilupperemo, non si finisca nelle stesse degenerazioni dell’insegnamento della grammatica nelle scuole. L’euritmista deve divenire consapevole di come vada trattata la singola parola, un sostantivo e così via, poiché questi elementi manifestano il pensiero nei modi più diversi, si trovano nel contesto dell’espressione linguistica umana. Anche in questo caso dobbiamo quindi distinguere tra parole che esprimono proprietà delle cose, che vi sono contenute, e quelle che esprimono attività. Le parole che definiscono caratteristiche delle cose vengono espresse in euritmia trattenendo il movimento e compiendo il gesto in posizione ferma per dare forma a una caratteristica: compiamo il gesto da fermi. Se invece esprimiamo un contenuto animico, che si esprime nel linguaggio comune mediante un verbo, allora è particolarmente importante fare con decisione il gesto in movimento. Cosicché il gesto in movimento, cioè il gesto che appare nell’uomo in movimento rappresenta la successione temporale, il verbo vero e proprio.

 

Si può distinguere ciò che si esprime mediante il verbo dicendo: qualche cosa si esprime perché si manifesta l’elemento passivo o quello attivo oppure un’attività che continua. Possiamo distinguere i gesti euritmici a seconda che si tratti di attività momentanea, di sofferenza momentanea, oppure di attività continua, di sofferenza continua. L’atteggiamento passivo, il comportamento passivo li esprimiamo nel movimento verso l’avanti, quindi non con un movimento all’indietro; ogni atteggiamento interiore che sorge da una sofferenza che, come ho detto, si manifesta in un comportamento passivo, lo esprimiamo facendo il gesto mentre avanziamo. Esprimiamo ogni attività eseguendo il movimento all’indietro; esprimiamo tutto quello che è attività continua o sofferenza continua con un movimento laterale verso destra o verso sinistra, semplicemente camminando da una parte all’altra.

 

Possiamo così portare a manifestazione l’espressione verbale in modo da far percepire allo spettatore che cosa risieda veramente nel verbo.

Intendiamo innanzi tutto considerare ciò che ho detto nella rappresentazione di una piccola poesia dove cercheremo di esprimere le tre forme di atteggiamento interiore espresse dal verbo.

Esaminiamo i verbi che si trovano in questa breve poesia:

 

Konnf schlafen nicht

• (Non potevo dormire)

 

Dormire è qualcosa che dura, almeno nelle persone sane; dovremo quindi esprimere un elemento interiore continuo (v. pag. 186).

 

Konnf tràmen nicht

(non potevo sognare)

 

Ci si può interrogare sul sognare — e una poesia da euritmizzare dev’essere preparata senz’altro così — infatti il sognare è qualcosa che indica durata, ma nel contempo una lieve sofferenza. Cercheremo quindi di unire, di collegare il movimento laterale da un punto all’altro con l’avanzare; non avanzeremo cioè rigidamente, ma in certo qual modo in diagonale. In questo modo si esegue sognare (v. pag. 186).

 

Abbiamo quindi:

 

Konnt’ schlafen nicht,     Konnt’ tràumen nicht,      Da hirf ich drauß      Wie das Eis zerbncht.

• (Non potevo dormire, non potevo sognare, udivo là fuori il ghiaccio che si rompeva.)

 

Udivo è un verbo, udivo e una chiara sofferenza: comportamento passivo, avanzamento. Il ghiaccio che si rompeva – su questo punto possiamo riflettere: viene detto qualcosa a proposito del ghiaccio. Proviamo a domandarci se questa sia una sofferenza. È uno stato durevole? Possiamo comprenderlo solo sentendo che abbiamo a che fare con uno stato durevole, ma che esprime anche un accenno di attività, qualche cosa di attivo, poiché ciò che udiamo è il rompersi del ghiaccio. È quindi l’opposto di un comportamento semplicemente passivo. È persino qualche cosa che ci aggredisce. Diciamo: che si rompeva – continua il rumore del rompersi. Lo esprimiamo quindi come un’attività, retrocedendo un poco.

Abbiamo poi un verso senza il verbo, vi è contenuto un verbo ausiliario che ora non prenderemo in considerazione.

 

‘s war, als ob aus der Fem,     Ob es sich nahete, – Wehete,lùftete,     Und in den Lùften es Atmete, dùftete,

• (Era come se da lontano si avvicinasse, soffiasse, si sollevasse, e nell’aria respirasse, profumasse,)

 

Soffiare, sollevarsi sono stati durevoli

Si avvicinasse, soffiasse, si sollevasse: comportamenti durevoli che hanno però nel contempo qualcosa di attivo. Li sperimenteremo di nuovo così: soffiasse, si sollevasse andando a ritroso (v. schema); andare di nuovo a ritroso; e nell’aria – qui non abbiamo alcun verbo – respirasse, profumasse: come per soffiasse, si sollevasse. Qui dobbiamo nuovamente retrocedere, andiamo ulteriormente a ritroso ed ancora a ritroso (v. schema).

 

Ùber die Felder her     Talherab, berghinauf:     Wenn das der Fruhling wàr     In vollem Lauf?

• (Qui sui campi, giù nelle valli, su per i monti: che fosse questa la primavera in pieno corso!?)

 

(All’euritmista: «Esegua ora la poesia caratterizzando i verbi»),

Vorfruhling

Konnt’ schlafen nicht,     Konnt’, tràumen nicht,      Da hòrt’ ich drauß

Wie das Eis zerbricht.      ‘s war, als ob aus der Fern,      Ob es sich nahete, —

Wehete, luftete      Und in den Luften es      Atmete, duftete,

Ùber die Felder her Talherab,      berghinauf: Wenn das der      Fruhling wàr     In vollem Lauf!?

 

Anticipo di primavera

• (Non potevo dormire, non potevo sognare, udivo là fuori il ghiaccio che si rompeva.

Era come se da lontano si avvicinasse, soffiasse, si sollevasse, e nell’aria respirasse, profumasse,

qui sui campi, giù nelle valli, su per i monti: che fosse questa la primavera in pieno corso!?)

 

Troviamo qui le diverse qualità dei verbi:

 

 

Esaminiamo ora le caratterizzazioni dei sostantivi. Abbiamo sostantivi che lasciano un’impressione sui sensi, che definiscono qualcosa percepito dai sensi, quelli che nella vita ordinaria si chiamano oggetti concreti.

Concreto ed astratto sono qualche cosa di indefinito, a seconda della costituzione animica umana. Hegel per esempio polemizzò contro l’interpretazione consueta delle parole: “astratto” e “concreto”. Egli disse: una lavandaia è molto astratta e la saggezza è molto concreta. Si tratta veramente del fatto che qualcuno senta, nella propria concezione interiore, qualcosa come la saggezza in tutta la sua concretezza e possa anche sentire l’essere completamente astratto di una lavandaia. Per chi sperimenta la concretezza della saggezza, la lavandaia è qualche cosa di unicamente pensato, che si può solo pensare, ma che non ha realtà alcuna. La lavandaia non ha realtà. L’essere umano che vive in lei ha realtà, ma la lavandaia non ha alcuna realtà.

Quindi ci esprimeremo meglio dicendo: gli oggetti percepiti dai sensi vengono definiti mediante parole che vengono rappresentate nei movimenti ad angolo all’indietro; dunque, tutti gli oggetti sensibili con movimento ad angolo all’indietro:

 

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Quel che invece si chiama astratto nella vita ordinaria, ciò che non fa impressione sui sensi, ma dev’essere sperimentato nell’anima, come la saggezza, la forza di pensiero, il genio, la fantasia ed innumerevoli altre cose, viene espresso mediante movimenti curvi in avanti:

 

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Diremo quindi: spiritualmente visibile; in tal modo abbiamo definito due cose diverse che possono essere incluse nel sostantivo.

Può però essere sostantivo anche quello che fissa condizioni come, per esempio, il bianco, la bellezza, la grandezza; condizioni fissate oggettivamente. Per esprimerli, faremo movimenti speculari ai gesti che si riferiscono ad oggetti percettibili ai sensi. Facciamo l’angolo in avanti:

Troviamo poi ciò che esprime qualcosa di trattenuto animicamente, di trattenuto nell’anima. In questo caso faremo le forme curve più complesse:

Trattenuto nell’anima: abbiamo da un lato la possibilità di esprimere ciò che è animico: nostalgia, dolore, sofferenza, compassione, benevolenza e simili. Diremo quindi: con l’angolo in avanti esprimiamo condizioni che appaiono negli oggetti esterni. Tutto quello che viene trattenuto oggettivamente all’interno dell’anima lo caratterizziamo nell’ultimo modo.

In questa maniera otterremo gesti che provocano senz’altro nello spettatore una grande modulazione di sensazioni, cosicché egli segue i motivi interiori per cui, in una determinata connessione di suono, appare un elemento animico, una condizione di oggetto sensibile e così via.

In euritmia non si avrà la necessità di seguire ogni parte del discorso; non si dovrà quasi considerare quelli che chiamiamo pronomi, poiché per il gesto euritmico sono uguali all’aggettivo, da eseguire quindi con un gesto in posizione statica. I numeri vanno anch’essi trattati come aggettivi, non vanno considerati euritmicamente in modo diverso da altri attributi.

 

Sono invece particolarmente importanti per la rappresentazione euritmica, poiché portano bellezza e grazia nell’euritmia, interiezioni quali ad esempio: oh!, ah! Tutte le interiezioni vengono trattate in modo da produrre o un piegamento del corpo o un salto o un saltello aggraziato.

Proprio quando giungo al salto o al saltello devo far notare ancora una volta che, in euritmia, ogni salto dev’essere eseguito sempre saltando sulla parte anteriore del piede, appoggiando solo dopo il calcagno; non è sano – questo va sottolineato – saltare con l’intera pianta del piede. Negli ultimi tempi gli euritmisti si lamentano di dolori alle ginocchia; questo va ricollegato al fatto che un salto, anche nell’euritmia musicale, va fatto saltando sulla parte anteriore del piede, appoggiando graziosamente il piede intero soltanto alla fine.

 

Qui si apre un capitolo che verrà senz’altro contestato dal punto di vista materialistico, ma che è importante per tutta l’euritmia, in campo pedagogico, artistico ed anche terapeutico. Si tratta del fatto che tutti i movimenti devono essere eseguiti in questi tre ambiti con ciò che si può chiamare, a ragione, grazia. Non sarebbero corretti né una rappresentazione euritmica né un insegnamento dell’euritmia in cui non si vedesse, almeno in un angolo, una Grazia (intendo naturalmente in senso spirituale). Si deve avere il sentimento che l’esercizio dell’euritmia, sia in ambito pedagogico che in quello artistico, debba essere tale per cui vi sia presente una Grazia che possa guardare senza provare vergogna.

Ciò significa prima di tutto evitare con forza in euritmia quanto è maldestro. Ed è maldestro saltare sul piede intero. Il salto, come ho detto, deve avvenire sulla parte anteriore del piede. In campo pedagogico, esercitare l’euritmia con grazia fa sì che i bambini crescano davvero nella sensibilità in ogni direzione. Le maestre di euritmia devono cercare di ottenere, mediante l’elemento euritmico, una crescita della sensibilità dei bambini.

 

L’elemento artistico è tale per cui trova ingresso nella bellezza solo mediante la grazia. Nel campo della pedagogia terapeutica – lo si deve credere perché è proprio così – almeno in questo caso una Grazia dovrebbe ascoltare attentamente, anche se non occorre che divenga visibile; dovrebbe ascoltare con attenzione perché tutto quello che non viene eseguito con grazia, proprio nell’euritmia terapeutica, contribuisce comunque all’irrigidimento del corpo eterico, non produce cioè quel che si vuole di solito ottenere.

(Rivolto a un euritmista: «Esegua qualche movimento euritmico, piegandosi con grafia. Lo può fare secondo la sua sensibilità ed esegua con grazia anche un salto al terzo esempio che farò. Per la prima frase cerchi di chinarsi in modo originale. In questi tre esempi, euritmizzi il tutto secondo le vocali e faccia i gesti di cui ho parlato»).

 

Der Hund macht wau-wau!

(Il cane fa bau-bau!)

 

(«Cerchi di trovare un piegamento che riproduca il bau-bau»).

 

Die Katze macht miau-miau!

(Il gatto fa miao-miao!)

 

(«Ora farà il terzo con tre saltelli graziosi, aggiungendo ancora il piegamento all’ultimo salto»),

 

Der Hahn macht kikeriki!

(Il gallo fa chicchirichì!)

 

Qui abbiamo quindi le interiezioni.

Abbiamo poi le preposizioni. Si devono naturalmente conoscere le cose, si deve sapere che queste parole esprimono il rapporto nel quale le cose si trovano tra loro, per esempio: da, fuori, presso, contro, con, verso, prossimo, accanto, di, a, al contrario. Queste sono preposizioni che reggono il dativo, dopo le quali si deve sempre usare il dativo, il terzo caso. Ve ne sono altre ancora. Tutte le preposizioni devono essere espresse piegando di lato la testa e il corpo.

Si tratta anche in questo caso di imparare a distinguere. Con le preposizioni che reggono il dativo si piegherà il corpo leggermente in avanti di lato, la diagonale verso destra o sinistra; con quelle che reggono l’accusativo, ci si piega completamente verso il lato destro o sinistro, con quelle che reggono il genitivo ci si piega leggermente verso dietro, lateralmente.

In questo modo si può cominciare a fare distinzioni. Proviamo per esempio ad esprimere le preposizioni della seguente breve poesia.

 

Was mag es bedeuten?

(Che può significare?)

 

Questa è una domanda e possiamo quindi usare una spirale.

 

Was mag es bedeuten?

Mein Herz pocht so geschwind,     Die Glocken, sie làuten     Im Morgenwind.

(Che può significare?

Il mio cuore batte tanto veloce, le campane suonano nel vento mattutino.)

 

− piegarsi in avanti lateralmente

 

In questo modo si possono esprimere le preposizioni. Invece muovendo il capo sull’asse del corpo, si esprime una congiunzione, una parola che unisce: e, ma, e così via.

 

Vorrei ancora indicare come si possa giungere ad euritmizzare poesie secondo la forma loro propria. Si dovrebbe naturalmente conseguire la massima perfezione possibile durante questo corso, per accogliere in noi quello che può portare ad euritmizzare poesie secondo la forma loro propria. Vorrei mostrare come si possano trattare poesie in cui si ripete continuamente la forma delle strofe, la loro struttura interna. Immaginiamo di avere una strofa di quattro righe: possiamo costruirla nel modo seguente. Naturalmente è possibile anche qualche altra costruzione. Non dico che ogni strofa di quattro righe debba essere costruita in questo modo, ma può esserlo anche così (v. disegno).

 

Abbiamo un euritmista che sta nel punto I ed esegue questa forma. Cerca di adattare questa forma a un verso, il primo della strofa. Un secondo euritmista sta nel punto II con quest’altea forma. Cerca di adattare questa forma al verso che gli compete. Cerca di comprendere il suo verso e mentre viene recitato vi adatta il movimento. Il terzo euritmista è nel punto III e compie il movimento in avanti, mentre viene recitato il suo verso; il quarto euritmista fa il movimento in primo piano durante il quarto verso. Le rime della poesia sono disposte in modo che la prima faccia rima con la terza e la seconda con la quarta. Lo si esprimerà per il fatto che chi interpreta il primo verso resta fermo nel gesto della i; lo stesso farà chi interpreta il terzo verso. Chi esegue il secondo verso si ferma nel gesto della u, così come chi esegue il quarto.

 

Dal quaderno di appunti di Rudolf Steiner

 

In tal modo intendo mostrare solo il principio per cui, partendo dalla configurazione della poesia, si può costruire la configurazione dell’interpretazione euritmica. Quattro euritmisti si dispongano come ho disegnato: hanno bisogno di guardare soltanto per qualche minuto la lavagna per interiorizzare la forma; lo leggerò loro una poesia la cui struttura corrisponde a questa forma. Potremo rilevare così come si penetri nella costruzione di forme. Le forme non vanno infatti create adottando una serie di trucchi intellettuali o emotivi, ma collegandovi il contenuto del testo, tenendo conto di tutto ciò che è stato detto.

 

Ora verrà eseguita la semplice forma, ma quando ci si esercita davvero, si deve cercare di introdurvi anche ciò che dissi a proposito dell’elemento grammaticale. Vi può essere inserito anch’esso; soltanto non ci si deve immaginare che per il movimento in avanti si debbano fare subito dieci passi: è sufficiente il semplice accenno, e tutto diventa molto bello quando lo si accenna soltanto. La difficoltà in questo caso consiste nell’eseguire la forma, non nell’esprimere l’elemento grammaticale di cui è comunque possibile accennare qualcosa, ma solo esercitandosi a sufficienza.

 

Scheiden

Was mag es bedeuten?

Mein Herz pocht so geschwind,     Die Glocken, sie lauten Im Morgenwind.     Was mag es bedeuten?

Mein Herz ist wund:     Die Glocken, sie lauten     Die Abschiedsstund.

Die Glocken, sie klagen,     Mein Herz tut mir weh     Die Stund hat geschlagen:     Ade! Ade!

Die Stund hat geschlagen,     Das Herz klopft so sehr,     Ich sitz in dem Wagen,     Komm nimmermehr!

Addio

(Che può significare?

Il mio cuore batte tanto veloce, le campane suonano nel vento mattutino. Che può significare?

Il mio cuore è ferito: le campane suonano l’ora del commiato.

Le campane si lamentano, il cuore mi fa male, l’ora è suonata: addio! addio!

L’ora è suonata, il cuore palpita tanto, siedo in vettura, non verrò mai più!)

 

Si dovrebbe quindi strutturare una poesia in questo modo (v. disegno precedente). Domani tratteremo con precisione maggiore la costruzione delle poesie; per oggi vorrei aggiungere soltanto che attraverso un risveglio sempre ricorrente di una certa atmosfera animica, l’euritmista può aprirsi alla sensazione e al sentimento dei gesti espressivi. Questo può avvenire se l’euritmista penetra in questa fine sensibilità, mediante una meditazione che approfondisca i misteri dell’organizzazione umana, e può essere ottenuto meditando con profondità di sentimento, con forte sentimento interiore per ciò che si trova nelle parole, in modo che quanto si medita non siano semplicemente parole o concetti astratti, ma che si comprenda pienamente quel che si trova nelle parole; allora si conseguirà ciò che ho appena descritto.

 

Ich suche im Innern    Der schaffenden Kràfte Wirken,    Der schaffenden Màchte Leben.

Es sagt mir     Der Erde Schweremacht     Durch meiner Fùsse Wort,

Es sagt mir     Der Lùfte Formgewalt     Durch meiner Eiànde Singen,

Es sagt mir     Des Eiimmels Lichteskraft     Durch meines Eiauptes Sinnen,

Wie die Welt im Menschen     Spricht, singt, sinnt.

(Cerco nell’interiorità l’operare delle forze creatrici, la vita delle potenze creatrici.

Mi dice la gravità della terra mediante la parola dei miei piedi,

mi dice la potenza plasmatrice dell’aria mediante il canto delle mie mani,

mi dice la forza di luce del cielo mediante il riflettere del mio capo,

come nell’uomo il mondo parli, canti, rifletta.)

 

Quando si sarà fatta tale meditazione, si riuscirà a dire di sé: mi sono come risvegliato dal sonno cosmico nella sfera celeste dell’euritmia. Si penetra nell’elemento dell’euritmia, come ci si desta dalla notte al giorno, se si ridesterà in sé questa atmosfera.

 

 

By | 2018-10-31T08:01:12+01:00 Ottobre 30th, 2018|EURITMIA|Commenti disabilitati su 14 – ARTICOLAZIONE DELLE PAROLE – ARTICOLAZIONE INTERNA DELLE STROFE