/////15 – IL MONDO DELLE FORZE FORMATRICI

15 – IL MONDO DELLE FORZE FORMATRICI

15 – Il mondo delle forze formatrici


 

LE QUALITÀ SENSIBILI DEL MONDO MANIFESTO

La formula del mondo riportata nella tavola di pag. 87 è il fondamento del nostro mondo. Ma questo fondamento non è visibile. Le dieci entità sono impercepibili, cioè non le troviamo come percezioni sensorie.

I principi che compaiono nella formula costituzionale sono per Aristotele il mondo come possibilità, «en dynamei», e per Tommaso d’Aquino sono il mondo potenziale. Esso deve ancora manifestarsi, deve ancora diventare realtà, «en energeia», «in actu», mediante altre forze. Ciò che Tommaso d’Aquino potè afferrare solo concettualmente oggi lo si può ritrovare nella realtà.

Viviamo in un mondo sensibile e percepibile. Mediante la percezione dei sensi il mondo ci si rivela come qualità e proprietà: colori, rosso e blu; suoni, acuto e grave, forte e piano; odori; gusti; pesi; forme; sensazioni tattili; eccetera.

Noi sperimentiamo le qualità del mondo come nostre sensazioni.

 

Ci si può ora chiedere: come diventano qualità sensibili le dieci categorie del mondo?

Si prenda ad esempio un caso specifico: come sorge nel mondo il colore rosso?

Se Io si chiedesse alla fisica moderna risponderebbe: il colore è un fenomeno elettromagnetico e il rosso è determinabile in base a una certa frequenza. La stessa fisica però ammette apertamente di non sapere in che modo questa oscillazione fisica si trasformi attraverso l’occhio nella sensazione del rosso.

Secondo Goethe il colore nasce dall’interazione di luce e tenebra, che per lui erano principi spirituali, cioè soprannaturali, attivi nella natura. Per la comparsa del colore alla superficie Goethe dovette ancora prendere in considerazione un terzo elemento, da lui chiamato «torbidità».

 

Nella prima parte di questo libro abbiamo rilevato in base alle conoscenze antroposofiche che in natura le forze eteriche e quelle centrali, tra loro opposte, non si uniscono direttamente bensì tramite la mediazione di un terzo fattore: l’elemento. L’interagire dell’etere di luce con la corrispettiva forza centrale della tenebra (densità + elettricità) fa certo sorgere il colore, ma esso necessita ancora di un supporto per manifestarsi, e questo è l’elemento dell’aria. La realtà percepibile del colore sorge solo dall’agire congiunto di etere, forza centrale e elemento.

Da questa unità tripartita la fisica astrae la componente della forza centrale, rintracciandovi poi condizioni elettriche. Goethe non conosceva ancora le forze attive bensì solo i principi spirituali, luce e tenebra, preposti ad esse; e la componente dell’elemento era stata da lui abbracciata nel vago concetto di torbidità.

Come la fisica, astraendo dalla totalità del colore solo la componente elettrica, ottiene qualcosa di impercepibile, così accadrebbe la stessa cosa se dalla realtà del fenomeno si astraessero l’etere o l’elemento. Solo l’agire congiunto dei tre fattori primari genera il fenomeno del colore.

Questo agire concertato dei tre principi vale per tutte le qualità e fenomeni del nostro mondo. Con ciò si è pervenuti a una prima realtà fondamentale del mondo sensibile: esso è percepibile per mezzo dell’azione congiunta di tre fattori, o principi universali, che sono l’etere, l’elemento e la forza centrale. Si tratta ora di scorgere l’agire di questo principio di manifestazione trinitario nel contesto della formula del mondo. A tale scopo bisogna riuscire a rappresentarsi l’agire simultaneo e congiunto delle triadi corrispondenti. Il triplice rapporto può essere espresso simbolicamente nella figura seguente (fig. 21):

 

                                                                    Fig. 21 – L’azione congiunta delle tre entità.

 

Il triangolo risultante dall’agire in comune delle tre entità

rappresenta la percezione sensibile (le categorie di manifestazione).

 

● Nella realtà prevale sempre uno dei tre principi,

e quindi risultano tre specie di fenomeni nei quali:

a) prevale l’etere, b) prevale l’elemento, c) prevale la forza centrale.

 

• Quando nella triade di Aria   

a) prevale l’etere di luce          ➤    luminosità e colori chiari          (Leggere il simbolo ➤ = compare)

b) prevale l’elemento aria       ➤    condizione gassosa, aerea, colori di intensità media, ad esempio il verde

c) prevale la forza centrale     ➤    oscurità, colori scuri e diverse densità.

(densità+elettricità)

 

• Quando nella triade di Acqua

a) prevale l’etere chimico        ➤    armonie, suoni, ordine chimico e del suono

b) prevale l’elemento acqua    ➤    fluidità

c) prevale la forza di gravità   ➤    pesi specifici.

 

• Quando nella triade di Terra

a) prevale l’etere di vita           ➤    forme e corporeità

b) prevale l’elemento terra      ➤    oggetti e corpi

c) prevale la forza atomica      ➤    parti separate e particelle.

 

• Quando nella triade di Calore

a) prevale l’etere di calore       ➤    il tempo organico o ciclo vitale

b) prevale l’elemento fuoco     ➤    il fuoco

c) prevale il calore fisico         ➤    calore specifico.

 

Il complessivo mondo delle manifestazioni è diventato il nostro mondo sensibile perché nei quattro stadi evolutivi sono apparsi il tempo, lo spazio, il movimento e la forma.

Quanto è emerso si può riassumere in modo simile a una formula costituzionale. Il risultato è la tavola delle qualità secondarie (categorie di manifestazione) del mondo sensibile (materia secunda) (fig. 22).

Dall’agire e interagire dei fenomeni sopra accennati si origina tutta la molteplicità e diversità del nostro odierno mondo sensibile. Dalle diverse combinazioni sorgono ad esempio ulteriori qualità e proprietà, come odori, gusti, durezza, resistenza ecc.

 

I fenomeni sensibili mostrano anche altre leggi, che affiorano, per esempio, dall’intrecciarsi delle triadi di acqua e aria:

il suono si propaga nell’aria, mentre il colore ha un legame con l’acqua. In modo analogo nell’ambito delle forze centrali l’elettricità e il magnetismo si uniscono nell’elettromagnetismo. Da tali fattori dipende anche la quasi impossibilità di tenere separati massa e materia. Non c’è alcun fatto della fisica che non possa essere indagato nelle sue relazioni.

 

 

Per la percezione delle categorie di manifestazione accennate sopra l’uomo dispone dei suoi organi di senso. La fisiologia ha riconosciuto che ci sono altri sensi oltre a quelli comunemente noti: vista, udito, odorato, gusto e tatto; ha quindi postulato ad esempio il senso della vita, del dolore, dell’equilibrio, del movimento, il senso che percepisce la personalità ecc. Rudolf Steiner scoprì, già molto tempo prima, che l’uomo dispone complessivamente di dodici sensi, trovando così il completamento ai cinque sensi già noti:

 

 

Ordinati in questo modo essi hanno una corrispondenza con la sistematizzazione fondamentale delle categorie di manifestazione, e mostrano in quale nesso si trovino i sensi umani coi fenomeni del mondo sensibile.

 

L’ESSENZA DELLA SENSAZIONE E LE FORZE FORMATRICI

A questo punto potrebbe affiorare nel lettore una domanda: coi miei organi di senso percepisco davvero colori, suoni, forme ecc., oppure percepisco solo cose ben precise, come il colore rosso, l’intervallo di terza do-mi, la forma di una rosa o di una foglia, il peso di un vaso ecc.? Nel contesto del mondo sensibile si trovano solo cose ben determinate, distinguibili, riconoscibili e individuabili nelle diverse categorie di manifestazione. Non deve però aggiungersi dell’altro affinché si abbia la realtà del mondo sensibile nella sua determinatezza?

Sorge cosi una domanda fondamentale. Cosa unisce le entità alle loro rispettive manifestazioni? O più concretamente: chi o che cosa causa l’agire congiunto di etere di luce, elettricità e elemento, affinché sorga il colore rosso? Si tratta di pura casualità, oppure siamo in presenza di un impulso specifico che tende a questo?

 

Si può pervenire a una risposta indagando il nesso tra le qualità sensibili e le sensazioni. La fisica moderna è consapevole di non sapere sino ad ora in che modo uno stimolo percettivo, anche nel caso più semplice dell’occhio, si trasformi in sensazione. Noi ci riallacciamo all’esposizione che Rudolf Steiner diede nel capitolo Il fenomeno primordiale della sua Introduzione agli scritti scientifici di Goethe:

• «Cerchiamo di indagare i fatti con molta obiettività. Supponiamo che nella nostra coscienza affiori una determinata impressione. Nell’affiorare essa ci rimanda a un qualche oggetto che l’ha suscitata. Se ho la sensazione del rosso, per via del suo contenuto rappresentativo la riconduco subito, di regola, a un preciso luogo nello spazio o alla superficie di un oggetto al quale attribuisco ciò che questa sensazione esprime. Sì ha qualcosa di diverso solo quando l’organo di senso risponde in modo insolito a un influsso esterno, ad esempio quando si ha una sensazione luminosa a causa di un colpo all’occhio. Non vogliamo però prendere in considerazione questi casi nei quali, tra l’altro, le sensazioni non affiorano mai. con la loro consueta determinatezza. Essendo delle eccezioni non possono darci alcuna conoscenza sulla realtà dei fatti. Quando ho la sensazione di rosso la riconduco inizialmente a un qualche oggetto del mondo esterno che ne è il veicolo. Mi posso certo chiedere: quali processi spazio-temporali avvengono in questo oggetto mentre mi appare colorato di rosso? Mi si rivelerà che si tratta di processi chimici e meccanici o d’altro tipo. Posso ora proseguire indagando i processi che si sono svolti nel passaggio da quell’oggetto al mio organo di senso e che hanno destato in me la sensazione di rosso. Anche questi non sono altro che processi di movimento, correnti elettriche o modificazioni chimiche. Otterrei il medesimo risultato se volessi indagare l’ulteriore trasmissione dello stimolo dall’organo di senso fino alla zona centrale nel cervello.

Quanto si trasmette per questa via è la percezione in questione del rosso. Come poi si presenti tale percezione, in un determinato oggetto posto tra ciò che induce lo stimolo e la percezione, dipende soltanto dalla natura dell’oggetto stesso. La sensazione è presente ovunque, dall’agente dello stimolo fino al cervello, ma non cerne tale, non così esplicita, bensì in modo corrispondente alla natura dell’oggetto collocato in quel posto.

Da ciò risulta una verità che consente di far luce sul complessivo fondamento teoretico della fisica e della fisiologia. Che cosa sperimento dall’indagine di un oggetto in cui si verifica un processo che nella mia coscienza appare come sensazione? Non sperimento altro che il modo nel quale tale oggetto risponde all’azione proveniente dalla sensazione, o in altre parole: il modo in cui una sensazione si estrinseca in un qualche oggetto del mondo spaziale-temporale. Non è per nulla tale processo spazio-temporale la causa che desta in me la sensazione; è invece giusto il contrario: il processo spazio-temporale è l’azione della sensazione in un oggetto esteso nello spazio e nel tempo. Potrei inserire molte cose nel tratto dallo stimolo all’organo di senso, in ciascuna si verificherà soltanto quanto è possibile alla loro natura. Ma appunto per tale motivo la sensazione rimane ciò che si estrinseca in tutti questi processi».

 

Un’insolita concezione! La sensazione è il fattore primario che determina il colore. Per proseguire si deve indagare la sensazione. Rudolf Steiner lo fa nel modo seguente:

«Cosa sperimento nella mia interiorità quando designo una sensazione come mia? Sperimento di metterla in relazione nel mio pensare alla mia individualità, ovvero di estendere il campo della mia conoscenza a questa sensazione. Non sono però cosciente di essere io stesso a generare il contenuto delle sensazioni. Constato solo il nesso con me stesso; la qualità della sensazione è un fatto fondato in se stesso».

 

Questa è la chiave per comprendere l’apparire del rosso nel mondo esterno.

La fisica constata l’oscillazione, ma non si chiede chi genera l’oscillazione del rosso. Dunque essa non cerca alcun fattore inducente. Se però colgo il nesso tra la mia sensazione di rosso e il rosso della rosa, allora vale che:

• «Il processo spazio temporale è l’azione della sensazione in un oggetto esteso nello spazio e nel tempo».

A questo punto la sensazione non dev’essere erroneamente intesa soltanto come soggettiva, poiché:

• «La qualità della sensazione è un fatto fondato in se stesso».

 

Rosso è una qualità oggettivamente presente nel mondo, che affiora nella mia coscienza soggettiva come sensazione e fuori nella natura come qualità sensibile del rosso della rosa. La mia impressione di rosso e il rosso della rosa hanno una causa comune, una comune origine.

Abbiamo così toccato un problema cruciale. Nel mondo devono esserci forze che generano le qualità convertendo le entità impercepibili in qualità sensorie percepibili. Queste forze creatrici di qualità sono preposte alle entità degli eteri, elementi e forze centrali finora considerati, poiché esse le afferrano e le fanno interagire portando in tal modo a manifestazione il mondo sensibile con tutte le sue qualità. Queste forze possono essere chiamate forze formatrici.

Solo conoscendo le forze formatrici è possibile comprendere la seguente frase di Rudolf Steiner:

«L’immagine del mondo che appare ai nostri sensi è la somma di contenuti percettivi metamorfosantesi. senza alcuna materia a loro fondamento».

 

Le forze formatrici rendono manifesti nel mondo colori, suoni, forme, pesi specifici, sostanze ecc. Nel mondo organico esse generano l’intero spettro delle manifestazioni della vita, che in ogni essere vivente compaiono come forma propria (figura), propria attività vitale e sostanza specifica. L’indagine soprasensibile percepisce direttamente queste forze sperimentandone così la realtà. Il nostro compito consiste ora nel ricercare le forze formatrici nelle loro manifestazioni entro il mondo sensibile.

Prima ancora dobbiamo però chiarire la loro origine.

 

L’ORIGINE DELLE FORZE FORMATRICI

Dove si può rintracciare l’origine di quelle forze formatrici che inducono il mondo impercepibile a manifestarsi in forme, colori, suoni, sostanze e movimenti viventi percepibili? Nella prima parte di questo libro è stato detto che le forze centrali hanno sede al centro della Terra. L’universo periferico, la sfera celeste è invece il luogo di origine degli eteri. Come dice Rudolf Steiner in Elementi fondamentali per un ampliamento dell’arte medica tali forze sono essenziali per le manifestazioni della vita:

• «Tutte le manifestazioni che si svolgono nel mondo inanimato sono governate da forze che irraggiano dall’essenza della materia, dal punto centrale – relativo – verso la periferia. Nelle manifestazioni della vita la materia appare dominata da forze che agiscono dall’esterno verso l’interno, nella direzione di un centro, pure relativo. Passando nell’àmbito della vita la materia deve sottrarsi alle forze irradianti in senso centrifugo, e soggiacere alle forze irradianti in senso centripeto.

Tutte le sostanze terrestri e tutti i processi terrestri ricevono dalla terra le forze che irradiano da essi, in quanto sono uniti con la medesima. Una sostanza è tale come la considera la chimica solo in quanto fa parte del corpo terrestre. Quando si inserisce nella vita essa deve cessare di essere semplicemente una parte della terra. Si svincola dalla sua comunione con la terra. Viene coinvolta nel campo delle forze che irradiano in tutte le direzioni del cosmo extraterrestre verso la terra. Quando si osserva una sostanza o un processo svolgersi nell’àmbito della vita, bisogna pensare che esso si sottrae alle forze che agiscono come provenienti dal centro della terra, e che passa nel campo di forze che non hanno un centro, ma una periferia.

Queste forze agiscono da tutte le direzioni come dirette verso il centro della terra. Esse disintegrerebbero e ridurrebbero ad uno stato amorfo la materia della sfera terrestre, se nel loro campo non si immettessero le azioni dei corpi celesti extraterrestri che ne modificano le qualità dissolvitrici. Quello che avviene si può osservare nella pianta. Nelle piante le sostanze della terra vengono sottratte al campo delle azioni terrestri. Esse tendono ad uno stato informe. Il trapasso a questo stato informe viene modificato dalle azioni solari e da azioni analoghe provenienti dallo spazio cosmico».

 

Nel passo citato si richiama l’attenzione sui corpi celesti, quindi il Sole, la Luna e le stelle, che modificano le forze eteriche. Le forze eteriche universali nel loro complesso sono forze dissolvitrici della forma e non forze formatrici. Non sono per nulla forze formatrici. Queste si originano perché le forze stellari agiscono insieme agli eteri modificando la loro azione.

Anche le forze formatrici sono forze periferiche, non però universali, poiché non dipartono dall’intera periferia bensì da un luogo preciso di questa: dal Sole, dai pianeti o dalle stelle. Si tratta di forze periferiche localizzate. Siccome le stelle, fisse o in continuo movimento, sono sempre nel cielo, modificano anche di continuo le forze eteriche. Nessun etere appare nudo nello spazio eterico, poiché è sempre avvolto in una forza formatrice.

Prima di affrontare la questione se l’agire delle stelle sia rintracciabile anche negli elementi dobbiamo aggiungere qualche considerazione sull’origine degli elementi.

 

Gli elementi non sono forze.

Esistono solo due spazi: quello positivo fisico e quello negativo eterico.

Questi spazi sono un tessuto di forze.

Ci sono tre dimensioni positive e tre negative.

Gli elementi sono quattro.

Il Fuoco è adimensionale,   l’Aria è unidimensionale,

l’Acqua bidimensionale       e la Terra tridimensionale.

 

Per cui questi tre ultimi elementi si inseriscono nelle dimensioni delle forze che non sono loro generatrici.

Da dove originano allora gli elementi?

Rammentiamoci di quanto abbiamo esposto sopra, di come Aristotele trasmise ad Alessandro Magno l’insegnamento degli elementi. Egli additò le direzioni celesti.

 

Che cosa sono le direzioni celesti?

Sono realtà che hanno un nesso con l’orizzonte. L’orizzonte crea una separazione. Non lo si può misurare, né pesare, e tuttavia è una realtà del mondo sensibile da cui emana un’azione assai rilevante. Esso separa sopra e sotto, giorno e notte, chiaro e scuro in modo simile alla luce, ma non come superficie bensì come linea.

Le linee dello Zenit e del Nadir sono perpendicolari alla superficie terrestre, con la quale hanno un punto in comune. Anche l’orizzonte ha un punto in comune con la superficie della Terra. Quando esso è situato sulla superficie terrestre ideale, quindi sulla superficie del mare, l’orizzonte resta ingenerato. Ma appena questo punto si eleva verticalmente dalla base l’orizzonte è generato e il punto diventa il suo centro. L’orizzonte può sorgere e svanire.

Per percepire l’orizzonte nella sua totalità bisogna che questo centro ruoti una volta su se stesso. Non è un movimento spaziale, e non ha né inizio né fine nello spazio; si tratta piuttosto di movimento intensivo, movimento dell’elemento fuoco-calore. A ciò si deve aggiungere che per mezzo dell’orizzonte si ha la comparsa del tempo: il Sole si alza sopra l’orizzonte, appare, risplende e poi svanisce di nuovo sotto l’orizzonte. Sorgere, esistere, svanire, compaiono nel mondo sensibile. Senza orizzonte non ci sarebbe il tempo.

 

L’orizzonte è in relazione con l’essenzialità del Calore.

La quadruplice divisione dell’orizzonte dà origine agli elementi.

È la circonferenza che tutto abbraccia e sempre include il centro, senza il quale non potrebbe manifestarsi. Ma l’orizzonte estende il suo dominio fino al piano all’infinito, fino alla volta celeste. Esso fa che una parte di cielo sia visibile e l’altra nascosta. Al mattino e alla sera si formano all’orizzonte i colori dell’aurora e del crepuscolo, e risuona il canto degli uccelli. In tutto questo si rivela l’essere dell’orizzonte e la natura mediana delle sue forze, come del resto anche gli elementi stanno in mezzo tra gli eteri e le forze fisiche.

Considerando l’orizzonte in questo modo si vede che esso divide il mondo in una parte superiore e una inferiore, una parte visibile, l’altra invisibile; separa le regioni della forma e della sostanza. Quando le stelle splendono sopra l’orizzonte esercitano la loro azione nella luce. Al di sotto dell’orizzonte agiscono nella tenebra. Le stelle, che roteano incessantemente, sono una volta sopra, una volta sotto l’orizzonte, e sono anche all’orizzonte. Se si considera il mondo nel modo meccanico dell’astronomia moderna ciò è insignificante. Ma non è così. Sole e Stelle sopra l’orizzonte e sotto di esso esplicano un’azione del tutto differente nel mondo reale sensibile. Gli astri sopra l’orizzonte, quindi nell’arco diurno, agiscono come forze creatrici di forma. Anche i movimenti dei pianeti agiscono nella configurazione di forme.

 

Di sera e di mattina, quando le stelle e i pianeti sono all’orizzonte, agiscono come forze formatrici di vita: il loro movimento e le loro armonie generano vita e ritmi, colori e suoni. Al quesito: come agiscono gli astri quando sono sotto l’orizzonte, quando la loro azione attraversa la Terra? Si deve rispondere che le medesime stelle sotto l’orizzonte, quindi nella tenebra, divengono forze formatrici di sostanza. Esse formano ciò che sostanzialmente colma come interno l’esterno della forma e lo sorregge. Dalle possibilità ancora indeterminate degli elementi le stelle creano le singole sostanze. Esse sono gli artefici delle singole sostanze (se ne parlerà più precisamente in seguito).

Nell’ultima conferenza di Pentecoste Rudolf Steiner parla della tenda azzurra del cielo come confine dell’etere cosmico. Il mondo eterico, il mare dei quattro eteri, si estende sino al firmamento. Nel loro grembo essi reggono i quattro elementi. Al confine della tenda celeste splendono le stelle. Le stelle fisse sono ben salde in cielo, i pianeti si muovono col Sole nella loro armonia delle sfere. Attraverso le stelle entrano nel mondo delle manifestazioni le forze di esseri spirituali.

 

Si tratta di forze astrali e spirituali.

Quando le forze astrali agiscono nel mondo attraverso i punti luminosi delle stelle

(o agirono all’inizio dei tempi) sollecitano gli eteri facendo di essi delle forze formatrici eteriche.

Le forze spirituali penetrano più profondamente attraverso la terra negli elementi

generando forze formatrici elementari.

Mediante il Sole e i pianeti vengono generate forze formatrici di vita e ritmi.

La totalità di queste forze è descritta da Rudolf Steiner come

«parola cosmica» che agisce nelle stelle e attraverso di esse.

È il logos che parla, risuona e pensa tramite le stelle.

 

Quando parla dall’alto attraverso le stelle si ingenerano forze creatrici di forma; risuona il suo canto dalla periferia, sorgono forze creatrici di vita; agisce il suo pensare dal basso attraverso la terra, si originano forze creatrici di sostanza(fig. 23).

 

Fenomenologia delle forze plasmatrici eteriche

Quando si ha dinnanzi a sé un essere vivente, una pianta, un animale o un uomo, si percepisce solo la sua superficie: colore, configurazione, forma. Il confine del suo corpo separa il mondo interno dall’ambiente esterno. Ciò che possiamo sperimentare di questo mondo interno senza distruggere la forma è solo il suo peso. Quando distruggiamo la forma esterna e interna, mangiando delle carote o una trota, oppure analizzando chimicamente e fisicamente l’essere vivente, abbiamo la sua sostanza specifica. Forma e sostanza hanno avuto origine tramite la vita.

La vita ha prodotto entrambe.

 

Al contrario: nella forma e sostanza si compie la vita attiva.

In ogni essere vivente possiamo dunque riscontrare tre elementi:

la sua forma,   la sua attività vitale,   la sua sostanza.

 

Tutti e tre sono sorti per mezzo della vita, dell’eterico, del corpo eterico.

Nel corpo eterico devono dunque risiedere le forze per questi tre elementi,

per la creazione della forma, per l’attività vitale e la formazione di sostanza.

Descriveremo una dopo l’altra queste tre specie di forze formatrici.

 

 

By | 2018-09-25T14:42:19+02:00 Settembre 25th, 2018|L'ETERICO|Commenti disabilitati su 15 – IL MONDO DELLE FORZE FORMATRICI