////03 – L’«AGNELLO MISTICO»: SUA VITA NEL COSMO PRIMA DEL MISTERO DEL GOLGOTA E SUA DISCESA SULLA TERRA.

03 – L’«AGNELLO MISTICO»: SUA VITA NEL COSMO PRIMA DEL MISTERO DEL GOLGOTA E SUA DISCESA SULLA TERRA.

 

L’«Agnello Mistico»: Sua vita nel Cosmo prima del Mistero del Golgota e Sua discesa sulla Terra.

Le 12 notti sante e le Gerarchie Spirituali – Parte I (2c)


 

Come si è già detto il corpo dell’«Agnello Mistico» appartiene interamente al mondo delle stelle fisse

e abbraccia, oltre alle regioni zodiacali superiori del Figlio e dello Spirito (Ariete e Toro),

innanzitutto le «Gerarchie stellari» dai Serafini agli Spiriti della Saggezza

(o, esprimendosi piuttosto nel linguaggio della scrittura stellare, dai Gemelli alla Vergine).

 

Questa è la sfera originaria dell’«Agnello Mistico».

In essa il principio del Figlio o del Cristo Cosmico,

entrando nel cerchio dello Zodiaco dalle regioni dell’universo oltre lo zodiaco, attraverso le porte dell’Ariete,

abbraccia in seguito di conseguenza tutte le regioni Zodiacali fino alla Vergine.

 

Ecco il primo grande sacrificio del Figlio

e, contemporaneamente, il primo stadio della sua discesa sulla Terra.

 

Durante il sacrificio il principio del Figlio è legato ancora al Cosmo stellare. Tuttavia per avvicinarsi ancor più alla Terra, Egli doveva trovare anche il cammino che, a partire dalle regioni stellari, conduce alla regione delle stelle mobili o pianeti, e, per questo, necessariamente, l’unione col Sole. Poiché l’unione coi pianeti avviene già nell’ambito dell’esistenza solare, secondo i dati della moderna scienza dello spirito, il Cristo entra nel Sole attraverso le porte di uno degli Spiriti della Saggezza Solari. Rudolf Steiner ne dà la seguente descrizione: Questo significa che ciò che si definisce Vishvakarman nella lingua dei Santi Rishi, Altura Mazdao in quella di Zaratustra, Osiride nel linguaggio della cultura egiziana, quando si comprenda veramente ciò che si cela dietro a quel nome, e ciò che si definiva con la parola Cristo nel linguaggio del quarto periodo di cultura, risplendette all’interno, attraverso la porta dello Spirito della Saggezza … Egli (Lo Spirito Solare della Saggezza) era la porta attraverso la quale dirigere lo sguardo occulto fuori nelle sfere infinite, dove dimorano gli Spiriti delle Gerarchie Superiori; ma l’accesso (der Einlass) fu lo Spirito Solare della Saggezza» (O.O. 136, 13.4.1912).

 

E così il principio del Figlio o Cristo entra nella sfera del Sole attraverso le porte della Vergine, unendosi all’inizio soltanto con ciò che appartiene alla Natura stellare (unendosi col Sole in quanto stella). In seguito, per trovare il cammino verso il secondo aspetto del Sole, quello planetario, il Cristo, già nell’ambito della vita solare, si unisce alla regione degli Spiriti del Movimento, che realizzavano, come abbiamo visto, una situazione di equilibrio fra i mondi stellari e planetari. Nel loro cerchio (il che significa nella regione della Bilancia) il Cristo è ancora presente nell’ambito del corpo originario dell’«Agnello mistico» (vedi schema a pag. 51) poiché le forze stellari agiscono ancora direttamente in questa sfera, sebbene già alternandosi con le influenze planetarie.52

 

Ora il Cristo compie il secondo grande sacrificio,

che è contemporaneamente il secondo stadio del suo avvicinamento alla Terra:

dagli arti stellari dell’«Agnello mistico» Egli deve passare al suo arto «planetario» inferiore che. nel linguaggio della scrittura stellare, corrisponde alla regione dell’Aquila-Scorpione. E questo avviene grazie al fatto che i sette Elohim solari possono «crescere oltre se stessi» e, nella loro totalità, formare una nuova Entità superiore, capace di divenire l’ottavo arto «planetario» dell’Agnello a partire dall’alto. In tal modo, come risultato del suo secondo Grande Sacrifìcio, il Cristo si unisce all’aspetto planetario del Sole, e, attraverso di esso, anche a tutte le azioni planetarie nell’ambito del nostro sistema solare.

 

Per avvicinarsi, in seguito, ancor più alla Terra, il Cristo deve discendere ancora di un gradino e passare dall’esistenza planetaria all’esistenza lunare. Come già detto più sopra (vedi pag. 52), se nell’esistenza planetaria agiscono le gerarchie che vanno dai Serafini agli Spiriti della Forma, nell’esistenza lunare invece si aggiungono ad essi anche gli Spiriti della Personalità (Archai) e gli Arcangeli. Così, attraverso le porte dello Scorpione-Aquila, il Cristo deve ora lasciare il Sole. Questo aspetto dello Scorpione, in quanto aspetto «del morire», si avverte particolarmente nelle seguenti parole, con cui Rudolf Steiner caratterizza questo processo: «11 Cristo mori cosmicamente dal Sole in direzione della Terra. Egli discese sulla Terra». (O.O. 240, 27.8.1924).

 

In questa discesa nella sfera della Luna abbiamo il terzo grande sacrificio del Cristo

e, contemporaneamente, lo stadio successivo sul cammino del suo avvicinarsi alla Terra.

 

Nel linguaggio della scrittura stellare questo avvenimento si potrebbe esprimere dicendo che il Cristo, nel suo cammino verso la Terra lasciò la regione dello Scorpione-Aquila e passando attraverso la regione del Sagittario, entrò nella regione del Capricorno.

 

La regione del Capricorno è legata particolarmente alla Gerarchia degli Arcangeli. E qui, nel loro cerchio, il Cristo incontra pure i sette Arcangeli più significativi ed innanzitutto la loro guida solare, l’Arcangelo Michele, che da quel momento penetra sul cammino che lo conduce gradatamente a divenire il volto del Cristo a partire da quello di Jahve.

 

Se ora, prima di passare all’ultimo e più grande sacrificio del Cristo, diamo un’occhiata a quanto detto dal punto di vista dell’evoluzione storico-spirituale dell’umanità, noi vediamo allora che proprio la permanenza dell’Essere del Cristo nelle regioni che si trovano oltre le porte dello Spirito Solare della Saggezza (nelle regioni che vanno dall’Ariete alla Vergine) nell’antica India fu percepita dai sette Santi Rischi come permanenza del Cristo – che allora veniva chiamato Vishvakarman – «oltre i limiti della loro sfera» (O.O. 136, 13.4.1912). Poiché la loro sfera era soltanto la regione dell’evoluzione planetaria, che non giunge fino al mondo delle stelle fisse (dalla Vergine e oltre).53 In seguito il soggiorno dell’Essere del Cristo nella regione situata al di qua delle porle dello Spirito della Saggezza – nella regione degli Spiriti del Movimento ed in particolare nella regione degli Spiriti della Forma, – venne percepito nell’epoca dell’antica Persia, da parte di Zaratustra, come Ahura-Mazdao, così in quel tempo Zaratustra chiamava il Cristo. Di qui derivò il «dualismo» della sua religione, poiché esso era già contenuto nel carattere stesso della regione Scorpione-Aquila: da un lato l’Aquila, dall’altro lo Scorpione.54 Infine, la discesa dell’essere del Cristo attraverso le porte del Capricorno nella sfera lunare fu percepibile già direttamente nelle vicinanze della Terra e anche negli stessi elementi terrestri. Qui l’Essere del Cristo, come è stato indicato agisce già dalla sfera degli Arcangeli e attraverso di essi si rivela ai diversi popoli della Terra in modo diverso: ai Greci come Apollo, agli Egiziani come Osiride, in Asia Minore come Adonis, in Persia come Mitra, nel Nord Europa come Baldur e infine fra gli antichi Ebrei come «ehjeh asher ehjej» (Io sono l’Io sono» nel roveto ardente davanti a Mosè sul Monte binai.55 Ora l’Essere del Cristo si trova vicinissimo alla Terra.

E, malgrado tutto, si trova ancora davanti il sacrificio più grande, il quarto, che per Lui significa separarsi dalle sfere delle Gerarchie e unirsi sulla Terra stessa con l’uomo Gesù di Nazareth, che sta 72 sotto l’influsso della regione dei Pesci, poiché gli spetta di essere il primogenito ed il fondatore dell’umanità in quanto nuova Decima Gerarchia.

Verso questo Sacrificio superiore, che si compie con il Mistero del Golgota («Ma io sono venuto appunto per quest’ora», Giovanni 12,27), il Cristo discende, abbandonando la sfera del Capricorno e passando accanto alla regione degli Angeli (O.O. 152, 1.6.1914), si immerge direttamente negli involucri di Gesù.(Quando si raffigura in modo corretto la scena del Battesimo, gli Angeli sono sempre situati in un gruppo separato lontano sulla destra, poiché a questo stadio essi non contemplano che dall’esterno il gradino ultimo della discesa del Cristo).

 

Guardiamo ancora una volta tutto il cammino sopradescritto e osserviamone i passaggi principali. Da principio l’Essere del Cristo, come principio del figlio, entra nel cerchio dello Zodiaco attraverso le porte dell’Ariete. Come risultato di ciò, grazie alla sua effusione sacrificale nel Cosmo creato, il Cristo diventa «il grande Sacrificio», «l’Agnello mistico», che abbraccia tutte le Gerarchie stellari fino agli Spiriti della Saggezza compresi e perfino, parzialmente, fino agli Spiriti del Movimento. Questo è il primo Sacrificio del Cristo. In seguito, attraverso le porte della Vergine, il Cristo entra nel Sole, unendosi all’inizio solo con il suo aspetto «stellare». Poi, gradatamente impregnando e spiritualizzando di sé tutta la sfera del Sole, egli si unisce all’aspetto «planetario» del Sole, nella regione degli Spiriti della Forma, diffondendo il suo regno anche su tutti i singoli pianeti del nostro sistema solare (secondo Sacrifìcio). In seguito attraverso le porte dello Scorpione, il Cristo lascia il Sole e avvicinandosi sempre di più alla terra, attraverso le porte del Capricorno entra nella sfera lunare nel cerchio degli Arcangeli (terzo Sacrificio). Infine lascia anche quella sfera per unirsi direttamente, durante il Battesimo nel Giordano, con l’uomo Gesù di Nazareth (quarto Sacrificio).

 

In tutto abbiamo così quattro grandi Sacrifici compiuti dall’Entità del Cristo sul suo cammino verso la Terra, ed ognuno di essi è legato al passaggio di determinate porte. Nel linguaggio della scrittura stellare possiamo definirle come le porte dell’Ariete, della Vergine, dello Scorpione-Aquila, del Capricorno e dei Pesci. Le porte dell’Ariete sono porte che si aprono sulla sfera dello Zodiaco, le porte della Vergine e dello Scorpione-Aquila sono collegate fra di loro, in quanto entrata ed uscita nella sfera solare e, di conseguenza, appartengono entrambe al Sole, mentre le porte del Capricorno sono anche contemporaneamente le porte della Luna, l’ingresso nella sfera lunare. In tal modo abbiamo tre gradini cosmici della discesa del Cristo: Stellare (Ariete), Solare (nei suoi due aspetti, in quanto Vergine ed in quanto Scorpione-Aquila) e Lunare (Capricorno). A questi tre gradini cosmici o Sacrifici, si aggiunge poi il quarto, legato al sacrificio più grande, il gradino della Terra (sotto il segno dei Pesci), l’unione del Cristo con Gesù durante il Battesimo nel Giordano.

 

In definitiva possiamo definire i quattro gradini della discesa del Cristo dal Cosmo sulla Terra ancora nel modo seguente: primo-stellare (Ariete), secondo-solare, terzo-lunare e quarto – terrestre. Vi è in ciò la chiave alle parole di Rudolf Steiner sopra riportate (pag. 51-52): «Egli (il Cristo) dimora secondo tutta la sua Entità nel Sole e nelle sue creazioni è collegato alla Luna e alla Terra la sua forza si trova nella costellazione dell’Agnello (Ariete)» (O.O. 102, 27.1.1908).

 

Da qui si comprendono anche le diverse denominazioni del Cristo. Il Cristo è Figlio quando entra nello Zodiaco attraverso le porte dell’Ariete, sul Sole è il «Grande Spirito Solare» (espressione così spesso usata da Rudolf Steiner). Il nome Cristo, dal greco «christos», l’Unto, gli viene conferito solo quando Egli diffonde la sua influenza fino alle vicinanze della Terra; sulla Terra agisce come il Cristo Gesù, come Uomo-Dio. E attraverso tutti questi gradini, come impregnandoli di un medesimo flusso, passa la rappresentazione del Cristo come Logos o Verbo. E il Verbo appare nella sfera dello Zodiaco, nella regione dell’Ariete, come nuovo impulso creatore a partire dalla regione situata al di 74 là dello Zodiaco («In principio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio ed il Verbo era Dio». «Tutto per mezzo di Lui è stato fatto e senza di Lui non è stato fatto nulla di ciò che è stato fatto»), e a partire di là Egli risuona attraverso tutta la serie discendente delle Gerarchie56 diventando sul Sole, nel suo aspetto stellare, la vita («E in Lui era la vita»), nel suo aspetto planetario la Luce («E la vita era Luce» …») e più oltre, incontrando e superando nella sfera della Luna le sue forze oscure («E la Luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno accolta», per divenire sulla Terra Verbo incarnato, l’Uomo-Dio, il Cristo Gesù («E il Verbo si fece carne … ») Così che noi, in verità, si possa dire con le parole di Rudolf Steiner: «Il Cristo però, nella sua particolare Entità, non è conchiuso nel fatto che per tre anni visse negli involucri di Gesù di Nazareth, ma è la guida (Führer und lenker) anche di tutti gli esseri delle Gerarchie superiori». (O.O. 129, 21.8.1911).57

 

Molti profondi segreti universali possono essere ancora tratti dalla lettura della scrittura stellare. Per concludere ci soffermiamo solo su uno di essi.58 Se torniamo alla descrizione precedente delle porte celesti, attraverso le quali passa nel Macrocosmo l’Essere del Cristo, esse possono essere definite con i segni dell’Ariete, della Vergine, dello Scorpione-Aquila e del Capricorno. Se poi numeriamo tutte e dodici le regioni dello Zodiaco nella successione che abbiamo usato nella descrizione delle 13 Notti Sante, mettendo al primo posto i Pesci, otteniamo quanto segue: al terzo posto il Capricorno, al quinto posto lo Scorpione-Aquila, al settimo posto la Vergine e al dodicesimo posto – l’Ariete. In tal modo nel linguaggio misterico dei numeri avremo una sequenza che esprime gli avvenimenti più elevati e più santi de1 nostro Cosmo: (1) 3-5-7-12.

 

Come è noto Rudolf Steiner usò proprio questa sequenza per la posa della Pietra di fondazione del primo Goetheanum, che era stata costruita in forma di un piccolo e di un grande dodecaedro uniti insieme, pietra che fu poi immersa nella sostanza della Terra come immagine sensibile (Sinnbild) «… dell’anima umana, aspirante ed immersa nel Macrocosmo come microcosmo».59 (G. Grosse, «Il convegno di Natale come svolta dei tempi», Dornach 1976, pag. 32). Poi essa fu consacrata in un triplice modo. Dapprima come immagine sensibile (Sinnbild) delle forze del mondo spirituale che circondano direttamente la Terra, o della sfera della luna. Poiché tutte le immagini (Bilder), come pure tutti gli antichi simboli, che risalgono per la maggior parte ancora ai tempi precristiani, sono unicamente il riflesso dei misteri universali, letti nella sfera immaginativa della Luna. Poi, con 3-5-7 colpi sulla parte piccola della Pietra di fondazione e con 12 colpi sulla grande(2), la Pietra di fondazione fu consacrata, e da immagine sensibile (Sinnbid) divenne un segno (Zeichen).

 

Di ciò Rudolf Steiner diede la seguente spiegazione dicendo:

«È in modo triplice che l’anima umana ascende verso i tre segreti dell’esistenza: all’inizio essi sono immagini sensibili, poi divengono segni, quando l’anima legge l’Eterno Verbo Universale; e tuttavia le più profonde profondità dei misteri universali si uniscono in modo vivente con l’anima quando essa stessa potrà donarsi l’involucro, (Hülle) a partire dal regno delle Gerarchie» (Ibid. p.38).

 

Di conseguenza, al secondo gradino, l’anima «legge l’Eterno Verbo Universale» e ciò è legato al fatto che noi non possiamo propriamente vedere il segno occulto in immaginazione, ma lo possiamo solamente «udire» spiritualmente nell’ispirazione, leggendo il Verbo solare universale, cosi come esso si rivela continuamente nella sfera del Sole. E infine, al terzo gradino, l’anima deve viversi direttamente nei mondi stellari stessi, nel cerchio dello Zodiaco, affinchè là, dalle forze delle Gerarchie Superiori, possa formarsi l’Involucro (Hülle).

Tale involucro è indispensabile all’anima nelle sfere superiori dello Spirito, per non perdervi il suo Io individuale, la coscienza di sè.

 

Dal punto di vista di tutto quanto esposto in questo scritto, possiamo dire: l’anima umana, che ha nella nostra epoca, come impulso iniziale della sua evoluzione interiore la regione zodiacale dei Pesci, si innalza dapprima alla sfera della Luna, nella sfera di azione delle forze che partono dalla regione del Capricorno; in seguito l’anima si eleva nella sfera del Sole, nella quale agiscono le forze che partono dalla regione del cerchio zodiacale situato fra lo Scorpione-Aquila e la Vergine. E infine essa può unirsi alle forze che provengono dalla regione situata oltre le porte della Vergine. L’anima umana può allora veramente nascere nel Macrocosmo, nel mondo puramente stellare, creandosi l’involucro non solo a partire dalle forze delle Gerarchie superiori, ma dalle forze stesse dell’«Agnello Mistico».

 

E questa triplice ascesa avviene durante la posa della Pietra di fondazione del primo Goetheanum, nel momento in cui nel Cielo «… Mercurio, in quanto stella della sera, stava in Bilancia (Ibid. p. 37)60 Noi abbiamo già visto che la regione zodiacale della Bilancia è legata a quella sfera all’interno dell’esistenza solare in cui avviene l’unione e la compenetrazione reciproca del Cosmo planetario e stellare (vedi pag. 51 e seguito). E contemporaneamente è quella regione dove le prime azioni dell’uomo, come essere planetario, possono unirsi con le azioni stellari (macrocosmiche) delle Gerarchie Superiori, quando l’Io umano unitario «aspirando al punto culminante della sua evoluzione» può «essere partecipe delle forze che appartengono allo Zodiaco», può «agire nello Zodiaco» (Chineinwerken in den Tierkreis) (O.O. 102, 27.1.1908).

 

Ecco la direzione principale dell’evoluzione umana dal presente al futuro, evoluzione che deve iniziare a realizzarsi già nel corso della seconda metà dell’attuale incarnazione della Terra, posta sotto la guida delle forze di Mercurio e che la moderna scienza dello Spirito antroposoficamente orientata è chiamata in modo particolare a favorire.

 

 


 

Note tra parentesi:

(1) – L’evento del Battesimo nel Giordano (Pesci) avvenne non nel Cosmo, ma sulla Terra.

(2) – La Pietra di fondazione fu posta nella terra in modo tale che il suo dodecaedro più piccolo fosse rivolto a ovest verso la grande cupola del 1° Goetheanum, il grande ad est. dal lato della cupola più piccola.

 

Note:

52. Proprio in questa regione della Bilancia avviene anche l’intersezione dei cammini spirituali del Cristo e del Budda. Il Cristo «dall’alto» vi discende, il Budda invece, quando raggiunge la dignità di Budda, vi entra ma solo «dal basso». Da un punto di vista leggermente differente Rudolf Steiner parla del loro incontro: «Con ciò abbiamo caratterizzato i Bodhisattva che poi diventano Budda per raggiungere poi lo stadio del Nirvana (nel linguaggio della scrittura stellare) nella regione della Bilancia (vedi pag. 56-57). Tutto ciò che dall’interno dell’uomo lavora verso l’esteriorità vive nella sfera che va fino al Nirvana. D’altro lato, qui nella natura umana agisce un’Entità come il Cristo, D’altro lato Egli agisce ugualmente nei mondi nei quali ascendono i Bodhisattva quando abbandonano la regione dell’umanità, per imparare essi stessi ad essere poi Maestri dell’umanità. Allora il Cristo viene loro incontro dall’alto, proveniente dall’altra parte (attraverso la porta degli Spiriti della Saggezza) (O.O. 116, 25.10.1909). Qui va ancora osservato che rincontro del Cristo con esseri del rango dei Bodhisattva avviene su una sfera celeste inferiore rispetto a quello con il Budda. Se il Cristo incontra il Budda «in Bilancia», discendendovi dalla regione della Vergine, allora incontra i Bodhisattva per esprimersi nuovamente nel linguaggio della scrittura stellare – nell’«Aquila» (manca purtroppo la possibilità di essere più precisi al riguardo). In ogni caso ciò che abbiamo detto dell’incontro del Cristo e del Budda nella Bilancia può far luce su una indicazione dapprima poco comprensibile di Rudolf Steiner: «Il Cristo ha agito nel Budda come Bodhisattva» (O.O. 109, 111, 31.5.1909). Con queste parole come Budda si intende in questo caso un essere umano che ha raggiunto lo stadio di evoluzione della Bilancia, mentre per «Bodhisattva» si intende un principio spirituale superiore che adombra «dall’alto» (dalla Vergine) questo Essere umano e che agisce attraverso di esso.

53. Lo stesso numero dei Santi Rishi richiama innanzitutto il loro legame con la regione dei pianeti. Secondo le indicazioni di Rudolf Steiner, nei Santi Rishi si incarnano i corpi eterici dei sette iniziati-guida degli oracoli dell’Atlantide e in ciò è contenuto il motivo principale del fatto che tutte le loro conoscenze non andavano oltre le azioni dei singoli pianeti. Ciò avrebbe potuto essere diverso solo per quello dei Rishi che ricevette il corpo eterico dell’iniziato-guida degli Oracoli Solari. Tuttavia ciò non avvenne, poiché egli non ricevette il vero e proprio corpo eterico, ma soltanto la sua impronta (O.O. 109/111, 21.1.1909 e O.O. 13).

54. Quanto detto non contraddice il fatto che durante il secondo periodo postatlantico il punto dell’equinozio primaverile si trovava nei Gemelli. Poiché qui abbiamo a che fare con due diverse correnti evolutive che si incrociano e perfino coincidono a partire soltanto dal periodo attuale dei Pesci, in quanto, proprio a partire dal nostro periodo, davanti a tutta l’umanità sta il compito di imparare in piena coscienza a lavorare con le Gerarchie.

55. Quanto detto non esclude il fatto che, sotto i nomi degli antichi Dei sopra riportati, agissero non solo gli Arcangeli, ma anche altri esseri delle Gerarchie. Per esempio, secondo le antiche tradizioni occulte del popolo ebraico, Jahve (Spirito della Forma) agiva attraverso l’Arcangelo Michele.

56. Vedi la descrizione del quarto ritmo del convegno di Natale al 5° capitolo del libro «Rudolf Steiner e i misteri fondamentali del nostro tempo», Stoccarda 1986.

57. Da quanto detto si comprende il perchè Rudolf Steiner, nelle sue indagini spirituali, abbia caratterizzato in modo cosi differente l’Essere del Cristo. Infatti ogni volta descrive l’Essere del Cristo in relazione alla Sua attività attraverso le diverse Gerarchie nel processo del suo progressivo avvicinamento alla Terra. Per lo stesso Rudolf Steiner si tratta sempre di indagini concrete, condotte da lui ai diversi livelli dell’esistenza universale. Se da questo punto di vista noi abbracciamo con lo sguardo tutta la varietà delle sue comunicazioni cristologiche, troveremo allora la loro piena corrispondenza con le quattro porte cosmiche indicate nella nostra esposizione, attraverso le quali il Cristo è passato avvicinandosi alla Terra.

Così, passando attraverso le porte dell’Ariete, il Cristo si rivela nel nostro cosmo in quanto Figlio (più di una volta Rudolf Steiner ricorda ciò in particolare in relazione alle indagini esoteriche della Santa Trinità e del Vangelo di Giovanni). Poi Egli si rivela, passando attraverso la porta della Vergine, come Spirito della Saggezza (O.O. 136, 13.4.1912), passando attraverso le porte dello Scorpione-Aquila, come «guida e conduttore degli Spiriti della Forma» (0.0.13), come «Forza dei sei Elohim (solari)». (O.O.103, 25.5.1908). Infine passando attraverso le porte del Capricorno egli si rivela come «guida degli Spiriti del Fuoco (Arcangeli)» (O.O.9, 6.6.1907) oppure come «Spirito del Fuoco» (Arcangelo) (O.O.97, 2.12.1906 e 175, 20.2.1917). Queste indicazioni concernono l’aspetto «spaziale» del processo di avvicinamento del Cristo alla Terra. Questo processo può essere ugualmente visto nel suo aspetto «temporale». In tal caso le tappe fondamentali della discesa del Cristo corrispondono alla sequenza dell’evoluzione delle culture post-atlantiche: indiana, persiana, egizio-babilonese-semitica (vedi pag. 72-73), che sono a loro volta il riflesso microcosmico di tre passate incarnazioni della Terra: Saturno, Sole e Luna. In questo senso possiamo dire: l’azione dell’Essere del Cristo nella sfera dello «Zodiaco luminoso» dall’Ariete alla Vergine, si riferisce all’antico Saturno; il suo legame con la regione che va dalla Vergine allo Scorpione-Aquila, all’antico Sole; dallo Scorpione-Aquila al Capricorno all’Antica Luna, e dal Capricorno ai Pesci e dai Pesci indietro, su verso il macrocosmo, alla Terra. Anche questo aspetto temporale della discesa del Cristo accanto a quello spaziale, trova la sua espressione nel prologo del Vangelo di Giovanni (vedi la conferenza del 19.5.1908, 0.0.103). Poiché, per la sua stessa essenza interiore, il processo ora esaminato si trova al di sopra delle regioni dello spazio e del tempo ed ha in queste ultime solo una specie di riflesso, che è però il solo accessibile all’attitudine terrestre della comprensione umana.

Anche nei Vangeli stessi troviamo una conferma diretta dei risultati delle indagini cristologiche di Rudolf Steiner, riportate all’inizio di questa nota. Nel prologo del Vangelo di Giovanni abbiamo, dopo riferimenti al Cristo come al Logos Cosmico, un riferimento a Lui come Figlio (1,18). Questa definizione corrisponde al grado di Ariete, dell’«Agnello mistico»; poi nel Vangelo di Marco (1,3) e anche in molti altri punti degli altri Vangeli (per esempio nel Vangelo di Luca 2,11) il Cristo viene definito Signore (Herr), in greco Kyrios, cioè come agente a partire dalle forze delle Kyriotetes, delle Dominazioni (Herrschaften), Spiriti della Saggezza. Questa seconda denominazione corrisponde al livello della Vergine. Poi nel Vangelo di Matteo (7, 28-29) e nel Vangelo di Marco (1,22) è detto che «il Cristo insegnava come un Exusiai», cioè come Spirito della Forma (Elohim, Exusiai), poiché questo, secondo Rudolf Steiner, il significato del testo originario in questo punto dei Vangeli (O.O. 124, 16.1 e 2.2.1911). In altre parole: Egli insegnava a partire dalle forze derivanti dalla regione cosmica dell’Aquila-Scorpione. Inoltre nei Vangeli ritroviamo svariate indicazioni relative ad esseri angelici che servono il Cristo-Gesù (Per esempio nel Vangelo di Matteo, 4,11 e 26,53, nel Vangelo di Marco 1,2 e 13, nel Vangelo di Giovanni 2,51). Dirigendoli il Cristo agisce a partire dalle forze della Gerarchia degli Arcangeli, legati alla regione cosmica del Capricorno. Poiché, nel seguito delle Gerarchie ascendenti gli Angeli sono sempre i servitori degli Arcangeli che li dirigono. Infine, cominciando dalla scena, nell’Orto dei Getsemani fino a tutto il Mistero del Golgota, si compie il grandioso processo del Dio che diventa uomo. Ora, dopo aver sacrificato tutte le sue forze macrocosmiche il Cristo si unisce pienamente agli involucri di Gesù di Nazareth che sta sotto il segno dell’iniziazione dei Pesci. Da allora Egli è il Figlio dell’uomo, che non comanda più agli Angeli, ma come uomo al contrario abbisogna perfino del loro aiuto (Vangelo di Luca 22,43). Vedi maggiori dettagli relativi al processo qui ricordato del Dio che diventa uomo nel libro dello stesso autore «Rudolf Steiner e i misteri fondamentali del nostro tempo», cap. 3.

58. Alla luce di quanto detto in questo scritto, anche il fatto, profondamente significativo, che nella biografia terrestre di Rudolf Steiner la nascita avvenga sotto il segno dei Pesci (i quali determinano tutto il carattere del quinto periodo post-atlantico), e la morte sotto il segno dell’Ariete, può essere chiarito in modo del tutto particolare. Tra i Pesci e l’Ariete infatti si collocano tutti i restanti segni nell’ordine corrispondente alla loro azione durante le 12 Notti Sante indicanti il cammino da Gesù Cristo (vedi pag.71 e seg.). Questa Costellazione, veramente natalizia, della sua vita terrena dà la possibilità di avvicinarsi al suo Mistero anche da questo punto di vista (tuttavia queste ultime considerazioni esulano dal presente lavoro).

59. Le parole di Rudolf Steiner durante la posa della Pietra di fondazione del primo Goetheanum, come pure quelle seguenti, sono tratte da «Il convegno di Natale come svolta dei tempi» (Die Weihnachtstgung als Zeitenende) di Rudolf Grosse, Dornach 1977.

60. Ibid. Il documento di fondazione (Urkunde) inserito nella Pietra di fondazione del primo Goetheanum, accanto alla legge dei numeri già citata (3,5,7,12) e la costellazione stellare al momento della posa, contiene anche un’indicazione sulla partecipazione di forze spirituali di tutte e dodici le regioni zodiacali. Così alla prima regione, dei Pesci, si riferiscono la parola «.Anthropos» posta nel mezzo e anche le lettere «JN» situate in alto (se noi le decifriamo come Gesù di Nazareth, cioè l’Anima nathanica). In seguito, nei nomi di tutte le nove Gerarchie abbiamo il riferimento alle regioni zodiacali dall’Acquario fino ai Gemelli. E infine nelle tre enunciazioni rosacruciane, il riferimento alla regione del Toro, dell’Ariete e della tredicesima, situata oltre i confini del cerchio dello Zodiaco. L’unione con questa sfera dello Zodiaco, come effettiva iniziazione dell’anima è espressa nelle seguenti parole: «Come Pietra di fondazione – formata a partire dalle forze del Padre, del Figlio e dello Spirito ( – , ♈, ♉) – «della nostra volontà che si cerca in Spirito», – queste parole sono legate all’iniziazione dell’anima attraverso le forze della prima Gerarchia ( ♊, ♋, ♌ ) – «dell’esistenza che si sente nell’Anima Universale» – questo si riferisce all’iniziazione dell’anima umana attraverso le forze della seconda Gerarchia ( ♍, ♎, ♏ ); «dell’uomo che si presente nell’Io Universale» – questo si riferisce alla iniziazione dell’anima attraverso le forze della terza Gerarchia ( ♐, ♑, ♒ ) «immergiamola», – la Gerarchia umana (decima) ( ♓) – E tutto nel suo insieme, come aspirazione alla sua realizzazione.

 

 

By | 2018-11-30T11:08:33+01:00 Novembre 30th, 2018|SCRITTURA STELLARE|Commenti disabilitati su 03 – L’«AGNELLO MISTICO»: SUA VITA NEL COSMO PRIMA DEL MISTERO DEL GOLGOTA E SUA DISCESA SULLA TERRA.