////05 – IL CORSO DELL’ANNO COME REALTÀ APPORTATRICE DI COMUNIONE SOCIALE. L’AZIONE SOCIALE DELL’ENTITÀ DEL CRISTO.

05 – IL CORSO DELL’ANNO COME REALTÀ APPORTATRICE DI COMUNIONE SOCIALE. L’AZIONE SOCIALE DELL’ENTITÀ DEL CRISTO.

Il corso dell’anno come realtà apportatrice di comunione sociale. L’azione sociale dell’entità del Cristo.

Il corso dell’anno come via di iniziazione – Cristo e Michele


 

Ora dobbiamo considerare un altro aspetto del ciclo dell’anno particolarmente importante ai nostri giorni:

quello del suo significato per la vita sociale degli uomini.

 

Al proposito Rudolf Steiner dice:

▸ «La scienza sociale (…) gli ideali sociali (…) tutte queste cose dovranno venire fecondate grazie a quello che si offrirà agli uomini se essi sapranno tornare da soli al contenuto spirituale del corso dell’anno. Infatti sperimentando ogni anno il mistero del Golgota, per così dire in parallelo al corso dell’anno, ritroveremo l’ispirazione per ciò che può creare una scienza sociale, una sensibilità sociale (…) quando il corso dell’anno verrà di nuovo recepito in modo universalmente umano, così da essere sentito in interiore connessione al mistero del Golgota, contemporaneamente si diffonderà sulla Terra un vero sentimento sociale. Questa sarà la vera soluzione o perlomeno il giusto sviluppo di quella che oggi (…) è la cosiddetta ‘questione sociale’».55

 

Queste parole ci pongono un quesito:

in che modo il contenuto spirituale dell’anno può contribuire a risolvere il problema sociale,

che è il massimo problema dell’epoca contemporanea.

 

La risposta ci si presenta in tutta chiarezza tenendo presente che nel corso dell’anno abbiamo due elementi:

• la settemplice via dell’iniziazione cristiano-rosicruciana

• e le sette feste cristiane fondamentali.

 

• Nel primo caso abbiamo a che fare con lo sviluppo spirituale del singolo individuo,

• mentre nel secondo abbiamo a che fare con la collaborazione sociale

tra diversi individui, vale a dire la celebrazione comune delle feste annuali.

 

Infatti se è vero che l’iniziazione cristiana moderna

ha per fine la realizzazione della massima fondamentale « non io, il Cristo in me »56

allo stesso modo il fine dell’impulso che unisce gli uomini nelle principali feste dell’anno

è la realizzazione delle parole

«là dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».57

 

In una siffatta convergenza spirituale degli impulsi individuali e collettivi nel ritmo dell’anno, potremo anche trovare una solida base per la soluzione dei grandi problemi sociali del presente e dell’avvenire. In questo modo infatti chi cammina sul sentiero dell’iniziazione personale, pur rafforzando la propria autocoscienza, non solo non si chiude in sé stesso (sempre ben inteso che cammini correttamente sulla via dello spirito) ma al contrario amplia la propria autocoscienza così che al posto degli interessi personali e ristretti crescono in lui gli interessi di tutta l’umanità nel suo complesso, secondo l’azione dell’impulso del Cristo che vive in lui.

 

In modo corrispondente, nella celebrazione comune di una festa, ci uniamo ad altri uomini e in un certo senso a tutta l’umanità, ma in piena libertà e senza perdere la nostra personalità; acquisiamo anzi un interesse ancora maggiore per l’individuo.

Infatti nella comunione delle feste annuali nasce e opera progressivamente l’archetipo dell’uomo, l’anthropos originario.

Questo significa che quale frutto della loro corretta celebrazione

▸«l’esperienza del Cristo e l’autentica natura umana si fonderanno insieme.

‘È il Cristo che mi conferisce la mia umanità’: questo è ciò che potrà fluire e tessere nell’anima».58

 

Si può anche dire:

• unendoci agli altri uomini nelle feste dell’anno noi comprenderemo sempre meglio la nostra stessa natura individuale,

quella dell’anthropos originario, che giace segreta nella nostra interiorità.

• D’altra parte sulla via del cammino individuale

noi comprendiamo sempre meglio la storia della Terra e dell’umanità che la popola.

 

È l’inizio di una nuova etica sociale,

che non soltanto ‘concilia’ l’opposizione sociale di fondo fra individuo e società,

ma fa del loro ritmico e reciproco rapporto un riflesso della vita dell’anima fra morte e nuova nascita,

che si svolge in un movimento pendolare continuo

• fra il chiudersi in sé stessi nel rafforzamento della coscienza individuale

• e il dono di sé al circostante mondo spirituale.59

 

Un riflesso di questi due stati polari dell’esistenza post-mortem è costituito dal complesso degli impulsi sociali e antisociali60 (Rudolf Steiner li caratterizza altresì come impulsi di un addormentarsi e di un destarsi incoscienti)61 la cui collaborazione armoniosa e la progressiva metamorfosi nello spirito del Cristo possono essere raggiunti attraverso l’esperienza del corso dell’anno nel senso indicato.

Infatti l’impulso del Cristo che agisce nel ciclo annuale, nella misura in cui la sua presenza nell’anima diventa cosciente, porta alla comunione degli uomini senza estinguere il principio dell’individualità, come è il caso per le feste dell’anno; e lo sviluppo del principio individuale non contrasta con la sfera sociale se la moderna via di iniziazione è percorsa in modo corretto.

 

La base per una tale reciprocità d’azione tra queste due tendenze

è uno dei tratti più importanti dell’impulso del Cristo

che «irradia sì tutta l’umanità complessivamente, ma è anche un fatto personale di ciascun individuo».62

 

Questo carattere dell’impulso del Cristo può anche esprimersi così:

dopo il mistero del Golgota il Cristo è nel medesimo tempo

• sia il verace io dell’uomo singolo,      • sia l’io superiore di tutta l’umanità.63

 

Cosicché i due tipi di attività spirituale descritti nel corso dell’anno tendono precisamente a questi due ideali.

• Sulla via iniziatica individuale 

l’uomo aspira alla sperimentazione cosciente del Cristo nel proprio io,

• mentre nella compartecipazione spirituale alle festività dell’anno

egli anela a cogliere il Cristo quale io superiore di tutta l’umanità nella comunione sociale.

 

Infatti

▸«ciò che in ogni anima umana può nascere quale io superiore

ci indica la rinascita dell’io divino nell’evoluzione dell’umanità tramite l’evento di Palestina.

• Così come in ogni singolo uomo nasce l’io superiore,

• così in Palestina nasce l’io superiore di tutta l’umanità, l’io divino».64

 

Così constatiamo che la compartecipazione spirituale al ciclo dell’anno

conduce alla progressiva comunione spirituale di tutta l’umanità,

senza che perciò ne soffra l’evoluzione individuale dell’uomo

e favorisce il sorgere dell’«individuo immortale» di cui abbiamo trattato in precedenza.

 

Se gli impulsi sociali discendono veramente dal contenuto interiore dell’anno e dalle forze dell’entità del Cristo che in esso operano, essi si realizzano assumendo carattere di culto e diventano il fondamento di una vera liturgia sociale, una funzione sacrificale celebrata dall’umanità.

Con essa il Cristo potrà a poco a poco penetrare in seno a tale umanità in modo che i fatti e le azioni sociali degli uomini si esplicheranno direttamente «nel suo nome».

E questo è l’inizio di quello che può essere chiamata una reale ‘cristificazione’ del mondo:

 

▸ «Chi sarà il grande riformatore della vita sociale

allorché le azioni umane saranno eseguite nel nome del Cristo Gesù per una cristificazione del mondo? (…)

Potrà esserlo solo il Cristo, quando gli uomini avranno una vita sociale

che in determinati momenti della vita diventi un atto religioso con cui essi leveranno lo sguardo verso il Cristo

e non diranno “io”, bensì “dove due o tre sono riuniti nel nome del Cristo, il Cristo è in mezzo a loro”.

L’attività sociale diverrà offerta sacrificale, sarà la continuazione dell’antico atto di culto.

Agendo in maniera vivente nell’entità umana,

il Cristo stesso deve diventare anche il grande riformatore sociale».65

 

Tenuto conto di quanto detto nel presente capitolo possiamo riferire con certezza le parole «in determinati momenti della vita» soprattutto alle grandi feste dell’anno; nella loro regolare concelebrazione il ritmo dell’anno ci offre una possibilità particolarmente favorevole di agire nella vita sociale «in nome del Cristo», affinché il nostro agire antroposofico cosciente possa costituire la base per la cultura sociale del futuro, per le relazioni sociali del sesto periodo di civiltà, che sarà il primo annuncio del futuro stato di Giove.66

 

Vogliamo esaminare bene quest’ultimo pensiero.

Infatti

la «la funzione sacrificale che continua l’antico culto»

ha anche una speciale importanza per l’intera evoluzione terrestre.67

 

• Come sappiamo gli impulsi etico-spirituali contenuti in ogni vero atto di culto

penetrano nelle fondamenta soprasensibili del mondo fisico sensibile.

Dal punto di vista occulto questo significa che

il superiore principio etico-spirituale nella sua azione metamorfosante

non si restringe al campo spirituale morale,

ma si estende anche al principio fisico-materiale del mondo e lo trasforma,

imprimendogli insieme con la legge naturale anche una legge morale (spirituale).

 

Nel corso dell’anno questo processo o passaggio si realizza per il fatto che noi introduciamo in piena coscienza nella naturale struttura duodecemplice dell’anno un nuovo ordine morale attraverso la concelebrazione delle feste principali. In tal modo collaboriamo di fatto alla progressiva cristificazione della Terra: consegniamo la Terra al Cristo, che dopo essersi legato ad essa nel mistero del Golgota, ne potrà prendere pieno possesso compenetrandola e trasformandola fin entro le stesse parti fisiche.68

 

Su questa via già nell’eone-Terra si preparerà progressivamente il nuovo ordine naturale del mondo,

di cui Rudolf Steiner dice:

 

«L’ordinamento morale del mondo odierno è il germe di un ordine naturale futuro.

Questo è il pensiero più concreto che si possa fare.

La moralità non è qualcosa di teorico, la moralità è già ora, se è imbevuta di verità,69

il germe di future realtà esteriori.10

Il Cristo accoglierà nella sua sfera le nostre azioni compiute in libertà e amore,

in quanto permeate dell’impulso del Cristo, e le predispone a diventare un nuovo ordine naturale del mondo:

le leggi di Giove, allorché il mondo naturale stesso irradierà moralità così come l’universo attuale sprigiona saggezza,

che a sua volta è una conseguenza dell’antica incarnazione lunare».71

 

Cosicché nel passaggio dall’individuale al sociale, e da quest’ultimo alla metamorfosi del mondo naturale,

troviamo la direzione fondamentale dell’opera del Cristo sulla Terra.

 

Se ne diventiamo consapevoli, alle due massime:

«Non io, ma il Cristo in me» e «Là dove due o tre sono uniti nel mio nome…»

potremo aggiungere una terza che esprime il più recondito significato del corso dell’anno

e contemporaneamente di tutta l’evoluzione della Terra:

«Cielo e terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».72

 

Nel senso di quanto si è detto queste parole del Cristo significano:

«Cielo e terra passeranno», cioè il vecchio ordine naturale,

«ma le mie parole non passeranno» vale a dire diverranno la base del nuovo ordine naturale di Giove.

 

Il passo citato è direttamente collegato con l’inizio del capitolo 21 dell’Apocalisse:

«Io vidi un nuovo cielo e una nuova terra. Il cielo e la terra di prima erano scomparsi».

 

Queste parole si riferiscono al trapasso nel nuovo eone.73

La preparazione a questo passaggio comincia già alla nostra epoca.

Infatti attraverso la partecipazione antroposofica al ritmo settenario delle feste dell’anno

vissute con spirito votato all’impulso del Cristo,

noi formiamo in noi stessi la sostanza morale-spirituale

con la quale il Cristo potrà un giorno gettare le basi dell’ordine naturale di Giove.

 

Così il corso dell’anno, sperimentato nella sua realtà sociale formatrice di comunità,

ci conduce alla progressiva creazione della pietra di fondazione della nuova Gerusalemme.

 

 


 

Note:

55 – O.O.175, 13.3. 1917

56 – Lettera ai Galati, 2,20

57 – Mt. 18,20 (traduzione di Lutero).

58 – O.O.26

59 O.O.153, 13.4.1914

60 – Il moderno materialismo porta l’anima umana a una sempre maggiore solitudine nei mondi spirituali dopo la morte (cf. La scienza occulta il che si riflette sulla Terra con una preponderanza delle forze antisociali.

61 – O.O. 186, 12.12.1918

62 – O.O.194, 23.11.1919

63 – O.O.112, 24.6.1909

64 – Ibidem

65 – O.O.218, 18.11.1922. La triarticolazione del ciclo dell’anno descritta nel capitolo precedente tocca il tema della triarticolazione sociale. Una trattazione dettagliata di questa connessione esorbita i limiti della presente trattazione.

66 – Bisogna poi ancora aggiungere che è compito dell’antroposofia, in quanto moderna manifestazione dell’impulso dei Rosacroce, realizzare una riunificazione di ciò che fino a oggi c stato diviso: scienza, arte e religione (vedi O.O. 245, discorso del 20.9.1913 in occasione della posa della Pietra di fondazione). Perciò ogni celebrazione basata sull’antroposofia dovrebbe considerare la festa corrispondente sotto i tre seguenti aspetti (cf. O.O.224, 23.5.1923 e O.O.257, 30.1.1923):

1. la conoscenza scientifico-spirituale della sua essenza;

2. la sua configurazione artistica;

3. la reale esperienza della ‘comunione dello spirito’, attraverso la comunione delle persone che tendono al medesimo fine. Questo ò la ‘vera’ religione, connessione (lat. «religo») con il mondo spirituale che Rudolf Steiner descrive anche così: « … dobbiamo sentire che un essere spirituale aleggia sopra di noi, ci guarda dall’alto e ci ascolta. Dobbiamo sentire la presenza soprasensibile che ò là per il fatto che coltiviamo l’antroposofia. Allora la singola azione antroposofica comincia a divenire realizzazione dello stesso soprasensibile» (O.O.257, 27.2.1923). E se durante le feste dell’anno, quando noi cerchiamo in particolare di rafforzare la nostra «azione antroposofica» in sintonia con l’azione del Cristo che «opera all’intorno» (nella cerchia della Terra), se in tali periodi dell’anno ‘sazi’ di spiritualità riusciremo un giorno a sperimentare la realtà della formula: «se due o più sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro», le parole sopra citate riguardo all’entità spirituale che ci guarda e ci ascolta acquisiranno significato spirituale e realtà concreta. Infatti in noi si risveglia il presentimento di ciò che significa lavorare nel mondo «su incarico del Cristo», per porre le basi spirituali del sesto periodo di civiltà nella formazione di comunità antroposofiche, la cui preparazione è in ultima analisi il compito di ciascuna comunità antroposofica e di tutto il movimento antroposofico in generale (vedi O.O.159/160, 15.6.1915).

67 – Quanto detto nel presente capitolo sulla celebrazione di un culto basato sulla comunione spirituale con il corso dell’anno riguarda soprattutto la vita sociale degli uomini. La sua importanza per lo sviluppo individuale verrà esposta nelle «conclusioni». I due aspetti costituiscono per loro natura le due parti di un tutto, corrispondenti ai due «comandamenti» che il Cristo diede agli uomini: quelli di amare Dio e il prossimo (Me. 12,28-31). Nella misura in cui gli uomini accoglieranno l’impulso del Cristo la realizzazione di questi due comandamenti diverrà sempre più un reale servizio religioso, una sorta di culto sacrificale, attraverso l’atto sociale (la festa) e attraverso quello cosciente (cammino iniziatico). Allora gli uomini giungeranno a poco a poco ad operare insieme «per conto del Cristo» seguendo nella propria evoluzione spirituale la via della ‘imitatio Christi’ così come oggi e divenuto possibile attraverso l’iniziazione cristiana.

68 – Nell’opera La direzione spirituale del mondo e dell’umanità Rudolf Steiner esprime questi concetti nei seguenti termini: « In futuro appariranno chimici e fisici che non insegneranno più come avviene oggi ma che insegneranno: la materia è organizzata nel senso che il Cristo ha gradatamente preordinato. Si troverà il Cristo nelle leggi della chimica e della fisica! In quell’epoca il tavolo di laboratorio sarà un altare e l’attività scientifica un ufficio religioso. Una tale scienza cristificata sarà la cultura comune del sesto periodo di civiltà».

69 – Ed è proprio questo «essere permeati della realtà» che il Cristo trasmette alle nostre azioni morali, se solo cerchiamo un legame consapevole con lui. ad esempio sull’itinerario di cui al precedente capitolo.

70 – O.O. 175, 27.2.1917

71 – Vedi La Scienza Occulta, O.O.13

72 – Mc. 13,31 e Lc. 21.33

73 – O.O.104, 29 c 30.6.1908

 

 

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