///03 – IL DESTINO DELL’IO NELL’EPOCA DEL CRISTO ETERICO

03 – IL DESTINO DELL’IO NELL’EPOCA DEL CRISTO ETERICO

L’apparizione del Cristo nell’eterico e l’essere Antroposofia

L’apparizione del Cristo eterico


 

Nell’anno 1917, grave per l’intera evoluzione dell’umanità, a Berlino Rudolf Steiner mise in rilievo che un iniziato già a partire dal 1909 poteva contemplare l’arrivo del Cristo nel mondo eterico (vedi O.O. 175, 6.2.1917), un evento che 21 anni dopo doveva essere raggiungibile anche alla rimanente umanità.

A partire dal 1910 con grande intensità Rudolf Steiner iniziò a parlare del fatto che nell’annunciazione di tale evento e nella preparazione dell’umanità ad esso, si trova il più importante compito dell’Antroposofia nel nostro tempo.21

 

Infatti, l’apparizione del Cristo nell’eterico

in sé non può essere impedita da nessuna potenza, né sulla Terra, né nel Cielo.

Far passare la sua manifestazione inosservata per gli uomini

è e sarà tuttavia la meta di tutte le forze che agiscono contro il Cristo.

 

Da ciò consegue la grande importanza dell’annunciazione di questo evento mediante l’Antroposofia. Rudolf Steiner ne parlò sino alla fine della sua attività di conferenziere nel settembre 1924.22 Questo tema venne elaborato anche artisticamente nel primo Mistero Drammatico, «La porta dell’iniziazione» (1910), e inoltre nel 1911 messo a disposizione in forma di libro a un pubblico più vasto.23

In sostanza, come preparazione a questo evento può valere tutta l’Antroposofia.

 

Essa è infatti il moderno cammino di iniziazione nel quale,

mediante la trasformazione e la spiritualizzazione del pensare umano,

l’uomo è in grado di accedere al mondo spirituale adiacente alla Terra,

dove oggi può essere percepito il Cristo eterico.

È anche il sentiero all’esperienza di coscienti immaginazioni, che possono essere contemplate dagli uomini

per mezzo del nuovo organo di percezione del loro pensare trasformato.

 

In questo senso Rudolf Steiner parla della chiaroveggenza «intellettiva»,

che nell’attuale epoca micheliana deve essere raggiunta per la percezione del Cristo eterico.

 

In merito egli dice:

▸ «Il progresso risiederà unicamente nel fatto che gli uomini

non svilupperanno una superiore intellettualità soltanto per sé,

ma la eleveranno al mondo astrale» (0.0. 130, 18.11.1911).

 

Ma questo è possibile soltanto se l’uomo, occupandosi intensamente della Scienza dello Spirito,

è in grado di trasformare la propria intellettualità in una nuova facoltà,

con la quale egli può osservare l’essere dell’idea

e così compiere il passo decisivo dal vivere i pensieri al vedere le immaginazioni.

• Allora tali immaginazioni saranno compenetrate sin dall’inizio

dalla stessa chiarezza e intensità di coscienza conosciuta dall’uomo generalmente solo nella sua vita di pensiero.

 

In tale contesto, nella stessa conferenza Rudolf Steiner continua:

▸ «Nel corso dei prossimi tremila anni, lo sviluppo di questa chiaroveggenza intellettiva

consentirà agli uomini in tal senso progrediti di contemplare sempre più, e in modo sempre più chiaro,

il Cristo visibile etericamente» (ibidem).

 

È per questo motivo che la trasformazione e la spiritualizzazione del pensare nell’Antroposofia riveste un ruolo così centrale. Il pensare ordinario, combinatorio, consistente soltanto in concetti astratti, come primo passo nel suo ulteriore sviluppo deve essere trasformato nel nuovo «pensare che dà forma», che secondo la sua origine è libero dai sensi e con ciò ampiamente indipendente dal corpo fisico.

In Goethe questo tipo di pensare contemplativo era già disposto in germe.

Per questo, riallacciandosi a Goethe Rudolf Steiner lo definisce anche «pensare morfologico» (vedi 0.0. 79, 26.11.1921). Tutto il Goetheanismo è fondato su questo pensare e può anche essere continuato soltanto da esso. – Ma con ciò le possibilità di sviluppo del pensare non sono assolutamente esaurite. Possono ancora essere ulteriormente sviluppate in modo notevole nel senso del libro L’iniziazione,24

 

Un’espressione puramente immaginativa, nella quale il pensare si era innalzato all’immaginazione, la ottenne il pensare che dà forma nelle forme artistiche del primo Goetheanum. Rudolf Steiner lo mette in rilievo con le seguenti parole:

▸ «Invece il pensare che dà forma, il pensare metamorfosato che potremmo anche chiamare pensare Goethiano (che si esprime anche nelle colonne e nei capitelli del [primo] Goetheanum, nonché in tutti i libri in cui ho esposto la Scienza dello Spirito), quel modo di pensare è strettamente legato all’uomo» (0.0. 187, 1.1.1919).

In questo senso tutti i libri, iniziando già dalla Filosofìa della libertà,15 e anche tutte le forme e le loro metamorfosi nel primo edificio, vennero realizzati dal loro creatore sulla base del pensare che dà forma, dietro il quale tuttavia – come vedremo ancora – agisce come di nascosto un terzo tipo di pensare, ancor più elevato.

 

Nella stessa conferenza Rudolf Steiner pone questo passaggio dal pensare ordinario al pensare che dà forma

in una prospettiva ancor più grande, universale, collegata nel mondo spirituale con un determinato evento.

Si tratta del fatto che nel nostro tempo gli Spiriti della forma,

che sono i veri e propri creatori di tutta l’evoluzione della Terra,

hanno ceduto la guida di certe questioni terrene agli Spiriti della personalità,

i quali ora iniziano a loro volta a divenire creativi.

 

Con la reggenza degli Exusiai tuttavia, era collegata tutta la potenza dell’intellettualità del presente, poiché quali Spiriti della forma essi hanno conferito al pensare degli uomini odierni l’immensa forza formatrice che sta alla base dell’intera civiltà dell’era moderna. In tale processo cosmico tuttavia, si frammischiano anche gli Spiriti arimanici o Spiriti delle tenebre (vedi O.O. 186,20.12.1918).

Essi cercano infatti di avvalersi di tale ritiro degli Exusiai dalla guida di certe questioni terrene, per occupare il campo liberatosi. In ciò, la loro aspirazione è soprattutto quella di legare gli uomini al pensare puramente intellettuale, astratto, per impedire la loro ulteriore evoluzione nel senso dei nuovi creatori, degli Spiriti della personalità. Infatti, oggi questi vogliono entrare in rapporto con gli uomini in un modo del tutto nuovo, che lascia liberi, e quindi devono aspettare finché gli uomini, mediante il cosciente sviluppo del pensare che dà forma, avranno essi stessi creato le condizioni per una collaborazione con loro.

Quando ciò si sarà compiuto, il pensare stesso diventerà contemplativo o immaginativo. Questo significa che gli uomini, grazie alla loro libertà, avranno innalzato il pensare al grado immaginativo, e con ciò la loro intellettualità al piano astrale adiacente alla Terra, dove poi avrà luogo l’incontro con il Cristo nella Sua figura eterica.26

 

Da quanto detto consegue che lo studio della Scienza dello Spirito,

quale primo grado della moderna iniziazione (vedi 0.0. 13) nel quale va sviluppato il pensare che dà forma,

riveste un ruolo decisivo sin dall’inizio.

Infatti, nel ripercorrere interiormente e nel vivere i pensieri antroposofici,

se questi non vengono accolti soltanto con la testa bensì anche con le forze del cuore,

a poco a poco l’uomo procede verso il cosciente incontro con l’entità del Cristo.

 

Quanto detto ottiene un’ulteriore conferma nella conferenza «L’eterizzazione del sangue.

L’intervento del Cristo eterico nell’evoluzione della Terra» (0.0. 130, 1.10.1911).

 

Là Rudolf Steiner descrive come costantemente nell’uomo due correnti del sangue eterizzato

dalla sfera del cuore salgono al capo, e oltre ad esso nell’ambito spirituale.

• La prima è la corrente del sangue eterizzato dell’uomo stesso,    • la seconda è quella del Cristo.

 

A partire dal Mistero del Golgota questa seconda corrente può essere trovata in ogni uomo sulla Terra.

Rudolf Steiner caratterizza la prima corrente come una corrente in cui «nell’uomo sveglio,

l’elemento intellettuale fluisce dal basso all’alto in forma di raggi luminosi».

Per ciò essa è collegata con l’intellettualità umana,

come pure con la possibilità di trasformare questa nel pensare che dà forma.

 

Ed ora a tale riguardo giungiamo all’aspetto decisivo.

L’uomo deve collegare in sé queste due correnti,

poiché soltanto la loro congiunzione conduce oggi alla percezione del Cristo eterico sul piano astrale.

Questo può avvenire soprattutto nel fare proprie

le conoscenze scientifico-spirituali sull’entità del Cristo e il Mistero del Golgota,

vale a dire mediante lo studio dell’Antroposofia.

 

▸ «Ma l’evoluzione dell’umanità continua a procedere, e per la nostra epoca è importante

che l’uomo impari a riconoscere, ad accogliere la conoscenza scientifìco-spirituale, per infiammare, via via,

ciò che irradia dal cuore al cervello, in modo da accogliere veramente l’Antroposofia.

Ne verrà di conseguenza che egli si renderà idoneo ad accogliere

ciò che comincia a inserirsi nell’evoluzione a partire dal secolo XX:

vale a dire il Cristo eterico di fronte al Cristo fisico incarnatosi in Palestina» (ibidem).

 

Così, mediante lo studio dell’Antroposofia

anche da questo lato la spiritualizzazione dell’intellettualità umana ottiene il suo significato centrale.

 

A questi due primi gradi,

• alla comprensione conoscitiva      • e alla percezione immaginativa del ritorno eterico,

nel 1917 Rudolf Steiner ha aggiunto l’elemento ispirativo dell’udire, quale terzo grado.

 

Qui egli definisce l’intera Antroposofia da lui fondata un nuovo linguaggio,

con il quale l’uomo odierno può porre direttamente al Cristo eterico le domande che sorgono in lui

sulle più importanti questioni della vita e alle quali egli riceverà anche una risposta dal Cristo.

 

▸ «Per mezzo del linguaggio, che sembra essere ancora così astratto, con il quale apprendiamo di Saturno, Sole, Luna, Terra, di diversi periodi e diverse epoche della Terra e ancora di altri fatti occulti,27 per mezzo di quell’insegnamento noi stessi impariamo un linguaggio in cui possiamo riversare le domande che poniamo al mondo spirituale.

Quando impareremo a parlare nell’interiorità in modo corretto nel linguaggio della vita spirituale,

allora si mostrerà che il Cristo ci è vicino e ci risponde» (O.O. 175, 6.2.1917).

 

Possiamo comprendere nel miglior modo queste parole, se teniamo presente che la cosmologia antroposofica

descrive la nascita e l’evoluzione del mondo, creata dalla Parola Universale con la mediazione delle nove gerarchie.

Per ciò il sapere di questa creazione

conduce l’uomo che collega questo veramente in modo profondo con la sua anima

a un dialogo interiore con la Parola Universale stessa, con «il Logos, vissuto dal Cristo sulla Terra tra gli uomini».28

 

Per ciò Rudolf Steiner potè mettere in rilievo che

lo studio della Scienza dello Spirito, mediante la trasformazione del suo pensare,

non solo conduce l’uomo nella sfera d’azione del Cristo eterico,

ma crea anche la possibilità di interiorizzare questo studio in modo tale

che l’oggetto di studio (l’Antroposofia) divenga un nuovo linguaggio,

con il quale l’uomo può condurre un dialogo con il Cristo.

 

Da ciò emerge con chiarezza che il linguaggio di Rudolf Steiner

non appartiene al passato, ma al presente e soprattutto al futuro,

e avrà piena validità in tutta l’epoca del ritorno eterico (per i prossimi tremila anni).29

In questo senso e in questa prospettiva quindi non può trattarsi di un invecchiamento del linguaggio di Rudolf Steiner,

ma soltanto della nostra diminuita capacità di imparare il linguaggio del Cristo eterico.

 

Rudolf Steiner conclude le parole sopra citate con la seguente domanda:

▸ «Perché ci occupiamo di Scienza dello Spirito?

È come imparare il vocabolario del linguaggio con cui ci avviciniamo al Cristo …

Cerchiamo di impadronirci della Scienza dello Spirito come di un linguaggio,

e non solo come di una dottrina, e aspettiamo fino a che in quel linguaggio

troviamo le domande che possiamo rivolgere al Cristo.

Egli risponderà, sì Egli risponderà!» (ibidem; corsivo di Rudolf Steiner).

 

Con ciò qui si tratta del terzo grado, quello ispirativo, dell’unione del Cristo eterico con l’Antroposofia.

 

Il quarto grado, immanente anche al processo di approfondimento scientifico-spirituale del nuovo evento del Cristo,

conduce ancora oltre. Di ciò Rudolf Steiner parla già prima, a Natale del 1914, a Dornach.

 

Si tratta del più profondo compito dell’Antroposofia in assoluto,

il quale da allora deve essere assolto dagli uomini uniti ad essa:

L’Antroposofìa stessa deve diventare l’involucro spirituale,

nel quale può incorporarsi il Cristo eterico.

 

Rudolf Steiner ne dà comunicazione nelle seguenti parole:

▸ «E sviluppiamo nelle nostre anime … la fiducia

che ciò che noi oggi percepiamo come il bambino che vogliamo adorare

(questo bambino è la nuova comprensione del Cristo [nell’Antroposofia]) cresca, viva

e in un periodo non troppo lungo si sviluppi in modo tale da potersi incorporare in lui il Cristo eterico,

così come il Cristo potè incorporarsi nel corpo di carne nel periodo del Mistero del Golgota» (O.O. 156, 26.12.1914).

 

In queste parole è messo in rilievo il più grande Mistero collegato con l’essere Antroposofia

e il suo compito nell’epoca del ritorno eterico.

 

Guardando da questo punto di vista al rapporto dell’essere Antroposofia con gli antroposofi, è possibile scoprire gli stessi quattro gradi, come qui illustrati in riguardo al ritorno eterico in relazione a questo essere.

Già quasi due anni prima, il 3 febbraio 1913, durante la prima assemblea generale della Società Antroposofica, in quel periodo divenuta indipendente dalla Società Teosofica (la definitiva separazione avvenne a Natale del 1912), Rudolf Steiner aveva dedicato un’intera conferenza a questo essere e alla sua evoluzione.

 

Dall’antica Grecia attraverso il medioevo fino al presente,

il cammino di questo misterioso essere conduce attraverso l’intera evoluzione culturale dell’umanità.30

Come Teosofia (divina Sofia), Filosofia e Antroposofia esso si manifestò mediante molti eccellenti Spiriti di quelle epoche, soprattutto nei nomi di Aristotele nel periodo della massima fioritura della cultura greca, Tommaso d’Aquino nel medioevo cristiano e Rudolf Steiner, quale creatore dell’Antroposofia nel XX secolo.

 

Mediante lo studio dell’Antroposofia anche noi oggi possiamo avvicinarci a questo essere.

Il processo culmina poi nel fatto, che l’uomo,

quando ha accolto in sé l’Antroposofia in modo sufficientemente intenso,

un bel giorno può sperimentarla quale reale essere spirituale, quale vera Antroposofia.

Allora nel mondo spirituale adiacente alla Terra essa sta dinanzi a lui quale vivente immaginazione

e lo conduce alla vera autoconoscenza, corrispondente all’epoca dell’anima cosciente.

 

▸ «E si presenterà, oggettivamente – ora non solo come ‘Sofia’, ma come ‘Antroposofia’,

come quella Sofia, che dopo avere attraversato l’anima umana [nel processo dello studio della Scienza dello Spirito],

ha accolto questo essere dell’uomo, d’ora in poi continua a portarlo in sé

e si pone altresì dinanzi all’uomo che riconosce, come allora la Sofia, l’essere oggettivo che ha vissuto presso i greci. …

Infatti, questo è l’essere dell’Antroposofiail suo proprio essere consiste in ciò che è l’essere dell’uomo» (ibidem).

 

• Allora l’Antroposofia, quale reale essere del mondo spirituale

apparirà davanti allo sguardo immaginativo dell’uomo,

▸ cosicché «in lei» egli percepirà «l’immagine riflessa della sua entità,

quale risultato della vera autoconoscenza nell’Antroposofia» (ibidem).

 

Dieci anni dopo Rudolf Steiner si riallaccia ancora una volta a questo collegamento immaginativo con l’Antroposofia nel processo dell’autoconoscenza e cioè nelle conferenze dell’estate 1923, nelle quali, con un grande sguardo retrospettivo alla storia del Movimento Antroposofico, egli inizia a preparare gli antroposofi al prossimo Convegno di Natale.

Nel ciclo di conferenze dal titolo significativo «La storia e le condizioni del Movimento Antroposofico in relazione alla Società Antroposofica» (O.O.258) egli parla della decisiva «condizione di vita» della Società Antroposofica che ora deve essere assolta dai suoi soci, affinché essa possa continuare a esistere: «considerare l’Antroposofia un essere vivente»

(16 giugno 1923). Infatti,

▸ «l’Antroposofia è in sé un uomo invisibile che si aggira tra uomini visibili

e nei confronti del quale … si ha la più grande responsabilità pensabile» (ibidem).31

 

A questo aspetto immaginativo dell’incontro con Antroposofia – poiché essa rimane invisibile per gli occhi fisici, tuttavia per il pensare che nel modo descritto è asceso alla percezione nel mondo immaginativo diviene sperimentabile in modo soprasensibile – nella stessa conferenza Rudolf Steiner aggiunge ancora il successivo grado, quello ispirativo.

Così ora, quasi con le stesse parole del 1917 sul Cristo eterico, egli parla di questo essere

che ▸«deve essere veramente considerato come un uomo invisibile, come qualcosa di esistente,

al quale, nelle singole azioni della vita, dobbiamo chiedere che cosa ne dice» (ibidem).

 

Ancor più tardi, nel novembre dello stesso anno, durante il suo soggiorno a L’Aia in occasione della fondazione della Società di Paese Olandese, Rudolf Steiner si riallaccia nuovamente a questo tema e sviluppa ulteriormente soprattutto il grado ispirativo di tale processo. Ciò che qui egli dice ottiene un particolare peso, per il fatto che durante questo soggiorno in Olanda egli decide definitivamente di compiere il Convegno di Natale. Così, da un discorso tenuto là, risulta che, evidentemente dopo una intensa consultazione spirituale con questo essere, egli era giunto a una definitiva decisione in merito.32

Ancor più intensamente di cinque mesi prima, ora viene rappresentato l’elemento ispirativo in relazione all’Antroposofia, e poi trasferito nell’elemento intuitivo.

 

Infatti, qui non si tratta più di udire soltanto l’essere Antroposofia,

ma si tratta di congiungersi con esso essenzialmente nel proprio cuore.

Ora l’uomo può accogliere direttamente nel proprio cuore Antroposofia.

Con ciò essa non gli appare più come un uomo invisibile, ma quale «vivente essere cosmico».

Come tale, esso si avvicina alla nostra anima, ▸ «bussa alla porta del nostro cuore e ci dice:

‘Fammi entrare, perché io sono te stesso; io sono la tua vera entità umana’».33

In questo modo l’uomo si unirà con l’Antroposofia in una congiunzione intuitiva di essere con essere nel proprio cuore.

 

Che in questo caso si tratti veramente di una congiunzione intuitiva risulta dal fatto

che nel cuore dell’uomo l’Antroposofia diviene la sorgente dell’amore spirituale.

«Se lasciamo entrare l’Antroposofìa nel nostro cuore dopo che essa ha bussato,

l’Antroposofia stessa ci porta il vero amore umano grazie a ciò che è» (ibidem),

 

vale a dire quella forza d’amore fraterno solamente con la quale

una comunità di uomini al servizio di questo essere sulla Terra può rimanere fortemente congiunta con esso.

 

Perciò Rudolf Steiner mette ripetutamente in rilievo

che la vera fratellanza ha una grande importanza per tutte le comunità spirituali,

ma essa è un’assoluta necessità vitale in particolare per la Società Antroposofica.

 

▸ «L’Antroposofia quale causa richiede veramente fratellanza umana

sino entro le più profonde profondità dell’anima.

Normalmente è possibile dire: La fratellanza è un comandamento.

Per l’Antroposofia bisogna dire: Essa cresce soltanto sul terreno della fratellanza,

essa non può svilupparsi se non nella fratellanza» (O.O. 211, 11.6.1922).

 

Infatti, soltanto sulla base di una fratellanza sorta dal vero amore spirituale

può esistere il rapporto di una comunità di uomini con questo essere soprasensibile.

 

In altre parole,

la compenetrazione interiore, ossia la congiunzione intuitiva dell’uomo con Antroposofia,

è possibile soltanto mediante il più profondo amore spirituale verso di essa.

 

Entrando nel cuore dell’uomo, essa diviene un nuovo impulso di formazione sociale.

In questo caso, l’amore stesso è la forza che dona all’uomo la facoltà intuitiva

e con ciò stabilisce una congiunzione sempre più profonda ed esistenziale con l’essere Antroposofia.

 

Su una tale congiunzione della facoltà dell’amore, quale suprema forza di conoscenza nell’uomo

che rende possibile una congiunzione d’essere con l’oggetto da riconoscere, che corrisponde alla comunione spirituale,

Rudolf Steiner si esprime sempre di nuovo, per esempio nelle seguenti parole:

▸ «Soltanto per mezzo della massima educazione e spiritualizzazione della capacità dell’amore

può venir raggiunto ciò che si rivela nell’intuizione.

Deve divenir possibile all’uomo fare della forza dell’amore una forza di conoscenza» (0.0. 227, 20.8.1923).

 

Poco dopo, durante il Convegno di Natale Rudolf Steiner continua questo motivo della congiunzione interiore dell’uomo con l’essere Antroposofia e il 25 dicembre 1923, durante la Posa della Pietra di Fondazione, esso viene posto davanti ai membri presenti della Società Antroposofica Universale fondata a nuovo quale loro nuovo compito. Ora ognuno di loro deve compiere in libera volontà nella propria interiorità «la vivificazione del proprio cuore con Antroposofia» (O.O. 260).

 

Ciò è di nuovo, solo espresso in modo diverso, il lasciare entrare questo essere nel cuore dell’uomo, come descritto due mesi prima a L’Aia. Che sia inteso esattamente tale processo, è testimoniato anche dal fatto che in entrambi i casi si tratta del l’autoconoscenza dell’uomo, la quale nell’essere è congiunta con Antroposofia. (Durante la Posa della Pietra di Fondazione, al centro dell’evento si trova altresì il motivo «Oh uomo conosci te stesso».)

 

Da tutto ciò diventa comprensibile perché Rudolf Steiner, all’inizio della 1a Lettera ai soci rivolta ai soci della Società Antroposofica fondata a nuovo già poco dopo il Convegno di Natale, menzioni anzitutto l’amore per l’Antroposofia:

 

▸ «Detto contenuto [del Convegno di Natale] sarà in effetti presente soltanto se ovunque si ami l’Antroposofia,

in avvenire si sentirà che nuova vita antroposofica è stata risvegliata da quanto si svolgerà

secondo le intenzioni esposte durante quel Convegno» (O.O. 260a, 20.1.1924).

 

• Allora, dalle anime degli uomini che prima hanno aperto i loro cuori all’essere Antroposofia

per compiere la comunione interiore con essa, fluirà nella Società Antroposofica questa nuova vita antroposofica.

• In secondo luogo ne consegue la congiunzione dell’Antroposofia

con ciò che durante la Posa della Pietra di Fondazione è descritto quale «sostanza creatrice» dell’amore,

dalla quale Rudolf Steiner creò la Pietra di Fondazione dell’Amore.

 

Qui abbiamo la via diretta

dal «pensare che dà forma»,che apre le porte al mondo immaginativo,

alla «sostanza creatrice», generata dalle forze intuitive dell’uomo.

 

La Pietra di Fondazione stessa, creata da Rudolf Steiner durante il Convegno di Natale,

può essere contemplata quale configurazione soprasensibile soltanto nella sua forma immaginativa,

ed è per questo che egli la definisce anche una «configurazione d’amore immaginativa» (O.O. 260, 25.12.1923).

 

Ma il suo essere interiore o la sua sostanza, consistente in puro amore spirituale,

è raggiungibile soltanto alla conoscenza intuitiva, vale a dire unicamente

mediante la congiunzione d’essere con tale sostanza nella propria anima.

 

Come risulta dal contenuto del Convegno di Natale, dopo che la Pietra di Fondazione fu creata da questa sostanza d’amore, essa venne consegnata ai soci quale fondamento spirituale della Società Antroposofica Universale.

Nel contempo tuttavia, Rudolf Steiner mise in rilievo anche il più importante compito sociale-spirituale di essa, con il quale egli concluse l’intero atto misteriosofico di Posa della Pietra di Fondazione, e cioè il fondare insieme «qui … una vera unione di uomini per Antroposofia» (ibidem).

 

E così in un certo senso si chiude il cerchio.

• Ciò che nel febbraio 1913, durante l’apertura ufficiale della Società Antroposofica indipendente a Berlino,

era ancora posto davanti ai soci quale compito individuale,

• durante la sua trasformazione in Società Antroposofica Universale nel 1923/24

fu dato quale nuovo compito sociale,

• ora invece, poggiando sulla Pietra di Fondazione soprasensibile dell’Amore,

gli uomini dovevano trovarsi in una unione per l’elevato essere spirituale Antroposofia.34

 

• Se durante l’apertura della Società nel 1913 si trattava ancora della congiunzione con l’essere Antroposofia

sulla via dell’autoconoscenza dell’uomo che deve condurre a un incontro cosciente con esso nel mondo spirituale,

• la meta della fondazione della Società nel 1923 era oltre a ciò la formazione di una nuova comunità di uomini

che, poggiando su un comune fondamento spirituale, nello Spirito dell’amore fraterno

è disposta a creare un involucro animico-spirituale sociale per un essere dei mondi superiori.

 

Da quanto detto, diventa anche comprensibile il senso esoterico del fatto che una delle più importanti esigenze che condussero al Convegno di Natale fu quella di avere «più Antroposofia».

Nella conferenza del 25 gennaio 1924, volgendo lo sguardo al Convegno di Natale e alla guida della Società Antroposofica assunta attraverso di esso, Rudolf Steiner disse in merito:

 

▸ «Ho deciso di iniziare nuovamente soltanto perché credo

che la vita nella Società Antroposofica debba diventare più intensa di quanto sia stata,

soltanto perché credo, che sia necessario coltivare veramente

più Antroposofia nella Società Antroposofica di quanto sia avvenuto sino ad ora,

non intendo più materia, ma più intensità e più entusiasmo e amore» (O.O.260a).

 

Da queste parole consegue che una tale intensificazione significa soprattutto

la trasformazione del rapporto con l’Antroposofia da un insegnamento

a una congiunzione interiore con essa quale vivente entità del mondo spirituale,

che può avvenire soltanto con «entusiasmo e amore».

 

Così, da quanto qui rappresentato risulta una nuova prospettiva in riguardo ai compiti esoterici e alle mete della Società Antroposofica Universale, che sorgono dalla congiunzione delle due correnti di sangue eterico rappresentate in questo capitolo.

 

Abbiamo visto che nel ritorno eterico possiamo distinguere quattro gradi,

che corrispondono esattamente al cammino di iniziazione antroposofico:

• lo studio della Scienza dello Spirito,     • l’immaginazione,     • l’ispirazione •     e l’intuizione.

 

Troviamo gli stessi quattro gradi anche nel rapporto con l’Antroposofia:

• dallo studio di essa quale sorgente ed educatrice del nuovo pensare che dà forma

• sino al grado dell’intuizione, nel quale essa stessa quale Anthroposophia

entra nel cuore dell’uomo e si congiunge realmente a lui.

 

Sul piano dell’intuizione tutto confluisce.35

Infatti, come abbiamo già visto, un giorno, in un lontano futuro

il Cristo eterico stesso si incorporerà spiritualmente nell’essere Antroposofìa,

per essere accolto insieme ad esso nell’Io dell’uomo.

Allora nel mondo spirituale Anthroposophia sarà la nuova coppa del Gral,

che porta in sé il Cristo e Lo collega con gli uomini.

 

E poiché è così, alla fine del suo libro La scienza occulta nelle sue linee generali, che fu scritto nell’anno dell’apparizione esoterica del Cristo nell’eterico (1909), a Rudolf Steiner fu concesso di definire tutta l’Antroposofia da lui rappresentata la «scienza del Gral» (O.O. 13, pag. 330).

Qui troviamo un’ulteriore motivazione per il profondo collegamento dell’Antroposofia con i moderni Misteri del Gral.36

 

Questi oggi conducono alla meta caratterizzata da Rudolf Steiner con le seguenti parole:

 

▸ «Se le nostre anime lasceranno che la Scienza dello Spirito le accenda alla comprensione di simili segreti,

se le nostre anime vivranno in una tale comprensione, allora le anime diverranno mature

per conoscere, guardando alla sacra coppa, il Mistero dell’Io-Cristo,

di quell’Io eterno nel quale ogni Io umano può trasformarsi.

È qui, questo Mistero – purché gli uomini si lascino chiamare dalla Scienza dello Spirito

[vale a dire, dall’essere Antroposofia], a intenderlo come fatto reale, per accogliere, guardando al santo Gral,

l’Io-Cristo» (O.O. 109, 11.4.1909; corsivo di Rudolf Steiner).37

 

Nel senso di queste parole, oggi la Scienza dello Spirito o Antroposofia

è la mediatrice tra gli uomini e le copie dell’Io-Cristo conservate nella coppa del Gral,

che possono essere accolte dagli uomini che le cercano soltanto in base al loro comune agire con il Cristo.

 

Come in questo capitolo è stato fatto il tentativo di collegare l’apparizione eterica del Cristo con l’essere Antroposofia e il moderno cammino di iniziazione, così deve avvenire anche con tutti gli altri ambiti dell’Antroposofia fino alle sue figlie.

Infatti, oggi il Cristo eterico dal suo eterno presente vuole manifestarsi agli uomini in tutti gli ambiti della vita, e l’essere Antroposofia ha il compito di prepararli per aprire così al Cristo eterico le vie all’umanità.

Da ciò risulta l’attuale compito della Società Antroposofica: Mediante il comune lavoro spirituale dei suoi soci, vivere la congiunzione dell’Antroposofia con il Cristo eterico così come nel mondo spirituale essi sono uniti inseparabilmente l’una con l’altro.

Soltanto se ciò avviene, in futuro giungerà a compimento il grande ideale che si trova nella definitiva congiunzione dei due cammini qui descritti.

 

Il Cristo che appare nella figura eterica un giorno si incorporerà nell’Antroposofia divenuta adulta,

vale a dire pienamente sviluppata, quando da parte sua sulla Terra essa avrà trovato nella Società Antroposofica

l’involucro animico-spirituale ad essa corrispondente,

preparato per essa dai suoi soci nel seguire l’impulso del Convegno di Natale.

 

I quattro gradi di iniziazione qui rappresentati in connessione con l’apparizione del Cristo nell’eterico

vennero realizzati artisticamente da Rudolf Steiner nel primo Goetheanum,

nel pensiero architettonico stesso e in tutte le sue forme e i suoi colori,

in modo tale che ogni uomo che entrava in questo edificio con un sentimento privo di pregiudizi e aperto allo Spirito

aveva la possibilità di vivere una qualche forma di incontro con il Cristo eterico.38

 

L’intera configurazione dell’edificio quale configurazione a doppia cupola

era concepita in modo tale che, secondo il suo pensiero architettonico,

corrispondeva alle parole con le quali più tardi Rudolf Steiner caratterizzò l’essere Antroposofia:

«L’Antroposofia è una via della conoscenza

che vorrebbe condurre lo spirituale che è nell’uomo

allo spirituale che è nell’universo» (O.O. 26, Massima nr. 1).

 

E in tutti i suoi dettagli l’edificio era la rappresentazione artistica dell’intera Antroposofia,

come era stata portata ad espressione prima per iscritto nel libro La scienza occulta nelle sue linee generali.

 

Il primo grado  corrispondeva all’ampio studio dell’Antroposofia mediante l’arte,

come essa apparve nel primo Goetheanum.

Mediante questa arte viene poi promosso lo sviluppo del pensare che dà forma,

e così essa rende possibile il passaggio alla percezione di immaginazioni.

 

Il secondo grado, quello immaginativo, venne poi raggiunto

nel contemplare la grande vetrata rossa nel lato Ovest del Goetheanum.

Qui è rappresentato un uomo nel quale i tre fiori di loto,

alla radice del naso, alla laringe e nella zona del cuore, sono pienamente sviluppati,

così che egli dispone del completo controllo del proprio corpo eterico.39

Questo è l’uomo che si trova già sulla via dall’immaginazione all’ispirazione.

 

Con ciò è rappresentato il processo dello sviluppo interiore,

che conduce dalla trasformazione del pensare nel suo capo

all’udire la Parola spirituale mediante l’organo soprasensibile della laringe

e infine alla liberazione del suo cuore dalle forze del drago mediante l’impulso di Michele.40

 

Così, in questa immagine di partenza

era già disposto in germe tutto l’ulteriore cammino attraverso il Goetheanum.

Infatti, il possente volto nella vetrata rossa volge lo sguardo da Ovest a Est,

nella direzione in cui dal mondo spirituale, che è sempre collegato con l’orientamento verso Est,

il Cristo in forma di scultura doveva come venire incontro all’uomo.

 

Nella sala grande,

all’elemento immaginativo,  che sorge dall’originaria trasformazione del pensare

rendendolo un nuovo organo di percezione nel mondo immaginativo

(dipinti delle cupole e motivi delle vetrate colorate), si aggiunse l’elemento ispirativo.

 

Le possenti colonne, i capitelli e le architravi nella loro metamorfosi,

che comprendono l’intera evoluzione nel senso dell’Antroposofia,

iniziarono ora a parlare agli uomini nel loro linguaggio cosmico.

 

Qui era data l’eccezionale occasione di vivere l’Antroposofia in modo artistico

quale moderno linguaggio del Cristo eterico.

• Questo linguaggio cosmico, paragonabile a una sorta di musica delle sfere,

nello spazio della cupola piccola divenne poi la completa manifestazione della Parola Universale,

che risuonava attraverso i dodici iniziatori cosmici (vedi O.O. 137,12.6.1912),

per i quali nei plinti delle dodici colonne vennero costruiti i dodici troni speciali.

• Con ciò era già preparato il successivo passaggio: dall’ispirazione all’intuizione,

dal cui regno doveva apparire il Cristo stesso quale Rappresentante dell’umanità.

 

Così, alla fine del cammino l’uomo incontrava il Cristo in duplice figura, quale scultura e quale immagine dipinta,

nel lato Est della cupola piccola. Ed era pensato per questo incontro il Goetheanum quale globale opera d’arte.

In esso l’intera Antroposofia era divenuta l’involucro visibile per l’immagine del Rappresentante dell’umanità,

che doveva costituire il punto centrale spirituale e artistico di pensiero architettonico dell’edifìcio

(vedi 0.0. 84, 9.4.1923).

 

Con ciò, la futura incorporazione eterica del Cristo nell’essere Antroposofia

era già disposta artisticamente e preparata realmente.

Per comprendere meglio questo processo in base al gruppo scultoreo, si consideri ancora il seguente aspetto:

• Oggi l’uomo deve scoprire dietro questa opera d’arte la «nuova Iside» («una vera, reale, nuova Iside»),

invisibile agli occhi esteriori, ma realmente presente, che si trova ancora in una specie di stato di sonno.

 

In riguardo all’essere di questa nuova Iside, nella conferenza del 6 gennaio 1918 a Dornach Rudolf Steiner ha raccontato una «nuova leggenda di Osiride-Iside» e definito il suo gruppo scultoreo persino quale «nuova statua di Iside» (0.0.180).

▸ «Gli uomini contemplavano questa statua [il gruppo scultoreo] e … non sapevano che questa statua in fondo è soltanto il velo per una statua invisibile. Ma la gente non si accorgeva della statua invisibile; infatti, quella statua invisibile era la nuova Iside, l’Iside di una nuova epoca» (ibidem).

E sopra questa statua invisibile vi erano da leggere spiritualmente le parole che portano ad espressione tutta la differenza della nuova Iside rispetto a quella che la precedette nell’antico Egitto:

«Io sono l’uomo. Io sono il passato, il presente e il futuro.

Ogni mortale dovrebbe alzare il mio velo» (ibidem).

 

Alzare in questo senso il velo della nuova Iside, oggi per gli uomini non significa altro che innalzarsi alla nuova chiaroveggenza cosciente, con la quale può essere contemplato il Cristo eterico. Così, nel gruppo scultoreo è contenuto il segreto del cammino interiore all’esperienza del ritorno del Cristo.

Questo non è il luogo per interpretare questa leggenda nel suo complesso, ma vogliamo mettere in rilievo soltanto uno dei suoi aspetti.41 Infatti, il risveglio della nuova Iside, comunque non all’ordinaria coscienza diurna bensì alle superiori forze della nuova chiaroveggenza, avvenne nel ricevere un giorno il suo rampollo spirituale «nella sua vera figura, nella sua reale figura, dalle mani di una serie di Spiriti che erano Spiriti elementari della natura».

 

Ora però, dotata della nuova chiaroveggenza, essa potè comprendere tutta la profondità del significato del Mistero del Logos nel Prologo del Vangelo di Giovanni.

▸«Le si rivelò il significato giovanneo del Mistero del Golgota» e con ciò la corona «di futile carta» messale dal nuovo Tifone divenne una «vera corona aurea di pura saggezza».

 

Così questa leggenda di Osiride-Iside culmina nella congiunzione della nuova Iside con l’essere del Logos e con la forza proveniente dal Mistero del Golgota.

E nell’ulteriore corso della conferenza Rudolf Steiner mette ancora in rilievo che la nuova Iside ha raggiunto tale grado superiore della sua evoluzione «mediante la forza della Parola, come essa deve essere conseguita di nuovo mediante la Scienza dello Spirito».

 

Con altre parole: Dalle forze dell’Antroposofìa potè avvenire questo risveglio della nuova Iside alla moderna chiaroveggenza, che rese ad essa possibile un approfondito rapporto con il Mistero del Golgota, e con ciò la sua corona di carta diventò la corona aurea della saggezza.

Se a questo punto ci chiediamo da quali Spiriti elementari la nuova Iside poteva ricevere il suo vero rampollo per trovare anche la nuova via chiaroveggente al Mistero del Golgota, è evidente che erano gli stessi esseri elementari, ai quali si era rivolto per tre volte Rudolf Steiner nella Meditazione della Pietra di Fondazione durante il Convegno di Natale.

Infatti, essi sono testimoni sulla Terra del fatto che dopo il Mistero del Golgota il Cristo divenne il nuovo Spirito della Terra.

 

Ancor più, questi Spiriti elementari oggi devono costituire il seguito soprasensibile del Cristo eterico,

poiché altrimenti non possono essere contemplati dagli uomini.

Rudolf Steiner lo indica nelle seguenti parole:

 

▸ «Al seguito del Cristo riappariranno divinità che esistevano prima del Mistero del Golgota. Allora gli uomini vedevano la natura tutta compenetrata di anima e di Spirito. Dopo il Mistero del Golgota l’umanità deve aspirare a che la natura compenetrata di anima e di Spirito appaia al seguito del Cristo, a che gli Spiriti della natura vengano tutti visti al seguito del Cristo, perché senza di Lui quelle divinità non possono essere viste» (O.O. 226,21.5.1923).42

 

Quasi due anni dopo Rudolf Steiner aggiunge inoltre l’aspetto cosmico.

Nella conferenza del 24 dicembre 1920 egli rappresenta ai suoi ascoltatori, quale dono di Natale, un’ulteriore «nuova leggenda di Iside» e collega con ciò un importante compito per gli antroposofi:

▸ «In un certo senso dobbiamo ritrovare la leggenda di Iside, il contenuto del Mistero di Iside, ma dobbiamo formarlo, afferrato dall’immaginazione per il nostro tempo» (0.0. 202).

 

In entrambi i casi si tratta della «nuova Iside», solo che nella conferenza del 1918 viene sottolineato l’aspetto microcosmico-antropologico del suo Mistero e nella conferenza del 1920 quello macrocosmico.

Esse sono tuttavia collegate l’una con l’altra soprattutto per il fatto che in ogni variante della leggenda la Scienza dello Spirito o Antroposofia riveste un ruolo decisivo.

 

E poi egli continua raccontando come nel nostro periodo,

poiché l’umanità dall’interno è così fortemente arimanizzata (vennero menzionate le forze di Tifone-Arimane),

Lucifero ottenne il pieno potere sulla «nuova Iside»,

la uccise e portò i suoi resti nelle vastità del cosmo.

 

Là oggi essa deve essere ritrovata dagli uomini e risvegliata a nuova vita.

Ciò avviene occupandosi dell’interiore, viva cosmologia rappresentata da Rudolf Steiner

soprattutto nel suo libro La scienza occulta nelle sue linee generali.

 

Poi egli continua:

▸ «Ciò che conquistiamo mediante l’Iside ritrovata, dobbiamo poterlo porre davanti a noi in modo vivo,

così che spiritualmente divenga per noi l’universo celeste, il cosmo.

Dall’interiorità dobbiamo afferrare Saturno, Sole, Luna, Terra, Giove, Venere, Vulcano» (ibidem).

 

Con altre parole:

All’odierna astronomia meccanica, che è soltanto il segno dell’Iside uccisa da Lucifero,

deve essere contrapposta una nuova astronomia derivante dall’Antroposofia, nella quale possa risorgere la nuova Iside.

• E questo può avvenire soltanto perché Rudolf Steiner stesso

giunse a tale astronomia spirituale mediante la forza del Cristo nel suo Io:

▸ «Dobbiamo comprendere che mediante la forza del Cristo abbiamo da trovare un’astronomia interiore,

che ci mostra nuovamente l’universo sorgente e agente nella forza dello Spirito» (ibidem).

 

E se l’uomo troverà in questo modo la nuova Iside risorta,

allora a sua volta essa potrà condurlo alla nuova comprensione dell’entità del Cristo connessa con l’intero cosmo.

Infatti,

«ciò che abbiamo perduto è la conoscenza, è l’intuizione del Cristo Gesù» (ibidem).

 

Tutta la descrizione culmina poi nelle note parole:

«Non è il Cristo che ci manca,  ciò che ci manca è la conoscenza del Cristo,

l’Iside del Cristo, la Sofia del Cristo» (ibidem).

 

Il compito degli antroposofi, seguendo Rudolf Steiner,

è trovare la nuova Iside dall’interiorizzazione della Scienza dello Spirito

per incontrare il Cristo eterico con la forza di essa nell’anima sulla via della nuova chiaroveggenza.

 

Infatti, alla fine della conferenza Rudolf Steiner collega questa nuova Iside, che egli nomina anche la «Santa Sofia»,

con l’apparizione del Cristo nell’eterico, il quale si presenterà in mezzo all’umanità

soltanto quando questa avrà acquistato la forza della Santa Sofia.

 

▸ «Perciò, così come l’egizio dal suo Osiride ha guardato a Iside,

dobbiamo imparare di nuovo a guardare alla nuova Iside, alla Santa Sofia.

Non perché avviene qualcosa unicamente dall’esterno

nel corso del XX secolo il Cristo apparirà di nuovo nella Sua forma spirituale,

ma per il fatto che gli uomini trovano la forza rappresentata dalla Santa Sofia» (ibidem).

 

Ma l’essere che nel mondo spirituale tiene nelle sue mani la chiave

per questa forza della Sofia che rende chiaroveggenti,

che a sua volta rende possibile l’apparizione del Cristo nell’eterico, è Antroposofia.

 

Era lei a ispirare Rudolf Steiner alle due varianti della nuova leggenda di Iside,

per guidare nel contempo lo sguardo interiore degli uomini al suo rapporto con il Cristo eterico.

 

 


 

Note:

21 – Rudolf Steiner ne parla tra l’altro nelle conferenze pubblicate nella raccolta Dos Ereignis der Christus-Erscheinung in der atherischen Welt (L’avvento del Cristo nel mondo eterico), O.O. 118.

22 – Nella conferenza del 20 settembre 1924 (O.O. 346) Rudolf Steiner parla per l’ultima volta del Cristo eterico in connessione con l’anno 1933.

23 – La guida spirituale dell’uomo e dell’umanità (O.O. 15).

24 – In merito Rudolf Steiner dice che il cammino nei mondi soprasensibili rappresentato in quel libro è «disposto sul pensare che dà forma» (O.O. 187,1.1.1919), vale a dire che parte dal pensare che dà forma e si basa su di esso.

25 – Nella conferenza del 26 novembre 1921 (O.O. 79) Rudolf Steiner in merito dice: «Infatti, nella Filosofia della libertà viene già esercitato quel tipo di pensare al quale occorre pervenire ai fini della conoscenza dei mondi superiori. … E un pensare morfologico, un pensare in figure.»

26 – Rudolf Steiner mette sempre di nuovo in rilievo che il Cristo eterico appare agli uomini sul piano astrale (vedi p. es. O.O. 130, 4.11.1911).

27 – È significativo che a questo punto Rudolf Steiner metta in rilievo soprattutto l’evoluzione del mondo nel senso dell’Antroposofia, che può contribuire particolarmente alla trasformazione del pensare. Infatti, nell’immagine dell’evoluzione del mondo il pensiero di metamorfosi Goethiano continua a vivere in un modo superiore e universale. Se consideriamo inoltre che la rappresentazione più importante di questi contenuti è esposta nel libro La scienza occulta nelle sue linee generali, scritta da Rudolf Steiner nell’anno 1909, vale a dire nell’anno in cui egli stesso potè percepire per la prima volta l’apparizione del Cristo nell’eterico (vedi sopra), allora il collegamento interiore di questo libro, che come dice Rudolf Steiner «contiene le linee generali dell’Antroposofia nel suo complesso» (O.O. 13, pag. 12), con il ritorno eterico diventa manifesto. Vedi inoltre in S. O. Prokofieff / R Selg, Die ‘Geheimwissenschaft im Umriss ’unddas Erste Goetheanum (La ‘scienza occulta’ e il primo Goetheanum), Arlesheim 2010.

28 – Articolo «L’avvenire dell’umanità e l’attività di Michele» (O.O. 26).

29 – Sul linguaggio di Rudolf Steiner vedi H. Zimmermann, Vom Sprachverlust zur neuen Bilderwelt des Wortes (Dalla perdita del linguaggio al nuovo mondo immaginativo della parola), Dornach 2000.

30 – Vedi Rudolf Steiner, Das Wesen der Anthroposophie (L’essere dell’Antroposofia), Dornach 1998 e S. O. Prokofieff, La celeste Sofìa e l’essere Antroposofìa, Ed. Arcobaleno, Oriago (VE) 1997.

31 – Vedi anche S. O. Prokofieff, Die Anthroposophische Gesellschaft und das Wesen Anthroposophia (La Società Antroposofica e l’essere Antroposofia), cap. 1, «Lo studio della Scienza dello Spirito quale incontro con l’essere vivente Antroposofia», Dornach 1999.

32 – In riguardo è anche significativo che Rudolf Steiner avesse dato al ciclo di conferenze in Olanda il titolo: «L ’uomo soprasensibile alla luce dell’Antroposofìa» (O.O. 231), nel quale, sulla base della vita dell’uomo tra due incarnazioni, è rappresentata con straordinaria intensità l’intera concezione dell’Antroposofia sui mondi spirituali.

33 – O.O. 231, 18.11.1923. La parte conclusiva della conferenza, nella quale si trovano queste parole, entro l’Opera Omnia venne pubblicata per la prima volta nella nota riguardante l’edizione del 1982.

34 – In questo senso può essere compresa anche l’osservazione aggiunta da Rudolf Steiner al § 2 degli Statuti del Convegno di Natale: «La Società Antroposofica si riallaccia alla Società Antroposofica fondata nel 1912, ma riguardo alle mete allora fissate vuole creare un punto di partenza autonomo, corrispondente al reale Spirito dell’epoca presente» (O.O. 260a, 13.1.1924).

35 – Da ciò diventa comprensibile perché nel breve saggio riguardante la sua vita e la sua opera, scritto da Rudolf Steiner senza l’indicazione del periodo e del luogo – presumibilmente nell’anno 1913 -, appare sempre di nuovo la definizione «intuizione», per caratterizzare il tratto fondamentale e la principale sorgente di tutta l’Antroposofia. Vedi Rudolf Steiner, «Hauptzeugnisse. Autobiographische Dokumente» (Principali testimonianze. Documenti autobiografici), pag. 103-106, Dornach 2007.

36 – Vedi in merito anche S. 0. Prokofieff, Rudolf Steiner e la fondazione dei Nuovi Misteri, cap. 7, «L’epoca di Michele e il nuovo evento del Gral», Ed. Arcobaleno, Oriago (VE) 1991.

37 – In merito è significativo che sul tema riguardante le copie dell’Io-Cristo, che a partire dal nostro tempo vengono accolte da sempre più uomini, Rudolf Steiner parlò per la prima volta nel 1909, l’anno in cui egli scrisse La scienza occulta nelle sue linee generali quale più ampia rappresentazione dell’Antroposofia ed ebbe il suo proprio incontro soprasensibile con il Cristo eterico.

38 – Vedi precisazioni in S. O. Prokofieff, Le dodici notti sante e le gerarchie spirituali, parte II, cap. 3, «La costruzione del Goetheanum interiore, come cammino verso l’avvento del Cristo eterico», Ed. Arcobaleno, Oriago (VE), 1990.

39 – Vedi in merito nel libro L’iniziazione, cap. «Alcuni effetti dell’iniziazione» (O.O. 10). – È vero che il terzo fiore di loto nella zona del cuore nell’immagine della vetrata rossa non è rappresentato, ma il fatto che qui nel cuore sia già presente e agisca attivamente la forza di Michele conferma lo sviluppo anche di questo organo di percezione soprasensibile.

40 – Vedi dettagli nel capitolo 5. Là viene anche spiegato perché la figura di Michele nella zona del cuore dell’uomo sulla vetrata rossa è rappresentata così piccola.

41 – Credo che un altro aspetto di questa leggenda, nel quale viene descritto come il nuovo Tifone ha moltiplicato il rampollo sbagliato di Iside e impresso a ciascuna delle quattordici copie il suo proprio volto, accenni al pericolo che nel nostro periodo minaccia soprattutto l’Antroposofia nel mondo, e cioè quello dell’intellettualizzazione. Quale conseguenza di essa, l’Antroposofia cadrebbe nelle mani di Arimane. Rudolf Steiner ha messo in rilievo tale pericolo con riferimento alla fine del XX secolo in un dialogo con Adelheid Petersen-von Sybell. Il testo di questo dialogo con il titolo «Rudolf Steiner sulla gioventù che verrà» è stampato in S. O. Prokofieff, Del rapporto con Rudolf Steiner. Il Mistero della Posa della Pietra di Fondazione, Appendice 2, Widar Edizioni, Venezia-Marghera 2008.

42 – È significativo che a questo punto Rudolf Steiner nomini Widar, che apparirà anche con il Cristo, servendolo. Infatti, fa parte dell’attuale missione di Widar condurre gli Spiriti della natura al seguito del Cristo. – Che in questo punto si tratti del Cristo eterico è accennato da Rudolf Steiner nell’indicazione: «Molti anni fa lo abbiamo ricordato» (ibidem). Con ciò egli si riferisce al ciclo del 1910 Sulle anime di popolo, pure tenuto a Christiania, nella cui ultima conferenza Rudolf Steiner parlò del rapporto di Widar con l’apparizione eterica del Cristo (O.O. 121, 17.6.1910).

 

 

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