16 – I – Forze plasmatrici di forma o della figura


 

«Mediante il fisico diviene per noi percepibile la forma eterica;

ma quello che vediamo è proprio la forma eterica».

 

MOVIMENTI DI CRESCITA DELLA PIANTA

Nella pianta l’eterico prevale sul fisico, cosicché è più semplice per suo tramite studiare l’eterico stesso. Dobbiamo anzitutto indirizzare l’attenzione al costituirsi della forma. Guardiamo una pianta, ad esempio una pianta annuale superiore, nella sua forma estremamente varia: stelo, foglia, fiore ecc. Tutto ciò si è sviluppato con la crescita, cioè dal movimento giunto a quiete, o che appare in quiete.

Il processo di crescita fa sì che la pianta, nel suo anelare verso l’alto (espansione) acquisti contemporaneamente la propria forma. Forma, configurazione, è movimento giunto a quiete. Si deve ora individuare nelle forme della pianta quale movimento è giunto a quiete in ogni suo tipico organo.

In altre parole cercheremo di individuare nel complessivo movimento di crescita i singoli, distinti movimenti. A questo scopo dobbiamo anzitutto abbracciare complessivamente l’intero movimento della crescita, dal seme nella terra sino alla formazione di un nuovo seme, (già nel Medioevo Alberto Magno indagò in questo senso i movimenti di crescita della pianta).

La caratterizzazione dei movimenti può essere espressa a parole solo approssimativamente e quindi occorre esserne consapevoli nella lettura della descrizione seguente; il lettore è chiamato a completare e vivificare quanto sarà detto mediante proprie osservazioni ed esperienze.

 

1. La prima cosa che fa il seme quando è posto nella terra è di compenetrarsi di umidità: rinvigorisce la sua forza interna e spezza l’involucro esterno. Esso si crea un proprio spazio. Tale forza è così intensa che in alcune circostanze sposta la terra intorno. Questo primo movimento di crescita è il germinare.

 

2. Immediatamente subentra una nuova forza e un nuovo movimento: l’embrione mette una piccola radice e comincia a spuntare e crescere verso l’alto.

Questo è un movimento che consente alla pianta di attraversare lo strato di terra per elevarsi sopra la superficie terrestre; è la vera e propria forza fondamentale della pianta, che agisce durante tutta la crescita e innalza la pianta vincendo il peso della sostanza terrestre. Si manifesta così una forza che supera la materia. Essa innalza perpendicolarmente ed è osservabile con maggiore evidenza nello stelo. Si può parlare di innalzare, elevare, spuntare.

 

3. Da ciò si estrinseca un’altra forza di movimento che ora non porta verso l’alto bensì estende orizzontalmente nei due sensi. All’apice vegetativo dello stelo si formano due protuberanze laterali da cui si dispiegano le foglie. La pianta germoglia. Quanto è stato innalzato si estende ora lateralmente nelle foglie, si allarga sino a colmarne la forma, poi si arresta, giunge a quiete: distendersi, germogliare.

 

4. La crescita continua verso l’alto finché si arresta come urtando contro una resistenza, e qui ristagna. Il flusso ascendente spinge incessantemente, e dal ristagno si forma una gemma come risultato di questo particolare movimento di crescita; quindi formazione di gemme, gemmare.

 

5. Di fronte a una pianta allo stadio di gemmazione, ad esempio un cespuglio di rosa o una gemma di castagno, si ha l’impressione che la gemma sia protetta, avviluppata, che sia racchiusa in un involucro. Questa impressione pervade tutta la pianta, e si nota che l’intera pianta verde è come avvolta in una pelle. Tale pelle delimita tutti i movimenti di crescita, protegge e individualizza l’essere della pianta: avvolgere, avviluppare.

 

6. Ci sono piante che non impiegano tutte le loro forze nella formazione delle foglie e delle gemme. La vite, e il pisello, formano ad esempio dei viticci. Questi eseguono un proprio movimento di torsione finché non hanno trovato un sostegno, al quale poi si attaccano saldamente contraendosi a spirale. Ci sono piante che formano viticci e altre che si attorcigliano completamente, come i fagioli e le piante sarmentose. La possibilità di questo movimento risiede in ogni pianta. Anche quando non appare esternamente agisce tuttavia nella formazione di cellule spiraliformi che conferiscono alla pianta la sua flessibilità. Le piante non potrebbero ergersi se mancasse loro questa elasticità, se non avessero questa capacità di curvarsi al vento o a un urto e poi ritornare erette. Abnegazione e riaffermazione! Nel bocciolo anche i petali sono pieghettati e arrotolati in attesa del loro dispiegamento. Quindi: attorcigliarsi, ondeggiare, arrotolarsi.

 

7. La gemma (o il bocciolo) è una transitoria condizione di ristagno, dopodiché il movimento riprende. Essa si gonfia, si sviluppa, si apre e fiorisce: dispiegarsi, fiorire.

 

8. Una parte dei petali si è trasformata in stami che spargono il polline nell’atmosfera. La pianta si polverizza, profuma: polverizzarsi. A questo punto la pianta ha raggiunto un culmine; la forza di crescita verso l’alto, l’anelito ad innalzarsi sopra la terra, ad estendersi, hanno trovato compimento. Essa è persino sconfinata al di là di se stessa perdendosi nell’informe, spandendo nell’atmosfera il suo polline, il suo profumo. La vita della pianta sembra giunta al suo termine.

 

9. Ora subentra qualcosa di sorprendente. Una forza di crescita agisce dall’alto verso il basso. Il grano di polline si deposita sullo stigma, inizia la crescita del sacco pollinico dall’alto fino a raggiungere l’ovulo. Si ha una fecondazione, nasce il germe di una nuova pianta: accogliere, fecondare.

 

10. La forza di crescita accumula sostanza attorno al germe, si forma il seme i cui involucri si ingrossano formando il frutto: fruttificare.

 

11. Quando le spighe cariche di grano si curvano, quando le mele curvano i rami, allora la pianta si alleggerisce del loro peso staccandole da sé, sgravandosi attivamente dal troppo peso: distaccare, alleggerirsi.

 

12. Un’ultima forza irrigidisce ora nella sua forma il seme generato dalla pianta. Tutti i movimenti giungono a quiete, si estinguono. Nei campi troviamo stoppie, gambi e ombrelli secchi. Ma anche il seme è diventato secco, duro, inalterabile, duraturo: irrigidirsi.

 

Considerando insieme questi movimenti di crescita, o forze configuratrici,

risulta il seguente ordinamento, dove otto movimenti sono ascendenti e quattro discendenti.

 

 

Quando si osserva crescere una pianta non si deve avere la rappresentazione che sia spinta verso l’alto dalla terra. Nel suolo non c’è alcuna forza capace di innalzare la sostanza, o la materia terrestre, e meno ancora che sia in grado di configurarla.Nella crescita della pianta si distinguono in un primo momento dodici diversi movimenti. In seguito se ne aggiungono altri. Si deve avere sufficiente chiarezza sulla natura di queste forze di crescita. Si tratta di forze costruttrici, sono le forze vitali della pianta, quindi del suo corpo eterico. Sono dunque forze periferiche che agendo dall’esterno in modo spazialmente negativo configurano la forma della pianta.

Sono le forze eteriche formatrici a esercitare un risucchio sul seme germinante suscitando le conformazioni e i movimenti descritti. Nella configurazione della pianta si manifesta alla nostra percezione sensibile l’azione delle forze formatrici eteriche. Queste ultime sono di natura soprasensibile e quindi non percepibili.

È tuttavia possibile pervenire a una loro caratterizzazione in dodici movimenti di crescita mediante l’osservazione e il pensiero o, come dice Goethe, mediante la «forza di giudizio contemplativa».

 

COMPARAZIONE DEI MOVIMENTI DI CRESCITA COI MOVIMENTI EURITMICI

Possiamo ora chiederci: queste dodici forze formatrici appaiono anche altrove, oltre che nella configurazione delle forme vegetali? Ci sono altrove movimenti che si possono comparare a quelli citati? Rudolf Steiner ha svolto approfondite indagini in questo campo ed ha esposto i suoi risultati:

 

1. Il chiaroveggente riconosce le forze formatrici nell’organizzazione di ogni essere vivente.

    Per tale motivo egli chiama questa organizzazione vivente anche corpo di forze formatrici.

2. Le forze formatrici sono attive nel linguaggio parlato i cui suoni, raggruppati nell’alfabeto,

     sono gli stessi per tutti gli uomini.

 

Ogni lettera ha una posizione caratteristica nell’organo della fonazione (laringe, labbra, lingua, palato ecc.). Ne consegue che parlando si generano forme nell’aria come una particolare manifestazione delle forze formatrici. Queste forme aeree generate da vocali e consonanti sono però così fuggevoli da non essere percepibili, oppure si possono studiare solo usando speciali apparecchiature .

L’indagine soprasensibile ha la possibilità di percepire direttamente le forze formatrici del linguaggio. Quando ad esempio un uomo ascolta una data vocale o nota musicale si formano nel suo corpo eterico delle forme corrispondenti. In tal modo Rudolf Steiner potè indagare i movimenti espressivi di ogni singola lettera dell’alfabeto, di ogni nota ed elemento musicale (intervallo, maggiore, minore ecc.). Le leggi così scoperte sono diventate il fondamento dell’euritmia.

L’euritmia è una nuova arte del movimento creata da Rudolf Steiner che, per i motivi riportati prima, può essere anche chiamata espressione visibile del linguaggio e della musica. L’uomo che fa euritmia esegue con l’intera figura del corpo, ma principalmente con le braccia e le mani, i movimenti che compie il suo corpo eterico durante l’ascolto. Egli rende così visibile con la propria corporeità gli interiori movimenti eterici delle forze formatrici, che altrimenti resterebbero invisibili.

 

La cosa sorprendente e molto significativa è che nei movimenti di crescita della pianta si ritrovano i movimenti euritmici. Si può persino dire che le forze formatrici e di crescita di ogni essere vivente sono gesti euritmici.

In altre parole: i movimenti dell’euritmia costituiscono il corpo delle forze formatrici,

sono le forze creatrici di forma nel mondo.

• Da questo punto di vista non è errato dire che la pianta crescendo fa euritmia.

• Per convincersi di ciò si dovrebbero conoscere i movimenti dell’euritmia per compararli coi movimenti di crescita.

 

Oggi è ancora difficile fare questo perché solo pochi uomini, e ancora meno gli scienziati, hanno dimestichezza con l’euritmia. Necessita inoltre una sensibilità artistica per la vivente plasticità delle forme. Ciò non di meno vogliamo provare a cogliere le caratteristiche indagate da Rudolf Steiner per i movimenti dell’euritmia confrontandole coi movimenti di crescita della pianta per scorgerne le corrispondenze .

 

1. Il germinare corrisponde al gesto euritmico della G o K.

Il movimento è: scostare, spingere all’esterno affinché l’essere possa manifestarsi.

La G domina la materia partendo dallo spirito.

 

2. Lo spuntare corrisponde alla L.

La L è l’elemento creatore e formatore in ogni cosa o essere.

È la forza della forma che vince la materia.

 

3. Il germogliare corrisponde alla M.

La M fa fluire la materia nella forma della foglia.

Ha qualcosa di adattevole, come se tastando caldamente prendesse la forma di qualsiasi cosa e si adeguasse a tutto.

 

4. Il gemmare corrisponde alla N.

Il movimento della N è quello del ritrarsi, del percepire; indica qualcosa che si arresta.

 

5. L’avvolgere corrisponde alla W.

Il movimento ondeggiante della W delimita e avviluppa come una pelle la totalità della pianta.

 

6. L’attorcigliarsi corrisponde alla R.

Il movimento di torsione della pianta quando si avvinghia o oscilla è come il movimento roteante della R.

 

7. Il fiorire corrisponde alla H.

È come un leggero alito che si effonde vicino.

Il suono aspirato della H si trova nel dischiudersi del bocciolo, nell’aprirsi del fiore, nel trapasso all’aeriforme.

 

8. Il polverizzarsi è la F.

L’effondersi, lo spandersi lontano del polline, è come la lettera soffiante F,

che ha un movimento di emissione; è un soffiare lontano.

 

9. Accogliere, fecondare è la T (D).

Il polline accolto che feconda l’ovulo scendendo dallo stigma verso di esso è la T.

È un elemento creativo che irradia sulla terra dal cielo seguendo la direzione significativa dall’alto verso il basso.

 

10. Il fruttificare è la B.

La formazione del frutto è un avvolgere l’embrione con un involucro protettivo e nutritizio;

anche la B nell’euritmia è il movimento del custodire e proteggere.

 

11. Alleggerirsi è la C.

C è diventare leggero, simile a quando i semi sono gettati lontano

e i frutti pesanti distaccandosi dal ramo lo sgravano dal loro peso.

 

12. Irrigidirsi è la S.

La fine di tutti i movimenti, da cui risulta irrigidimento e conservazione della forma, è implicita nel movimento euritmico della S. È il gesto che porta durevolezza e quiete in tutto quanto ha movimento, e che genera anche una certa paura per qualcosa dal quale ci si deve proteggere.

 

Abbiamo in questo modo i 12 movimenti consonantici nella formazione della pianta. Ma da dove originano?

 

ORIGINE DELLE FORZE FORMATRICI EURITMICHE NELLE COSTELLAZIONI

Nell’euritmia umana si ha bisogno di qualcuno che reciti, che faccia risuonare e moduli vocali e consonanti di una lingua mentre l’euritmista le riproduce e conforma nei loro movimenti. Per la pianta nessuno recita, o forse sì? Allora sarebbe un linguaggio non udibile con le nostre orecchie! È il linguaggio del verbo cosmico.

Il verbo cosmico parla, la pianta intende, euritmizza e configura la sua forma.

 

Dove risuona la parola cosmica?

All’inizio del vangelo di Giovanni leggiamo: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste». Ma oggi questo «Verbo» non costituisce alcun fatto o concetto scientifico. Diverso invece è per la scienza dello spirito antroposofica, che ci dice come la parola cosmica, il logos, si manifesti nella realtà del mondo e in quella umana.

La parola cosmica appare in modo grandioso nel cielo stellato.

 

Da dove parla il Verbo cosmico, da dove risuona la sua parola per la pianta?

È attraverso le stelle che il Logos parla e stimola il mare degli eteri conformandoli in forze formatrici differenziate.

Le forze formatrici sono forze periferiche che originano da un luogo preciso della periferia:

una stella o una regione stellare.

• Esse sono nel vero senso della parola di origine astrale.

• Dunque lo spazio eterico tra il cielo e la terra appare pervaso da forze formatrici eteriche

configurate dagli astri che hanno in sé tutte le possibilità formatrici.

 

Rudolf Steiner ha indagato il luogo di origine periferico delle consonanti, rintracciandolo nelle dodici forze zodiacali.

Queste sono anche all’origine dei movimenti di crescita della pianta.

● Le consonanti hanno il seguente ordinamento nello zodiaco, fig. 24.

 

 

Mentre viene pubblicata l’edizione tedesca originale di questo libro ha luogo a Venezia una esposizione dei recenti ritrovamenti sull’alfabeto fenicio, dove per la prima volta si riscontra l’appartenenza delle singole lettere alle costellazioni. Questo nesso appare alla scienza così insolito e inspiegabile al punto che l’italiano Bausani, specialista di astronomia orientale, esprime la supposizione che l’alfabeto sia stato all’inizio una specie di calendario.

Collocando i movimenti di crescita della pianta nel corso annuale dello zodiaco si constata la corrispondenza del ciclo vitale della pianta col corso dell’anno (fig. 25). Si inizia dal Sagittario per terminare allo Scorpione. Nel periodo prenatalizio l’essere della pianta si compenetra, nel seme o nella gemma, di forze germinatrici. Le conoscenze della botanica confermano che già in dicembre si ha nella pianta il primo destarsi della vita. Alle nostre latitudini è necessario per molte piante un periodo invernale di gelo prima che possano spuntare e germogliare in primavera. Verso Pentecoste inizia la variopinta fioritura. La pianta matura e fruttifica nel calore dell’autunno e giunge al termine con le precipitazioni di novembre.

 

 

 

Se si sperimenta in tal modo lo sviluppo della pianta attraverso il corso dell’anno si può allora rappresentarsi nel seguente modo l’interagire delle forze formatrici con gli eteri e gli elementi:

nella radice, durante il gelo invernale, le forze formatrici afferrano particolarmente l’etere di calore nell’elemento terra;

in primavera esse agiscono nella regione dello stelo e delle foglie attraverso l’etere di luce nell’elemento dell’acqua;

d’estate le forze formatrici configurano i fiori nell’elemento dell’aria tramite l’etere chimico (o del suono);

infine con l’autunno frutti e semi diventano maturi mediante l’etere di vita nell’elemento del calore (fig. 26).

 

 

I dodici movimenti di crescita considerati sinora corrispondono alle dodici consonanti dello zodiaco. Nella lingua parlata si hanno più di dodici consonanti, che però sono solo modificazioni di quelle riportate e sono connesse alle corrispondenti costellazioni zodiacali. Ad esempio G e K, F e V, T e D, B e P, S e Z sono suoni che si corrispondono.

Una lingua non consiste però solo di consonanti bensì anche di vocali. Ci sono anche le forze formatrici delle vocali? La parola cosmica fa risuonare per la pianta anche le vocali? Certo, pure l’euritmia delle vocali è rintracciabile nella crescita della pianta.

 

Per scoprirle percorriamo la via opposta. Partiamo dalle vocali cercando la loro corrispondenza nella pianta.

In euritmia le vocali si esprimono con movimenti eseguiti dalle braccia pressappoco nel modo seguente:

 

A – le braccia sono aperte ad angolo e tese come a voler toccare due stelle all’estrema periferia.

E – le braccia incrociate permettono di tenersi saldi in se stessi nel punto d’incrocio.

I – è il rettilineo estendersi verso l’alto e il basso come l’asse di una sfera rotante.

O – è un movimento tondo, che abbraccia amorevolmente richiudendosi all’estremità.

U – le braccia sono tese parallelamente e si avvicinano una all’altra fin quasi al contatto.

EI – è un movimento con le braccia, durante il quale un braccio è teso nella I

mentre l’altro scorre lungo di esso sfiorandolo come nella E.

AU – è una mezza A eseguita con un braccio, mentre l’altro tocca la figura.

 

Anche per le vocali Rudolf Steiner ha indagato la loro origine cosmica. Questa risiede nei pianeti (secondo l’indagine scientifico-spirituale i pianeti più esterni, Urano, Nettuno e Plutone, scoperti negli ultimi 200 anni, non appartengono primariamente al nostro sistema solare; si tratta piuttosto di «vagabondi dello spazio» catturati dal Sole). In questo contesto anche il Sole e la Luna sono enumerati tra i pianeti. Le corrispondenze sono le seguenti (fig. 27):

 

A       Venere

E       Marte             AU          Sole

I        Mercurio

O      Giove               EI           Luna

U      Saturno

 

Dove ritroviamo nella pianta le forze formatrici delle vocali emananti dai pianeti? Mentre dalle forze formatrici delle consonanti, singolarmente o insieme, deriva tutta la molteplicità delle forme e configurazioni, le forze formatrici delle vocali costituiscono la struttura e la conformazione complessiva della pianta.

Considerando forma e struttura di una pianta si nota che ciascuna in fondo è costituita da un asse attorno al quale tutto il resto vi si ordina ruotandovi attorno: è la forza formatrice della I.

La pianta si dispiega fino a un limite che costituisce la sua silhouette. Le forze di crescita si mantengono entro questo confine e lo ripristinano quando ad esempio la cima si spezza. Noi riconosciamo un albero da lontano dalla sua silhouette, determinata da una forza che circoscrive amabilmente la pianta, la forza della O.

Se la O costituisce nella pianta la più ampia estensione, un’altra forza sembra invece comprimere la stessa. Da essa ricevono forma lo stelo, il fusto, il picciolo, gli aghi e tutto quanto nella pianta è sottile e duro. È la U (sperimentabile con evidenza in un bosco di abeti coi suoi alti fusti paralleli).

 

 

La forza che ramifica lo stelo, che lo divide in rami e ramoscelli creando configurazioni ad angolo, è la A.

Dove si incrociano il gambo della foglia e lo stelo, alla base fogliare, si sviluppa la gemma; è la E.

EI è la E che arresta l’ascesa della I. La spirale fogliare non sale oltre, si arresta, dispiegandosi in un cerchio alla medesima altezza: si forma il fiore e più tardi l’ovario. Eichendorff esprime questo fatto nella sua poesia Notte di luna: «Era come se il cielo avesse in silenzio baciato la Terra; affinché essa con fiori splendenti ora dovesse di lui sognare…».

AU è l’espressione dell’intera pianta, espansione, contrazione, come Goethe aveva riconosciuto nella pianta primordiale. È come se il Sole facesse risuonare tre volte il suo richiamo «AU» facendo agire l’insieme delle forze formatrici dei pianeti e delle stelle affinché la pianta primordiale, nella sua triplice metamorfosi, appaia in ogni conformazione vegetale sensibile.

Come per Goethe la pianta primordiale era un «vivente risultato conoscitivo», così oggi per l’osservatore educato all’euritmia può diventare «vivente risultato dell’esperienza» la configurazione vocalica e consonantica delle forze formatrici nella pianta primordiale. Ciò che Goethe, in base alla metamorfosi della pianta primordiale, potè solo differenziare come triplice espansione e contrazione, giungendo così all’esperienza che «l’intera pianta è solo foglia» – euritmicamente un triplice AUM – si può oggi cogliere dettagliatamente nella configurazione della pianta stessa per mezzo delle forze formatrici.

 

FORZE FORMATRICI DEL SUONO