/////16 – I – FORZE PLASMATRICI DI FORMA O DELLA FIGURA

16 – I – FORZE PLASMATRICI DI FORMA O DELLA FIGURA

16 – I – Forze plasmatrici di forma o della figura


 

«Mediante il fisico diviene per noi percepibile la forma eterica;

ma quello che vediamo è proprio la forma eterica».

 

MOVIMENTI DI CRESCITA DELLA PIANTA

Nella pianta l’eterico prevale sul fisico, cosicché è più semplice per suo tramite studiare l’eterico stesso. Dobbiamo anzitutto indirizzare l’attenzione al costituirsi della forma. Guardiamo una pianta, ad esempio una pianta annuale superiore, nella sua forma estremamente varia: stelo, foglia, fiore ecc. Tutto ciò si è sviluppato con la crescita, cioè dal movimento giunto a quiete, o che appare in quiete.

Il processo di crescita fa sì che la pianta, nel suo anelare verso l’alto (espansione) acquisti contemporaneamente la propria forma. Forma, configurazione, è movimento giunto a quiete. Si deve ora individuare nelle forme della pianta quale movimento è giunto a quiete in ogni suo tipico organo.

In altre parole cercheremo di individuare nel complessivo movimento di crescita i singoli, distinti movimenti. A questo scopo dobbiamo anzitutto abbracciare complessivamente l’intero movimento della crescita, dal seme nella terra sino alla formazione di un nuovo seme, (già nel Medioevo Alberto Magno indagò in questo senso i movimenti di crescita della pianta).

La caratterizzazione dei movimenti può essere espressa a parole solo approssimativamente e quindi occorre esserne consapevoli nella lettura della descrizione seguente; il lettore è chiamato a completare e vivificare quanto sarà detto mediante proprie osservazioni ed esperienze.

 

1. La prima cosa che fa il seme quando è posto nella terra è di compenetrarsi di umidità: rinvigorisce la sua forza interna e spezza l’involucro esterno. Esso si crea un proprio spazio. Tale forza è così intensa che in alcune circostanze sposta la terra intorno. Questo primo movimento di crescita è il germinare.

 

2. Immediatamente subentra una nuova forza e un nuovo movimento: l’embrione mette una piccola radice e comincia a spuntare e crescere verso l’alto.

Questo è un movimento che consente alla pianta di attraversare lo strato di terra per elevarsi sopra la superficie terrestre; è la vera e propria forza fondamentale della pianta, che agisce durante tutta la crescita e innalza la pianta vincendo il peso della sostanza terrestre. Si manifesta così una forza che supera la materia. Essa innalza perpendicolarmente ed è osservabile con maggiore evidenza nello stelo. Si può parlare di innalzare, elevare, spuntare.

 

3. Da ciò si estrinseca un’altra forza di movimento che ora non porta verso l’alto bensì estende orizzontalmente nei due sensi. All’apice vegetativo dello stelo si formano due protuberanze laterali da cui si dispiegano le foglie. La pianta germoglia. Quanto è stato innalzato si estende ora lateralmente nelle foglie, si allarga sino a colmarne la forma, poi si arresta, giunge a quiete: distendersi, germogliare.

 

4. La crescita continua verso l’alto finché si arresta come urtando contro una resistenza, e qui ristagna. Il flusso ascendente spinge incessantemente, e dal ristagno si forma una gemma come risultato di questo particolare movimento di crescita; quindi formazione di gemme, gemmare.

 

5. Di fronte a una pianta allo stadio di gemmazione, ad esempio un cespuglio di rosa o una gemma di castagno, si ha l’impressione che la gemma sia protetta, avviluppata, che sia racchiusa in un involucro. Questa impressione pervade tutta la pianta, e si nota che l’intera pianta verde è come avvolta in una pelle. Tale pelle delimita tutti i movimenti di crescita, protegge e individualizza l’essere della pianta: avvolgere, avviluppare.

 

6. Ci sono piante che non impiegano tutte le loro forze nella formazione delle foglie e delle gemme. La vite, e il pisello, formano ad esempio dei viticci. Questi eseguono un proprio movimento di torsione finché non hanno trovato un sostegno, al quale poi si attaccano saldamente contraendosi a spirale. Ci sono piante che formano viticci e altre che si attorcigliano completamente, come i fagioli e le piante sarmentose. La possibilità di questo movimento risiede in ogni pianta. Anche quando non appare esternamente agisce tuttavia nella formazione di cellule spiraliformi che conferiscono alla pianta la sua flessibilità. Le piante non potrebbero ergersi se mancasse loro questa elasticità, se non avessero questa capacità di curvarsi al vento o a un urto e poi ritornare erette. Abnegazione e riaffermazione! Nel bocciolo anche i petali sono pieghettati e arrotolati in attesa del loro dispiegamento. Quindi: attorcigliarsi, ondeggiare, arrotolarsi.

 

7. La gemma (o il bocciolo) è una transitoria condizione di ristagno, dopodiché il movimento riprende. Essa si gonfia, si sviluppa, si apre e fiorisce: dispiegarsi, fiorire.

 

8. Una parte dei petali si è trasformata in stami che spargono il polline nell’atmosfera. La pianta si polverizza, profuma: polverizzarsi. A questo punto la pianta ha raggiunto un culmine; la forza di crescita verso l’alto, l’anelito ad innalzarsi sopra la terra, ad estendersi, hanno trovato compimento. Essa è persino sconfinata al di là di se stessa perdendosi nell’informe, spandendo nell’atmosfera il suo polline, il suo profumo. La vita della pianta sembra giunta al suo termine.

 

9. Ora subentra qualcosa di sorprendente. Una forza di crescita agisce dall’alto verso il basso. Il grano di polline si deposita sullo stigma, inizia la crescita del sacco pollinico dall’alto fino a raggiungere l’ovulo. Si ha una fecondazione, nasce il germe di una nuova pianta: accogliere, fecondare.

 

10. La forza di crescita accumula sostanza attorno al germe, si forma il seme i cui involucri si ingrossano formando il frutto: fruttificare.

 

11. Quando le spighe cariche di grano si curvano, quando le mele curvano i rami, allora la pianta si alleggerisce del loro peso staccandole da sé, sgravandosi attivamente dal troppo peso: distaccare, alleggerirsi.

 

12. Un’ultima forza irrigidisce ora nella sua forma il seme generato dalla pianta. Tutti i movimenti giungono a quiete, si estinguono. Nei campi troviamo stoppie, gambi e ombrelli secchi. Ma anche il seme è diventato secco, duro, inalterabile, duraturo: irrigidirsi.

 

Considerando insieme questi movimenti di crescita, o forze configuratrici,

risulta il seguente ordinamento, dove otto movimenti sono ascendenti e quattro discendenti.

 

 

Quando si osserva crescere una pianta non si deve avere la rappresentazione che sia spinta verso l’alto dalla terra. Nel suolo non c’è alcuna forza capace di innalzare la sostanza, o la materia terrestre, e meno ancora che sia in grado di configurarla.Nella crescita della pianta si distinguono in un primo momento dodici diversi movimenti. In seguito se ne aggiungono altri. Si deve avere sufficiente chiarezza sulla natura di queste forze di crescita. Si tratta di forze costruttrici, sono le forze vitali della pianta, quindi del suo corpo eterico. Sono dunque forze periferiche che agendo dall’esterno in modo spazialmente negativo configurano la forma della pianta.

Sono le forze eteriche formatrici a esercitare un risucchio sul seme germinante suscitando le conformazioni e i movimenti descritti. Nella configurazione della pianta si manifesta alla nostra percezione sensibile l’azione delle forze formatrici eteriche. Queste ultime sono di natura soprasensibile e quindi non percepibili.

È tuttavia possibile pervenire a una loro caratterizzazione in dodici movimenti di crescita mediante l’osservazione e il pensiero o, come dice Goethe, mediante la «forza di giudizio contemplativa».

 

COMPARAZIONE DEI MOVIMENTI DI CRESCITA COI MOVIMENTI EURITMICI

Possiamo ora chiederci: queste dodici forze formatrici appaiono anche altrove, oltre che nella configurazione delle forme vegetali? Ci sono altrove movimenti che si possono comparare a quelli citati? Rudolf Steiner ha svolto approfondite indagini in questo campo ed ha esposto i suoi risultati:

 

1. Il chiaroveggente riconosce le forze formatrici nell’organizzazione di ogni essere vivente.

    Per tale motivo egli chiama questa organizzazione vivente anche corpo di forze formatrici.

2. Le forze formatrici sono attive nel linguaggio parlato i cui suoni, raggruppati nell’alfabeto,

     sono gli stessi per tutti gli uomini.

 

Ogni lettera ha una posizione caratteristica nell’organo della fonazione (laringe, labbra, lingua, palato ecc.). Ne consegue che parlando si generano forme nell’aria come una particolare manifestazione delle forze formatrici. Queste forme aeree generate da vocali e consonanti sono però così fuggevoli da non essere percepibili, oppure si possono studiare solo usando speciali apparecchiature .

L’indagine soprasensibile ha la possibilità di percepire direttamente le forze formatrici del linguaggio. Quando ad esempio un uomo ascolta una data vocale o nota musicale si formano nel suo corpo eterico delle forme corrispondenti. In tal modo Rudolf Steiner potè indagare i movimenti espressivi di ogni singola lettera dell’alfabeto, di ogni nota ed elemento musicale (intervallo, maggiore, minore ecc.). Le leggi così scoperte sono diventate il fondamento dell’euritmia.

L’euritmia è una nuova arte del movimento creata da Rudolf Steiner che, per i motivi riportati prima, può essere anche chiamata espressione visibile del linguaggio e della musica. L’uomo che fa euritmia esegue con l’intera figura del corpo, ma principalmente con le braccia e le mani, i movimenti che compie il suo corpo eterico durante l’ascolto. Egli rende così visibile con la propria corporeità gli interiori movimenti eterici delle forze formatrici, che altrimenti resterebbero invisibili.

 

La cosa sorprendente e molto significativa è che nei movimenti di crescita della pianta si ritrovano i movimenti euritmici. Si può persino dire che le forze formatrici e di crescita di ogni essere vivente sono gesti euritmici.

In altre parole: i movimenti dell’euritmia costituiscono il corpo delle forze formatrici,

sono le forze creatrici di forma nel mondo.

• Da questo punto di vista non è errato dire che la pianta crescendo fa euritmia.

• Per convincersi di ciò si dovrebbero conoscere i movimenti dell’euritmia per compararli coi movimenti di crescita.

 

Oggi è ancora difficile fare questo perché solo pochi uomini, e ancora meno gli scienziati, hanno dimestichezza con l’euritmia. Necessita inoltre una sensibilità artistica per la vivente plasticità delle forme. Ciò non di meno vogliamo provare a cogliere le caratteristiche indagate da Rudolf Steiner per i movimenti dell’euritmia confrontandole coi movimenti di crescita della pianta per scorgerne le corrispondenze .

 

1. Il germinare corrisponde al gesto euritmico della G o K.

Il movimento è: scostare, spingere all’esterno affinché l’essere possa manifestarsi.

La G domina la materia partendo dallo spirito.

 

2. Lo spuntare corrisponde alla L.

La L è l’elemento creatore e formatore in ogni cosa o essere.

È la forza della forma che vince la materia.

 

3. Il germogliare corrisponde alla M.

La M fa fluire la materia nella forma della foglia.

Ha qualcosa di adattevole, come se tastando caldamente prendesse la forma di qualsiasi cosa e si adeguasse a tutto.

 

4. Il gemmare corrisponde alla N.

Il movimento della N è quello del ritrarsi, del percepire; indica qualcosa che si arresta.

 

5. L’avvolgere corrisponde alla W.

Il movimento ondeggiante della W delimita e avviluppa come una pelle la totalità della pianta.

 

6. L’attorcigliarsi corrisponde alla R.

Il movimento di torsione della pianta quando si avvinghia o oscilla è come il movimento roteante della R.

 

7. Il fiorire corrisponde alla H.

È come un leggero alito che si effonde vicino.

Il suono aspirato della H si trova nel dischiudersi del bocciolo, nell’aprirsi del fiore, nel trapasso all’aeriforme.

 

8. Il polverizzarsi è la F.

L’effondersi, lo spandersi lontano del polline, è come la lettera soffiante F,

che ha un movimento di emissione; è un soffiare lontano.

 

9. Accogliere, fecondare è la T (D).

Il polline accolto che feconda l’ovulo scendendo dallo stigma verso di esso è la T.

È un elemento creativo che irradia sulla terra dal cielo seguendo la direzione significativa dall’alto verso il basso.

 

10. Il fruttificare è la B.

La formazione del frutto è un avvolgere l’embrione con un involucro protettivo e nutritizio;

anche la B nell’euritmia è il movimento del custodire e proteggere.

 

11. Alleggerirsi è la C.

C è diventare leggero, simile a quando i semi sono gettati lontano

e i frutti pesanti distaccandosi dal ramo lo sgravano dal loro peso.

 

12. Irrigidirsi è la S.

La fine di tutti i movimenti, da cui risulta irrigidimento e conservazione della forma, è implicita nel movimento euritmico della S. È il gesto che porta durevolezza e quiete in tutto quanto ha movimento, e che genera anche una certa paura per qualcosa dal quale ci si deve proteggere.

 

Abbiamo in questo modo i 12 movimenti consonantici nella formazione della pianta. Ma da dove originano?

 

ORIGINE DELLE FORZE FORMATRICI EURITMICHE NELLE COSTELLAZIONI

Nell’euritmia umana si ha bisogno di qualcuno che reciti, che faccia risuonare e moduli vocali e consonanti di una lingua mentre l’euritmista le riproduce e conforma nei loro movimenti. Per la pianta nessuno recita, o forse sì? Allora sarebbe un linguaggio non udibile con le nostre orecchie! È il linguaggio del verbo cosmico.

Il verbo cosmico parla, la pianta intende, euritmizza e configura la sua forma.

 

Dove risuona la parola cosmica?

All’inizio del vangelo di Giovanni leggiamo: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste». Ma oggi questo «Verbo» non costituisce alcun fatto o concetto scientifico. Diverso invece è per la scienza dello spirito antroposofica, che ci dice come la parola cosmica, il logos, si manifesti nella realtà del mondo e in quella umana.

La parola cosmica appare in modo grandioso nel cielo stellato.

 

Da dove parla il Verbo cosmico, da dove risuona la sua parola per la pianta?

È attraverso le stelle che il Logos parla e stimola il mare degli eteri conformandoli in forze formatrici differenziate.

Le forze formatrici sono forze periferiche che originano da un luogo preciso della periferia:

una stella o una regione stellare.

• Esse sono nel vero senso della parola di origine astrale.

• Dunque lo spazio eterico tra il cielo e la terra appare pervaso da forze formatrici eteriche

configurate dagli astri che hanno in sé tutte le possibilità formatrici.

 

Rudolf Steiner ha indagato il luogo di origine periferico delle consonanti, rintracciandolo nelle dodici forze zodiacali.

Queste sono anche all’origine dei movimenti di crescita della pianta.

● Le consonanti hanno il seguente ordinamento nello zodiaco, fig. 24.

 

 

Mentre viene pubblicata l’edizione tedesca originale di questo libro ha luogo a Venezia una esposizione dei recenti ritrovamenti sull’alfabeto fenicio, dove per la prima volta si riscontra l’appartenenza delle singole lettere alle costellazioni. Questo nesso appare alla scienza così insolito e inspiegabile al punto che l’italiano Bausani, specialista di astronomia orientale, esprime la supposizione che l’alfabeto sia stato all’inizio una specie di calendario.

Collocando i movimenti di crescita della pianta nel corso annuale dello zodiaco si constata la corrispondenza del ciclo vitale della pianta col corso dell’anno (fig. 25). Si inizia dal Sagittario per terminare allo Scorpione. Nel periodo prenatalizio l’essere della pianta si compenetra, nel seme o nella gemma, di forze germinatrici. Le conoscenze della botanica confermano che già in dicembre si ha nella pianta il primo destarsi della vita. Alle nostre latitudini è necessario per molte piante un periodo invernale di gelo prima che possano spuntare e germogliare in primavera. Verso Pentecoste inizia la variopinta fioritura. La pianta matura e fruttifica nel calore dell’autunno e giunge al termine con le precipitazioni di novembre.

 

 

 

Se si sperimenta in tal modo lo sviluppo della pianta attraverso il corso dell’anno si può allora rappresentarsi nel seguente modo l’interagire delle forze formatrici con gli eteri e gli elementi:

nella radice, durante il gelo invernale, le forze formatrici afferrano particolarmente l’etere di calore nell’elemento terra;

in primavera esse agiscono nella regione dello stelo e delle foglie attraverso l’etere di luce nell’elemento dell’acqua;

d’estate le forze formatrici configurano i fiori nell’elemento dell’aria tramite l’etere chimico (o del suono);

infine con l’autunno frutti e semi diventano maturi mediante l’etere di vita nell’elemento del calore (fig. 26).

 

 

I dodici movimenti di crescita considerati sinora corrispondono alle dodici consonanti dello zodiaco. Nella lingua parlata si hanno più di dodici consonanti, che però sono solo modificazioni di quelle riportate e sono connesse alle corrispondenti costellazioni zodiacali. Ad esempio G e K, F e V, T e D, B e P, S e Z sono suoni che si corrispondono.

Una lingua non consiste però solo di consonanti bensì anche di vocali. Ci sono anche le forze formatrici delle vocali? La parola cosmica fa risuonare per la pianta anche le vocali? Certo, pure l’euritmia delle vocali è rintracciabile nella crescita della pianta.

 

Per scoprirle percorriamo la via opposta. Partiamo dalle vocali cercando la loro corrispondenza nella pianta.

In euritmia le vocali si esprimono con movimenti eseguiti dalle braccia pressappoco nel modo seguente:

 

A – le braccia sono aperte ad angolo e tese come a voler toccare due stelle all’estrema periferia.

E – le braccia incrociate permettono di tenersi saldi in se stessi nel punto d’incrocio.

I – è il rettilineo estendersi verso l’alto e il basso come l’asse di una sfera rotante.

O – è un movimento tondo, che abbraccia amorevolmente richiudendosi all’estremità.

U – le braccia sono tese parallelamente e si avvicinano una all’altra fin quasi al contatto.

EI – è un movimento con le braccia, durante il quale un braccio è teso nella I

mentre l’altro scorre lungo di esso sfiorandolo come nella E.

AU – è una mezza A eseguita con un braccio, mentre l’altro tocca la figura.

 

Anche per le vocali Rudolf Steiner ha indagato la loro origine cosmica. Questa risiede nei pianeti (secondo l’indagine scientifico-spirituale i pianeti più esterni, Urano, Nettuno e Plutone, scoperti negli ultimi 200 anni, non appartengono primariamente al nostro sistema solare; si tratta piuttosto di «vagabondi dello spazio» catturati dal Sole). In questo contesto anche il Sole e la Luna sono enumerati tra i pianeti. Le corrispondenze sono le seguenti (fig. 27):

 

A       Venere

E       Marte             AU          Sole

I        Mercurio

O      Giove               EI           Luna

U      Saturno

 

Dove ritroviamo nella pianta le forze formatrici delle vocali emananti dai pianeti? Mentre dalle forze formatrici delle consonanti, singolarmente o insieme, deriva tutta la molteplicità delle forme e configurazioni, le forze formatrici delle vocali costituiscono la struttura e la conformazione complessiva della pianta.

Considerando forma e struttura di una pianta si nota che ciascuna in fondo è costituita da un asse attorno al quale tutto il resto vi si ordina ruotandovi attorno: è la forza formatrice della I.

La pianta si dispiega fino a un limite che costituisce la sua silhouette. Le forze di crescita si mantengono entro questo confine e lo ripristinano quando ad esempio la cima si spezza. Noi riconosciamo un albero da lontano dalla sua silhouette, determinata da una forza che circoscrive amabilmente la pianta, la forza della O.

Se la O costituisce nella pianta la più ampia estensione, un’altra forza sembra invece comprimere la stessa. Da essa ricevono forma lo stelo, il fusto, il picciolo, gli aghi e tutto quanto nella pianta è sottile e duro. È la U (sperimentabile con evidenza in un bosco di abeti coi suoi alti fusti paralleli).

 

 

La forza che ramifica lo stelo, che lo divide in rami e ramoscelli creando configurazioni ad angolo, è la A.

Dove si incrociano il gambo della foglia e lo stelo, alla base fogliare, si sviluppa la gemma; è la E.

EI è la E che arresta l’ascesa della I. La spirale fogliare non sale oltre, si arresta, dispiegandosi in un cerchio alla medesima altezza: si forma il fiore e più tardi l’ovario. Eichendorff esprime questo fatto nella sua poesia Notte di luna: «Era come se il cielo avesse in silenzio baciato la Terra; affinché essa con fiori splendenti ora dovesse di lui sognare…».

AU è l’espressione dell’intera pianta, espansione, contrazione, come Goethe aveva riconosciuto nella pianta primordiale. È come se il Sole facesse risuonare tre volte il suo richiamo «AU» facendo agire l’insieme delle forze formatrici dei pianeti e delle stelle affinché la pianta primordiale, nella sua triplice metamorfosi, appaia in ogni conformazione vegetale sensibile.

Come per Goethe la pianta primordiale era un «vivente risultato conoscitivo», così oggi per l’osservatore educato all’euritmia può diventare «vivente risultato dell’esperienza» la configurazione vocalica e consonantica delle forze formatrici nella pianta primordiale. Ciò che Goethe, in base alla metamorfosi della pianta primordiale, potè solo differenziare come triplice espansione e contrazione, giungendo così all’esperienza che «l’intera pianta è solo foglia» – euritmicamente un triplice AUM – si può oggi cogliere dettagliatamente nella configurazione della pianta stessa per mezzo delle forze formatrici.

 

FORZE FORMATRICI DEL SUONO

La forma della pianta non è ancora completa. Mancano nella sua morfologia quelle componenti che si possono enumerare, misurare, ovvero i ritmi: l’ampiezza dell’angolo di inserzione della foglia sul fusto, la loro distanza, il numero nel diagramma fiorale e nella fillotassi. Ci sono piante i cui rami si allargano orizzontalmente, in altre crescono diritti nella verticale oppure crescono rivolti in basso. Tutte queste manifestazioni, misurabili e traducibili in numeri, sono elementi dell’euritmia musicale della pianta. Vastissime possibilità di indagine per il futuro si dischiudono in questo campo.

Siccome le forze formatrici euritmico-musicali originano anch’esse dal cosmo, e in particolare dai ritmi del Sole e dei pianeti, dovranno in futuro lavorare insieme musicisti e astronomi con botanici e studiosi di organi, cosa che avviene già nell’ambito dell’indagine antroposofica

 

 

A questo punto sia fatta particolare menzione dei risultati emersi dall’indagine goetheanistica svolta da Ernst Michael Kranich, il quale cerca di comparare tra loro i movimenti di crescita e la configurazione delle piante coi ritmi cosmici insiti nel corso dei pianeti. Considerando la somiglianza delle immagini Kranich mette in evidenza come le piante di una determinata famiglia si possano ricondurre a un unico tipo, che a sua volta è in relazione con un determinato pianeta.

Se mediante l’euritmia della parola si sperimenta la configurazione plastica della pianta primordiale, le indagini di Kranich portano all’esperienza della compenetrazione musicale di ogni singolo tipo:

 

 

• «Si noterà con sempre maggiore evidenza che nelle singole specie vegetali si manifesta l’intero mondo dei pianeti, e questo in modo tale che i suoi ritmi e le sue sfere si compenetrano con diversa intensità. Si sperimenta così che la singola pianta è come un possente accordo musicale le cui note risuonano in alternanza di ritmi e intensità».

Le seguenti figure, di cui è stata gentilmente concessa la stampa dall’editrice Freies Geistesleben, vorrebbero stimolare alla visione comparata delle immagini e alla lettura del libro di Kranich.

Rudolf Steiner creò l’euritmia come arte; ma questa arte è una manifestazione di segrete leggi naturali. Quando Rudolf Steiner scrive di Goethe: «Egli cerca di allearsi con lo spirito del mondo per rivelare a noi il suo agire. Fece questo per mezzo di arte e scienza, secondo le circostanze», ciò vale ancor più per Rudolf Steiner stesso. Con l’euritmia diede la chiave per giungere alla conoscenza delle forze formatrici. L’euritmia rende visibile parole e musica; essa è parola e musica visibili.

 

 

Nella fig. 24 e 27 abbiamo riportato l’origine cosmica delle singole lettere. Allo stesso modo possiamo rappresentare schematicamente l’origine delle note e degli intervalli in relazione ai pianeti e al cerchio tonale dello zodìaco (ciclo delle quinte).

 

FORZE FORMATRICI DEL COLORE

Quando si rappresenta l’euritmia sulla scena è colore ondeggiante e in movimento. Rudolf Steiner ha elaborato per la maggior parte delle lettere figure piane che cristallizzano la caratteristica forma di movimento e nello stesso tempo esprimono i colori corrispondenti. Nella rappresentazione sulla scena delle Dodici intonazioni dell’anima, una composizione poetica di Rudolf Steiner nella quale compaiono i dodici segni zodiacali e i sette pianeti, si manifesta l’intero mondo dei colori nelle sue relazioni cosmiche.

 

 

Siamo così di nuovo giunti al problema iniziale sulla qualità del rosso, e ora possiamo dire: anche i colori hanno a loro fondamento forze formatrici provenienti dai corpi celesti. Le figg. 24 e 27 rappresentano le appartenenze dei colori secondo le indicazioni di Rudolf Steiner. Ciò che noi sperimentiamo con la sensazione del rosso è forza formatrice del rosso, che manifesta la sensazione dell’anima cosmica, del logos.

Per una completa descrizione delle forze formatrici preposte al colore e al suono si deve sperare in future pubblicazioni. Nei lavori di alcuni autori antroposofici ci sono già a questo proposito molte e belle premesse.

 

CONSEGUENZE PRATICHE

Settantacinque anni di indagini sulle forze formatrici hanno portato a nuove conoscenze in tutti i campi della scienza naturale a orientamento antroposofico, ad esempio nella biologia, medicina, farmacia, idrologia, agricoltura ecc. (letteratura: Kolisko, Fyfe, Pfeiffer, Schwenk, Pelikan, Schad, Simonis, Adams, Bochemiihl).

Fra i diversi metodi di indagine dell’elemento morfogenetico facciamo qui riferimento solo alla dinamolisi capillare e alla cristallizzazione sensibile; citiamo inoltre il metodo della goccia messo a punto da Schwenk per l’indagine sulla qualità dell’acqua.

Tra i molteplici nuovi risultati di tante indagini vogliamo mettere in rilievo due applicazioni pratiche, nell’ambito dell’agricoltura e della medicina, che hanno mostrato entrambe la loro efficacia.

 

1 – GIORNI DI SEMINA SECONDO MARIA THUN

Nel corso di agricoltura (53) Rudolf Steiner fece rilevare che già gli antichi indiani avrebbero seminato seguendo le fasi lunari, come del resto accade ancora oggi. Secondo Lilly Kolisko la signora Maria Thun ha approfondito queste indicazioni. Ella è anche pervenuta a una scoperta geniale e di estrema importanza per l’alimentazione umana (54). Durante un lavoro trentennale ha rintracciato l’influsso delle forze zodiacali sulla crescita delle piante, imparando inoltre a trasferire nella pratica le conoscenze acquisite. I risultati evidenziano gli influssi favorevoli alla formazione di determinati organi della pianta, come la radice, il fusto e la foglia, il fiore, il seme e il frutto.

Questi fatti sono di estrema importanza per la coltura delle piante commestibili, perché con esse siamo sempre in presenza dello sviluppo unilaterale di un determinato organo, ad esempio:

Radice               (carote, ravanelli, rafano, rape, sedano);

Stelo/foglia    (asparagi, insalata, cavolo, spinaci, rabarbaro);

Fiore                  (cavolfiore, broccoli);

Seme/frutto   (cereali, mele, bacche, piselli, fagioli).

 

Sono stati riconosciuti i nessi del ciclo siderale lunare con lo zodiaco: la Luna è mediatrice delle forze configurataci provenienti dallo zodiaco. Ciò è rilevabile anche nell’inorganico, nelle forme di sabbia sulla spiaggia lasciate dal ritiro delle acque.

Secondo la posizione della Luna nello zodiaco si imprimono nella sabbia delle forme caratteristiche che in condizioni simili si ripetono.

Dalle indagini di Maria Thun sulla crescita delle piante è risultato quanto segue: finché la Luna si trova dinnanzi a una determinata regione dello zodiaco essa trasmette alla pianta in modo preminente le forze di questa stessa costellazione zodiacale. Se in tali giorni si semina o si lavora il terreno si favorisce lo sviluppo di un preciso organo della pianta per mezzo della specifica regione dello zodiaco.

 

Toro, Vergine, Capricorno     ➤     sulla radice della pianta

Cancro, Scorpione, Pesci        ➤    nella regione di stelo e foglie

Gemelli, Bilancia, Acquario   ➤    sulla formazione dei fiori

Leone, Sagittario, Ariete        ➤    nella regione dei frutti e semi

 

 

Nell’ultimo gruppo si delinea con evidenza che con il passaggio della Luna dinnanzi alla regione del Leone, non viene incentivata solo la formazione del frutto ma anche, e specialmente, la qualità dei semi per la semina.

Queste quattro regioni zodiacali formano dei trigoni, ciascuno dei quali è connesso a un determinato elemento come mostra la fig. 33.

Già si sapeva nell’antichità che dallo zodiaco agiscono forze connesse ai quattro elementi. In esso si distingueva un trigono di terra, uno di acqua, uno di aria e uno di fuoco. Nella pianta i quattro elementi esercitano la loro azione in progressione ascendente: radice, foglia, fiore, frutto (come riportato a pag. 35). Quando la Luna si trova davanti ad una regione zodiacale di Terra viene principalmente stimolata nella pianta la sua «regione di Terra», quindi la formazione della radice. Per le altre regioni valgono le reciproche corrispondenze. Su questi nessi si basa essenzialmente il Calendario delle semine di Maria Thun, il cui impiego in orticoltura ed agricoltura ha già portato a grandi risultati.

Basandoci su quanto si conosce sull’azione dei trigoni e del loro nesso con radice, foglia, fiore e frutto, è possibile acquisire conoscenze più approfondite dei quattro organi della pianta. Occorre per questo prendere in considerazione, oltre all’azione degli elementi, anche l’azione delle forze formatrici che emanano da ogni angolo del trigono. Si giunge in tal modo alle immagini primordiali dei quattro organi della pianta, sperimentandone inoltre il nesso cosmico.

 

 

Avvinghiandosi con le sue diramazioni la radice cerca stabilità nel terreno. Lo spuntare è la funzione tipica della radice. Il fruttificare della radice significa accumulo di sostanze nutritizie, significa diventare tonda e grossa.

 

 

Col ristagnare si formano gemme di foglie (anche quelle giganti dei cavoli); gli stami sono foglie arrotolate su se stesse; quando la foglia si è formata può in seguito irrigidirsi, preservare cioè la sua forma – poiché l’intera pianta, in fondo, è solo foglia.

 

 

Il germogliare è la crescita nell’orizzontale, che nel fiore si realizza in modo estremo. Fiorire significa aprirsi, dispiegarsi. Nel cavolfiore un fiore diventa pesante; per il resto i petali dei fiori sono caduchi.

 

 

La forza formatrice del Leone è fecondazione e concepimento. Nel germoglio si sviluppa la nuova pianta. Questo ha bisogno di un solido involucro per sopravvivere all’inverno. La forza germinatrice deve poi spezzare tale involucro e affidare al mondo la nuova pianta. Le ricerche di Maria Thun hanno evidenziato che nella costellazione del Leone si sviluppano i semi migliori; cosa comprensibile perché qui si forma il germe.

L’indagine delle forze formatrici applicata alle sperimentazioni pratiche di lavoro, come già fanno Maria Thun e altri, restituisce la speranza che per la vita vegetale morente si riescano a mobilitare nuove forze connesse al cosmo e indirizzate al futuro.

 

1 – EURITMIA CURATIVA

La suddivisione della natura nei quattro regni naturali comprende l’animale e l’uomo,

nei quali si aggiunge la coscienza e l’autocoscienza.

La forza che crea la coscienza è l’astrale, quella dell’autocoscienza è lo spirito.

La pianta dispone solo di un principio fisico e eterico.

 

I regni naturali sono dunque divisi nella scienza dello spirito secondo le quattro parti costitutive:

• il minerale è puramente terrestre e fisico,

• la pianta ha un corpo fisico ed eterico,

• l’animale aggiunge a questi due l’astrale

• e l’uomo dispone inoltre di un’organizzazione dell’io, o semplicemente di un io.

 

La vera vita interiore nell’animale e nell’uomo non si estrinseca solo come coscienza e autocoscienza, essa ingenera anche nel corpo una vita interna che la pianta non ha. Questo è reso possibile da un principio di crescita che manca nella pianta.

 

La pianta cresce dal punto del seme nello spazio luminoso.

Essa estende lo spazio tenebra del suolo terrestre, nel quale è inserita con la sua radice, innalzando le sostanze terrestri con le forze di crescita e colmando con esse la propria forma delineata dalle forze formatrici eteriche. Per questo motivo si può ad esempio dire che il fusto di un albero è un’evaginazione della terra. Tale legame con la terra non consente alla pianta di potersi muovere in libertà sulla terra stessa. Nell’animale si verifica il fatto singolare che egli si crea un proprio spazio-tenebra entro il quale crescere. Ciò è possibile attraverso quel processo chiamato dalla scienza invaginazione o gastrulazione.

 

La gastrulazione è il processo seguente:

l’ovulo animale fecondato si divide in cellule sempre più piccole che si ordinano a formare la parete di una vescica riempita di fluido. In questa vescica o blastula comincia a formarsi una invaginazione che si approfondisce fino a formare prima un involucro caliciforme e poi una cavità tubolare. Nasce così l’intestino primitivo con la bocca primitiva.

 

Cosa significa questa invaginazione?

Un tale accadimento cela misteri cosmici. Con la gastrulazione avviene la separazione in mondo interiore e mondo esteriore. La pianta non separa ancora il mondo. Essa lascia intatta la separazione tra spazio illuminato sopra la superficie terrestre e spazio tenebroso al di sotto di essa, partecipando ad entrambi. L’animale si separa dal mondo. Diventa un piccolo mondo proprio, in grado di muoversi nel grande mondo.

Se ci si chiede: che cosa interiorizza l’animale? Si deve rispondere:

l’animale interiorizza la pianta, e l’uomo interiorizza anche il minerale.

 

La parete dell’intestino primitivo invaginato, che nell’evoluzione dell’animale si differenzia e si complica, e nell’uomo si manifesta come entoderma, è come una superficie terrestre sopra la quale vi sono forze costruttrici e sotto di essa forze distruttrici. All’interno dell’intestino (Lumen) avviene una distinzione, mentre nella parte esterna, verso il corpo, si hanno processi di costruzione.

Le forze astrali animali, e nell’uomo anche l’organizzazione dell’io formano il corpo; esse impiegano per questa realizzazione le forze formatrici della pianta interiorizzata, ricavandone gli organi e la regione entodermica metabolica.

Dalla parete intestinale germoglia dunque una conformazione che in natura diventerebbe una pianta ma che nell’interiorità dell’animale e dell’uomo diventa invaginazione di organi dell’intestino primitivo e dell’entoderma.

 

Procedendo dall’alto verso il basso si formano così:

• le ghiandole (ipofisi e ghiandole salivari),

• i polmoni,

• il rigonfiamento dello stomaco con le ghiandole secernenti succhi gastrici,

• il sistema ghiandolare di fegato-milza-pancreas con la formazione della cistifellea,

ha origine

• l’estesa superficie dell’intestino con le numerose ghiandole intestinali,

• la conformazione della vescica ecc.

 

Si può anche dire:

l’uomo e l’animale hanno interiorizzato nella configurazione dei loro organi le forze formatrici

che in modo ancora diretto edificano dal cosmo il mondo vegetale.

 

Gli organi dell’animale e dell’uomo non mostrano alcuna somiglianza con le forme delle piante. Il loro nesso si palesa solo quando si indagano le azioni delle forze formatrici eteriche poste a loro fondamento. Si riconosce allora che alla base di questo mondo interno c’è l’agire delle forze formatrici. La pianta manifesta ciò che nell’uomo è nascosto. Guardo la pianta, vedo i suoi movimenti di crescita, essa mi mostra quel che avviene nell’uomo.

Conoscendo questi nessi si dischiudono nuove possibilità terapeutiche mediante esercizi di movimento in grado di esercitare un’azione diretta sulla conformazione interna dell’organismo; in particolare i movimenti euritmici possono esercitare un’intensa azione sulla sfera organica interna. Queste possibilità terapeutiche costituiscono il fondamento dell’euritmia curativa, come è stato dato da Rudolf Steiner stesso. Già da tempo si sono rivelate come nuove possibilità terapeutiche razionali nell’ambito della medicina antroposofica.

 

Non è compito di questo testo parlare dell’euritmia curativa e dei suoi effetti. Si possono solo esporre brevemente alcune singole relazioni risultanti dalla «pianta interiorizzata». A tale scopo ci si può rappresentare l’uomo come una pianta rovesciata, con le radici in corrispondenza del sistema nervoso e del cervello, con l’apparato fogliare e dello stelo nel sistema mediano della respirazione e circolazione sanguigna, e l’apparato fiorale nel sistema del ricambio e della riproduzione.

Il chimo ristagna nello stomaco come un bocciolo. L’uscita dello stomaco si apre ritmicamente lasciandone passare ogni volta una quantità adeguata. Nelle disfunzioni del piloro è di aiuto il movimento euritmico terapeutico della H, che corrisponde all’aprirsi. In caso di gastrite con peristalsi accelerata e con inclinazione alla diarrea è di aiuto il movimento della N, che è un movimento di stasi. Nella costipazione spastica con irregolarità dell’alvo (Colitis irratibile) aiuta la lettera euritmica R, che ritmizza il passaggio e la peristalsi.

 

All’interno dell’intestino agiscono forze distruttrici. E come queste nel terreno preparano l’humus per mezzo dei batteri, dal quale poi le piante estraggono le sostanze nutritizie tramite la radice, così i villi intestinali si introducono nel chimo assorbendo i succhi nutritizi che poi inviano alla linfa e al sangue. Se questa forza di assorbimento è troppo debole può essere rafforzata col movimento della L. L è la forza che innalza le sostanze nella levità trasferendole entro flussi vitali.

Come l’AU è espressione dell’intera pianta nel suo estendersi e contrarsi, nello stesso modo l’AU dell’euritmia terapeutica, o l’intera serie delle vocali dalla A alla U, agisce sulla circolazione sanguigna dell’uomo e sul complessivo confluire e defluire di tutti i liquidi.

La M, che corrisponde nella pianta alla formazione della foglia, stimola anche nell’uomo la funzione respiratoria, la respirazione cellulare interna e rafforza l’espirazione. Questi pochi esempi mostrano che, conoscendo le forze plasmatrici della forma, è possibile rintracciare i nessi tra processi organici e movimenti euritmici, o viceversa tra i movimenti e la sfera organico-fisiologica.

 

Lo studio dell’euritmia curativa, che oggi si può approfondire in diversi centri di formazione, presuppone una solida base euritmica. Gli euritmisti curativi, che pure dovrebbero avere sufficienti conoscenze mediche fondamentali, trattano i pazienti solo in collaborazione con il medico.

Al tempo di Goethe il principio di invaginazione e rovesciamento (gastrulazione), che distingue in modo fondamentale l’animale dalla pianta, non era ancora conosciuto. Per tale motivo Goethe non potè elaborare l’idea dell’animale primordiale nello stesso modo come quella della pianta primordiale.

La forma esterna dell’uomo e dell’animale origina anch’essa dallo zodiaco, ma in un certo senso come atto creativo nuovo. Il divenire della pianta, una volta spezzato l’involucro del seme, si compie entro lo spazio luminoso del mondo; il divenire della forma umana avviene dentro lo spazio tenebroso dell’involucro embrionale nel grembo materno. La conformazione in via di sviluppo è ravvolta in un involucro sferico; le forze zodiacali agiscono su di essa nel loro ordinamento in cerchio.

 

 

Nella pianta, come abbiamo già detto,

l’azione delle forze formatrici inizia dal Sagittario

e termina nello Scorpione.

Nell’uomo la conformazione esterna comincia dall’Ariete,

con la formazione della fronte e del cranio,

e termina nei Pesci con la formazione dei piedi.

Alcune raffigurazioni medievali rivelano la conoscenza di questi fatti (fig. 34).

 

 

 

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