04 – I° RITMO / MERCOLEDÌ 26 DICEMBRE 1923

I° ritmo / mercoledì 26 dicembre 1923

Rudolf Steiner e la Fondazione dei Nuovi Misteri


 

Rudolf Steiner inizia il processo di iniziazione propriamente detto, il 26 dicembre,

un mercoledì, giorno che sta specialmente sotto l’influsso di Mercurio,

le cui forze portano e permeano, la seconda metà dell’evoluzione della Terra,

che inizia con il Mistero del Golgota, epoca, altrimenti detta,

della realizzazione dell’impulso Cristo nella sfera terrestre e nell’umanità.

 

Ecco perchè questo giorno è specialmente adatto a percorrere la prima fase della nuova via di iniziazione.

In quel giorno Rudolf Steiner lesse i primi capoversi delle parti I-III, dando perciò il ritmo seguente.

 

Dapprima vennero richiamate le tre diverse attività dell’anima umana nella sua via ai mondi superiori,

• il «memorare dello spirito»     • la «riflessione dello spirito»     • la «visione spirituale»45

poi le parole congiunte a ciascuna attività (I, II, III, 9-11)

 

               «L’io singolo                              «L’io singolo                             «Donano

               nell’io divino                              al cosmico                                 Io al singolo Io

               si sustanzia,»                             congiungono,»                           per il suo libero volere»

 

L’anima umana deve cominciare a percorrere la prima fase della via spirituale

con un approfondimento dell’autocoscienza,

ma come punto di partenza di tale approfondimento

devono servire le suddette tre diverse attività animiche,

ove ciascuna per sé è un contributo all’ascendere dell’anima nei mondi soprasensibili,

in accordo con quella parte che si riferisce ad essa.

 

La scienza dello spirito ci parla di tre gradi di conoscenza superiore

che possono essere raggiunti sulla via del discepolato spirituale moderno,

li chiama conoscenza immaginativa, ispirativa e intuitiva.

L’approfondimento di ciascuna delle tre maniere di attività animica

conduce il discepolo attraverso questi tre gradi

e gli rivela uno degli aspetti fondamentali dell’Essere divino.

 

• La prima maniera di attività animica (il «memorare dello spirito»)

contenuta nella Iª parte della meditazione,

con lo sguardo retrospettivo a ritroso sugli avvenimenti del giorno decorso, condotto quotidianamente,

ha come prima conseguenza l’immersione nel profondo della propria anima (I,6).

 

A poco a poco questa immagine deve poi condurre il discepolo

all’esperienza immaginativa del panorama complessivo eterico della vita,

più tardi all’esperienza ispirativa della sua esistenza prenatale

nell’«essere imperante del Creatore dei mondi» (1,7-8) e finalmente nell’intuizione,

all’esperienza dell’evoluzione del cosmo e dell’umanità fino all’antico Saturno,

dove l’Io proprio dell’uomo ancora nell’Io divino del Creatore di ogni esistenza «si sustanzia» (1,9-11).

• Così l’approfondimento della prima maniera di attività animica ci conduce

a riconoscere la sfera del Padre, in cui sono custoditi i segreti del passato dei mondi.

 

• La seconda maniera di attività animica (la «riflessione dello spirito»)

ci rivela, nella IIª parte i segreti della sfera del Figlio,

in particolare quelli del suo attuale operare nella cerchia terrestre.

 

Tuttavia, come lo sguardo retrospettivo sugli avvenimenti del giorno

serviva di preparazione all’approfondimento della prima maniera di attività animica,

così qui è occupandosi delle informazioni scientifico-spirituali

che il discepolo può acquisire una nuova conoscenza dell’Ente Cristo;

conoscenza che è la più importante esigenza del nostro tempo.

• Infatti mediante un tale «riflettere» meditativo sulla Entità del Cristo (II, 5)

il discepolo raggiunge col tempo il vero equilibrio dell’anima (II, 6).

 

Ciò però significa che le forze luciferiche e arimaniche possono venir bilanciate

mediante l’esperienza della reale presenza del Cristo nell’anima,

come Rudolf Steiner lo rappresentò nel Gruppo plastico.

• Così la «riflessione» scientifico-spirituale sul Cristo

conduce gradualmente a una reale esperienza nel mondo soprasensibile,

nella quale il Cristo si mostra oggi al discepolo in primo luogo nell’immaginazione della sua figura eterica.

 

Sul gradino successivo, nell’ispirazione, egli si manifesta nella sua figura astrale

come il grande Spirito solare (poiché egli è il grande Guardiano della soglia)

che dalle somme sfere solari «guida le fluttuanti azioni del cosmico divenire» (II,7-8)

e aiuta le anime, nella vita dopo la morte, a trovare la via che dal mondo animico conduce al mondo dello spirito,

dalla sfera della Luna a quella del Sole.

 

E finalmente egli appare al discepolo spirituale nell’intuizione,

come l’Io universale che tutto comprende,

come il sommo rappresentante del quarto principio macrocosmico dell’universo,34

nella contemplazione del quale, della sfera della Provvidenza,

sono immersi i dodici Bodisattva, i quali attingono da questa vista

gli impulsi per la conduzione dell’evoluzione dell’umanità.

 

Questa somma visione intuitiva del Cristo

rivela al discepolo anche il significato cosmico del Mistero del Golgota,

mediante il quale l’Io universale del Cristo si è congiunto con l’io singolo di ogni uomo (II,9-11),

aprendogli così la possibilità di salire fino alle più alte sfere del macrocosmo.

 

• La terza maniera di attività animica «la visione spirituale»

che si riferisce alla IIIª parte della meditazione

svela al discepolo spirituale la regione dello Spirito e la sfera del futuro,

in cui devono venir raggiunte le mete dell’evoluzione del mondo.

 

Nella fase preparatoria di questa esercitazione egli sperimenta l’essenza propria del meditare,

che può procedere solo nell’assoluta «tregua del pensiero» (III,6).

• «Tale meditazione lo conduce dapprima ad un pensare con il cervello eterico,

alla visione immaginativa della «luce dell’essere universale» (III,8)

e più tardi all’esperienza del «vuoto di coscienza», che è la porta dell’ispirazione,

sulla quale poi Michele, lo spirito conducente il nostro tempo

si fa incontro al discepolo spirituale e gli rivela le «divine eterne mete» (III, 7)

che additano al lontano futuro dell’umanità,

nel quale l’io proprio dell’uomo realizzerà nel cosmo queste mete divine, coscientemente, per libero volere (III, 9-11).

 

Questa epoca molto lontana dell’evoluzione del mondo

si manifesta al discepolo nell’intuizione, come il futuro stato planetario della Terra.

 

•  Questo è il quadro generale della via spirituale

che si apre nell’approfondire le tre maniere di attività animica.

 

Il loro rapporto con i nominati gradini di iniziazione mette in chiaro il fatto

che, se il discepolo spirituale vi si immerge coscientemente,

essi lo possono condurre col tempo a una completa trasformazione

del pensiero, del sentimento e della volontà (III ,11 ,1 ,1 2) che gli manifestano poi

• «le profondità dello spirito», • «l’attività dell’anima umana»  •  e l’umano «essere universale» (III, II, 1,13).

 

Così l’antica formula misterica del «conosci te stesso, nello spirito, nell’anima e nel corpo»,

nella sua forma rinnovata, secondo i segni de] tempo presente, diventa un sapere vissuto personalmente.

 

Ma siccome il pensare, il sentire e il volere

possono venir portati nell’uomo ad un’armoniosa azione reciproca

solo sotto l’influsso della coscienza dell’io,

si giustifica così il parlare di queste tre attività animiche nel loro complesso.

 

Una tale considerazione ci può svelare una particolarità specialmente importante

proprio del ritmo di questa giornata.

 

Infatti queste tre maniere di attività animica, viste insieme,

conducono l’uomo in prima linea a vera autoconoscenza,

che gli presenta manifestamente il più profondo mistero dell’io umano:

• la sua trascorsa esistenza in grembo ai mondi divini,

•  il susseguente distacco da quelli,

• così come il ritrovamento del rapporto con essi,

poiché, per opera dell’impulso Cristo nella sfera terrestre,

è divenuto di nuovo possibile all’uomo riunirsi all’Io del mondo;

• e infine l’indicazione al lontano futuro dell’io,

quando per libera volontà potrà creare nel cosmo insieme agli dèi (I, II, III, 9-11).

 

Così si manifesta qui al discepolo il mistero dell’io nel suo aspetto

• teologico,              •  cristologico                  •  ed escatologico.

 

Questa conoscenza del destino cosmico e terreno dell’io umano

ha però per il discepolo ancora un ulteriore significato:

mentre impara a scorgere il segreto del divenire dell’io dagli infimi ai massimi gradi,

gli si manifesta anche il mistero fondamentale dell’esistenza terrena,

il segreto della morte.

 

Infatti nell’iniziazione il discepolo sperimenta, mentre sta ancora nel corpo fisico,

quello che l’uomo apprende in generale soltanto dopo la morte:

la morte dell’io inferiore allo scopo della risurrezione in quello superiore.

Questo è il senso dell’antico detto misterico:

«Chi non muore prima di morire, perirà quando muore».35

 

Ma con l’azione del Cristo sul Golgota è stata data la possibilità a tutta l’umanità, attraverso l’unione con l’impulso Cristo, mentre è ancora nel corpo fisico, di rinascere dal regno della morte, nel quale siamo immersi con il nostro io inferiore, di risuscitare nel nostro Io superiore, nel nostro sè spirituale, per vivere nel mondo spirituale. Si rivela così al discepolo spirituale il segreto della morte in relazione a quanto compì il Cristo Gesù durante il Mistero del Golgota.

 

La morte è la nascita dell’Io superiore nell’uomo,36

• così come la morte in croce sul Golgota

fu la nascita dell’Io superiore dell’intera umanità nella sfera terrestre.37 

 

Solo la conoscenza di questo mistero può dare al discepolo la forza

di non perdere il suo io individuale quando entra nel mondo spirituale,

ciò che altrimenti è connesso con il passaggio oltre la soglia della morte.

 

«Rinvigorisciti, per morire in Cristo» (in Cristo morimur),

la realizzazione di questo detto è per noi il primo gradino della nuova via di iniziazione.

 

Da ciò diventa anche comprensibile perchè Rudolf Steiner

chiama nella «Scienza occulta» questa nuova via di iniziazione «la scienza del Gral», perchè

l’immagine del Gral

rinvia al mistero dello sviluppo dell’Io superiore nell’uomo

in connessione con l’impulso Cristo.

 

Così ne scrive Rudolf Steiner nella «Scienza occulta»:

▸ «Chi impara a conoscere questo simbolo, come vien dato nel racconto della saga, secondo il suo significato profondo, troverà in particolare che rappresenta in forma sensibile, nel suo profondo significato, l’essenza di quella che è stata chiamata, sopra, la conoscenza della nuova iniziazione, con il segreto Cristo al centro. Ecco perchè gli iniziati moderni possono venir denominati “iniziati del Gral”. È alla “scienza del Gral” che conduce la via nei mondi soprasensibili, i cui primi gradi sono stati descritti in questo libro.»38

 

Nel ciclo sul Vangelo di Giovanni, Rudolf Steiner parla su questo tema con le seguenti parole:

▸ «In principio c’era il mistero dell’Io superiore dell’uomo; venne custodito nel Gral, rimase collegato al Gral, e nel Gral vive l’Io che è collegato con l’eternità e con l’immortalità, così come l’io inferiore è collegato con l’effimero e con il mortale; e chi conosce il segreto del Santo Gral, sa che dal legno della croce vien fuori la vivace vita germogliante, l’Io immortale, che è simbolizzato dalle rose sul nero legno della croce.»39

 

Da queste parole desumiamo che il mistero del Gral,

nel quale entriamo con il ritmo di questa «prima» giornata,

riconduce alla vera conoscenza del mistero dell’Io,

che è la base per il proseguimento nella via iniziatica,

e ci si manifesta

• come il mistero della morte e della risurrezione,

• come la transizione dall’io inferiore e mortale all’Io superiore immortale dell’uomo,

mistero nel quale, grazie alla forza del Cristo,

tutti i frutti dell’io inferiore vengono conservati in quello superiore.

 

Ecco perchè questo gradino contiene

la fondamentale esperienza della soglia

con la quale il discepolo, che è divenuto maturo per l’iniziazione

in quanto si congiunge con il suo Io superiore divino,

può entrare cosciente nel mondo spirituale.

 

Così per il discepolo spirituale, ancora durante la vita terrena, diventa un passaggio cosciente della soglia quello che altrimenti sarebbe per l’uomo il tragico evento della morte, diventa l’ingresso nei mondi spirituali, dove il discepolo stesso fa le prime esperienze di pura natura spirituale.

 

Il ritmo di questa giornata

ci fa conoscere anche tali prime esperienze al di là della soglia,

che sono parimenti le prime esperienze dell’anima dopo la morte.

 

A questo punto si deve tener conto del fatto che Rudolf Steiner accenna in numerose conferenze

proprio alla relazione delle prime esperienze dell’anima dopo la morte, con il mistero dell’io

che abbiamo considerato sopra,  nelle quali conferenze egli dice, per esempio,

che la possibilità di sperimentare l’Io individuale nell’uomo,

è in stretto rapporto con la necessità che la corrente della memoria non venga interrotta,

altrimenti non si può percepire in modo giusto l’io individuale.

 

Rudolf Steiner tratta esaurientemente questo problema nell’ultima conferenza del ciclo

«Antroposofia – Una introduzione alla conoscenza antroposofica del mondo» (O.O. 234),

nella quale parla di tre fasi che la memoria umana percorre nel suo rapporto con l’io.

 

La prima fase sta in rapporto con la comune memoria terrena dell’uomo,

ed è qui una premessa irrinunciabile per vivere la nostra naturale coscienza terrena dell’io,

che la corrente della memoria non venga interrotta.

• Questo processo del giusto ricordare gli avvenimenti trascorsi viene ad espressione

dove si fa riferimento alla prima maniera di attività animica, al «memorare dello spirito».

 

Nei tre giorni successivi alla morte viviamo appunto il quadro completo dei nostri ricordi,

che forma il contenuto del nostro io terrestre,

ed è un’immagine spaziale unitaria, nella quale il passato è divenuto presente.

• A questo si accenna, nella meditazione della pietra fondamentale,

con la seconda maniera di attività animica, con la «riflessione dello spirito».

 

Così il ritmo di quella giornata ci conduce ad una prima reale esperienza soprasensibile al di là della soglia.

Ora però sperimentiamo nel corso ulteriore di questo processo,

come il panorama eterico della vita trascorsa, e con esso il nostro io terrestre,

si allontana da noi e passa a poco a poco nelle vastità del cosmo.

 

Nella seconda fase sperimentiamo realmente come

▸ «quello che durante l’esistenza terrena, con l’aiuto dei ricordi,

abbiamo indicato come il nostro sè, che si è disperso nelle vastità dell’universo,

ha dimostrato in certo modo a noi stessi e per noi la sua nullità.

E se fossimo solamente

quello che si era potuto conservare dei nostri ricordi tra nascita e morte,

saremmo un nulla, pochi giorni dopo la nostra morte40 

 

Tuttavia l’esperienza del «nulla»,

l’esperienza della morte del nostro io inferiore,

della sua dispersione nelle vastità dell’universo,

noi possiamo reggerla nella maniera giusta

solo mediante il collegamento interiore con l’impulso Cristo

se siamo riusciti a raggiungerlo sulla Terra.

 

Perchè quell’io inferiore che nella seconda fase ci è stato tolto

ci ritorna indietro nuovamente dal cosmo nella terza fase, ora però come nostro Io superiore.

 

Su questo argomento Rudolf Steiner ci dice nella medesima conferenza:

▸ «Non ci può essere una migliore dimostrazione

dell’esistenza dell’unione dell’uomo con il mondo,

di quella che procede dopo la morte, per il fatto

che soltanto in rapporto alla nostra vita interiore,

venimmo sottratti a noi stessi, per esserci poi ridati dall’universo

 

A questo ricupero dell’io dalle forze dell’universo, cioè al nostro Io superiore,

ci conduce l’approfondimento della terza maniera di attività animica

che viene a espressione nella «visione spirituale», nella visione dell’Io superiore,

la cui esperienza ci introduce direttamente entro il mondo spirituale, nel mondo immaginativo,

e ci fa conoscere il cosiddetto piano astrale, o paese dell’anima,

i cui segreti però si presentano a noi soltanto con il ritmo dei giorni seguenti.

 

Concludendo, Rudolf Steiner ci indica, ancora in questa giornata

come nell’anima umana si formi un sentire morale,

quando sperimenta «il movimento ascendente lungo le espressioni:

si sustanzia“,                “congiungono“,                       “donano“.

 

Questo sentire morale può prendere vita quando consideriamo

il mistero dello sviluppo dell’io individuale contenuto in quella espressione,

dell’io che sale per gradi a piena indipendenza morale,

• partendo dall’anima senziente, dove si sustanzia ancora nelle forze dell’Io divino (I, 9-11),

•  passando per l’anima razionale o affettiva, dove sorge per la prima volta

la possibilità di una unione cosciente con l’Io superiore cosmico (II, 9-11),

• fino a giungere all’anima cosciente,

dove può conseguire la sua definitiva indipendenza, se in piena libertà

si fa adombrare dal sè spirituale che gli dona le «divine eterne mete»,

il cui riflesso possiamo sperimentare sulla Terra

 

 


 

Note:

34        – Vedi nota 81a del III cap.

35        – O.O.40, Credo; «Der einzelne und das All» (Il singolo e il tutto). RA 1987/107.

36        – Si deve qui tener presente che,

• nonostante il processo della nascita dell’Io superiore avvenga dopo la morte in ogni uomo,

tuttavia le diverse anime, secondo la loro intima struttura,

attraversano questo avvenimento con diversi gradi di coscienza,

cosicché, per esempio, quell’anima che nel corso di tutta la vita terrestre

ha nutrito quasi esclusivamente rappresentazioni materialistiche,

può sperimentare la nascita del suo Io superiore quasi in completa incoscienza.

37        – O.O. 112, 24/6/1909 EAM 1970 pagg. 21 22.

38        – «La nascita occulta» O.O. 13, Laterza 1932 pag. 271.

39        – O.O. 112, 24/6/1909 EAM 1970 pag. 21.- In questa conferenza Rudolf Steiner parla anche del rapporto tra le correnti del Gral e della Rosacroce:

▸ «Quelli che si chiamavano cristiani giovanniti e che avevano eletto a loro simbolo la croce con le rose, dicevano: proprio ciò che è risorto per l’umanità (negli eventi di Palestina) quale mistero dell’io superiore dell’umanità, è stato conservato. É stato conservato da quella comunità ristretta che ha avuto il suo inizio con i rosicruciani. Questa continuità viene indicata simbolicamente nel seguente modo: quella santa coppa, dalla quale il Cristo Gesù ha mangiato e bevuto con i suoi discepoli, che vien chiamata il Santo Gral, e in cui il sangue che uscì dalla ferita venne raccolto per opera di Giuseppe di Arimatea, come si racconta, è stata trasportata dagli angeli in Europa. Per essa venne costruito un tempio, e i rosicruciani divennero i guardiani del contenuto della sacra coppa, vale a dire di ciò che era l’essenza del Dio rinato. – Il mistero del Dio rinato domina nell’umanità: questo è il mistero del Gral

Anche le seguenti parole di Rudolf Steiner sul mistero del Santo Gral sono straordinariamente importanti tanto nel senso di un maggior approfondimento dell’essenza del reciproco rapporto tra la corrente del Gral e la corrente della Rosacroce, quanto in particolare per la conoscenza del vero ruolo del mistero del Gral nella rivelazione dei segreti della vita dell’anima tra morte e nuova nascita, come questa è contenuta nei sette ritmi fondamentali del Convegno di Natale:

▸ «Tutto ciò che nel nostro tempo deve contribuire al diffondersi della comprensione dell’impulso del Cristo, per l’occidente si concentra in quello che si può denominare il mistero del santo Gral. Il mistero del santo Gral è strettamente legato anche con le cose che sono state esposte, con la missione per il pianeta Marte affidata al Budda da Cristiano Rosacroce. (O.O.141, 22/12/1912 e O.O.130, 18/12/1912) Il mistero del santo Gral può dare inoltre all’uomo moderno ciò che lo introduce in una comprensione della vita fra morte e nuova nascita, giusta proprio per il nostro tempo».

In rapporto con queste ultime parole si può ricordare che Rudolf Steiner il 23/7/1922 informò che nel mondo spirituale i reali guardiani del Gral sono anime elette di defunti. (O.O. 214)

40       – O.O. 234,10/2/1924 EAM 1965 pagg. 147148 e poi 153.

41        – Questi tre gradi nella graduale ascesa dell’uomo nella sfera della libertà sono già completamente contenuti nel IX cap. della «Filosofia della libertà».

 

 

 

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