/////16 – II – FORZE FORMATRICI DELLA VITA

16 – II – FORZE FORMATRICI DELLA VITA

16 – II – Forze formatrici della vita


 

Dopo le forze formatrici preposte alla forma, che costituiscono il corpo delle forze formatrici, descriveremo ora le forze formatrici a fondamento delle attività vitali. Ci si potrebbe anche avvalere dell’espressione, peraltro impiegata anche nella scienza dello spirito, di «forze formatrici del corpo vitale».

 

                                                                                       L’UOMO ZODIACALE

 

Quali sono i fenomeni della vita nel senso qui inteso?

Questa volta partiamo dall’uomo. Si guardi un bambino che nasce, trae il suo primo respiro, inspira ed espira l’aria incessantemente per tutta la durata della vita. Respirare è un fenomeno della vita. Quando egli nasce ha già una circolazione sanguigna e la capacità di generare calore corporeo. In seguito il bambino riceve da bere, inizia la nutrizione. Iniziano pure l’eliminazione e la sostituzione sia della pelle espulsa sia delle cellule ematiche degenerate, inizia dunque un’attività di ripristino e rigenerazione. Il bambino comincia a crescere.

 

Rudolf Steiner distingue in modo scientifico-spirituale sette processi vitali:

• respirazione,  • generazione di calore,   • nutrizione,   • separazione, • mantenimento,   • crescita,   • riproduzione.

 

Sono tutti i processi viventi conosciuti.

Solo la preservazione, il mantenimento, non è comunemente considerata un’attività. Si tratta di forze che ad esempio preservano per decenni i denti, determinano la conservazione delle mele o mantengono la capacità germinativa.

 

Le forze dei sette processi vitali sono diverse dalle forze formatrici trattate sinora.

Che forze sono? Sono forze dell’eterico, forze del corpo eterico o vitale; sono manifestazioni della vita.

 

Per esse vale quanto abbiamo già citato a p. 109 riguardo all’origine delle forze formatrici: si devono rintracciare le «azioni modificatrici provenienti da corpi celesti al di là della terra» e che consentono di unificare in una azione concertata le quattro forze eteriche nel corpo vitale. Che cosa trasforma la tendenza delle forze eteriche nella periferia, che dissolve le sostanze terrene, in una congiunta e vivente azione costruttrice?

 

Rudolf Steiner scrive:

• «Quanto trapassa nell’informe è modificato dalle azioni solari e simili provenienti dallo spazio cosmico».

 

Possiamo cercare di comprendere queste indicazioni ponendoci la domanda:

chi o che cosa è all’origine di tutta la vita sulla terra?

Certamente diremo: il Sole. Senza luce e calore solare non c’è vita sulla terra.

Il Sole è l’origine della vita. La vita è un’azione del corpo vitale.

 

Il Sole nell’universo deve dunque unificare i quattro eteri in un corpo eterico primordiale

dal quale proviene tutta la vita sulla Terra ed è la vita dell’intero cosmo.

L’universo è una totalità, è il più grande individuo: l’Uno e il Tutto. E questo Tutto vive.

 

Oggi questa non è una conoscenza così ovvia.

Tuttavia, come ogni essere vivente, l’universo mostra di possedere le tre realtà fondamentali: forma, vita, sostanza.

Nel loro ordinamento le stelle costituiscono la forma; la terra è una sostanzialità, ma anche le stelle hanno sostanza:

tutto vive poi per mezzo del Sole con le sue stelle mobili. I sette pianeti sono la vita del mondo.

 

L’universo era una volta più vivente, e l’umanità percepiva e conosceva questa vita. La vita universale dovette ritrarsi, e la sua conoscenza svanire affinché l’uomo potesse acquistare una libera autocoscienza. Lo sviluppo della coscienza avviene sempre a scapito dello sviluppo vitale; è sempre connesso all’involuzione della vita.

Il Sole costituisce dunque la forza che unisce i quattro eteri nel corpo vitale. La sua vita viene modificata dall’azione degli altri sei pianeti. Ad ogni modo il Sole trasmette ad essi la propria vita, come ad essi dona pure la sua luce. Si potrebbe anche dire che ogni pianeta suscita un’attività vitale, ma senza il Sole non sarebbe possibile. Si comprende ora anche il motivo per cui Rudolf Steiner pone accanto ai sette processi vitali i simboli planetari.

 

 

L’attività più importante è la separazione.

In essa risiede la forza che separa e individualizza. Il Sole individualizza creando esseri viventi distinti. L’etere solare, fin tanto che agisce, è la forza che mantiene nello stato di separazione la pianta, intesa come essere singolo, di fronte alle forze della Terra. Senza di essa, ad esempio di notte, la pianta soggiace alle forze terrestri.

Rudolf Steiner fece notare che le tre forze dei pianeti superiori e inferiori sono soggette a una specie di intensificazione che le porta al di là di una condizione intermedia. Le forze che provocano questo sono chiamate nell’antroposofia luciferiche (per i tre pianeti inferiori) e arimaniche (per i tre pianeti superiori). A causa del loro agire i processi vitali si tramutano negli effetti riportati a destra nello schema; il Sole resta libero.

Le azioni planetarie normali e modificate agiscono tutte fisiologicamente negli esseri viventi. La fisiologia e la biologia perverrebbero ad un enorme chiarimento dei fatti conosciuti e potrebbero abbracciare in un ordine significativo tutto il materiale empirico, se accogliessero i nessi di simili conoscenze. Anche nella medicina e nelle scienze naturali antroposofiche si è ancora agli inizi.

Studiando i sette pianeti si scopre che essi si rivelano all’uomo terreno in triplice modo: attraverso la loro luce, la loro velocità e la loro distanza dalla Terra. Ciascuno di tali aspetti suscita una particolare azione nella vita degli esseri viventi e genera una diversa specie di attività vitale:

• la luce dà origine ai sette processi vitali;

• il movimento, ai sette movimenti interiori;

• le distanze, ai sette stadi della vita.

 

 

Secondo Rudolf Steiner ci sono sette movimenti interiori, e solo sette.

Il movimento della posizione eretta agisce soprattutto nell’imparare a stare eretti e a camminare.

 

 

I sette stadi della vita suddividono in sette aspetti, dall’alto in basso, la vitalità generica dell’uomo. Nei nervi, nei sensi, nel ricambio, la vita è corrispettivamente diversa. Rudolf Steiner caratterizza questa distinzione quasi anatomico-spaziale come un’attività maggiormente interiore; nello schemino sono le definizioni riportate a destra. Tutto ciò diventa comprensibile in base agli accadimenti fisiologici.

I sensi sono quasi solo apparecchiature fisiche (ad esempio l’occhio).

In essi la vita è fortemente soggetta alle leggi fisiche. La vita dei nervi custodisce la memoria. L’aria non è solo un gas chimicamente definibile, ma è pervasa di forze formatrici che dalla periferia irraggiano in essa. Con la vita della respirazione l’uomo accoglie in sé, inspirando, tali forze formatrici, che dai polmoni trasfondono nel sangue, e attraverso il sangue nell’intero organismo. Nella vita del ricambio si colmano di sostanza le immagini di organi.

Si deve pensare che tutti questi processi vitali (tre volte sette processi) sono contemporaneamente presenti nel corpo vitale dove si compenetrano vicendevolmente. Nell’insieme essi costituiscono la vita dell’uomo.

Se ci si rappresenta la medesima cosa nell’universo, nel quale roteano senza posa i pianeti nei loro molteplici rapporti, si presagisce allora la varietà infinita e la ricchezza della vita cosmica. Tanta pienezza resta inafferrabile. Tuttavia noi vi siamo partecipi, avendo formato e individualizzato nel periodo embrionale il nostro corpo eterico.

 

Le attività vitali hanno un particolare nesso con le sfere planetarie.

L’uomo porta in sé i pianeti celesti come centri vitali nei suoi sette pianeti-organi:

 

 

 

Queste attività vitali si trovano metamorfosate in modo corrispondente anche nell’animale e nella pianta.

Di nuovo risulta necessario che lavorino insieme studiosi di astronomia e di embriologia, musicisti e fisiologi.

Ciò affinché si possa riconoscere la fisiologia degli organi in relazione al cosmo.

Nella letteratura antroposofica ci sono già a questo proposito diversi risultati.

 

IL RITMO

Nell’ambito dei pianeti e delle attività vitali compare un principio senza il quale non potrebbero esistere l’uomo e il mondo: è il ritmo. Biihler ha svolto approfondite indagini antroposofiche sul ritmo, enucleando come i ritmi del Sole, della Luna e dei pianeti sono connessi alla vita della Terra tramite un principio quaternario. Si alternano ritmicamente il giorno e la notte, le stagioni; agiscono ritmicamente il respiro e la circolazione del sangue, costituendo nel loro rapporto il fondamento di tutta la ritmica organica. La scienza ha scoperto nel vivente un numero pressoché illimitato di ritmi: il ritmo della temperatura corporea, della glicemia e di altre sostanze nel sangue, della bile; il ritmo di divisione cellulare, della crescita ecc.

Ma che cos’è il ritmo? Ciascuno sa in pratica cos’è il ritmo poiché lo si pratica in tutti i campi: nella musica, nella danza, nella pedagogia, nella medicina, nell’agricoltura, e così via. Nella scienza sì trovano le più disparate definizioni del ritmo ma non c’è di esso una concezione unitaria. La definizione più comune è la seguente: «ritmo è la ripetizione di elementi simili in intervalli di tempo simili». Ludwig Klages ha pubblicato da quasi mezzo secolo un importante lavoro sul ritmo, da lui concepito come continuità polarizzata .

Nel 1973 Roda Wieser, nel suo scritto Ritmo e polarità nella calligrafia ha elaborato i concetti originari ritmici della polarità e della periodicità . Il professor G. Hilderbrandt è oggi il più autorevole studioso di ritmi nell’ambito della medicina e della fisiologia.

 

Tuttavia non esiste ancora una conoscenza soddisfacente del ritmo. Il ritmo è qualcosa che decorre nel tempo ed è connesso al movimento. Spesso si scorge nell’onda dell’acqua, come anche nella curva sinusoidale, un’immagine del ritmo, ma esso non è nessuna delle due, perché entrambe sono continue mentre il ritmo è discontinuo. Si ha ritmo quando risuonano i rintocchi di una campana? No, si ha solo una regolare successione, nel ritmo si cela qualcosa di disuguale: alto-basso, breve-lungo ecc.

Ci si può richiamare a un’esperienza che ciascuno conosce o può fare. Quando si ode una successione regolare di battute, ad esempio di una campana o di un metronomo, si comincia dopo un certo tempo a differenziarle, a raggrupparle, più frequentemente in due gruppi: bim-bam, bim-bam, forte-piano, forte-piano.

Si possono poi rovesciare i due accenti e udire: bam-bim, bam-bim, piano-forte, piano-forte. Facendo questo si sente che per tale rivolgimento ci occorre attivare interiormente la volontà.

 

Ora si ha una successione di polarità: breve-lungo, breve-lungo, o simili. Questo è ritmo? Dipende se si considerano i raggruppamenti in modo quantitativo e qualitativo, nella loro successione o nella loro contrapposizione.

Quando dico: la prima battuta è breve, la seconda lunga, allora enumero soltanto. In tal caso non è importante la successione e si ha per esempio la cadenza: un-due-tre, un-due-tre. Si tratta di qualcosa di puramente quantitativo. Che ciò sia quantitativo si evidenzia anche dal fatto di poter sostituire con un ottavo la metà di una battuta nella cadenza di due quarti. Si deve solo colmare una certa misura.

Si ha invece qualcos’altro quando si considera la contrapposizione: breve-lungo, forte-piano. Queste polarità non sono tra loro indifferenti bensì si appartengono. Lungo e piano si possono avere contemporaneamente, ma non sono una vera contrapposizione. Anche uno e due non rappresentano una contrapposizione. Forte e piano, alto e basso sono invece polarità che si appartengono nel contesto di un’unità qualitativa che abbraccia entrambi, ad esempio l’intensità del suono o la diversa altezza.

 

Si può anche dire: uno e due sono tra loro indifferenti, le vere polarità invece si cercano, una richiama l’altra, e questo tanto più quanto più si susseguono nel movimento, nel tempo. Quando enumero uno, a cui deve seguire il due, al primo segue qualcosa che ha valore quantitativo. Quando, diversamente, è risuonata una battuta breve come parte di una polarità, allora è presente qualcosa di impercepibile, inudibile e invisibile, che attende il completamento. Ciò che è risuonato viene trasformato nel suo contrario. Si avverte la presenza di qualcosa che separa e ricongiunge e rappresenta a sua volta la superiore unità delle polarità. Si potrebbe dare anche la seguente formulazione: il primo membro è risuonato, è trascorso, ed ha lasciato dietro sé la speranza che il secondo membro verrà.

A dire il vero siamo in presenza di una triade: quanto è risuonato, l’attesa e ciò che verrà. Passato, presente e futuro. Questo non è solo ripetizione, è ritmo. Il ritmo è qualcosa di trinitario. Forte-piano, alto-basso, non sono solo contrapposizioni bensì polarità, connesse dal movimento nel ritmo, e tra le quali esiste qualcosa. Qual è la natura di questo elemento mediano nel ritmo? È qualcosa di impercepibile che tuttavia agisce nel mondo dei sensi.

Rudolf Steiner ha designato il ritmo come qualcosa di semi-spirituale.

 

Alla luce di quanto abbiamo detto ciò è ben comprensibile. L’elemento mediano, ciò che nel ritmo unisce, che congiunge e separa le polarità, è simile alla forza del presente, ovvero l’attimo presente tra passato e futuro.

L’«ora», l’«adesso», è qualcosa di profondamente misterioso. C’è solo un reale adesso uguale per tutti gli uomini, che li unisce nel tempo. Questa forza vive nel ritmo e per tale motivo essa unisce e unifica ciò che ha lo stesso ritmo. Questo non accade per costrizione bensì in libertà.

Una battuta isolata o un isolato piede metrico non sono ancora cadenza o ritmo, devono prima susseguirsi in un’intera serie, e ciò mostra una relazione col tempo.

Si prenda una serie di giambi, ad esempio nella poesia di C. F. Meyer Bemesst den Schritt, bemesst den Schwung, die Erde bleibt noeti lange jung (Stimate il passo, stimate il brio, a lungo ancor sarà il pianeta vivo). Nessun giambo è uguale all’altro. Oppure si prenda un valzer di Strauss, la cadenza è sempre la medesima, è ripetitiva, ma ogni battuta sorregge e conduce la melodia assumendo a sua volta sfumature diverse.

Si ha quindi: la cadenza, che è ripetitiva, e il ritmo, che trasforma.

 

Come si accorda quanto abbiamo detto coi ritmi presenti nell’uomo e negli esseri viventi? Si prenda ad esempio il ritmo della temperatura corporea. Nelle prime ore dopo mezzanotte è bassa, al pomeriggio segna i valori più alti. Altrettanto si alterna ritmicamente la glicemia; anche il polso è un ritmo analogo.

 

Cosa si misura in questi ritmi? Il valore della temperatura, il contenuto di zucchero, il numero delle pulsazioni.

Si misurano delle quantità.

Nell’uomo e negli esseri viventi ci sono un gran numero di ritmi fisiologici e quantitativi.

 

Ma ci sono anche altri ritmi. Il più tipico è quello della veglia e del sonno, che non è misurabile. Sonno e veglia, coscienza e incoscienza si susseguono, non però in modo solo ripetitivo. Con questo ritmo l’uomo invecchia.

Il tempo non è solo la misura delle unità ritmiche, esso stesso agisce nel ritmo apportando delle trasformazioni; fa sì che l’uomo, attraverso la veglia e il sonno, abbia questo giovedì e quel lunedì una qualità diversa, che in due diversi momenti egli sia un altro. Si tratta appunto di un ritmo qualitativo, in cui non c’è ripetizione ma trasformazione.

Il grado più elevato del ritmo viene raggiunto quando un ritmo è ritmizzato da un ritmo, quando si crea un rapporto ritmico.

Come respiro e polso, uno a quattro. In tal caso si può parlare di ritmo puro. In esso scompaiono le polarità fisiche.

 

• «L’elemento fisico come oggetto si annulla nel processo ritmico» (Rudolf Steiner).

Il rapporto 1:4 è una realtà fondamentale dell’esistenza umana,

non solo tra respiro e pulsazione, ma anche dell’uomo in rapporto ai quattro elementi,

alle quattro tappe evolutive, alle quattro stagioni ecc.

Nel respiro e nella pulsazione si ha il rapporto di due ritmi.

Quale elemento mediano fa da mediatore tra il ritmo del respiro e del cuore? È l’io.

L’io è un’essenzialità spirituale ed è presente tra gli estremi del rapporto 1:4. Esso è la forza di mezzo.

 

Questa stessa forza costituisce anche il nucleo centrale della figura umana, e per tale motivo si genera la triarticolazione del corpo umano, ovvero la ripartizione in organismo superiore, mediano e inferiore. Il corpo umano è trinitario e si manifesta nel sistema dei nervi e dei sensi, nel sistema ritmico e nel sistema del ricambio e delle membra. Queste conoscenze sono state enunciate da Rudolf Steiner e costituiscono un importante fondamento conoscitivo che può fecondare l’agire in tutti i campi del vivente, educazione, medicina, vita sociale, conoscenza della natura ecc. L’esperienza di un quarto di secolo ha confermato il ruolo vivificatore di questa basilare conoscenza.

 

• Vogliamo ora considerare più da vicino il sistema ritmico dell’uomo.

Il suo nucleo è il rapporto tra respirazione e pulsazione,

ai quali si aggiungono, verso l’alto e verso il basso, altri ritmi:

quello della veglia e del sonno e il ritmo della nutrizione.

 

Rudolf Steiner ha specificato che: il sistema ritmico comprende questi quattro ritmi.

La forza che li unisce, il centro del centro del corpo, è l’io.

 

Il sistema ritmico, ossia l’interazione di questi quattro ritmi, è quindi del tutto individuale. Dal loro rapporto il medico può apprendere molto riguardo a salute e malattia del paziente. In questo sistema mediano non vi è nulla di rigido e continuo, è piuttosto assai mutevole e adattabile; sembra quasi inesauribile e infaticabile.

Per decenni, per un’intera vita, ha la capacità di prevalere su oppressioni, disturbi, impedimenti e di preservare una interazione ritmica.

Il sistema ritmico è il veicolo e la sorgente della salute.

Una regola occulta dice: «il ritmo sopperisce alla forza».

 

 

Considerando i quattro ritmi del sistema ritmico si scorgono nuovi e grandiosi nessi.

Abbiamo già accennato ai ritmi quantitativi e qualitativi:

dei quantitativi fa parte la pulsazione, dei qualitativi la veglia e il sonno.

• Il ritmo della nutrizione appartiene ai ritmi quantitativi.

• Nell’uomo esso è frequentemente poco ritmico e arbitrario, secondo i momenti e la quantità di cibo.

• A questa irregolarità sopperisce la funzione della milza, che adegua al sistema ritmico l’aritmica assunzione di cibo.

Questo fatto è stato indagato da Lilly Kolisko su indicazione di Rudolf Steiner quando egli era ancora in vita.

I risultati confermarono la funzione ritmizzatrice della milza .

 

La respirazione fa parte dei ritmi superiori ed è un ritmo qualitativo.

Ad ogni inspirazione, assumendo le forze formatrici, subiamo una leggera trasformazione.

Il sistema ritmico consiste dunque

• di due ritmi superiori qualitativi che trasformano,

• e di due ritmi inferiori quantitativi che sono ripetitivi.

Tutti sono tenuti insieme dall’io.

 

Ogni ritmo ha alla base tutti e due: ripetizione, trasformazione.

In fondo ogni ritmo li racchiude entrambi.

Anche i ritmi qualitativi si ripetono, e quelli quantitativi si trasformano nel tempo.

Si può dunque definire il ritmo come rapporto fra trasformazione e ripetizione.

 

Se ci rappresentiamo concretamente questa realtà trinitaria nel rapporto fra trasformazione e ripetizione

e pensiamo a ciascuno dei tre elementi in modo autonomo, allora la semplice trasformazione diviene melodia,

la semplice ripetizione dà la cadenza e l’elemento che li unisce diviene armonia.

Si deve osservare che si sta parlando di ritmo.

Se si volesse caratterizzare la musica la si dovrebbe concepire costituita da melodia, armonia e ritmo.

 

• Con la conoscenza del ritmo come trasformazione nella ripetizione

abbiamo afferrato un principio primordiale, un fatto primordiale, della vita.

• Tutta la vita si svolge mediante trasformazione e ripetizione.

La ripetizione è il principio del corpo eterico, la trasformazione quello del corpo astrale.

Essi si rapportano tra loro come aria e acqua, respiro e pulsazione.

 

Il ritmo è un principio che domina e pervade l’intera creazione.

Dove lo si incontra nella creazione? Dov’è la sua origine? È il Sole!

Tutti i ritmi terrestri originano dal Sole, anche quelli cosmici.

Esso è la sorgente del ritmo, com’è pure la sorgente della vita.

Per tale motivo vita e ritmo sono così strettamente legati.

 

Ci si può rappresentare queste cose simbolicamente: il Sole, che riunisce in forma di croce la quadruplice periferia nel corpo eterico primordiale, nel quale agisce al contempo il ritmo, rappresentato in forma di lemniscata.

Questo è anche il simbolo dell’essere vivente.

Che il Sole sia la sorgente di tutti i ritmi diventa comprensibile quando consideriamo i ritmi principali nella loro relazione numerica.

 

L’uomo respira mediamente 18 volte al minuto.

In un giorno sono 60x 18×24 = 25.920 respirazioni.

Una vita umana è stimata in 72 anni. 72×360 = 25.920 giorni.

Il punto dell’equinozio di primavera percorre l’intero circolo zodiacale in un anno platonico,

ovvero in 25.920 anni terrestri.

 

Rudolf Steiner non si stancò mai di additare agli uomini questi nessi.

L’uomo ha dunque in sé ritmi cosmici e lo si può riscontrare in diversi modi.

Altri ritmi non dipendono direttamente dal Sole bensì dagli altri pianeti.

Benché rispecchino ritmi cosmici, i ritmi dell’uomo non decorrono in piena consonanza col cosmo stesso.

 

La pianta vive oggi ancora in completa relazione col cosmo.

L’animale si emancipa da esso man mano che si sale nella scala evolutiva.

L’uomo si è emancipato con i suoi ritmi dal cosmo, per questo motivo

è diventato un essere autonomo che porta in sé la possibilità della libertà.

Il compito di una scienza naturale più ampia è quello di indagare i ritmi

e le attività vitali degli esseri viventi in relazione alla vita del cosmo.

 

 

By | 2018-09-25T12:06:35+02:00 Settembre 25th, 2018|L'ETERICO|Commenti disabilitati su 16 – II – FORZE FORMATRICI DELLA VITA