/////16 – III – FORZE FORMATRICI DELLA SOSTANZA

16 – III – FORZE FORMATRICI DELLA SOSTANZA

16 – III – Forze formatrici della sostanza


 

SOSTANZA – MATERIA – PROCESSO

Conoscere ed esporre l’agire dell’eterico nell’ambito della sostanza presenta grandi difficoltà, ma consente di pervenire a cognizioni fondamentali.

Quando si ha dinnanzi a sé un mughetto, una gallina, un uomo, li si riconosce dal loro aspetto, dalla loro configurazione e forma, in breve, da quanto essi presentano esternamente. Questa manifestazione esteriore è il risultato della vita di questi tre esseri viventi. I processi vitali e le forze creatrici di forma qui attivi sono già stati descritti. Questo aspetto esterno maschera però un’interiorità celata dietro o sotto di esso. Nascosta dalla forma è la sua sostanza. Sostanza significa letteralmente ciò che è sotto-stante. Il concetto di sostanza è qui inteso in tale senso concreto, ossia tutto ciò che sta sotto la forma, ciò che in modo sostanziale costituisce la forma stessa. Essa non può esistere senza un supporto, e questo è appunto la sostanza.

Forma e sostanza sono dall’antichità concetti filosofici, non sempre intesi nel medesimo significato. Per quanto riguarda qui la manifestazione dell’eterico essi indicano la manifestazione esteriore e l’interiore sostanzialità dell’essere vivente.

Non c’è alcun dubbio che entrambe, forma e sostanza, nascano nel processo vivente individuale della pianta, animale e uomo. Come la forma è individuale così lo è anche la sostanza. Non si deve cadere in errore pensando che in fondo tutto consiste di idrogeno, ossigeno ecc., e cioè di elementi chimici uguali. Non ci riferiamo ad essi. Ci si riferisce piuttosto alla sostanzialità esclusivamente tipica di un dato essere vivente, ad esempio la sostanzialità del mughetto presente solo nel mughetto, o la sostanzialità della gallina presente solo nella gallina. Nell’uomo è persino il caso che ciascun individuo ha la propria sostanza ben distinta dagli altri. Questa è la grande difficoltà nei trapianti di organi, che ciascuno ha la propria proteina.

• Nel mondo organico forma e sostanza sorgono sempre insieme, non sono separabili.

• Nel mondo inorganico si possono invece separare.

Una moneta può essere coniata in argento, oro o cioccolato. La constatazione che forma e sostanza negli esseri viventi sono inscindibili ha condotto nella chimica moderna alla divisione in chimica organica e inorganica. Si era dell’opinione che certe sostanze potessero essere generate solo da un essere vivente nel contesto di processi viventi. Nel 1827 Friedrich Wàhler sintetizzò per la prima volta una sostanza organica. Fu un evento che ebbe molte conseguenze. Oggi la chimica ha imparato a produrre sinteticamente la maggior parte delle sostanze presenti negli esseri viventi, ed anche a produrre sostanze nuove estranee sia alla natura organica, sia a quella inorganica.

Si deve ora considerare qualcosa che abbiamo sinora tralasciato. Ripensando alla descrizione delle forze formatrici e alle attività vitali ci si accorgerà che si tratta ancora di forze generiche. Abbiamo parlato della formazione generica della foglia, non della foglia di una rosa o di un tiglio, non della viva circolazione dei fluidi in un’ortica, nella trota o nell’uomo. Alle forze formatrici generiche si devono aggiungere le forze formatrici della specie, soltanto allora sorge una conformazione esistente in natura. In essa esistono solo piante specifiche e animali specifici. Nel genere umano ogni uomo ha le qualità di una specie, ciascuno è una specie a sé. Nemmeno nel mondo inorganico ci sono sostanze generiche ma sempre sostanze determinate. Questa è la differenza tra sostanza e materia.

Nell’inorganico la sostanza è sempre qualcosa che ha qualità e proprietà specifiche e inconfondibili. Rame, Arsenico, Azoto, sono ciascuno una specie a sé, come il mughetto o il ciclamino nell’ambito del vegetale. Nell’inorganico le sostanze sono gli elementi chimici.

Cos’è la materia? È la designazione della sostanza senza alcuna qualità, è la sostanzialità in sé. Anch’essa ha una qualità, altrimenti non sarebbe una componente del mondo sensibile, e questa è la spazialità. Materia è quanto colma lo spazio. Questa proprietà non ha più significato del colore bianco nel mughetto o del peso nella gallina. In nessun caso materia è qualcosa di immutabile e di esistente in sé. Si può dire che la materia, come riempimento dello spazio, è una proprietà di tutte le sostanze, ma solo una proprietà, nessuno fondamento. Non c’è materia in sé come qualcosa in sé esistente.

La teoria della scienza moderna, secondo cui la materia sarebbe il fondamento del mondo sensibile si basa sulla pura concezione materialistica, conseguenza di un difetto di pensiero e di un’osservazione che non sa cogliere tutti i fenomeni.

Nella prima parte di questo libro abbiamo fatto distinzione tra spazio positivo (alla cui origine ci sono le forze fisiche) e spazio negativo (generato dalle forze eteriche). È facile a questo punto pensare a una materia positiva e una materia negativa. Nel mondo sensibile ogni sostanza ha la caratteristica della materia positiva, cioè colma uno spazio positivo. Materia negativa sarebbe la sostanza che colma lo spazio negativo, quindi lo spazio eterico. Ci si deve allora chiedere: nel mondo della sostanza c’è qualcosa di corrispondente che sale fino alla regione dell’etere, fino alla periferia? Sì! Ogni sostanza è un addensamento originato da altezze stellari e può di nuovo risollevarsi a quelle altezze. In tal caso diventa processo. L’oro metallico che mi sta dinnanzi è un processo aureo giunto a quiete. Esso pervade l’intero spazio fino alle tende del cielo. Anche il fegato quale organo fisico è processo epatico giunto a quiete. Il processo epatico è esteso a tutto l’organismo e compenetra persino l’universo. Si deve dunque imparare a riconoscere la sostanza come processo giunto a quiete. Come abbiamo detto, in natura forma e sostanza compaiono solo unite tra loro. Ogni forma nel fisico è movimento giunto a quiete. Allo stesso modo ogni sostanza è processo pervenuto a quiete .

Possiamo dunque scrivere:

In questo modo abbracciamo una totalità reale.

L’elemento che unisce tale quadruplicità in una unità determinata è la vera e propria sostanzialità intesa in senso categoriale, ad esempio oro, arnica.

 

LE TRE CROCI DELLA SOSTANZA NELLO ZODIACO

Ci si ripresenta di nuovo la stessa domanda: cosa sono queste forze di ordine più elevato che inducono le forze formatrici generiche ad assumere una forma specifica cosicché l’essenzialità specifica si manifesti in una specie? Una data specie è azione, espressione e forma manifesta di un essere.

 

Fig. 36 – Silografia (da E. Mcffert, Nikolaus roti Kues, Stoccarda 1982).

 

La fig. 36 mostra una stampa medievale in cui è rappresentato un uomo che guarda al di là del mondo sensibile e contempla le sfere celesti, gli archetipi e le entità dominanti nel mondo (nella stampa sono raffigurati in modo simbolico). Quest’uomo non varca la soglia del mondo sensibile per mezzo di forze sensibili; egli scruta mediante forze soprasensibili, contemplando al di là esseri spirituali. Essi sono non-spaziali, e non-temporali, trovandosi oltre il confine celeste del mondo spaziale. Nel mondo spirituale esistono le entità della specie, gli archetipi della specie. È il mondo delle gerarchie spirituali che nel loro insieme possiamo chiamare parola cosmica o Logos.

Se confrontiamo questa raffigurazione con lo schema della fig. 23, dove abbiamo disegnato l’orizzonte e le forze formatrici, diventerà chiaro che sono gli archetipi, le entità della specie, a congiungere in modo specifico le forze formatrici a una determinata specie di essere vivente. Abbiamo individuato nelle stelle, nello zodiaco e nei pianeti l’origine delle forze formatrici e delle attività vitali.

Le medesime stelle, quando agiscono da sotto l’orizzonte, dallo spazio tenebroso, sono forze formatrici di sostanze. In questa condizione esse danno origine a quanto dall’intento colma e sorregge la forma. La luce stellare splendendo nella tenebra si addensa in sostanza. A dire il vero si dovrebbe rappresentare sotto l’orizzonte anche l’agire delle forze delle entità spirituali e delle stelle. Si scorgerebbe ancora la relazione della sostanza coi mondi superiori, e si vedrebbe che le forze stellari generatrici di sostanza agiscono sempre attraverso la Terra. Tutto questo non lo si può rendere visibile perché si svolge nell’interno tenebroso. Lo si può comunque pensare, si possono rappresentare i nessi sotto forma di idee. Questi nessi sono già stati approfonditi da Rudolf Hauschka e riportati nel suo testo La natura della sostanza . Mediante considerazioni fenomenologiche sulle sostanze egli individuò tre complessi quadruplici di processi posti a fondamento di ogni sviluppo vivente. Dalle indagini emersero pure i nessi di queste sostanze con lo zodiaco. Esse risultano ordinate in tre croci cosmiche: la croce atmosferica, quella oceanica e quella minerale. Hauschka tracciò il cerchio zodiacale completo riconoscendolo come luogo di origine di quei medesimi processi che, quando pervengono alla loro conclusione sulla Terra, si fissano nelle sostanze terrestri conosciute (fig. 37).

Le forze plasmatrici di forme erano state viste in connessione a un trigono zodiacale e a uno dei quattro elementi. Dal punto di vista della formazione di sostanze le costellazioni sono invece connesse in tre croci, dove in ciascuna agiscono simultaneamente i quattro elementi.

 

 

 

Le appartenenze sono le seguenti:

 

 

La croce cosmica costituita da Leone, Acquario, Scorpione e Toro, quattro costellazioni che già da sempre occupano nello zodiaco una posizione preminente, può anche essere chiamata, secondo Marti, croce astrale o sulfurea. Dal loro interagire nel contesto sostanziale danno origine alla proteina, il fondamento vivente di tutti gli organismi con una certa autonomia. Anche la pianta forma della proteina vegetale, là dove si tratta della preservazione della specie e cioè nel seme.

La croce costituita da Cancro, Capricorno, Ariete e Bilancia, secondo Marti la croce fisica o salina, congiunge processi sostanziali che in ultima analisi edificano la terra solida minerale.

 

 

Come i processi silicei e calcarei hanno dato origine alle complessive conformazioni rocciose mediante l’indurimento di organismi vegetali e animali, così anche i processi fosforici e argillosi nell’uomo, imparentati col sangue e i nervi, danno origine a processi ossei e di sclerosi. Proprio questa croce cosmica con le sue forze formatrici mostra come tutto quanto è morto nella natura proviene da processi viventi macrocosmici.

La croce formata da Gemelli, Sagittario, Pesci e Vergine, secondo Marti la croce eterica o mercuriale, dà origine ai sali solubili dell’oceano. I suoi processi sostanziali presiedono in ogni organismo vivente ai fenomeni di scioglimento e di legame, fanno da mediatori e sono veicolo per la guarigione. L’acqua dell’oceano nella quale è disciolta una quantità enorme di solfato di magnesio e cloruro di sodio, è anche il luogo di origine di tutta la vita sulla terra.

In ogni essere vivente i dodici processi formatori di sostanza agiscono sempre insieme e dagli esseri delle specie sono fatti convergere, o sono stati fatti convergere all’inizio dello sviluppo, in modo specifico a una data sostanza. In ogni sostanza naturale questi processi ripetono l’ordinamento secondo i tre principi citati sopra, solo vi si trovano in modo di volta in volta differenziato. Nell’alchimia e nella farmacia medievale la conoscenza dei tre principi Sale, Mercurio, Zolfo (principio=inizio) costituiva il fondamento per la preparazione delle sostanze medicinali.

Questo sapere è andato interamente perduto e oggi lo si dovrebbe ritrovare.

La chimica analitica e la farmaceutica odierna non hanno nemmeno notato che a base della farmaceutica antroposofìca c’è un modo fondamentalmente diverso di considerare le sostanze, un modo che tiene conto dell’affinità terapeutica tra l’uomo e questi tre principi nella natura. Come abbiamo detto, questi tre principi sono connessi in ogni sostanza in modo particolare e unico .

 

FORZE FORMATRICI DEI METALLI E DEI PIANETI

Le forze formatrici di sostanza non provengono solo dallo zodiaco ma anche dai pianeti. Rudolf Steiner additò anche alla relazione tra i pianeti e i metalli principali, relazione convalidata sperimentalmente da molti ricercatori antroposofici .

Così corrisponde:

 

Altri metalli sono sorti dall’interagire di diversi impulsi planetari, ad esempio l’antimonio nasce dall’interagire dei tre pianeti inferiori Luna, Mercurio e Venere.

Le ricerche del dottor Hauschka miravano a dare fondamento al cooperare degli impulsi fonnativi zodiacali con quelli delle sfere planetarie. Mediante l’immagine della spirale cosmica egli cercò di mettere in relazione l’origine cosmica delle sostanze con l’ordinamento del sistema periodico.

In chimica, farmacia, botanica e medicina, ampliate dall’antroposofia, le esposizioni aforistiche date sopra hanno già mostrato la loro fertilità e sono soggette a continue verifiche e sviluppi. Per un approfondimento ci si deve rivolgere alla letteratura originale.

Vorrei accennare ancora a qualcosa sul problema della dinamizzazione come manipolazione pratica dei tre principi naturali .

 

BREVE TESI SUL PROBLEMA DELLA DINAMIZZAZIONE

La comprensione della dinamizzazione presuppone la conoscenza dei tre principi naturali: Sale, Mercurio, Zolfo. La scienza moderna non conosce questi concetti, dovrebbe ampliarsi per pervenire alla loro conoscenza e alla conoscenza dei fenomeni ad essi connessi.

La dinamizzazione è un metodo che consente di impiegare i tre principi naturali.

Mediante la dinamizzazione, quindi estraendo tali principi naturali, le sostanze diventano medicine. L’organismo umano ha infatti una relazione

guaritrice con le sostanze solo tramite essi.

Dinamizzare significa attivare i tre prìncipi naturali insiti in una sostanza. Ogni sostanza è in diversa proporzione una combinazione di Sale, Mercurio e Zolfo.

La dinamizzazione è il trasferimento di una sostanza dalla condizione ponderabile a quella imponderabile. Tale procedimento consiste di tre fasi: una ponderabile, che è il punto di partenza; quella imponderabile, che rappresenta la conclusione; e la fase mediana di transizione. Queste tre fasi corrispondono alla sfera salina, mercuriale e sulfurea.

Una sostanza è ponderabile in quanto mostra degli effetti afferrabili come peso, gravità, massa. Imponderabile è una sostanza che non mostra più alcuna di quelle caratteristiche e quindi per la fisica moderna è dichiarata inesistente. La scienza naturale non conosce alcun effetto di una sostanza al di fuori del peso, e ciò perché essa ignora la levità.

Per la conoscenza di quest’altra realtà della natura la scienza dovrebbe ampliarsi. La realtà mostra le due sfere di azione, della pesantezza e della levità. La pietra cade seguendo la traiettoria di caduta, il germoglio sale catturato nelle linee di forza della levità. La traiettoria di caduta conduce al centro della terra, la forza di gravità è matematicamente afferrabile; la linea di crescita è orientata verso la periferia, verso il piano all’infinito. La levità è una realtà non afferrabile in modo matematico.

Dinamizzare significa ricondurre la sostanza dalla condizione ponderabile a quella imponderabile. Ciò avviene mediante la progressiva dissoluzione della sostanza stessa. In tale processo non è importante l’entità della dissoluzione bensì il numero di passaggi. Non si dovrebbe parlare di questa o quest’altra diluizione quanto piuttosto graduare i passaggi: 10° grado, 20° grado ecc. Nella prima fase si ha il superamento per dissoluzione della coesione della sostanza. Ciò è assai evidente nella triturazione, ad esempio di un cristallo di quarzo con del lattosio. Dopo un certo numero di operazioni la coesione, e quindi la fase ponderabile, giunge al punto zero. Tutti gli effetti cessano. L’essenzialità della sostanza, che non ha più coesione, irraggia e compenetra il medium (in genere acqua, alcool o lattosio). Il medium, che fino a questo momento ha solo dissolto le particole di sostanza, assume ora in sé l’azione della sostanza stessa. Il proseguimento della gradazione (cioè dei passaggi) intensifica questo processo finché si raggiunge di nuovo un punto zero.

Trasferire la sostanza nel medium significa che essa diventa attiva nel medium medesimo, il quale in tal modo subisce una trasformazione ricevendo una struttura stimolata dalla sostanza. Continuando il procedimento svanisce ogni movimento attivo della sostanza, prima ancora rilevabile come irradiazione, e giunge a quiete nella conformazione del medium. Forma è movimento giunto a quiete. A questo punto la sostanza è stata sottratta alla regione del peso e del movimento esistendo ora solo come suo negativo, come imprimitura al medium che ha assunto la sua conformazione. Il proseguimento vede l’intensificazione di tale configurazione.

Sebbene la forma di un oggetto, di una moneta, di una rosa, sia indipendente dal peso e dalla sostanza, e per la sostanza stessa essa risulti negativa, nelle sostanze naturali la forma è unita in modo essenziale alla sostanza che la colma. La forma di un’amica esiste nella realtà soltanto unita alla sostanza-amica, e non alla sostanza-rosa.

Si può chiarire il processo della dinamizzazione col seguente procedimento di pensiero. Ci si rappresenti un uomo, e si cerchi di valutare quanto in lui si presenta come peso, movimento, forma. Rappresentandoci ciò che si può determinare con la bilancia sì prende in considerazione l’elemento sostanziale-materiale. Considerando l’aspetto del movimento, la respirazione, la circolazione, i movimenti muscolari ecc., si coglie invece quanto non ha peso. Se ci si rappresenta la sola forma, essa è senza peso e senza movimento. Nell’uomo reale questi tre contesti sono inseparabilmente connessi tra loro. Si possono separare solo nella rappresentazione. Dinamizzando una sostanza, tuttavia, questa separazione viene effettivamente compiuta poiché la sostanza attraversa in successione queste tre fasi.

«Omeopatizzare (dinamizzare) è un procedimento che in un certo senso è stato accuratamente carpito alla natura» (Rudolf Steiner).

Dinamizzare è sempre un’imitazione dell’uomo. Ogni potenza si origina come l’uomo stesso: dalla testa AE verso il ritmo AE e il movimento. All’inizio si determina la sostanza da dinamizzare, ad esempio l’arnica. Si stabilisce in seguito un rapporto col medium, ad esempio 1:10. Infine sostanza e medium sono mescolati e resi omogenei, lavorati cioè uno nell’altro.

testa – sostanza

sistema ritmico – rapporto

ricambio – compenetrazione sostanziale

Nell’esecuzione tecnica della dinamizzazione ci sono condizioni più o meno rigorose. Libera è la scelta della sostanza di partenza; per tutto il resto del trattamento non deve però essere cambiata. È necessario un rapporto continuo tra sostanza e medium. È pure sensato mantenere lo stesso rapporto per tutta la serie di operazioni (ad esempio potenza decimali, centesimali o potenze LM).

Il medium può essere cambiato (si può ad esempio passare da dinamizzazioni liquide a quelle solide). Indispensabile è infine la miscelazione tra sostanza e medium. Questo si può ottenere in fase liquida mediante agitazione o per via asciutta attraverso la triturazione. Si vorrà sapere per quanto tempo si deve agitare o triturare. L’indicazione univoca di Rudolf Steiner è fin quando le sostanze non sono rese omogenee. Ciò è dimostrabile specialmente attraverso i metodi elaborati dalla signora Kolisko. Che lo scuotimento avvenga in uno o in un altro modo, che avvenga ritmicamente o no, ciò non è rilevante. Si deve ottenere la perfetta omogeneizzazione.

La dinamizzazione è un processo ritmico, e quindi ogni stadio non è mai ripetizione dell’uguale ma ha una sua connotazione precisa e non interscambiabile. Ogni gradino ha un rapporto diverso con l’organismo umano e agisce diversamente sulle piante da sperimentazione. Nella serie delle dinamizzazioni ci sono passaggi in cui non si ha solo un cambiamento graduale, ma anche un mutamento più profondo; si ha il trapasso a un’altra sfera di azione. Si distinguono così basse potenze (per esempio D3-D8), medie potenze (D8-D15) e alte potenze (D20-D36). Le basse potenze agiscono sul sistema del ricambio, le medie sul sistema ritmico, le elevate sul sistema nervoso dell’uomo. L’essenza del processo ritmico consiste in questo procedere verso un punto di svolta (punto zero) e nel cambiamento che ne segue.

Con la dinamizzazione sono estratte dalla sostanza solo le forze, nel senso di Sale-Mercurio-Zolfo, insite in essa. Lo scuotimento non attrae alcuna forza cosmica affine alla sostanza.

Tutte le sperimentazioni effettuate da Kolisko, Schwenk, Fyfe, mostrano che agitando si convogliano influssi delle stelle e dei pianeti ma nessuna forza specifica della sostanza. Con la dinamizzazione si lavora con la sostanza data così com’è.

Le indicazioni fornite da Rudolf Steiner hanno permesso di trovare dimostrazioni scientifiche sull’azione della dinamizzazione. Sono certo un felice conseguimento dell’antroposofia, che se venissero coraggiosamente sostenute porterebbero un grande contributo per l’ampliamento della scienza naturale.

 

VISIONE D’INSIEME E PROSPETTIVE

Le forze formatrici eteriche sono state descritte nella loro totalità in modo esemplificativo.

Ogni essere, indifferentemente se sia pianta, animale o uomo, quando diventa essere vivente afferra queste forze formando con esse il proprio corpo eterico.

Si tratta di una configurazione di forze che agisce in ogni organismo come piano costruttore, dapprima presente invisibilmente.

Forma, vita e sostanza specifica si manifestano così nel tempo.

 

Rudolf Steiner adotta per il corpo eterico anche le denominazioni:

• corpo di forze formatrici,   • corpo vitale,   • corpo eterico-elementare,   • corpo temporale,

secondo il punto di vista dal quale egli osserva il corpo eterico.

 

• Si può parlare di corpo di forze formatrici quando osserviamo il costituirsi della forma, lo sviluppo della figura.

• Parliamo di corpo vitale quando vengono presi in considerazione i processi vitali e i diversi organi vitali

coi loro centri e ritmi, coi loro stadi di sviluppo temporali.

• Parlando di corpo eterico-elementare ci si rivolge ai segreti della sostanza specifica

considerata nei suoi processi sostanziali e nei processi di trasformazione, di origine e annientamento, ovvero nell’interagire di vita e morte.

• Chi, in ogni momento della vita, fosse in grado di osservare il corpo eterico come corpo temporale

scorgerebbe in un’unica immagine l’intera vita dall’inizio alla fine, vedrebbe la vita passata e futura: il tempo diventa qui spazio.

 

Al gradino immaginativo della visione soprasensibile si può certo percepire il corpo eterico, ma per la sua conoscenza e differenziazione necessita almeno un inizio di ispirazione, oltre a un sano pensare.

Finché la facoltà di percezione superiore non è sviluppata, il preciso pensare scientifico deve essere sostenuto da una formazione artistica. A un futuro scienziato potrà sembrare anacronistico richiedere come completamento ai propri studi una formazione in scultura, pittura, musica, recitazione o euritmia. Già a suo tempo Rudolf Steiner per la riforma dell’ente scolastico superiore, consigliò a scienziati, medici, pedagoghi e teologi di avviarsi a una formazione plastico-musicale-recitativa. Questo avviene oggi in tutti i centri di formazione antroposofica. È merito del dottor Gisbert Husemann di aver sviluppato nell’arco di decenni una tale via di formazione oggi praticabile come «conoscenza scientifica dell’uomo attraverso l’arte» e che costituisce un orientamento non solo per il corso di perfezionamento dei medici antroposofi .

 

La scienza naturale deve elevarsi all’arte per poter raggiungere la conoscenza della vita, dell’eterico!

Non basta che dei buoni medici si dedichino per hobby alla musica o alla pittura, che biologi o chimici siano buoni saggisti o poeti, oppure che fisici famosi al termine della loro vita diventino filosofi riscoprendo il loro tardo amore per la Sophia, la dea Natura.

Nell’epoca delle scienze naturali gli scienziati sono responsabili dell’immagine del mondo e dell’uomo che viene insegnata nelle scuole, immagine che in molti giovani determinerà la norma del loro agire.

In verità non è la natura che nasconde i suoi «segreti manifesti», ma la preconcetta limitazione della scienza naturale che considera solo quanto è enumerabile, pesabile, misurabile.

Questo libro racchiude la ricerca di una vita di Ernst Marti sull’eterico.

La scienza naturale è la scienza che si rivolge alle forze della natura. La conoscenza delle forze eteriche e formatrici è il contributo più rilevante dell’antroposofia per un ampliamento della scienza naturale. Questa potrà così trovarsi nella condizione di osservare la vita.

Non è compito di questo libro trattare la coscienza e l’autocoscienza, quindi l’anima e Io spirito nell’animale e nell’uomo, si tenterà comunque di offrire una breve panoramica che dia indicazioni per ulteriori compiti di ricerca.

Al termine dei suoi seminari Ernst Marti diceva sempre, e ciò vale anche per questo libro, che per lo studio dell’eterico manca ancora un aspetto essenziale, e cioè la metamorfosi delle forze eteriche formatrici in forze animiche.

 

Chi vuole afferrare l’anima nella sua relazione col corpo deve in primo luogo conoscere l’eterico, poiché:

• «Le forze attive nel corpo eterico operano all’inizio della vita terrena umana, in modo particolarmente evidente nel periodo embrionale, come forze plasmatrici e di crescita.

Nel corso della vita una parte di queste forze si emancipa dall’attività rivolta alla conformazione e alla crescita dell‘organismo e diventa forza di pensiero da cui, per la coscienza normale, ha origine il pallido mondo dei pensieri.

È di grandissima importanza sapere che le normali forze di pensiero dell’uomo derivano dalla sublimazione delle forze plasmatrici e dì crescita.

Nel processo di conformazione e nella crescita dell’organismo umano si manifesta una realtà spirituale; infatti tale realtà spirituale compare poi, nel corso della vita, come forza spirituale di pensiero» .

 

Le forze eteriche plasmatrici si manifestano dunque

• da una parte come forze plasmatrici nell’organismo umano

• e dall’altra come forze di pensiero nell’anima.

 

• Si dovrebbero conoscere singolarmente le forze formatrici della forma, della vita e della sostanza,

per comprendere la loro metamorfosi nelle attività animiche del pensare, sentire e volere.

• Se si studia il nesso dell’anima col corpo si perverrà a un’altra conoscenza fondamentale riguardo a tutto l’elemento animico:

coscienza e autocoscienza non si estrinsecano sulla base di attività eteriche costruttrici ma sono connesse a processi di distruzione.

 

• «Lo spirito si manifesta nell’essere umano non sulla base dei processi metabolici costruttivi, ma sulla base dei processi distruttivi.

Là dove nell’uomo deve agire lo spirito, la sostanza deve retrocedere dalla sua attività.

Già l’insorgere del pensare entro il corpo eterico non avviene in virtù di una prosecuzione dell’essere eterico, ma si fonda su di una distruzione dello stesso.

Il pensare cosciente non si realizza in processi di conformazione e di crescita,

ma in processi di dissoluzione della forma, di sfioritura e di morte che costantemente si inseriscono nell’attività eterica» .

Eccoci dunque di nuovo al nostro punto di partenza, dove abbiamo indagato il nesso tra sensazione e forza formatrice nella natura.

 

Le forze eteriche formatrici si metamorfosano,   • sia nella percezione     • che nel pensare,

nei contenuti animici  • di sensazione,     • rappresentazione     • e formazione di pensieri.

 

Questi fatti sono oggigiorno a disposizione della scienza.

Essa è attualmente nella condizione di scoprire e indagare i cosiddetti campi morfogenetici attorno alla terra.

In questo ambito ha già osservato i sorprendenti fenomeni di trasmissione del pensiero,

traslazione di processi intellettivi e di apprendimento, elaborazione di sensazioni percettive e rappresentazioni mnemoniche nell’uomo e nell’animale.

Riuscirà a trovare la giusta collocazione di questi fenomeni se accoglierà nel proprio pensare

le rappresentazioni qui date del mondo delle forze formatrici nel loro nesso con la sensazione e il corpo di forze formatrici.

 

Le forze del pensare sono forze formatrici metamorfosate rintracciabili come forze di pensiero nell’ambito dei mondi eterici.

 

• Se la sensazione ed altri contenuti animici, come pensieri, sentimenti e forze istintive, sono presenti nell’ambito situato tra il cielo e la terra,

allora non è più tanto lontano il pensiero che non solo le facoltà animiche dell’uomo e dell’animale

sono influenzabili dall’atmosfera, dal vento e dalle condizioni del tempo, ma che anche il contrario è vero,

cioè che i contenuti animici distaccantisi dal corpo influenzano e modificano l’ambiente e le potenze elementari.

 

Una scienza della natura che afferra l’eterico elaborerà una conoscenza che supera l’inconciliabile dualismo di spirito e materia.

• È la Parola cosmica che si manifesta nell’eterico, mediante cui tutto è stato creato e che ancora ha origine.

 


 

Ernst Marti fu un maestro della Parola e instancabilmente espose, fin oltre il suo ottantesimo anno di età, ai suoi allievi e studenti di medicina,

ai suoi colleghi e amici durante conferenze e colloqui, come lo spirito del mondo crea mediante le forze formatrici e gli elementi:

• chi comprende i segreti della forma, della vita, della sostanza,

• comprende pure come il Logos delle stelle parla, risuona, pensa.

 

Nel 1973 Ernst Marti redasse un piccolo scritto meditativo: Der Prolog des Johannes-Evangelimn und die Kategorien des Aristoteles (Verlag Die Pforte, Basilea),

che rappresenta la quintessenza e la fonte del presente libro sull’eterico .

In esso leggiamo:

• «Nel prologo di Giovanni la Parola, il Logos, è descritto come creatore del mondo nella sua relazione con l’uomo […]

Nel prologo sono contessute tre figure. Egli si manifesta in modo tripartito.

Ogni figura manifesta una nuova visione del Logos: come Stella, Sole, Croce. In questi tre segni si manifesta l’essere del Cristo.

Il Cristo è un essere stellare, solare e spaziale legato alla croce.

Il prologo parla di Parola, Vita e Luce degli uomini.

La realtà del mondo è la sua manifestazione: nel cielo stellato ci appare un’immagine del Logos;

nelle forze solari che permeano l’universo ci si manifesta «la vita in Lui»;

nel Sole, che col suo corso genera la croce dello spazio, abbiamo «la Luce degli uomini».

 

• C’è un altro motivo per cui si dovrebbe diffondere nell’umanità la conoscenza dell’eterico.

Rudolf Steiner mise in rilievo che in questo secolo dal 1910 il Cristo è riapparso nell’eterico .

Cristo Gesù appare nelle vesti del risorto, come colui che vive; la sua corporeità è contessuta di luce.

 

Questo libro è stato scritto affinché tale evento non passi inosservato. Possano gli uomini accogliere l’eterico nei loro cuori e nelle loro riflessioni, cosicché esso trovi la resurrezione e la vita nel loro pensare.

  1. – Siccome Ernst Marti nel manoscritto di questo libro non aveva terminato il capitolo sulla dinamizzazione pubblichiamo il seguente articolo con la gentile concessione della redazione della rivista «Bcitràge zu einer Envciterung der Icilkunst», già apparso nel quaderno 5 del 1974.
  2. – Sulla rivista scientifica inglese «Nature» del 30/6/88 (volume 333, p. 787 e da p. 816 a p. 818) c apparso un lavoro del professor Bcnveniste di Parigi con il titolo Quando l’incredibile diventa credibile. In tale articolo viene dimostrato che degli anticorpi agiscono ancora, dopo essere stati disciolti in progressive diluizioni di volta in volta agitate, anche in assenza di molecole di anticorpi. La discussione specialistica sulla «biologia meta-molecolare» e perciò sul problema della dinamizzazione è stata dunque pubblicata su un giornale scientifico molto in vista.

 

 

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