////17 – LE LEMNISCATE DEI PIANETI INTERNI ED ESTERNI

17 – LE LEMNISCATE DEI PIANETI INTERNI ED ESTERNI

Le lemniscate dei pianeti interni ed esterni

O.O. 323 – Rapporto delle diverse scienze con l’astronomia – 17.01.1921


 

Sommario: Lemniscate piane e in rotazione. Il ricambio nel sonno e nella veglia, riflessi dei moti di Terra e Sole. La verticalità di piante e uomini rinvia a Terra e Sole. Pianta e uomo, Terra e Sole, arti e testa. Lemniscate in rotazione nei reciproci moti di Sole e Terra. Sole e Terra rispetto agli altri pianeti. Scambio di posti. Gravitazione e principio dell’attrazione. Le lemniscate dei pianeti interni ed esterni. Moti radiali e sferici. Che cosa non corrisponde a ciò che si conosce. Le correzioni astronomiche: i tre Soli, equazioni di Bessel. Rifiuto della semplicità. Ordine fisico-sensibile e ordine morale divergono nell’epoca moderna. Astronomia matematica e astrologia. Moti celesti e direzioni nell’uomo.

 

Vorrei anzitutto riprendere un punto che potrebbe creare equivoci, se qualcuno dei presenti volesse approfondire gli argomenti che abbiamo trattato qui. Occorre pensare di far ruotare la superfìcie su cui disegno la lemniscata intorno alla linea di congiunzione dei due fuochi, intorno all’asse della lemniscata, o come lo si voglia chiamare.

 

Disegno dunque la lemniscata nello spazio, e nella fig. 1 ne ho qui la proiezione. A questo disegno di lemniscata nello spazio si riferiscono tutte le cose di cui ho parlato a proposito dei sistemi nervoso e osseo, e anche della circolazione del sangue. Tutto ciò non va pensato nel piano, ma nello spazio. La figura a otto della lemniscata è giustificata, ma ho già indicato che in effetti si tratta di corpi in rotazione. Tutto ciò si ritrova in quel che ho già detto, ossia che le strutture del sistema neuro-sensoriale e del sistema del ricambio e degli arti sono tra loro in relazione secondo il principio dì una lemniscata in rotazione.

 

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Fig. 1

 

Abbiamo dovuto ricercare il criterio del moto terrestre (siamo infatti legati spazialmente alla Terra) nei mutamenti che si presentano nell’uomo. Avevo detto: guardando i movimenti solo dall’esterno non si riesce a superare la relatività dei movimenti stessi. Quando però, seguendo il movimento, si notano i mutamenti che ne conseguono all’interno del corpo, possiamo leggervi la realtà dei movimenti stessi.

 

Avevamo fatto notare che possiamo riconoscere un criterio tra i processi del ricambio collegati ai movimenti volontari compiuti dall’uomo che sposta il proprio baricentro parallelo alla Terra. Anche nei processi decorrenti in modo analogo a quelli dal sistema del ricambio durante i movimenti volontari, e collegati con i fenomeni di stanchezza e sonno che si presentano nel corso del giorno (cioè secondo le diverse posizioni del Sole), abbiamo un criterio per il moto che compiamo senza alcun dubbio nello spazio assieme alla Terra. Possiamo dunque dire: ciò che avviene fra la testa e il resto del corpo in direzione verticale, cioè quando siamo in piedi, avviene invece in direzione parallela alla superficie terrestre (nella direzione della colonna vertebrale animale) quando dormiamo. Così il confronto fra il ricambio in stato di veglia e in stato di sonno è indicativo per i rapporti tra i movimenti del Sole e quelli della Terra.

 

Da qui passiamo ad altri esseri della natura. Vediamo che la pianta mantiene la direzione radiale; è la stessa nostra direzione da svegli. Dobbiamo però tener ben presente che quando paragoniamo la verticalità dell’uomo a quella della pianta, le direzioni non sono dello stesso segno, ma di segno opposto. Abbiamo molti motivi per dare segni opposti alla direzione verticale dell’uomo e alla crescita verticale della pianta. Ricorderò solo quel che ho già detto. Il processo di crescita, che nella pianta si conclude con la sedimentazione di carbonio, nell’uomo si conclude in una eliminazione e deve essere visto in senso opposto. L’uomo deve eliminare ciò che la pianta consolida in sé. Questo e fatti simili ci portano a dire: se indichiamo verso l’alto la direzione di crescita delle piante, dobbiamo indicare verso il basso quella dell’uomo (fig. 2).

Qui si presenta la domanda: che cosa abbiamo noi in questa direzione? Abbiamo la nostra crescita, fin che dura, anno per anno, abbiamo ciò che in noi è un processo simile a quello della pianta. Siamo nel giusto se ricordiamo che mentre la pianta cresce dalla Terra verso l’alto in direzione radiale verso lo spazio, per noi dobbiamo pensare che alla nostra crescita visibile nel fisico, corrisponda un’altra crescita superfisica e invisibile, una crescita in un certo senso dall’alto verso il basso. Dobbiamo cercare di comprendere la posizione verticale della figura umana in questo senso: l’uomo cresce verso l’alto, ma in direzione opposta cresce una sorta di formazione vegetale invisibile che sviluppa le radici in alto, verso la testa, e i fiori verso il basso. Alla formazione fisica umana corrisponde una formazione vegetale negativa. Nella direzione delle due frecce dobbiamo vedere movimenti analoghi. Come la pianta cresce in senso opposto al centro della Terra, dobbiamo pensare che dallo spazio cosmico, dal Sole, nasca una pianta umana sovra-fisica verso il punto centrale della Terra.

 

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Ho dato ora solo indicazioni che si potranno senz’altro seguire nei fenomeni empirici. Abbiamo dunque una linea di crescita, una volta in senso positivo, l’altra volta in senso negativo, e vi dobbiamo ritrovare la linea di collegamento tra Terra e Sole. Non si può far altro che pensare (è anzi un’idea abbastanza semplice) di cercare in pari tempo le linee di movimento sia per la Terra che per il Sole. Abbiamo dunque le linee dei moti della Terra e del Sole nei loro stessi collegamenti, in una linea verticale rispetto alla superficie terrestre.

 

Quel che dico ora richiederebbe di essere spiegato in molte conferenze; intendo invece esporre qualcosa di sostanziale che sia possibile continuare in seguito, e condurre intanto a un certo risultato che collegheremo un po’ bruscamente alle considerazioni più metodiche fatte sinora. Arriviamo così in un certo senso a dover pensare che Sole e Terra seguano lo stesso percorso, benché in senso opposto. È possibile confermare questa realtà con quel che avevo detto ieri. A proposito della costituzione del Sole (nucleo, fotosfera, atmosfera, cromosfera, corona) avevo detto infatti che, al contrario della Terra, dove le eruzioni e le stesse maree vanno dall’interno verso l’esterno, il Sole invia le proprie forze dalla periferia al nucleo.

Così, in vicinanza del Sole, si vedrebbero le cose come le vedremmo sulla Terra se fossimo al centro di essa e guardassimo verso l’esterno dopo aver trasformato tutto da convesso in concavo. Guardando al Sole ritroviamo i processi interni della Terra come se fossimo al centro di essa, ma rovesciandone la superficie interna da concava a convessa, così che l’interno della Terra diventi l’esterno del Sole. Basandoci su questo pensiero arriviamo a comprendere molto bene la natura polarmente opposta della Terra e del Sole.

 

È importante rendersi conto di come si ottiene la costituzione del Sole rovesciando quella della Terra, rovesciamento che ho già descritto a proposito dell’organismo del ricambio e degli arti (con le ossa lunghe) e dell’organismo neuro-sensoriale (con le ossa craniche). Così si arriva veramente a coordinare l’uomo al cosmo. La polarità nell’uomo si comporta come le polarità tra Terra e Sole.

 

Ora seguirò un corso di pensiero che a molti potrà sembrare problematico; apparirebbe del tutto evidente se potessimo studiare tutti i passaggi, ma, come ho già detto, voglio arrivare all’essenziale. Dobbiamo cercare una curva che ci permetta di presentare i moti del Sole e della Terra in uno stesso percorso, ma opposti. La curva deve essere disegnata in modo non equivoco. Considerando tutti i luoghi geometrici che così si trovano, la curva si determina in un solo modo. Dobbiamo pensare una curva che abbia il decorso di una lemniscata di rotazione e che nello stesso tempo proceda nello spazio (fig. 3). In un punto qualsiasi di questa lemniscata a vite immaginiamo che vi sia la Terra, in un altro punto il Sole, e che la Terra si muova seguendo il Sole. Abbiamo così i moti della Terra verso l’alto e del Sole verso il basso (T1 e S1) che si passano accanto.

 

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Fig. 3

 

Per i moti della Terra e del Sole non vi è altra possibilità se non quella di pensare che Terra e Sole si seguano l’un l’altra movendosi in una serie di lemniscate a vite, e che le proiezioni nello spazio derivino da questi moti.

Si pensi di proiettare nella linea T-S la posizione del Sole S, e che poi il Sole si sia spostato in S1, con la Terra in T1. Si hanno i luoghi apparenti, con tutte le proiezioni che risultano quando il Sole e la Terra si muovono. Per voler fare anche i calcoli esatti con le più diverse correzioni, come ad esempio per le equazioni di Bessel e simili, vanno tenuti presenti tutti i luoghi e altro del genere. Va ricordato che, come ho detto, per i calcoli l’astronomia attuale si serve di tre Soli: il Sole reale, il Sole “intermedio” e il Sole “medio”. Di questi tre Soli, due sono pensati, perché in realtà esiste soltanto quello reale. Per la determinazione del tempo, oggi ci si serve del Sole intermedio che corrisponde al Sole reale soltanto al perigeo e all’apogeo; si usa poi l’altro Sole, che corrisponde al Sole intermedio, soltanto agli equinozi. Il moto del Sole si corregge con questi dati. Riunendo tutti questi elementi e facendo i calcoli, si arriva proprio a un risultato che corrisponde a ciò che otteniamo studiando le relazioni fra uomo e cosmo.

 

Il problema è ora quello di riferire giustamente al sistema solare la curva che abbiamo ottenuto. Allo scopo, escludendo per oggi i due pianeti più esterni, che nel nostro nesso non sono necessari, disegno il consueto e ipotetico sistema solare (fig. 4) con l’orbita di Saturno (non importano le proporzioni), le orbite di Giove, di Marte, della Terra con la Luna, di Venere, di Mercurio, e il Sole. In qualche punto sulle orbite si dovranno cercare i pianeti.

 

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Ora dobbiamo vedere come inserire quel che abbiamo detto dei moti del Sole e delle orbite terrestri, considerando il nostro disegno come un’immagine prospettica. Continuando il calcolo nel modo che ho già detto, il quadro si presenta cosi: dobbiamo disegnare l’orbita della Terra in modo che essa tenda a prendere il posto del Sole, e il Sole il posto che aveva avuto la Terra. Otteniamo così la metà della lemniscata: Terra, Sole, Terra, Sole. Quando si è completato il giro esso continua (fig. 5).

 

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Fig. 5

 

Si muovono dunque rincorrendosi. Otteniamo la reale orbita di Terra e Sole se pensiamo che la Terra si trovi a volte nel punto in cui siamo abituati a disegnare il Sole, e perciò dobbiamo disegnare il Sole dove siamo abituati a disegnare la Terra. Per ottenere il rapporto di moto tra Terra e Sole non dobbiamo pensare che l’una o l’altro siano fermi, ma che invece siano in un movimento in cui nello stesso tempo, reciprocamente, si sorpassino l’un l’altra. Dobbiamo quindi pensare che, prospetticamente, una volta il Sole sia al centro del sistema planetario, e che un’altra volta la Terra sia dove è di solito il posto del Sole. In certo modo si scambiano.

 

Naturalmente la cosa è ancora più complicata, perché nel frattempo anche i pianeti cambiano di posto. Se considero valida l’immagine della fig. 4, devo porre il Sole al centro. Ottengo invece l’altro ordine se indico idealmente così la successione dei pianeti: al centro la Terra, poi la Luna, Mercurio, Venere, il Sole, Marte, Giove e Saturno. Per l’illusione prospettica siamo indotti a disegnare come molto semplice un sistema che non lo è. È proprio come se Terra e Sole si alternassero nel punto centrale rispetto ai pianeti

 

Non è facile per me parlare di queste cose che possono sembrare fantasticherie, perché non è possibile fare i calcoli nel dettaglio con tutti gli accidenti; possono però essere fatti in generale. Si è voluto che esponessi le relazioni fra l’astronomia e gli altri campi della scienza, e non resta ora che fare un riassunto ben chiaro dell’insieme.

 

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Se dunque seguiamo i moti della Terra e del Sole, prescindendo dal sistema planetario, dobbiamo pensare una lemniscata in cui la Terra rincorre il Sole, come mostra la fig. 6 in proiezione. Vi è anche la possibilità di dare un’immagine ragionevole della gravitazione che si basa sul principio dell’attrazione. Pensando il fenomeno in questo modo, non occorre usare la coppia discutibile di forza gravitazionale e forza tangenziale, perché qui esse si riducono a una sola, se si approfondisce bene la questione.

 

Naturalmente è problematico dover pensare il Sole al centro e intorno i pianeti attraverso i quali passi una spinta tangenziale (come peraltro si deve premettere, se si vuol seguire il principio di Newton). Pensando che la lemniscata rappresenti il moto del Sole e della Terra, e volendo far risultare in prospettiva forme che hanno le orbite degli altri pianeti rispetto al percorso dell’orbita Terra-Sole, le orbite dei pianeti vicini al Sole vanno pensate come nel disegno. Si ha così la possibilità di indicare i nodi in prospettiva, anche se i pianeti si trovano in un’altra posizione. Il centro della visuale è in v, e in n abbiamo il nodo e i due rami si fondono apparentemente all’infinito (z). In conclusione si deve immaginare che se qui vi sono le orbite del Sole, della Terra e dei pianeti interni, le orbite corrispondenti dei pianeti esterni siano altre lemniscate (fig. 7).

 

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Dovrei disegnarle tutte, ma la più vicina è così. Essa prosegue, va oltre l’altra lemniscata e rappresenta i pianeti esterni.

 

Abbiamo stabilito un sistema di lemniscate, sia per le orbite dei pianeti, sia per quella della Terra. Si può con facilità accordare quel che ho esposto schematicamente con il fatto che in prospettiva vediamo i nodi di Venere e di Mercurio in congiunzione, e sempre in prospettiva i nodi di Giove, Marte e Saturno in opposizione. Ora si vedrà anzitutto quale sia il rapporto fra i pianeti in quanto tali e l’uomo. E sufficiente vedere che ciò che abbiamo in Venere e in Mercurio è vicino alla direzione dell’orbita Terra-Sole; in un certo senso è cosmicamente vicino all’orbita Terra-Sole; è quindi da ritenere che sia in relazione con la linea radiale che rappresenta, in fondo, il collegamento fra Terra e Sole. Le altre orbite, quelle dei pianeti esterni, hanno invece una direzione laterale, sferica, e influenzano di più ciò che ha un decorso periferico. Possiamo anche dire: ciò che vediamo in Venere e in Mercurio è più affine alla realtà cosmica che vive in noi, mentre ciò che vediamo nei pianeti esterni è più affine al cielo delle stelle fisse. Arriviamo così a una valutazione qualitativa di quel che in effetti avviene nel cosmo. Naturalmente le linee che ho tracciato sono solo indicative; si dovrebbe piuttosto dire: un pianeta interno ha un’orbita che fa un nodo il cui centro è l’orbita Terra-Sole; un pianeta esterno assorbe nel proprio nodo l’orbita Terra-Sole.

 

Questo è l’essenziale, perché le cose in sé sono talmente complicate che in effetti si può arrivare solo a immagini schematiche. Si vede però come sia necessario, anche se per alcuni spiacevole, allontanarsi da un principio che dall’inizio dell’epoca moderna si è insinuato nei nostri studi sulla natura. E il principio di spiegare tutto con la semplicità. Si diceva che le cose semplici sono vere. Ancora oggi si è rimproverati quando si presentano cose non abbastanza semplici. La natura però non è semplice! Vorremmo piuttosto dire che la natura, la realtà, sembra semplice, ma risulta complicata a un esame più attento; quel che di regola appare semplice è solo un’immagine illusoria.

 

Non è mia intenzione concludere queste conferenze in crescendo con qualcosa del tutto in contrasto con ciò che è riconosciuto; non ho questa intenzione: il punto è solo di arrivare alla verità.

Però le teorie del sistema astronomico attuale contengono tante contraddizioni che si rimane insoddisfatti nel seguirle. Diviene perciò ammissibile l’ipotesi dell’universo che ho disegnato: le orbite dei pianeti ellittiche, il Sole in uno dei fuochi e così via. E diviene anche ammissibile (perché non se ne può fare a meno) la diversa inclinazione delle orbite planetarie; diversa inclinazione che è data dalla prospettiva. Queste cose complicate sono tutte dovute alla prospettiva. Non si fanno i calcoli con quel semplice sistema planetario che si insegna ai bambini a scuola e che poi viene mantenuto, ma col sistema di Tycho de Brahe, al quale però si apportano di necessità molte correzioni.

Se ad esempio, secondo le formule consuete, si calcola che il Sole in un dato momento debba essere nel dato posto, risulta che non è poi così. In quel punto non si trova il Sole vero, ma quello intermedio o quello medio, cose comunque solo pensate. Sono cose solo pensate, e si devono fare correzioni per arrivare al giusto. In tali correzioni vi è ciò che porta alla verità. Se invece di restare fermi alle formule e calcolare cose pensate si rendessero le formule in sé mobili e si cercasse di tracciare le curve, si arriverebbe al nostro sistema, sia pure in modo schematico.

 

Ho anzitutto cercato di formare nel pubblico presente un’immagine della corrispondenza tra organismo umano e cosmo. Chi mi ha seguito sin qui non pensi che tale corrispondenza sia in contrasto con il pensiero scientifico. Anche al tempo del passaggio dal sistema tolemaico a quello copernicano si ebbe tutto un cambiamento dei rapporti tra uomo e fenomeni celesti. Risalendo a quei tempi antichi (ne ho parlato qualche giorno fa) in cui sia pure in modo diverso si avevano idee più chiare della relazione tra movimento degli astri e figura umana, si trova qualcosa di istintivo che, se innalzato a coscienza, corrisponde al nostro attuale pensiero scientifico, al quale dobbiamo restare fedeli quando ci si trova in un campo tanto problematico e impervio.

 

In effetti non vi è differenza tra il modo consueto di usare la matematica e il nostro modo di applicare la matematica qualitativa (che abbiamo elaborato a poco a poco) all’uomo e ai fenomeni celesti. Col passaggio dal vecchio sistema eliocentrico al nuovo sistema eliocentrico, anche nella conoscenza umana dell’evoluzione umana si è creata una frattura, perché non si sono lasciati ponti tra l’ordine cosmico fisico-sensibile e l’ordine cosmico morale. In altre conferenze già feci presente che oggi ci troviamo a un bivio.

Da una parte dobbiamo far risuonare le idee naturali teoriche in una qualche formazione primordiale da cui la Terra, sviluppatasi da processi puramente naturali, continui e trovi la sua fine in base alle stesse leggi naturali nelle quali noi viviamo.

Dall’altra parte, dalla nostra interiorità, emergono impulsi morali che non si sa da dove vengono. Pensando nel senso di questo dualismo, si conclude con certezza che un giorno tutti gli impulsi morali scompariranno. Così si pensa, se non si riesce a costruire un ponte tra l’ordine naturale e quello morale del cosmo. Quel ponte deve essere ritrovato. Dobbiamo essere di nuovo in grado di pensare all’accordo tra l’ordine naturale e quello morale del cosmo. Già in altre occasioni dissi come di debba ricercare quell’accordo, ritrovabile proprio grazie alla scienza dello spirito.

 

Voglio ancora ricordare che la separazione tra ordine naturale e ordine morale del cosmo si manifesta specialmente in certi campi, ad esempio in quello di cui ci stiamo occupando ora. Anche nel corso dell’evoluzione umana si separarono i due aspetti. L’aspetto morale si sviluppò nell’astrologia, quello naturale nell’astronomia priva di spirito.

 

L’astrologia come oggi è intesa non ci interessa, e non occorre che io ricordi come essa non abbia rapporto alcuno con la scienza; non è necessario dimostrare quanto tenda in una sola direzione e in modo errato. Vi sono però errori anche nell’altra direzione, nel sistema cosmico attuale. Non abbiamo realtà nelle linee di prospettiva o di proiezione che si tracciano per indicare il nostro sistema planetario, e neppure nelle linee che formiamo osservando la risultante di molte componenti nel corso che il Sole compie insieme a tutto il sistema planetario. Abbiamo a che fare con cose che riuniscono molte componenti. Sono cose relative, ed è necessario attenersi a un criterio che ci possa portare a una comprensione delle curve, anche se a qualcuno può sembrare un criterio un po’ vago; come quando ad esempio cerchiamo di capire perché l’uomo senta il bisogno di tenersi in posizione orizzontale per dormire, ossia di togliersi dalla linea che collega Terra e Sole. Come possiamo eseguire i movimenti volontari soltanto mettendo il nostro baricentro perpendicolare alla linea di collegamento Terra-Sole, così possiamo produrre i nostri movimenti involontari se ci mettiamo noi stessi perpendicolari alla linea Terra-Sole. Per uscire dall’effetto dei movimenti volontari, in modo che l’effetto di tale movimento agisca interiormente e causi un metabolismo tra testa e corpo, ci si deve porre in questa linea. Si troverà nello stesso modo anche il passaggio per le altre direzioni nell’uomo, e da esse, dalla loro conformazione, si potranno rilevare le curve delle quali abbiamo trattato a proposito dei moti dei corpi celesti. Non sono operazioni facili come le osservazioni al telescopio e la misurazione degli angoli. È però l’unica via possibile per trovare il nesso tra l’uomo e i fenomeni celesti.

 

 

By | 2018-10-29T12:00:45+01:00 Ottobre 29th, 2018|ASTRONOMIA|Commenti disabilitati su 17 – LE LEMNISCATE DEI PIANETI INTERNI ED ESTERNI