18 – GNOSI E ANTROPOSOFIA / 159-161

Gnosi e Antroposofia / 159-161

O.O. 26 – Massime antroposofiche – 15.02.1925


 

Allorché si compì il mistero del Golgota, la « gnosi » era il modo di pensare di quella parte dell’umanità

che era capace a tutta prima di portare incontro al massimo evento dell’evoluzione umana

una comprensione non soltanto del sentimento, ma della conoscenza.

 

Se vogliamo capire quale fosse l’atteggiamento dell’anima in cui la gnosi viveva negli uomini, dobbiamo renderci conto che l’epoca di questa gnosi fu quella dello sviluppo dell’anima razionale o affettiva.

In questo fatto si può anche trovare la causa della scomparsa quasi totale della gnosi dalla storia dell’umanità; scomparsa che, finché non venga capita, è forse uno degli avvenimenti più stupefacenti nel divenire dell’umanità.

 

Lo sviluppo dell’anima razionale o affettiva fu preceduto da quello dell’anima senziente,

e questo dallo sviluppo del corpo senziente.

• Se i fatti del mondo vengono percepiti dal corpo senziente, tutta la conoscenza dell’uomo vive nei sensi.

• Si percepisce il mondo colorato, risuonante e così via,

ma nei colori, nei suoni, negli stati di calore, si sa esistere un mondo di entità spirituali.

 

Non si parla di « materia » in cui appaiono colori, stati di calore, e così via;

si parla di entità spirituali che si rivelano attraverso ciò che i sensi percepiscono.

• Uno sviluppo speciale del « raziocinio », che viva nell’uomo accanto alle percezioni sensorie,

non esiste ancora a quell’epoca.

• L’uomo si abbandona con l’essere suo al mondo esteriore, e allora attraverso i sensi gli si manifestano gli dèi.

• Oppure egli si ritira dal mondo esteriore entro la vita della sua anima,

e allora sente nella sua interiorità un senso ottuso di vita.

 

• Un rivolgimento notevole avviene quando si sviluppa l’anima senziente.

Impallidisce la rivelazione del divino attraverso i sensi.

Subentra la percezione delle impressioni sensorie,

in certo modo vuotate del divino, dei colori, degli stati di calore e così via.

Nell’interiorità il divino si manifesta in forma spirituale, in idee-immagini.

E l’uomo percepisce il mondo da due lati:

esterno, attraverso le impressioni dei sensi;

interno, attraverso le impressioni spirituali in forma di idee.

 

L’uomo deve ora arrivare a percepire le impressioni spirituali in modo così determinato e configurato,

come prima percepiva le impressioni dei sensi permeate dal divino.

Lo può finché perdura l’epoca dell’anima senziente.

Dall’intimo suo gli sorgono infatti le idee-immagini completamente plasmate.

Egli è interiormente riempito di un contenuto spirituale, libero dai sensi,

che è una immagine del contenuto del mondo.

 

Se prima gli dèi si manifestavano in veste sensibile, ora gli si manifestano in veste spirituale.

Questa è propriamente l’epoca della nascita e della vita della gnosi.

Vive una conoscenza mirabile di cui l’uomo si sa partecipe quando svolge in purità il suo essere interiore;

attraverso di esso gli si può così manifestare il contenuto divino.

• Dal IV fino al I millennio prima del verificarsi del mistero del Golgota,

la gnosi domina nella parte dell’umanità che è maggiormente progredita nella conoscenza.

• Poi comincia l’epoca dell’anima razionale o affettiva.

 

Le immagini delle divinità universali non sorgono più da sole, dall’interiorità dell’essere umano.

L’uomo deve adoperare forza interiore per trarle fuori dalla sua anima.

Il mondo esteriore, con le sue impressioni sensorie, diventa un enigma.

L’uomo riceve delle risposte se si vale della propria forza interiore

per estrarre da se stesso le immagini delle divinità universali.

Ma le immagini sono sbiadite in confronto alla loro forma precedente.

È questa la disposizione d’anima dell’umanità, svoltasi in modo meraviglioso in Grecia.

 

Il Greco si sentiva collocato nel mondo esteriore che cade sotto i sensi,

e sentiva in esso la potenza magica che dava alla forza interiore l’impulso a sviluppare le immagini universali.

In campo filosofico questa disposizione d’anima si sviluppò nel platonismo.

• Ma dietro a tutto questo stava il mondo dei misteri.

 

In esso si custodiva fedelmente quanto ancora esisteva della gnosi dall’epoca dell’anima senziente. Le anime venivano educate a questa fedele custodia. Sulla via dell’evoluzione comune sorge l’anima razionale o affettiva. Mediante una disciplina speciale veniva vivificata l’anima senziente. Così, dietro alla vita culturale solita, appunto nell’epoca dell’anima razionale o affettiva, esisteva una vita dei misteri intensamente sviluppata.

Nei misteri vivevano le immagini delle divinità universali anche in quanto venivano fatte oggetto di culto. Guardando nell’intimo dei misteri, si ravvisa il mondo rispecchiato nelle più meravigliose funzioni del culto.

 

Gli uomini che sperimentavano questo, furono gli stessi che, al compiersi del mistero del Golgota, penetrarono anche di esso il profondo nesso cosmico. Ma nei misteri si coltivava una vita che si appartava completamente dai rumori mondani, per sviluppare in purezza il mondo delle immagini spirituali. E per le anime degli uomini ciò divenne sempre più difficile.

Scesero allora dal cosmo spirituale, nelle sedi dei sommi misteri, degli esseri spirituali che vennero in aiuto agli sforzi degli uomini lottanti per la conoscenza.

 

Così gli impulsi dell’epoca dell’anima senziente si svilupparono ulteriormente sotto l’influsso degli « dèi » medesimi.

Nacque una gnosi dei misteri di cui pochissimi non ebbero che un lontano sentore.

Accanto a questa esisteva ciò che poteva venir accolto dagli uomini con l’anima razionale o affettiva.

Era la gnosi exoterica, della quale è arrivato ai posteri qualche frammento.

 

• Nella gnosi esoterica dei misteri gli uomini diventarono sempre più incapaci

di elevarsi allo sviluppo dell’anima senziente.

• Questa sapienza esoterica passò sempre più sotto la sola cura degli « dèi ».

E questo è un segreto dell’evoluzione storica dell’umanità: che, dai primi secoli cristiani fino al medioevo,

in certo modo in essa agirono dei « misteri divini ».

 

In questi « misteri divini » entità angeliche custodivano entro l’esistenza terrena

ciò che gli uomini non erano più in grado di custodire.

Così operava la gnosi dei misteri, mentre si lavorava ad estirpare la gnosi exoterica.

• Ma il contenuto di immagini del mondo che nella gnosi dei misteri

venne custodito in modo spirituale da esseri spirituali,

per tutto il periodo durante il quale doveva operare nel corso del divenire dell’umanità,

non potè venir conservato per la comprensione cosciente dell’anima dell’uomo.

• Dovette piuttosto esser conservata la capacità di sentimento.

 

E nel giusto momento cosmico dovette essere data all’umanità a ciò preparata

affinché, sotto il suo calore animico, l’anima cosciente

potesse penetrare più tardi nei mondi dello spirito in modo nuovo.

Esseri spirituali costruirono così il ponte  tra l’antico contenuto del mondo e il nuovo.

Di questo segreto si hanno degli accenni nell’evoluzione umana.

 

La sacra coppa di diaspro del Gral, di cui il Cristo si servì quando spezzò il pane, e nella quale Giuseppe d’Arimatea raccolse il sangue dalla ferita di Gesù, la coppa dunque che celava il segreto del Golgota fu presa in custodia dagli angeli — come narra la leggenda — fino al momento in cui essi poterono farla scendere fra gli uomini a ciò preparati, dopo che Titurel ebbe costruito il castello del Gral.

 

• Entità spirituali custodirono le immagini universali in cui vivevano i segreti del Golgota.

E quando il tempo fu venuto, essi immersero negli animi umani

non già il contenuto di immagini, perché ciò non era possibile, ma la capacità di sentimento.

 

Solo uno stimolo, ma uno stimolo energico, può essere questa infusione del contenuto di sentimento dell’antica conoscenza, affinché nell’epoca nostra, alla luce dell’attività di Michele, si sviluppi dall’anima cosciente una comprensione nuova e completa del mistero del Golgota.

L’antroposofia tende a questa nuova comprensione.

• Dall’esposizione che precede risulta che l’antroposofia non può essere un rinnovamento della gnosi, che ebbe per contenuto il modo di conoscenza dell’anima senziente; deve invece trarre dall’anima cosciente un contenuto ugualmente ricco in modo del tutto nuovo.

 

159La gnosi si sviluppa nella sua forma vera e propria nell’epoca dell’anima senziente (dal quarto al primo millennio prima del verificarsi del mistero del Golgota). In tale epoca il divino si manifesta all’uomo nell’interiorità come contenuto spirituale, mentre nella precedente epoca del corpo senziente si era manifestato nelle impressioni sensorie del mondo esterno.

160Nell’epoca dell’anima razionale o affettiva il contenuto spirituale del « divino » può venir sperimentato solo in modo sbiadito. La gnosi è rigorosamente custodita nei misteri, e quando gli uomini non possono più custodirla perché non sono più in grado di vivificare l’anima senziente, entità spirituali trasportano nel medioevo non già il contenuto di conoscenza, ma la capacità di sentimento (la leggenda del Gral ne serba traccia). Nel tempo stesso viene estirpata la gnosi exoterica che penetra nell’anima razionale o affettiva.

161L’antroposofia non può essere un rinnovamento della gnosi, perché questa era legata allo sviluppo dell’anima senziente. L’antroposofia deve svolgere dall’anima cosciente, alla luce dell’attività di Michele, una nuova comprensione dell’universo e del Cristo. La gnosi era il modo di conoscenza, conservato da tempi antichi, il quale meglio poteva far comprendere all’uomo il mistero del Golgota al suo verificarsi.

 

 

By | 2020-02-04T23:15:09+01:00 Febbraio 3rd, 2020|IL MISTERO DI MICHELE|Commenti disabilitati su 18 – GNOSI E ANTROPOSOFIA / 159-161