/////1841 – 1879: LOTTA NELLE REGIONI SPIRITUALI

1841 – 1879: LOTTA NELLE REGIONI SPIRITUALI

1841 – 1879: lotta nelle regioni spirituali

O.O. 178 – Dietro le quinte degli eventi esteriori – 13.11.1917


 

A partire dall’anno 1841 ha avuto luogo nelle regioni spirituali una lotta

fra certe entità delle alte gerarchie e altre entità, superiori alle prime.

 

Quelle entità (che si sono ribellate fra il 1841 e il 1879)

erano state in passato poste al servizio della saggia direzione dell’universo.

Anche gli esseri che in certi tempi si ribellano e diventano entità del male, spiriti delle tenebre,

in altri tempi sono invece entità utili e benefiche.

 

Sto dunque parlando adesso di entità che fino al 1841 erano state utilizzate da spiriti più elevati di loro,

al servizio della saggia direzione cosmica;

da quel momento però la loro volontà si contrappose a quella delle entità loro preposte.

• Queste ultime condussero nel mondo spirituale una lotta importante,

una di quelle lotte che si attuano abbastanza di frequente,

ma a livelli diversi, per così dire: una lotta che nella leggenda

viene raffigurata simbolicamente come la lotta di Michele col drago.

 

Questa lotta terminò nell’autunno del 1879

con la cacciata di certi spiriti delle tenebre dalle regioni spirituali giù in quelle terrestri;

da quel momento quegli spiriti agiscono in mezzo agli uomini,

penetrando nei loro impulsi di volontà, nei loro orientamenti,

nel loro modo di comprendere le cose, e in ogni loro comportamento.

 

Dall’autunno del 1879 certi spiriti delle tenebre sono dunque presenti fra gli uomini;

e se gli uomini vogliono comprendere quel che accade sulla Terra,

devono imparare a prestare attenzione a quegli spiriti.

• È perfettamente corretto esprimersi così:

il fatto che quelle entità siano state precipitate giù nel 1879, ha liberato di loro il Cielo, ma ne ha riempito la Terra.

• Da quel tempo la loro sede non è più reperibile in Cielo, ma in Terra.

 

Per caratterizzare il proposito di quella ribellione avvenuta fra il 1841 e il 1879,

debbo dire che quelle entità volevano impedire che potesse discendere nelle anime umane

la saggezza spirituale che necessariamente vuole manifestarsi agli uomini a partire dal secolo XX:

essi volevano trattenerla nei mondi spirituali, e non lasciarla penetrare nelle anime umane.

 

Che agli uomini si schiudesse, a partire da questo secolo, la comprensione per le conoscenze spirituali, potè essere conseguito solo mediante l’allontanamento dal regno spirituale degli spiriti ostacolatori, degli spiriti delle tenebre: solo così possono discendere le conoscenze spirituali destinate agli uomini.

Quaggiù però, dove ora quegli spiriti delle tenebre si aggirano, essi di nuovo s’incaricano di provocar confusione fra gli uomini; da qui ora vogliono impedire che si stabilisca il giusto rapporto con le verità spirituali, vogliono per così dire privare gli uomini dell’azione salutare delle verità spirituali. A ciò si può contrapporre solamente la conoscenza esatta, la comprensione corretta di queste cose.

 

• Certe confraternite occulte si propongono invece precisamente il contrario:

esse vogliono trattenere la sapienza solo nella loro cerchia più ristretta, per poterla poi sfruttare ai loro fini di potenza.

E noi ci troviamo attualmente in mezzo a questa lotta.

• Da un lato esiste la necessità di guidare correttamente l’umanità, affinché accolga la sapienza spirituale;

• dall’altro lato stanno certe confraternite occulte di cattiva lega,

che si oppongono proprio alla penetrazione fra gli uomini di quelle verità,

affinché gli uomini rimangano ignoranti nei riguardi del mondo spirituale,

mentre i membri di quelle ristrettissime comunità possano da lì condurre le loro macchinazioni.

 

Negli eventi che accadono ai nostri giorni, di tali macchinazioni ne esistono parecchie; e l’umanità dovrà scontare a caro prezzo il rifiuto di veder chiaro a tale proposito.

Vedrete subito chiaramente che cosa si nasconda in tali problemi, quando avrò richiamato la vostra attenzione su certe verità che oggi sono proprio mature per essere rivelate: verità pronte a cadere giù nel regno degli uomini come prugne mature, se non ne fosse impedita la diffusione, e contro le quali peraltro la gente prova preconcetti e avversione, perché in fondo le teme.

Su queste cose vorrei parlare nel modo più concreto possibile.

 

Il fatto che dal 1879 un certo numero di spiriti delle tenebre sono stati abbattuti

e che da allora sono presenti fra gli uomini, ha certe conseguenze importanti.

• Anzitutto, che da quel momento il pensare, il saper pensare con chiarezza

ha acquisito un’importanza molto maggiore di quanto avesse prima d’allora.

 

Non è mai esistito un altro periodo della storia umana nel quale, ove si presti attenzione alle intime necessità dell’evoluzione, la chiarezza del pensare sia altrettanto necessaria quanto il mangiare e il bere lo sono per il sostentamento della vita fìsica.

Se infatti nel tempo in cui viviamo e in quello che sta per venire l’uomo non pensa con estrema chiarezza, non si potranno vedere nella giusta luce le verità mature che cadranno per così dire dal mondo spirituale.

 

Anzitutto non si saprà riconoscere il grande, il profondo significato che per l’intera evoluzione dell’umanità ha il mistero del Golgota, cioè l’apparizione del Cristo entro l’evoluzione umana.

Molti parlano del Cristo Gesù, ma una certa teologia dei nostri giorni vuole addirittura impedire che si parli del senso profondo che per l’intera evoluzione terrestre dell’umanità ha avuto il mistero del Golgota.

Certo, gli effetti del mistero del Golgota si manifestano solo a poco a poco, e questo fatto emerge chiaramente soltanto in questo secolo.

 

Nei tempi antichi erano sempre ancora presenti dei residui

ereditati dalle epoche nelle quali gli uomini erano dotati di una vita interiore, di una spiritualità atavica.

Soltanto nel nostro tempo l’uomo che voglia possedere una spiritualità si trova obbligato a conquistarsela.

 

Ecco perché nel nostro tempo (e in fondo solo dal 1879) si manifestano certi fenomeni ben determinati: siccome però la facoltà dell’osservazione esterna è diventata tanto grossolana, i fenomeni ai quali alludo risultano evidenti solo se si rivolge l’osservazione dell’anima al regno in cui l’uomo penetra dopo aver attraversato la porta della morte.

 

Infatti le anime nate prima del 1879 giungono nel mondo spirituale, attraverso la morte,

in un modo diverso da come vi giungeranno tutte le anime nate dopo il 1879.

E’ un fatto di grandissima, decisiva importanza.

 

Quell’evento di tanta importanza

fa sì che le anime vadano assomigliando sempre più al loro modo di pensare,

a ciò che esse considerano come loro conoscenza.

Si tratta di una verità ben strana per l’uomo d’oggi, ma pure è verità.

È diventato importante, anzi essenziale,

il fatto di scorgere certe cose nella giusta luce, con pensieri chiari, con pensieri validi, saturi di realtà.

 

Vedere il darwinismo nella sua giusta luce (come ad esempio ho cercato di fare nella conferenza pubblica di ieri), è bene. Altra cosa è invece, per esempio, considerare il darwinismo come fondamento della sola possibile concezione del mondo: vedere in esso solo il pensiero che l’uomo discende dagli animali.

 

Se si coltiva il pensiero “io discendo dagli animali, io ho origine solo da forze che formano anche gli animali”,

l’anima finisce per assomigliare a questa sua opinione. Questo è importante.

Quando poi quell’anima si sarà liberata dal corpo,

essa avrà la disgrazia di doversi scorgere simile a questa sua rappresentazione.

 

Chi, mentre vive qui nel corpo fisico,

è convinto che nella sua formazione siano intervenute soltanto forze animali,

si va predisponendo, per il tempo che seguirà la sua morte,

ad una coscienza che lo obbligherà a considerarsi come un animale.

 

Con l’evento del 1879 si è infatti realizzato pienamente il carattere del quinto periodo postatlantico:

ossia i pensieri degli uomini hanno ora lo scopo

di far sì che le anime umane si trasformino nei loro pensieri.

 

Ecco perché poco fa ho detto: per voler sostenere la scienza dello spirito antroposofica

non è necessario avere per essa una particolare predilezione: basta soltanto la compassione per gli uomini.

Essi infatti hanno bisogno di tali pensieri, di pensieri che sono creativi per la vita dell’anima,

perché l’uomo è chiamato a diventare quello che egli ritiene di essere.

 

Ciò è dovuto avvenire, nel corso dell’evoluzione cosmica guidata dalla saggezza,

affinché l’uomo potesse pervenire veramente alla piena e libera coscienza di sé.

• Da un lato, gli dèi dovettero conferire all’uomo la possibilità di diventare creatura di se stesso;

• ma, per potere poi dare alla sua creazione uno scopo soprasensibile,

per trovare in ciò che egli fa di se stesso qualcosa che gli possa dare una direzione eterna,

il Cristo Gesù dovette attraversare il mistero del Golgota.

 

E se lo si comprende, se lo si comprende col pensiero, grazie alla scienza dello spirito,

si trova la via che conduce a lui, la via che dall’elemento animale conduce al divino.

Questa verità emerge soprattutto se si è capaci di osservare con l’anima il mondo in cui l’uomo entra dopo la morte.

• Quelli che sono nati prima del 1879 portano con sé morendo ancora un certo residuo

che li protegge dal diventare solamente quali si consideravano da vivi.

 

Del resto, le cose si vanno cambiando solo gradualmente: ancora per parecchio tempo gli uomini potranno essere protetti, dopo la morte, dall’identificarsi interamente con la propria opinione. Ma ciò sarà possibile solo grazie al dolore, solo se (per dirlo quasi paradossalmente) sapranno prendere su di sé il dolore della conoscenza, se sapranno sentire quanto sia insoddisfacente la concezione che hanno dell’uomo.

 

L’armonia con se stessi, e al tempo stesso

una conoscenza che consenta dopo la morte di considerare l’uomo come uomo,

questo si realizzerà in futuro solo se gli uomini

si renderanno conto della loro vera connessione col mondo spirituale mentre vivono nel corpo fisico.

 

Per molto tempo ancora

chi, a causa delle idee materialistiche, rifugge da conoscenze spirituali concrete,

non potrà ammettere che un tale mutamento abbia potuto verificarsi nel 1879:

eppure è necessario che tali conoscenze vengano accolte.

 

Ne risulta chiaramente l’importanza sempre crescente per il futuro

della diffusione nel mondo terrestre di ciò che vi esiste come conoscenza spirituale.

• Per favorire i propri intenti, gli spiriti delle tenebre faranno quindi di tutto per confondere le idee degli uomini,

per impedir loro di formarsi quaggiù le idee in cui poi essi si trasformeranno dopo la morte.

L’uomo deve infatti diventare ciò che egli pensa di essere.

 

• Questa è una verità che era destinata a diffondersi fra gli uomini

a partire dai grandi mutamenti avvenuti nel secolo XX.

 

L’uomo deve essere, per sua volontà, ciò che in realtà gli è possibile essere,

egli deve poter pensare al proprio essere, se vuole poi realizzarlo in quanto anima.

• Già oggi infatti il defunto può annunziare come una verità legittima e matura:

l’anima è ciò che essa è capace di pensare di se stessa.

 

Nell’epoca in cui era necessario diffondere sulla Terra

la verità che l’anima è ciò che essa è capace di pensare di se stessa,

gli spiriti delle tenebre ci hanno invece persuaso, ispirato,

a proclamare come verità che l’uomo è ciò che egli mangia.

 

Anche se in teoria le masse non ammettono che l’uomo sia ciò che egli mangia,

la pratica della vita è fortemente orientata in questo senso:

a persuadersi che in fondo l’uomo non sia altro che ciò di cui si nutre.

• Anzi questa pratica della vita tende ad accentuare sempre di più una tale concezione anche nella vita esteriore.

Molto più di quanto si creda, i tragici eventi che si stanno svolgendo in questi anni

sono la conseguenza del principio: l’uomo è ciò che egli mangia.

 

Molto più di quanto non immagini la superficialità oggi dominante, sono cose assai poco nobili quelle per le quali oggi scorre tanto sangue. L’umanità è veramente infetta dal principio che afferma: l’uomo è quel che mangia. E sotto molti aspetti si sta combattendo per cose che stanno in rapporto con questo.

Proprio perciò è tanto importante che si diffondano i pensieri necessari e adeguati alle esigenze del tempo.

 

Il pensiero dovrà a poco a poco essere riconosciuto come una forza reale dell’anima,

e non solo come quella misera astrazione a cui lo ha ridotto il nostro tempo, andandone per di più tanto fiero.

• Poiché in tempi passati gli uomini erano ancora congiunti, grazie ad un’antica eredità, con il mondo spirituale,

anche se la chiaroveggenza atavica era già del tutto regredita da molti secoli,

pure nel sentire e nel volere quell’eredità viveva ancora.

 

Adesso però è venuto il tempo in cui deve sempre più affermarsi la forza reale della consapevolezza;

ecco perché gli spiriti dell’ostacolo e delle tenebre lottano furiosamente,

ai giorni nostri, per contrapporre ai pensieri reali i pensieri astratti

sotto forma di ogni specie di programmi lanciati nel mondo. Dobbiamo imparare a scorgere questo nesso.

 

Il pensiero deve acquistare sempre maggiore realtà: gli uomini debbono persuadersene.

Quanti continuano a dire: • “Bene, quel che ci sarà dopo la morte, lo vedremo a suo tempo;

saremo sempre in tempo ad occuparcene allora: qui intanto ne vogliamo prescindere, qui vogliamo vivere la vita.

Quando entreremo nell’altro mondo, allora vedremo come è”!

 

• Ma se è vero quel che abbiamo già detto, che cioè nell’aldilà si è quello che qui ci si è messi in mente di essere,

è pur vero anche qualcosa d’altro.

 

Prendiamo un pensiero oggi molto diffuso. Un tale muore, lasciando dei parenti; se questi non sono privi di pensieri, pur essendo materialisti, dovranno dirsi che del loro defunto esiste ciò che si decompone nella tomba o che si conserva nell’urna. Solo se sono privi di pensieri, gli uomini possono essere materialisti e non avere questa convinzione. Se il materialismo avesse il sopravvento, gli uomini dovrebbero persuadersi sempre più che tutto quanto permane del defunto si trova nell’urna o nella tomba. Ma questo pensiero è una forza reale; ed è una non-verità. Se chi resta pensa che il morto non vive più, che il morto non esiste più, questo è un pensiero errato: però pur essendo falso, è reale, è presente nelle anime.

E il defunto percepisce tale pensiero, lo percepisce come cosa per lui molto importante. Non è affatto indifferente, ma al contrario di grandissima importanza, se chi sopravvive coltiva nella propria vita interiore il pensiero che il defunto continua ad esistere nel mondo spirituale, o se invece si abbandona più o meno al miserevole pensiero che il morto è proprio morto, che si decompone. Ciò non è affatto indifferente; e la differenza ha un’enorme importanza.

 

In questi tempi non è possibile venire qui a Zurigo, senza trovarsi a contatto spiritualmente con quella che viene chiamata psicologia analitica, o psicoanalisi (naturalmente, ciò vale anche per altri luoghi, ma qui lo si sente con particolare intensità). Di questi psicoanalisti bisogna dire che cominciano a prestare attenzione a certi fenomeni animico-spirituali, perché questo tipo di fenomeni animico-spirituali si fa loro incontro con veemenza. Vorrei qui accennare solamente con poche parole a un certo aspetto di questa psicoanalisi.

 

Una persona qualsiasi soffre di disturbi isterici. Questi fenomeni isterici si manifestano oggi in forme tali da attirare l’attenzione della gente. Infatti in ogni epoca ci si occupa di preferenza delle malattie particolarmente frequenti, e si va alla ricerca delle loro cause. Ora la psicoanalisi è arrivata ad affermare che le cause di questi frequenti disturbi di tipo isterico si trovano nella sfera dell’anima. Essa non può più cercarne le cause nell’ambito materiale, diciamo nel campo fisiologico o biologico. Va bene, ammettiamo che le cause si trovino nella sfera psichica. Seguendo le idee dell’epoca, si vanno cercando nel subcosciente dell’anima le più diverse cause dei vari fenomeni isterici. Si ragiona così: ecco una persona che presenta dei fenomeni isterici; ciò dipende dal fatto che in essa agisce qualcosa che non si svolge nella coscienza, bensì emerge continuamente sotto la soglia della coscienza, come un’onda dalle profondità sotterranee, cioè subcoscienti dell’anima, ed è questo ciò di cui occorre andare alla ricerca.

 

E qui comincia il gioco pericoloso. Gli psicoanalisti esplorano ogni anfratto di quella ch’essi considerano una provincia isolata, nascosta, dell’anima; in una persona di trent’anni vanno alla ricerca di aberrazioni avvenute mettiamo a sette anni e che a quel tempo non erano state vissute coscientemente: si propongono di richiamarle alla coscienza perché questo processo dovrebbe condurre alla guarigione, e così via. È un gioco fatto con armi straordinariamente pericolose.

Possiamo senz’altro affermare che se oggi sui campi di battaglia si combatte con armi molto pericolose, nel campo di cui stiamo parlando si sta effettuando un gioco con armi non meno pericolose: ma la gente si rifiuta di approfondirsi nel senso della scienza dello spirito, per giungere alla vera comprensione dei fenomeni come quelli di cui stiamo parlando. Si affronta il problema con mezzi inadeguati, e questo è un gioco pericoloso.

 

Certo, è vero: in molte persone oggi si muovono forze subcoscienti, che non giungono a coscienza. Ma quello che gli psicoanalisti credono di scoprire è di solito la parte di gran lunga meno importante; perciò anche i risultati terapeutici saranno di solito molto problematici.

Se in una signora trentenne si scopre che all’età di quattordici anni era passata per un’esperienza sessuale non coscientemente vissuta e che fa sentire ancora le sue conseguenze sotto forma di sintomi isterici, si è scoperto solo ciò che ha una minima importanza. Qualche volta potrà anche darsi che si abbia ragione: allora ne risulterà un’illusione tanto maggiore, se non si è in grado di valutarne la portata reale.

 

Prima di tutto occorre sapere questo:

• negli uomini d’oggi si agitano innumerevoli realtà subcoscienti che li tormentano

e dalle quali derivano le malattie della civiltà attuale. Di che cosa si tratta?

 

Si ricordi ciò che ho già menzionato. Nell’anima vive il pensiero che un certo defunto non esiste più; è un pensiero presente, anche se in realtà l’anima non ci pensa più che tanto, perché oggi l’anima è ancora piuttosto vuota di pensieri: essa è però sensibile a tali pensieri non pensati. In questo caso, il defunto è costretto dalle leggi cosmiche eterne a vivere accompagnato da quei pensieri; e si agita entro l’anima di chi è rimasto in vita. A questa situazione si può rimediare soltanto sapendo che il defunto vive.

 

E gli uomini saranno sempre più tormentati, sul piano fisico, da malattie dell’anima

per il fatto che non credono alla vita dei defunti.

I fenomeni in questione non sono provocati da aberrazioni sessuali giovanili, ma dall’incredulità.

 

Infatti nel nostro tempo i pensieri hanno il compito di diventare potenze reali che agiscono di per sé,

in quanto l’anima, dopo la morte, diventa sempre più simile all’idea che essa si era fatta di sé quando stava nel corpo:

in un senso più elevato essi diventano forze reali, in grado di attuare rapporti falsati fra i diversi esseri,

in questo caso fra i defunti e i sopravviventi.

 

Solo conservando nel modo migliore il collegamento di pensieri con un defunto

(considerandolo come tutt’ora vivente),

solo così ci si salva da un rapporto che può diventare fatale per il sopravvivente,

e in certo senso anche per lo stesso defunto:

questo infatti si trova sempre, per una savia legge eterna,

costretto ad agitarsi nell’anima del sopravvivente, senza che costui ne sia cosciente;

e un tale agitarsi si manifesta in tal caso sotto forma di fenomeni morbosi.

 

Se a questo punto ci si chiede quale sia il vero rimedio per molti dei fenomeni che oggi si presentano allo psicoanalista,

la risposta sarà questa: la diffusione della conoscenza del mondo spirituale.

Questo è il rimedio generale, la terapia generale, e non il trattamento individuale applicato a una persona singola.

Ora, la vita esige che si abbandoni il pensiero: • “Qui sulla Terra dobbiamo dedicarci solamente alla vita fisica;

vedremo dopo aver passato la porta della morte, in quale mondo saremo entrati” !

 

Ma proprio come la nostra vita di qui è importante per la vita in cui si entra fra la morte e una nuova nascita,

così la vita delle anime fra la morte e una nuova nascita è importante per le anime quaggiù.

• Ho menzionato un pensiero, quello della incredulità sulla esistenza del defunto.

Ma i defunti sono legati ai viventi (e debbono esserlo) con molteplici legami.

 

Io ho soltanto menzionato un legame di tipo sbagliato, ma ne esistono di giusti, e sono molti, che ci fanno instaurare un giusto nesso col mondo spirituale. La scienza dello spirito antroposofìca si propone questo giusto rapporto.

 

In avvenire, la vita si svolgerà nel modo giusto fra gli uomini sulla Terra

solo se essi sapranno trovare qui sulla Terra il giusto rapporto col mondo spirituale;

altrimenti accadrà sempre più spesso che pochi singoli si permettano delle macchinazioni

come quelle di cui ho parlato nella conferenza precedente, al fine di conquistarsi potere sugli altri.

 

Occorre un’estrema chiarezza: se guardiamo verso Est, là dove in questo momento avvengono cose che sono dei veri segni della storia, potremo ottenerne la comprensione solo se avremo ben compreso interiormente la natura stessa di questo Est.

Per tanti anni ho sempre menzionato la predisposizione di quei popoli allo stato d’animo proprio del futuro sesto periodo di civiltà postatlantico: solo tenendo conto di ciò si potrà acquisire una certa chiarezza sugli elementi di confusione che debbono provenire dall’Est.

Perché dagli eventi che stanno attualmente accadendo dovrà svilupparsi qualcosa di completamente diverso; e la gente dovrebbe scomodarsi a cercar di capire queste cose, e non limitarsi a meravigliarsi giorno per giorno di quanto sta avvenendo.

 

Quello che importa è di orientarsi correttamente fra tutte le correnti che vanno emergendo nel nostro tempo

e che in sempre maggior numero sorgeranno in futuro.

Per orientarsi adeguatamente, a poco a poco, si dovrebbe progredire nelle conoscenze scientifico-spirituali

atte a fornire i dati relativi al mondo spirituale.

Grazie ad essi si può anche instaurare il giusto rapporto col mondo spirituale.

 

L’altra volta ho però messo in luce un rapporto sbagliato col mondo spirituale, che viene ricercato da certe parti. Ebbi occasione di ricordare come certe persone vengano spinte su nel mondo spirituale mediante determinate macchinazioni: non avendo condotto a termine la loro vita terrena, esse sono in grado di usare ancora certe forze, anche dopo essere entrate nel mondo in cui si vive fra la morte e una nuova nascita. Di questo possono poi profittare, a fini di potenza, certe disoneste confraternite, valendosi di taluni medium: esse così si appropriano delle conoscenze provenienti appunto da taluni defunti ai quali prima sia stata data la possibilità di acquisirle. Sono di solito confraternite occulte di questo genere anche quelle che inducono in errore gli uomini sulle cose più importanti del mondo spirituale.

 

Vi ho raccontato che nel novembre del 1879 si è compiuto un evento importante, una lotta fra gli spiriti delle tenebre e le potenze della luce, e che quella lotta è terminata nel modo che si può raffigurare con l’immagine della vittoria di Michele sul drago.

Ora, ciò che più importa non è la comunicazione che quell’evento si è compiuto: in molti libri infatti è possibile leggere che quell’evento si sarebbe compiuto, che era previsto nell’evoluzione dell’umanità, e questa comunicazione la si può leggere in molti libri, non è affatto una verità esoterica.

 

Quello che importa è che io mi sforzi di spiegare il vero significato di quell’avvenimento

e il modo in cui gli uomini debbono stabilire con esso un giusto rapporto. Questo è ciò che importa.

 

Molti avevano previsto e preannunciato l’avvenimento in questione, fra gli altri Eliphas Levi, Baader, Saint-Martin: non si tratta di una nozione esoterica. Ma ai nostri giorni esiste chi si propone di seminare confusione nelle menti umane, e possibilmente di fare in modo che cose come questa vengano considerate come superstizioni, non come realtà, anche se erano state già comunicate da sapienti di tempi passati. Ecco perché è tanto importante che su tali cose si acquisiscano dei giusti concetti.

 

Esiste oggi una via regolare per accostarsi alle verità spirituali

che dal 1879 si effondono, quasi goccia a goccia, giù nel mondo fisico.

• Questa via regolare è quella indicata dalla scienza dello spirito.

E se in questa corrente non si devia da una volontà pura e schietta,

sarà consentito agli uomini di stabilire il giusto rapporto fra il mondo fisico e il mondo spirituale.

 

Ma ciò che si può acquisire grazie a quel giusto rapporto, ciò che deve diffondersi fra gli uomini, costa fatica.

Non poche comode abitudini si dovranno abbandonare, che oggi sono assai diffuse fra gli uomini;

e lo sforzo sarà molto notevole.

 

Quando infatti oggi si parla di impulsi che agiscono dal mondo spirituale e che contribuiscono anche a condizionare il futuro, ecco che sempre si fa avanti qualcuno che vorrebbe sapere questa o quella cosa ben precisa. Oggi per esempio si vorrebbe apprendere con tutti i particolari come sarà il mondo nel 1920, alla fine dell’attuale guerra mondiale. La gente non capisce che la conoscenza del futuro non deve essere gravata dalla descrizione di tanti particolari, e che ciononostante essa può essere perfettamente certa, efficace e sicura, e tale da dovervi prestare attenzione. Questa situazione riesce straordinariamente difficile da comprendere.

Mi rendo conto che quanto ho detto adesso è ben diffìcile: perciò vorrei cercare di chiarirlo con un paragone. Qualcuno potrebbe infatti obiettare: ma come, da un lato affermi che i particolari nuocciono alla conoscenza del futuro, e dall’altro lato sostieni che occorre prestare attenzione a tale conoscenza dell’avvenire, perché è veritiera.

 

Ecco un paragone molto banale, col quale vorrei chiarire il problema: esistono giocatori di scacchi valenti e giocatori di scacchi scadenti. Se un cattivo giocatore si trova davanti alla scacchiera, farà delle mosse sbagliate e perderà la partita. Se è un bravo giocatore, avrà più probabilità a suo favore, e vincerà la partita. Il cattivo giocatore fa semplicemente ciò che è sbagliato, l’altro invece fa ciò che in quel momento è giusto fare. Ma, forse che il buon giocatore applica i suoi pensieri a raffigurarsi nei particolari le mosse che il suo avversario poi farà? Se è un buon giocatore, è forse necessario che egli conosca le mosse che l’altro farà due ore dopo? No, non è necessario. Ciononostante, la sua conoscenza del giusto modo di giocare a scacchi non è inutile: grazie alla conoscenza delle mosse giuste, il giocatore farà quello che va fatto, mentre farà mosse sbagliate se gli manca quella conoscenza. Tuttavia, egli deve esporsi alla libera volontà dell’avversario. Non si può dunque obiettare: ma a che cosa serve saper giocare bene a scacchi, dato che c’è sempre l’avversario? Serve moltissimo il saper giocare bene a scacchi! Si provi a seguire fino in fondo il paragone, e si scoprirà ciò che intendo dire.

 

Al tempo stesso però questo paragone potrà mostrare quanto sia giusto ciò che può essere sottolineato

da chiunque abbia familiarità con tali problemi occulti:

dal momento in cui si cerca di trarre dal mondo spirituale gli impulsi del proprio agire qui nel mondo fisico,

si deve essere preparati a incontrare altre potenze spirituali, a trovare degli avversari con i quali bisogna fare i conti:

non si ha davanti a sé un campo libero, sul quale si può operare indisturbati. E questo è scomodo.

 

Proviamo a familiarizzarci con impulsi occulti, con impulsi provenienti dal mondo spirituale, e proviamo poi a realizzarli, ammettiamo, in quanto uomini politici. Se siamo proprio uomini del nostro tempo, ci sembrerà naturale immaginare che ora tutto vada avanti da solo, che quegli impulsi agiranno senza difficoltà, che possiamo comandare e tutto si metterà a posto. Invece, proprio se si hanno impulsi spirituali efficaci, che si vorrebbero applicare nel mondo fisico, bisogna fare i conti non solo con la libera volontà di altri uomini qui sulla Terra, ma anche con quella di esseri superiori.

• Nelle condizioni odierne non si deve dunque contare di trovare un campo libero,

ma al contrario si imparerà subito a conoscere che il campo è enormemente occupato.

 

È dunque importante apprendere da una vera scienza dello spirito, per esempio, le cose giuste riguardo al carattere del sesto periodo di civiltà, che va preparandosi nell’Est, e seguire nel singolo caso il giusto impulso occulto, come il giocatore di scacchi compie la sua mossa a seconda di quella dell’avversario. Importa perciò veramente che l’uomo acquisti familiarità col mondo spirituale e compia poi ciò che è giusto individualmente nel singolo caso. Non si tratta di tracciare semplicemente dei programmi astratti, ma di un potenziamento della vitalità spirituale, di uno sforzo ininterrotto. Oggi l’umanità vuole avere dei programmi astratti; pretenderebbe di poter riassumere in cinque frasi ciò che si dovrebbe fare in tutto il mondo. Vorrebbe che deputati di tutti gli Stati del mondo venissero destinati a una specie di tribunale universale e, dopo avere adottato una certa norma, votassero su tutti i problemi del mondo.

 

Ma ciò che veramente importa

è che gli uomini esigano proprio la conoscenza del mondo spirituale

e che si mettano in un continuo rapporto con le potenze spirituali.

 

Questo però è a sua volta connesso con qualcosa d’altro: col fatto che si debbono fare i conti con potenze avverse, che non si può affidarsi soltanto alla propria forza. Da queste cose è escluso il pensiero del potere in quanto tale. Perciò gli impulsi tratti dal mondo occulto potranno essere giusti, potranno effettuare ciò che è giusto, ma non potranno mai mettersi al servizio di puri fattori di potere. Ciò non è lecito.

Che cosa occorre fare, quando ci si vuole mettere al servizio di puri fattori di potere? Occorre far dell’altro: bisogna cercare di procurarsi per vie illecite una conoscenza del futuro, come ho avuto modo di ricordare nella conferenza precedente: ci si fa rivelare ciò che avverrà, per tramite di un medium, attingendo alle forze terrestri ancora presenti nelle persone uccise a tale scopo. In questi modi certe confraternite occulte si sono procurate frammenti di conoscenze, relative ai rapporti fra l’Ovest e l’Est: e numerose macchinazioni sono state avviate che oggi fanno sentire i loro effetti, fondati su quel tipo di conoscenza. Infatti, un sapere che si pone al servizio di aspirazioni di potere si propone qualcosa di molto speciale.

 

Una onesta e retta acquisizione di impulsi occulti in realtà non fa che tener conto, nei confronti degli uomini viventi, del loro rapporto con le singole entità della gerarchia degli Angeli. Si sa che ognuno degli uomini di fronte ai quali si applicano gli impulsi occulti sta in rapporto col mondo spirituale, in quanto anima singola, e ognuno viene considerato un essere vivente. Questo è il modo in cui l’Ovest dovrebbe trattare l’Est: mettendosi in condizione di fare i conti con delle controparti viventi, cioè con gli Angeli che proteggono i singoli uomini.

Ma il procedere in questo modo è scomodo. Questo influsso viene spazzato via dalle potenze arimaniche, affinché su questo piano possa esplicarsi solo il potere. Ciò però può realizzarsi soltanto impadronendosi, come ho descritto, per vie illecite degli impulsi attivi per l’avvenire.

 

E il nostro tempo soffre indicibilmente per il fatto che negli eventi che stanno svolgendosi giochino un ruolo degli impulsi che hanno l’origine di cui ho parlato. Il compito di chi oggi cerca onestamente la verità consiste anzitutto nel persuadersi che tali impulsi perversi esistono realmente, e che si può giungere a una giusta azione per l’avvenire solo se si trovano gli impulsi sani, quali si possono cercare sulla via di una onesta scienza dello spirito.

Vedete, miei cari amici, nella scienza dello spirito non si tratta di un servizio unilaterale: è un servizio che viene compiuto sia dai viventi, sia dai defunti. E una cosa seria. E proprio perché qui a Zurigo si sta compiendo il tentativo di rendere nota la nostra scienza dello spirito in cerchie più ampie, mi premeva di parlare, in seno alla nostra società, di questi seri aspetti della conoscenza spirituale dei nuovi tempi. Anche in seno alla nostra società stessa si può rilevare che sono all’opera diverse potenze ostacolatrici. Basta ricordare tutte le calunnie, i sospetti diffusi su quanto ci proponiamo, io e alcuni altri, pressappoco da quando dura la guerra in corso. Naturalmente anche in questi fatti si può riconoscere l’intervento di forze avverse.

 

Dal modo in cui mi sono espresso in queste due conferenze, dovrebbe risultare ben chiaro quanto il nostro tempo abbia bisogno di un rinnovamento della sua vita spirituale, anzi di un vero risveglio degli uomini dal sonno in cui stanno immersi.

Sempre di nuovo s’incontrano persone che sono convinte che si, adesso c’è la guerra, ma poi tornerà la pace, e con ciò tutto si metterà a posto. Ma le cose non stanno così. Le cose che stanno avvenendo ora sono segni importanti, e questi segni non potremo comprenderli senza un approfondimento scientifìco-spirituale. E poiché i tempi sono così terribilmente gravi, e le cose diventeranno sempre più difficili, vorrei menzionare con particolare gratitudine anche la lotta che i nostri amici in questa città hanno dovuto sostenere, per rendere possibili le mie conferenze pubbliche di queste settimane. Gratitudine dal punto di vista della nostra scienza dello spirito, per Io straordinario impegno attuato nelle condizioni più sfavorevoli. Così ha potuto realizzarsi il bellissimo proposito dei nostri amici zurighesi, anche in un momento nel quale vanno sempre aumentando le difficoltà di poter organizzare iniziative di questo genere.

 

Tengo a sottolineare che le difficoltà andranno sempre crescendo e che dobbiamo preoccuparci di sfruttare il tempo a nostra disposizione per le iniziative che ci stanno a cuore. Rinnovo dunque il mio grazie profondamente sentito, per chi ha reso possibili con tanta fatica sia le conferenze pubbliche, sia quelle per i nostri gruppi. Quando in futuro guarderemo indietro a questi giorni, ci apparirà certamente come qualcosa di molto significativo il fatto di aver potuto trovarci riuniti in questo modo, proprio in un’epoca così densa di tragici eventi.

Vogliamo dunque continuare a lavorare in modo conforme agli impulsi della scienza dello spirito, tentando di ottenere il massimo che si possa conseguire in condizioni tanto difficili; e dalla vera comprensione della scienza dello spirito nascerà la convinzione di compiere qualcosa di straordinariamente importante e decisivo per il tempo nostro, per quanto possa sembrare insignificante nel gran vortice degli attuali tragici eventi devastatori.

 

Le cose che noi possiamo compiere confluiscono nella corrente del divenire;

e anche se oggi di questo ancora non ci si avvede, pure ciò ha il suo significato.

Se noi siamo compenetrati di tale pensiero, esso ci darà la forza di andare avanti,

e avrà altresì la forza di gettare nel giusto modo la sua luce nel tempo in cui viviamo.

 

L’epoca nostra deve accogliere tali pensieri.

Proponiamoci di vivere nell’atmosfera spirituale di tale convincimento!

Esso scaturirà dalla scienza dello spirito, se la comprendiamo giustamente.

 

 

 

By | 2018-08-16T15:27:34+02:00 Agosto 16th, 2018|MICHELE E IL DRAGO|Commenti disabilitati su 1841 – 1879: LOTTA NELLE REGIONI SPIRITUALI