/////19 – CASI CLINICI CARATTERISTICI

19 – CASI CLINICI CARATTERISTICI

Euritmia curativa

O.O. 27 – Elementi fondamentali per un ampliamento dell’arte medica – XIX


 

In questo capitolo ci proponiamo di descrivere alcuni casi clinici occorsi nella pratica dell’a Istituto clinico-terapeutico » di Arlesheim. La descrizione di tali casi dimostrerà come sia possibile, con l’aiuto della conoscenza dell’uomo spirituale, formarsi un’approfondita immagine di una condizione patologica, in modo che la diagnosi indichi in modo immediato quale medicamento debba essere adottato. Alla base di una tale considerazione sta la concezione secondo la quale il processo patologico e il processo di risanamento sono elementi di un unico processo ciclico. La malattia comincia con una irregolarità nella composizione dell’organismo umano, in rapporto alle parti costitutive che sono state descritte in questo libro. La malattia si è sviluppata fino ad un determinato punto nel momento in cui si riceve in cura il paziente. Bisogna far sì che tutti i processi che si sono verificati nell’organismo umano dall’inizio della malattia si svolgano ora a ritroso, in modo che si giunga alla fine allo stato di salute in cui questo si trovava primitivamente. Un tale processo, che regredisce in se stesso, non può essere attuato senza che si verifichi nel complesso dell’organismo una perdita di forze di crescita, le quali sono della stessa natura di quelle di cui l’organismo abbisogna durante l’infanzia per aumentare il suo volume. I medicamenti devono dunque essere costituiti in modo tale che non determinino solamente uno svolgimento a ritroso del processo patologico, ma che sostengano anche la vitalità dell’organismo che subisce una diminuzione. Una parte di quest’ultima azione dovrà essere raggiunta mediante il regime dietetico. Tuttavia in generale, nei casi patologici gravi, l’organismo non giunge a sviluppare una sufficiente vitalità nell’elaborazione delle sostanze alimentari. Sarà perciò necessario comporre la terapia in modo che l’organismo trovi in essa un appoggio anche sotto questo riguardo. I preparati tipici che fanno capo agli istituti clinico-terapeutici soddisfano a questa esigenza. Soltanto studiando accuratamente la formula di un preparato si potrà riconoscere la ragione per la quale esso contiene certi componenti. Nel corso di una malattia non bisogna tenere in considerazione solo il processo patologico locale, ma anche la modificazione generale dell’organismo, e inserire anche quest’ultima nel suddetto svolgimento a ritroso. La descrizione di alcuni casi clinici mostrerà come ciò possa essere attuato in concreto. Dopo questa descrizione proseguiremo con le considerazioni generali.

 

Primo caso

Si tratta di una paziente dell’età di 26 anni. Essa si trova in una condizione straordinariamente labile. L’esame della paziente indica chiaramente che la parte del suo organismo che in questo libro abbiamo chiamato corpo astrale è in uno stato di eccessiva attività. Si rileva che l’organizzazione dell’io domina il corpo astrale in modo insufficiente. Se la paziente si dispone ad eseguire un lavoro, il corpo astrale si mette immediatamente in agitazione. L’organizzazione dell’io tenta di farsi valere, ma viene continuamente respinta. Come conseguenza si ha in un tal caso un innalzamento della temperatura. Nell’uomo il regolare svolgimento del processo di digestione dipende soprattutto da una normale organizzazione dell’io. Nella paziente l’inerzia dell’organizzazione dell’io si esprime in un’ostinata stitichezza. Una conseguenza dell’irregolare processo di digestione sono gli attacchi di emicrania ed il vomito di cui ella soffre. Durante il sonno si rivela come l’impotenza dell’organizzazione dell’io provochi una insufficienza dell’attività organica diretta dal basso verso l’alto, pregiudicando la espirazione. Conseguenza di ciò è un accumulo eccessivo di acido carbonico nell’organismo durante il sonno, il che si manifesta in forma organica con palpitazioni cardiache al momento del risveglio, e in forma psichica con sentimento di paura ed urlo. Dall’esame fisico non può risultare altro che una deficienza di quelle forze che determinano la regolare connessione del corpo astrale, del corpo eterico e del corpo fisico. L’eccessiva attività propria del corpo astrale fa sì che troppo poche forze fluiscano da esso nel corpo fisico e in quello eterico. Durante il periodo della crescita questi ultimi rimangono deboli nel loro sviluppo. L’esame della paziente mostra un corpo gracile e delicato, e la paziente dice di essere soggetta a frequenti dolori di schiena. Questi insorgono poiché proprio nell’attività del midollo spinale -si deve soprattutto far valere l’organizzazione dell’io. La paziente sogna molto. Ciò è una conseguenza del fatto che il corpo astrale, quando nel sonno è separato dal corpo fisico e dal corpo eterico, svolge la sua propria sovrabbondante attività. Si devono prendere le mosse dal fatto che è necessario rafforzare l’organizzazione dell’io e deprimere l’attività del corpo astrale. Il primo scopo si raggiunge scegliendo un medicamento atto a sostenere l’organizzazione dell’io nella sua insufficiente attività nell’apparato digerente. Un tale farmaco può venir ravvisato nel rame. Applicandolo in forma di una fasciatura spalmata di unguento di rame, nella regione lombare, il rame agisce rafforzando l’insufficiente sviluppo di calore da parte dell’organizzazione dell’io. Si constaterà ciò dalla diminuzione dell’anormale attività cardiaca e dallo scomparire degli stati di paura. La eccessiva attività propria del corpo astrale può essere combattuta con piccolissime dosi di piombo, introdotte per bocca. Il piombo provoca una contrazione del corpo astrale e suscita in esso le forze per cui il corpo astrale si congiunge più strettamente con il corpo fisico e con quello eterico. (L’avvelenamento da piombo consiste in un’unione troppo intensa del corpo astrale con il corpo fisico e il corpo eterico, in conseguenza della quale questi sono soggetti a processi distruttivi troppo intensi). La paziente migliorò sensibilmente in seguito a questa cura. Le sue condizioni di labilità cedettero il posto ad una certa stabilità e sicurezza interiore. Lo stato d’animo da sconvolto divenne interiormente soddisfatto. La stitichezza e i dolori di schiena, come pure gli stati di emicrania e i dolori di testa, sparirono. La paziente riacquistò la sua capacità di lavoro.

 

Secondo caso

Paziente di sesso maschile, età 48 anni; da bambino era robusto, con buono sviluppo delle facoltà animiche. Durante la guerra venne curato per cinque mesi per nefrite, e fu dimesso guarito. Si è sposato a 35 anni, ha cinque figli sani, un sesto figlio morì durante il parto. A 33 anni, in seguito ad eccessivi sforzi intellettuali, si instaurarono stati di depressione, con stanchezza ed apatia. Insieme, si manifestò una condizione di incertezza spirituale. Il paziente si vede posto di fronte a problemi che gli prospettano i lati negativi della sua professione — maestro — a cui non riesce a contrapporre nulla di positivo. Il quadro morboso mostra un corpo astrale che ha un’affinità troppo scarsa per il corpo eterico e il corpo fisico, ed è poco attivo in se stesso. Per questo il corpo fisico e il corpo eterico fanno valere le loro qualità proprie. La sensazione del corpo eterico non adeguatamente congiunto al corpo astrale dà origine alla depressione; il collegamento insufficiente con il corpo fisico provoca la stanchezza e l’apatia. L’incertezza spirituale dipende dal fatto che il corpo astrale non è in grado di servirsi del corpo fisico e del corpo eterico. In rapporto con tutto ciò sta il fatto che il sonno è buono perché il corpo astrale ha un rapporto scarso con il corpo eterico e con il corpo fisico. Per la stessa ragione il risveglio è difficile. Il corpo astrale non vuole penetrare nel corpo fisico. Solo alla sera, quando il corpo fisico e il corpo eterico sono stanchi, viene raggiunta un’unione normale con il corpo astrale, e perciò alla sera il paziente si sente sveglio. Tutta la situazione richiede che venga anzitutto rinforzata l’attività del corpo astrale. Ciò si raggiunge sempre somministrando per bocca dell’arsenico in forma di un’acqua naturale. Dopo qualche tempo si osserverà come il paziente acquisti maggior dominio sul suo corpo. L’unione tra il corpo astrale e il corpo eterico diviene più stretta, e cessano gli stati depressivi, l’apatia e la stanchezza. A questo punto è necessario venire in aiuto al corpo fisico, divenuto inerte in rapporto alla sua mobilità a causa della prolungata insufficiente unione con il corpo astrale, per mezzo di una cura di fosforo in piccole dosi. Il fosforo rafforza l’organizzazione dell’io, così che questa è in grado di vincere la resistenza del corpo fisico. Bagni con aggiunta di rosmarino faciliteranno l’eliminazione delle scorie del ricambio che si sono accumulate. Esercizi di euritmia curativa sono adatti a ristabilire l’armonia tra le singole parti dell’organismo umano (sistema dei nervi e dei sensi, sistema ritmico, sistema del movimento e del ricambio), turbata dall’inattività del corpo astrale. Se inoltre si somministra al paziente dell’infuso di fiori di sambuco, si normalizzerà a poco a poco il ricambio inerte che si è instaurato per l’inattività del corpo astrale. Potemmo constatare una completa guarigione del paziente.

 

Terzo caso

Paziente dell’età di 31 anni, artista; venne nella nostra clinica, durante un giro concertistico, con intensi disturbi infiammatori degli organi urinari, fatti catarrali, febbre, organismo affaticato, esaurimento generale, incapacità di lavoro.

Dall’anamnesi risulta che il paziente si è già trovato altre volte nel medesimo stato. L’esame della costituzione spirituale del paziente porta a riconoscere un corpo astrale ipersensibile e spossato. Una conseguenza di ciò è la disposizione del corpo fisico e del corpo eterico a stati catarrali ed infiammatori. Già da bambino il paziente aveva un corpo fisico debole, non sostenuto da parte del corpo astrale. Perciò morbillo, scarlattina, varicella, pertosse e spesso angina; a 14 anni uretrite che si ripete a 29 anni associata a cistite. A 18 anni polmonite e pleurite; a 29 anni, durante un attacco di influenza, pleurite; a 30 anni, sinusite frontale. Tendenza persistente a catarro della congiuntiva oculare. Durante i due mesi di permanenza del paziente nella clinica, la curva della temperatura salì all’inizio sino a 38,9, poi cadde, per risalire di nuovo al quattordicesimo giorno; più tardi assunse un decorso ondulante tra 37 e 36, con saltuarie puntate oltre a 37, e cadute fino a 35. Questa curva costituisce un quadro significativo della situazione variabile dell’organizzazione dell’io. Si ha una tale curva quando le azioni dei contenuti semicoscienti dell’organizzazione dell’io si esplicano nei processi di calore del corpo fisico e del corpo eterico, senza venir ridotte dal corpo astrale al ritmo normale. Tutte le possibilità di azione del corpo astrale sono concentrate in questo caso sul sistema ritmico e si esprimono nell’àmbito di questo, attraverso il talento artistico. Gli altri sistemi sono trascurati. Come conseguenza importante si ha la intensa stanchezza e l’insonnia durante il periodo estivo. Durante l’estate il corpo astrale è fortemente assorbito dal mondo esterno: Diminuisce la sua capacità di azione verso l’interno. Predominano le forze del corpo fisico e del corpo eterico. Nella sensazione dello stato generale ciò si traduce in una intensa stanchezza. La pregiudicata capacità di azione del corpo astrale impedisce a quest’ultimo di sciogliersi dal corpo fisico. Perciò si ha l’insonnia. L’insufficiente distacco del corpo astrale dal corpo eterico si esprime in sogni agitati e spiacevoli che derivano dalla sensibilità di questo corpo nei riguardi delle lesioni dell’organismo fisico. È caratteristico che i sogni simbolizzino le lesioni del corpo fisico in immagini di mutilazioni umane. Ciò che spaventa di questi sogni è la accentuazione del sentimento che naturalmente li accompagna. Una conseguenza della insufficiente funzione del corpo astrale nel sistema del ricambio è la tendenza alla stitichezza. A causa dell’indipendenza del corpo eterico, che viene influenzato in modo insufficiente dal corpo astrale, la sostanza proteica assunta come nutrimento non può essere completamente trasformata da sostanza proteica vegetale e animale in sostanza proteica umana. Perciò viene eliminata albumina attraverso l’urina, e così le relative reazioni risultano positive. Se il corpo astrale esplica una funzione insufficiente, nel corpo fisico insorgono dei processi che per l’organismo umano sono processi estranei. Conseguenza di tali processi è la formazione di pus. Questo costituisce in certo senso un processo extraumano entro l’uomo stesso. Nel sedimento urinario fu riscontrata la presenza di pus. La formazione di pus trova riscontro in un corrispondente processo animico. Il corpo astrale animicamente elabora altrettanto poco le esperienze della vita, quanto fisicamente le sostanze. Come si formano sostanze extraumane sotto forma di pus, così insorgono contenuti animici a carattere extraumano che si manifestano sotto forma di interesse per anormali concatenazioni di vita, di presentimenti, presagi eccetera. Si trattava per noi di agire sul corpo astrale nel senso di equilibrarlo, di purificarlo e di rafforzarlo. Poiché l’organizzazione dell’io è assai attiva, la sua attività può in certo modo essere utilizzata come veicolo dell’azione terapeutica. Si influisce nel modo più efficace sull’organizzazione dell’io, la quale è orientata verso il mondo esterno, cercando di agire dall’esterno verso l’interno. Ciò si può raggiungere mediante applicazioni di impacchi. Attraverso gli impacchi somministrammo anzitutto del meliloto. Questo agisce sul corpo astrale provocando un equilibrio nella distribuzione delle sue forze, e opponendosi all’orientamento unilaterale di queste verso il sistema ritmico. Naturalmente non bisogna applicare gli impacchi su quelle parti del corpo in cui il sistema ritmico è particolarmente concentrato. Li applicammo intorno a quegli organi in cui è concentrato il sistema della locomozione e del ricambio. Evitammo gli impacchi intorno al capo poiché l’effetto sarebbe stato paralizzato dalla variabilità dell’organizzazione dell’io, la cui azione irradia dalla testa. Si trattava poi di sostenere il corpo astrale e l’organizzazione dell’io che dovevano venir associati nella loro azione per favorire l’effetto del meliloto. Cercammo di ottenere ciò mediante aggiunta di acido ossalico estratto dalla radice di bardana. L’acido ossalico agisce in modo che un’attività dell’organizzazione dell’io viene trasformata in un’attività del corpo astrale. Inoltre prescrivemmo dei medicamenti per via orale in dosi molto ridotte, con lo scopo di provocare un normale inserimento dei processi di escrezione nell’azione del corpo astrale. Mediante del solfato di potassio cercammo di normalizzare i processi di escrezione che sono diretti dall’organizzazione del capo. Cercammo di influenzare i processi che dipendono più propriamente dal sistema del ricambio mediante somministrazione di carbonato di potassio. Regolammo l’escrezione di urina somministrando maro. Al paziente fu dato un preparato contenente solfato di potassio, carbonato di potassio e maro in parti uguali. Tutta la cura doveva tener conto dell’equilibrio assai instabile dell’organismo fisico, animico e spirituale. Al fine di permettere l’esplicarsi dell’azione dei singoli medicamenti, si doveva cercare di mantenere l’equilibrio fisico attraverso la permanenza a letto del paziente e l’equilibrio spirituale curando la sua tranquillità animica. Movimento e agitazione interiore ren-1 dono quasi impossibile un processo di guarigione così complicato. Al termine della cura il paziente era fisicamente rinforzato e rinvigorito, ed in buona situazione animica, è naturale che, con uno stato di salute così delicato questo o quel disturbo si possa ripresentare, suscitato da cause esterne. In questo caso fa parte dell’insieme della terapia che sia evitata l’esposizione a tali cause esterne.

 

Quarto caso

Si tratta di un bambino che fu portato due volte nella nostra clinica, una prima volta a quattro anni, e poi a cinque anni e mezzo. Insieme furono ricoverate la madre e la sorella della madre. La diagnosi portò a collegare la malattia del bambino sia con quella della madre, sia con quella della sorella della madre. Riguardo al bambino potemmo accertare quanto segue. Si tratta di un gemello nato sei settimane prima del termine della gravidanza. L’altro gemello è morto nell’ultimo stadio del periodo embrionale. A sei settimane il bambino si ammalò: gridava moltissimo e fu ricoverato in un ospedale. Fu diagnosticato pilorospasmo. Il bambino fu nutrito in parte da una balia, in parte artificialmente. A otto mesi venne dimesso dall’ospedale. Giunto a casa, il primo giorno ebbe un attacco di convulsioni che si ripete giornalmente per due mesi. Il bambino si irrigidiva e stralunava gli occhi. Prima dell’attacco manifestazioni di paura e di pianto. Sempre prima dell’attacco strabismo dell’occhio destro e vomito. A due anni e mezzo ebbe di nuovo un attacco che durò cinque ore. Il bambino si irrigidì e giacque come morto. A quattro anni un altro attacco, durato mezz’ora. Secondo quanto viene riferito, questo attacco fu il primo accompagnato da febbre. In seguito alle convulsioni che si verificarono al ritorno dall’ospedale, i genitori notarono una paralisi del braccio destro e della gamba destra. A due anni e mezzo il bambino fa i primi tentativi di camminare: solo la gamba sinistra incede regolarmente, la destra viene trascinata. Anche il braccio destro rimane inerte. Queste condizioni permanevano ancora quando il bambino ci fu portato. Si trattava di stabilire in quali rapporti erano tra loro le parti costitutive dell’organizzazione del bambino. Lo si cercò di stabilire indipendentemente dal complesso dei sintomi. Fu riscontrata una grave atrofia del corpo eterico che in certe parti accoglieva solo una limitatissima influenza da parte del corpo astrale. Nel corpo eterico la parte destra del torace era come paralizzata. Sussisteva invece una specie di ipertrofia del corpo astrale nella regione dello stomaco. Si trattava ora di trovare il rapporto tra la sintomatologia e questi reperti. Indubbiamente il corpo astrale impegnava fortemente lo stomaco durante la digestione la quale però, a causa della paralisi del corpo eterico, ristagnava nel trapasso dall’intestino ai vasi linfatici. Perciò il sangue risultava denutrito. Dobbiamo considerare quindi il vomito come un sintomo particolarmente significativo. Le convulsioni si verificano quando il corpo eterico è atrofico e il corpo astrale agisce direttamente sul corpo fisico senza la mediazione del corpo eterico. Questo si verificava in notevole misura nel bambino. Quando uno stato simile si protrae durante il periodo della crescita, come in questo caso, non si possono instaurare quei processi che rendono il sistema motorio adatto ad accogliere adeguatamente la volontà. Nel bambino ciò si manifestava nell’incapacità ad usare la sua parte destra. Fummo poi indotti a mettere lo stato del bambino in relazione con quello della madre. Questa era in età di 37 anni quando venne da noi. Disse di avere già raggiunto la sua statura attuale a 13 anni. I denti le si guastarono già in giovane età; da bambina essa soffrì di reumatismo articolare; disse di essere stata rachitica. La mestruazione iniziò relativamente presto. La paziente dichiara di aver sofferto a 16 anni di una malattia renale, e parla di stati convulsivi a cui è andata soggetta. A 25 anni stitichezza per spasmo dello sfintere dell’ano, che dovette venir dilatato. Anche attualmente spasmo durante la defecazione. Il reperto, quale risulta dalla percezione immediata, non dalla interpretazione dei sintomi, si. presenta straordinariamente simile a quello del bambino. Solo che tutto si manifesta in forma più blanda. Bisogna tener presente che il corpo eterico dell’uomo subisce il suo sviluppo preminente tra la seconda dentizione e la maturità sessuale. Nella paziente ciò si esplica nel fatto che le forze disponibili del corpo eterico sono poco vigorose, permettono la crescita solo fino alla maturità sessuale. Con questa inizia il particolare sviluppo del corpo astrale che, con la sua ipertrofia, sopraffà il corpo eterico e si inserisce troppo fortemente nell’organizzazione fisica. Ciò si esprime nel fatto che la crescita si arresta al tredicesimo anno. La paziente non è tuttavia di piccola statura, ma molto alta perché le forze di crescita del corpo eterico, limitate ma non ostacolate dal corpo astrale, hanno provocato un forte aumento di volume del corpo fisico. Queste forze non furono però in grado di compenetrare regolarmente le funzioni del corpo fisico. Ciò si palesa con l’insorgere del reumatismo articolare, e più tardi con gli stati convulsivi. A causa della debolezza del corpo eterico vi è un’azione particolarmente intensa del corpo astrale sul corpo fisico. Tale azione ha effetti distruttivi. Nel normale sviluppo della vita questi vengono equilibrati dalle forze riparatrici durante il sonno, quando il corpo astrale è separato dal corpo_ fisico e dal corpo eterico. Se, come nel caso della nostra paziente, il corpo eterico è troppo debole, si ha un. sopravvento dei processi distruttivi, il che si manifestò nel fatto che già nel dodicesimo anno i denti dovettero subire la prima otturazione. Se poi il corpo eterico viene particolarmente impegnato, come avviene durante la gravidanza, si ha ogni volta un peggioramento dello stato dei denti. La debolezza del corpo eterico, nei riguardi della sua unione col corpo astrale, si esprime in particolar modo nella frequenza dei sogni e nel sonno regolare di cui la paziente gode, nonostante tutte le sue disfunzioni. La debolezza del corpo eterico si palesa anche nel fatto che nel corpo fisico si svolgono dei processi estranei, non dominati dal corpo eterico, per cui, attraverso le urine, vengono eliminati albumina, singoli cilindri ialini e sali. Singolare è l’affinità di questi processi morbosi con quelli della sorella della madre. Il reperto relativo alla situazione delle parti costitutive dell’entità umana è quasi il medesimo. Corpo eterico funzionalmente debole, quindi sopravvento del corpo astrale. Il corpo astrale stesso è però più debole che nella sorella. Perciò si ha, come nella sorella, un precoce inizio delle mestruazioni; soltanto che in luogo dei processi infiammatori si verificano semplici dolori, derivati da una irritazione degli organi, ad esempio delle articolazioni. Nelle articolazioni il corpo eterico deve esplicare una azione particolarmente intensa perché la vitalità possa venir mantenuta in condizioni normali. Se l’azione del corpo eterico è troppo debole, prevale l’azione del corpo fisico, ciò che provoca tumefazioni e artrite cronica. La debolezza del corpo astrale, che influisce troppo poco sulla sensazione soggettiva di vita, è rivelata dalla predilezione per i cibi dolci che esaltano la sensibilità del corpo astrale. Quando il corpo astrale, già di per sé debole, è inoltre affaticato dalla vita diurna della veglia, si verifica, se la debolezza persiste, un aumento dei dolori. La paziente infatti lamenta un accrescersi dei dolori verso sera. Il rapporto tra gli stati morbosi dei tre pazienti porta a considerare tra gli ascendenti la generazione precedente a quella delle sorelle, in particolare la nonna del bambino. Presso di questa vanno ricercate le cause. Il turbamento dell’equilibrio tra corpo eterico e corpo astrale che si ha nei tre pazienti può aver origine solo da un’analoga perturbazione nella nonna del bambino. Tale irregolarità deve dipendere da un insufficiente sviluppo degli organi della nutrizione embrionale, in particolare dell’allantoide, da parte del corpo astrale e del corpo eterico della nonna. Tale insufficiente sviluppo dell’allantoide va ricercato in tutti e tre i pazienti. Da noi esso fu stabilito anzitutto con i metodi della scienza dello spirito. L’allantoide fisica si metamorfosa, trasferendosi nell’àmbito spirituale, nella efficienza delle forze del corpo astrale. Un allantoide difettosa dà origine ad un’efficienza ridotta del corpo astrale che si manifesta in particolar modo in tutti gli organi motori. Ciò è presente in questi tre pazienti. Dalla costituzione del corpo astrale si può realmente riconoscere quella dell’allantoide. Si può rilevare da questo che il nostro accenno agli ascendenti non deriva da un’ipotesi fantastica, ma da una vera e propria osservazione spirituale.

A chi possa essere irritato da questa verità diciamo che la nostra esposizione non nasce da un gusto del paradossale, ma dal desiderio di non nascondere ad alcuno una conoscenza acquisita. I mistici concetti dell’ereditarietà rimarranno sempre oscuri se si teme di riconoscere nella successione delle generazioni la metamorfosi di realtà fisiche in realtà spirituali, e viceversa.

Da un punto di vista terapeutico una tale conoscenza può portare a riconoscere il punto in cui può essere inserito il processo di guarigione. Se si fosse constatata semplicemente una irregolarità nel collegamento tra corpo eterico e corpo astrale, senza essere indotti da quanto è stato detto alla considerazione del fattore ereditario, si sarebbero adottati dei medicamenti che influiscono su queste due parti costitutive dell’uomo. Tali medicamenti però, nel nostro caso, non avrebbero avuto alcun effetto poiché il danno, trasmesso attraverso le generazioni, è troppo profondamente radicato per poter essere equilibrato nell’ambito di queste parti costitutive dell’organizzazione umana. In un caso siffatto bisogna agire sull’organizzazione dell’io, e suscitare in questa tutto quanto può giovare ad un rafforzamento del corpo eterico e del corpo astrale e alla loro armonizzazione. Si può raggiungere ciò influendo sull’organizzazione dell’io per mezzo di stimoli sensori opportunamente rinforzati (gli stimoli sensori agiscono sull’organizzazione dell’io). Per n bambino ciò venne tentato nel modo seguente: fu applicato alla mano destra un bendaggio spalmato di un unguento al 5% di pirite, e contemporaneamente alla parte sinistra della testa un unguento di amanita caesarea. La pirite, un composto di ferro e zolfo, applicata esternamente, stimola l’organizzazione dell’io a rendere più vivace il corpo astrale e ad accrescere la sua affinità per il corpo eterico. La sostanza della amanita caesarea, con il suo particolare contenuto in azoto organico, fa sì che dalla testa emani un’azione che, per il tramite dell’organizzazione dell’io, rende più vivace il corpo eterico e ne aumenta l’affinità per il corpo astrale. Il processo di guarigione venne favorito facendo eseguire al paziente dell’euritmia curativa che stimola l’attività dell’organizzazione dell’io come tale. Così ciò che viene applicato esternamente viene avviato nelle profondità dell’organizzazione. Il processo terapeutico così avviato venne ulteriormente rinforzato mediante farmaci destinati a sensibilizzare il corpo astrale e il corpo eterico per l’azione dell’organizzazione dell’io. Ritmicamente, in giorni successivi, vennero fatti bagni con decotto di solidago e frizioni al dorso con decotto di stellaria media, ed inoltre vennero somministrati per via orale decotti di corteccia di salice (che agisce particolarmente sulla sensibilità del corpo astrale) e stagno 0,001 (che sensibilizza in particolare il corpo eterico). Somministrammo anche succo di papavero in piccole dosi, allo scopo di impedire una prevalenza dell’attività propria dell’organismo malato rispetto alle azioni terapeutiche.

Per la madre in cui, per la sua appartenenza ad una generazione precedente, le forze ereditarie avevano agito meno profondamente, applicammo soprattutto l’ultima parte della terapia. Lo stesso vale per la sorella della madre. Già quando il bambino si trovava ancora nella nostra clinica potemmo constatare che esso si lasciava guidare più facilmente e che aveva raggiunto una situazione animica migliore. Divenne ad esempio più ubbidiente, e i movimenti, prima assai goffi, si fecero più sciolti. Successivamente ci fu riferito dalla zia che il bambino aveva subito un grande mutamento. Era diventato più calmo, era diminuito l’eccesso di movimenti involontari, era diventato abile al punto da poter giocare da solo; quanto al suo stato animico, era sparita la sua ostinazione.

 

Quinto caso

Una paziente di 26 anni venne nella nostra clinica con gravi postumi di una influenza, accompagnata da catarro polmonare, di cui aveva sofferto nel 1918 e che era stata preceduta nel 1917 da una pleurite. In seguito all’influenza la paziente non potè mai ristabilirsi completamente. Nel 1920 era fortemente dimagrita, debole, affetta da febbricole e da sudori notturni. Subito dopo l’influenza iniziarono dei dolori lombari che aumentarono continuamente sino all’autunno del 1920 allorché, accompagnata da violenti dolori, si manifestò una deformazione della colonna lombare. Nello stesso tempo comparve una tumefazione dell’indice destro. Una cura di riposo sembra abbia portato ad un miglioramento dei dolori di schiena. Quando la paziente arrivò da noi aveva un ascesso tubercolare alla coscia destra, addome globoso con modica ascite, rumori catarrali agli apici polmonari a destra ed a sinistra. La digestione e l’appetito erano buoni. L’urina era concentrata con tracce di albumina. L’esame scientifico-spirituale portò a constatare ipersensibilità del corpo astrale e dell’organizzazione dell’io; una tale irregolarità si ripercuote a tutta prima sul corpo eterico nel senso che questo non sviluppa le funzioni eteriche sue proprie, ma un’impronta eterica delle funzioni astrali. Queste ultime hanno effetti distruttivi. Perciò la vitalità e i normali processi degli organi fisici dovevano apparire indeboliti. Un simile stato è sempre congiunto con l’instaurarsi di processi extraumani nell’organismo umano. Da ciò dipendono l’ascesso, i dolori di schiena, la tumefazione dell’addome, i fatti catarrali polmonari e anche la insufficiente elaborazione delle proteine. È necessario deprimere, per mezzo della terapia, la sensibilità del corpo astrale e dell’organizzazione dell’io. Si può raggiungere lo scopo somministrando della silice che rafforza sempre la forza propria nei confronti della sensibilità. In questo caso somministrammo la silice sotto forma di polvere aggiunta ai cibi, e sotto forma di clisteri. Cercammo anche di derivare la sensibilità applicando sulla parte bassa della schiena degli impiastri senapati. L’azione di questi ultimi consiste nel fatto che provocano essi stessi la sensibilità, alleviando così il corpo astrale e l’organizzazione dell’io. Per mezzo di un processo che deprime la ipersensibilità del corpo astrale nell’apparato digerente, riuscimmo a trasferire l’attività astrale al corpo eterico là dove essa normalmente deve esplicarsi. Raggiungemmo ciò per mezzo di piccole dosi di rame e di carbone animale. Per impedire che il corpo eterico si sottraesse alla normale attività, per esso inconsueta, nei riguardi della digestione, somministrammo succo pancreatico.

L’ascesso fu svuotato alcune volte. Furono aspirate notevoli quantità di pus. L’ascesso regredì, e così pure la tumefazione dell’addome, mentre la formazione di pus si riduceva gradatamente sino a cessare. Quando si aveva ancora formazione di pus, fummo un giorno sorpresi da una rinnovata ascesa della febbre. Questa non ci parve inspiegabile poiché, tenendo conto della sopradescritta costituzione del corpo astrale, anche modeste agitazioni psichiche possono provocare una tale febbre. Bisogna però distinguere in questi casi tra la possibilità di spiegare la febbre e le sue conseguenze fortemente dannose. Nelle condizioni indicate la febbre diventa infatti la mediatrice di una profonda azione di processi distruttivi nell’organismo. Bisogna perciò immediatamente rinforzare il corpo eterico affinché questo possa paralizzare l’effetto nocivo del corpo astrale. Adottammo iniezioni di argento fortemente potentizzato, e riuscimmo ad ottenere un regresso della febbre. La paziente ha lasciato la clinica con un aumento di peso di 10 chilogrammi ed in migliorate con dizioni generali. Siamo consci del fatto che in questo caso l’effetto ottenuto deve essere consolidato da ulteriori cure.

Osservazione

Con la descrizione dei casi sopra citati abbiamo voluto caratterizzare i principii secondo i quali dalla diagnosi procediamo alla ricerca dei farmaci da adottare. Per ragioni di maggiore evidenza abbiamo scelto dei casi in cui era necessario procedere in modo strettamente individuale. Sono stati anche da noi studiati dei medicamenti tipici che possono essere applicati per situazioni morbose tipiche. Tratteremo ora di alcuni casi in cui abbiamo adottato tali medicamenti tipici.

 

Sesto caso

TERAPIA DEL RAFFREDDORE DA FIENO

Abbiamo avuto in cura un paziente con gravi sintomi di raffreddore da fieno. Aveva sofferto di questa affezione fin dalla -sua fanciullezza. Venne da noi in età di 40 anni. Per questo stato morboso abbiamo il nostro preparato « Gencydo ». Esso venne somministrato al paziente nel periodo si era nel mese di maggio — in cui la malattia si manifestava con maggior violenza. Trattammo il paziente con iniezioni, e localmente con pennellature di « Gencydo » liquido nel naso. Essendo stato raggiunto un netto miglioramento in una stagione in cui di solito era ancora molto tormentato dai sintomi del raffreddore da fieno, il paziente fece un viaggio durante il quale ci comunicò di sentirsi incomparabilmente meglio che negli anni precedenti. L’anno successivo, nel periodo in cui si manifestava normalmente la febbre da fieno, il paziente era in viaggio dall’America verso l’Europa, ed ebbe solamente un attacco assai più leggero che negli altri anni.

In seguito alla ripetizione del trattamento, il paziente venne a trovarsi quell’anno in uno stato assolutamente sopportabile. Per consolidare la guarigione il trattamento fu ripetuto ancora l’anno successivo, benché non fosse comparso un vero e proprio attacco. Nell’anno ancora seguente il paziente stesso descrisse il suo stato con le seguenti parole: « Nella primavera del 1923 iniziai di nuovo la cura poiché mi attendevo nuovi attacchi. Ebbi l’impressione che la mia mucosa nasale fosse assai meno sensibile di prima. Per il mio lavoro ero costretto a trattenermi in mezzo a prati in fioritura e ad alberi produttori di polline. Per tutta l’estate percorsi a cavallo delle strade assolate e polverose. Se si esclude un unico giorno, non ebbi durante tutta l’estate alcun sintomo di raffreddore da fieno; ho ragione di ritenere che in quell’unico giorno si trattasse di un raffreddore comune e non di un attacco di raffreddore da fieno. Per la prima volta dopo 35 anni potei trattenermi a lavorare in una zona nella quale in anni precedenti ero soggetto ad un vero e proprio inferno ».

 

Settimo caso

TERAPIA DELLA SCLEROSI

Una paziente di 61 anni si presenta nella nostra clinica con sclerosi ed albuminuria. Il suo stato attuale è insorto in seguito ad una influenza con febbre leggera e disturbi di stomaco e di intestino. Da quando ha avuto l’attacco di influenza, la paziente non si sente più bene. Accusa difficoltà di respiro al risveglio, attacchi di vertigini, senso di pulsazione nel capo, nelle orecchie e nelle mani, particolarmente fastidiosi al risveglio, ma presente anche durante la deambulazione e la salita. Il sonno è buono. Vi è tendenza a stitichezza. Albumina nelle urine. Pressione del sangue 185 mm. di mercurio. Prendemmo le mosse dalla sclerosi che si rivela dalla iper- funzione del corpo astrale. Il corpo fisico e il corpo eterico non sono in grado di accogliere tutta l’attività del corpo astrale. Si ha in tal caso un eccesso di attività del corpo astrale che non viene assorbito dal corpo fisico e dal corpo eterico. Una condizione normale di stabilità dell’organizzazione umana è possibile soltanto se tale assorbimento è completo. Altrimenti la parte non utilizzata, come in questo caso, si manifesta con vertigini e soprattutto con illusioni sensorie soggettive, come ad esempio senso di pulsazione. Inoltre questa parte non assorbita afferra le sostanze assunte come nutrimento ed impone ad esse particolari processi prima che si inseriscano nel normale ricambio. Ciò si manifesta nella tendenza alla stitichezza e nell’eliminazione di albumina, come pure nei disturbi di stomaco e di intestino. In tali casi la pressione sanguigna si innalza, perché la iperattività del corpo astrale provoca anche un aumento dell’attività dell’io che appare nell’aumento della pressione sanguigna. Come rimedio principale somministrammo il nostro preparato « Skleron »; in aggiunta usammo piccolissime dosi di belladonna per ottenere immediatamente la cessazione degli attacchi di vertigine. Somministrammo decotto di sambuco per favorire la digestione, regolammo l’alvo mediante clisteri e decotti purgativi, e prescrivemmo una dieta priva di sali, poiché questi favoriscono il processo di sclerosi. Ottenemmo un miglioramento relativamente rapido. Sparirono gli attacchi di vertigini, come pure il senso di pulsazione. La pressione scese a 112 mm. Hg. Lo stato soggettivo della paziente migliorò a vista d’occhio. Nell’anno seguente la sclerosi non fece progressi. Dopo un anno la paziente ritornò con i medesimi sintomi, ma attenuati. In seguito a trattamento simile si ebbe un ulteriore miglioramento; dopo che parecchio tempo è trascorso dal tempo in cui fu effettuata la cura, appare evidente che la sclerosi non ha provocato alcuna ulteriore degenerazione dell’organismo. I sintomi esteriori, caratteristici della sclerosi, stanno regredendo, e si è arrestato l’invecchiamento precoce che aveva colto la paziente.

 

Ottavo caso

TERAPIA DI UN CASO DI GOZZO

La paziente venne da noi in età di 34 anni. Rappresenta un tipo di individuo che nella sua costituzione animica è fortemente influenzato da una certa pesantezza e fragilità interiore del corpo fisico. Sembra che ogni parola che essa pronuncia le costi uno sforzo. Straordinariamente caratteristica è la concavità della forma complessiva del viso; la radice del naso è come trattenuta nell’organismo. La paziente dichiara di essere stata delicata e cagionevole fino dall’età scolastica. Di vere e proprie malattie ha avuto soltanto un leggero morbillo. Ebbe sempre un aspetto pallido; stanchezza e poco appetito. Fu mandata da un medico all’altro, e furono poste successivamente le seguenti diagnosi: catarro degli apici polmonari, catarro gastrico, anemia. La paziente ha l’impressione che la sua malattia non sia tanto fisica quanto animica.

Dopo questa parte dell’anamnesi vogliamo enunciare il reperto scientifico-spirituale per esaminare poi il resto della sintomatologia alla luce dello stesso.

Nella paziente vi è una notevolissima atonia del corpo astrale. In conseguenza di ciò l’organizzazione dell’io è ostacolata nella sua azione sul corpo fisico e sul corpo eterico. Tutta la vita cosciente è compenetrata da una leggera ottusità e sonnolenza. Il corpo fisico è esposto ai processi derivanti dalle sostanze introdotte come alimenti. Queste sostanze vengono pertanto trasformate in parti dell’organizzazione umana. Il corpo eterico viene troppo fortemente smorzato dall’io e dal corpo astrale in rapporto alla vitalità propria, per cui le sensazioni interiori, in particolare il senso vitale generale e quello della statica corporea sono troppo vivaci, mentre è ottusa la ricettività dei sensi esterni. Tutte le funzioni corporee risultano perciò orientate in senso tale da risultare in reciproca disarmonia. In queste condizioni sorge necessariamente nella paziente il sentimento di non poter coordinare con la forza del suo io le funzioni corporee. Ciò le appare in forma di impotenza animica. Per questo essa ritiene che la sua malattia non sia tanto corporea quanto animica. Se aumenta l’impotenza dell’io e del corpo astrale, debbono insorgere degli stati morbosi nelle diverse parti del corpo, come appare anche dalle diverse diagnosi poste. L’impotenza dell’io si esprime nell’irregolarità funzionale di ghiandole come la tiroide e le surrenali; inoltre in irregolarità funzionali dello stomaco e dell’intestino. Nelle condizioni della paziente ci si possono attendere tutti questi sintomi, i quali effettivamente sono presenti. Il suo gozzo e lo stato del sistema gastrointestinale corrispondono esattamente al reperto scientifico-spirituale. Assai caratteristico è quanto segue. A causa dell’impotenza dell’io e del corpo astrale, l’esigenza del sonno viene già in parte soddisfatta durante la veglia, per cui il sonno è molto meno profondo che in individui normali. Questo appare alla paziente come irriducibile insonnia. Con ciò è collegato pure il fatto che la paziente ha l’impressione di addormentarsi e di svegliarsi facilmente, come anche il fatto che crede di avere molti sogni che, in realtà, non sono veri e propri sogni, ma una mescolanza di sogni e di impressioni di veglia. Essi non rimangono perciò nella memoria, né agitano la paziente, in quanto l’intensità dello stimolo è ridotta. Tra gli organi interni l’impotenza dell’io si manifesta anzitutto nei polmoni. I catarri degli apici polmonari sono in fondo sempre espressione di una debole organizzazione dell’io. Il ricambio non portato a termine dall’io dà origine al reumatismo. Soggettivamente questo complesso si manifesta con una stanchezza generale. Le mestruazioni iniziarono a 14 anni; la debole organizzazione dell’io non sviluppa una forza sufficiente a far regredire il flusso mestruale. Il lavoro dell’io, per realizzare questa regressione, viene a coscienza in forma di sensazioni trasmesse da quei nervi che penetrano nel midollo nella regione sacrale. I nervi non percorsi in maniera sufficientemente intensa dalle correnti dell’organizzazione dell’io e del corpo astrale sono dolenti. La paziente accusa dolori alla regione sacrale durante la mestruazione.

Tutto ciò induce all’applicazione della seguente terapia. Abbiamo trovato che il Colchìcum autunnale costituisce un forte stimolo per il corpo astrale, in particolare per quella parte del corpo astrale che corrisponde all’organizzazione del collo e del capo. Usiamo perciò il Colchicum autumnale in tutte le malattie il cui sintomo predominante è costituito dal gozzo. Somministrammo alla paziente 5 gocce del nostro preparato di Colchicum tre volte al giorno, ottenendo una regressione della tumefazione tiroidea con sollievo della paziente. Il corpo astrale, in tal modo rafforzato, trasmette meglio la funzione dell’organizzazione dell’io, e possono così esplicare la loro forza nell’organismo i medicamenti adatti ad influire sugli organi della digestione e della riproduzione. Per ottenere quest’ultimo effetto adottammo clisteri di assenzio con aggiunta di olio, poiché l’olio ha azione eccitante sul sistema digerente. Con questi farmaci abbiamo raggiunto un notevole miglioramento. Pensiamo che questa terapia possa esercitare la sua benefica influenza particolarmente intorno al trentacinquesimo anno, perché in questa età l’organizzazione dell’io ha una forte affinità per il resto dell’organismo per cui, anche se è debole, può facilmente essere stimolata. Quando venne da noi, la paziente era in età di 34 anni.

 

Nono caso

STATI DI EMICRANIA DURANTE LA MENOPAUSA

La paziente venne da noi in età di 55 anni Disse di essere stata una bambina delicata e cagionevole; nella fanciullezza ebbe morbillo, scarlattina, varicella, pertosse e orecchioni. Le mestruazioni iniziarono a 14-15 anni e sin dall’inizio furono molto intense e dolorose. A 40 anni fu eseguita una isterectomia totale a causa di un tumore. La paziente riferisce inoltre che, a partire dal trentacinquesimo anno, fu soggetta ad attacchi di dolori di testa di tipo emicranico, della durata di tre giorni e ad intervalli di 3-4 settimane, che sfociarono nel quarantaseiesimo anno in una grave affezione cranica accompagnata da incoscienza e durata tre giorni. L’attuale reperto scientifico-spirituale è il seguente: debolezza generale dell’organizzazione dell’io manifestantesi nel fatto che l’attività del corpo eterico non è sufficientemente attenuata dall’organizzazione dell’io. Di conseguenza l’attività vegetativa organica si riversa nel sistema del capo e dei nervi in una misura eccessiva rispetto ‘a quella che si ha se l’organizzazione dell’io è in condizioni normali. Vi sono dei sintomi che corrispondono a questo reperto. Anzitutto il frequente bisogno di urinare. Questo deriva dal fatto che, ad un corpo astrale normalmente sviluppato che regola la escrezione renale, non si oppone un’organizzazione dell’io abbastanza forte, che lo freni in modo normale. Un secondo sintomo è il fatto che la paziente si addormenta tardi e si sveglia stanca. Il corpo astrale esce difficilmente dal corpo fisico e dal corpo eterico, perché l’io non lo attrae con forza sufficiente. Una volta avvenuto il risveglio, l’effetto postumo dell’attività vitale durante lo stato di sonno, a causa della debolezza dell’organizzazione dell’io, viene avvertita come stanchezza. Un terzo sintomo è la scarsità di sogni. L’organizzazione dell’io imprime nel corpo astrale solo deboli immagini che non sono in grado di esplicarsi in sogni vivaci.

Queste conclusioni ci condussero alla seguente terapia: era necessario aprire all’organizzazione dell’io la via verso il corpo fisico e il corpo eterico. Cercammo di ottenere ciò mediante applicazione di impacchi con soluzione al 2% di sale di acetosella sulla fronte alla sera, di impacchi con soluzione al 7% di urtìca dioica sul basso ventre al mattino, e di impacchi con soluzione di infuso di fiori di tiglio al 20%), sui piedi, a mezzogiorno. Si intendeva con ciò ridurre l’attività vitale durante la notte; il sale di acclusati, che esercita sull’organismo la funzione di ridurre un’eccessiva attività vitale, provocò tale effetto. Alla mattina bisognava far in modo che l’organizzazione dell’io trovasse aperta la via per entrare nel corpo fisico. Lo si può ottenere attraverso una stimolazione della circolazione del sangue. Per questo scopo è stata sfruttata l’azione del ferro nell’artica dioica. Si doveva poi favorire la compenetrazione del corpo fisico da parte dell’organizzazione dell’io durante il giorno. Ciò fu raggiunto per via dell’azione derivativa del fiore di tiglio applicato a mezzogiorno. L’acme dei dolori di capo si verificò nella paziente nel quarantaseiesimo anno di età. Fummo perciò indotti a porre i dolori di capo in rapporto con la cessazione delle mestruazioni, dovuta all’isterectomia, e a considerare l’attacco particolarmente intenso, accompagnato da perdita della coscienza, come un sintomo compensatorio della menopausa. Cercammo di raggiungere un miglioramento con l’antimonio. Questo avrebbe dovuto provocare l’effetto desiderato se si fosse trattato di un’alterazione del ricambio generale che sta sotto il controllo dell’organizzazione dell’io. Il miglioramento non fu però raggiunto. Si ebbe con ciò la dimostrazione che la causa era da ricercare in quella parte relativamente indipendente dell’organizzazione dell’io che regola gli organi della riproduzione. Per questo noi consideriamo un rimedio specifico la radice della potentilla-tormentilla in fortissima diluizione, la quale realmente provocò l’effetto desiderato.

 

 

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