07 – IV° RITMO / SABATO 29 DICEMBRE 1923

IV° ritmo / sabato 29 dicembre 1923

Rudolf Steiner e la Fondazione dei Nuovi Misteri


 

Il ritmo che fu dato da Rudolf Steiner il sabato 29 dicembre,

ci conduce definitivamente nella sfera macrocosmica dell’Essere.

 

In questa giornata Rudolf Steiner

lesse tutte e tre le parti della meditazione della pietra fondamentale

(furono omessi solo gli ultimi tre versi che si riferiscono agli spiriti elementari: I, II, III, 21-23)

le quali nel loro complesso ci danno un’immagine dell’uomo che, come microcosmo,

è assolutamente congiunto con il grande mondo del macrocosmo.

 

Nel ritmo di questa giornata

abbiamo nuovamente la triplicità degli esercizi spirituali fondamentali (I, II, III, 5),

ma questa volta in connessione con l’indicazione

di tutte le nove gerarchie spirituali divine presenti e operanti su questo gradino,

che vengono chiamate con il loro nome completo, corrispondente alla tradizione cristiana esoterica;

ove ciascuna viene caratterizzata secondo la sua azione nel cosmo;

così la prima gerarchia dei Serafini, Cherubini e Troni con le parole:

 

• «Fate risuonare dalle sommità ciò che riecheggia nelle profondità» (I,16-18);

alla seguente gerarchia dei Kyriotetes, Dynamis, Exusiai, si riferiscono le parole:

• «Fate che dall’oriente si accenda ciò che in occidente si plasma» (II,16-18);

e l’operare della terza gerarchia, degli Arcai, Arcangeli, Angeli, vien caratterizzata dalle parole:

• «Fate che si invochi dalle profondità ciò che sarà esaudito dalle sommità» (III,16-18).

 

Nel commentare questo ritmo, Rudolf Steiner rileva specialmente che ciascuna delle tre summenzionate maniere di operare cosmico delle gerarchie dà anche un’immagine di come la singola gerarchia si inserisce con la sua voce nel suono della grande Parola universale che comprende, configura e dà vita all’intera Creazione cosmica.

Ecco che in questo ritmo si presenta la sublime immagine del grande operare universale del Cristo come Macrologos, nel quale il creare cosmico di tutte le nove gerarchie trova la sua piena e armonica unione e perfezione, poiché esse risuonano all’unisono incontro all’unica Parola universale del cosmo, il cui centro essenziale è la rivelazione macrocosmica del Logos, del Cristo.

Se ora ci rappresentiamo come l’attività della prima gerarchia è diretta verso il basso, quella della seconda nella cerchia da oriente a occidente, e quella della terza gerarchia da sotto a sopra, otteniamo l’immagine di una croce universale cosmica e proviamo l’esperienza di noi stessi al suo punto d’incrocio, ma nello stesso tempo anche nel mezzo della via di iniziazione a settemplice articolazione, e nel centro dell’evoluzione del mondo, da Saturno fino a Vulcano, come vedremo più tardi.

 

Così la croce cosmica delle tre correnti gerarchiche che partono dalle sfere del Padre, del Figlio e dello Spirito,

la croce che è circondata dai sette ritmi dell’iniziazione e dalle sette fasi dell’evoluzione del mondo,

ci può apparire come una grande Rosacroce, come una Croce cosmica con sette Rose.

 

Se ora ci volgiamo nuovamente

alla considerazione dei ritmi in connessione con la vita dell’anima dopo la morte,

possiamo caratterizzare questo nuovo gradino della sua salita, che è contenuto nel ritmo di questa giornata,

come la transizione       

• dal Devachan inferiore   • a quello superiore,

• dalla regione della armonia delle sfere       • in quella della Parola cosmica risuonante.

 

In questa, l’anima raggiunge la quiete dell’esistenza animica,

mentre si avvicina a quella che Rudolf Steiner ha denominata

«la grande ora della mezzanotte cosmica».

 

In questo momento essa si trova alla massima distanza dalla Terra,

e intanto si eleva, mentre risuona possente la Parola universale,

fino ai confini fra il Devachan superiore e i mondi superni,

per sperimentare qui, nella massima sfera che l’anima possa raggiungere,

prima dell’inizio della sua discesa verso una nuova incarnazione,

qualcosa di assolutamente straordinario.

 

Rudolf Steiner lo descrive con le seguenti pregnanti espressioni:

▸ «E poi la vita continua. Quando giunge vicino alla metà del periodo tra morte e nuova nascita, allora sopravviene qualcosa di speciale: come quando noi stiamo qui in Terra, particolarmente nei momenti in cui alziamo lo sguardo all’immensità del cielo, e le stelle brillanti risplendono a noi, allora proviamo il sentimento dell’elevatezza dell’ambito celeste universale.

Ebbene, quando ci troviamo nel mondo dello spirito, proviamo un sentimento molto più grandioso, se guardiamo in giù, poiché allora vediamo le entità della prima gerarchia, i Serafini, i Cherubini e i Troni, che eseguono azioni vicendevoli in maniera meravigliosa.

 

Ci si mostrano dunque delle possenti immagini di avvenimenti spirituali, se consideriamo ora il cielo che sta sotto di noi, che è dopotutto il nostro cielo.

Come ora, nella vita terrena fisica, guardando in su, miriamo la scrittura delle stelle, così contempliamo allora guardando in giù, le azioni dei Serafini, dei Cherubini e dei Troni.

E vedendo quanto si svolge tra di loro, e si rivela in immagini grandiose e sublimi, sentiamo, in quella esistenza spirituale, come tutto questo ha a che fare con quello che noi siamo e saremo.

Poiché abbiamo adesso il sentimento:

quello che avviene là tra Serafini, Cherubini e Troni,

ci indica quali conseguenze le nostre azioni delle precedenti nostre vite terrene

avranno nella prossima incarnazione.»53

 

Così nell’alta sfera della mezzanotte della sua vita dopo la morte, l’anima contempla l’operare delle entità della prima gerarchia, che rappresenta nel cosmo la sfera universale del Padre, e si unisce alle altre due gerarchie nel lavoro comune di configurazione della futura vita terrena dell’uomo;54 e l’anima si inserisce nel loro coro a nove voci, comprendente l’intera Creazione del mondo in tutta la pienezza della Parola universale, che risuona dal primo principio:55 in conseguenza di queste sue esperienze, all’anima stessa si svelano i fondamenti profondi del suo karma terreno.

 

Da quel tempo in poi, l’anima stessa comincia a prender parte

al sublime lavoro cosmico di tutte le gerarchie spirituali divine,

sotto la guida dei Serafini, dei Cherubini e dei Troni, che agiscono, mediante la sfera dei pianeti superiori,

alla formazione del prototipo spirituale del futuro corpo fisico, “traendolo dalle forze del macrocosmo;

• per opera della terza gerarchia avviene la creazione del sistema degli organi di senso,

• della seconda gerarchia i sistemi dei nervi e della circolazione sanguigna,

• e della prima gerarchia i sistemi dei muscoli e delle ossa.56

 

Il discepolo spirituale che ha raggiunto il quarto gradino della sua via di iniziazione,

quello che è contenuto nel ritmo di questa giornata, entra ora nel mondo dell’intuizione,

mediante il quale gli diventa possibile avvicinarsi in modo puramente interiore

alle entità gerarchiche che qui gli vengono incontro.

 

Rudolf Steiner descrive ripetutamente nei suoi libri e nelle sue conferenze,

• come nell’immaginazione appaia soltanto la figura esteriore di queste eccelse entità,

• come nell’ispirazione appaiano le loro azioni in seno al cosmo,

• e come esse rivelino al discepolo spirituale il loro essere nascosto soltanto nell’intuizione,57

cosicché su questo gradino egli è ammesso a vederle, per modo di dire, faccia a faccia.58

 

Ecco perchè nel ritmo di questa giornata esse vengono chiamate con il loro nome esoterico,

quasi ad accennare a una tale possibilità.59

 

E infine il discepolo spirituale, giunto in questa sfera universale della Parola cosmica,

nel completare la prima metà della sua iniziazione,

deve ora incontrare il Cristo stesso, deve sperimentare nell’intuizione l’Entità-Cristo,

quale grande portatrice cosmica della Parola universale.

 

La IV fase della settemplice via di iniziazione cristiano-rosicruciana,

sta dunque in rapporto con l’io umano;

ecco perchè attraverso l’incontro con il Cristo nella sfera dell’intuizione,

diventa realtà interiore per il discepolo

il grande detto misterico della nuova iniziazione cristiana «Non io, ma il Cristo in me».

 

D’ora in poi è l’Entità-Cristo il prototipo e la mèta di tutte le sue premure, e il suo ulteriore sviluppo spirituale seguirà l’imitazione della grande via macrocosmica del Cristo Gesù, mentre i più profondi segreti del destino cosmico e terreno del Cristo cominciano a poco a poco a rivelarsi a lui.

 

Il Cristo che è comparso sulla Terra

si mostra al discepolo spirituale come «il grande modello terreno umano»,60

come il modello per il futuro «uomo di Vulcano».

 

• E scopo definitivo dell’evoluzione del mondo

sarà la trasformazione del corpo fisico dell’uomo nell’uomo spirituale,

per attività dell’Io umano compenetrato dal Cristo,

• così come una conoscenza vissuta coscientemente

dell’esistenza della Terra nello stato di Vulcano, che si sta oggi preparando

per opera delle potenze spirituali sotto la guida del Cristo nella sfera del Devachan superiore.

 

Ma in questa alta sfera dell’intuizione lo sguardo del discepolo spirituale, accanto alla possente contemplazione nel lontano futuro, si estende da un lato a tutte le sue vite passate, cioè al suo passato personale, e dall’altro lato a tutto il passato del mondo fino alla prima incorporazione del nostro pianeta.

 

▸ «Quando sorge l’intuizione» dice Rudolf Steiner,

«l’uomo guarda a ritroso le vite terrene trascorse,

ma insieme a queste sorge contemporaneamente la visione della vita complessiva del mondo nel suo passato.»61

 

Ecco come emerge qui davanti al discepolo spirituale il passato universale del nostro cosmo, fino alle sue più remote origini, quando la somma gerarchia dei Serafini, Cherubini e Troni pose nell’antico Saturno il primo germe del corpo fisico del futuro uomo.

Così lo sguardo del discepolo spirituale abbraccia su questo gradino l’intera evoluzione della nostra Terra, da Saturno a Vulcano62 ciò che viene particolarmente promosso dalle forze che da Saturno scorrono nell’uomo con la massima intensità in questo giorno (un sabato), da Saturno il quale, come pianeta più esterno, abbraccia nei limiti della sua traiettoria l’intero passato e futuro del nostro sistema solare.

 

Anche nel quarto mistero drammatico il Guardiano della soglia

indica al discepolo spirituale, capace di sperimentare coscientemente questo sublime colpo d’occhio,

le forze di Saturno, particolarmente forti durante la mezzanotte cosmica, e lo fa con le seguenti parole:69

 

La vostra mezzanotte universale

riconoscete or qui! Nell’incantesimo

vi tengo di una luce maturata

che or v’irraggia Saturno, finché i vostri

involucri, voi stessi illuminando

con la potenza della luce, i loro

colori vivano in più forte veglia.

                                                                   (versione di Rinaldo Kufferle)

 

La trinità degli esercizi, del memorare, riflettere, vedere lo spirito,

di cui ci parlano i ritmi di questa giornata, svelandoci così infiniti orizzonti dell’evoluzione del mondo,

ci conduce al profondo mistero evolutivo universale che si estende dal corpo fisico dell’uomo

(di cui fu posta la pietra fondamentale sull’antico Saturno)

attraverso l’io (che l’uomo ottiene sulla Terra) fino all’uomo spirituale (su Vulcano),

ci conduce dunque all’evoluzione complessiva che

• corre dalla sfera del Padre (nel passato)

• attraverso la sfera del Figlio (nel presente)

• fino alla sfera dello Spirito (nel futuro)

nella quale l’umanità dovrà realizzarsi come decima gerarchia.63

 

Se noi ora ci volgiamo di nuovo, in rapporto ai ritmi di questa giornata,

a considerare l’esistenza dopo morte dell’anima durante la mezzanotte cosmica,

c’è da menzionare un’esperienza straordinariamente importante che l’anima percorre.

Rudolf Steiner la descrive esaurientemente nel ciclo

“Natura interiore dell’uomo e vita fra morte e nuova nascita”  (Vienna, 1914, O.O. 153 EAM 1975).

 

In queste conferenze si sviluppa dapprima l’argomento

che solo il collegamento con il Cristo, che l’uomo ha stabilito già sulla Terra

e poi portato nel mondo spirituale attraverso la porta della morte,

gli rende possibile, nell’attuale ciclo evolutivo,

di conservare la sua coscienza dell’io fino alla mezzanotte cosmica.

 

Se l’anima si è compenetrata realmente sulla Terra con la vera comprensione dell’impulso Cristo e della sua importanza per l’intera evoluzione terrena, come l’abbiamo esposto in rapporto al ritmo del 25 dicembre, può allora, con il ritmo della giornata successiva (26 dicembre), attraverso la conoscenza del mistero dell’ascesa all’Io superiore, passare nella giusta maniera oltre la soglia della morte, sia secondo la morte «naturale», oppure entrando nel mondo spirituale all’inizio della via iniziatica.

In entrambi i casi all’anima occorre l’aiuto del Cristo, per mantenere nei mondi spirituali l’esperienza del suo io individuale. Essa può però stabilire la congiunzione con il Cristo solo sulla Terra, motivata da piena libertà interiore.

In altri termini,

l’uomo che oltrepassa la soglia della morte,

oppure, ciò che è lo stesso, oltrepassa la soglia del mondo spirituale mediante l’iniziazione,

deve morire in Cristo» (in Cristo morimur).

 

Nella conferenza viennese del 12 aprile 1914 (O.O. 153) Rudolf Steiner espose questo argomento nel modo seguente:

▸ «Noi ci dotiamo giustamente degli impulsi che ci occorrono nel passaggio attraverso la porta della morte (come nel ritmo del 26 dicembre), se troviamo la giusta relazione con il Cristo (ritmo del 25 dicembre). Nell’attimo in cui si tratta di abbandonare il corpo fisico, sia che entriamo nell’evoluzione scientifico-spirituale, sia che passiamo realmente per la porta della morte, nell’attimo in cui dobbiamo morire, ossia abbandonare il corpo fisico, è importante che, nell’attuale ciclo di tempo, ci si trovi nel giusto modo di fronte a quella entità che è venuta nel mondo, affinchè trovassimo il rapporto con essa.»

 

Nella conferenza seguente, del 13 aprile, Rudolf Steiner dice:

▸ «È questa compenetrazione con la sostanzialità del Cristo che, attualmente,

ci dà la possibilità, nel trapasso dalla vita fisica nella morte,

di conservare la memoria del nostro io, fino alla mezzanotte cosmica…»

 

E nel giorno successivo, Rudolf Steiner ritorna ancora ai medesimi pensieri:

▸ «Affinchè noi possiamo conservare questo ricordo (dell’io) dobbiamo morire nel Cristo.

Così l’impulso Cristo dovette essere presente,

per mantenerci fino all’ora della mezzanotte dell’esistenza, la possibilità di non dimenticare il nostro io.»

 

Ma che avviene quando l’anima umana, poiché ha accolto in sè coscientemente sulla Terra l’impulso Cristo, è capace, nel superare la soglia della morte, di «morire in Cristo» e perciò di portare il suo io individuale fino alla mezzanotte cosmica?

Secondo le parole di Rudolf Steiner, succede quanto segue:

▸ «Allora, nell’ora della mezzanotte dell’esistenza, lo Spirito Santo viene a noi. Abbiamo dunque conservato la memoria dell’io. Se l’abbiamo trasferita fin addentro all’ora della mezzanotte dell’esistenza, fino al momento in cui lo Spirito Santo si appressa a noi… se abbiamo conservato questo rapporto (con l’io), allora lo Spirito ci può ormai guidare fino alla nostra reincarnazione, che noi provochiamo formando il nostro prototipo nel mondo spirituale.»

 

Se ci rammentiamo che, secondo le indicazioni di Rudolf Steiner, lo Spirito Santo porta all’uomo la conoscenza essenziale del Cristo, che nella condizione libera dal corpo del dopo morte, si può esplicare solo come una partecipazione al suo grande percorso, allora ci avviciniamo alla comprensione del mistero che sta alla base della seconda metà dell’esistenza dopo morte, e che si può descrivere circa con le seguenti parole:

quando l’anima, mediante il suo rapporto con il Cristo,

dà allo Spirito Santo la possibilità di venirle incontro «giustamente» nella mezzanotte cosmica,

allora lo Spirito Santo la porta ad una nuova incarnazione in maniera tale,

che gli ulteriori gradini della discesa nel mondo terreste

diventano come un   r i t r a t t o     m i c r o c o s m i c o

della grande discesa macrocosmica del Cristo nella sfera della Terra

per incarnarsi nel corpo di Gesù di Nazaret.

 

Nella descrizione che segue, vedremo come la comprensione di questo mistero può proiettare una chiara luce sull’essenza dei seguenti ritmi del Convegno di Natale.64

Tuttavia prima di volgerci ad essi, vogliamo considerare, partendo dai dati di fatto appena riportati in rapporto con la vita dell’anima nell’ora della mezzanotte dell’esistenza dopo la morte, come questi fatti stessi vengano percepiti, nel cammino del discepolo spirituale, dal punto di vista del corrispondente gradino di iniziazione.

 

Che cosa si rivela al discepolo spirituale che sul suo percorso evolutivo interiore ha incontrato il Cristo nella sfera dell’intuizione, ed ha perciò raggiunto il grado di Maestro, quando ora, nell’accompagnare coscientemente l’anima nelle sue peregrinazioni dopo la morte, scorge lo Spirito Santo discendere verso di essa nella mezzanotte universale?

Gli si rivela il sublime segreto dell’arrivo dello Spirito Santo che discende nella regione del Devachan superiore da una sfera ancora più alta. E questa sfera più alta, che abitualmente l’anima, dopo la morte, non è ancora in grado di contemplare, è riconosciuta dall’iniziato a quel grado, come la sfera cosmica del Bodisattva.

In essa egli scorge il maestoso collegio delle dodici sublimi entità immerse nella contemplazione del tredicesimo. Quest’ultimo, nel quale l’iniziato riconosce il Cristo, gli appare qui, nella sfera del Budhi, come il grande IO macrocosmico dell’universo intero.

 

Da questa sorgente luminosa, da questo spirituale Sole del Cristo (IV, 15),

che si trova al centro dell’universo, scorre, adombrando il collegio dei dodici,

e attraverso di essi riversandosi verso il basso, dispensiero di grazia alle anime nelle sfere inferiori (II,14-15),

il grande Consolatore, lo Spirito Santo.

 

Infatti ▸ «quello che il Cristo stesso ha chiamato lo Spirito Santo,

è la luce che domina sopra la loggia dei dodici, il tredicesimo è la guida della loggia dei dodici…»65

 

• Così si manifesta all’iniziato il grande mistero dello Spirito Santo,

che dall’Io cosmico del Cristo scende nella sfera del Budhi, la sfera della Provvidenza,

e di lì scorre, attraverso il collegio dei dodici, più «sotto», nella sfera del Devachan superiore,

«verso le anime che sperimentano in lui la mezzanotte cosmica,

e lo Spirito Santo stesso le adombra e le conduce oltre, nel loro percorso discendente verso una nuova incarnazione.

 

• Ma lo Spirito Santo stesso si rivela all’iniziato come lo spirito che tutto comprende, lo spirito della conoscenza del cosmo, e in particolare della conoscenza del Cristo, così come di tutto quanto il Cristo ha compiuto originalmente discendendo in Terra, e poi nei tre anni fino al Mistero del Golgota, «ancora nel successivo divenire dell’umanità.

 

Nella stessa conferenza è detto:

▸ «Questo Spirito Santo non è altri che quello,

per mezzo del quale si comprende che cosa il Cristo ha veramente fatto».

 

Si può dire che l’iniziato

sperimenta su questo gradino come un grande battesimo cosmico di spirito,

perchè su di lui discende lo Spirito Santo,

e diviene ora per lui un sapere vissuto personalmente,

la conoscenza di quanto avvenne un tempo come fatto mistico,

al battesimo nel Giordano, quando l’Entità-Cristo entrò nei tre involucri di Gesù

di Nazaret, sacrificando in quel punto le forze del suo Io macrocosmico.66

 

Con ciò l’iniziato stesso si avvicina nella conoscenza a quanto scorgevano i santi Risci quando, molti millenni prima del Mistero del Golgota, diressero lo sguardo nelle lontananze cosmiche e si dissero: Vishva-Karman, l’Io macrocosmico del Cristo, si trova ancora al di là dei confini della nostra sfera.

Da questo punto in poi l’iniziato che ha raggiunto quel grado, può dire di essere «adombrato» dallo Spirito Santo, o di esserne «ripieno».67

Ora lo Spirito Santo parla per sua bocca e rivela, un po’ per volta, a lui e per suo mezzo a tutta l’umanità, altri segreti ancora delle azioni soprasensibili e terrene del Cristo. Da quel momento in poi l’iniziato può attingere saggezza direttamente dalla sfera dello Spirito Santo, attraverso il collegio dei Bodisattva da esso ispirato, in particolare però per mezzo del Bodisattva che è la guida del nostro ciclo evolutivo. Un risultato di ciò è la nuova e universale conoscenza del Cristo che si apre nei ritmi della seguente giornata del Convegno di Natale.

 

A conclusione della considerazione di questo IV ritmo c’è ancora da dire che quel primo contatto con il mistero del Gral che il discepolo spirituale potè avere in connessione con il ritmo dato il mercoledì 26 dicembre si trasforma adesso in una profonda comprensione di quel mistero, essendo egli riuscito a riconoscere definitivamente, su questo gradino, il segreto del suo proprio, vero, Io superiore.

 

Così gli appare qui nel suo prototipo la sublime immaginazione del Gral

– la coppa piena della sostanza divina dell’Io, adombrata dallo Spirito Santo in forma di colomba –

che ora si presenta nei suoi due aspetti:

• quello macrocosmico legato alla Terra          •  e quello microcosmico legato al cosmo.

 

L’aspetto macrocosmico si apre al discepolo spirituale

quando egli riconosce la vera essenza del battesimo nel Giordano,

dove con il concorso dello Spirito Santo, la grande macrocosmica Entità-Cristo,

nella sua qualità di principio dell’Io superiore di ogni singolo uomo e di tutta l’umanità,

entrò negli involucri di Gesù di Nazaret.

 

Allora i tre involucri di Gesù formarono una coppa,

nella quale si riversò il macrocosmico Io del Cristo, e si unì al sangue di Gesù

nella stessa maniera in cui ogni uomo nell’incarnarsi trova nel suo sangue la base fisica per il proprio io.

 

Tutto questo procedimento fu adombrato dallo Spirito Santo, dal prototipo cosmico del Sè spirituale,

nella cui figura – secondo le parole di Rudolf Steiner – il Cristo discende nella sfera terrestre.

 

Come una copia celeste di questo avvenimento macrocosmico, che si è svolto una volta sola sulla Terra,

così appare la sua continua ripetizione microcosmica nelle lontananze dell’universo.

• Infatti sull’anima di ogni uomo che sia capace di portare fino ai confini superiori del Devachan superiore,

nella coppa purificata del suo Io, «la sua compenetrazione con la sostanzialità del Cristo»,

che cioè potrà custodire in sè una scintilla della sostanza divina dell’Io del Cristo,

discende, nell’ora della mezzanotte dell’esistenza, lo Spirito Santo nella figura di una colomba,

per condurre poi quest’anima in una nuova incarnazione.

 

L’iniziato che partecipa a questi processi, può perciò arrivare a vedere in sè il Gral

e sentire il proprio Io compenetrarsi con il Cristo

(vale a dire, sentire la coppa del suo Io compenetrarsi con la sostanza dell’Io del Cristo),

nel mentre lo Spirito Santo lo adombra.69

• Poiché il battesimo con lo spirito per il quale egli passa su quel gradino,

si può solo compiere come una Eucarestia con il Gral.

 

 


 

Note:

53        – O.O. 239, 31/3/1924.

54        – Nella conferenza dell’8/6/1924 (O.O. 239), Rudolf Steiner si esprime con le parole che seguono sulla partecipazione di tutte e nove le gerarchie alla formazione del karma umano:

▸ «Quando si abbraccia con lo sguardo un destino umano, si scorge

• in primo luogo in esso l’azione delle entità superiori della condizione pre-solare,

quella degli Angeli, Arcangeli, Arcai;

• poi l’azione delle entità superiori della condizione solare,

Exusiai, Dynamis, Kyriotetes;

• delle entità che elaborano l’intero karma che è preminentemente

il karma di Marte, i Troni;

• l’azione di quelle che elaborano il karma di Giove, i Cherubini;

• l’azione di quelle entità che elaborano insieme all’uomo il karma di Saturno, i Serafini.

Quando dunque abbiamo davanti l’immagine del destino, di un karma umano,

scorgiamo in essa l’azione delle gerarchie.

Questo karma umano è dapprima un fondale, un sipario, come un velo.

Se guardiamo dietro a questo velo, vediamo agire, intessere e lavorare ad esso Arcai, Arcangeli, Angeli; Kyriotetes, Dynamis, Exusiai; Serafini, Cherubini, Troni.»

55        – Rudolf Steiner descrive in maniera specialmente esauriente, nella conferenza del 27/6/1924 (O.O. 236) questa grandiosa immagine dell’azione di tutte le nove gerarchie nell’ora della mezzanotte cosmica, come fu accolta dagli iniziati nel momento della contemplazione del Sole di mezzanotte.

56        – Vedi O.O. 231, 13/11/1923; e la nota 59 di questo cap. (confronta anche la conferenza del 2/3/1924, O.O. 235).

57        – Vedi per es. la «Scienza occulta» (O.O.13, Laterza 1932 pag.233).

58        – L’espressione «faccia a faccia» fu usata da Rudolf Steiner nella conferenza del 17/5/1923 O.O. 226 (ITE 1937, pag .50), nel descrivere l’unione dell’anima con le gerarchie spirituali nella sfera dell’intuizione (Devachan superiore).

59        – Proprio una siffatta enumerazione dei nomi di tutte le nove gerarchie nel ritmo di quel giorno ci parla del fatto che questo ritmo ci esalta nella sfera dell’intuizione. Poiché, secondo la testimonianza di Rudolf Steiner, nella conferenza del 23 luglio 1922 (O.O. 214),

• la conoscenza immaginativa ci apre l’accesso alla sfera della terza gerarchia;

• quella ispirativa alla sfera della seconda,

e soltanto quella intuitiva alla sfera della prima gerarchia.

Ne consegue che

• solo con la conoscenza intuitiva è possibile la contemplazione

dell’insieme di tutte le nove gerarchie, vale a dire, dalla sfera dell’intuizione.

In quel dato ritmo allude a questa sfera anche la descrizione dell’azione nel cosmo della Parola universale, che, secondo le parole di Rudolf Steiner in «Teosofia», si rivela all’iniziato soltanto nel passaggio dal Devachan inferiore a quello superiore e lo conduce al «limite dei tre mondi» (vedi «Teosofia», i due ultimi capoversi del cap. «Il mondo spirituale», Ed. scientifica 1957 pag.95).

Tuttavia, che questo passaggio dalla musica cosmica (ritmo cosmico) alla Parola universale, sia anche un passaggio dalla sfera dell’ispirazione alla sfera dell’intuizione, Rudolf Steiner lo dice più volte, per es. nella conferenza del 13/11/1923 (O.O. 231) EAM 1975 pagg.64 65, con le seguenti parole:

▸ «Procediamo poi oltre dall’ispirazione all’intuizione.

Dalla musica cosmica sorge allora qualcosa di molto particolare…

La musica cosmica si trasforma in linguaggio di tutto l’universo,

in ciò che si dovrebbe compendiare nei termini di linguaggio universale;

il linguaggio cosmico diviene udibile.

Lo si riassumeva in tempi più remoti nel termine ‘Parola universale’.

La Parola universale diviene udibile.»

• E più avanti, in questa conferenza, nel caratterizzare la sfera dell’intuizione, Rudolf Steiner prosegue:

▸ «Se poi procediamo fino all’intuizione

e vediamo come dalla forza formativa della parola cosmica, del linguaggio cosmico,

vengano tessuti il sistema muscolare e quello osseo,

arriviamo alla prima gerarchia, a quella di Serafini, Cherubini e Troni.

Siamo allora giunti circa alla metà della vita tra morte e rinascita,

al momento che nei miei misteri drammatici ho chiamato

‘la mezzanotte dell’esistenza’».

(Però nella conferenza del 25/5/1924 O.O. 239 a Parigi, Rudolf Steiner chiama la mezzanotte dell’esistenza «apice della mezzanotte»).

E poi Rudolf Steiner completa la descrizione, riportata in questa conferenza, della grande immagine dell’azione comune di tutte le nove gerarchie, con le seguenti parole:

▸ «Abbiamo in questa maniera la possibilità di descrivere l’ascesa dell’ordine gerarchico dalla terza alla prima gerarchia. Quando descriviamo ciò che dal mondo soprasensibile agisce nel mondo sensibile, quando così volgiamo lo sguardo alle opere delle gerarchie, davanti a noi sorge una singolare immagine. Contempliamo in ordine gerarchico, sul gradino inferiore le operanti entità della terza gerarchie: angeli, arcangeli, archai, poi quelle della seconda gerarchia: exusiai, dynameis, kyriotetes e vediamo come esse cooperino, come agiscano insieme nel cosmo. Leviamo poi lo sguardo agli esseri della prima gerarchia: serafini, cherubini, troni, e ora soltanto sorge davanti a noi una comprensibile immagine del corpo umano, quale risultato delle gerarchie, che seguiamo fino a percepire le loro opere che si mostrano al nostro occhio spirituale, ed ecco che davanti a noi abbiamo l’uomo (EAM 1975 pag. 69).

 

60    – «La Scienza occulta», O.O.13 Laterza 1932 pag. 262.

61   – O.O. 227, 30/8/1923 EAM 1985 pag. 192.

Qui va però osservato che l’accennata esperienza del passato, che culmina nella conoscenza dell’antico Saturno nella sfera dell’intuizione, si svolge per tutto il tempo che dura la prima metà della vita dopo morte. Così si aprì durante le precedenti tappe dell’ispirazione e dell’immaginazione (Devachan inferiore e piano astrale) corrispondentemente la conoscenza di antico Sole e di antica Luna.

Nelle sue conferenze Rudolf Steiner accenna spesso a questo rapporto dell’esistenza dopo morte con l’evoluzione passata del mondo, per es. nella conferenza del 27/10/1912 a Milano:

▸ «Se prendete la descrizione che ho spesso fatta della vita di Saturno, Sole e Luna, avete in essa la via spirituale che si percorre effettivamente dopo la morte; è tuttavia singolare che non si sperimenta il fatto nella sequenza secondo la quale si è generata cosmicamente: Saturno, Sole, Luna, bensì si sperimenta prima l’esistenza lunare, poi quella solare e per ultima l’esistenza di Saturno. Se tornate a leggere questa mia descrizione nella ‘Cronaca dell’Akasha’, e proseguite a ritroso dalla Luna, avete il mondo che l’anima sperimenta sulla via che essa percorre dopo la morte.» (O.O.140)

 

62        – Vedi nota 44 di questo capitolo.

63        – Quarto mistero drammatico «Il risveglio delle anime», quadro sesto, primo monologo del Guardiano della soglia.

63a – Una ulteriore conferma di quanto è detto sopra è da vedersi nel fatto che

• l’anima umana, secondo Rudolf Steiner, dopo la morte,

si riveste nel mondo spirituale, gradualmente, come fossero dei nuovi involucri,

del sè spirituale, poi dello spirito vitale e infine, durante la mezzanotte cosmica, dell’uomo spirituale,

(vedi O.O. 168, 18/2/1916, e O.O. 208, 21/10/1921)

di quegli involucri i cui primi germi furono posti dalle gerarchie superiori

nelle epoche dell’antico Saturno, dell’antico Sole e dell’antica Luna (O.O.11).

Un processo analogo si svolge anche nell’iniziazione, poiché il discepolo spirituale, entrando coscientemente nei mondi superiori, vi ottiene la possibilità di venir in contatto con le tre dette parti costituenti superiori dell’uomo e in tal guisa di ottenere una reale rappresentazione delle future condizioni di Giove, Venere e Vulcano, come ciò venne descritto anche in relazione con i ritmi del 27,28 e 29 dicembre.

 

64       – Con quanto è stato detto fin qui (O.O.153, 13 e 14/4/1914, EAM 1975 pagg.125,126,143,158) si può mettere in rapporto anche quanto segue.

Nella conferenza del 10/4/1914 a Vienna, Rudolf Steiner parla del fatto

che proprio nel tempo della seconda metà dell’esistenza dopo-morte, cioè dopo la mezzanotte cosmica,

(ciò che corrisponde al V,VI,VII ritmo del Convegno di Natale) l’anima del defunto,

nel mentre è condotta dallo Spirito Santo sulla sua via verso la Terra,

percepisce nel mondo spirituale l’ideale-uomo come grande meta cosmica degli dèi

(vedi le parole di Rudolf Steiner riportate a pag. 322, O.O. 153, EAM 1975 pag. 82).

 

Questo ideale dell’uomo è nel contempo anche la somma «Religione degli Dei» nel mondo spirituale,

ed è quanto il Cristo portò per primo sulla Terra.

In questo senso abbiamo nel VII ritmo un’indicazione

alla realizzazione di quell’ideale-uomo che, secondo le parole di Rudolf Steiner,

rappresenta «la copia dell’esistenza divina in effigie umana», e la via per accedervi è data nel V e VI ritmo

(vedi la considerazione di questi ritmi nel proseguimento di questo capitolo).

65        – O.O.107, 22/3/1909, RA 1971 pagg. 16 e 15.

66       – Rudolf Steiner accenna a questo carattere profondamente sacrificale del Battesimo nel Giordano nella X conf. del ciclo «Il Vangelo di Giovanni…» (O.O.112) EAM 1970 pag. 184.

67        – Questa condizione di «adombramento» da parte dello Spirito Santo è descritta da Rudolf Steiner il 4/6/1924, O.O. 236.

68       – O.O.240, 27/8/1924 e nota 121 di questo capitolo.

69       – Questa condizione di «adombramento» da parte dello Spirito Santo

è una vera anticipazione della esistenza di Giove,

alla quale accenna parimenti l’esposto di Rudolf Steiner sui sette sigilli apocalittici (vedi O.O.284/285).

• In essi è rappresentato in basso un cubo trasparente, che simbolizza la condizione del futuro Giove,

come fu scorto dall’evangelista Giovanni nell’immagine della «nuova Gerusalemme»

(vedi «La rivelazione di Giovanni» 21,2 e la XII conferenza del ciclo «L’apocalisse di Giovanni» O.O. 104).

In alto si trova l’immagine della santa coppa che nasce dalla trasformazione,

per opera dell’uomo, del corpo astrale in sè spirituale (il serpente che avvolge in basso il cubo),

e che poi diventa il vero recipiente per lo Spirito Santo (immagine della colomba).

 

 

By | 2018-11-17T08:23:44+01:00 Novembre 14th, 2018|IL CONVEGNO DI NATALE|Commenti disabilitati su 07 – IV° RITMO / SABATO 29 DICEMBRE 1923