21 – L’UOMO NELLA SUA ENTITÀ MACROCOSMICA / 168-170

L’uomo nella sua entità macrocosmica / 168-170

O.O. 26 – Massime antroposofiche – 08.03.1925


 

Il cosmo si manifesta all’uomo dal lato della terra e dal lato del mondo extraterrestre, stellare.

L’uomo si sente affine con la terra e con le sue forze.

La vita lo istruisce con grande evidenza su tale sua affinità.

• Non così, nell’èra presente, egli si sente affine al mondo delle stelle che lo circonda.

Ma ciò dura solo fino a tanto che l’uomo non è cosciente del suo corpo eterico.

 

• Afferrare il corpo eterico in immaginazioni

significa sviluppare un sentimento di appartenenza col mondo stellare,

come lo si ha con la terra per mezzo della coscienza del corpo fisico.

• Le forze che inseriscono nel mondo il corpo eterico provengono dalla periferia dell’universo,

come le forze del corpo fisico irraggiano dal centro della terra.

• Ma con le forze eteriche affluenti sulla terra dalla periferia del cosmo

affluiscono anche quegli impulsi cosmici che operano nel corpo astrale dell’uomo.

 

L’etere è simile ad un mare nel quale

le forze astrali, nuotando da ogni lato dagli spazi cosmici, si avvicinano alla terra.

• Nell’attuale epoca cosmica soltanto il regno minerale e quello vegetale

possono entrare in un rapporto immediato con l’astrale che affluisce verso la terra sulle onde dell’etere.

• Non lo possono né il regno animale, né il regno umano.

• La veggenza spirituale mostra che nel regno animale, durante il periodo embrionale,

non vive l’astrale che fluisce presentemente sulla terra, ma quello che vi fluì nell’antica epoca lunare.

 

Nel regno vegetale si vede come vengano plasmate le molteplici mirabili forme,

mentre l’astrale si stacca dall’etere ed allarga la sua azione su tutto il mondo delle piante.

Nel regno animale si vede come dallo spirituale sia stato conservato l’astrale che fu attivo anticamente

— durante l’evoluzione lunare — e come, conservatosi tale,

esso agisca rimanendo attualmente nel mondo dello spirito e non manifestandosi nel mondo eterico.

• L’attività di questo elemento astrale viene trasmessa anche attraverso le forze lunari

che permangono esse pure dallo stadio precedente della terra.

 

Nel regno animale abbiamo dunque il risultato di impulsi che nello stadio precedente della terra si manifestavano esteriormente come natura, mentre nell’epoca cosmica attuale si sono ritirati nel mondo dello spirito che compenetra attivamente la terra.

Ora, alla veggenza spirituale si palesa il fatto che nel mondo animale, per il permearsi del corpo fisico e di quello eterico con il corpo astrale, importano soltanto le forze astrali conservatesi da epoche anteriori nell’elemento terrestre presente. Ma una volta che l’animale possiede il suo corpo astrale, in quest’ultimo divengono attivi gli impulsi solari. Le forze solari non possono dare all’animale nulla di astrale; dopo che l’astrale è però entrato nell’animale, devono provvedere alla crescita, alla nutrizione, e così via.

La cosa è diversa per il regno umano. Anche questo, a tutta prima, riceve il suo astrale dalle forze lunari conservate. Ma le forze solari contengono impulsi astrali che restano inattivi per il regno animale, e che tuttavia nell’astrale umano operano come avevano agito le forze lunari nel loro primo permeare l’uomo di astralità.

 

• Nel corpo astrale dell’animale si vede il mondo lunare;

• in quello umano l’accordo armonico del mondo solare e del mondo lunare.

Su questo elemento solare nel corpo astrale umano

poggia la possibilità che l’uomo accolga, per la graduale formazione della sua autocoscienza,

la spiritualità che si irradia nella sfera terrestre.

 

L’astrale fluisce dalla periferia dell’universo.

Esso opera sia come astralità presente, sia come astralità che è fluita in epoche primordiali e che fu conservata.

• Ma tutto ciò che riguarda la formazione dell’io, quale portatore di autocoscienza,

deve irraggiare da un centro stellare.

L’elemento astrale agisce dalla periferia; ciò che è dell’io agisce da un centro.

 

La terra, come stella, dà impulsi dal suo centro all’io umano.

Ogni stella irradia dal proprio centro forze dalle quali viene conformato l’io di ogni entità.

Così si presenta la polarità fra centro stellare e periferia cosmica.

 

Da questa esposizione appare nello stesso tempo come il regno animale esista ancora oggi quale risultato di forze evolutive anteriori dell’essere terrestre, come esso consumi le forze astrali conservate, ma come debba sparire quando tali forze siano esaurite.

 

L’uomo acquista dall’elemento solare nuove forze astrali.

Esse gli rendono possibile proseguire la sua evoluzione nel futuro.

• Da tutto questo si vede che non possiamo capire l’uomo nella sua essenza,

se non diventiamo altrettanto coscienti del suo nesso col mondo stellare,

quanto lo siamo del suo nesso con la terra.

• E ciò che l’uomo riceve dalla terra per lo sviluppo della sua autocoscienza

deriva pure dal mondo spirituale operante nella sfera terrestre.

 

Che il sole dia all’uomo ciò che gli occorre per la sua astralità,

è conseguenza di azioni svoltesi nell’antica epoca solare.

Allora la terra ricevette la facoltà di svolgere gli impulsi umani dell’io.

È la spiritualità appartenente a quell’epoca che la terra ha conservata dall’elemento solare

e che viene preservata dal morire per l’influsso presente del sole.

 

Un tempo la terra stessa fu sole. Allora si spiritualizzò.

Nella presente èra cosmica, l’elemento solare opera dall’esterno.

Esso ringiovanisce continuamente l’invecchiante spiritualità che proviene da tempi primordiali.

 

In pari tempo questo elemento solare presentemente attivo preserva quello primordiale dal cadere nel luciferico. Cade infatti preda di Lucifero tutto ciò che continua ad operare senza venir accolto nelle forze del presente.

• Si può dire che in quest’epoca cosmica il sentimento dell’uomo di appartenere al cosmo extraterrestre si è talmente attutito, che egli non lo avverte nella propria coscienza. E non solo si è attutito, ma resta coperto dal sentimento che l’uomo ha di appartenere alla terra. Siccome l’uomo deve trovare la sua autocoscienza nell’elemento terrestre, durante gli inizi dell’epoca dell’anima cosciente egli si congiunge talmente con l’elemento terrestre, che esso agisce su di lui in modo molto più forte di quanto non sia conciliabile col giusto svolgimento della sua vita animica.

 

L’uomo rimane stordito dalle impressioni del mondo dei sensi.

In mezzo a questo stordimento egli non può dispiegare un pensare libero, vivente in se medesimo.

• Tutta l’epoca, dalla metà del secolo diciannovesimo in poi, è stata un periodo di stordimento prodotto dalle impressioni dei sensi. La grande illusione di quest’epoca è stata appunto che in essa fu considerata giusta la troppo forte vita dei sensi. Quella vita dei sensi che tendeva a spegnere totalmente la vita nel cosmo extraterrestre.

In questo stordimento le potenze arimaniche poterono svolgere l’essere loro. Mediante l’elemento solare Lucifero era respinto più di Arimane il quale, proprio negli uomini di scienza, potè suscitare il sentimento pericoloso che le idee si possano applicare soltanto alle impressioni dei sensi.

Perciò appunto fra gli scienziati l’antroposofia può trovare poca comprensione. Essi si pongono di fronte ai risultati della conoscenza spirituale. Cercano di comprenderli con le idee.

 

Ma le idee non afferrano lo spirituale

perché la loro esperienza è soffocata dall’arimanizzata conoscenza dei sensi.

E così si ha paura di cader vittime di una cieca fede nell’autorità,

se si ascoltano le comunicazioni del veggente spirituale.

 

Nella seconda metà del secolo diciannovesimo il cosmo extraterrestre andò oscurandosi sempre più per la coscienza umana.

Quando l’uomo tornerà ad essere capace di vivere in sé le idee, anche quando con esse non si appoggia al mondo dei sensi, allora fluirà una nuova luce incontro allo sguardo indirizzato al cosmo extraterrestre. Questo significa però imparare a conoscere Michele nel suo regno.

 

Quando un giorno la festa di Michele in autunno diverrà vera e intima, allora nel sentimento degli uomini celebranti questa festa sorgerà e vivrà nella coscienza, con interiore sincerità, una nota fondamentale che così può esprimersi:

► « Ripiena di idee, l’anima sperimenta luce dello spirito,

quando la parvenza dei sensi echeggia nell’uomo soltanto come ricordo ».

 

Se l’uomo potrà sentire tali cose, egli potrà pure, dopo la solennità festiva,

immergersi di nuovo in modo giusto nel mondo dei sensi. E Arimane non potrà fargli alcun danno.

 

168All’inizio dell’epoca dell’anima cosciente si attutì nell’uomo il sentimento della sua appartenenza al cosmo extraterreno. Per contro, il sentimento dell’appartenenza all’elemento terrestre divenne così forte nell’esperienza delle impressioni dei sensi, appunto presso gli uomini di scienza, da produrre uno stordimento.

169In questo stordimento agiscono in modo particolarmente pericoloso le potenze arimaniche, poiché l’uomo vive nell’illusione che la troppo forte, frastornante esperienza delle impressioni dei sensi sia la cosa giusta e rappresenti un vero progresso nell’evoluzione.

170L’uomo deve trovare la forza di illuminare il suo mondo di idee e di sperimentarlo in piena luce, anche senza appoggiarsi con esso allo storditivo mondo dei sensi. In questa esperienza del mondo di idee indipendente, illuminato nella sua indipendenza, si sveglierà il sentimento dell’appartenenza al cosmo extraterreno. Ne sorgerà il fondamento per feste di Michele.

 

 

By | 2020-02-05T10:05:42+01:00 Febbraio 3rd, 2020|IL MISTERO DI MICHELE|Commenti disabilitati su 21 – L’UOMO NELLA SUA ENTITÀ MACROCOSMICA / 168-170