/////11– VIII° RITMO (SINTESI DEI 7 RITMI) / MARTEDÌ SERA 01 GENNAIO 1924

11– VIII° RITMO (SINTESI DEI 7 RITMI) / MARTEDÌ SERA 01 GENNAIO 1924

VIII° ritmo (sintesi dei 7 ritmi) / martedì sera 01 gennaio 1924

Rudolf Steiner e la Fondazione dei Nuovi Misteri


 

La sera del 1 gennaio 1924,

Rudolf Steiner riprese per l’ultima volta la meditazione della pietra fondamentale: la lesse completamente, a conclusione dell’ultima conferenza del ciclo che aveva tenuto nel corso del Convegno di Natale, dal titolo «La storia universale alla luce dell’antroposofia e come base per la conoscenza dello spirito umano».

Ma con ciò egli involse quella serata nella corrente dei ritmi cosmici che si connettono con la meditazione fondamentale antroposofica e che si erano protratti attraverso l’intero Convegno di Natale. Ecco perchè questa ultima serata riveste per noi un significato speciale, che ci si può dischiudere se ci rendiamo conto che anche nei tre ritmi precedenti si era parlato del divenire cosmico-umano dell’antroposofia e del suo sviluppo.

 

• Così il ritmo della domenica (Sonntag = giorno del Sole)

indicava la preparazione dell’antroposofia avvenuta nell’ambito del Sole;

• il ritmo del lunedì (giorno della Luna) indicava il suo ultimo ulteriore sviluppo

nella sfera soprasensibile confinante con la Terra (vale a dire la sfera lunare);

• finalmente l’ultimo ritmo, quello del martedì (giorno di Marte)

indicava la graduale incorporazione della antroposofia nel corso di 21 anni,

e la sua diffusione tra gli uomini sulla Terra (1902-23).

 

Se ci portiamo a coscienza l’intero evolversi soprasensibile-terrestre dell’antroposofia,

ciò potrà gettar luce anche sul segreto dell’ultima adunanza del Convegno di Natale alla sera del 1 gennaio 1924,

infatti ai sette ritmi ne venne allora aggiunto un ottavo,

il cui compito era di riassumere il contenuto del precedente settemplice sviluppo,

elevandolo, secondo la legge dell’ottava musicale, su di un piano superiore,

così come il Convegno di Natale stesso doveva abbracciare

l’evolversi del movimento antroposofico negli anni precedenti e sollevarlo a un grado superiore.115

 

Perciò Rudolf Steiner, prima di leggere la meditazione della pietra fondamentale alla sera del 1 gennaio 1924,

parlò con speciale insistenza del fatto che il Convegno di Natale doveva essere un reale inizio, che

▸ «deve essere una festa di consacrazione

non solo dell’inizio di un anno, ma dell’inizio di una svolta universale dei tempi,

nella quale vogliamo dedicarci con abnegazione alla coltivazione della vita spirituale.»116

 

Possiamo così affermare che l’VIII ritmo, nel quale ci fu dato il pieno testo della meditazione, nella sequenza in cui essa d’allora in poi doveva procedere nel mondo, per formarvi la porta che apre all’umanità il tempio dei nuovi misteri, che questo ritmo è in realtà il ritmo del Convegno di Natale stesso.

Questa è anche la ragione per cui Rudolf Steiner, proprio nella conferenza che egli tenne nell’ultimo incontro, svelò il vero segreto del Convegno di Natale; come esso, secondo la sua essenza, venisse da quelle regioni che giacciono al di là della soglia, e come l’appello ad accogliere i suoi impulsi, di cui parlammo esaurientemente all’inizio di questo capitolo, è un appello dello stesso Guardiano della soglia, davanti al quale sta inconsciamente tutta l’umanità.

Ma la nostra unione agli impulsi del Convegno di Natale ci deve condurre a una sperimentazione cosciente della soglia del mondo spirituale e quindi, nel mondo spirituale stesso, a un incontro cosciente con quella entità, nel segno della quale fu condotto il Convegno di Natale, e invocando la quale Rudolf Steiner terminò il suo ultimo ritmo (IV, 14-19):

 

«Luce divina,

Sole del Cristo,

riscalda

i nostri cuori,

illumina

le nostre menti!»

 

Possiamo ora, dopo aver considerato i ritmi e le nove riunioni del Convegno di Natale117, entrare più esattamente nell’importante argomento che il Convegno di Natale stesso iniziò e terminò proprio di martedì, giorno di Marte, nel quale è particolarmente forte l’influsso di questo pianeta del nostro sistema solare su gli eventi terrestri.

In connessione con questa considerazione sono da tener presenti tre punti di vista, sui quali Rudolf Steiner dirige l’attenzione quando descrive l’azione delle forze di Marte, poiché ognuno di essi sta in particolare relazione con l’effettuazione del Convegno di Natale.

 

• In primo luogo c’è da tener conto del fatto che il pianeta Marte

è il rappresentante della Parola universale nel nostro cosmo;

le entità che vi dimorano possono venir denominate le «custodi della lingua universale».

▸ «Ma le entità della popolazione di Marte più significative per gli uomini,

sono quelle che, secondo la propria natura, consistono propriamente di Parola universale risuonante.

Esse sono le custodi del linguaggio universale».118

 

Così Rudolf Steiner parlò di esse.

Perciò, durante il Convegno di Natale, fu importante la collaborazione di tali entità, in particolare nel suo primo e ultimo giorno, quando venne letto per intero il testo della meditazione della pietra fondamentale.

Infatti

è un «linguaggio celeste» degli Dèi redatto in parole terrestri,

degli dèi che oggi si rivolgono agli uomini,

è una manifestazione della Parola universale stessa!

 

• La seconda ragione dell’importanza di Marte durante il Convegno di Natale,

è da ricercarsi nel particolare rapporto di questo pianeta con la nostra V epoca postatlantica di cultura.

 

Nella conferenza del 17 novembre 1923 all’Aia, Rudolf Steiner ne parla esaurientemente, dicendo che

• nella antica epoca indiana erano le forze della Luna ad avere un influsso determinante sugli eventi terrestri;

• nella persiana antica l’ebbero le forze di Mercurio;   • nell’egizio-caldaica le forze di Venere;

• nella greco-latina le forze del Sole    • e nella V epoca postatlantica le forze di Marte.

 

Ecco perchè fu necessario dare alle forze di questo pianeta, che determina così incisivamente tutta la nostra epoca, la possibilità di apparire due volte nel corso del Convegno di Natale, che è così profondamente collegato ai destini della nostra V epoca postatlantica di cultura.

 

• La terza ragione è infine da ricercarsi nel fatto che il pianeta Marte

è nel nostro cosmo il portatore dell’elemento del ferro, che in origine non si trovava nella Terra,

e potè penetrarvi in conseguenza del fatto che Marte,

al tempo dell’antica Lemuria, quando la Terra aveva consistenza di fuoco,

la «attraversò» provvedendola di questo elemento.119

Da quel tempo in poi il ferro può agire nel sangue,

onde formare in esso la base fisica per lo sviluppo dell’io individuale libero.

 

Oltre a ciò è noto da numerose conferenze di Rudolf Steiner, che l’amministratore delle forze che, attraverso l’elemento del ferro,» influiscono tanto sul cosmo quanto sul sangue umano» è Michele stesso, lo spirito dirigente del nostro tempo.

Con l’aiuto del ferro, Michele combatte le potenze arimaniche,

sia nel cosmo circondante la Terra, sia nella collaborazione indispensabile dell’uomo con il suo sangue.

 

Includendo quei tre aspetti nel quadro delle collaborazioni cosmiche di Marte, Rudolf Steiner collocò il Convegno di Natale sotto la guida diretta di Michele, la cui figura cosmica immaginativa egli ci dipinge nel modo seguente, in una conferenza tenuta due mesi e mezzo prima dell’inizio del Convegno di Natale:

▸ «Ma egli appare con la spada indicante, alludendo con essa alla natura superiore dell’uomo. Egli appare con la spada indicante, e noi ci rappresenteremo Michele nella maniera giusta se, per la sua spada, troveremo il ferro, fuso e temprato in maniera cosmica.»120

 

Con questo gesto della spada che venne forgiata nel ferro di Marte e che allude in alto all’Io superiore dell’uomo, al risveglio del quale ci vuol condurre il Convegno di Natale, in tale figura ci possiamo anche immaginare Michele che nell’elemento soprasensibile, domina sul Convegno di Natale, e sprona ognuno degli allora presenti, ma anche chiunque oggi cerchi di rivivere il Convegno di Natale stesso, a realizzare gli scopi di questo Convegno, ma soprattutto ci sprona alla fedeltà e al coraggio nei rispetti dei suoi impulsi, poiché fedeltà e coraggio sono virtù micheliane fondamentali per il nostro tempo.

 

Di esse ci parla Rudolf Steiner nelle sue ultime conferenze serali del 31 dicembre e del 1 gennaio:

Nella prima sulla fedeltà allo spirito del Goetheanum, che è venuto nel nostro mondo dall’alta sfera di Michele, e fu contemplandone la presenza spirituale che Rudolf Steiner potè effettuare il Convegno di Natale;

nella seconda egli parla sul coraggio di aderire alla «voce proveniente dal paese degli spiriti» e di portarla nel mondo, la voce degli dèi che oggi vogliono parlare agli uomini attraverso gli impulsi del Convegno di Natale, attraverso la meditazione della pietra fondamentale, attraverso l’università della scienza dello spirito.

 

Abbiamo accennato già all’inizio di questo capitolo al fatto speciale del Convegno di Natale, che in esso possiamo seguire la piena via settemplice dell’iniziazione cristiano-rosicruciana, che in quei giorni venne realizzata da Rudolf Steiner, per la prima volta sul piano fisico, pubblicamente tra gli uomini come funzione sociale occulta.

Perciò, se vogliamo tirare le somme dalle descrizioni del significato del Convegno di Natale per l’essere dei misteri e della via dell’iniziazione, è necessario che poniamo davanti al nostro sguardo interiore ancora una volta il quadro d’insieme di tutti i sette ritmi sopradescritti,121 per vedere così in piena chiarezza come questi formino l’ampia settemplice via della nuova iniziazione occidentale.

 

Però dobbiamo prima volgerci ancora una volta agli ultimi tre giorni del Convegno di Natale,

a considerare brevemente i loro ritmi da un altro punto di vista, onde scegliere un aspetto comune a tutti:

l’aspetto del s a c r i f i c i o.

 

• Abbiamo già da molto dimostrato, nel descrivere i ritmi,

che i singoli ritmi portano ad espressione le diverse stazioni

del grande cammino sacrificale cosmico-terreno dell’Entità-Cristo verso il Mistero del Golgota.

 

• Così il ritmo della domenica allude al principio del   s a c r i f i c i o    a s t r a l e   del Cristo

dal punto di vista cosmico e dal punto di vista terreno:

nell’aspetto cosmico: alla discesa sacrificale del Cristo dal grembo del Padre nella sfera del Sole,

laddove si rivelò a Zaratustra nella sua aura astrale;

nell’aspetto terreno: al graduale prender vita del Cristo nel corpo astrale di Gesù di Nazaret.

 

• Il ritmo del lunedì ci indica l’essenza del secondo sacrificio del Cristo, il   s a c r i f i c i o    e t e r i c o.

Riconosciamo in questo ritmo come il Cristo discese dal Sole nell’ambiente eterico della Terra

e come più tardi si legò al corpo eterico di Gesù di Nazaret.

 

• Infine il ritmo del martedì ci presenta il mistero del   s a c r i f i c i o    f i s i c o   del Cristo,

la sua solitudine nel giardino del Getsemani, la sua definitiva rinuncia alle sue forze macrocosmiche

e la completa identificazione con il corpo fisico di Gesù di Nazaret.122

Questo ritmo allude parimenti al Mistero del Golgota e alla Risurrezione, che salvò il fantoma del corpo fisico dell’uomo.

 

Ora che ci siamo rappresentati l’immagine dei tre grandi sacrifici del Cristo,

di quello astrale, di quello eterico e di quello fisico,

ove ognuno dei tre è comparso nel suo aspetto cosmico e terreno,

possiamo domandarci: qual’è il significato di questi tre sacrifici, per l’ulteriore evoluzione dell’umanità?

 

Dalle molteplici descrizioni che ci ha dato Rudolf Steiner, sappiamo che il Cristo

si è legato, mediante il Mistero del Golgota, con l’intera evoluzione futura della Terra e dell’umanità,

cioè fino allo stato di Vulcano,

cosicché la coscienza individuale dell’io di ogni uomo, che sia stata raggiunta per mezzo del Cristo sulla Terra,

può mantenersi in pieno anche durante gli stati futuri di Giove, Venere e Vulcano.

• È così che il Cristo dona all’io dell’uomo la vera immortalità.

 

Per quanto alte saranno le sfere dell’esistenza universale

alle quali la coscienza individuale dell’io si possa elevare anche in futuro,

mediante il suo rapporto con l’impulso-Cristo,

si conserverà dappertutto la sua individualità, il suo essere individuale.

 

Nel III capitolo parlammo di quelle eccelse entità,

che precorrono nella nostra epoca postatlantica i gradi evolutivi dell’umanità:

• degli esseri-bodisattva, che trasformano, in comunità con l’essere angelico, il loro corpo astrale in sè spirituale

e anticipano, nel loro sviluppo individuale, la futura condizione di Giove,

di modo che la loro coscienza si può elevare fino alla sfera del Budhi, o sfera della Provvidenza;

• parlammo del Budda che, alla pari di un essere arcangelico,

opera alla trasformazione del suo corpo eterico in spirito vitale e perciò anticipa già lo stato di Venere,

mentre la sua coscienza raggiunge il piano del Nirvana;123

• e infine parlammo di esseri ancora più eccelsi, chiamati dalla terminologia orientale Dhyani-Budda,

e che alla pari di una entità della gerarchia degli Arcai,124

operano alla trasformazione del loro corpo fisico in uomo spirituale e perciò anticipano lo stato di Vulcano,

mentre la loro coscienza raggiunge l’alta sfera che sta sopra quella del Nirvana.

 

• Ma quello che nell’antichità potevano raggiungere

solo quegli esseri che superavano ampiamente lo sviluppo proprio dell’uomo,

e che avevano già iniziata la via dell’evoluzione cosmica,

• è divenuto, dopo il Mistero del Golgota, raggiungibile da ogni uomo,

attraverso la congiunzione cosciente con l’impulso-Cristo.

 

Perchè questa possibilità di conferire all’io umano l’esistenza eterna,

significante anzitutto che la coscienza individuale può mantenersi su   t u t t i   i gradi di esistenza,

• questa possibilità l’ha raggiunta l’Entità-Cristo per tutta l’umanità,

e l’ha raggiunta solo attraverso il suo grande cammino sacrificale cosmico-terreno.

 

Così, mediante il sacrificio   a s t r a l e   del Cristo,

è stata data all’umanità la possibilità di conservare, durante l’esistenza di Giove, la sua coscienza individuale

e di svilupparla fino alla sfera del Budhi, per riconoscere là

il grande mistero del rapporto del macrocosmo e del microcosmo:

al centro il Sole-Cristo spirituale, che rappresenta l’intero macrocosmo

e, immersi nella sua contemplazione, i dodici Bodisattva che rappresentano il principio microcosmico.

 

Nella futura esistenza di Giove avverrà anche che Giove si separerà nuovamente dal Sole,

e il microcosmo si troverà nuovamente confrontato con il macrocosmo,

però al vero segreto della loro relazione si accosterà l’uomo che avrà accolto in sè l’impulso-Cristo

e che con il suo aiuto trasforma il proprio corpo astrale in sè spirituale.

 

Il secondo sacrificio, quello   e t e r i c o   del Cristo

dà all’uomo la possibilità di conservare la sua coscienza individuale

anche durante l’esistenza di Venere e di svilupparla fino alla sfera del Nirvana,

là dove non esisterà più alcuna separazione del microcosmo dal macrocosmo,

bensì vi avverrà una completa e definitiva unificazione con esso.

 

Tuttavia anche in tale definitiva unificazione con il macrocosmo,

che verrà a espressione esteriore nell’epoca di Venere con l’abolizione della separazione del Sole,

si mantiene ciononostante per l’uomo la possibilità, grazie al sacrificio eterico del Cristo,

di conservare la sua coscienza individuale dell’io, che aveva già raggiunta sulla Terra,

mentre realizza, partendo dall’impulso-Cristo, il processo della trasformazione del suo corpo eterico in spirito vitale.

 

E infine l’ultimo e più importante sacrificio del Cristo –

• la sua unificazione definitiva con l’involucro fisico di Gesù,

ciò che da Figlio di Dio fece di lui un Figliuol d’uomo,

• e poi la sua morte sul Golgota e la risurrezione nel purissimo fantòma del corpo fisico,

dà a ogni uomo la possibilità, anche nella condizione di Vulcano, di conservare la propria coscienza,

la quale raggiungerà quindi la sfera che sta sopra il Nirvana, e parimenti,

grazie alla partecipazione del Cristo al processo di trasformazione del corpo fisico in uomo spirituale,

di conservare il carattere dell’io individuale.

 

Così dal Mistero del Golgota in poi si decide nel Cristo l’intero futuro universale dell’evoluzione della Terra.

Ma questa possibilità dell’immortalità individuale dell’io dell’uomo

in tutti i cicli di sviluppo e su tutti i piani di esistenza, che si apre mediante il collegamento con l’Entità-Cristo,

ci indirizza non solo al più lontano futuro del mondo e dell’umanità, ma parimenti all’immediato presente.

 

Abbiamo già accennato a questo aspetto dei tre sacrifici del Cristo,

così importante proprio per il nostro tempo, quando dicemmo:

quanto precedentemente potevano raggiungere solo quegli esseri che avevano già percorso la via cosmica di evoluzione,

i Bodisattva, i Budda e i Dhyana-Budda,125

grazie alle azioni sacrificali del Cristo, è ora possibile a ogni uomo che, per libera volontà di scelta,

vuol percorrere la via di iniziazione che si è aperta nel nostro tempo mediante l’antroposofia a tutta l’umanità,

e che per prima conduce alla unificazione diretta con il Cristo e poi, insieme con lui,

all’ulteriore salita verso piani sempre più elevati dell’esistenza universale.

 

In altri termini:

l’unificazione cosciente con il Cristo nella moderna iniziazione cristiano-rosicruciana può già ora,

nel nostro attuale ciclo evolutivo, preparare il terreno sul quale l’uomo sia in grado di cominciare a operare

la trasformazione essenziale dei suoi involucri inferiori in quelli superiori:

il sè spirituale, lo spirito vitale e l’uomo spirituale.

 

Infatti attraverso i tre sacrifici cosmico-terreni del Cristo

è stata creata la possibilità di aggiungere questi massimi gradi di sviluppo spirituale individuale

(la conoscenza del rapporto del macrocosmo e del microcosmo, l’unificazione con il macrocosmo, la beatitudine in Dio)

ai quattro precedenti gradi (dello studio, dell’immaginazione, dell’ispirazione, dell’intuizione, che in questa forma, come sono descritti nei libri e nelle conferenze di Rudolf Steiner, sono pure raggiungibili dall’uomo attuale solo grazie al Mistero del Golgota; perciò il loro scopo precipuo è l’esperienza del Cristo nella sfera dell’intuizione sul IV grado)

di congiungere dunque i quattro gradi della conoscenza 

con i tre gradi di trasformazione dell’essere,127 che riposa sul principio del sacrificio

e la cui realizzazione conduce all’imitazione del grande cammino sacrificale del Cristo,

come l’abbiamo già constatato nella prima parte di questo libro,

alla descrizione del mistero del corso della vita di Rudolf Steiner.

 

Così questo grande percorso sacrificale cosmico-terreno del Cristo

forma la base sulla quale, all’aurora della nuova epoca spirituale entro l’umanità

che ha sviluppato pienamente la sua coscienza dell’io,

potè venir posto l’inizio della via di iniziazione cristiano-rosicruciana,

quella via iniziatica esposta da Rudolf Steiner, completamente e pubblicamente,

nel V capitolo del suo libro «La scienza occulta»,

che fu però realizzata poi nel Convegno di Natale, come funzione sociale occulta,

e con ciò venne posta nell’umanità la pietra fondamentale dei nuovi misteri.

 

Se ora ci volgiamo nuovamente alla domanda che abbiamo posta all’inizio di questa considerazione conclusiva,

possiamo caratterizzare nella maniera seguente

i   s e t t e   r i t m i   di iniziazione del Convegno di Natale,

come i   s e t t e    g r a d i   della nuova via di iniziazione cristiano-rosicruciana:

 

1. Lo studio della scienza dello spirito,

nel quale il discepolo, partendo dalla sua comune coscienza di veglia dell’io,

si serve dapprima della facoltà di giudizio che si è procurata nel mondo fisico-sensibile,

corrisponde al I° ritmo del Convegno di Natale.

 

In questo si prepara la conoscenza del mistero dell’io e l’esperienza del «In Cristo morimur»,

attraverso l’acquisizione che il discepolo si fa di una nuova comprensione dell’impulso-Cristo,

ciò che oggi è possibile mediante lo studio delle comunicazioni della scienza dello spirito.

 

2. Il raggiungimento della coscienza immaginativa corrisponde al II° ritmo,

nel quale il discepolo entra nel mondo dell’anima, dove percorre un reale processo di autoconoscenza.

 

3. Il leggere la scrittura occulta (cioè l’ispirazione) corrisponde al III° ritmo,

ove al discepolo si rivelano nella sfera solare, mediante la sperimentazione delle quattro sfere del Devachan inferiore,

i prototipi cosmici dei quattro regni della natura, come un alfabeto universale unitario,

risuonante nei ritmi cosmici della musica delle sfere, che ora egli è in grado di leggere.

 

4. L’operare alla pietra del saggio (cioè l’intuizione) corrisponde al IV° ritmo,

ove il discepolo riconosce come il corpo fisico dell’uomo è risultato dal cosmo,

e come egli, partendo da questo, può cominciare a operare coscientemente alla spiritualizzazione del suo corpo fisico.128

▸ «Poiché ogni intuizione agisce direttamente dentro a forze tali,

da intervenire dal mondo soprasensibile fin dentro al mondo sensibile.»129

 

A questo grado anche la musica universale si trasforma per il discepolo spirituale in Parola universale,

nel mentre gli si manifestano, nelle loro azioni cosmiche durante la mezzanotte universale,

tutte nove le gerarchie nella sfera del Devachan superiore.

 

5. La conoscenza della relazione del microcosmo e del macrocosmo corrisponde al ritmo.

Questo grado iniziatico è divenuto raggiungibile oggi dal discepolo spirituale,

grazie al sacrificio astrale cosmico-terreno del Cristo,

e si esprime nel riconoscimento del rapporto cosmico tra Sole e Terra,

e della sua trasformazione attraverso il Mistero del Golgota.

 

Su questo grado ci vien indicato nel suddetto ritmo

che qui si svolgono gli esercizi che esprimono l’essenza propria della via iniziatica che il discepolo percorre,

e che vi vien letta per intero la IVª parte della meditazione,

dove si parla del percorso macrocosmico del Cristo dal Sole alla Terra, prototipo cosmico di ogni vera iniziazione terrena.

 

6. L’unificazione con il macrocosmo corrisponde al VI° ritmo.

Questo grado è possibile al discepolo spirituale solo grazie al sacrificio eterico del Cristo.

 

Rudolf Steiner disse, quando descriveva questo grado, che il discepolo comincia

▸ «a sentirsi concrescere con l’intera costruzione dell’universo,

nonostante egli si senta nel pieno della sua indipendenza.

Tale sentimento è un’apertura all’universo tutto, è un unificarsi ad esso, ma senza perdere la propria identità.»130

 

Rudolf Steiner afferma inoltre, con particolare riferimento a questo fatto:

▸ «È importante constatare che non si abbia da pensare a questo unificarsi,

come se con esso la coscienza particolare venisse a cessare, e l’entità umana si effondesse nel tutto.»131

 

Nel ritmo della VI giornata la descrizione dell’unione del «Sole-Cristo» con l’elemento terrestre

allude in modo particolarmente chiaro a questo grado,

poiché questo è la vera immagine primordiale dell’unificarsi di macrocosmo e microcosmo.

 

7. La beatitudine in Dio.133

Questo grado che corrisponde al VII° ritmo

porta all’esperienza cosciente dell’uomo nel corpo fisico trasformato

che è adesso la pura espressione delle forze del Padre, del Figlio e dello Spirito.

 

Come lo ha già dimostrato l’esatta considerazione di questo ritmo,

la «Rosacroce» cosmica che il discepolo sperimentò nel IV° ritmo durante la «mezzanotte cosmica»,

deve, a questo grado di iniziazione, venir realizzata fino ad un certo stadio,

poiché porta ad espressione la mèta dell’evoluzione del mondo.

 

La realizzazione delle forze del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, operanti nel cosmo in forma di croce,

conduce ai sette gradi della nuova via di iniziazione.

 

Così ci sta di fronte il Convegno di Natale come vera via iniziatica cristiano-rosicruciana del tempo presente,

che ha per scopo la nascita dell’uomo nuovo, compenetrato dal Cristo,

e nello stesso tempo il rinnovamento dell’antica essenza dei misteri «derivato dai segni del presente».134

 

Se ora contrapponiamo il contenuto di questo capitolo a quanto, nella prima parte di questo libro, è stato esposto sul Mistero del corso della vita di Rudolf Steiner, non è difficile riconoscere il nesso tra i sette ritmi iniziatici e le fasi più importanti della vita di questo grand’uomo, che come vera immagine primordiale della nuova via di iniziazione del nostro tempo, deve concordare pienamente con quanto è stato celebrato nel Convegno di Natale, quale funzione sociale occulta.

 

Si può così vedere un nesso

tra il I ritmo del Convegno di Natale e il III settennio della vita di Rudolf Steiner,

che inizia per lui con il fatto che impara a conoscere Kant,

la cui filosofia gli pone il problema fondamentale del pensiero e della conoscenza.

 

Più tardi a metà di questo stesso settennio,

si prospetta a Rudolf Steiner, attraverso l’incontro con la filosofia di Fichte,

il problema più importante di tutta l’evoluzione occidentale, il problema dell’io.

 

E alla fine dello stesso settennio ha luogo l’incontro di Rudolf Steiner con il suo Maestro;

da questo momento il suo sviluppo spirituale assume un carattere rigorosamente regolato,

diventa in senso proprio una via di iniziazione.

Quello che prima si era svolto in una maniera quasi naturale, si mutò, da questo tempo in poi,

nel cammino consapevolmente percorso della nuova iniziazione cristiano-rosicruciana.

 

Più innanzi si può vedere un nesso

tra il I° settennio solare della vita di Rudolf Steinere il II° ritmo del Convegno di Natale,

nel quale settennio si sviluppa l’anima senziente,

che è un corpo astrale parzialmente trasformato, che si situa tra questo e il principio del sè spirituale.

Questo tempo è, nella vita di ogni uomo, specialmente adatto ad immergersi nel mondo dell’immaginazione.

 

Ecco perchè Rudolf Steiner si occupa per tutto questo tempo, nella maniera più intensa, delle opere scientifiche e letterarie di Goethe, delle quali alcune, come per es. la teoria della pianta primordiale, ma anche le immagini della «Fiaba» e del «Faust» introducono direttamente nel mondo immaginativo.

 

Rudolf Steiner termina la descrizione di tale epoca della sua vita con le seguenti parole:

▸ «A ventisette anni ero pieno di ‘questioni’ e di ‘enigmi’ in rapporto alla vita esteriore dell’umanità, mentre avevo collocato nel mio intimo, l’essenza dell’anima e la sua relazione con il mondo spirituale, in una sua concezione conchiusa, in forme sempre più determinate…»135

 

Ebbene, da altre descrizioni di Rudolf Steiner è noto che una tale concezione del rapporto dell’anima con il mondo spirituale può essere ottenuta mediante la coscienza immaginativa, mentre per la soluzione di «questioni» e di «enigmi» in rapporto alla vita esteriore dell’umanità è già necessaria una coscienza superiore, quella ispirativa, che dà al chiaroveggente anche la possibilità di guardare dietro le quinte del divenire storico dell’umanità.

 

Con il III° ritmo del Convegno di Natale si connette il II° settennio solare (28-35 anni) di Rudolf Steiner,

nel quale l’uomo percorre lo sviluppo dell’anima razionale o affettiva,

che è un corpo eterico parzialmente trasformato,

che si trova quindi in mezzo tra questo e il principio superiore dello spirito vitale.

 

In questo tempo Rudolf Steiner si immerge sempre più profondamente nel mondo ispirativo, nel quale la sua conoscenza del mondo immaginativo si fa ancor più chiara e comprensiva. Con questo dalla sua attività connessa alla concezione goethiana del mondo procedette alla formulazione di idee proprie e alla costruzione della sua nuova teoria della conoscenza, che conduce l’uomo a pure esperienze spirituali. Ciò avvenne nei libri «Verità e scienza» e «La filosofia della libertà».136

D’altra parte i fondamenti dello sviluppo dell’umanità nell’ultimo terzo del XIX secolo poggiano proprio nella sperimentazione di quest’epoca da parte dell’immediata esperienza soprasensibile di Rudolf Steiner. Si manifesta a lui la sfera spirituale più vicina al confine con il mondo terreno, ed egli vi contempla l’arcangelo Michele, in essa attivo a partire dagli anni settanta.

 

Alla descrizione che Rudolf Steiner ha dato delle sue esperienze di quel tempo in connessione con la sfera di Michele (vedi la citazione a pag. 46, nel II° capitolo) possiamo provare il sentimento di quanto la sua coscienza veggente immaginativa fosse assolutamente penetrata da ispirazioni.

 

Rudolf Steiner spiega più volte nei suoi libri e nelle sue conferenze che

l’immaginazione dà solo l’immagine esteriore degli esseri del mondo spirituale,

mentre nell’ispirazione tali esseri appaiono al chiaroveggente nella loro attività.137

 

Ancora più chiaro è il nesso

tra il III° settennio solare della vita di Rudolf Steiner, e il IV° ritmo del Convegno di Natale.

In tale epoca della vita si sviluppa l’anima cosciente,

la quale si genera da una parziale trasformazione del corpo fisico,

e allude in ima certa misura al futuro uomo spirituale del lontano avvenire.

 

Perciò proprio in questa epoca Rudolf Steiner

comincia ad acclimatarsi in maniera assai intensa nel mondo dell’intuizione.

Ciò gli si manifesta, secondo le sue stesse parole, nel fatto che, soltanto a partire da questo tempo,

gli è possibile sperimentare lo spirituale nel mondo materiale che lo circonda immediatamente,

cioè comincia a svelarsi a lui in quel tempo l’essenza propria segreta del mondo sensibile.

 

Rudolf Steiner ne parla esaurientemente nel XXII capitolo della sua autobiografia.

Da numerose altre esposizioni di Rudolf Steiner sappiamo che il chiaroveggente può afferrare l’essenza spirituale del mondo sensibile soltanto nell’intuizione, che in maniera segreta agisce anche nella volontà umana.

Adesso Rudolf Steiner ascende a questa sfera nel proprio sviluppo interiore; egli lo presenta in modo molto chiaro con le seguenti parole, che si riferiscono all’inizio del suo 36° anno: ▸ «Sentii che l’elemento ideale della vita trascorsa retrocedeva in una certa direzione, e che l’elemento volitivo prendeva il suo posto… La volizione aumentava nella misura in cui diminuiva l’ideale.»138

 

Questo penetrare a poco a poco nella sfera dell’intuizione

lo condusse infine all’esperienza diretta dell’Entità-Cristo.

Vi accenna alla fine del XXVI capitolo della sua autobiografia,

e ciò corrisponde al compimento dei suoi anni di apprendistato.139

 

Così i tre periodi solari della vita di Rudolf Steiner

sono come un elevarsi ininterrotto dalla sperimentazione della saggezza rosicruciana,

attraverso la sfera dell’arcangelo Michele, fino all’incontro con il Cristo.

 

Ed ecco davanti a noi i tre grandi Maestri di Rudolf Steiner:

Christian Rosenkreuz, il maestro guida dell’esoterismo occidentale,

l’arcangelo Michele, lo spirito conduttore della nostra epoca,

e infine il Cristo stesso, la guida di tutta l’evoluzione della Terra, incarnazione della Parola universale, del Logos,

che comprende e vivifica l’intero nostro cosmo.

 

Per quanto concerne gli altri tre ritmi del Convegno di Natale, che portano a espressione la natura macrocosmica dei tre sacrifici soprasensibili e terreni del Cristo Gesù, il loro rapporto con i successivi settenni di Rudolf Steiner e con i tre atti sacrificali che egli compì nel 1907, nel 1913 e infine al Natale 1923/24, risulta da sè dalle nostre precedenti esposizioni, e non abbisogna di spiegazioni aggiuntive.

Così possiamo dire che il corso della vita del sommo iniziato del nostro tempo ci si offre come prototipo della nuova via di iniziazione, che sta in completa armonia con l’essenza esoterica del Convegno di Natale.

 

Nel terminare la descrizione del Convegno di Natale come mistero «fondamentale» del nostro tempo,

possiamo tirare le somme delle nostre comunicazioni con le seguenti parole:

il Convegno di Natale, celebrato nello spirito del culto rovesciato, ci si prospetta come pura azione misteriosofica.

 

Esso appartiene, nella sua realtà sensibile e soprasensibile, alla sfera dell’imperituro,

ed è così per noi, nel più profondo significato della parola, un «fatto mistico», che è avvenuto entro l’umanità,

e trovarne l’accesso e la comprensione

è oggi il compito principale di ogni antroposofo

che voglia veramente operare nel senso delle intenzioni di Rudolf Steiner e delle potenze spirituali che lo assistettero,

secondo le volontà delle quali il Convegno di Natale è giunto nel nostro mondo.

 

E chi esprime oggi l’opinione che il Convegno di Natale «non sia riuscito»,

non si accorge di tentare di comprendere un evento profondamente esoterico

con concetti assolutamente banali ed exoterici;

infatti, se c’è nel mondo un fatto occulto, non ci si può accostare ad esso

unicamente con capacità terrene di rappresentazione.

 

Dobbiamo quindi convincerci che il Convegno di Natale, che è stato voluto dal mondo spirituale stesso,

non può esser sbrigato dalle opinioni di questo o quell’individuo.

In un solo senso si può parlare di un «insuccesso» del Convegno di Natale,

ed è del suo insuccesso nelle anime di singole persone che non poterono trovare ad esso alcun accesso.

 

Ma se abbiamo effettivamente la sensazione che gli impulsi del Convegno di Natale non siano stati realizzati nel nostro mondo in misura soddisfacente, ciò dovrebbe rinforzare la nostra risoluzione a lavorare più intensamente in questa direzione.

 

Chi oggi, a cuore aperto e seria volontà di sacrificio, accoglie in sè quegli impulsi e li immerge nella sua anima a guisa di pietra fondamentale, colui potrà avere l’esperienza che il Convegno di Natale vive, che è qui! É tra di noi, e continua a operare… Una dimostrazione essenziale della sua esistenza nel mondo è la constatazione che la Società Antroposofica ha durato per tutti questi anni. Infatti colui che, su basi scientifico-spirituali, si professa consapevole dell’operare delle forze che lavorano in favore di una giusta evoluzione nel mondo attuale, sa che una istituzione come la Società Antroposofica non può resistere alla lunga senza l’assistenza del mondo spirituale. Ma tale assistenza, così come la presenza di reali potenze spirituali nella Società Antroposofica è il principale risultato del Convegno di Natale, mediante il quale la Società stessa, come organismo vivente unitario, è legata direttamente alle sorgenti primordiali della nuova vita spirituale, quelle sorgenti dalle quali, come conseguenza immediata del Convegno di Natale, potè risultare la Libera Università per la scienza dello spirito, con il suo culmine nella Prima Classe, il cui contenuto è identico agli impulsi del Convegno di Natale, poiché quella non è scindibile in senso esoterico da questi.

 

Perciò non dovremmo mai dimenticare che, a partire dal Convegno di Natale, ogni antroposofo che abbia assunto sinceramente nella sua anima il suo impulso, che è l’impulso antroposofico centrale, e lo porti nei diversi settori speciali dell’attività umana: nella pedagogia, nella medicina, nella scienza, nell’arte, nel movimento sociale, opera digià esotericamente nel mondo, e si inserisce così in maniera diretta nella corrente dei nuovi misteri del tempo attuale, poiché essi sono già sulla Terra.

In questo senso la giusta comprensione del Convegno di Natale ci insegna – e a tanto vorrebbe contribuire anche questo libro – a superare finalmente le abitudini di pensiero materialistiche che abbiamo accettate dal carattere svisante della civiltà moderna.

 

Il Convegno di Natale ci raccomanda una pura percezione e sperimentazione spirituale occulta del mondo che ci circonda, poiché esso non è qualcosa che è avvenuto solo una volta sul piano fisico, bensì è un impulso vivente di iniziazione, i cui frutti possiamo portare in tutti gli ambiti di attività umana e di vita umana, come germi della futura cultura micheliana.

Il Convegno di Natale, come inestinguibile stella natalizia, stella della nuova iniziazione, ci sta davanti nello stesso splendore in cui stava più di mezzo secolo fa. La sua voce parla oggi come allora a chi voglia porre nel suo cuore la pietra fondamentale dei nuovi misteri: Mostratevi degni della fiducia degli dèi, seguite questa stella natalizia. Questa stella vi guiderà al tempio solare dei nuovi misteri del Cristo-Michele.

 

Perciò possono stare alla fine di questo capitolo le parole di Rudolf Steiner140 ch’egli ha dirette ai cuori e alle anime di tutti i veri antroposofi, nel passato, nel presente e nel futuro: «Così, miei cari amici, portate fuori con voi i vostri caldi cuori, nei quali avete qui posta la pietra fondamentale della Società Antroposofica, portate fuori questi caldi cuori per una energica azione di guarigione nel mondo. E vi sarà d’aiuto, che illumini le vostre menti quello che ora volete tutti poter condurre a piena mèta. Questo vogliamo oggi proporci con piena forza. Vedremo però che, se ce ne dimostreremo degni, una buona stella proteggerà quanto, partendo da qui si vorrà fare. Seguite, amici cari, questa buona stella. Vogliamo vedere dove gli dèi ci condurranno con la luce di questa stella.»

 

«Luce divina

Sole del Cristo,

riscalda

i nostri cuori,

illumina

le nostre menti!»

 

 


 

Note:

115       – Considerando l’intero percorso ventunenne del divenire nel mondo dell’antroposofia, dalla fondazione nel 1902 della Sezione tedesca della Società Teosofica, fino al Convegno di Natale nel 1923, se lo articoliamo in sette gradi, otteniamo sette periodi triennali che, in certo senso, corrispondono alle sette tappe dello sviluppo dell’antroposofia fino al Convegno di Natale. Se ci riferiamo all’anno centrale di questi trienni e all’evento che in esso accade, otteniamo il seguente schema:

1904Inizio del lavoro esoterico propriamente detto nella Sezione tedesca della Società Teosofica, indirizzato alla futura fondazione del nuovo mistero dell’Io nell’umanità occidentale.

1907 ▸ Congresso di Monaco. Inizio della compenetrazione del corpo astrale di Rudolf Steiner da parte del Bodisatva conduttore del nostro tempo.

1910Inizio dell’annuncio da parte di Rudolf Steiner del Cristo eterico. Primo mistero drammatica «La porta dell’iniziazione».

1913Posa della pietra fondamentale del primo Goetheanum; conferenza sul Quinto Vangelo.

1916Inizio degli argomenti sociali nell’attività conferenziera di Rudolf Steiner, che si può ravvisare nel tema «Cristo e il XX secolo».

1919Inizio dello sviluppo dei movimenti figli dell’antroposofia e soprattutto di quello della triarticolazione,come unico mezzo di salvare l’Europa dalla catastrofe incombente.

1922 ▸ Congressi di Stoccarda, Vienna, Dornach, Berlino. Fondazione della Comunità dei cristiani, morte del primo Goetheanum e sua risurrezione come spirito, che irraggiò poi il Convegno di Natale 1923/24.

116       – O.O. 260.

117       – In fondo si dovrebbe parlare di dieci sedute, se si volesse aggiungere alle nove suddescritte il giorno di apertura del Convegno di Natale il 24/12/1923.

Ma siccome la parte propriamente misteriosofica del Convegno di Natale cominciò il 25/12 con la «posa della pietra fondamentale della Società Antroposofica Universale da parte di Rudolf Steiner» e poi ebbe seguito con i ritmi della meditazione antroposofica, abbiamo posto a base della nostra esposizione proprio queste nove sedute, perchè sono quelle in cui risuonano le parole della meditazione della pietra fondamentale.

Descrizione delle nove sedute del Convegno di Natale 1923/24:

• 25/12/1923 – Recitazione della meditazione della pietra fondamentale, senza ritmi propriamente detti.

• 26/12/1923 – I ritmo  •  27/12/1923 – II ritmo  • 28/12/1923 – III ritmo

• 29/12/1923 – IV ritmo • 30/12/1923  – V ritmo    • 31/12/1923  – VI ritmo

• 1/1/1924     – VII ritmo (al mattino)    • 1/1/1924 – Recitazione di tutta la meditazione (alla sera)

Dunque, in totale, nove sedute.

118       – O.O. 231, EAM 1975,17/11/1923 (sera), pag.115 e (pomeriggio) pagg. 102 103.

119       – O.O. 99, 4/6/1907 EAM 1959 pag.118.

120      – O.O. 223/29 15/10/1923 – Le parole suddette sono anche una risposta alla domanda:

perchè nel Convegno di Natale venne ripetuta la meditazione della pietra fondamentale

per tutto il tempo, ogni giorno, secondo un determinato ritmo?

La risposta è la seguente: si è creata così la possibilità

che Michele stesso potesse interessarsi direttamente al Convegno di Natale.

Perchè «il mondo di Michele è quello che si manifesta nel ritmo» (O.O. 26, EAM 1969 pag.138). –

Questa indicazione di Rudolf Steiner può gettare una nuova luce sulle sue parole del 18/1/1924 sul Convegno di Natale (O.O. 37/260a): ▸ «…se ripensate al Convegno di Natale dovete dire a voi stessi: là è successo qualcosa che veniva dal mondo spirituale stesso.» e

▸ «…con il nostro Convegno di Natale non si è davvero indirizzati a qualcosa che avvenga entro l’ambito della Terra.»

121       – Se agli ultimi tre ritmi, sviluppati nei giorni del Sole, della Luna e di Marte (domenica, lunedì e martedì)

aggiungiamo ciò che Rudolf Steiner addusse nella conferenza del 27/8/1924 a Londra (O.O. 240, RA 1948/258) quando descrisse esaurientemente come il Cristo,

• sulla via della sua discesa in Terra, abbandonasse sul Sole il suo uomo spirituale,

• nella zona circostante la Terra, cioè nella sfera lunare, il suo spirito vitale,

• e finalmente entrasse con il suo sè spirituale negli involucri di Gesù di Nazaret al momento del battesimo nel Giordano,

possiamo allora congiungere con questi tre ultimi ritmi del Convegno di Natale,

la rappresentazione dell’uomo spirituale, dello spirito vitale e del sè spirituale, la trinità superiore dell’uomo.

E possiamo fare pure un collegamento con quanto Zeylmans van Emmichoven dice, da un altro punto di vista, in rapporto a questi ritmi: • nell’insieme dei sette ritmi possiamo sperimentare il Convegno di Natale

come Padrenostro, sia macrocosmico che microcosmico. (Vedi in proposito, più esattamente nel III capitolo).

122      – Vedi nota 102 di questo capitolo, e anche il VII capitolo di questo libro.

123      – A queste correlazioni del Bodisatva con il corpo astrale e del Budda con il corpo eterico, nel processo di elaborazione del sè spirituale e rispettivamente dello spirito vitale, accennano anche le seguenti dichiarazioni di Rudolf Steiner:

▸ «Tutte le altre grandi entità guida (a eccezione del Cristo) si incorporarono in modo che la loro parte spirituale era unita al corpo astrale. Se cerchiamo di comprendere le entità dei Bodisatva, giungiamo a constatare che la loro parte spirituale agente in Terra, si elevava nei mondi spirituali ed era unita solo con il corpo astrale» (O.O. 118, 18/4/1910); e

▸ «Al termine della sua alta carriera, un Bodisatva diventa Budda e non ha più bisogno di interessarsi a un corpo fisico. Il grado di Budda conclude il ciclo delle sue incorporazioni, ed egli trascende a una evoluzione superiore. La sua parte costitutiva inferiore non è più un corpo fisico, bensì un corpo eterico, d’ora in poi percepibile solo dall’occhio chiaroveggente.» (13/4/1910. O.O. 118)

124      – Sui Dhyani Budda Rudolf Steiner parla in O.O.110-16/4/1909. Agli esseri che hanno raggiunto questo grado, appartiene per es. il Manu di ogni nuova «razza fondamentale». Un ultimo di questi era la somma guida dell’Oracolo del Sole in Atlantide.

125      – II carattere proprio di questi esseri di evoluzione già cosmica, si esprime nel fatto che essi hanno già un rapporto diretto con il Cristo, su piani completamente diversi di esistenza. (Vedi 12/6/1912 O.O. 137)

126      – Non deve stupirci che tante entità differenti, che stanno su gradi di sviluppo completamente diversi,

possano lavorare ad un solo e unico principio del loro essere.

Così il discepolo spirituale, già a partire dal secondo grado della via di iniziazione cristiano-rosicruciana

(la conoscenza immaginativa), comincia a sviluppare coscientemente, per es. il principio del sè spirituale,

per procedere poi allo sviluppo essenziale di questa parte costitutiva,

sul quinto gradino (conoscenza del rapporto tra microcosmo e macrocosmo).

Il Bodisatva elabora il suo sè spirituale su un gradino ancora superiore,

tuttavia la completa realizzazione di questo principio la consegue soltanto un essere della gerarchia degli angeli.

La possibilità di tanti gradi di sviluppo di questo principio dipende dal fatto

che per la sua completa realizzazione è necessario un intero eòne cosmico, l’eòne di Giove.

(Tutto quanto è stato detto sopra mantiene la sua validità anche per entrambi gli altri

principi superiori quello dello spirito vitale e quello dell’uomo spirituale).

127      – La differenza che c’è, nella via cristiano-rosicruciana,

• tra i primi quattro gradini, dal carattere più conoscitivo,

• e i tre gradini successivi, che sono già congiunti con la trasformazione propriamente detta degli involucri,

la troviamo anche nelle sette tappe fondamentali del viaggio dell’anima tra due incarnazioni.

Così

• i quattro primi gradini sono collegati piuttosto con l’esperimento dei risultati spirituali dell’ultima vita terrena,

• e i tre ultimi con la formazione essenziale dei nuovi involucri (corpo astrale, corpo eterico, corpo fisico) per la nuova incarnazione, in base all’esperienza radunata nel mondo spirituale nelle quattro prime tappe.

128      – In proposito vedi più precisamente nel VI capitolo di questo libro.

129      – Vedi nota 43 del II capitolo di questo libro.

130      – O.0.13, Laterza 1932 pag.259.

131       – In rapporto a queste parole di Rudolf Steiner si deve specialmente sottolineare che

• solo la sua congiunzione con l’impulso-Cristo può aiutare il discepolo a conservare su questo gradino la «coscienza particolare».

132      – Con riferimento alla differenza fondamentale tra la via occidentale e quella orientale di iniziazione, basta ricordare le numerose descrizioni di questa condizione (dell’unificarsi di microcosmo e macrocosmo) da parte di autori orientali antichi e contemporanei, i quali presuppongono, come condizione ineluttabile per l’unione dell’uomo con il macrocosmo, l’assoluto dissolvimento dell’io umano e della «coscienza particolare» come portatrice del suo essere individuale (vedi le estasi di Ramakrishna e simili).

133      – Ecco perchè anche oggi ogni antroposofo che si familiarizza interiormente con questi ritmi fondamentali del Convegno di natale, può fare risorgere in sè il Convegno di Natale, quale reale via di iniziazione per il tempo presente, come in questo tempo è voluta da Michele stesso.

E come un tempo Olaf Asteson sperimentò nei giorni natalizi l’entrata nel mondo spirituale in uno stato di coscienza sognante, e come molti iniziati passarono, nei giorni di Natale, per simili esperienze, iniziati che, secondo la testimonianza di Rudolf Steiner, appartenevano alla medesima corrente misterica, così anche noi possiamo, ma ora in coscienza pienamente desta, a ogni Natale intraprendere sempre di nuovo quella via di iniziazione che ci venne data nei sette ritmi, finché essa diventi in noi pienamente vivente e ci apra le porte reali del tempio dei nuovi misteri.

In questo senso il Convegno di Natale può venir realizzato ad ogni Natale nell’anima di ogni antroposofo, solo che in lui viva la volontà di compiere un reale servizio sacrificale e uno sviluppo interiore.

135      – O.O. 28, Vili capitolo EAM 1961 pag. 113.

136      – II carattere ispirativo della «Filosofia della libertà» si esprime anche nel suo collegamento con il corpo eterico, con le forze trasformate del quale  essa venne scritta.

Rudolf Steiner accennò a questo fatto specialmente in una conferenza ai lavoratori del 28/7/1923 (O.O. 350) con le seguenti parole: ▸ «Egli (il lettore) per poter avere pensieri come quelli che sono in questo libro, deve, fin dall’inizio, pagina per pagina, abituarsi a ritornare al suo corpo eterico.»

Con queste parole Rudolf Steiner stesso mostra che • i pensieri da lui presentati nella «Filosofia della libertà»

derivano da uno sperimentare cosciente di se stesso nel corpo eterico,

ciò che è possibile solo quando si è raggiunto il gradino dell’ispirazione.

Assai prima, nella conferenza del 9/2/1905, Rudolf Steiner indicò già nella «Filosofia della libertà» la via spirituale che conduce il discepolo dal suo io terreno al suo Io superiore, ossia alla coscienza del manas, e attraverso questo alla coscienza ancora superiore del Budhi – in altri termini: dalla comune conoscenza obiettiva, attraverso alla conoscenza immaginativa a quella ispirativa:

▸  «Quello che ho esposto adesso, lo trovate là (nella «Filosofia della libertà») espresso in concetti della filosofia occidentale. Là trovate lo sviluppo dell’elemento animico dalla vita del kama alla vita del manas!

Ho chiamato là: • ‘io’ l’ahamkara• il manas ‘pensiero superiore’, pensiero puro, • e il Budhi, per non arrivare ancora all’origine, ‘fantasia morale’. Questi sono solo altre espressioni per una stessa e sola cosa.» (O.O.53) I

Infine nel XXII capitolo della sua autobiografia, «La mia vita», nel guardare a ritroso alla sua evoluzione interiore nel corso del suo periodo di Weimar (secondo settennio solare), Rudolf Steiner parla dei tre gradini di conoscenza da lui raggiunti, che seguono chiaramente nella descrizione i gradi della conoscenza scientifica, immaginativa e ispirativa. In questo senso si può definire più esattamente anche la «Filosofia della libertà» come un libro che è stato scritto traendolo da «immaginazione ispirata», fin dove le immaginazioni del primo settennio solare furono arricchite dalle ispirazioni del secondo.

137      – Vedi per es. la «Scienza occulta» Laterza 1932, pagg. 229 e seg., e anche la nota 56 di questo capitolo.

138      – «La mia vita», XXII capitolo EAM 1961 pag. 250.

139      – Si deve qui particolarmente rilevare che il rapporto tra il percorrere le sfere dell’immaginazione, ispirazione e intuizione, e i tre settenni solari della vita di Rudolf Steiner non è da intendersi in senso assoluto, in quanto egli ebbe sicuramente già nel primo settennio solare e anche precedentemente, determinate ispirazioni e perfino intuizioni. Qui il discorso verte su tendenze cosmiche di determinati periodi di ogni vita umana, fin dove questi favoriscono, sulla via dell’iniziazione, specialmente lo sviluppo di conoscenze di un tipo determinato.

Della possibilità di percorrere i diversi gradi dell’iniziazione, non rigorosamente secondo il loro turno, Rudolf Steiner parla nel penultimo capitolo della «Scienza occulta» (Laterza 1932, pag.261), laddove dice:

▸ «Non è necessario che questi gradini si susseguano ordinatamente… Può succedere benissimo, per es. che il discepolo sia riuscito a ottenere in modo sicuro soltanto alcune immaginazioni e già pratichi gli esercizi che attirano nel campo della sua esperienza l’ispirazione, l’intuizione, o la conoscenza del rapporto fra microcosmo e macrocosmo.»

140      – O.O. 260, pag. 269.

 

 

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