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25 – L’UOMO NELLA SUA ENTITÀ MACROCOSMICA – MASSIME 168-170

L’uomo nella sua entità macrocosmica – Massime 168-170

Commento di Lucio Russo


 

Stasera affronteremo una nuova lettera, intitolata:

L’uomo nella sua entità macrocosmica” (8 marzo 1925).

 

Cominciamo subito a leggere.

 

 

Il cosmo si manifesta all’uomo dal lato della terra e dal lato del mondo extraterrestre, stellare.

L’uomo si sente affine con la terra e con le sue forze. La vita lo istruisce con grande evidenza su tale sua affinità.

Non così, nell’èra presente, egli si sente affine al mondo delle stelle che lo circonda.

Ma ciò dura solo fino a tanto che l’uomo non è cosciente del suo corpo eterico.

Afferrare il corpo eterico in immaginazioni significa sviluppare un sentimento di appartenenza col mondo stellare,

come lo si ha con la terra per mezzo della coscienza del corpo fisico” (p. 196).

 

 

Per quale ragione ci sentiamo affini alla Terra e non al mondo delle stelle? Per la semplice ragione che la nostra coscienza rappresentativa poggia sul corpo fisico, e non sul corpo eterico (come quella immaginativa).

• “Solo ora comprendo – dice Faust – la parola del saggio: “Il mondo degli spiriti non ci è chiuso: chiusi sono i tuoi sensi, morto il tuo cuore””, e lo “Spirito della Terra” lo ammonisce: “Tu somigli allo spirito che comprendi, non a me!” (1).

• Sentendoci affini alla Terra fisica, ma non a quella eterica, astrale e spirituale,

ci sentiamo affini soltanto al suo cadavere.

 

Sapete invece che cosa mi disse un giorno Marcello Carosi? Mi disse che i fiori sono dei nasi che odorano il mondo extraterrestre restituendocene i profumi e le qualità, e che il profumo della lavanda è il profumo del Sole.

Dice Steiner: • “Afferrare il corpo eterico in immaginazioni significa sviluppare un sentimento di appartenenza col mondo stellare”.

E’infatti il corpo eterico a veicolare (dinamicamente) le qualità del corpo astrale.

 

 

Le forze che inseriscono nel mondo il corpo eterico provengono dalla periferia dell’universo,

come le forze del corpo fisico irraggiano dal centro della terra.

Ma con le forze eteriche affluenti sulla terra dalla periferia del cosmo

affluiscono anche quegli impulsi cosmici che operano nel corpo astrale dell’uomo.

L’etere è simile ad un mare nel quale le forze astrali, nuotando da ogni lato dagli spazi cosmici, si avvicinano alla terra

(p. 196).

 

 

Lo abbiamo appena detto: il corpo eterico fa da trait d’union

• tra le forze terrestri (che “irraggiano dal centro della terra”)

• e le qualità o gli “impulsi cosmici che operano nel corpo astrale dell’uomo”.

 

 

Nell’attuale epoca cosmica soltanto il regno minerale e quello vegetale possono entrare

in un rapporto immediato con l’astrale che affluisce verso la terra sulle onde dell’etere.

Non lo possono né il regno animale, né il regno umano” (p. 196).

 

 

Perché “soltanto il regno minerale e quello vegetale possono entrare in un rapporto immediato con l’astrale che affluisce verso la terra sulle onde dell’etere”? Perché tanto l’uno che l’altro non hanno, sulla Terra, un corpo astrale.

Sappiamo, infatti, che i minerali hanno il corpo fisico sulla Terra, e il corpo eterico, il corpo astrale e l’Io nel mondo spirituale, e che i vegetali hanno il corpo fisico e il corpo eterico sulla Terra, e il corpo astrale e l’Io nel mondo spirituale.

Gli animali e gli uomini sono diversi, giacché, sulla Terra, i primi hanno anche il corpo astrale, e i secondi, oltre al corpo astrale, l’Io.

 

 

La veggenza spirituale mostra che nel regno animale, durante il periodo embrionale,

non vive l’astrale che fluisce presentemente sulla terra, ma quello che vi fluì nell’antica epoca lunare.

Nel regno vegetale si vede come vengano plasmate le molteplici mirabili forme,

mentre l’astrale si stacca dall’etere ed allarga la sua azione su tutto il mondo delle piante” (pp. 196-197).

 

 

• Non basta sapere che gli animali, sulla Terra, hanno un corpo astrale,

• ma occorre pure sapere che l’astralità di cui sono portatori è quella dell’antica Luna.

Ricordate ? “Regno animale: cause soprafisiche passate determinano effetti attuali” (massima 43).

Questo spiega la stabilità o l’invarianza del comportamento animale: una stabilità e un’invarianza “tragiche”,

poiché comportano l’assoluta impossibilità di emanciparsi dalla legge della specie.

 

Ascoltate quanto dice qui Steiner:

• “L’animale non percepisce il dolore e la sofferenza come l’uomo. L’animale a sangue caldo, per esempio, soffre con maggiore intensità, poiché non ha il sapere, pensare e volere dell’uomo, che rappresentano un forte antidoto per mantenere i dolori in un equilibrio sopportabile. Perciò le sue sofferenze sono molto maggiori; inoltre il dolore è da lui percepito non solo nel punto dove gli viene procurato, ma in tutto il corpo. L’incomprensione per questi dolori e le loro cause gli procurano poi una grande paura, che rende ancora più insopportabili tutte le percezioni (…) Deve essere sopportata la tragicità connessa col pensiero che il regno animale deve condividere le sofferenze di questa Terra con gli uomini senza aver peccato, senza essersi macchiato di alcuna colpa e senza poter diventare colpevole!” (2).

 

L’abbiamo detto: la specie è necessità, una necessità che ha origini molto lontane nel tempo.

Il problema non è però cronologico, ma qualitativo.

Lo spirito, infatti, operava sulla Luna mediante il corpo astrale, mentre sulla Terra opera mediante l’Io.

 

 

Nel regno animale si vede come dallo spirituale sia stato conservato l’astrale

che fu attivo anticamente – durante l’evoluzione lunare – e come, conservatosi tale,

esso agisca rimanendo attualmente nel mondo dello spirito e non manifestandosi nel mondo eterico.

L’attività di questo elemento astrale viene trasmessa anche attraverso le forze lunari

che permangono esse pure dallo stadio precedente della terra.

Nel regno animale abbiamo dunque il risultato di impulsi che nello stadio precedente della terra

si manifestavano esteriormente come natura, mentre nell’epoca cosmica attuale

si sono ritirati nel mondo dello spirito che compenetra attivamente la terra.

Ora, alla veggenza spirituale si palesa il fatto che nel mondo animale,

per il permearsi del corpo fisico e di quello eterico con il corpo astrale,

importano soltanto le forze astrali conservatesi da epoche anteriori nell’elemento terrestre presente” (p. 197).

 

 

L’antica Luna, permeando di astralità il corpo fisico e il corpo eterico degli animali, è ancora attiva sulla Terra.

Pensate agli etologi. In tanto possono studiare il comportamento animale in quanto questo è appunto stabile e regolare. I cani o i gatti, ad esempio, non migreranno mai come le rondini o i salmoni, i ragni non costruiranno mai degli alveari come le api, e le api non costruiranno mai delle tele come i ragni.

Tali comportamenti manifestano saggezza (“Dimmi: perché giacendo / A bell’agio, ozioso, / S’appaga ogni animale; / Me, s’io giaccio in riposo, il tedio assale?”) (3), ma una saggezza che appartiene alla specie, e non ai suoi singoli esemplari, e ch’è retaggio di una fase evolutiva in cui lo spirito si manifestava, come sull’antica-Luna, quale astralità.

Il comportamento animale è dunque segno di saggezza, ma anche segno di necessità, e non di libertà.

 

 

Ma una volta che l’animale possiede il suo corpo astrale, in quest’ultimo divengono attivi gli impulsi solari.

Le forze solari non possono dare all’animale nulla di astrale; dopo che l’astrale è però entrato nell’animale,

devono provvedere alla crescita, alla nutrizione, e così via” (p. 197).

 

 

Proprio perché “le forze solari non possono dare all’animale nulla di astrale”, ho definito poco fa “tragiche” la stabilità e l’invarianza del suo comportamento.

Anche noi, però, ove vivessimo soltanto sotto l’influenza di quello che gli astrologi chiamano il “tema natale”, saremmo come gli animali: con l’unica differenza che quella che, per loro, è la necessità della specie sarebbe, per noi, la necessità del karma.

Ricordiamo che

• il karma sta al corpo astrale, • come la memoria sta al corpo eterico • e la coscienza ordinaria al corpo fisico.

 

Per quale ragione possiamo invece andare al di là di questa necessità e sviluppare nuove qualità? Per quale ragione ci è ossia possibile, come ama dire James Hillman, “fare anima”? E’ presto detto: perché gli “impulsi solari” (dell’Io inabitato dal Logos) ci permettono di “creare”, al di là di quella conferitaci dal karma, altra e nuova astralità (altra e nuova anima che può mutare il nostro destino. Scrive Charles Dickens: “Le vie dell’uomo portano in sé la loro meta. Ma se l’uomo intraprende una strada diversa, anche la meta può mutare”).

 

Ascoltate, secondo Steiner, quel che può dirsi un uomo che abbia profondamente accolto in sé il Cristo:

“Ciò che gli dei mi hanno destinato fin da prima della tentazione luciferica, ma che dovette rimanere indietro nel tutto cosmico, penetra nell’anima col Cristo. L’anima ridiventa completa soltanto accogliendo in sé il Cristo. Soltanto ora io sono completamente anima” (4).

 

E ascoltate ciò che dice Unger:

• “Così come esiste una diretta luce cosmica dei corpi celesti splendenti per se stessi, per esempio quella proveniente dal sole e dalle stelle fisse, e come esiste anche una luce cosmica riflessa, che parte dalla luna e dai pianeti, altrettanto esiste un astrale operante in modo diretto e presente e un astrale riflesso nel tempo che appare come proiettato dal passato nel presente (…) L’animale viene raggiunto dall’astrale dell’antica Luna, perché vi è legato mediante il passato del suo corpo astrale. Questa è la regione di Jahve alla quale appartiene anche l’uomo col suo corpo astrale, in quanto quest’ultimo non è trasformato dall’io che vi si aggiunge. A questa parte del corpo astrale umano si aggiunge poi, per il tramite della terra spirituale, l’attuale attività solare astrale. Questa è la regione degli altri Elohim, legati fin dal passato all’io, ed è la regione del Cristo, in quanto Egli si è unito con la terra spirituale” (5).

 

 

La cosa è diversa per il regno umano.

Anche questo, a tutta prima, riceve il suo astrale dalle forze lunari conservate.

Ma le forze solari contengono impulsi astrali che restano inattivi per il regno animale,

e che tuttavia nell’astrale umano operano come avevano agito le forze lunari nel loro primo permeare l’uomo di astralità

(p. 197).

 

 

• Le “forze lunari conservate” sono quelle, per dirla con Boncinelli, dello “psicozoo” ch’è in ciascuno di noi.

• Le forze solari, invece, “contengono impulsi astrali” che sono attivi negli uomini, ma non negli animali.

Tali forze operano nell’astrale umano “come avevano agito le forze lunari nel loro primo permeare l’uomo di astralità”, giacché oggi, sulla Terra, agiscono creativamente le forze solari (dell’Io), così come ieri, sulla Luna, avevano agito creativamente le forze lunari (del corpo astrale).

 

Ascoltate: • “La vita animica umana si divide in due parti da tenere del tutto separate: in una sperimenta nell’anima come è per l’animale. Vive quel che ha ricevuto come appartenente alla specie uomo, quale essenza del passato che va incontro alla morte quando lo spirito si ritrae dagli organi, quando gli organi iniziano a lignificarsi, a disseccarsi. Quel che invece è confronto personale con lo spirito non appartiene agli organi, è qualcosa che accoglie nel suo corpo eterico indipendentemente dagli organi, è dunque qualcosa che non si riferisce al passato ereditato, ma che è un diretto seme per la vita successiva” (6).

 

 

Nel corpo astrale dell’animale si vede il mondo lunare;

in quello umano l’accordo armonico del mondo solare e del mondo lunare.

Su questo elemento solare nel corpo astrale umano poggia la possibilità che l’uomo accolga,

per la graduale formazione della sua autocoscienza, la spiritualità che si irradia nella sfera terrestre.

L’astrale fluisce dalla periferia dell’universo. Esso opera sia come astralità presente,

sia come astralità che è fluita in epoche primordiali e che fu conservata.

Ma tutto ciò che riguarda la formazione dell’io, quale portatore di autocoscienza, deve irraggiare da un centro stellare.

L’elemento astrale agisce dalla periferia; ciò che è dell’io agisce da un centro.

La terra, come stella, dà impulsi dal suo centro all’io umano.

Ogni stella irradia dal proprio centro forze dalle quali viene conformato l’io di ogni entità.

Così si presenta la polarità fra centro stellare e periferia cosmica” (pp. 197-198).

 

 

Magari vedessimo nel corpo astrale umano “l’accordo armonico del mondo solare e del mondo lunare”: ossia l’accordo armonico della libertà e della necessità.

Potremo vederlo solo quando ci decideremo, facendo appello all’Io, dapprima a contenere e in seguito a modificare l’ordinario strapotere del corpo lunare o delle brame.

 

Dice Steiner: • “L’astrale fluisce dalla periferia dell’universo. Esso opera sia come astralità presente, sia come astralità che è fluita in epoche primordiali e che fu conservata”.

 

Pensiamo al “cerchio zodiacale”.

Come si sa, è composto da dodici costellazioni, e quindi (insieme ai pianeti) da qualità (essenze o entità).

Il centro del cerchio rappresenta invece l’Io.

Dal momento che il centro è l’essenza della circonferenza e la circonferenza è l’esistenza del centro,

un Io che fosse davvero un Io (non un ego) potrebbe usufruire, disponendo di tutte le costellazioni, di tutte le qualità.

 

L’ego, invece, dispone solo di quella parte di costellazioni, e quindi di qualità, che gli ha assegnato il karma

(il che lo rende appunto simile agli animali. • “Le diverse specie animali – dice Steiner – hanno diverse capacità

che possiamo considerare come dovute a una eterogeneità del corpo astrale”) (7).

 

Come vedete,

• la libertà dell’Io consiste nella possibilità di muoversi liberamente tra le diverse costellazioni,

• mentre la necessità dell’ego consiste nella limitazione di questo movimento.

L’Io dice infatti: “Io sono”,

• mentre l’ego dice, che so: “Io sono un Sagittario”, “un Gemelli”, “un Capricorno”, e così via.

• Il primo si dis-identifica dunque dal corpo astrale,  • mentre il secondo si identifica con una delle sue parti.

 

Mi sembra di aver detto, una sera, che Arimane ha inventato questo proverbio: “Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quello che lascia ma non sa quello che trova”. Ma ne ha inventato anche un altro, non meno sinistro: “Chi nasce tondo non muore quadro; chi nasce quadro non muore tondo”.

Ciò vale per l’animale, ma non per l’uomo. Chi nasce gatto non può infatti morire cane, mentre chi nasce Saulo può morire, come ben sappiamo, Paolo.

• La “polarità fra centro stellare e periferia cosmica”    • è dunque la polarità fra l’Io e il mondo astrale.

 

Come non ricordare, allora (massima 28), l’invito rivoltoci da Steiner a capire “che un cerchio è un punto, che un punto è un cerchio”, immedesimandoci “alla sera nella coscienza: In me è Dio”, e “illuminando poi al mattino la giornata intera con la coscienza: Io sono in Dio”?

Anche in questo caso, notiamolo, non solo è vero (come sa l’intelletto) che un cerchio è un cerchio e che un punto è un punto, ma è anche vero (come sa l’immaginazione) che l’uno si trasforma nell’altro, e viceversa.

 

 

Da questa esposizione appare nello stesso tempo come il regno animale esista ancora oggi

quale risultato di forze evolutive anteriori dell’essere terrestre,

come esso consumi le forze astrali conservate, ma come debba sparire quando tali forze siano esaurite.

L’uomo acquista invece dall’elemento solare nuove forze astrali.

Esse gli rendono possibile proseguire la sua evoluzione nel futuro” (p. 198).

 

 

Nell’uomo, le “forze astrali conservate” sono quelle “ereditate” dalla psiche o dal carattere.

Spiega Steiner: • “In ciò che non è ereditabile, che rimane capace di sviluppo oltre l’ereditarietà, abbiamo qualcosa che non dipende dalla specie e dal genere, ma che fa parte dell’individualità”; e aggiunge: • “La vita dello spirito connessa con le proprietà non ereditabili è nell’uomo esperienza animica che supera l’animalità” (8).

Dice il Cristo-Gesù: • “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me” (Mt 10, 37).

 

 

Da tutto questo si vede che non possiamo capire l’uomo nella sua essenza, se non diventiamo

altrettanto coscienti del suo nesso col mondo stellare, quanto lo siamo del suo nesso con la terra.

E ciò che l’uomo riceve dalla terra per lo sviluppo della sua autocoscienza

deriva pure dal mondo spirituale operante nella sfera terrestre.

Che il sole dia all’uomo ciò che gli occorre per la sua astralità, è conseguenza di azioni svoltesi nell’antica epoca solare.

Allora la terra ricevette la facoltà di svolgere gli impulsi umani dell’io.

È la spiritualità appartenente a quell’epoca che la terra ha conservata dall’elemento solare

e che viene preservata dal morire per l’influsso presente del sole.

Un tempo la terra stessa fu sole. Allora si spiritualizzò. Nella presente èra cosmica, l’elemento solare opera dall’esterno.

Esso ringiovanisce continuamente l’invecchiante spiritualità che proviene da tempi primordiali.

In pari tempo questo elemento solare presentemente attivo

preserva quello primordiale dal cadere nel luciferico. Cade infatti preda di Lucifero

tutto ciò che continua ad operare senza venir accolto nelle forze del presente” (pp. 198-199).

 

 

Che cosa significa che l’elemento solare “ringiovanisce continuamente l’invecchiante spiritualità che proviene da tempi primordiali”? Significa che ogni volta che ci conquistiamo una nuova qualità, ri-nasciamo.

• “Perisci e divieni” è l’esortazione di Goethe. Il divenire è infatti un continuo perire del Senex e un continuo rinascere del Puer.

Dice Steiner che l’elemento solare “presentemente attivo” (quello cristico) preserva “quello primordiale” (l’elemento antico-solare) “dal cadere nel luciferico”: infatti, Christus verus Lucifer (ergo, ripeto, Lucifer falsus Christus, così come, ad esempio, ne Il lago dei cigni di Tchaikovsky, il cigno nero, Odile, è il falso cigno bianco, Odette).

 

 

Si può dire che in quest’epoca cosmica il sentimento dell’uomo di appartenere al cosmo extraterrestre

si è talmente attutito, che egli non lo avverte nella propria coscienza.

E non solo si è attutito, ma resta coperto dal sentimento che l’uomo ha di appartenere alla terra.

Siccome l’uomo deve trovare la sua autocoscienza nell’elemento terrestre,

durante gli inizi dell’epoca dell’anima cosciente egli si congiunge talmente con l’elemento terrestre,

che esso agisce su di lui in modo molto più forte di quanto non sia conciliabile col giusto svolgimento della sua vita animica.

L’uomo rimane per così dire stordito dalle impressioni del mondo dei sensi.

In mezzo a questo stordimento egli non può spiegare (dispiegare) un pensare libero, vivente in sé medesimo” (p.199).

 

 

Nell’elemento terrestre sviluppiamo la coscienza rappresentativa dell’Io quale ego.

Ma qual è il problema?

E’ che questa rappresentazione, in quanto non-essere, non ci evita di rimanere storditi dalle impressioni dei sensi:

ossia da impressioni che sono frutto del nostro incontro con l’essere delle cose o del mondo.

Lo stordimento è dunque conseguenza dell’incontro dell’essere col non-essere.

 

Ove pertanto riuscissimo, grazie alla scienza dello spirito, a restituire al pensiero il suo essere,

la percezione del mondo dei sensi diverrebbe per noi l’esperienza

della comunione del nostro essere autocosciente (del nostro spirito) con l’essere incosciente della natura

(“La vita nella realtà, riempita con il contenuto del pensiero, è nello stesso tempo la vita in Dio”) (9).

• Consideriamo, peraltro, ch’è proprio per colmare (inconsciamente) il vuoto dell’autocoscienza ordinaria

che si diventa avidi di percezioni, perché danno, almeno per un istante, la sensazione, fugace e illusoria, di essere.

 

 

Tutta l’epoca, dalla metà del secolo diciannovesimo in poi,

è stata un periodo di stordimento prodotto dalle impressioni dei sensi” (p. 199).

 

 

• Piaccia o meno, il positivismo, il naturalismo e il materialismo

non sono che effetti dello “stordimento prodotto dalle impressioni dei sensi”.

 

Ho ricordato, una sera, il famoso ballo Excelsior. Sapete che cosa celebra? Il varo del primo battello a vapore, la costruzione del ponte di Brooklyn, la scoperta dell’elettricità, l’apertura del canale di Suez e il traforo del Moncenisio quali tangibili segni del trionfo della luce sulla tenebra (delle “magnifiche sorti e progressive” di leopardiana memoria).

La scena finale, apoteosi della genialità umana, è un tripudio di danze e uno sventolio di bandiere inneggianti alla scienza, al progresso, alla fratellanza e all’amore.

Questo ballo (di Luigi Manzotti) è del 1881. Bene, dopo soli trentaquattro anni si è scatenata la prima guerra mondiale, e dopo altri ventidue la seconda.

 

Non è questo un esempio dello “stordimento” e delle illusioni cui vanno soggetti i “realisti ingenui”: cioè, appunto, i positivisti, i naturalisti o i materialisti?

(Varrà anche ricordare, nel 1912, la tragedia del Titanic. “Il Titanic – scrive Walter Lord – segnò la fine di un generale senso di fiducia […] Il disastro rappresentò un terribile colpo, soprattutto sul piano della tecnica. Ecco, infatti, la “nave inaffondabile”, forse il più grande successo costruttivo dell’uomo, che colava a picco al primo viaggio” [10].)

 

 

La grande illusione di quest’epoca è stata appunto che in essa fu considerata giusta la troppo forte vita dei sensi.

Quella vita dei sensi che tendeva a spegnere totalmente la vita nel cosmo extraterrestre.

In questo stordimento le potenze arimaniche poterono svolgere l’essere loro” (p. 199).

 

 

L’abbiamo detto:

• il percetto, di per sé, è arimanico;    • il concetto, di per sé, è luciferico.

Umano è riunire il percetto al concetto e il concetto al percetto (“Le nozze chimiche di Christian Rosenkreuz”) (11).

Non ritroviamo dunque l’umano, quale terzo, né nell’idealismo filosofico, né nel materialismo scientifico.

 

 

Mediante l’elemento solare Lucifero era respinto più di Arimane il quale, proprio negli uomini di scienza, poté suscitare il sentimento pericoloso che le idee si possano applicare soltanto alle impressioni dei sensi. Perciò appunto fra gli scienziati l’antroposofia può trovare poca comprensione. Essi si pongono di fronte ai risultati della conoscenza spirituale. Cercano di comprenderli con le idee. Ma le idee non afferrano lo spirituale perché la loro esperienza è soffocata dall’arimanizzata conoscenza dei sensi. E così si ha paura di cader vittime di una cieca fede nell’autorità, se si ascoltano le comunicazioni del veggente spirituale.

Nella seconda metà del secolo diciannovesimo il cosmo extraterrestre andò oscurandosi sempre più per la coscienza umana.

Quando l’uomo tornerà ad essere capace di vivere in sé le idee, anche quando con esse non si appoggia al mondo dei sensi, allora fluirà una nuova luce incontro allo sguardo indirizzato al cosmo extraterrestre. Questo significa però imparare a conoscere Michele nel suo regno.

Quando un giorno la festa di Michele in autunno diverrà vera e intima, allora nel sentimento degli uomini celebranti questa festa sorgerà e vivrà nella coscienza, con interiore sincerità, una nota fondamentale che così può esprimersi: “Ripiena di idee, l’anima sperimenta luce dello spirito, quando la parvenza dei sensi echeggia nell’uomo soltanto come ricordo”.

Se l’uomo potrà sentire tali cose, egli potrà pure, dopo la solennità festiva, immergersi di nuovo in modo giusto nel mondo dei sensi. E Arimane non potrà fargli alcun danno” (pp. 199-200).

 

 

Queste ultime parole ci ricordano, ove ce ne fosse ancora bisogno, che non dobbiamo disdegnare l’esperienza dei sensi, ma soltanto evitare che ci stordisca o ci ottunda (arimanicamente), così come non dobbiamo disdegnare l’esperienza delle idee, ma soltanto evitare che ci inebri o ci esalti (lucifericamente). Non è l’uomo che deve stare al servizio delle idee (delle “ideocrazie” o di qualche “ismo”), bensì sono le idee che devono stare al servizio dell’uomo.

 

Rileggiamo, per l’ennesima volta, le ultime due righe de La filosofia della libertà:

“Dobbiamo poterci mettere di fronte all’idea in modo vivente; altrimenti si diventa schiavi di essa”.

(E’ questa un’altra basilare differenza tra la posizione di Steiner e quella di Hegel. Scrive infatti quest’ultimo: “La definizione dell’assoluto, che l’assoluto è l’idea, è essa stessa assoluta. […] L’assoluto è l’universale e unica idea, che, col giudicare, si specializza nel sistema delle idee determinate, che però tornano nell’unica idea, lor verità” [12].)

 

Pensate, per fare un solo esempio, alle tre celebri idee, o ai tre celebri ideali, della libertà, dell’uguaglianza e della fraternità. La storia non ha forse dimostrato che quanti sono dominati dall’idea della libertà (come ad esempio i liberisti) finiscono col soffocare l’uguaglianza e la fraternità, che quanti sono dominati dall’idea dell’uguaglianza (come ad esempio i comunisti) finiscono col soffocare la libertà e la fraternità, e che quanti sono dominati dall’idea della fraternità (come ad esempio i clericali) finiscono col soffocare la libertà e l’uguaglianza?

• Fatto sta che mettersi “di fronte all’idea in modo vivente” significa mettersi di fronte all’idea come Io: come quell’Io che ha permesso a Steiner di far appunto convivere, nell’ambito dell’organismo sociale triarticolato (13), la libertà, l’uguaglianza e la fraternità.

Si dice: “Il mondo è bello perché è vario”. Ma per poter rendere “bello” il mondo “vario” bisognerebbe strappare la varietà delle capacità o dei talenti individuali dalle mani di Lucifero, per porla al servizio di quel solo Spirito (l’Io inabitato dal Logos) che può garantirne la fraterna armonia.

 

Leggiamo adesso le massime.

Massime 168/169/170 (8 marzo 1925)

 

 

168 – “All’inizio dell’epoca dell’anima cosciente

si attutì nell’uomo il sentimento della sua appartenenza al cosmo extraterreno.

Per contro, il sentimento dell’appartenenza all’elemento terrestre

divenne così forte nell’esperienza delle impressioni dei sensi,

appunto presso gli uomini di scienza, da produrre uno stordimento”.

 

169 – “In questo stordimento agiscono in modo particolarmente pericoloso le potenze arimaniche,

poiché l’uomo vive nell’illusione che la troppo forte, frastornante esperienza delle impressioni dei sensi

sia la cosa giusta e rappresenti un vero progresso nell’evoluzione”.

 

170 – “L’uomo deve trovare la forza di illuminare il suo mondo di idee e di sperimentarlo in piena luce,

anche senza appoggiarsi con esso allo storditivo mondo dei sensi.

In questa esperienza del mondo di idee indipendente, illuminato nella sua indipendenza,

si sveglierà il sentimento dell’appartenenza al cosmo extraterreno.

Ne sorgerà il fondamento per feste di Michele”.

 

 

Note:

  1. W.Goethe: Faust – Einaudi, Torino 1967, pp. 18 e 20;
  2. cit. in Antroposofia e protezione dell’animale. Uomo e animale fratelli nell’evoluzione (intervista di Heidi Weber al dott. Werner Hartinger) – Novalis, Milano 2001, pp. 21 e 33-34;
  3. G. Leopardi: Canto notturno di un pastore errante dell’Asia in Canti – Mondadori, Milano 1978, p. 328;
  4. R.Steiner: Cristo e l’anima umana – Antroposofica, Milano 1996, p. 190;
  5. C.Unger: Il linguaggio dell’anima cosciente – Antroposofica, Milano 1970, p. 329-330;
  6. R.Steiner: Anima e spirito nell’uomo e nell’animale – Antroposofica, Milano 1996, p. 20;
  7. ibid., p. 13;
  8. ibid., pp. 18 e 19;
  9. R.Steiner: La filosofia della libertà – Antroposofica, Milano 1966, p. 211;
  10. W.Lord: Titanic. La vera storia – Garzanti, Milano 2012, p. 113;
  11. cfr. Le nozze chimiche di Christian Rosenkreuz – Atanòr, Roma 1975;
  12. G.W.F.Hegel: Enciclopedia delle scienze filosofiche – Laterza, Roma-Bari 1989, p. 198;
  13. cfr. R.Steiner: I punti essenziali della questione sociale – Antroposofica, Milano 1999.

 

 

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