04 – LA GRANDE IMMAGINAZIONE DEL GRAL

La grande immaginazione del Gral

Rudolf Steiner e la Fondazione dei Nuovi Misteri


 

La grande immaginazione della coppa che racchiude la sostanza-Cristo

e irradia luce divina, nella quale appare lo Spirito Santo in forma di colomba.

 

 

 

 

Possiamo comprendere questa immaginazione nel suo nuovo aspetto micheliano nella maniera seguente:

nella quinta epoca postatlantica di cultura, l’umanità sperimenta lo sviluppo dell’anima cosciente,

nella quale, per la prima volta nel corso dell’evoluzione spirituale dell’umanità,

compare l’io umano individuale indipendente.

Ma quando oggi l’uomo assume nel suo io, in piena libertà, la nuova saggezza dell’uomo – antropos-sofia

allora, come lo indica il capitolo conclusivo della «Scienza occulta»,

egli può trasformare nel suo io la saggezza in amore,

che diventa perciò quella sostanza propriamente animica nella quale il Cristo può stare e operare.

 

Però l’uomo deve anche divenir cosciente della presenza del Cristo nell’anima;

• il primo passo verso questa meta è il rafforzamento dell’anima cosciente,

ciò che, secondo le parole di Rudolf Steiner,

«avviene per il fatto che essa che in un primo tempo assume l’intellettualità,

fa penetrare il caldo amore in questo più freddo elemento dell’anima26

 

• Il seguente progresso consiste poi

nella trasformazione dell’anima cosciente nell’anima immaginativa, che è in grado

di dare forma alla sostanza dell’amore che riempie sempre di più l’anima.

 

• Nell’unione della sostanza dell’amore con le forze formative dell’immaginazione,

in cui questa sostanza può venir riconosciuta dall’anima come la sostanza-Cristo,

l’impulso-Cristo entra nella coscienza umana.

• Per questo cresce nell’uomo la forza che gli rende possibile

di spiritualizzare poco a poco il suo mondo interiore, di liberare l’intelligenza micheliana.

Ma questa intelligenza liberata comincia a risplendere dalla santa coppa, come luce divina vivificante.

 

La sua sostanza è amore, la sua forma è immaginazione;

e questa intelligenza luminosa che si libera nell’anima cosciente per opera della forza dell’impulso-Cristo,

può venir nuovamente accolta da Michele.

 

Ma ciò è attestato dallo Spirito Santo che appare nella luce risplendente della sacra coppa

e al quale, secondo le parole di Emil Bock conviene, non l’antico carattere mariano, ma un carattere micheliano.

 

Così può prender vita nell’anima umana la nuova immaginazione micheliana del Gral:

una sacra coppa,

• la cui sostanza è fatta di amore

• e la cui forma è fatta di immaginazione,

• mentre la luce di pensiero che essa effonde è fatta di intelligenza micheliana liberata.

Ed è in questa luce di pensiero che si può trovare il nuovo spirito micheliano.28a

 

Nel nostro tempo, questa esperienza del Gral nella sua nuova forma micheliana dovrebbe poter esser trovata da Michele nell’anima di ogni uomo, perchè solo in questa maniera egli riuscirebbe a trovare la via verso «i suoi protettori del Gral che vogliono fargli strada nei cuori e nelle anime degli uomini, affinchè egli vi possa afferrare l’intelligenza».

 

Agli uomini terreni che sono chiamati a partecipare alla realizzazione di queste grandi mete,

appartengono in prima linea gli antroposofi.

Perciò il loro compito più importante è quello

di assumere nella loro anima questa sapienza dell’uomo (Antropos-sofia)

che non è altri che la «sapienza del Gral», la quale vuol oggi entrare nell’umanità.

Perchè nell’attuale epoca dell’anima cosciente la sapienza del Gral deve cominciare a mutarsi da occulta in palese.

 

Nella «Scienza occulta» unico libro nel quale, secondo le parole di Rudolf Steiner, venne dato un saggio completo dell’antroposofia nella sua totalità,29 Rudolf Steiner scrive su questo tema:

 

▸ «A misura che l’evoluzione dell’umanità assimilerà le conoscenze del Gral,

l’impulso dato dall’avvento del Cristo acquisterà maggior forza e significato;

la parte esteriore dell’evoluzione cristiana andrà sempre più associata a quella «interiore».

Tutto ciò che può essere conosciuto intorno ai mondi superiori nei riguardi del Mistero del Cristo

a mezzo dell’immaginazione, dell’ispirazione e dell’intuizione

penetrerà sempre meglio nella vita intellettiva, sentimentale e volitiva dell’uomo.

La «sapienza occulta del Gral» diverrà manifesta, e come forza interiore

compenetrerà sempre più le manifestazioni della vita umana.»

 

Da queste parole desumiamo come mediante la scienza dello spirito orientata antroposoficamente, la nuova «sapienza del Gral» si acclimaterà a poco a poco nell’umanità e così «l’impulso dato dall’avvento del Cristo acquisterà maggior forza e significato».

Questa è la risposta all’interrogativo: «Come diventerà Michele il nuovo datore di impulsi per la comprensione della verità del Cristianesimo?»

 

Nello stesso tempo però sarà discernibile la soluzione «del grande problema della nostra epoca, il problema «che mediante la signoria di Michele il cristianesimo debba venir compreso in senso più profondo».30 Ma questa più profonda conoscenza del cristianesimo, che a partire dal nostro tempo si dovrebbe unire anche con la sua corrente esterna, è quella via dei nuovi misteri cristiani nella quale devono nuovamente sorgere i «misteri del Gral» nella forma rinnovata dallo spirito conduttore del tempo.

 

Emil Bock, nella sua conferenza del 26 dicembre 1952, «Disputa sullo Spirito Santo», disse di questa nuova corrente odierna del Gral:

▸ «Non solo erano di nuovo qui (nel nostro tempo) gli esponenti della storia esteriore del IX secolo – è presente di nuovo anche la corrente del Gral in altra forma, vale a dire, dovrebbe esser qui…

La lancia del Gral che allora portava all’infermità – nel pensiero divenuto infermo – deve tramutarsi oggi nella lancia di Michele, cioè in quella forma di pensiero che ci è dischiusa dall’antroposofia.»31

 

Alla realizzazione di questo compito nel XX secolo devono contribuire anzitutto i due gruppi di anime umane, che Rudolf Steiner caratterizza come appartenenti alla corrente degli aristotelici e alla corrente dei platonici.

I platonici ebbero la loro ultima incarnazione decisiva nel XII secolo, e si raggrupparono principalmente nella scuola di Chartres, o in sedi simili: in loro vissero gli impulsi provenienti dalla più antica saggezza dei misteri, una saggezza che si trovava ancora sotto l’influsso dell’intelligenza cosmica appartenente a Michele.

Si può dire che la scuola di Chartres era l’ultima oasi in Europa ove tale intelligenza cosmica fu coltivata ancora nella maniera giusta. Con questo, tale scuola apparteneva, dal punto di vista esoterico, alla corrente di Artù.32

Peraltro la scuola di Chartres era strettamente legata al giovane cristianesimo storico: vi si teneva pienamente conto del fatto che l’impulso-Cristo si trovava sulla Terra e che operava nei cuori e nelle anime degli uomini nell’ambito terrestre, e in questo si mostrava il suo. rapporto con la corrente del Gral.

▸ «Questa scuola di Chartres è già in modo curioso… situata nel mezzo tra il principio nordico di Artù e il principio-Cristo del sud»33

disse Rudolf Steiner sulla particolare posizione di essa.

 

Così, già nel XII secolo, nella scuola di Chartres e specialmente nei suoi rappresentanti guida, a guisa di anticipazione dei misteri cristici del futuro, era stata raggiunta una certa sintesi armonica tra l’impulso-Cristo e l’essenza più profonda degli antichi misteri, del cristianesimo storico con quello cosmico, – tuttavia era stata raggiunta in maniera preintellettuale.

 

Proprio nel secolo successivo doveva aver inizio un’epoca del tutto diversa. Infatti nel XIII secolo si mostrò la necessità di avviare un nuovo corso intellettuale, sul quale si potesse porre la base per la futura epoca della libertà umana.

Ecco perchè i platonici dovettero venir sostituiti, nella guida delle faccende umane, dagli aristotelici, i quali fin dall’antichità erano stati collegati alla sfera di Michele. Essi si erano trovati nel mondo spirituale al tempo del Mistero del Golgota e da lì avevano assistito alla partenza del Cristo dal Sole. Parimenti avevano osservato, nei secoli precedenti, il discendere dell’intelligenza cosmica e, grazie a queste esperienze, avevano potuto sviluppare il forte impulso a coltivare in futuro sulla Terra questa intelligenza come forza dell’intelletto del singolo uomo.

 

• Così ci si presenta la grande  t r a n s i z i o n e  dallo sviluppo preintellettuale

a quello intellettuale che gli aristotelici eseguirono sulla Terra nel XIII secolo.

 

La maggior parte di essi appartennero all’Ordine dei domenicani e quindi alla cosiddetta Scolastica, che coltivava appunto l’intelligenza umana individuale, con le attività della quale cominciò nel 1413 l’epoca dell’anima cosciente. E sebbene l’intelligenza cosmica avesse cominciato già nell’VIII, IX secolo a penetrare nella sfera terrestre, tuttavia

 

• la transizione dagli impulsi cosmici a quelli terrestri

ebbe luogo in senso storico-spirituale alla svolta dal XII al XIII secolo,

quando la guida spirituale delle faccende terrene passò dai platonici agli aristotelici.

 

Rudolf Steiner descrive esaurientemente come l’iniziativa passasse dall’una all’altra corrente: ciò avvenne in un concilio soprasensibile, al quale parteciparono i platonici della scuola di Chartres, che erano appena risaliti nel mondo spirituale, e i futuri scolastici domenicani, che stavano per recarsi giù sulla Terra, per adempiervi, nel XIII secolo al loro compito.

▸ «Allora avvenne appunto che i maestri di Chartres trasmisero agli aristotelici l’amministrazione delle faccende spirituali terrestri. A coloro che si preparavano ora a discendere in Terra, ed erano per l’appunto i più adatti ad assumervi l’amministrazione della vita intelligente, dell’intelligenza particolare, ad essi trasmisero i platonici, che potevano stare particolarmente sotto l’influsso per il quale l’intelligenza è amministrata dal cielo, trasmisero questi maestri di Chartres l’amministrazione della vita spirituale sulla Terra.»34

Così Rudolf Steiner descrive questo evento così significativo per il divenire storico-spirituale dell’umanità del tempo presente. C’è inoltre da sottolineare che questo incontro delle due correnti non avvenne allora sulla Terra, ma nel mondo spirituale.

 

Il concilio soprasensibile ebbe peraltro ancora una conseguenza particolarmente importante:

• in esso non fu solamente deciso che l’operare ancora completamente cosmico dell’intelligenza nella scuola di Chartres

dovesse diventare puramente umano nella corrente scolastica, per conseguire, attraverso questa trasmissione

dai platonici agli aristotelici, nella futura epoca dell’anima cosciente, la libertà per l’umanità,

• bensì in questo concilio celeste del XIII secolo venne anche «discusso» sulla futura spiritualizzazione

dell’intelligenza cosmica discesa in Terra, durante la nuova epoca di signoria di Michele.

 

Tale spiritualizzazione è necessaria, poiché fin dall’inizio dell’epoca dell’anima cosciente,

esiste il grande pericolo che l’intelligenza cosmica, che Michele amministrava in origine e che gli è sfuggita di mano,

decada definitivamente nelle mani delle potenze arimaniche che devono agire oggi particolarmente forte sulla Terra.

Allora però non sarebbe possibile all’io umano, che dovrebbe acquisire in questa epoca la piena libertà interiore,

di guadagnare, mediante l’uso dell’intelligenza rivolto allo spirito, l’accesso al sè spirituale,

con la conseguenza che l’evoluzione umana venga poi sviata in direzione arimanica.

 

Per evitarlo, venne deciso, nel concilio soprasensibile tenuto all’inizio del XIII secolo,

di adoprarsi sulla Terra, alla fine del XX secolo, attraverso sforzi comuni, alla spiritualizzazione dell’intelligenza umana,

ciò che significa per restituirla a Michele.

▸ «Fu quello infatti l’accordo pattuito in quel concilio soprasensibile al principio del XIII secolo, tra gli aristotelici e i platonici, di apparire insieme per impegnarsi a che il movimento antroposofico diventi sempre più florido nel XX secolo, affinchè alla fine di esso nell’unione dei platonici e degli aristotelici si possa raggiungere un certo culmine nella civiltà della Terra.»33

 

Per amore di tale obiettivo entrambe le correnti dovrebbero riunirsi per la prima volta sulla Terra,

ovvero, con le parole di Rudolf Steiner:

▸ «Cosicché prima dello spirare del XX secolo, se la civiltà non vuol entrare in piena decadenza, i platonici di Chartres e gli aristotelici venuti dopo, devono cooperare… Il movimento antroposofico mira a riunirli entrambi in se stesso.»36

 

• Ma tale riunione definitiva delle due correnti dovrebbe esser preceduta in senso storico-occulto da qualcos’altro.

Già nel XIII secolo, quando gli aristotelici, principalmente nella veste dei domenicani, erano attivi sulla Terra, e la maggior parte dei platonici si trovava nel mondo spirituale, operavano continuamente insieme in un rapporto terrestre-celeste:

▸ «E nuovamente, quando gli aristotelici insegnavano fra i domenicani, erano pure le anime platoniche, che si trovavano ormai nel mondo spirituale, a funzionare da geni ispiratori, dopo essersi intese con le anime degli aristotelici discese successivamente.»37

 

La cooperazione tra cielo e terra di quel tempo funse da contrappeso contro il fatto che intorno al 1250 neanche i più alti iniziati potevano penetrare chiaroveggentemente nel mondo spirituale, ciò che era anche la fonte della speciale atmosfera, nella quale solamente fu possibile la fondazione e la diffusione della corrente rosicruciana.38 Poiché

▸ «La sapienza iniziatica, sapienza rosicruciana, come allora si diffuse, consisteva nel fatto che vi si aveva una certa chiarezza su queste situazioni.»

 

Se ora pensiamo che, secondo le parole di Rudolf Steiner, proprio nella corrente del Gral risiedeva la tendenza «a tener conto che in futuro la intelligenza dovesse venir trovata sulla Terra, poiché essa non scendeva più giù dal cielo»,40 allora possiamo provare con quale intensità il principio del Gral agisse in fondo all’anima degli scolastici domenicani.

Ciononostante gli scolastici stessi, per volere del karma universale, non potevano trovare ancora alcun accesso diretto alla corrente esoterica del Gral.41 Infatti in quel periodo essi dovettero agire più essotericamente e in maniera completamente pubblica. Così anche il problema dell’alta scolastica aveva raggiunto il suo punto culminante allora, quando Tomaso d’Aquino morì,42 :

• come può il Cristo entrare nel pensiero umano, nell’intelligenza micheliana,

la quale un tempo di origine cosmica, era decaduta sulla Terra nel peccato originale.

 

• Ma questo era nella sua essenza il problema di Parsifal, nel suo aspetto micheliano:

come trova Michele la via dalla corrente di Artù alla corrente del Gral (vedi pag. 360);

come può Michele ottenere nuovamente la signoria sopra l’intelligenza;

come può compiersi nell’umanità la transizione dall’epoca dell’anima cosciente all’epoca del sè spirituale?

 

• Tale problema doveva venir posto nel XIII secolo, sei secoli prima dell’inizio del tempo di Michele,

ma allora non era ancora possibile risolverlo.42a

 

• Poi, all’inizio del XIV secolo, si riunirono di nuovo nel mondo spirituale aristotelici e platonici:

gli uni condotti dall’individualità di Tomaso d’Aquino e gli altri da quella di Alanus ab Insulis.

Queste due correnti spirituali, che erano responsabili per l’ulteriore destino dell’intelligenza cosmica, presero parte

• nel XV-XVII secolo alla scuola sopra-sensibile di Michele nella sfera dell’intuizione,

• e all’inizio del XIX secolo al grande culto nella sfera dell’immaginazione.

Così si preparò negli ambiti soprasensibili, sotto la guida di Michele, attraverso entrambe le correnti

quello che avrebbe dovuto poi divenire antroposofia sulla Terra.

 

• Ma la realizzazione sulla Terra di queste mete spettò in primo luogo agli aristotelici,

poiché, già nel XIII secolo erano stati esperti del rapporto con l’intelligenza terrestre.

Avevano avuto allora il ruolo principale nella transizione dall’intelligenza celeste a quella terrestre,

e avevano anche posto il problema fondamentale della futura epoca di Michele: il problema Michele-Parsifal.

 

Cosicchè anche ora, poiché in conseguenza della loro azione di allora

era stata raggiunta in misura sufficiente la libertà individuale nel primo terzo dell’epoca dell’anima cosciente,

dovevano fare il primo passo in direzione opposta: dovevano far strada alla spiritualizzazione dell’intelligenza terrestre.

E fu quello che fece Rudolf Steiner all’inizio del XX secolo,

in un primo tempo in un modo più che altro di pensiero con la sua «Filosofia della libertà».

Ma di questo libro egli disse che riportava nuovamente all’umanità la «sapienza del Gral»,

le cui fonti risalivano al XII/XIII secolo.

Venne così preparata a Michele sulla Terra la via «dai suoi protettori di Artù ai suoi protettori del Gral».

 

• Durante questo tempo i platonici, secondo l’accordo soprasensibile del XII/XIII secolo, erano nel mondo spirituale, poiché non avevano una così ricca esperienza in rapporto all’intelligenza terrestre, come l’avevano gli aristotelici.

I platonici erano stati ancora completamente guidati nella loro ultima incarnazione dalla convinzione che «l’intelligenza è amministrata dal cielo»,42b perciò dovettero attendere finché gli aristotelici avrebbero di nuovo aperto la strada verso lo spirito, alla fine del XX secolo, nell’epoca dell’intellettualismo, e fin quando fossero state poste le basi per la spiritualizzazione dell’intelligenza, allora avrebbero potuto riversare l’inesauribile ricchezza delle loro anime nella corrente dell’evoluzione. Perchè portavano in sé l’ampia sintesi del cristianesimo e degli antichi misteri, una sintesi che nella scuola di Michele era stata tramutata nell’impulso dei nuovi misteri.

 

Mentre dunque sulla Terra veniva realizzata, particolarmente dagli aristotelici, la prima tappa della spiritualizzazione dell’intelligenza umana sulla via dell’ascesa alla sfera di Michele, i platonici presero parte spirituale nel mondo soprasensibile a questo lavoro.

▸ «Infatti sulla Terra vi sono numerose anime tendenti sinceramente all’antroposofia, le quali si sono sempre confessate vicine alle correnti micheliane; e nei mondi spirituali ci sono numerose anime, tra le quali in particolare i maestri di Chartres, che vi sono rimaste. Tra quelle che sono qui nel mondo sensibile, e quelle che sono sopra, nel mondo spirituale, consiste la decisa tendenza a unire le loro attività»,43

così caratterizzò Rudolf Steiner la cooperazione di queste due correnti all’inizio del XX secolo, e ancor più chiaramente lo fece nella conferenza del 13 luglio 1924:

▸ «Ora operano le anime che nel secolo XII furono attive nella grande scuola di Chartres e quelle che furono loro congiunte in una delle massime comunità spirituali, però nei mondi soprasensibili, all’inizio del XIII secolo; gli spiriti di Chartres lavorarono insieme con quelli che, in connessione con loro, coltivarono l’aristotelismo, e non importa se gli uni agiscono sulla Terra e gli altri non possono ancora scendervi; essi lavorano insieme nell’intento di preparare una nuova epoca spirituale per l’evoluzione terrena. Essi hanno ora il compito di adunare le anime da gran tempo congiunte con loro, con le quali possa essere fondata un’epoca spirituale, affinchè sia resa possibile in un tempo relativamente breve, in un modo o nell’altro nella nostra civiltà (che altrimenti deperirebbe), una collaborazione nell’incarnazione terrestre degli spiriti di Chartres del secolo XII con gli spiriti a loro congiunti del XIII secolo. Essi potranno così cooperare tra loro nell’esistenza terrena e coltivare la spiritualità nella civiltà che altrimenti corre verso la distruzione e la rovina. Con questa esposizione ho voluto caratterizzare gli intenti che oggi non vengono coltivati sulla Terra, ma vorrei dire fra la Terra e il cielo44

 

E in quanto nel Convegno di Natale del 1923/24 si raggiunse l’apice dell’evoluzione antroposofica, vi erano presenti e vi parteciparono soprasensibilmente, non solo i maestri di Chartres, ma anche molte altre individualità.

Infatti nel Convegno di Natale si realizzò nell’elemento terrestre l’evento di cui dobbiamo cercare il prototipo nella scuola soprasensibile di Michele dei secoli XV-XVI, quando Michele stesso rivelò alle anime che gli appartenevano, i segreti degli antichi misteri, e poi le indirizzò ai futuri nuovi misteri che stanno in rapporto con il rinnovamento esoterico del cristianesimo, e che dovevano venire in Terra nella sua futura epoca di signoria, a cominciare dal 1879.

La copia terrena di questo processo si attuò quando Rudolf Steiner, nel Convegno di Natale, dischiuse agli antroposofi presenti, in primo luogo i segreti degli antichi misteri45 e pose poi la pietra fondamentale dei nuovi misteri.

 

Possiamo dire che, in quanto nei ritmi del Convegno di Natale è contenuto anche il percorso dell’anima tra due incarnazioni, Rudolf Steiner si rivolse, mediante questi ritmi, anche a tutte le anime collegate con l’avvento di Michele nell’umanità, in qualunque settore del pellegrinaggio dopo la morte esse si ritrovassero in quel momento, dando loro la possibilità di partecipare spiritualmente.

Come avrebbe altrimenti potuta avvenire la fusione delle correnti spirituali di cui Bernard Lievegoed scrive nel suo libro,46 se i loro rappresentanti non avessero potuto prender parte spiritualmente al Convegno di Natale? Se non avessero potuto esser presenti là dove si dava inizio, entro l’umanità, alla realizzazione di quell’evento che questi stessi rappresentanti delle diverse correnti avevano preparato un tempo sotto la guida di Michele nella sua scuola soprasensibile?

Rudolf Steiner lo descrive così:

▸ «Si sviluppa nel soprasensibile la più intensa preparazione degli impulsi di Michele che sono stati portati nel nostro tempo, in certo modo, dal cielo alla Terra… Ci si deve allacciare, con la coscienza del tempo attuale, a quello che si è svolto nel soprasensibile negli ultimi secoli47

 

• La particolarità del Convegno di Natale,

che ebbe la stessa grande importanza per entrambi i mondi e che venne celebrato nei due mondi,

fu sentita allora da molti partecipanti.

 

Così Zeylmans van Emmichoven scrive, in visione retrospettiva:

▸ «Tuttavia si poteva già presagire che anche gli assenti, forse anche coloro che ancora non vivevano sul piano fisico, erano parte di quella fondazione; certamente molte anime ascoltarono altrettanto bene nel mondo spirituale, tanto le trapassate quanto le non ancora nate.»48

E con le parole di Rudolf Steiner:

▸ «In quello che si svolge spiritualmente, operano non solo quelle anime che sono oggi incarnate sulla Terra, ma anche altre anime che si trovano oggi tra morte e nuova nascita, e mandano in Terra i raggi della loro azione. Nelle nostre proprie azioni stanno gli impulsi di tali anime. Ciò opera tutto assieme, proprio come la azioni terrene si estendono a loro volta entro l’ambito celeste, dove continuano a operare.»49

 

A guisa di esempio concreto per questo interferire del mondo spirituale negli avvenimenti terrestri, Rudolf Steiner indica la singolare circostanza dell’individualità di Brunetto Latini, il grande maestro di Dante, che partecipò intensamente alla preparazione soprasensibile dell’antroposofia.50

▸ «Sotto molti aspetti uno come Brunetto Latini è oggi, sebbene non sia incarnato in Terra, immensamente coinvolto in molto di quanto vi avviene.»51

E Rudolf Steiner prosegue:

▸ «Ma da questo potete desumere come la vita terrena sia intimamente collegata con la vita soprasensibile, come non si possa parlare propriamente di un mondo soprasensibile separato dal mondo terreno sensibile, poiché tutto quanto è sensibile è nello stesso tempo compenetrato soprasensibilmente; tutto quello che è soprasensibile si manifesta, in qualche parte e quando che sia, nel sensibile. Si può accettare veramente la vita terrena solo se si scorgono questi fatti che stanno dietro la vita terrena stessa.

Questa, cari amici, ha da essere la tendenza che è penetrata nel movimento antroposofico dopo il Convegno di Natale: che si parli dei fatti soprasensibili in maniera del tutto sincera e imparziale, con piena conoscenza. Questa deve essere la tendenza esoterica che attraversi il movimento antroposofico. Soltanto così sarà possibile dare al movimento antroposofico il suo reale contenuto spirituale.»

 

Se siamo coscienti di questo, possiamo dire con convinzione che il Convegno di Natale fu anche per il mondo spirituale un segno del fatto che la spiritualizzazione dell’intelligenza terrena, che la sua trasformazione in intelligenza micheliana, è possibile nell’umanità.

Ma questo è un rinnovo dell’accordo celeste pattuito nel XIII secolo, e l’inizio della sua realizzazione.

Tutti i membri più giovani della Società Antroposofica che si sentono uniti al movimento antroposofico, possono quindi evocare il ricordo della loro partecipazione a questi eventi terreni del primo quarto del nostro secolo. Perchè hanno partecipato tutti, spiritualmente o fisicamente, al sorgere in Terra dell’impulso micheliano-antroposofico e parimenti hanno partecipato al Convegno di Natale.

Essi dovrebbero, nel venire ora in Terra, cercare di comprendere quegli eventi e di realizzarne gli impulsi.

 

La ragione profonda per la quale Rudolf Steiner parlò più volte durante il Convegno di Natale e nei tempi seguenti del fatto che, da quel momento in poi, un impulso completamente nuovo è entrato nel movimento antroposofico, tanto che si può parlare di un «inizio», è da ricercarsi nel fatto che la decisione presa da Aristotele e da Alessandro nel concilio soprasensibile dell’869, è stata realizzata nel Convegno di Natale.52

Infatti, se così non fosse, se l’intelligenza umana non potesse venir spiritualizzata fino a un certo grado in Terra, il Convegno di Natale non sarebbe stato possibile…53

 

 


Note:

26        – O.O. 26: «Pensieri di Natale: il mistero del logos» EAM 1969 pag.138.

27        – Vedi O.O. 145, 29/3/1913, dove Rudolf Steiner parla di come nello sviluppo occulto l’anima cosciente deve a poco a poco trasformarsi nell’anima immaginativa, l’anima razionale o affettiva nell’anima ispirativa e l’anima senziente nell’anima intuitiva. Vedi in proposito anche la II conferenza del ciclo «La saggezza dei Rosacroce» (O.O. 99) dove Rudolf Steiner dice che nell’anima cosciente sale il sè spirituale; nell’anima razionale o affettiva lo spirito vitale; nell’anima senziente l’uomo spirituale (confronta con quanto è stato detto nella nota 44 del VI capitolo di questo libro).

28        – Vedi Emil Bock: «Rudolf Steiner. Studien zu seinen Lebensgang und Leben swerk» (Rudolf Steiner. Studi sul corso e sull’opera della sua vita). Stuttgart 1961, conferenza per Soci della Società Antroposofica del 26/12/1952.

28a   – Questa immagine del nuovo Gral micheliano può divenire ancora più concreta se la confrontiamo con quanto dice Rudolf Steiner nella conferenza «L’eterizzazione del sangue e il Cristo eterico» (O.O.130, RA1947 pag. 163).

Vi si parla di due correnti spirituali fondamentali che permeano in due direzioni l’organismo umano: una è quella microcosmica (Rudolf Steiner la chiama anche «intellettuale») che va dal cuore alla testa, ed è la corrente del sangue umano eterizzato; la seconda corrente è quella macrocosmica (Rudolf Steiner la chiama quella «morale volitiva») che va dalla testa al cuore, in quanto essa, durante il sonno, penetra dal macrocosmo nella testa umana. Nella prima, la corrente microcosmica, opera dal Mistero del Golgota in poi anche il sangue eterizzato del Cristo come sostanza. Questa può tuttavia, secondo le parole di Rudolf Steiner, congiungersi con il sangue eterizzato dell’uomo (cioè venire a coscienza dell’uomo) se questi accoglie la scienza dello spirito moderna.

Se ciò avviene, l’uomo arriva a poco a poco nel mondo immaginativo e può sperimentarvi l’incontro con il Cristo eterico. Questo incontro illumina e spiritualizza a sua volta la corrente intellettuale, microcosmica, così che essa comincia ad irradiare la più pura luce di pensiero dell’intelligenza redenta. Allora a questa luce., risplendente dal basso in alto, che esce dalla sostanza del sangue eterizzato del Cristo, sostanza che diventa consaputa per forza formatrice dell’immaginazione, a questa luce può farsi incontro, attraverso la seconda corrente, quella macrocosmica che va dalla testa al cuore, l’impulso spirituale micheliano, l’impulso-Michele stesso, penetrante nell’essere umano.

Infatti Michele «libera i pensieri dall’ambito della testa, libera loro la strada verso il cuore» (O.O. 26).

Così si incontrano nell’uomo l’impulso-Michele, che viene da fuori, dal macrocosmo, e l’impulso-Cristo, che sale dalle profondità dell’anima umana.

▸ E l’uomo può sentire come il suo «sguardo verso il mondo esterno (nel macrocosmo) cade spiritualmente su Michele, mentre il suo sguardo verso l’interiorità dell’anima (nel microcosmo) cade spiritualmente sul Cristo» (O.O. 26).

In questa riunione dell’impulso-Cristo con l’impulso-Michele

troviamo anche nell’anima umana

la riunione armoniosa del principio del Gral con il principio di Artù.

Vista nel suo insieme la suddetta descrizione ci rinvia al profondo rapporto che sussiste tra la corrente del Gral e la preparazione al nuovo apparire del Cristo nell’eterico. Infatti l’inizio stesso dei misteri del Gral è strettamente congiunto con i segreti del cosmo eterico. Ne parla Rudolf Steiner nella conferenza del 1/10/1922 (O.O. 216) con le parole seguenti:

▸ «Poiché le visioni che comprendono anche il segreto del Golgota nel modo come ve l’ho dianzi caratterizzato (in rapporto alla corrente del Gral), si riferiscono all’elemento eterico nel cosmo».

Nella conferenza sopra citata del 1/10/1911 (O.O. 130) si parla poi dell’altro aspetto di questo mistero: dell’operare del sangue eterizzato del Cristo nell’interiorità umana (confronta con questo la caratteristica della corrente del Gral nella conferenza del 27/8/1924, O.O. 240).

Così i misteri del Gral conducono l’uomo dapprima a divenir cosciente del sangue eterizzato del Cristo che egli ha in sé (ciò viene ad espressione nella leggenda con il fatto che la contemplazione del Gral ravviva e rinforza le energie fisiche) e più tardi alla visione dei segreti del cosmo eterico. Quest’ultima apre all’uomo, nel nostro tempo, l’accesso all’esperienza del Cristo eterico.

29        – Vedi la «Scienza occulta», nella prefazione alla XVI-XX edizione, scritta il 10/1/1925.

30        – O.O. 13, capitolo «L’evoluzione presente e futura del mondo e della umanità» (Laterza 1932, pagg. 271 272): se prendiamo in considerazione che la via nei mondi soprasensibili, descritta nella «Scienza occulta» è la via rosicruciana conforme ai tempi, possiamo ammirare la meravigliosa armonia e continuità che c’é nella vita spirituale occidentale tra la corrente del Gral e la corrente della Rosacroce. (Vedi anche l’ultima conferenza del ciclo «La saggezza dei Rosacroce», O.O. 99).

31        – Emil Bock, op. cit. pag. 346.

32       – Su questo collegamento interiore della scuola di Chartres con la corrente di Artù, Rudolf Steiner parla così:

▸ «E perciò vi era anche, vorrei dire, nella scuola di Chartres, che vi aleggiava ancora un resto di quel cristianesimo solare che gli eroi della tavola rotonda cercarono, quali cavalieri di Michele, di stabilire nel mondo». (21/8/1924, O.O. 240).

33        – O.O. 240, 21/8/1924.

34        – Id. 19/7/1924.

35        – Id.

36        – Id. 18/7/1924.

37        – O.O. 238, 12/9/1924. Rudolf Steiner dice in questa conferenza che nel XII secolo avvenne qualcosa di simile, quando gli aristotelici, che si trovavano nei mondi spirituali, ispirarono i platonici della scuola di Chartres.

38        – II 13/7/1924 Rudolf Steiner dice: «Solo in tale atmosfera spirituale potè anche esplicarsi il vero rosicrucianesimo». (O.O. 237, EAM 1988 pag. 88).

39        – O.O. 237, 28/7/1924, EAM 1988 pag. 99.

40       – O.O. 240, 21/8/1924.

41        – Sull’impossibilità per gli scolastici domenicani di avvicinarsi coscientemente, nel XIII secolo, ai misteri del Gral, Rudolf Steiner si esprime con le seguenti parole:

▸ «Avvennero allora vari fatti singolari. Per esempio, quando uno dei maestri della scolastica era disceso dai mondi spirituali per diffondere poi l’aristotelismo in senso cristiano, in questa discesa – così voleva il karma – non gli era ancora possibile collegare in pieno con l’anima il contenuto più profondo del principio del Gral.» (O.O. 240, 21/8/1924).

42        – Una costellazione karmica di tal fatta (vedi O.O. 74, 23/5/1920) può gettar luce anche sul significato del tutto particolare dell’incarnazione di Tomaso d’Aquino nel IX secolo, quando potè conoscere la corrente di Artù e anche quella del Gral, tuttavia prima della loro riunione per opera di Parsifal, ciò che avvenne soltanto più tardi in quello stesso secolo (vedi nota 89 del IV cap.). Attraverso una tale esperienza di entrambe le correnti prima della loro riunione, Tomaso d’Aquino potè poi ricevere più tardi l’impulso spirituale per la vera problematica della scolastica medievale.

42a – Vedi «La scienza occulta», cap. «L’evoluzione presente e futura del mondo e dell’umanità».

42b – O.O. 240,19/7/1924.

43        – O.O. 238,16/9/1924.

44       – O.O. 237,13/7/1924, EAM 1988 pag. 91.

45        – Vedi il ciclo O.O.232, che fu tenuto immediatamente prima del Convegno di Natale, e il ciclo O.O.233, tenuto durante il Convegno stesso.

46       – B.C.J. Lievegoed: «Le correnti di misteri in Europa e i nuovi misteri» EAM 1983. In questo libro Lievegoed parla della riunione di quattro correnti principali di misteri nel Convegno di Natale: di quella micheliana (nord), di quella rosicruciana (sud), della corrente di Artù (ovest), della corrente del Gral (est).

47        – O.O. 238,12/9/1924.

48       – Zeylmans van Emmichoven: «La fondazione della Società Antroposofica» EAM 1982 pag. 22.

49       – O.O. 238,12/9/1924.

50        – Nella conferenza del 19/7/1924 (O.O. 240), Rudolf Steiner accenna, tra l’altro, alla partecipazione di Brunetto Latini al culto immaginativo avvenuto alla fine del XVIII e all’inizio del XIX secolo. A proposito di una tale partecipazione a faccende terrestri (vale a dire allo sviluppo sulla Terra dell’antroposofia nel primo quarto del XX secolo) da parte di anime che si trovano ancora nel mondo spirituale, Rudolf Steiner mette specialmente in rilievo l’azione soprasensibile delle individualità di Giuliano l’Apostata (nella conferenza del 16/9/1924) e di Novalis (nella conferenza del 28/9/1924, entrambe in O.O.238).

51        – Nelle conferenze sul karma Rudolf Steiner si riferisce spesso proprio alla individualità di Brunetto Latini (1220-1294) e ripete sempre che la conseguenza di quel colpo di sole fu l’iniziazione di B.L. ai segreti universali, che avvenne sotto l’influsso dell’irradiazione soprasensibile della scuola di Chartres che allora operava ancora nella sfera spirituale dell’Europa (vedi per es. nella conferenza del 18/7/1924 O.O. 240, e del 12/9/1924, O.O. 238).

Nella conferenza del 16/8/1924, O.O. 243, Rudolf Steiner riferisce sul suo incontro diretto nel mondo spirituale con Brunetto Latini, nel corso delle sue ricerche soprasensibili. Tutte queste notizie possono acquistare per noi tutt’altro significato se consideriamo che il grande maestro di Dante, Brunetto Latini, che aveva ricevuto la sua iniziazione nello spirito della scuola di Chartres visse nel XIII secolo, dunque era contemporaneo, non dei maestri della scuola di Chartres, bensì dei scolastici domenicani, e soprattutto era contemporaneo di Tomaso d’Aquino (1225-1274). In questa concomitanza non è da escludere che il grande domenicano e l’ultimo rappresentante della scuola di Chartres si siano potuti incontrare a Parigi, dove Tomaso d’Aquino insegnò per vari anni all’Università, e dove Brunetto Latini visse per sette anni in esilio. Le conferenze di Tomaso d’Aquino avevano molto successo a Parigi, e Brunetto Latini deve avere in ogni caso assistito ad esse qualche volta.

É anche interessante constatare che Dante, che pose alla base della «Divina Commedia» le conoscenze che aveva ottenute da Brunetto Latini, cercò di collegarle in maniera originale alla dottrina di Tomaso d’Aquino, e con questo anticipò quasi profeticamente sulla Terra la possibilità dell’unificazione del platonismo con l’aristotelismo, che sarebbe avvenuta soltanto assai più tardi.

52        – In rapporto con quell’importante convegno soprasensibile dell’anno 869 di Aristotele e Alessandro da una parte e Harun al Raschid e il suo consigliere dall’altra, Rudolf Steiner accenna al fatto significativo che presero parte a questo convegno ai lati di Aristotele, anche molti cavalieri della tavola rotonda di Artù che si trovavano a quei tempi nel mondo spirituale. Per quanto concerne l’influsso di questa esplicazione sulla evoluzione della vita spirituale europea, si può seguirla fino ai maestri della scuola di Chartres e oltre, attraverso Brunetto Latini, fino alla «Divina Commedia» di Dante. Infatti in tutte queste dottrine – secondo le parole di Rudolf Steiner (10/9/1924, O.O. 238) – intervenivano in maniera ispirativa, le irradiazioni di quel convegno spirituale del 869 (vedi nota 51 di questo capitolo).

53        – A questo punto dobbiamo rammentarci che Zeylmans van Emmichoven nel suo libro «La fondazione della Società Antroposofica» caratterizza il passaggio che Rudolf Steiner compì al Convegno di Natale, dalla «pietra del saggio» alla «pietra dell’amore», come transizione dal principio dell’esagramma a quello del pentagramma, e indica anche in esso il passaggio dall’azione dell’io umano dal di fuori del proprio essere all’azione dell’io umano interiormente allo stesso (vedi il capitolo dal titolo «Dalla pietra filosofale alla pietra dell’amore»). Una tale caratteristica può venir intesa nel suo aspetto micheliano, anche come transizione dall’intelligenza cosmica che Michele amministrava un tempo nel cosmo, all’intelligenza umana, che ogni uomo amministra da sè nella sua interiorità. Tuttavia Rudolf Steiner, quando caratterizza la pietra fondamentale, non parla di un semplice pentagramma, ma del «dodecaedro», cioè di una figura consistente di dodici pentagoni, vale a dire, del pentagramma nel suo aspetto macrocosmico, nel suo rapporto con le dodici direzioni dello spazio cosmico. In tal guisa non abbiamo qui più a

che fare con lo sperimentare l’intelligenza nell’interiorità dell’uomo (pentagramma), ma con il suo graduale ritorno ascensionale nel macrocosmo, nella sfera solare di Michele, cioè con la sua vera spiritualizzazione.

Dall’altro lato abbiamo qui anche, in base alle parole di Rudolf Steiner che sono riportate a pag. 359 e seguenti di questo capitolo, l’inizio del passaggio di Michele dal principio Artù al principio Gral. Tuttavia in questa connessione c’è ancora un altro aspetto di questi due principi, e si può anche parlare, partendo da esso, della loro sintesi, per la quale fu posta la base nel Convegno di Natale. Così Rudolf Steiner caratterizza nella nona conferenza del ciclo «Sintomatologia storica» (O.0.185) le due correnti, collegate rispettivamente con l’elemento sociale e con quello individuale. Inoltre si possono ritrovare questi due elementi, seppure in forma alquanto diversa, nello stato d’animo fondamentale dei platonici e degli aristotelici. Perciò il principio sociale e il principio individuale, proprio per la loro comune attività devono trovare alla fine del XX secolo la loro definitiva sintesi superiore, ciò che è una inevitabile condizione per l’ulteriore sviluppo dell’umanità attuale.

 

 

By | 2020-01-24T00:59:06+01:00 Novembre 17th, 2018|L'EPOCA DI MICHELE E IL NUOVO EVENTO DEL GRAL|Commenti disabilitati su 04 – LA GRANDE IMMAGINAZIONE DEL GRAL