/////ALLA FINE DEGLI ANNI SETTANTA DEL SECOLO DICIANNOVESIMO EBBE INIZIO L’EPOCA MICHELIANA

ALLA FINE DEGLI ANNI SETTANTA DEL SECOLO DICIANNOVESIMO EBBE INIZIO L’EPOCA MICHELIANA

Alla fine degli anni Settanta del secolo diciannovesimo ebbe inizio l’epoca micheliana

O.O. 237 – Nessi karmici Vol. III – 13.07.1924


 

Sommario: L’intelligenza individuale umana porta alla libertà del volere. La discesa dell’intelligenza cosmica fino al nono secolo. La scolastica lotta per chiarire la discesa dell’intelligenza che ingloba l’anima cosciente. La saggezza dei rosacroce era chiara in merito. La scuola soprasensibile di Michele all’inizio del secolo XV prepara le anime umane per l’inizio della nuova reggenza di Michele alla fine del secolo XIX. La lotta di Arimane contro Michele da allora ad oggi. Arimane vuole rendere l’intelligenza del tutto terrena. Come sperimentano le gerarchie la discesa dell’intelligenza. Confronti con l’epoca atlantica. Oggi l’uomo della testa deve diventare uomo del cuore, a seguito della spiritualizzazione dell’intelletto.

 

Sappiamo che proprio in questi ultimi decenni nel corso dell’evoluzione umana

si notano due fatti d’importanza incisiva.

• Il primo è quello su cui richiamai spesso l’attenzione:

il termine della cosiddetta « epoca oscura » alla fine del secolo diciannovesimo e all’inizio del ventesimo.

• In contrapposizione a quell’epoca oscura, è incominciato un periodo luminoso.

 

Sappiamo che l’epoca oscura sfociò in una condizione dell’anima umana per cui gli occhi spirituali dell’uomo si chiusero alla percezione del mondo soprasensibile.

Sappiamo anche che in lontani tempi dell’evoluzione umana la facoltà di percepire i mondi spirituali (sia pure in maniera sognante, dal più al meno istintiva) era comune a tutti gli uomini. A quei tempi sarebbe stato del tutto impossibile dubitare della realtà del mondo spirituale.

 

Se però quella condizione fosse ulteriormente durata, se l’umanità avesse continuato a vivere con quella percezione istintiva del mondo spirituale, nell’evoluzione umana non sarebbe sorta quella che si può chiamare l’intelligenza della singola persona, l’uso dell’intelletto, del raziocinio individuale, personale.

 

• A questo è connesso ciò che conduce l’uomo alla libertà del volere.

• Le due cose non possono essere disgiunte l’uria dall’altra.

 

Nella torpida, istintiva condizione di partecipazione al mondo spirituale esistente un tempo, l’uomo non avrebbe potuto pervenire alla libertà. Né avrebbe potuto conseguire il pensare autonomo che può essere chiamato uso dell’intelligenza del singolo individuo umano.

 

Sia il libero uso personale dell’intelligenza,

sia la libertà del volere umano dovevano un giorno venire.

 

Era perciò necessario che per la coscienza umana si oscurasse l’originaria, istintiva percezione del mondo spirituale.

Anche se non con estrema chiarezza per la singola persona,tuttavia per l’umanità in genere tutto questo avvenne,

e così con la fine del secolo diciannovesimo terminò l’epoca oscura che ottenebra la vista del mondo spirituale,

e di contro dischiude l’uso dell’intelligenza e del libero volere.

 

Entriamo in un periodo in cui, sulle vie lungo le quali ciò è possibile,

all’uomo deve riaccostarsi il vero mondo spirituale.

• Certo si può dire che tale periodo non cominciò in forma molto luminosa.

• È come se proprio i primi decenni del secolo ventesimo

avessero portato all’umanità tutto il male che mai sperimentò nel corso della storia.

• Ciò non toglie che nell’evoluzione umana sia subentrata in generale

la possibilità di accedere alla luce della vita spirituale.

 

Solo che semplicemente, direi per inerzia, gli uomini hanno conservato le abitudini dell’epoca oscura, che queste sono penetrate nel secolo ventesimo, e che siccome potrebbe rifulgere la verità quelle abitudini si presentano peggiori di prima, quando erano giustificate nell’epoca oscura del kali-yuga.

 

Sappiamo anche che questo volgersi dell’intera umanità verso un’epoca luminosa

fu preparato dal fatto che alla fine degli anni Settanta del secolo diciannovesimo

ebbe inizio l’epoca micheliana.

 

Vogliamo ora porci davanti all’anima che cosa significhi dire

che con l’ultimo terzo del secolo diciannovesimo iniziò l’epoca di Michele.

• Dobbiamo cioè sapere con chiarezza che, come nel mondo fisico siamo circondati dai tre regni della natura:

dal regno minerale, dal regno vegetale e dal regno animale,

così nel mondo spirituale siamo circondati dai regni superiori delle gerarchie

che già abbiamo descritti nelle più diverse correlazioni.

• Come qui, nell’ambito dei regni naturali, dall’uomo scendiamo al regno animale,

così salendo al mondo soprasensibile arriviamo al regno degli Angeli.

 

Gli Angeli hanno il compito di guidare, di proteggere i singoli esseri umani

nel loro passaggio da una vita terrena all’altra.

• Così i compiti del mondo spirituale verso i singoli uomini spettano agli esseri del regno degli Angeli.

 

Se poi ascendiamo al regno degli Arcangeli, troviamo che essi hanno i più svariati compiti.

Uno di questi consiste

nell’indirizzare e guidare le tendenze fondamentali dei successivi periodi nei riguardi degli uomini.

 

Così avvenne che per la durata di circa tre secoli, fin verso la fine degli anni Settanta del secolo scorso,

si ebbe quella che può essere chiamata la reggenza di Gabriele.

Chi non guarda superficialmente l’evoluzione dell’umanità, come oggi si è usi fare, ma l’osserva nelle sue profondità,

vede che la reggenza di Gabriele si esplicò nel trasferire impulsi di grandissima importanza,

per quanto si sarebbe svolto nell’umanità, nelle forze che si possono chiamare forze ereditarie.

 

Mai le forze dell’ereditarietà fìsica operanti attraverso le generazioni ebbero tanta importanza come negli ultimi tre secoli precedenti l’ultimo terzo del secolo diciannovesimo.

Questo si manifestò in modo che nel secolo diciannovesimo il problema dell’ereditarietà divenne addirittura dominante, e l’umanità sentì che qualità animiche, qualità spirituali dipendevano dall’ereditarietà. Alla fine s’imparò anche a sentire ciò che dal secolo sedicesimo e fino a molta parte del diciannovesimo aveva dominato come legge di natura nell’evoluzione umana.

In quel tempo le qualità ereditate da genitori e da avi vennero portate anche nell’evoluzione spirituale del singolo, e tutti i caratteri connessi con la riproduzione fisica assunsero particolare importanza.

 

Un segno esteriore del fenomeno si palesa nell’interesse che alla fine del secolo diciannovesimo venne rivolto ai problemi della riproduzione e ai problemi sessuali in genere.

Nei secoli citati i più importanti impulsi spirituali si presentarono all’umanità in modo che cercarono di realizzarsi attraverso l’ereditarietà fisica.

In pieno contrasto con tutto questo sarà il periodo in cui l’umanità verrà diretta e guidata da Michele, il periodo che ebbe inizio alla fine degli anni Settanta del secolo scorso, nel quale noi oggi viviamo, e che congiunge i propri impulsi con quelli dell’epoca luminosa che, come sappiamo, comincia col secolo ventesimo.

Gli impulsi, di queste due correnti agiscono uno sull’altro.

Oggi vogliamo per prima cosa guardare alle caratteristiche di un periodo micheliano:

dico un periodo micheliano, perché la direzione e la guida di cui ho appena parlato si esplicano in maniera che,

• per circa tre secoli, uno degli esseri del regno degli Arcangeli esercita la guida spirituale dell’evoluzione umana

nelle regioni nelle quali la civiltà si svolge in modo più eminente.

Come ho detto, Gabriele esercitò la sua guida nei secoli dal sedicesimo al diciannovesimo,

e a lui ora subentra Michele.

 

Sette sono gli Arcangeli che dirigono l’umanità,

di modo che i singoli periodi della loro reggenza si ripetono ciclicamente.

Vivendo noi ora in un periodo micheliano,

abbiamo ogni motivo di ricordare l’ultimo dei periodi in cui Michele fu alla direzione dell’umanità.

Quel periodo, che precedette ancora la fondazione del cristianesimo e il mistero del Golgota,

si concluse nell’antichità press’a poco con le gesta di Alessandro, con la filosofia di Aristotele.

 

Anche in quanto, per la durata di tre secoli, si svolse in Grecia e nelle terre vicine, arrivando fino al tempo di Alessandro Magno e di Aristotele, abbiamo un periodo micheliano.

Un periodo micheliano è caratterizzato dalle più svariate coalizioni, ma soprattutto perché a seconda delle particolari attitudini del periodo stesso, nel suo seno gli interessi spirituali dell’umanità assumono valore determinante.

 

In un tale periodo si verifica cioè che il mondo è percorso da un impulso cosmopolitico internazionale.

• Le distinzioni nazionali cessano.

Invece nel periodo di Gabriele nella civiltà europea e in America si formarono gli impulsi nazionalistici.

• Durante questo nostro periodo micheliano, nel corso di tre secoli quegli impulsi verranno del tutto superati. I

n ogni periodo micheliano l’umanità è attraversata da una tendenza generale,

una umana tendenza generale si fa valere di fronte agli interessi particolari di singole nazioni o di gruppi umani.

Nel periodo della reggenza di Michele sulla Terra, anteriore al mistero del Golgota, quell’impulso si manifestò con il sorgere della poderosa tendenza che dalle condizioni che si erano formate in Grecia, condusse alle spedizioni di Alessandro attraverso le quali la cultura e la civiltà greche vennero genialmente diffuse nell’Asia e fin nell’Africa, e nelle popolazioni che fin lì avevano professato concezioni del tutto diverse. Tutta quell’inaudita impresa si concluse nella fondazione del centro culturale di Alessandria, e diede un impulso di carattere cosmopolitico che mirava a trasmettere a tutto il mondo civile di quel tempo le forze spirituali che si erano adunate in Grecia.

 

Simili cose accadono per impulso di Michele e per suo impulso accaddero anche allora.

Gli esseri che parteciparono a quelle gesta terrene compiute al servizio di Michele

non erano sulla Terra al tempo del mistero del Golgota.

 

Tutti gli esseri della sfera di Michele, costituita tanto da anime umane che, finito il periodo micheliano erano passate con la morte nel mondo spirituale, e cioè disincarnate, quanto anche da altri esseri che non s’incarnano mai sulla Terra, nel tempo in cui sulla Terra avvenne il mistero del Golgota erano uniti in un’esistenza comune nel mondo spirituale.

Ci si deve rendere ben conto di quale sia il vero problema.

 

Da come le cose si presentano viste dalla Terra, si dice: l’umanità terrena è arrivata a un determinato punto della propria evoluzione. L’alto spirito solare, il Cristo, discende sulla Terra e s’incarna nell’uomo Gesù di Nazareth. Gli abitanti della Terra sperimentano che il Cristo, l’alto spirito solare, viene a loro. Essi non sanno molto di ciò che potrebbe indurli a valutare questo evento in modo adeguato.

 

Invece le anime disincarnate che erano intorno a Michele e che nei mondi soprasensibili vivevano nella sfera, nel dominio dell’esistenza solare, sapevano valutare ciò che per loro accadeva nell’altra prospettiva. Esse sperimentavano ciò che accadeva allora per la Terra nella prospettiva in cui si presenta vista dal Sole. Sperimentarono allora come il Cristo, che fino a quel tempo aveva operato nel dominio solare, così che mediante i misteri era possibile arrivare a Lui soltanto ascendendo al Sole, sperimentarono come il Cristo prendesse congedo dal Sole per congiungersi con l’umanità terrena sulla Terra.

 

Questo fu il poderoso, l’inaudito evento sperimentato appunto dagli esseri della comunità di Michele, perché la comunità di Michele è in una particolare connessione con tutti i destini cosmici provenienti dal Sole. Quelle anime dovettero prendere congedo dal Cristo che fino ad allora aveva avuto dimora nel Sole, e che da quel momento avrebbe preso dimora sulla Terra. Questa è l’altra prospettiva.

A tutto ciò andò congiunto dell’altro che si potrà giustamente valutare solo tenendo conto che riflettere, vivere in pensieri, fare scaturire i pensieri dall’interiorità, non era possibile agli uomini di epoche antiche. In genere essi erano saggi, infinitamente più saggi dell’odierna umanità, ma non erano intelligenti nel senso odierno della parola.

Oggi viene detto intelligente chi è in grado di produrre pensieri dalla propria interiorità, chi sa pensare logicamente, porre un pensiero in connessione con l’altro, e così via. Tutto ciò a quei tempi non esisteva. Non esistevano pensieri generati in modo autonomo.

 

I pensieri venivano mandati sulla Terra con le rivelazioni dei mondi spirituali.

Non si pensava, ma si riceveva il contenuto spirituale attraverso rivelazioni

in modo che in esse erano compresi anche i pensieri.

Oggi si pensa sulle cose; a quei tempi le impressioni animiche recavano i pensieri con sé.

I pensieri erano ispirati, non vi era autonomia di pensiero.

 

Chi presiedeva all’intelligenza cosmica, che scendeva verso l’uomo con le rivelazioni spirituali, chi aveva per così dire la reggenza dell’intelligenza cosmica era l’essere spirituale che secondo la terminologia cristiana chiameremo l’arcangelo Michele.

Egli amministrava nel cosmo l’intelligenza cosmica.

Dobbiamo capire che cosa questo significhi perché, sebbene in una connessione d’idee alquanto diversa, un uomo come ad esempio Alessandro Magno era senz’altro consapevole che i suoi pensieri gli provenivano da Michele.

 

Certo, quell’entità spirituale portava un nome diverso. Noi ci valiamo qui della terminologia cristiana, ma non è la terminologia che conta. Un uomo come Alessandro Magno vedeva se stesso solo come missionario di Michele, strumento di Michele. Non poteva che pensare: sulla Terra opera Michele, ed egli opera attraverso me. Questo era l’atteggiamento che conferiva anche la forza di volontà per l’azione. A quei tempi anche un pensatore stimava soltanto che Michele agisse in lui e gli desse i pensieri.

 

Collegato con la discesa del Cristo sulla Terra vi era che ora Michele con i suoi non solo vedeva la discesa del Cristo dal Sole, ma vedeva soprattutto come a lui, Michele, a poco a poco sfuggisse il dominio sull’intelligenza cosmica.

Dal Sole, a quel tempo, si vedeva chiaramente che dal mondo spirituale le cose non si sarebbero più presentate all’uomo con il loro contenuto intelligente, ma che l’uomo stesso sarebbe un giorno dovuto pervenire a una propria intelligenza sulla Terra.

 

Fu un importante, un incisivo avvenimento il vedere in certo modo l’intelligenza discendere sulla Terra. A poco a poco nei cieli non la si trovò più, se così posso esprimermi: era stata ceduta alla Terra.

Questo avvenne soprattutto nei primi secoli cristiani.

Vediamo infatti come in quei primi secoli chi ne era capace gettasse almeno ancora qualche sguardo in ciò che, con il contenuto dell’intelligenza, gli fluiva incontro dalle rivelazioni sopraterrene.

Questo durò fino al secolo ottavo, al nono.

 

Poi venne la grande decisione, la decisione per cui Michele e i suoi (tanto le anime incarnate quanto quelle disincarnate) dovettero dire: gli uomini sulla Terra cominciano a diventare intelligenti, a generare il proprio intelletto dal loro stesso essere, ma l’intelligenza cosmica non può più essere gestita da Michele. Michele sentiva che gli sfuggiva il dominio sull’intelligenza cosmica. Guardando verso la Terra, si vedeva come dall’ottavo, nono secolo cominciasse l’epoca dell’intelligenza personale, e gli uomini cominciassero a formare i propri pensieri.

 

Ho descritto come in alcune particolari scuole, ad esempio nella grande scuola di Chartres, continuassero le tradizioni di quanto in antico si era rivelato agli uomini immerso nell’intelligenza cosmica. Ho descritto ciò che, soprattutto nel secolo dodicesimo, veniva fatto nella scuola di Chartres e ho anche tentato di mostrare come addirittura la gestione dell’intelligenza sulla Terra passasse in seguito in prevalenza a singoli membri dell’ordine domenicano.

Si osservino le opere nate dalla scolastica cristiana, da quella mirabile corrente spirituale oggi del tutto misconosciuta tanto dai suoi seguaci quanto dagli avversari, perché non si osserva che cosa ne costituisce l’essenziale; si consideri come in essa si lotti per capire che cosa significhino in realità i concetti, che cosa significhi il contenuto intelligente per l’umanità e per le cose del mondo.

 

La grande disputa fra nominalismo e realismo si sviluppa soprattutto nell’ordine domenicano.

Nei concetti generali gli uni vedono solo nomi, e gli altri contenuti spirituali che si manifestano nelle cose.

• Tutta la scolastica è una lotta degli uomini per avere chiarezza

in merito all’intelligenza che andava discendendo sulla Terra.

• Non fa meraviglia che il principale interesse di coloro che attorniavano Michele

si volgesse appunto alla scolastica che si sviluppava sulla Terra.

• In quel che Tommaso d’Aquino, i suoi discepoli e anche altri scolastici propugnavano,

si vede l’impronta terrena di quella che allora era la corrente di Michele,

cioè la gestione dell’intelligenza, dell’intelligenza luminosa, spirituale.

L’intelligenza era ormai sulla Terra.

Adesso bisognava chiarire il suo vero senso.

 

Guardando dal mondo spirituale verso la Terra, si poteva vedere come, appunto al principio della reggenza di Gabriele, ciò che appartiene alla sfera di Michele si sviluppasse al di fuori della reggenza di Michele.

La sapienza iniziatica, la sapienza rosicruciana quale poi si diffuse, consisteva appunto nell’avere qualche chiarezza in merito a queste condizioni.

Proprio in quel tempo è importante osservare come il mondo terreno si colleghi con quello soprasensibile. Le cose terrene appaiono infatti come se si fossero in certo modo staccate da quelle soprasensibili, ma esse vi sono tuttavia connesse.

 

Da quanto dissi nelle ultime conferenze si può anche vedere quale fosse tale connessione. Solo in immagini, in immaginazioni posso riassumere fatti soprasensibili, non si può farlo con concetti astratti, si deve darne una descrizione in immagini. Devo perciò descrivere quanto avvenne al principio dell’epoca in cui l’anima cosciente, e con essa l’intelligenza, si inserì nell’umanità.

Erano già passati alcuni secoli da quando, nel secolo nono dopo il Cristo, Michele aveva veduto scendere sulla Terra quella che prima era stata intelligenza cosmica. La vide poi continuare a fluire sulla Terra, a fluire principalmente nella scolastica. Questo avveniva sulla Terra.

Egli adunò coloro che appartenevano alla sua sfera, alla regione solare, tanto le anime umane che vivevano allora fra morte e rinascita, quanto anche coloro, appartenenti essi pure alla sua sfera, che non compiono mai la loro evoluzione in corpi umani e che tuttavia hanno un certo collegamento con l’umanità. In modo particolare vi erano le anime delle quali ho parlato come dei grandi maestri di Chartres.

 

Una delle maggiori che a quel tempo, al principio del secolo quindicesimo doveva assolvere i suoi compiti fra le schiere di Michele nei mondi spirituali era Alanus ab Insulis.

Ma anche tutti quelli che ho nominato come appartenenti alla scuola di Chartres si trovavano riuniti con coloro che provenivano dall’ordine domenicano e che erano tornati alla vita fra morte e rinascita.

Anime appartenenti alla corrente platonica erano intimamente unite ad anime appartenenti alla corrente aristotelica.

Queste anime avevano sperimentato gli impulsi di Michele. Molte di loro non avevano partecipato al mistero del Golgota nel suo aspetto terreno, ma in quello solare.

Al principio del secolo quindicesimo esse si trovavano in posizioni importanti nel mondo spirituale.

Ivi, sotto la guida di Michele, sorse qualcosa (dobbiamo pur valerci di espressioni terrene)

che potremmo chiamare una scuola soprasensibile.

 

Quello che anticamente era stato il mistero di Michele, che negli antichi misteri di Michele era stato annunciato agli iniziati e che doveva ora cambiare perché dal cosmo l’intelligenza aveva preso la direzione verso la Terra, tutto ciò Michele stesso compendiò in tratti d’indicibile efficacia, per quelli ch’egli aveva adunato nella sua scuola soprasensibile al principio del secolo quindicesimo. La saggezza di Michele, che un tempo era vissuta nei misteri solari, rivisse nei mondi spirituali.

In maniera grandiosa venne poi compendiato quello che era stato platonismo nel suo proseguimento aristotelico, e che da Alessandro Magno era stato portato in Asia e anche in Egitto. Venne mostrato come in ciò vivesse ancora l’antica spiritualità.

 

Tutte le anime che erano sempre state congiunte alla corrente di cui già ho parlato in queste conferenze, le anime predestinate ad appartenere al movimento antroposofico, a configurare il loro karma in vista del movimento antroposofico, tutte presero parte agli insegnamenti di quella scuola soprasensibile.

Tutto quanto in essa venne insegnato, lo fu partendo dal concetto che quanto è micheliano doveva ormai venir sviluppato nell’evoluzione umana in forma diversa, doveva penetrarvi attraverso l’intelligenza individuale dell’anima umana.

 

In quella scuola venne annunciato che alla fine, nell’ultimo terzo del secolo diciannovesimo, Michele stesso avrebbe assunto di nuovo la propria reggenza sulla Terra, che sarebbe incominciato un nuovo periodo micheliano dopo che, nell’intervallo fra l’epoca di Alessandro Magno e quel momento, gli altri sei Arcangeli avevano esercitato le loro reggenze; sarebbe però stato un periodo micheliano diverso da quelli precedenti.

Nei periodi micheliani precedenti l’intelligenza cosmica si era infatti sempre esplicata nella generalità dell’essere umano. Ora però Michele diceva ai suoi discepoli nella sfera soprasensibile che nel nuovo periodo micheliano si sarebbe trattato di tutt’altro.

 

Ciò che attraverso gli eoni Michele aveva gestito per gli uomini, ciò che aveva ispirato nell’esistenza terrena, gli è sfuggito. Lo ritroverà quando, alla fine degli anni Settanta del secolo diciannovesimo, egli riassumerà la propria reggenza terrena. Lo ritroverà allorché fra gli uomini regnerà un’intelligenza svuotata di spiritualità, ma lo ritroverà in una condizione particolare, e cioè in sommo grado esposto alle forze arimaniche.

Difatti, mentre dal cosmo l’intelligenza discendeva sulla Terra, crebbe sempre più l’aspirazione delle forze arimaniche a strappare a Michele l’intelligenza cosmica che andava diventando terrena, e di conferirle validità sulla Terra soltanto, una validità però libera da Michele.

 

Questa è la grande crisi che dal principio del secolo quindicesimo dura fino a oggi,

crisi in cui ancora ci troviamo e che si esprime nella lotta di Arimane contro Michele:

Arimane che tutto mette in opera per contrastare a Michele il dominio sull’intelligenza ormai divenuta terrena,

Michele che, dopo che il dominio sull’intelligenza gli è sfuggito, con ogni suo impulso si sforza di riafferrarla

con l’inizio della sua reggenza terrena dall’anno 1879.

 

Nelle alternative di questa lotta trascorse l’evoluzione dell’umanità nell’ultimo terzo dèi secolo diciannovesimo.

L’intelligenza che un tempo era stata cosmica era ormai divenuta terrena,

e Arimane voleva renderla del tutto terrena

in modo che continuasse come si era avviata a essere durante il periodo di Gabriele.

L’intelligenza doveva diventare del tutto terrena,

doveva solo riguardare la consanguineità, la discendenza, le forze della riproduzione.

Questo voleva Arimane.

 

Michele discese sulla Terra.

Solo sulla Terra egli poteva ritrovare quel che nel frattempo aveva dovuto seguire il suo corso affinché gli uomini pervenissero a intelligenza e libertà. Deve quindi riafferrarlo qui in modo da essere di nuovo, nell’ambito della Terra, il sovrano dell’intelligenza che opera ormai nell’umanità.

 

Arimane di fronte a Michele,

Michele posto nella necessità di difendere contro Arimane

ciò che attraverso eoni egli aveva retto per il bene degli uomini.

L’umanità si trova posta in questa lotta.

 

Essere antroposofi significa fra l’altro comprendere questa lotta almeno fino a un certo punto. Essa si palesa ovunque. La sua vera essenza rimane dietro le quinte del divenire storico, ma essa si palesa ovunque nei fatti del mondo visibile.

Le anime che a quel tempo erano nella scuola soprasensibile di Michele parteciparono agli insegnamenti che ho fuggevolmente abbozzato; essi consistevano nella ripetizione degli insegnamenti impartiti in epoche passate nei misteri solari, consistevano nella visione profetica di ciò che sarebbe dovuto avvenire con l’inizio della nuova epoca di Michele, consistevano in una veemente esortazione affinché coloro che erano attorno a Michele si inserissero nella sua corrente, ne afferrassero gli impulsi e facessero sì che l’intelligenza si riunisse di nuovo con l’entità di Michele.

Mentre nella scuola soprasensibile diretta da Michele stesso quei mirabili, quei grandiosi insegnamenti erano accolti dalle anime ivi riunite, queste parteciparono a un poderoso evento che solo a distanza di lunghi periodi si mostra nell’evoluzione del nostro cosmo.

Come già una volta accennai, quando parliamo del divino noi dalla Terra solleviamo lo sguardo verso il mondo soprasensibile.

Durante la vita fra morte e rinascita però guardiamo verso la Terra, ma non verso la Terra fisica: appaiono allora poderosi, grandiosi fatti divino-spirituali.

 

Precisamente al principio del secolo quindicesimo, quando cominciava la scuola di cui ho parlato, e numerose anime nella sfera di Michele vi prendevano parte, si potè vedere in pari tempo qualcosa che solo a distanza di lunghissimi periodi si ripete nel divenire cosmico. Chinando lo sguardo verso la Terra, si vedevamo Serafini, Cherubini e Troni, gli esseri della somma, della prima gerarchia, compiere una poderosa azione.

Si era nel primo terzo del secolo quindicesimo

quando, dietro le quinte dell’evo moderno, venne fondata la scuola dei rosacroce.

Se in genere dalla vita fra morte e rinascita si guarda verso la Terra, si vedono le regolari azioni dei i Serafini, dei Cherubini e dei Troni, si vede come Serafini, Cherubini e Troni portino nel dominio fisico la sostanza spirituale che ricevono dalla sfera di Exusiai, Dynamis e Kyriotetes; si vede come con la loro potenza essi introducano lo spirituale nel fisico.

 

Da quanto in genere si vede nel corso del divenire, a distanza di lunghi periodi appare sempre qualcosa di grandiosamente diverso dal solito. L’ultima volta era accaduto nell’epoca atlantica che, anche sotto l’aspetto soprasensibile, si rivelasse tale cosa.

Quel che avviene nell’umanità, visto dal mondo spirituale, si mostra nel fatto che la Terra appare ora percorsa da lampi e si odono poderosi tuoni. Agli spiriti attorno a Michele si palesò potentemente uno di quei temporali cosmici che gli uomini terreni attraversarono come dormendo.

 

Dietro a ciò che all’inizio del secolo quindicesimo si svolse storicamente nelle anime umane, vi è qualcosa di poderoso che si mostrò appunto mentre i discepoli di Michele ricevevano i loro insegnamenti nel mondo soprasensibile. Un evento simile, che per la sfera attuale, la sfera terrena, si era scatenato in lampi e tuoni spirituali, era accaduto l’ultima volta durante l’epoca atlantica, quando l’intelligenza era ancora cosmica, ma aveva preso possesso dei cuori umani. Era realmente avvenuto.

 

Nel periodo in cui si verificarono i sommovimenti terreni, durante il quale si diffuse il rosicrucianesimo e accadde ogni sorta di singolari vicende che possiamo seguire attraverso la storia, in quel periodo agli spiriti viventi nel mondo soprasensibile la Terra apparve avvolta nell’imperversare di poderosi lampi e tuoni.

Era perché i Serafini, i Cherubini e i Troni trasferivano l’intelligenza cosmica nella parte dell’organizzazione umana che riguarda i nervi e i sensi, nell’organizzazione della testa.

Era cioè accaduto un evento che oggi non si mostra ancora con precisione, che apparirà solo nel corso di secoli e di millenni, e che consiste in una trasformazione totale dell’essere umano.

 

Prima l’uomo era in prevalenza uomo-cuore, poi divenne uomo-testa.

L’intelligenza diviene ora sua, individuale.

 

Vista dal mondo soprasensibile è cosa di somma importanza da cui appare quanta potenza e forza risiedano nella sfera della prima gerarchia, dei Serafini e dei Cherubini; essi manifestano e palesano la loro potenza in quanto non gestiscono lo spirito solo nel dominio spirituale, come fanno Dynamis, Exusiai e Kyriotetes, ma lo introducono nel mondo fisico, fanno dello spirito il creatore del fisico.

 

Serafini, Cherubini e Troni dovevano compiere azioni che si ripetono soltanto a distanza di eoni. Nei sottostanti mondi terreni, così si vorrebbe dire, ciò che a quel tempo Michele insegnò ai suoi venne annunciato fra lampi e tuoni. Questo dovrebbe essere compreso perché quei lampi e quei tuoni dovrebbero trasformarsi in entusiasmo nei cuori e nelle anime degli antroposofi.

 

Coloro che sentono davvero l’anelito verso l’antroposofia, sperimentano oggi ancora inconsciamente (gli uomini non ne sanno ancora nulla, ma un giorno ne diverranno coscienti), la conseguenza dell’aver allora accolto nell’anima, nella cerchia di Michele, quell’antroposofia celeste che precedette l’antroposofia terrena. Infatti gli insegnamenti di Michele prepararono allora ciò che l’antroposofia deve diventare sulla Terra.

 

Abbiamo dunque una doppia preparazione soprasensibile

per quanto l’antroposofia deve diventare sulla Terra:

la preparazione nella grande scuola soprasensibile a partire dal secolo quindicesimo

• e poi quello che ho descritto come l’immaginativo culto soprasensibile

alla fine del diciottesimo e all’inizio del secolo diciannovesimo,

quando ciò che Michele aveva prima insegnato nella scuola soprasensibile

venne configurato in poderose immaginazioni.

 

Così vennero preparate le anime che poi discesero nel mondo fisico

e che da tutte quelle preparazioni dovevano ricevere l’impulso

a muovere verso l’antroposofia che deve agire sulla Terra.

• Pensiamo solo che a tutto ciò parteciparono i grandi maestri di Chartres.

Come dissi in questi ultimi tempi, essi non sono ancora ridiscesi.

Si fecero precedere dalle anime che avevano prevalentemente operato nell’ordine domenicano,

dopo aver partecipato a una specie di raduno con loro alla svolta fra il dodicesimo e il tredicesimo secolo.

 

Poi tutte quelle anime si ritrovarono insieme: quelle che a Chartres avevano con linguaggio di fuoco proclamato dottrine antichissime, e quelle che con lavoro sommamente freddo, ma con dedizione di cuore, avevano lottato in seno alla scolastica alla conquista della facoltà dell’intelligenza. Appartenevano tutte alle schiere di Michele e avevano partecipato alla scuola della quale ho parlato. Le altre erano le anime che facevano parte dei due gruppi che ho descritto.

 

Abbiamo dunque la scuola di Michele.

Al principio del secolo diciannovesimo abbiamo il culto immaginativo del quale ho accennato gli effetti.

Abbiamo l’importante fatto che verso la fine degli anni Settanta comincia una nuova epoca di Michele,

che Michele si accinge a riprendere sulla Terra l’intelligenza che nel frattempo gli era sfuggita.

L’intelligenza deve diventare micheliana, e si deve comprendere il senso della nuova epoca micheliana.

 

Coloro che oggi sentono l’impulso verso una spiritualità che in sé già racchiude l’intelligenza, come è il caso nel movimento antroposofico, sono anime che per karma vivono appunto in questo periodo e devono prestare attenzione a quello che sulla Terra accade al principio dell’epoca micheliana.

Esse sono collegate con tutti quelli che non sono ancora discesi, e soprattutto con le personalità della corrente platonica che, sotto la guida di Bernardus Silvestris, di Alanus ab Insulis e degli altri maestri, sono ancora rimasti nell’esistenza soprasensibile.

 

In coloro che, secondo quanto sperimentarono nel mondo spirituale al principio del quindicesimo secolo e al principio del diciannovesimo, sono in grado di accogliere l’antroposofia con vera dedizione di cuore, che possono legarsi con l’antroposofia, vive l’impulso a far ritorno sulla Terra alla fine del secolo ventesimo con tutti gli altri che da allora non vi tornarono più. Per allora, dalla spiritualità antroposofica sarà stato preparato ciò che dalla comunità di quelle anime dovrà venir attuato come piena manifestazione di quanto fu soprasensibilmente preparato dalle correnti delle quali abbiamo parlato.

 

L’antroposofo dovrebbe accogliere tutto questo nella sua coscienza, dovrebbe rendersi conto di come egli sia chiamato a preparare fin d’ora la spiritualità che sempre più dovrà diffondersi fino al momento culminante in cui i veri antroposofi saranno di nuovo presenti alla fine del secolo ventesimo, insieme alle altre anime.

 

Il vero antroposofo deve essere conscio che oggi

si tratta di guardare alla lotta fra Arimane e Michele, partecipandovi e cooperandovi.

 

Solo attraverso l’unione di una spiritualità, come quella che vuole fluire attraverso il movimento antroposofico, con altre correnti spirituali, Michele troverà gli impulsi che torneranno a riunirlo con l’intelligenza divenuta terrena, ma che in realtà gli appartiene.

 

Sarà ormai ancora mio compito mostrare con quali raffinati mezzi Arimane vuole impedirlo,

in quale aspra lotta sia impigliato il secolo ventesimo.

Da tutte queste cose si può diventare coscienti della gravità dei tempi,

del coraggio necessario per inserirsi giustamente in correnti spirituali.

 

Al contempo però, accogliendo queste cose, dicendosi: « Tu anima umana, tu, se comprendi, puoi essere chiamata a cooperare affinché la reggenza di Michele sia assicurata »; può anche sorgere nell’anima quello che si vorrebbe chiamare un intimo giubilo pieno di dedizione per riuscire ad essere tanto forte. Occorre però trovare lo stato d’animo che porta a tale coraggiosa forza, a tale vigoroso coraggio.

Sopra di noi, in lettere soprasensibili, sta scritto: siate consapevoli che farete ritorno prima del termine e alla fine del secolo ventesimo, le cui condizioni voi stessi avrete preparato. Siate consapevoli di come allora si potrà sviluppare quel che avrete preparato.

 

Sapersi in questa lotta, sapere della decisione fra Michele e Arimane

è ciò che può suscitare quello che chiamasi entusiasmo, fervore antroposofico.

 

 

By | 2018-08-16T11:03:00+02:00 Agosto 16th, 2018|L'EPOCA DI MICHELE|Commenti disabilitati su ALLA FINE DEGLI ANNI SETTANTA DEL SECOLO DICIANNOVESIMO EBBE INIZIO L’EPOCA MICHELIANA