Appendice – «Del rapporto con il Cristo oggi»

L’apparizione del Cristo eterico


 

Alle più importanti indagini scientifico-spirituali di Rudolf Steiner appartiene il fatto

che l’umanità in toto intorno alla metà del diciannovesimo secolo ha oltrepassato la Soglia del mondo spirituale

e con ciò – senza accorgersene minimamente – già da più di un secolo, vive al di là della Soglia.

 

Il processo vero e proprio del passaggio della Soglia si compie tuttavia su diversi piani, cosicché in alcuni passi Rudolf Steiner parla del fatto che l’umanità si trovava ancora al centro di questo processo all’inizio del XX secolo e continuerà a trovarsi in esso (vedi O.O. 192, 1.5.1919).

In altri passi tuttavia egli dà indicazioni del tutto precise riguardo il periodo.

 

Per esempio nelle seguenti parole:

▸ «Qui c’è veramente un abisso. Negli anni Quaranta del diciannovesimo secolo, queste cose andarono proprio perdute del tutto [il collegamento con gli antichi Misteri per mezzo della dottrina di Aristotele conservatasi]. Si aprì un baratro che si estese sino alla fine del diciannovesimo secolo, in cui con l’epoca di Michele le cose poterono essere riscoperte [mediante l’Antroposofia fu possibile riallacciarsi all’essere dei Misteri]. Nel passare sopra quel baratro, gli uomini attraversarono però realmente una Soglia. E su questa Soglia si trova un Guardiano. L’umanità non potè osservarlo in quel tempo stesso, mentre gli passava dinanzi, fra il 1842 e il 1879. Per la propria salvezza, l’umanità deve però ora guardare indietro e riconoscere il Guardiano. L’ignorarlo, continuando a vivere ciecamente, nei secoli seguenti condurrebbe infatti l’umanità all’estrema rovina» (O.O. 233a, 12.1.1924).

 

Perciò la qui menzionata necessità di elevare alla coscienza diurna dell’uomo il compiuto passaggio della Soglia, appartiene ai compiti più importanti del nostro tempo.

Quale chiave, la situazione così caratterizzata fa comprendere meglio i più diversi fenomeni del presente. Tra l’altro possiamo avere la risposta alla domanda del perché, soprattutto dopo le esperienze storiche del ventesimo secolo, si può avere sempre più la sensazione che le forze del male nel mondo superino sempre più quelle del bene.

In realtà non è assolutamente così, poiché sin dall’inizio le forze del bene sono straordinariamente più intense di quelle del male. La spiegazione di questo fenomeno sta nel fatto che, dopo aver oltrepassato la Soglia, le entità spirituali hanno ottenuto un accesso molto più diretto al subconscio degli uomini.

 

Qui tuttavia si manifesta una differenza fondamentale

nell’agire delle forze del bene e di quelle del male.

 

Le forze del bene sono caratterizzate dal fatto che oggi contano pienamente sulla libertà umana

e quindi dipendono dal primo passo di avvicinamento da parte degli uomini stessi,

ossia dal fatto che gli uomini creino dalla loro libertà le necessarie condizioni per una collaborazione

e così per l’aiuto da parte delle forze del bene di cui gli uomini hanno bisogno.

 

• Al contrario, le forze del male non considerano assolutamente la libertà dell’uomo.

Si insinuano nell’inconscio degli uomini e con tutta la forza cercano di afferrare l’opportunità, e cioè il fatto

che già da molti decenni l’umanità vive oltre la Soglia, e che senza la coscienza di ciò

non riesce a riconoscere e a respingere le forze di opposizione che agiscono in questa sfera.

 

Nel libro L’iniziazione, nel capitolo «La scissione della personalità durante la disciplina occulta»,

Rudolf Steiner mette in rilievo la caratteristica fondamentale del passaggio della Soglia,

dicendo che le tre forze dell’anima dell’uomo, pensare, sentire e volere,

si separano dalla loro connessione naturale, prodotta nel mondo sensibile dal corpo fisico, in modo violento.

 

Per superare questa prova alla Soglia, l’uomo ha bisogno dell’intensificata forza del suo Io,

per unire in modo nuovo le tre forze dell’anima al di là della Soglia.

Altrimenti l’uomo, senza accorgersi dell’origine dello smarrimento, è minacciato da un triplice pericolo.

Infatti, in lui, secondo la sua naturale disposizione, una delle tre forze prenderà totalmente il sopravvento.

Con ciò l’uomo può percorrere «tre strade sbagliate»:

 

• Egli può divenire una fredda natura, priva di amore, se in lui prevale il pensare.

• Oppure se in lui prevale il sentire può diventare un uomo

che vive soltanto guazzando e sognando nelle proprie sensazioni,

diventando così sempre più estraneo al mondo terrestre.

• E l’uomo in cui prevale la volontà diviene una natura dominante e violenta,

che senza scrupoli vorrebbe soltanto dominare altri esseri.

 

Nello stesso capitolo Rudolf Steiner mette in rilievo che questi tre smarrimenti possono intensificarsi.

▸E un tale uomo «per un metodo di osservazione esteriore, anche per quello materialistico della medicina ufficiale, differisce poco da un pazzo, o per lo meno da un uomo molto ‘malato di nervi’» (O.O. 10, pag. 153).

In merito l’Antroposofia dà molte indicazioni che conferiscono all’allievo dello Spirito il sicuro fondamento per evitare queste tre strade sbagliate al di là della Soglia.

 

In queste esposizioni, di seguito vogliamo illustrare una via speciale sulla quale le tre forze dell’anima possono essere purificate e tenute insieme alla Soglia, e cioè dall’elevata e spiritualizzata forza dell’Io individuale. Si tratta cioè della possibilità di compenetrare ciascuna delle tre forze dell’anima con l’Impulso-Cristo, per poi poterle dominare in modo nuovo in virtù dell’Io dedito al Cristo.

 

Se da questo punto di vista ci rivolgiamo ancora una volta al contenuto del libro L’iniziazione,

troviamo che le varie indicazioni date in esso per lo sviluppo della vita interiore

presentano sempre di nuovo due aspetti fondamentali.

• Da un lato molti esercizi concreti, che servono per sviluppare nell’uomo le nuove facoltà chiaroveggenti

• e dall’altro lato molte qualità morali che in parallelo a questi esercizi

devono essere promosse coscientemente in sé dall’allievo dello Spirito.

 

Il primo aspetto si rapporta con il secondosulla base dell’«aurea regola della vera scienza occulta»

(O.O. 10, pag. 56; corsivo di Rudolf Steiner) come uno a tre:

• «Per ogni passo che cerchi di fare nella conoscenza delle verità occulte,

devi al tempo stesso fare tre passi nel perfezionamento del tuo carattere verso il bene»

(ibidem; corsivo di Rudolf Steiner).

 

La particolare importanza di tali qualità morali risulta anche dal fatto che Rudolf Steiner già nel primo capitolo («Condizioni») dedica sei pagine complete all’importanza di una di esse, che nel contempo egli definisce quale «fondamentale stato d’animo»: venerazione, devozione, rispetto, che insieme costituiscono il cosiddetto «sentiero della venerazione» (pag. 17).

 

Nell’esempio del risveglio dei fiori di loto è possibile seguire esattamente l’effetto di entrambe le direzioni di sviluppo.

Gli esercizi di pensiero (meditazione e concentrazione) producono la loro crescita e mobilità;

l’educazione delle qualità morali invece conferisce loro la giusta forma e la necessaria maturità.

Nell’ulteriore evoluzione dell’allievo dello Spirito,

le due direzioni si presentano in modo decisivo nell’incontro con il Guardiano della Soglia:

• gli esercizi conducono alla facoltà di percepirlo,      • le qualità morali conquistatesi a sopportarlo.

 

In forma intensificata ciò si verifica pure nell’incontro con il Grande Guardiano della Soglia.

Guardiamo ora con più attenzione alle due direzioni di sviluppo.

• La prima consiste nell’attiva vita meditativa dell’allievo dello Spirito.

Si tratta della compenetrazione del pensare con l’impulso della volontà,

in cui l’uomo può vivere interiormente in misura più elevata anche la sua libertà.

Perciò Rudolf Steiner considera il meditare una delle più libere azioni dell’uomo.

In merito egli dice:

▸«Quando l’uomo inizia a fare meditazioni, egli compie l’unica azione veramente del tutto libera» (O.O. 214,20.8.1922).

 

Qui si tratta di trasformare completamente il pensare mediante lo sforzo della volontà

e di renderlo soprattutto completamente libero dal corpo.

In tale contesto Rudolf Steiner descrive due gradi di trasformazione del pensare,

che devono essere raggiunti dall’allievo dello Spirito.

• Dal pensare ordinario, che costituisce anzitutto il fondamento per lo studio della Scienza dello Spirito

e nella moderna iniziazione corrisponde al primo grado di essa,

l’allievo dello Spirito mediante i suoi esercizi meditativi procede verso, quello del «pensare che dà forma».

 

Questo Goethe lo possedeva già in una sorta di disposizione naturale. Per ciò nel famoso dialogo con Schiller, agli argomenti critici di questo potè replicare che allora «egli appunto vede le sue idee davanti a sé».192 Questo significa che in lui il pensare si era già innalzato dal grado intellettuale al grado veggente, senza smettere di essere un pensare. Appunto in questo consiste la più importante qualità del pensare che dà forma.193

Rudolf Steiner, del tutto nel senso Goethiano, lo definisce anche pensare «morfologico».194

 

Grazie a un tale pensare egli scrisse soprattutto la sua Filosofia della libertà, e appunto per questo essa venne compresa così poco dai suoi contemporanei (vedi O.O. 79, 26.11.1921 ). Infatti, con l’ordinario pensare intellettuale questo libro effettivamente non può essere compreso.195 E in un’altra occasione egli dice che molto di ciò che venne portato ad espressione dai contenuti del libro La scienza occulta, come pure l’intero principio di metamorfosi come espresso nelle colonne e architravi del primo Goetheanum, ha altrettanto la sua origine in questo pensare che dà forma (0.0. 187, 1.1.1919) e con ciò, come anche La filosofia della libertà, può servire allo sviluppo di questo pensare nell’uomo.

 

• Il passaggio dal pensare ordinario al pensare che dà forma avviene sulla via della compenetrazione

e della cosciente guida del processo di pensiero mediante la volontà.

In questo l’uomo deve realizzare in sé ciò che Rudolf Steiner nel 3° capitolo de La filosofia della libertà definisce «condizione eccezionale».

• In questa particolare condizione, con il suo pensare rafforzato l’uomo cerca di osservare il pensare stesso.

(Qui non va fatto l’errore di cercare di far riemergere quanto pensato prima, invece che il pensare stesso, poiché allora sarebbe un comune ricordo.) In questo processo si tratta di afferrare quella forza più profonda nel pensare, la quale connette i singoli pensieri nella successione logica e li trasforma in un organismo di pensieri coerente in se stesso.

 

Contrariamente al pensare ordinario,

che nell’uomo viene determinato dalle percezioni dei sensi ed è quindi legato soltanto alle condizioni spaziali,

il secondo tipo di pensare vive del tutto nella corrente del tempo vivente.196

Per ciò è indipendente dal corpo e può essere definito pensare puro o libero dai sensi.

 

Intensificando questo processo, in questo cammino può essere raggiunto anche il terzo grado.

Si tratta qui di un ampliamento della condizione eccezionale.

Ora, tutto ciò che si è raggiunto come immagine nel pensare che dà forma,

mediante uno sforzo maggiore della volontà deve essere soppresso,

per giungere così a una forza ancor più profonda che vive dietro ai contenuti del secondo tipo di pensare

ed è di natura puramente spirituale, vale a dire che oltrepassa

non solo i limiti spaziali, ma anche quelli temporali (vedi O.O. 79, 26.11.1921).

 

• Unicamente questa più alta forza del pensare

può essere portata dall’allievo dello Spirito nel mondo soprasensibile al di là della Soglia,

e con essa anche la piena coscienza del suo Io.

 

Così possiamo immaginarci: Se Goethe dalla forza a lui propria del pensare che dà forma, con il quale egli contemplò anche chiaroveggentemente la protopianta, con il più grande sforzo della sua volontà avesse poi portato questa immaginazione nella sua coscienza alla completa cancellazione, che cosa allora avrebbe sperimentato? Sarebbero state le diverse anime di gruppo delle piante, che in seguito a ciò egli avrebbe potuto percepire con i suoi pensieri divenuti chiaroveggenti e chiaroudienti, quelle buone e anche quelle cattive.

 

Ma Goethe non arrivò a questo, perché nel suo periodo non era stato ancora possibile fondare il moderno cammino di iniziazione che conduce a questa meta e che oggi è dato nell’Antroposofia. Perciò egli si fermò a questa prima trasformazione del pensare.

 

E tuttavia in riguardo a Goethe ci si può soltanto meravigliare di quanto sia avanzato con i propri sforzi – senza l’aiuto della Scienza dello Spirito.

Il Goetheanismo sviluppato da Rudolf Steiner dall’opera di Goethe è quindi sino ad oggi un solido fondamento dell’Antroposofia e anche la migliore disciplina per conseguire il pensare che dà forma.

 

Possiamo trovare un riferimento a questi tre gradi del pensare

anche, nella Meditazione della Pietra di Fondazione di Rudolf Steiner.

Là tra l’altro si parla del «mondo dello spazio», del «ritmo del tempo» e delle «profondità dell’eterno».

• Queste ultime sono in collegamento con i «pensieri universali»

e mostrano come l’uomo con il suo pensare può riallacciarsi coscientemente

al dominare eterno dei pensieri universali dello Spirito,

oltre le limitazioni dello spazio e del tempo (O.O. 260, 25.12.1923).

 

• Questa via della trasformazione del pensare

conduce a ciò che Rudolf Steiner definisce la «chiaroveggenza intellettiva» dell’uomo.

Questa nuova chiaroveggenza nasce «sviluppando una superiore intellettualità non solo per se stessi,

ma questa [deve essere] anche portata su nel mondo spirituale» (0.0. 130, 18.11.1911).

E se ciò avviene, allora oggi nel mondo spirituale l’uomo può percepire coscientemente il Cristo eterico (ibidem).

 

• In tal modo questa via oggi conduce al cosciente incontro con il Cristo eterico,

che nel nostro tempo si rivolge soprattutto a quella facoltà nell’uomo,

che gli permette di stabilire un rapporto in piena coscienza con il Cristo nel mondo spirituale.

 

Per questo motivo Rudolf Steiner può affermare:

▸«Perciò dal punto di vista della nostra Scienza dello Spirito si mette così spesso in rilievo l’Impulso-Cristo,

perché l’Impulso-Cristo si trova sulla linea diritta del pensare che dà forma» (0.0. 187, 1.1.1919).

 

Quanto detto può trovare un’importante conferma ancora da un lato del tutto diverso.

Nella conferenza «L’eterizzazione del sangue e il Cristo eterico»

Rudolf Steiner parla di due correnti di sangue eterizzato che in ogni uomo fluiscono dal cuore alla testa,

• l’una dell’uomo,      • l’altra dell’entità del Cristo.

In modo chiaro Rudolf Steiner definisce la prima corrente, quella umana, corrente «intellettuale» (0.0. 130, 1.10.1911),

poiché con essa sono collegate le forze eteriche, le quali soltanto rendono possibile il pensare nella testa dell’uomo.

• Con questa corrente i pensieri ancora viventi del mondo spirituale salgono e muoiono nel capo umano,

affinché in questo pensare morto l’uomo possa afferrare interiormente la propria libertà e accorgersi di essa.

 

Inoltre Rudolf Steiner spiega che quando, soprattutto mediante lo studio della cristologia antroposofìca,

le due correnti vengono unite nell’uomo, egli giunge al vedere il Cristo nel corpo eterico.

• Infatti, afferrato dalla forza vivente del sangue del Cristo,

il morto pensare del capo può salire sino alla facoltà della percezione immaginativa,

per contemplare il Cristo eterico nel mondo spirituale adiacente alla Terra.

 

Così, anche da questo lato,

mediante lo studio dell’Antroposofia e la trasformazione del pensare disposta in esso,

il cammino dello sviluppo dell’intellettualità umana conduce al vedere il Cristo eterico.

 

Questa è anche la via sulla quale l’intelligenza cosmica un tempo sfuggita a Michele

può essergli ricondotta in una nuova forma spiritualizzata.

Infatti, la menzionata corrente intellettuale, mediante il suo collegamento con la corrente del Cristo,

salendo non si ferma nel capo dell’uomo, ma continua a fluire entro il mondo spirituale,

cosicché la sostanza dell’intelligenza umana trasformata collegata con essa

può essere accolta da Michele nel mondo spirituale adiacente alla Terra.

 

Che questo processo ha inizio già nel grado del pensare che dà forma (superando il suo legame con lo spazio),

è testimoniato dalla seguente descrizione di Rudolf Steiner:

▸ «La Scienza, che quale Scienza dello Spirito antroposofica spiritualizza nuovamente il giudizio dello spazio, lo rende nuovamente soprasensibile, opera dal basso all’alto, estende in certo qual modo le mani dal basso all’alto per afferrare le mani di Michele, che si estendono dall’alto al basso. Infatti, qui può essere creato il ponte tra gli uomini e gli Dei» (O.0.219,17.12.1922).

 

• In queste commoventi parole la spiritualizzazione del giudizio dello spazio corrisponde al passaggio dal pensare ordinario al pensare che dà forma, il quale, come abbiamo visto, vive nel puro elemento del tempo. E innalzando la sostanza spiritualizzata dei pensieri verso le mani di Michele, viene costituito il passaggio al terzo tipo di pensare, con il quale l’intelligenza umana ritorna definitivamente a Michele.

 

• Così possiamo dire che nella descritta duplice trasformazione del pensare, che possiamo seguire ulteriormente e dettagliatamente in molti passi dell’opera di Rudolf Steiner, abbiamo davanti a noi la via dello sviluppo interiore, che oggi conduce nel modo più sicuro all’esperienza del Cristo eterico. Per ciò anche il pensare umano al di là della Soglia viene compenetrato dalla forza del Cristo. Infatti, solo un pensare che porta in sé questa forza può percepire il Cristo anche nella Sua forma di apparizione eterica.

 

Nel polo della volontà si tratta soprattutto dello sviluppo delle qualità morali.

Per ciò la luce del pensare viene mandata nelle profondità in un primo momento oscure della volontà.

Possiamo dire che qui si tratta di portare ora con sé nell’ambito della volontà

l’ideale morale afferrato nel pensare per farlo diventare là il suo impulso interiore.

 

Se i fondamenti per la prima direzione già descritta si trovano nella prima parte de La filosofia della libertà,

dove si tratta dell’essere del pensare e del fatto che soltanto in esso può essere sperimentata dall’uomo la libertà,

allora le linee direttive dell’altra direzione sono descritte nella sua seconda parte.

Là si tratta di come l’uomo ora può agire in libertà nel mondo dalle intuizioni morali afferrate nel suo pensare.

 

Se consideriamo che Rudolf Steiner descrive la sorgente dell’amore nell’uomo

quale processo di compenetrazione della volontà con il pensare,197

allora possiamo afferrare i fondamenti esoterici e nel contempo antropologici

di ciò che Rudolf Steiner ne La filosofìa della libertà definisce azioni «per amore dell’oggetto» (O.O. 4, cap. IX),

le quali unicamente sono libere.

 

E come incontriamo Michele nella prima direzione nel mondo spirituale, ossia le sue mani tese nel processo del portare su l’intelligenza umana spiritualizzata, così l’uomo incontra Michele anche se guarda nell’altra direzione:

▸ «E per l’operare che scaturisce dall’impulso dell’amore, per esso Michele possiede una speciale affinità»

(0.0. 219, 17.12.1922).

 

Infatti, soltanto le azioni umane che hanno origine nell’intuizione morale

e vengono eseguite dal puro amore per l’oggetto sono veramente libere

e collegate con ciò che Michele stesso rappresenta nel cosmo con il suo essere.

 

▸ «Michele sarà il vero eroe spirituale della libertà.

Egli lascia fare agli uomini, ma accoglie poi ciò che dalle loro azioni deriva,

per portarlo più oltre nel cosmo, per proseguire nel cosmo l’azione,

l’attività che gli uomini non sono ancora in grado di compiere» (O.O. 233a, 13.1.1924).

 

• Nella collaborazione con Michele, le libere azioni dell’uomo, come descritte ne La filosofia della libertà,

diventano azioni cosmiche che continuano ad agire nel regno di Michele per il futuro dell’umanità e del mondo.

 

Ora questo processo di elevazione della moralità umana mediante l’immergere il pensare nell’ambito della volontà,

ha ancora un’altra conseguenza.

La volontà umana viene così rafforzata moralmente in modo tale

da poter gradualmente spezzare la causalità del mondo esteriore in modo del tutto spirituale.

Per ciò viene posto l’inizio per la trasformazione della forza

che domina tutto il mondo fisico quale legge della ferrea necessità, delle cause e degli effetti.

 

▸ «Quel mondo, dunque, che noi riconosciamo di necessità causale, lo vediamo nella sua transitorietà,

e il mondo che noi costruiamo dai puri ideali morali,

lo riconosciamo come quello che ora nasce sul terreno dell’altro mondo morente.

… Con la pura volontà morale, nell’essere umano abbiamo qualcosa

che nell’uomo, e per ciò per tutto il mondo, vince la causalità stessa» (O.O. 78, 5.9.1921).

 

La causalità qui richiamata possiede tuttavia due lati.

• In una direzione essa compenetra tutti i processi naturali e si avvicina così all’uomo dall’esterno.

Qui essa sarebbe da paragonare alle forze della morte nella natura.

Infatti, soltanto nel mondo morto (nel regno minerale)

essa può sviluppare completamente il suo inalienabile, ferreo potere.

Il secondo lato tuttavia è la causalità spirituale,

la quale con non minore necessità si manifesta nella vita dell’uomo e viene definita l’universale legge del Karma.

 

Il Karma tuttavia agisce con la forza della ferrea necessità soltanto là dove viene determinato dal passato,

vale a dire dove è pienamente collocato nella corrente della causalità spirituale e con ciò della non-libertà interiore.

• Questo agire generale del Karma può essere rotto soltanto mediante le libere azioni dell’uomo

che non possiedono conseguenze karmiche del passato e per ciò non sono determinate da esso.

• Ne consegue che l’uomo, mediante la trasformazione morale della sua volontà dal suo pensare intuitivo,

può agire anche sulla causalità del suo Karma, nel senso del bene superiore del tutto.

• Per ciò l’uomo entra in modo sempre più cosciente

nell’ambito in cui oggi inizia ad agire il Cristo quale Signore del Karma.198

Così a poco a poco l’uomo diventa il Suo collaboratore sul campo della conformazione del Karma.

 

In che cosa consiste oggi il nuovo ufficio karmico del Cristo?

Rudolf Steiner ne dà la seguente caratterizzazione:

▸ «Che il nostro conto karmico sia così pareggiato in futuro, vale a dire se abbiamo trovato la via verso il Cristo, che esso si inquadri in un ordinamento universale affinché il modo del nostro pareggio karmico provochi la maggior salvezza possibile per gli uomini nel resto dell’evoluzione terrena, di tanto avrà cura chi, dai nostri giorni in poi, diviene Signore del Karma, cioè ne avrà cura il Cristo» (O.O. 130, 2.12.1911).

 

La preparazione a questo lavoro karmico con il Cristo è già disposta ne La filosofia della libertà, e cioè dove si tratta di quanto segue:

▸ «Non esamino razionalmente se la mia azione è buona o cattiva; la compio perché la amo. Essa diventa ‘buona’ se la mia intuizione immersa nell’amore è inserita giustamente nel contesto universale da sperimentare per intuizione; diventa ‘cattiva’ se non è così» (0.0. 4, cap. IX, pag. 119, ediz. 1992; corsivo di Rudolf Steiner).

 

• In queste due citazioni tra l’«ordinamento universale», in cui vengono poste le azioni dell’uomo dal Cristo quale Signore del Karma e il «contesto universale» in cui l’uomo libero pone azioni d’amore, affinché possano essere veramente «buone», esiste una profonda affinità interiore.

Un tale uomo che opera in libertà nel senso de La filosofia della libertà agisce già sulla Terra in armonia con il Signore del Karma. E se con l’aiuto dell’Antroposofia interiormente ha «trovato» «la via verso il Cristo», allora egli diviene in piena coscienza collaboratore del Cristo sul campo del Karma, allora può incontrare il Cristo stesso in questo Suo ufficio.

 

Nella conclusione della IV Parte della Meditazione della Pietra di Fondazione viene messo direttamente in rilievo questo collegamento con il Cristo e la possibilità per gli uomini di creare il bene nel mondo dalla loro libertà:

 

«Luce divina, Cristo-Sole,