/////CON L’AUSILIO DELL’ANTROPOSOFIA ACQUISIREMO LA CAPACITÀ DI RIFLETTERE GIUSTAMENTE SULLE COSE PRESENTI INTORNO A NOI

CON L’AUSILIO DELL’ANTROPOSOFIA ACQUISIREMO LA CAPACITÀ DI RIFLETTERE GIUSTAMENTE SULLE COSE PRESENTI INTORNO A NOI

Con l’ausilio dell’antroposofia acquisiremo la capacità di riflettere giustamente sulle cose presenti intorno a noi

O.O. 108 – Risposte a enigmi della vita – 17.01.1909


 

Oggi è la prima volta che ci ritroviamo qui riuniti dopo l’apertura della Sede di Pforzheim, e il modo migliore di passare insieme questo tempo sarà quello analizzare un tema spirituale atto a palesarci il fatto che

• l’essere umano, con l’antroposofia, non accoglie soltanto insegnamenti, dottrine e concetti,

perché ne trae anche un arricchimento, un rasserenamento, una rassicurazione

nella sfera dei sentimenti e delle sensazioni.

• È errato pensare che gli insegnamenti, le idee, i pensieri non abbiano importanza per la nostra vita emozionale.

 

È certo un dato di fatto, piaccia o no, che la gente, specie nel nostro tempo, la pensi in questo modo: “Di concetti, di scienza ne abbiamo abbastanza nel mondo!” Basta prendere in mano un testo di astronomia, per esempio, oppure di una qualsiasi altra disciplina, per soddisfare le esigenze scientifiche del nostro intelletto. La teosofia, invece, deve offrire qualcosa all’animo ovvero alla sfera senziente. È certo così, ed è vero che la scienza, come viene presentata nelle conferenze e nei libri di carattere divulgativo, ha poco da offrire all’animo e al cuore. Non si deve, però, trarre la conclusione che gli insegnamenti, le concezioni e le conoscenze siano del tutto privi di valore.

 

Le conoscenze scientifico-spirituali sono diverse dalle dottrine della scienza esteriore.

• Se le lasciamo agire correttamente su di noi, si trasformano

in sensazioni, in impulsi dell’animo, in modi di sentire e di pensare,

e non c’è per noi altra maniera di acquisire coraggio, sicurezza e forza nella vita,

se non quella di approfondirci in queste conoscenze.

La mera conoscenza degli oggetti e dei processi sensibili esteriori,

e dei modi in cui gli eventi accadono, è radicalmente diversa

da quella che perviene ai processi spirituali penetrando dietro le cose sensibili.

• Lasciando agire sulla nostra anima i processi spirituali,

diventiamo capaci di entusiasmarci, recuperiamo la salute, acquisiamo forza,

riconosciamo la connessione tra noi e ciò che, come spirito ed anima,

compenetra tutto il mondo e da cui scaturiscono tutti i fenomeni.

 

Vogliamo dunque studiare in primo luogo l’affinità che esiste tra il mondo sensibile esteriore, gli oggetti sensibili,

e la nostra anima.

• Osservando la nostra anima, vi troveremo, per così dire,

le cose che ci riguardano più da vicino: gioie e dolori, sofferenze e piaceri;

può allora sorgere forse la seguente domanda:

• “Poiché la scienza dello spirito ci dice che nel mondo tutto è compenetrato di spirito,

potrebbe forse anche aggiungere che gioie e dolori, piaceri e afflizioni

esistono anche nelle cose che sono intorno a noi,

anche in quegli oggetti che si presentano all’uomo privi della facoltà del sentimento,

insensibili al dolore e alla sensazione?”

 

Con l’ausilio dell’antroposofia acquisiremo la capacità

di riflettere giustamente sulle cose presenti intorno a noi.

 

Osserviamo, ad esempio, le varie piante della Terra, gli animali e i minerali. Mentre riguardo agli animali nessuno dubita che essi provino come noi gioie e dolori, sofferenze e piaceri, rispetto alle piante, invece, e al mondo (apparentemente privo di vita) delle pietre, sarebbe senz’altro lecito dubitarlo.

 

Il sentimento che dobbiamo acquisire nei confronti di tutto il mondo che ci circonda

è proprio quello di riconoscere che tutti gli esseri sono uniti a noi non solo fisicamente,

e che hanno anch’essi dei contenuti animici come li abbiamo noi.

Dobbiamo solo approfondirci giustamente nelle ricerche,

nelle conoscenze spirituali che la scienza dello spirito ha da comunicare al riguardo.

 

Oggi persino l’indirizzo di pensiero più orientato al piano sensoriale concepisce che anche le piante abbiano in sé un che di animico, e anzi la tendenza sarà quella di ammettere che anche nelle pietre apparentemente prive di vita possa esservi un elemento animico. Se però si riflette senza tener conto della scienza dello spirito, si cadrà lo stesso facilmente in errore, perché è facile arrivare a dire: “Se ferisco una persona nel corpo fisico, essa sente dolore, come lo sente anche l’animale. Ma una pianta prova dolore se la si taglia?

 

Continuando nel modo suddetto, si penserà che anche una pietra debba sentire dolore se la si spacca. Le persone che riflettono su queste cose, sono molto propense a credere che agli altri esseri si applichino sempre gli stessi criteri che valgono per gli uomini, ed è proprio questa convinzione a rendere loro tanto difficile approfondirsi nelle conoscenze della scienza dello spirito.

 

Sono del tutto diverse le conoscenze che la scienza dello spirito ci consente di acquisire sull’entità animica, per esempio, delle piante e delle pietre.

Se osserviamo una pianta danneggiata in alcune parti sviluppatesi dal terreno verso l’alto, non appare affatto che la pianta provi dolore; anzi, non solo non sente dolore, ma prova proprio la sensazione opposta.

 

Quella che è l’anima vera e propria della pianta sente piacere, addirittura gioia, quando si distruggono le parti che si trovano al di sopra della superficie del terreno. Per l’anima della pianta, il dolore comincia solo quando la strappiamo dal terreno, quando la sradichiamo, e il dolore che prova è simile a quello che una persona o un animale sentono quando si strappano loro dei capelli o dei peli. Solo chi intraprende il cosiddetto sentiero della conoscenza può vivere a poco a poco queste esperienze.

 

Queste esperienze si possono vivere mediante il proprio sé solo se trasformiamo la nostra anima in modo da risvegliare le autentiche forze cognitive sopite in lei. L’anima inizia allora ad avere non solo la possibilità di condividere i sentimenti degli altri esseri umani, ma anche di partecipare a quelli di tutta la natura che, allora, diventa meravigliosamente comprensibile.

 

Ora si potrebbe dire: “Ma noi che non abbiamo ancora acquisito questa facoltà del sentimento, che benefìcio traiamo dalle ricerche scientifico-spirituali?” Solleveremmo un’obiezione sbagliata, se pensassimo che l’antroposofìa sia priva di significato in assenza di quel sentimento.

Il suo valore è grande già solo come narrazione di fatti animico-spirituali.

E quando certe conoscenze parlano, per esempio, del rapporto tra gioia e dolore nelle piante, dovremmo evidentemente riflettere su di esse e fare agire questi pensieri su di noi. Già la sola riflessione su questi nessi stimola le forze insite in noi ad uscir fuori, e noi arriveremo presto a sentire che la scienza dello spirito ha detto il vero.

 

Approfondendo lo sguardo nella saggezza della natura, una nozione che noi apprendiamo è quella che ci rivela come l’anima della pianta provi piacere quando la cogliamo. Riusciamo a farcene un’idea considerando cosa avverrebbe nel caso in cui, invece, la pianta provasse dolore. Pensate solo a quanti esseri sulla Terra si nutrono di piante, e dunque a quanto dolore verrebbe causato dai loro bisogni alimentari. Ma non è così; accade invece il contrario: gioia e piacere si effondono sulla Terra, quando gli animali brucano l’erba dei prati. E chi sa queste cose, sente scorrere nei campi intensi flussi di piacere e di gioia, quando le falci tagliano gli steli del grano. Quando viviamo queste esperienze, abbiamo visione della saggezza della natura.

 

A ciò non è mai lecito obiettare: “Sì, ma forse è più delicato dissotterrare la pianta con la sua radice e trapiantarla, anziché strapparne il fiore”. Certo, ma ciò non modifica in alcun modo il dato di fatto per cui lo sradicamento provoca dolore all’anima della pianta.

 

Da un certo punto di vista è ovvio che sia riprovevole strappare i fiori per capriccio, e tuttavia nemmeno questo modifica il dato reale per cui lo strappo dei fiori procura piacere alla pianta. Il fatto è che ogni cosa presenta aspetti diversi secondo i diversi punti di vista. Facciamo un esempio, poniamo il caso di una persona convinta che i canoni estetici le impongano di strapparsi i primi capelli bianchi; un comportamento simile potrà anche essere pienamente giustificato, ma le farà male lo stesso. Ma ancora su altri aspetti sarà richiamata la nostra attenzione, se considereremo con serietà la similitudine fra l’estirpazione delle piante e lo strappo dei capelli.

 

Comprenderemo così il motivo per cui la scienza dello spirito a tale riguardo non consideri le singole piante, ma, per così dire, tutta la vegetazione della Terra. Come i capelli appartengono a tutto l’uomo, così le piante costituiscono un’unità con tutta la Terra; capiremo e immagineremo così perché ciò che riguardo all’uomo la scienza dello spirito chiama io, non sia da ricercarsi nella singola pianta bensì nel centro della Terra.

 

La pianta, perciò, non è in linea generale un essere singolo,

ma una parte di un grande essere vivente costituito da tanti singoli esseri,

i quali hanno tutti il loro io nel centro della Terra.

 

A chi fuor di proposito chiedesse: “Ma c’è posto là per tutti questi io?”, si risponderebbe: “Certo che sì, perché gli io sono spirito e, perciò, possono compenetrarsi. La nostra Terra diviene così un essere vivente. E così ogni singola pianta diviene ai nostri occhi un’entità che si sviluppa da un grande essere vivente soprasensibile e che in superficie diventa ciò che nell’uomo sono i capelli e le unghie.

 

Considerando seriamente quanto detto, non parleremo più della Terra solo in termini aridamente concettuali, definendola un pianeta fisico che ci serve d’abitazione, perché sentiremo che noi non siamo gli unici esseri viventi, e che siamo uniti con quel grande essere vivente che è il nostro pianeta. Impariamo ad osservare con attenzione l’elemento spirituale di quest’essere vivente e a considerare quella tra il succo che scorre nella pianta e il sangue che fluisce nel corpo umano qualcosa di più di una similitudine.

Comprendendo spiritualmente le cose, apprendiamo a trasformarle in nostro sentimento.

 

Toccando una pianta, ne sentiamo l’animico-spirituale, ci sentiamo al sicuro, protetti nell’animico-spirituale. E allora diverrà per noi gradualmente possibile pensare qualcosa al riguardo, quando la scienza dello spirito ci dice: “La Terra è passata attraverso molteplici trasformazioni. Risalendo ad epoche di un remotissimo passato, si constata che la Terra aveva allora un aspetto totalmente diverso da quello attuale. Si rileva, per esempio, l’assenza di masse rocciose solide come quelle attuali. C’è stato un tempo in cui la Terra era costituita inizialmente solo da aria ed acqua e da un certo stato calorico. La formazione di una massa solida dall’elemento liquido e molle si è compiuta a poco a poco”.

 

Considerando tutto questo processo evolutivo,

tutta l’evoluzione della Terra ci si presenta realmente come un rigoglioso processo di crescita e di sviluppo.

In passato la Terra è stata giovane, in futuro sarà vetusta.

 

Tutti i concetti che noi riferiamo a noi stessi possiamo applicarli anche alla nostra Terra. Comprenderemo in tal modo come nell’evoluzione terrestre vi siano stati dei momenti di particolare importanza. Potremo richiamarli davanti alla nostra anima considerando i seguenti aspetti: già prendendo le mosse dalla vegetazione terrestre abbiamo potuto riconoscere che la Terra, considerata nella sua interezza, è un essere vivente. Esseri viventi sono anche gli altri corpi celesti che sono in un certo rapporto con noi.

 

 

By | 2018-10-19T15:24:47+02:00 Luglio 25th, 2018|ANTROPOSOFIA|Commenti disabilitati su CON L’AUSILIO DELL’ANTROPOSOFIA ACQUISIREMO LA CAPACITÀ DI RIFLETTERE GIUSTAMENTE SULLE COSE PRESENTI INTORNO A NOI