//////COPIE DEL CORPO ETERICO MOLTIPLICATO DI GESÙ DI NAZARETH, CHE ERANO STATE CONSERVATE, SONO STATE INTESSUTE A UN GRAN NUMERO DI INDIVIDUI

COPIE DEL CORPO ETERICO MOLTIPLICATO DI GESÙ DI NAZARETH, CHE ERANO STATE CONSERVATE, SONO STATE INTESSUTE A UN GRAN NUMERO DI INDIVIDUI

Copie del corpo eterico moltiplicato di Gesù di Nazareth, che erano state conservate, sono state intessute a un gran numero di individui

O.O. 107 – Antropologia Scientifico-Spirituale Vol. II – 15.02.1909


 

Dal fatto che l’entità avatarica del Cristo ha preso dimora nel corpo di Gesù di Nazareth

è derivata la possibilità che il corpo eterico di Gesù di Nazareth si moltiplicasse innumerevoli volte,

e non solo il corpo eterico ma anche il corpo astrale e perfino l’io,

l’io quale impulso suscitato nel corpo astrale allorché nel triplice involucro di Gesù di Nazareth è entrato il Cristo.

 

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Il corpo eterico e il corpo astrale di Gesù di Nazareth si sono moltiplicati,

e sono stati conservati in questa loro molteplicità

fintanto che, nel corso dell’evoluzione dell’umanità, hanno potuto essere utilizzati.

 

• Non erano però legati a una nazionalità o a una stirpe in particolare;

piuttosto, da quel momento in poi, poteva comunque accadere

che una copia astrale del corpo astrale di Gesù di Nazareth,

oppure una copia eterica del suo corpo eterico,

venissero intessute nel corpo astrale o nel corpo eterico di un uomo

che, quale che fosse la sua nazionalità, si rivelasse maturo, si rivelasse idoneo a riceverle.

 

Da quel momento, dunque, il fatto nuovo era che in ogni individuo, senza distinzione,

si potevano intessere come un’impronta, diciamo così,

le copie del corpo astrale di Gesù di Nazareth o del suo corpo eterico.

A questo fatto è collegata la storia profonda dell’evoluzione del cristianesimo.

 

Quella che viene di solito presentata come storia dell’evoluzione del cristianesimo

è una somma di eventi puramente esteriori.

• E perciò si presta così poca attenzione alla cosa più importante di tutte,

alla differenza cioè che separa gli effettivi periodi di questa evoluzione.

 

Chi è capace di guardare più a fondo nel percorso evolutivo del cristianesimo

non faticherà ad accorgersi che la sua diffusione, nei primi secoli dell’era cristiana,

è avvenuta in modo completamente diverso rispetto ai secoli posteriori.

• Nei primi secoli, la diffusione del cristianesimo era per così dire legata

a tutto ciò che si poteva attingere dal piano fisico.

Basta fermare lo sguardo sui primi maestri del cristianesimo per vedere

quanto rilievo essi diano ai ricordi fisici, ai legami fisici,

e insomma a tutto ciò che di fisico era rimasto a disposizione.

 

Pensate solo a quanto siano importanti per Ireneo, che nel secondo secolo ha grandemente contribuito alla diffusione della dottrina cristiana nei diversi paesi, proprio i ricordi di coloro che avevano ancora direttamente ascoltato i discepoli degli apostoli.

 

Si attribuiva una grande importanza al fatto di poter attestare, sulla scorta di questi ricordi fisici, che il Cristo stesso aveva insegnato in Palestina.

Si sottolineava quindi come Papia, per esempio, sedesse egli stesso ai piedi dei discepoli degli apostoli.

Si indicavano e si descrivevano perfino i luoghi nei quali avevano risieduto i personaggi che erano ancora riconosciuti come testimoni oculari del fatto che il Cristo fosse vissuto in Palestina.

 

[Il ricordo vivente e perpetuato degli avvenimenti fisici]

è, nei primi secoli del cristianesimo, l’elemento di maggior rilievo.

 

La misura del valore attribuito a tutto ciò che aveva una continuità fisica traspare dalle parole del vecchio Agostino, che sta alla fine di questo periodo e dice ancora: «Perché io credo alle verità del cristianesimo? Perché l’autorità della chiesa cattolica mi impone di credervi».

 

L’importante per lui, l’essenziale, è l’autorità fisica, è che esista qualcosa nel mondo fisico, è che si sia conservato un organismo che di persona in persona risale fino a chi, come Pietro, era compagno del Cristo. E questa la cosa decisiva, per Agostino.

 

Come dunque possiamo vedere,

• nei primi secoli di diffusione del cristianesimo

ciò cui si attribuiva la massima importanza erano i documenti, erano le vestigia del piano fisico.

• Dopo l’epoca di Agostino, e pressappoco fino al decimo, all’undicesimo, al dodicesimo secolo,

interviene un cambiamento.

 

• Non è più possibile, ormai, appellarsi al ricordo vivente,rifarsi esclusivamente ai documenti del piano fisico,

perché sono troppo lontani nel tempo.

• Contemporaneamente, anche in tutto il modo di sentire e di pensare

degli uomini che accolgono ormai il cristianesimo

– ed è ciò che avviene in particolare con i popoli europei –

è presente in realtà un qualcosa di assolutamente nuovo.

 

• È presente, in quest’epoca, come una sorta di sapere immediato circa il fatto che esiste un Cristo,

che questo Cristo è morto sulla croce, e che continua a vivere.

Dal quarto, quinto secolo in poi, fino al decimo e anche al dodicesimo,

vi è stato un gran numero di persone

che, se qualcuno avesse detto loro che si poteva anche dubitare degli avvenimenti occorsi in Palestina,

avrebbero trovato la cosa semplicemente assurda,

perché quegli avvenimenti, loro, li conoscevano meglio di chiunque altro.

 

Di persone simili se ne incontravano molte soprattutto nei paesi europei.

• Tutte avevano potuto sperimentare in se stesse qualcosa

che assomigliava in piccolo alla rivelazione ricevuta da Paolo,

a ciò che Paolo aveva sperimentato sulla via di Damasco,

e che aveva fatto di lui, fino ad allora Saulo, l’apostolo Paolo.

 

• Come è potuto accadere che in questi secoli una quantità di persone

abbia ricevuto rivelazioni simili sugli avvenimenti di Palestina,

rivelazioni connesse in certo modo alla chiaroveggenza?

 

È potuto accadere perché, in questi secoli,

le copie del corpo eterico moltiplicato di Gesù di Nazareth,

che erano state conservate, sono state intessute a un gran numero di individui,

di uomini idonei per così dire a rivestirsene.

 

Il corpo eterico di questi uomini non consisteva esclusivamente nella copia del corpo eterico di Gesù;

piuttosto, una copia dell’originale, del corpo eterico di Gesù di Nazareth,

era stata intessuta al loro proprio corpo eterico.

 

In questi secoli esistevano dunque degli uomini che potevano avere in sé un corpo eterico così fatto,

e che potevano avere perciò una cognizione immediata di Gesù di Nazareth e anche del Cristo.

• Questo ha comportato però che la figura stessa del Cristo

venisse svincolata dalla tradizione storica esteriore, dalla tradizione fisica.

 

Ne abbiamo l’esempio più eloquente nello straordinario poema del nono secolo conosciuto come Heliand, che risale all’epoca di Ludovico il Pio, imperatore dall’814 all’840, ed è stato composto da un sassone, un uomo modesto dal punto di vista esteriore.

 

Entro i limiti del suo corpo astrale e del suo io,

quest’uomo non avrebbe potuto arrivare a quel che si celava nel suo corpo eterico.

Al suo corpo eterico, infatti, era intessuta una copia del corpo eterico di Gesù di Nazareth.

 

L’autore dello Heliand, il modesto cantore sassone,

traeva da una visione diretta, chiaroveggente, questa certezza:

il Cristo esiste sul piano astrale, ed è colui che è stato crocefisso sul Golgota!

 

E proprio perché si trattava di una certezza immediata,

quest’uomo non aveva più bisogno ormai di appoggiarsi ai documenti storici.

Non aveva più bisogno di alcuna mediazione fisica per sapere che il Cristo esisteva.

Per questo il Cristo ch’egli descrive è completamente slegato

dallo scenario palestinese, dagli elementi peculiari del giudaismo.

 

Lo descrive pressappoco come il condottiero di una gente germanica o mitteleuropea,

e descrive quasi come vassalli di un principe germanico i suoi seguaci, gli apostoli che lo attorniano.

Lo scenario esteriore appare completamente cambiato,

e nient’altro è rimasto se non quello che c’è di veramente essenziale,

quello che c’è di eterno nella figura del Cristo, quella che è la struttura degli avvenimenti.

 

Disponendo di un sapere immediato che poggiava su un fondamento così sicuro come l’impronta del corpo eterico di Gesù di Nazareth, l’autore dello Heliand non era quindi obbligato, parlando del Cristo, ad attenersi rigorosamente ai puri fatti storici.

 

Altri potevano essere gli elementi scenici, gli elementi esteriori, dei quali rivestiva ciò ch’era oggetto di questo suo sapere immediato. Ebbene, così come in questo poeta ci si è data a conoscere una personalità straordinaria, che aveva intessuta nel proprio corpo eterico una copia del corpo eterico di Gesù di Nazareth, così potremmo rintracciare in quest’epoca diverse altre personalità che si trovavano nella medesima situazione. Vediamo quindi che, dietro i fatti fisici, si svolgono le cose più importanti che possono spiegarci la storia in modo profondo.

 

 

By | 2018-08-06T14:22:18+02:00 Agosto 4th, 2018|IL GESU' DI NAZARETH|Commenti disabilitati su COPIE DEL CORPO ETERICO MOLTIPLICATO DI GESÙ DI NAZARETH, CHE ERANO STATE CONSERVATE, SONO STATE INTESSUTE A UN GRAN NUMERO DI INDIVIDUI