/////COSCIENZA DELL’UOMO ATLANTICO E DELL’UOMO ATTUALE

COSCIENZA DELL’UOMO ATLANTICO E DELL’UOMO ATTUALE

Coscienza dell’uomo atlantico e dell’uomo attuale

O.O. 102 – L’Agire di entità spirituali nell’uomo – 13.04.1908


 

Oggi vogliamo considerare in particolare i nessi fra religione e cristianesimo,

e il periodo dell’anno nel quale ci troviamo è particolarmente adatto per la nostra osservazione.

Ci troviamo nel pieno di quella grande festa simbolica che rappresenta la vittoria dello spirito sulla morte:

la Pasqua.

 

Forse ci ricordiamo di quella conferenza in cui cercavamo di comprendere il Natale partendo dalle profondità dei Misteri. Se volgiamo lo sguardo alla festa di Natale da una parte, e dall’altra alla festa di Pasqua che ci schiude la vista alla Pentecoste, proprio questo rapporto tra religione e cristianesimo, purché giustamente contemplato, si rivelerà mirabilmente al nostro occhio spirituale.

 

Potremo rintracciare, retrocedendo nei tempi, che cosa si sia propriamente conservato in tali feste, e che cosa esse possano risvegliare nelle nostre anime. Sì, lontano assai nel tempo e nello spazio dovremo risalire il corso dell’evoluzione umana – anche se non così tanto come nelle nostre ultime conferenze (le quali però ci saranno d’aiuto, avendoci mostrato il corso dell’evoluzione terrestre in rapporto con l’evoluzione delle entità celesti).

 

Dovremo risalire alla metà circa dell’epoca atlantica: l’epoca in cui gli antenati dell’uomo attuale vivevano a ovest dell’Europa, tra l’Europa e l’America, su quel continente che ora costituisce il fondo dell’Oceano Atlantico. Ben diverso era allora l’aspetto della Terra, e dove oggi è superficie acquea, v’era superficie terrestre. Ivi abitavano gli antenati di quegli uomini che oggi formano l’umanità civile asiatico-europea; e se gettiamo uno sguardo spirituale alla vita animica di questo popolo atlantico antidiluviano, essa ci risulta totalmente differente dalla vita dell’umanità postatlantica.

 

Sappiamo dalle conferenze precedenti, quanto radicalmente tutto sia mutato anche nell’anima degli uomini durante il corso dell’evoluzione della terra.

Si: tutto nella coscienza umana, da quell’epoca in poi, è cambiato,

persino lo stato alterno di veglia diurna e di sonno notturno.

 

Oggi è normale, per l’uomo che si desta al mattino, immergersi con il proprio corpo astrale e con l’io nel corpo fisico e nel corpo eterico; e mentre così vi s’immerge, egli si serve degli occhi per vedere, degli orecchi per udire e degli altri suoi organi sensori per percepire intorno a sé le impressioni del mondo fisico sensibile. L’uomo s’immerge nel proprio cervello e nel proprio sistema nervoso e combina le impressioni sensorie: questa è la sua vita diurna. A sera, l’uomo trae di nuovo il proprio io e il proprio corpo astrale fuori dal corpo fisico e dal corpo eterico; e allora (quando s’addormenta, e lascia giacere nel letto il corpo fisico e il corpo eterico) tutte le impressioni del mondo sensibile e della vita diurna, piaceri e pene, gioia e dolore si sommergono, si sprofondano assieme a tutto ciò che costituisce la vita interiore animica dell’uomo, mentre l’oscurità notturna lo avvolge.

 

Non era invece così a metà circa dall’epoca atlantica:

qui la vita della coscienza umana ci offre un quadro del tutto diverso.

 

Quando l’uomo s’immergeva al mattino nel suo corpo fisico e nel suo corpo eterico, non gli movevano incontro le figure definite a netti contorni del mondo fisico esteriore; le figure gli si presentavano ancora vaghe e incerte, così come oggi ci appaiono nella nebbia fitta i lampioni della strada, quasi contornati da un’aura iridescente. È questa una piccola similitudine che vi aiuterà a formarvi una rappresentazione di ciò che l’uomo vedeva a metà dell’epoca atlantica.

Ma i colori che contornavano gli oggetti e che non permettevano ancora ad essi di mostrarsi nettamene delineati, e così pure i suoni che dagli oggetti si sprigionavano, non erano né i colori né i suoni di oggi.

 

In quegli orli colorati intorno a ogni cosa (intorno anche a ogni creatura vivente),

si esprimeva parte della vita interiore animica degli esseri.

• Sicché l’uomo, immergendosi nel proprio corpo fisico e nel proprio corpo eterico,

percepiva ancora qualcosa dell’essere spirituale delle cose che lo circondavano;

mentre oggi invece, destandosi al mattino, percepisce soltanto gli oggetti fisici

nei loro rigidi contorni e nelle loro superfici colorate.

 

Quando poi a sera l’uomo abbandonava i suoi corpi, il fisico e l’eterico,

intorno a lui non si stendeva l’assoluto silenzio e la tenebra,

ma le figure ch’egli percepiva di notte erano solo di poco diverse e per nulla più vaghe

di quelle da lui percepite durante il giorno.

 

L’unica differenza consisteva nel fatto

che mentre durante la vita diurna egli percepiva gli oggetti esteriori dei regni minerale, vegetale, animale e umano,

di notte lo spazio gli si colmava tutt’intorno di tali forme colorate e suoni,

e anche di tutte le possibili impressioni d’olfatto e di gusto, di tutto ciò insomma che gli stava intorno.

 

Questi colori e suoni però, queste impressioni di caldo, di freddo e così via che egli percepiva,

costituivano la veste, l’involucro di entità spirituali che non erano discese fino a un’incarnazione fisica:

entità di cui i nomi e le raffigurazioni sono conservate nelle saghe e nei miti.

 

Miti e saghe non sono già invenzioni poetiche del popolo, ma ricordi di quella veggenza ch’era propria agli uomini dei tempi antichi, quando essi si trovavano nelle condizioni suaccennate; poiché questi uomini percepivano lo spirituale di giorno e di notte.

 

L’uomo viveva realmente attorniato da quel mondo di divinità conservatosi nelle saghe e nei miti nordici. Odino e Freya e i loro compagni delle saghe nordiche non sono già figure inventate, ma figure che da quegli uomini preistorici venivano viste e sentite nel mondo spirituale con altrettanta realtà con quanta l’uomo d’oggi vede e sente i suoi simili nel mondo che lo circonda; le saghe e i miti sono i ricordi  di ciò che l’uomo sperimentava in quella condizione di chiaroveggenza crepuscolare.

 

All’epoca in cui questo stato di coscienza, sviluppatosi a sua volta da un altro ancora più antico, andò sempre più affermandosi, il Sole, nella stagione dell’anno che oggi chiamiamo primavera, appariva in cielo nel segno della Bilancia. E se ora procediamo nel corso dell’epoca atlantica, vediamo svilupparsi sempre più quello stato di coscienza che è il nostro attuale.

 

Sempre più ottuse, sempre più irrilevanti divenivano le impressioni che l’uomo riceveva quando il suo corpo astrale e l’io stavano, di notte, fuori dal corpo fisico e dal corpo eterico; e sempre più distinte si facevano le immagini diurne, quando egli stava dentro al suo corpo fisico e al suo corpo eterico. Insomma, per dirla con un paradosso: sempre più la notte diventava notte e il giorno, giorno.

 

Seguì poi il diluvio atlantico, cui succedettero le civiltà postatlantiche, che spesso vi ho descritto e che denominiamo: la civiltà paleo-indiana – durante la quale gli stessi santi Rischi istruirono gli uomini -, la civiltà paleo-persiana, la caldaico-assiro-babilonese-egizia, poi la greco-latina e infine la nostra.

 

E se ora vogliamo descrivere lo stato d’animo in cui si trovavano gli uomini nell’epoca postatlantica

e, parzialmente, già negli ultimi periodi della stessa epoca atlantica, esso ci si presenta in modo che dobbiamo dire:

• i popoli discesi dall’Atlantide, anche quelli che erano emigrati verso Oriente prendendovi domicilio,

possedevano ancora, ovunque, le memorie antiche, le antiche saghe, i miti

che rispecchiavano le esperienze vissute un tempo dagli uomini,

in uno stato anteriore di coscienza, durante l’epoca atlantica.

 

Tale tesoro di leggende i popoli se lo erano portato con sé dall’epoca atlantica e lo conservavano e lo diffondevano raccontandolo. L’anima ne era ricolma e i più antichi abitanti del nord avvertivano effettivamente ancora la forza che parlava loro dalle saghe e dai miti; poiché i vecchissimi tra gli avi ricordavano che i loro stessi antenati erano stati testimoni di quello che ora si narrava. Tutto ciò questi popoli se lo erano conservato.

 

Inoltre veniva custodita in seno alle popolazioni un’altra cosa ancora che non era propriamente un’esperienza vissuta da esse, ma dagli iniziati di quei tempi lontani, ossia dai sacerdoti e dai saggi dei misteri. Costoro, grazie al fatto che la loro condizione animica era ancora simile a quella delle popolazioni più antiche, avevano potuto penetrare con lo sguardo spirituale nelle stesse profondità dell’esistenza universale a cui oggi apre di nuovo l’accesso la scienza dello spirito. Dunque, se pure in modo crepuscolare, quelle condizioni di chiaroveggenza sussistevano ancora.

 

Le fiabe popolari e le leggende conservavano, e riflettevano in modo molteplice,

tutto quello che prima era stato sperimentato.

 

Una sapienza primordiale antichissima custodiva ciò che era stato contemplato nei misteri e ciò che le epoche antiche avevano coltivato. In tal modo veniva conservata una vasta concezione del mondo che, entro i misteri, poteva venir portata all’immediata coscienza individuale dell’iniziando. Ma quegli stati d’anima, già naturali e normali in epoche remotissime, ora, in seno ai misteri, non si potevano più suscitare se non artificialmente.

 

• E perché mai in quelle epoche remote era naturale lo stato di coscienza che permetteva la percezione dello spirito? Perché tra corpo fisico e corpo eterico esisteva un collegamento diverso da ora. Il collegamento attuale si è formato solo negli ultimi tempi atlantici.

 

La parte superiore della testa eterica sporgeva di molto sopra la testa fisica;

e a poco a poco soltanto, verso la fine dell’Atlantide, la testa eterica s’inserì tutta nella testa fìsica.

• Essa si portò allora quasi a livello della testa fisica;

e questa unificazione delle parti fisiche ed eteriche del capo determinò lo stato di coscienza susseguente,

quello che, dopo l’epoca atlantica, diventò proprio agli uomini:

ossia la facoltà di scorgere gli oggetti fisici in contorni netti, come li vediamo oggi.

 

Il fatto che l’uomo possa udire i suoni, sentire gli odori, vedere i colori in superficie,

dove non manifestano più l’interiorità spirituale delle cose,

tutto ciò è collegato con questo graduale stretto inserirsi l’uno nell’altro del corpo fisico e di quello eterico.

 

Nelle epoche ancora più remote, in cui il corpo eterico si trovava parzialmente al di fuori del corpo fisico,

questa parte emergente dell’eterico poteva ancora ricevere le impressioni dal corpo astrale:

impressioni che costituivano le percezioni dell’antica chiaroveggenza crepuscolare.

 

Solo quando il corpo eterico s’immerse tutto nel corpo fisico, questa chiaroveggenza fu completamente tolta all’uomo.

Da ciò la necessità, negli antichi misteri precristiani,

di provocare artificialmente negli iniziandi quelle condizioni animiche che all’epoca atlantica erano condizioni normali.

 

Vediamo quindi che nei templi dei misteri, dopo che il corpo astrale dell’iniziando aveva ricevuto le adeguate impressioni, il sacerdote ierofante traeva fuori in parte il corpo eterico di costui, così che il corpo fisico restava per tre giorni e mezzo in un sonno letargico, quasi fosse paralizzato.

 

Liberato così il corpo eterico,

l’astrale poteva imprimervi tutte le esperienze che l’uomo atlantico aveva avuto in condizioni normali.

In tal modo l’antico iniziando arrivava a vedere intorno a sé

tutto ciò che non era più soltanto conservato nei documenti scritti,

che non era più soltanto tradizione, ma che diventava ora per lui esperienza personale vissuta.

 

Rappresentiamoci le vicende vissute dall’iniziando.

Mentre il sacerdote dei misteri traeva dal suo corpo fisico parte del corpo eterico, e in questo corpo eterico libero faceva fluire le impressioni del corpo astrale, l’iniziando sperimentava i mondi dello spirito, e li sperimentava in modo così forte da riportarne il ricordo nel mondo fisico. Egli era divenuto testimone di quel che si svolge nei mondi spirituali, poteva testimoniarne egli stesso; si trovava elevato al di sopra di quanto solitamente appare diviso in popoli e in nazioni, poiché era ormai iniziato in quel principio che unisce indistintamente tutti i popoli: nella saggezza primordiale, nella primordiale verità.

 

Così stavano le cose nei misteri antichi.

Così era anche in quei momenti di cui vi potei parlare a proposito del mistero del Natale,

nel quale gli oggetti caratteristici della coscienza normale sparivano davanti allo sguardo dell’iniziato.

Considerate un poco che l’essenziale della coscienza postatlantica stava proprio in ciò:

• che l’uomo non era ormai più capace di guardare nell’interiorità delle cose,

• che tra questa e lui c’è una barriera di confine,

• e che degli oggetti del mondo fisico egli non vede se non la sola superficie.

 

Quello che per la visione dell’uomo postatlantico era divenuto opaco e impenetrabile, s’era reso chiaro e trasparente alla veggenza dell’iniziando. Egli poteva quindi, allorché giungeva per lui il grande momento della notte sacra, attraversare con lo sguardo la terra solida e vedere il Sole a mezzanotte, l’aspetto spirituale del Sole “di mezzanotte”.

 

In sostanza, dunque, questa iniziazione precristiana consisteva quasi

in un rievocare quello che già era stato naturale agli uomini, quello che, anticamente,

essi sperimentavano come loro condizione normale di coscienza.

• Ma sempre più gli uomini lasciarono dietro a sé questi ricordi del passato.

• Abbiamo visto infatti che col progredire dell’evoluzione essi man mano se ne spogliarono,

e sempre più perdettero la facoltà di sperimentare cosa alcuna fuori dal corpo fisico.

 

Nei primi periodi dell’epoca postatlantica, nelle antiche civiltà indiana, persiana ed egizio-caldaica, molti erano quelli che non avevano ancora il corpo eterico così strettamente vincolato al corpo fisico da non poter ricevere impressioni dal mondo spirituale, quasi residui atavici d’altri tempi.

 

Ma durante la susseguente epoca greco-romana, andarono del tutto svanendo questi avanzi di un’era tramontata;

e sempre meno fu possibile effettuare l’antica iniziazione allo stesso modo di prima.

• E insieme diminuiva la possibilità di conservare all’uomo il tesoro di memorie tramandate dalla saggezza primordiale.

• Così ci avviciniamo sempre più all’epoca nostra, al quinto periodo postatlantico,

e ciò significa qualcosa di assolutamente speciale nell’evoluzione dell’umanità.

 

Nel quarto periodo, dunque nell’epoca greco-latina, così come per alcuni era ancora possibile ricordare ciò che l’umanità aveva visto nell’antico stato di chiaroveggenza crepuscolare, per altri si verificava un totale inserimento nel corpo fisico e con ciò una totale esclusione dai mondi dello spirito!

 

Tutta la nostra vita presente ci mostra che l’uomo del quinto periodo postatlantico

si è poi immerso ancora maggiormente nel corpo fisico;

e il sorgere delle concezioni materialistiche ne è il contrassegno esteriore.

 

Queste spuntano a tutta prima nel quarto periodo, presso gli antichi atomisti greci, poi spariscono e riaffiorano sempre di nuovo, finché negli ultimi quattro secoli diventano così potenti, che l’uomo non solo perde la memoria dei contenuti spirituali del mondo, ma a poco a poco perde, in genere, la fede negli stessi. Questa è la condizione di fatto.

 

In questo quinto periodo l’uomo si è così profondamente immerso nel corpo fisico,

che ha perduto persino la possibilità di credere.

Molti uomini non credono più affatto che un mondo spirituale esista.

 

Ora chiediamoci, da un altro punto di vista, come si è svolto il corso dell’evoluzione umana.

Se guardiamo indietro a quell’antica epoca atlantica, potremo dire: l’uomo, allora, viveva ancora coi suoi dèi;

non credeva soltanto a sé stesso e ai tre regni della natura, ma credeva anche ai regni superiori dei mondi dello spirito,

poiché nell’epoca atlantica, come sappiamo, ne era testimone.

• Non passava notevole divario tra la sua coscienza spirituale notturna e quella diurna fìsica:

esse ancora si equilibravano, e l’uomo sarebbe stato un folle

se avesse negato ciò che intorno a lui era effettivamente percepibile, poiché gli dèi egli li vedeva.

 

La religione nel nostro senso attuale, allora non poteva esservi, poiché non ce n’era bisogno.

Ciò che costituisce il contenuto della religione, era per la maggioranza degli uomini un fatto vero e proprio;

e quanta poca religione occorre a voi per credere a rose, a gigli, a rocce e ad alberi,

altrettanto poca ne occorreva all’uomo di Atlantide per credere agli dèi, che erano per lui una realtà.

 

Ma ciò scomparve via via,

e sempre più il contenuto dei mondi spirituali si tramutò in ricordo e fu conservato,

parte nelle tradizioni di quel che ab antico si narrava come visto dagli avi,

parte nelle saghe e nei miti e in ciò che singoli uomini,

peculiarmente ancora dotati di chiaroveggenza, ne vedevano essi stessi.

• Ma, soprattutto, tale contenuto dei mondi spirituali

veniva serbato nella sapienza che i sacerdoti custodivano appunto nei misteri.

 

Tutto ciò che i sacerdoti di Ermete conservavano in Egitto e quelli di Zarathustra in Persia, tutto ciò che conservavano i saggi Caldei e i successori indiani dei santi Rishi, altro non era se non l’arte di riportare gli uomini, per mezzo dell’iniziazione, a farsi testimoni di quanto l’umanità primordiale aveva visto intorno a sé.

 

E a seconda della costituzione d’un popolo, delle sue speciali attitudini, del suo peculiare modo di sentire, a seconda del clima in cui viveva, ciò che i misteri custodivano veniva raffigurato in una data forma di religione popolare; alla base di ognuna però stava la saggezza primordiale, come una grande unità.

 

Questa saggezza primordiale era una,

• sia che Pitagora la coltivasse nella sua scuola,

• sia che la coltivassero, in Egitto, i discepoli di Ermete o i saggi Caldei nell’Asia minore,

• o Zarathustra in Persia, o i Bramani in India.

Ovunque era la medesima saggezza primordiale!

 

E soltanto, secondo i diversi bisogni e le condizioni a volta a volta speciali, essa veniva modificata, graduata nelle religioni dei popoli, così come ci si presentano ora nei singoli paesi. Qui noi vediamo il divenire della cultura religiosa.

 

Che cosa è dunque questa cultura religiosa?

La cultura religiosa è la comunicazione mediata dei mondi spirituali che vien fatta, nel modo suesposto,

a quella umanità che non è più in grado di averne l’esperienza con i propri mezzi di percezione.

Religione divenne l’annuncio, il messaggio del mondo spirituale

per tutti quelli che non potevano ormai più sperimentarlo concretamente.

• Così la vita spirituale, come cultura in forma religiosa,

si diffuse su tutta la superficie della Terra e visse nei vari periodi di civiltà,

dal periodo paleo-indiano, persiano e così via fino ai giorni nostri.

 

L’uomo si è immerso nel suo corpo fisico per fare le proprie esperienze coi suoi sensi fisici e viverne le vicende; per accogliere nella sua propria spiritualità tutto ciò che egli sperimenta all’esterno coi sensi fisici, e progredire così nella sua evoluzione.

Tuttavia, oggi che abbiamo oltrepassato la metà della nostra evoluzione postatlantica, ci troviamo, in quanto immersi nel corpo fisico, in un caso specialissimo. Non ancora tutti gli uomini, ma buona parte d’essi vi si trova già da ora.

 

• Ogni evoluzione che si svolge in seno all’umanità ha un singolare decorso:

procede in avanti fino a un dato segno, e giunta a quello segue la direzione opposta.

• Poi, dopo essere discesa fino a un punto determinato, risale di nuovo

e ripercorre le stesse tappe, solo che le ripercorre in una forma più elevata.

 

Sicché, realmente, l’uomo ha oggi davanti a sé un singolare avvenire, un avvenire in cui (e ciò è risaputo da chiunque conosca questo fatto importantissimo dell’evoluzione dell’umanità) va determinandosi un graduale scioglimento del corpo eterico dalla sua rigidità, dopo che esso, sommerso nel corpo fisico, ha percepito in forme e in contorni netti tutto quanto vi sia oggi di percepibile nel mondo materiale.

 

Il corpo eterico deve liberarsi di nuovo, riemergere,

affinché l’uomo possa salire alla spiritualità e percepire nel mondo spirituale.

• Effettivamente già oggi l’umanità si trova in quel punto dell’evoluzione

in cui per gran parte delle individualità umane si verifica di nuovo questo svincolarsi del corpo eterico.

E qui ci si presenta una cosa particolarmente degna di nota,

e noi sfioreremo addirittura il segreto della nostra epoca ponendoci sott’occhio il fatto seguente.

 

Dobbiamo figurarci come il corpo eterico sia profondamente disceso in quello fisico

ed ora si accinga alle vie del ritorno.

• Esso deve portare con sé dal corpo fisico tutto ciò che potè percepire mediante i sensi fisici;

ma per il fatto che il corpo eterico si allenta di nuovo,

tutto ciò che prima era realtà fisica in senso fisico dovrà a poco a poco rispiritualizzarsi.

• L’uomo deve dunque portare con sé, incontro all’avvenire,

la consapevolezza, la certezza del fatto che uno spirituale esiste.

Ciò non facendo, che gli accadrebbe?

 

Il corpo eterico uscirebbe sì dal corpo fisico,

ma l’uomo conserverebbe la sola possibilità di credere al mondo fisico

e gli mancherebbe la consapevolezza che lo spirituale ha una realtà che riemerge col corpo eterico stesso,

così come riemerge il frutto delle esperienze vissute nel corpo fisico.

• Potrebbe allora accadere che gli uomini

non trovino l’opportuno adattamento a questa fuoruscita del loro corpo eterico.

 

Teniamo ben fermo il punto in cui il corpo eterico umano, che risiede totalmente nel corpo fisico, riprende a uscirne. Ammettiamo ora che l’uomo rilasci il proprio corpo eterico avendo perduto, per il fatto di essere vissuto nel fisico, ogni fede nel mondo spirituale, essendosi dunque svincolato del tutto, durante la sua vita nel corpo fisico, dal mondo spirituale. Ammettiamo che la sua discesa nel corpo fisico sia stata così piena e assoluta, ch’egli non abbia potuto salvare altra convinzione se non quella che la vita fisica è l’unica realtà. Ed ora lo vediamo entrare nell’epoca susseguente: il corpo eterico si libera dal fisico, abbandona l’uomo irrevocabilmente, e l’uomo non è in grado di mettersi in salvo, in questa sua nuova condizione, portando con sé la coscienza d’un modo spirituale.

 

Ecco il pericolo che in un avvenire prossimo potrebbe pararsi innanzi all’umanità:

quello di non poter riconoscere il mondo spirituale

che dovrebbe sperimentare grazie al distacco del corpo eterico;

ma di ritenerlo sogno, fantasticheria, illusione.

 

E coloro che sono discesi nel corpo fisico nel modo, diciamo, più raffinato e sottile, diventando scienziati materialisti, ossia coloro che si sono appropriati i concetti più rigidi intorno alla materia, formano la schiera degli uomini cui più forte minaccia il pericolo che, allontanandosi il loro corpo eterico, non abbiano il minimo sentore dell’esistenza d’un mondo spirituale. Tutto ciò che allora di questo mondo spirituale essi sperimenteranno, lo riterranno illusione, sogno, fantasticheria.

 

Valga un esempio per tutti. Ultimamente un professore tedesco ha pubblicato un suo libro di psicologia dove si vuol dimostrare che l’anima è proprio identica al cervello, soltanto che ciascuno esplica le sue funzioni da un lato diverso; ora al di fuori, ora al di dentro. Dal punto di vista anatomico-fisiologico, la parte interiore è sentimento, rappresentazione, volontà; quella esteriore è cervello.

 

Troverete in questo libro una strana asserzione: vi si rileva che se esistesse un’anima autonoma, bisognerebbe allora ammettere che le sue forze dovrebbero aumentare o scemare per via di tutte le impressioni che l’uomo accoglie. Ma – si osserva – esiste la legge delle energie, la quale dice che tutte le forze che l’uomo accoglie dal di fuori egli deve di nuovo dispensarle; si rileva come infatti l’uomo spenda a sua volta anche tutta la somma delle calorie che assume. Soggiacendo questo fatto alla legge energetica generale, e dato che quanto entra lo si vede uscire di nuovo, bisognerebbe concluderne che qui non si ha a che fare con nessuna anima autonoma, bensì con meri processi materiali che si svolgono ora internamente ora esternamente.

 

Non già ch’io intenda criticare sfavorevolmente il libro o la dottrina che vi è esposta; è la stessa che viene insegnata dalle nostre cattedre scientifiche ufficiali, e gli uomini non hanno colpa se pensano così, dato che vivono sotto le più tremende suggestioni. Ma, in verità, il ricercare la somma di calore che entra in un uomo e che poi ne esce, per poi concluderne che egli non possiede un’anima, ha altrettanto senso quanto ne avrebbe l’appostarsi davanti agli uffici di una banca osservando il danaro che vi entra e che ne esce, per concluderne che, uscite tutte le energie (dunque tutte le somme di danaro), nella banca non c’è alcun impiegato.

 

Siffatte strutture di pensiero oggi le trovate in tutto ciò che si reputa psicologia ufficiale:

e quale enorme suggestione esercitano sull’umanità presente!

 

Questa è l’epoca in cui si sono maggiormente sprofondati nel corpo fisico coloro che intendono fare da guida agli uomini, credendo di operare mediante una scienza spregiudicata: essi, che durante l’immergersi del corpo eterico nel fisico, hanno totalmente persa la coscienza di un mondo spirituale! E debbo dirvi che proprio questi eruditi cadranno più degli altri in balia del destino che ora voglio descrivervi.

 

Quale, dunque, potrà essere, nel futuro, il destino di tali uomini?

• Quando, nel futuro, il corpo eterico si sarà di nuovo allentato,

necessiterà all’uomo, per vivere in modo giusto la sua vita,

la consapevolezza di ciò che si offrirà a questo corpo eterico e che risponderà ai bisogni umani di allora.

 

Ma perché ciò avvenga, perché l’uomo possa essere, nel futuro, cosciente del mondo spirituale,

bisogna che nell’uscire dal periodo della totale immersione nel fisico

egli porti con sé il sapere che un mondo spirituale esiste.

• Non dovrà mai in avvenire andare perduta la connessione tra vita religiosa e vita di conoscenza.

• L’uomo è partito da una vita che trascorreva entro la cerchia degli dèi; ad una vita fra gli dèi è chiamato a risalire.

• Ma dovrà riconoscerli, ravvisarli: dovrà proprio sapere che essi sono una realtà.

 

L’uomo, quando il suo corpo eterico si sarà allentato di nuovo,

non si potrà più ricordare dei tempi antichi;

e se nei tempi intermedi avrà perduta la coscienza dei mondi spirituali

– assuefacendosi a credere soltanto che la vita nel corpo fisico

e il visibile nel mondo fisico sono la realtà unica e sola –

egli, per tutto il tempo avvenire, resterà come sospeso nell’aria,

senza potersi orientare nei mondi spirituali; avrà come perduto il terreno sotto i piedi.

 

Ed ecco sorgere per lui il pericolo di ciò che si chiama “la morte spirituale”;

poiché, quanto lo circonderà allora, sarà per lui irrealtà, illusione,

sarà realtà della quale egli non avrà consapevolezza, realtà a cui non crederà; e l’uomo, così, si spegnerà!

• Questo è, nel mondo dello spirito, il vero morire.

Questo minaccia gli uomini, se essi, prima di penetrare nei mondi spirituali,

non portano con sé la consapevolezza di tali mondi.

 

Ma dov’è nell’evoluzione dell’umanità il punto in cui può essere conquistata a pieno questa coscienza del mondo spirituale? È il punto in cui s’è presentato agli uomini il grandioso modello dato dal Cristo, con la Sua discesa nel corpo fisico e la vittoria su di esso.

 

Nella conquista di una piena comprensione del Cristo si offre all’umanità il mezzo di riallacciarsi

alle antiche memorie dei tempi preistorici e a tutte le profezie del futuro.

Che cosa additavano, infatti, tutti quelli che, prima del Cristo, furono fondatori di religioni?

Additavano le anteriori incarnazioni dell’uomo e quelle avvenire.

Il Cristo scese nel corpo di Gesù di Nazareth quando questi contava trent’anni.

 

Cristo è l’entità che visse un’unica volta in un corpo fisico.

E con questo trionfo sulla morte, avvenuto una volta sola, viene mostrato all’uomo, purché giustamente lo intenda,

come egli debba vivere per portar con sé in ogni epoca avvenire la coscienza che esiste un mondo dello spirito.

Questa è l’unione con il Cristo.

 

E come vivrà nell’uomo futuro l’idea del Cristo?

L’uomo futuro volgerà lo sguardo indietro all’epoca in cui visse nel corpo fisico, così come l’uomo dell’epoca postatlantica guarda indietro all’epoca atlantica in cui gli umani vivevano ancora assieme agli dèi. Egli si sentirà vincitore su ciò che avrà sperimentato nel corpo fisico. Riascendendo al piano spirituale, accennerà al fisico come alla parte ormai superata. Questo dobbiamo sentirlo preannunciato in una grandiosa azione profetica, quando contempliamo il miracolo della Pasqua.

 

Due possibilità ha davanti a sé l’uomo avvenire.

• Una è che, rammentando il tempo in cui visse le sue esperienze nel corpo fisico,

dica a sé stesso: “Solo ciò che esisteva allora era reale.

Ormai siamo nel mondo delle illusioni. Realtà era la vita nel mondo fisico”.

Quest’uomo guarda alla parte fisica abbandonata come a un sepolcro, e ciò che vede nel sepolcro è cadavere;

ma il cadavere, come parte fisica, rappresenta per lui la vera realtà.

Ecco una delle possibilità.

 

• L’altra è che l’uomo, volgendo indietro lo sguardo alle sue esperienze nel mondo fisico,

le veda pure come un sepolcro, ma possa sentire in sé le parole: “Quello che cercate, non è più qui!”

La tomba è vuota, e Colui che cercate è risorto!

La tomba vuota e il Cristo risorto: ecco il mistero della profezia.

• E così, nel mistero della Pasqua, ci è dato il mistero della profezia.

 

Questa è la sintesi grandiosa compiuta dal Cristo tra il mistero del Natale, quale ripetizione dei misteri antichi, e il mistero della Pasqua quale mistero del futuro, il mistero del Cristo risorto. E sarà l’avvenire del cristianesimo, che l’idea cristiana non resti un semplice messaggio dei mondi superiori, non resti mera religione; l’idea cristiana è una confessione e un impulso della vita. Confessione, perché nel Cristo risorto l’uomo vede ciò che egli stesso dovrà sperimentare di avvenire in avvenire; impulso della vita, perché il Cristo non è solo colui al quale l’uomo eleva lo sguardo e presso cui cerca conforto, ma è colui che gli è di modello per seguirne la vita col vincere la morte.

 

Operare e vivere nello spirito del cristianesimo

vedendo nel Cristo non soltanto il consolatore, ma colui che ci precede

e che è, nel senso più profondo, affine alla nostra più profonda entità,

colui di cui la vita ci è d’esempio: ecco l’idea cristiana del futuro,

capace di compenetrare di sé tutta la conoscenza, tutta l’arte, tutta la vita.

 

E se vogliamo ricordarci tutto il grandioso contenuto della Pasqua,

troveremo in essa un simbolo del cristianesimo che è azione vera e vera vita.

Quando gli uomini, da un pezzo, non abbisogneranno più di comunicazioni religiose

che portino loro notizia degli dèi, poiché tra gli dèi essi di nuovo vivranno,

allora Cristo sarà per loro colui che li renderà forti ed invitti

onde trovare, nella cerchia stessa degli dèi, il giusto punto di vista.

 

Non occorrerà più religione per credere a quegli dèi che gli uomini di nuovo vedranno,

così come non occorreva loro quando in antico vivevano in mezzo agli dèi.

Allora gli uomini non avevano bisogno di credere agli dèi,

così come non ne avranno bisogno in avvenire quando li vedranno di nuovo

e, fortificati e rinvigoriti dalle conquiste offerte loro dal cristianesimo, rientreranno nella cerchia divina.

 

Spiritualizzati essi medesimi, gli uomini vivranno allora fra entità spirituali

e potranno compiere il proprio lavoro in mezzo ad esse.

• Così, in un avvenire non molto lontano, l’uomo vedrà di nuovo

il mondo fisico perdere per lui d’importanza e le cose fisiche a poco a poco svanire.

• La loro realtà andrà impallidendo assai prima che l’uomo lasci la Terra.

 

Ma quando le cose fisiche andranno perdendo di valore e d’importanza, l’uomo

• o vedrà dileguarsi l’essenzialità del fisico senza poter credere alla spiritualità

• oppure, credendo, salverà in sé la coscienza desta alla spiritualità del futuro

e non avrà da sperimentare la seconda morte.

 

Stare di fronte a una realtà che non viene riconosciuta come tale, porta a una grave perturbazione dello spirito.

• E gli uomini andrebbero incontro a questa perturbazione se, con l’allentamento del corpo eterico,

sorgendo innanzi a loro i mondi dello spirito, essi non li riconoscessero come tali.

• Già oggi più d’uno potrebbe avere consapevolezza di questi mondi, eppure non l’ha;

e per contraccolpo, s’ingenera in lui nervosismo, nevrastenia, paura patologica.

Questi fenomeni altro non sono, appunto, che un contraccolpo

provocato dalla mancata consapevolezza del mondo spirituale.

 

Chi di ciò ha sentimento vivo, sente pure la necessità di un movimento spirituale che, a vantaggio di coloro che van sorpassando i confini di una mera religione, conservi e custodisca la fede nell’uomo, in tutto l’uomo, cioè anche nell’uomo spirituale.

 

Riconoscere il Cristo significa riconoscere insieme l’uomo spirituale.

Portare nella vita avvenire dell’umanità l’idea del Cristo,

significa superare il cristianesimo quale religione e condurlo, quale conoscenza, ai suoi più vasti orizzonti.

Il cristianesimo penetrerà nell’arte, ampliandola, vivificandola;

largirà all’arte potere creativo nella sua più vasta misura.

 

Il Parsifal di Richard Wagner ce ne dà un primo esempio.

Il cristianesimo informerà di sé tutta la vita, scenderà in ogni attività terrena;

e l’umanità, quando già da tempo non avrà più bisogno di religioni,

sarà più che mai forte e valida grazie agli impulsi cristiani che le furono dati

quando essa si trovava a metà del quarto periodo di civiltà.

 

Il Cristo apparve tra gli uomini nel periodo greco-latino.

E come l’umanità dovette immergersi nell’imo della vita materiale,

così deve essere condotta a riascendere alla conoscenza dello spirito.

E questo impulso l’ha dato l’apparizione del Cristo.

 

Tali sentimenti devono vivificare l’anima

nei giorni in cui abbiamo simbolicamente intorno a noi il mistero della Pasqua.

Poiché esso non è solo un mistero della memoria, bensì anche un mistero del futuro,

una profezia per gli uomini che, poco alla volta,

si libereranno dai vincoli e dalle pastoie della vita meramente fisico-sensibile.

 

 

By | 2018-07-21T22:49:37+02:00 Luglio 21st, 2018|SULL'UOMO|Commenti disabilitati su COSCIENZA DELL’UOMO ATLANTICO E DELL’UOMO ATTUALE