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DISCIPLINARE IL PROPRIO PENSARE

Disciplinare il proprio pensare

O.O. 9 – Teosofia – (Il sentiero della conoscenza)


 

Con le qualità indicate, chi persegue la conoscenza si mette in grado di far agire su di sé quel che realmente esiste nel suo ambiente senza l’influenza perturbatrice delle proprie qualità. Deve però anche inserirsi nell’ambiente spirituale in modo giusto. Quale essere pensante è infatti cittadino del mondo spirituale. Potrà esserlo in modo giusto solo se durante la conoscenza spirituale darà ai suoi pensieri un corso conforme alle eterne leggi della verità, alle leggi del mondo spirituale, poiché solo così quel mondo potrà agire su di lui e rivelargli le sue realtà.

 

L’uomo non perviene alla verità solo abbandonandosi ai pensieri che di continuo attraversano il suo io, poiché allora i pensieri prendono un corso che è loro imposto dal sorgere nella natura corporea. Sregolato e confuso appare il mondo dei pensieri di chi si abbandoni a un’attività spirituale che sia anzitutto condizionata dal suo cervello corporeo. Allora un pensiero si affaccia, scompare, è cacciato da un altro.

 

Chi segua il discorso di due persone, chi senza partito preso esamini se stesso, può farsi un’idea di questa massa di pensieri vaganti come fuochi fatui. Finché ci si dedica ai soli compiti della vita sensibile, il corso disordinato dei pensieri verrà sempre rettificato dai fatti della realtà. Per quanto confusi siano i miei pensieri, la vita quotidiana impone alle mie azioni le leggi della realtà.

 

Anche se l’immagine che mi faccio di una città è quanto mai caotica, quando voglio andar da qualche parte, devo tuttavia conformarmi ai fatti esistenti. Il meccanico può entrare nella sua officina con la più confusa ridda di pensieri: le leggi delle sue macchine lo ricondurranno però a regolarsi nel modo giusto.

 

Nel mondo sensibile i fatti esercitano sempre la loro rettifica sul pensiero.

Se mi faccio una falsa rappresentazione di un fenomeno fisico oppure della forma di una pianta,

la realtà mi viene incontro e rettifica il mio pensare.

 

• Tutto è diverso, se considero il mio nesso con i campi superiori dell’esistenza.

Questi mi si rivelano soltanto se penetro nel loro mondo con un pensiero già rigorosamente disciplinato.

• Là il pensiero mi deve dare l’impulso giusto, sicuro, altrimenti non troverò la via adeguata,

poiché le leggi spirituali che si esplicano in quei mondi non sono condensate fino alla condizione fisico-sensibile

e non esercitano quindi su di me la costrizione caratterizzata.

Sarò in grado di seguire quelle leggi solo a patto che abbiano affinità con quelle che io stesso porto, come essere pensante.

• Qui devo essere io stesso la guida sicura.

 

Chi persegue la conoscenza deve quindi rigorosamente disciplinare il proprio pensare.

 

• I suoi pensieri devono gradatamente perdere del tutto l’abitudine di seguire il corso usuale. In tutto il loro andamento devono assumere il carattere interiore del mondo spirituale. Egli deve in questo senso potersi osservare e avere il dominio di sé. In lui un pensiero non deve tener dietro a un altro a capriccio, ma solo in modo conforme al rigoroso contenuto del mondo del pensiero. Il passaggio da un pensiero a un altro deve corrispondere alle severe leggi del pensiero. Quale pensatore, l’uomo deve in un certo senso presentare un’immagine costante di quelle leggi. Tutto quanto non deriva da quelle leggi deve essere da lui vietato al corso dei suoi pensieri. Se gli si affaccia un pensiero prediletto, deve respingerlo, qualora disturbi il corso ordinato della riflessione. Deve reprimerlo se un sentimento personale vuole imporre ai suoi pensieri una direzione che non sia loro inerente.

 

Platone esigeva da quelli che volevano far parte della sua scuola che prima studiassero matematica. La matematica infatti, con le sue leggi esatte che non si adeguano al corso quotidiano dei fenomeni sensibili, è una buona preparazione per chi cerca la conoscenza. Chi vuol progredire nella conoscenza deve liberarsi di ogni arbitrio personale, di ogni elemento disturbatore: si prepara al suo compito superando con la volontà ogni automatica attività arbitraria del pensare. Impara a seguire unicamente le esigenze del pensiero. Così deve imparare a procedere in tutta l’attività pensante posta al servizio della conoscenza spirituale. La stessa vita del pensiero deve essere un’immagine delle conclusioni e dei puri giudizi matematici. Ovunque si trovi egli deve sforzarsi di pensare così.

Fluiscono allora in lui le leggi del mondo spirituale che gli passano davanti senza lasciar traccia finché il suo pensare presenta il carattere abituale, confusionario. Un pensare ordinato lo conduce da sicuri punti di partenza alle verità più nascoste. Questi accenni non vanno però presi in senso unilaterale.

Sebbene lo studio della matematica costituisca un’ottima disciplina del pensiero, si può arrivare a un pensare puro, sano e pieno di vita anche senza di essa.

 

Chi cerca la conoscenza deve proporsi quel che si prefigge per il suo pensiero e anche per la sua azione. Libera da ogni influenza perturbatrice della persona, essa dovrà poter seguire le leggi della nobile bellezza e dell’eterna verità. Queste leggi devono potergli dare la direzione. Se chi cerca la conoscenza intraprende una cosa perché l’ha riconosciuta giusta e il suo sentimento personale non ne trae soddisfazione, non deve abbandonare per questo la via intrapresa. Né deve persistere in essa perché gli piace, se scopre che non concorda con le leggi dell’eterna bellezza e della verità.

 

Nella vita quotidiana gli uomini si lasciano determinare all’azione da quanto li soddisfa personalmente e porta loro frutto.

Così essi impongono agli eventi del mondo la direzione della loro personalità.

Non attuano la verità contenuta nelle leggi del mondo spirituale, ma le esigenze del loro arbitrio personale.

Si agisce nel senso del mondo spirituale solo seguendo le sue leggi.

Dalle azioni che scaturiscono semplicemente dalla persona

non nascono forze che possano offrire una base alla conoscenza spirituale.

 

Chi cerca la conoscenza non può limitarsi a domandare: che cosa mi porta frutto? come avrò un buon successo? ma deve anche poter domandare: che cosa ho riconosciuto come bene? La rinuncia ai frutti personali derivanti dall’azione e la rinuncia ad ogni arbitrio sono le gravi leggi che deve prefiggersi. Seguirà allora le vie del mondo spirituale, e le leggi di quel mondo compenetreranno tutto il suo essere. Si affrancherà così da ogni costrizione del mondo sensibile, e il suo uomo spirituale si solleverà dall’involucro sensibile. Così egli progredisce in spiritualità, così si spiritualizza.

Non si può dire: a che mi giovano tutti i propositi di seguire le leggi del vero, mentre forse sono in errore su che cosa è vero?

 

 

By | 2018-07-17T14:16:47+02:00 Luglio 17th, 2018|PENSARE|Commenti disabilitati su DISCIPLINARE IL PROPRIO PENSARE