Evoluzione, involuzione e creazione dal nulla.

O.O.107 – 17.06.09 – Antropologia S.S.-Vol. II


 

Spesso si è accennato a come l’antroposofia debba penetrare nella vita umana e a come possa diventarvi azione, fatto.

Oggi getteremo uno sguardo ai grandiosi processi evolutivi dell’universo, e alla loro espressione nell’uomo. Per cominciare, osserveremo un fatto che potrà illuminarci sull’essenza dell’evoluzione dell’universo, purché lo si voglia guardare nel giusto modo.

 

Osserviamo, dapprima soltanto esteriormente, la differenza fra l’evoluzione dell’animale e quella dell’uomo. Basterà dire anche una sola parola sull’argomento, tenere presente anche una sola idea, per rilevare subito la differenza fra il concetto dell’evoluzione animale e quello dell’evoluzione umana. Basterà solo tener presente la parola “educazione”.

 

Un’educazione vera è impossibile nel mondo animale. Con un adeguato addestramento si può portare l’animale a compiere atti che si scostano da tutto ciò che in esso è istintivamente improntato, dalla disposizione che risiede in esso a priori e che in esso poi si esplica. Ma bisogna proprio oltrepassare il limite dell’entusiasmo e dell’amore per gli animali, ad esempio per i cani, per voler negare l’assoluta differenza fra l’educazione umana e quanto è possibile intraprendere con un animale. Basterà soltanto ricordarsi di un’importante nozione della nostra concezione antroposofica, per rendere evidente anche quanto sta alla base di questa prima superficiale constatazione.

 

È noto che l’uomo si sviluppa a poco a poco in modo assai complicato. Si è spesso ripetuto che nei primi sette anni della sua vita, fino al cambio dei denti, l’uomo ha da provvedere al suo sviluppo in tutt’altro modo che più tardi, fino ai quattordici, e poi fino ai ventun anni. Oggi ne parleremo solo con accenni, perché sono cose a voi già note. Sappiamo che, per lo studioso della scienza dello spirito, si tratta nell’uomo di una nascita multipla.

 

L’uomo nasce nel mondo fisico quando abbandona il corpo della madre, quando si libera dell’involucro fisico materno.

• E quando si è liberato dell’involucro fisico materno, l’uomo è ancora avvolto in un altro, secondo involucro eterico materno.

Nel primo settennio il corpo eterico del bambino è circondato da ogni parte da correnti eteriche esterne, che appartengono all’ambiente, così come il corpo fisico è circondato fino alla nascita dall’involucro fisico materno.

• Col cambio dei denti questo involucro eterico viene espulso, e allora soltanto, alla età di sette anni, nasce il corpo eterico.

• Ma a quell’età il corpo astrale è ancora avvolto nell’involucro astrale materno, che viene abbandonato con la pubertà.

Da allora in poi il corpo astrale dell’uomo si sviluppa liberamente fino ai ventuno o ai ventidue anni, età in cui nasce il vero io dell’uomo, in cui l’uomo si desta a completa intensità interiore, in cui dall’interno elabora il suo io che si è evoluto attraverso le varie precedenti incarnazioni.

• Alla coscienza chiaroveggente risulta in proposito un fatto particolarissimo.

 

Si osservi un tenerissimo bambino per alcune settimane consecutive, o forse per mesi. Se ne vedrà la testa, il capo circondato da correnti e forze eteriche e astrali. Ma queste correnti e forze eterico-astrali diventano a poco a poco più indistinte e dopo un certo tempo si perdono. Che cosa avviene propriamente?

Avviene qualcosa che si può arguire anche senza un’osservazione chiaroveggente, ma che è confermato dall’osservazione chiaroveggente. Il cervello del neonato non è ancora quello che sarà più tardi dopo alcune settimane o mesi.

Il neonato percepisce sì già il mondo esterno, ma nel suo cervello non esiste ancora uno strumento che possa collegare in un determinato modo le impressioni esterne.

Alcuni fasci nervosi che collegano le diverse parti del cervello, si sviluppano soltanto dopo la nascita del bambino.

Questi fasci nervosi per cui l’uomo impara gradatamente a collegare col pensiero le impressioni del mondo esterno,si formano soltanto gradualmente, dopo la nascita del bambino.

Un neonato udrà, per esempio, una campana, e anche la vedrà, ma non collegherà subito l’impressione sonora e visiva nel giudizio “la campana suona”.

Questo egli lo impara soltanto a poco a poco, perché la parte del suo cervello che è strumento per la percezione del suono e la parte che è strumento per la percezione visiva si collegano l’una all’altra soltanto nel corso della vita; solo in tal modo è possibile il giudizio: “Ciò che io vedo è la medesima cosa che anche risuona”.

Così questi fasci si sviluppano nel cervello, e le forze che li elaborano nelle prime settimane dello sviluppo infantile, il chiaroveggente le può vedere come qualcosa che avvolge ancora da fuori, in modo particolare, il cervello. Ma ciò che avvolge il cervello da fuori penetra più tardi e vive dentro di esso, agendo non più da fuori, ma dall’interno.

Ciò che nelle prime settimane dello sviluppo infantile agisce da fuori non potrebbe poi continuare ad agire su tutto lo sviluppo dell’uomo in crescita, se non fosse protetto dai vari involucri.

 

Ciò che ho appena descritto, e che agisce da fuori, penetra poi nel cervello; si sviluppa sotto l’involucro di protezione prima del corpo eterico, e poi del corpo astrale, e soltanto all’età di ventidue anni ciò che ha agito da fuori diviene attivo da dentro.

Quel che prima era fuori dell’uomo nei primi mesi della sua esistenza, quel che poi è penetrato in lui si libera dagli involucri e diventa attivo soltanto verso i 20-22 anni; allora, così liberato, sviluppa quell’intensità di cui si è già parlato.

Consideriamo ora questo graduale processo dello sviluppo umano. Paragoniamolo allo sviluppo della pianta.

 

Della pianta sappiamo: qui, nel mondo fisico dove dapprima si presenta a noi, essa ha soltanto il suo corpo fisico ed il suo corpo eterico; il corpo astrale essa l’ha intorno a sé, ma dentro a sé ha i soli corpi fisico ed eterico.

La pianta sguscia fuori dal seme, poi forma il suo corpo fisico e, gradualmente, anche il suo corpo eterico.

Ma possiede soltanto il corpo eterico [oltre al fisico].

 

• Abbiamo visto che il corpo eterico dell’uomo ha sempre ancora intorno a sé il corpo astrale, fino alla maturità sessuale, e che soltanto allora il corpo astrale dell’uomo nasce veramente.

La pianta però, dopo la sua maturità sessuale, non può generare nessun corpo astrale, perché non ne possiede uno.

Conseguenza necessaria di ciò è che la pianta, alla maturità sessuale, non ha più null’altro da sviluppare; ha assolto il suo compito nel mondo fisico e, dopo essere stata fecondata, muore.

Si può osservare come in certi animali inferiori succeda una cosa simile, come il corpo astrale non sia ancora penetrato nel corpo fisico, nella stessa misura in cui lo è negli animali superiori.

Gli animali inferiori si distinguono appunto perché il loro corpo astrale  non è ancora completamente penetrato nel corpo fisico.

 

Prendiamo, per esempio, una mosca effimera: essa nasce, vive fino alla fecondazione, è fecondata e muore. Perché? Perché è un essere che similmente alla pianta ha in gran parte fuori di sé il proprio corpo astrale, e perciò non ha nulla più da sviluppare quando subentra la maturità sessuale.

Per un certo riguardo, uomo, animale e pianta fino alla maturità sessuale si evolvono in modo simile.

Ma dopo la maturità sessuale la pianta non ha più alcun compito evolutivo da adempiere nel mondo fisico, e muore.

 

L’animale ha ora ancora il corpo astrale, ma non ha un io.

Perciò dopo la maturità sessuale l’animale ha ancora in sé una certa riserva di possibilità di sviluppo.

Il corpo astrale diventa libero; e fino a che il corpo astrale si sviluppa libero, finché ci sono in esso delle possibilità di sviluppo, l’animale superiore dopo la maturità sessuale continua ad evolversi.

Ma nell’animale il corpo astrale non ha, nel mondo fisico, nessun io in sé.

L’io dell’animale è un io di gruppo, abbraccia sempre un intero gruppo e risiede nel mondo astrale.

L’io di gruppo animale nel mondo astrale ha tutt’altra possibilità di evoluzione che non l’animale qui nel mondo fisico.

Ma il corpo astrale dell’animale ha una ben limitata possibilità di sviluppo, che porta in sé, come disposizione, già da quando viene al mondo.

 

Il leone ha qualcosa che si esplica nel suo corpo astrale come una somma di impulsi, d’istinti e di passioni. Nel leone può esplicarsi quanto di istinti, brame e passioni vive nel suo corpo astrale. Ciò dura fino al momento in cui un io potrebbe nascere; ma l’io non c’è: è sul piano astrale.

E quando l’animale è giunto allo stadio che nell’uomo corrisponde ai ventuno anni, il suo potere di sviluppo è del tutto esaurito.

Naturalmente la durata della vita varia secondo le circostanze, e gli animali non vivono tutti fino ai 21 anni.

Ma la vera evoluzione animale si esplica nell’uomo fino ai suoi 21 anni, quando l’io è generato.

Naturalmente non è lecito, con ciò, dire che l’evoluzione umana è fino ai 21 anni un’evoluzione animale; non lo è, infatti, poiché quello che si libera così, ai 21 anni, esiste già nell’uomo fin dall’inizio, fino dal concepimento, e ora diventa libero.

 

Dato che nell’uomo fin dall’inizio vi è qualcosa che poi ai 21 anni diventa libero, egli non è un’entità animale, poiché l’io opera in lui fin dall’inizio anche se non è libero.

Questo è propriamente l’io che può essere educato.

L’io, con quanto esso elabora a contatto col corpo astrale, con il corpo eterico e con il corpo fisico, è ciò che passa da incarnazione a incarnazione.

 

• Se all’io in una nuova incarnazione non si aggiungesse nulla di nuovo, l’uomo, alla sua morte fisica, non potrebbe portare nulla con sé dalla sua ultima vita tra la nascita e la morte. E se non potesse portare nulla con sé, nella vita successiva starebbe precisamente allo stesso grado che nella precedente.

• Durante la vita noi vediamo l’uomo percorrere un’evoluzione e conquistarsi, accogliere in sé ciò che l’animale non può accogliere, perché per l’animale la possibilità di evolvere le sue disposizioni è conclusa: perciò l’uomo arricchisce continuamente il proprio io, perciò sale di incarnazione in incarnazione, sempre più in alto.

 

L’uomo porta in sé l’io, che nasce soltanto ai 21 anni, ma che già prima opera in lui; perciò si può applicare a lui un’educazione, perciò si può far di lui qualcosa d’altro da quello che egli era, in origine, per sua disposizione.

Il leone porta con sé la sua natura di leone e la esplica.

L’uomo non porta soltanto con sé la sua natura, quale natura generale della specie umana, ma anche quanto ha già acquisito, quale io, nell’ultima incarnazione.

E questo può sempre più trasformarsi, con l’educazione e con la vita, e può costituire un nuovo impulso, quando l’uomo passa per la porta della morte e si deve preparare per una nuova incarnazione.

 

Dobbiamo aver ben chiaro che l’uomo accoglie in sé nuove realtà di evoluzione e si arricchisce di continuo.

• Ma che cosa avviene, quando l’uomo si arricchisce in questo modo di nuove realtà evolutive?

Dobbiamo qui innalzarci a tre concetti molto importanti, ma alquanto ardui.

Dato che siamo un gruppo che lavora già da anni, sarà però possibile salire a concetti che sono di più difficile comprensione.

 

Per acquisire questi tre concetti, consideriamo una pianta che abbia raggiunto il suo pieno sviluppo, ad esempio il mughetto.

Ecco che abbiamo dinanzi la pianta in una certa sua forma; ma possiamo contemplarla anche in una sua forma diversa, cioè come piccolo seme: avremo in tal caso davanti agli occhi una formazione minuscola.

E potremo dire: “Nel seme sta racchiuso tutto quanto più tardi potrò distinguere come radice, fusto, foglie e fiori.

Ho quindi dinanzi a me il mughetto come seme, e poi anche come pianta completamente sviluppata.

Ma non potrei contemplare il seme, se non fosse stato prodotto in precedenza da un altro mughetto”.

 

Per la coscienza chiaroveggente c’è però anche dell’altro: nell’osservare il mughetto completamente sviluppato, essa ne scorge la corporeità fisica compenetrata da un corpo eterico, una specie di corpo di correnti luminose che lo percorre tutto quanto, dall’alto in basso.

Nel caso del mughetto questo corpo eterico non oltrepassa di molto i limiti del corpo fisico della pianta e non si distingue gran che da quest’ultimo.

Se invece si osserva il piccolo seme del mughetto, lo si trova sì minuscolo, ma vi s’inserisce un meraviglioso corpo eterico, disposto tutt’intorno a raggiera, e precisamente in modo che il semino sta a un termine del corpo eterico in un rapporto simile a quello del nucleo di una cometa con la sua coda.

Il seme fisico in effetti è solo un punto addensato nel corpo di luce o eterico del mughetto.

 

Allo studioso di scienza spirituale, il mughetto sviluppato risulta evoluto dall’essere che prima era nascosto.

Quando si trova davanti al seme, in cui il fisico è minuscolo e soltanto lo spirituale è grande, egli dice: “Il vero essere del mughetto è racchiuso nel seme fisico”.

Così, riguardo al mughetto, dobbiamo distinguere due stati.

Uno di involuzione di tutto l’essere del mughetto in cui il seme contiene racchiusa, involuta l’essenza della pianta.

Crescendo, essa passa allo stato di evoluzione; e poi di nuovo tutto l’essere del mughetto si racchiude dentro al nuovo seme in divenire.

 

Si alternano così evoluzione e involuzione nel divenire di una pianta;

• durante l’evoluzione lo spirituale sempre più svanisce e il fisico diventa predominante;

• durante l’involuzione svanisce sempre più il fisico e lo spirituale si fa sempre più possente.

 

• In un certo senso si può dire che nell’uomo evoluzione e involuzione si alternano in modo ancor più radicale.

 

Fra la nascita e la morte, il corpo fisico e il corpo eterico – e anche l’elemento spirituale in certo modo – collimano con l’elemento fisico (l’uomo infatti è evoluto come essere terrestre).

Ma l’uomo che è passato per la morte – contemplato chiaroveggentemente – non lascia nella vita fisica neppure quel tanto che vi lascia il mughetto nel suo seme; nell’uomo il fisico svanisce totalmente, non lo si può più affatto vedere, involuto com’è tutto nello spirituale.

Allora l’uomo passa nel devacian e, rispetto alla sua entità terrestre, si trova in stato di involuzione.

 

Rispetto all’entità umana terrestre,

• l’evoluzione sta fra nascita e morte,

• e l’involuzione fra la morte e una nuova nascita.

 

Ma vi è una grande differenza fra l’uomo e la pianta.

• Nella pianta possiamo parlare di evoluzione e involuzione, mentre nell’uomo dobbiamo parlare anche di un terzo elemento che vi si aggiunge.

Se non parlassimo di un terzo elemento, non potremmo abbracciare totalmente l’evoluzione di un uomo.

La pianta attraversa sempre involuzione ed evoluzione; ogni nuova pianta è una ripetizione della vecchia, è tutta uguale alla pianta precedente.

• L’essere del mughetto si involve sempre nel seme e se ne evolve.

Ma cosa avviene nell’uomo?

 

• E noto che l’uomo, durante la vita fra nascita e morte, accoglie nuove possibilità evolutive, si arricchisce.

Perciò l’uomo non è uguale alla pianta.

L’evoluzione dell’uomo sulla Terra non è una semplice ripetizione dello stato precedente, ma è un innalzamento della sua esistenza.

Ciò che l’uomo accoglie fra nascita e morte lo inserisce anche in ciò che esisteva già prima.

Perciò in lui non avviene una semplice ripetizione, ma ciò che si evolve compare poi ad un grado più alto.

Donde proviene, in sostanza, ciò che l’uomo accoglie?

Come possiamo comprendere che l’uomo riceve e accoglie qualcosa di nuovo?

 

Giungiamo con ciò ad un concetto della massima importanza e della massima difficoltà (non a caso ne parlo in una delle nostre ultime riunioni, affinché possiate riflettervi durante tutta l’estate; si tratta infatti di concetti sui quali è bene riflettere mesi e anni per poter a poco a poco approfondirli).

Donde viene ciò che l’uomo continuamente incorpora in se stesso?

Cerchiamo di comprenderlo con un semplice esempio.

Rappresentiamoci tutto quanto appartiene all’evoluzione e supponiamo che un uomo si trovi di fronte ad altri due: egli è passato attraverso incarnazioni precedenti e ha esplicato ciò che esse hanno posto in lui. Questo vale anche per gli altri due uomini che gli stanno dinanzi. Supponiamo ora che il primo dica: “Questi due si presentano assai bene l’uno accanto all’altro”. Gli piace proprio che stiano vicini.

Non è detto che ad un’altra persona piacerebbe altrettanto. Il piacere che uno prova nel vedere quei due insieme non ha nulla a che fare con le loro possibilità evolutive; non è che essi abbiano acquistato la facoltà di piacere al terzo, stando l’uno accanto all’altro. Si tratta di tutt’altra cosa, la quale dipende esclusivamente dal fatto che questo terzo si trova proprio di fronte ai due uomini. Vedete dunque che l’uomo prova dentro di sé un sentimento di gioia, per la presenza di quei due. Questo sentimento non è per nulla connesso con la loro evoluzione.

• Esistono nel mondo cose che sorgono soltanto perché determinate condizioni si incontrano.

Non è che i due uomini siano congiunti dal loro karma.

Vogliamo prendere in considerazione la gioia che si accende nel terzo in presenza degli altri due.

 

Facciamo un altro esempio.

Supponiamo che un uomo stia in un determinato punto della Terra e rivolga lo sguardo allo spazio celeste: vede così una certa costellazione. Se egli stesse cinque passi più avanti, vedrebbe qualcos’altro. Questa vista produce in lui un sentimento di gioia, che è del tutto nuovo.

• L’uomo in tal modo passa per una somma di esperienze del tutto nuove, le quali non sono affatto condizionate dalla sua evoluzione precedente.

 

Tutto quello che il mughetto porta in sé, è condizionato dalla sua evoluzione precedente.

Ma così non è per l’azione dell’ambiente sull’anima umana.

L’uomo ha una grande quantità di interessi che non hanno a che fare con una evoluzione precedente, ma che esistono in quanto, per determinate condizioni, l’uomo entra in contatto con il mondo esterno. Per la gioia che egli prova, è avvenuto in lui qualcosa, è avvenuta per lui un’esperienza. Nell’anima umana è sorto un quid, non determinato da nulla di precedente, ma generato dal nulla.

Tali creazioni dal nulla sorgono continuamente nell’anima umana.

Sono esperienze dell’anima, le quali non si sperimentano per mezzo di fatti, ma per mezzo di relazioni, di nessi fra i fatti, che l’uomo stesso elabora in sé.

 

Vi prego di distinguere bene

• fra le esperienze che si hanno per mezzo di fatti

• e quelle che si hanno per mezzo dei rapporti fra i fatti.

 

La vita si divide veramente così in due parti che si interpenetrano senza un limite:

• in esperienze che sono rigorosamente condizionate da cause precedenti, dal karma,

• e in esperienze che non sono condizionate dal karma, che entrano per la prima volta nel nostro orizzonte.

Vi sono interi campi della vita umana che rientrano in questa categoria.

 

Supponiamo che voi udiate che in qualche luogo è avvenuto un furto: naturalmente il fatto è condizionato da questo o quel processo karmico. Ma supponiamo che voi sappiate soltanto del furto e non conosciate il ladro; perciò nel mondo esiste effettivamente, obiettivamente una certa persona che ha rubato, ma voi non lo conoscete.

Il ladro non viene certo a dirvi: “Arrestatemi, ho rubato”; voi dovete, da ogni sorta di indizi, raccogliere fatti che vi possano fornire la prova che il ladro sia l’una o l’altra persona. Le idee che in proposito voi elaborate, non hanno nulla a che vedere coi fatti obiettivi. Dipendono da tutt’altro, e magari anche dal fatto che voi siete più o meno intelligenti. I concetti che voi ordinatamente esplicate in proposito non determinano affatto la persona del ladro, ma sono un processo che si esplica tutto in voi e viene applicato al fatto esterno.

In sostanza, tutta la logica è qualcosa che si aggiunge esteriormente alle cose.

E tutti i giudizi estetici che pronunziamo, sono cose aggiunte.

L’uomo, in tal modo, arricchisce la sua vita da elementi che non sono precedentemente determinati da cause, ma che egli sperimenta mettendosi in un determinato rapporto con le cose.

 

Se percorriamo rapidamente col pensiero e ci poniamo davanti agli occhi l’intera vita dell’uomo, così come si è evoluta dall’antico Saturno, Sole e Luna, fino alla nostra evoluzione terrestre, troviamo che su Saturno non si poteva ancora parlare di un tale contrapporsi dell’uomo ai fatti obiettivi. Allora esisteva soltanto la necessità.

E così era sul Sole e sulla Luna; e come era per l’uomo sulla Luna, così è ancor oggi per l’animale.

L’animale sperimenta soltanto ciò che è condizionato da cause precedenti.

 

Esperienze del tutto nuove, le quali non siano condizionate da cause precedenti, le ha solo l’uomo.

Perciò soltanto l’uomo è, nel vero senso della parola, suscettibile di un’educazione; soltanto l’uomo aggiunge sempre del nuovo a ciò che è determinato karmicamente.

Soltanto sulla Terra l’uomo ha la possibilità di aggiungere nuovi elementi.

 

Sulla Luna la sua evoluzione non era progredita al punto da permettergli di aggiungere del nuovo a quanto già si trovava in lui come disposizione.

Sebbene non fosse un animale, egli stava allora sul gradino dell’evoluzione animale.

In ciò che intraprendeva egli era condizionato da cause esterne.

Ma anche oggi lo è, fino ad un certo grado; infatti, le esperienze libere penetrano solo lentamente nell’uomo.

E penetrano tanto più in lui quanto più in alto egli si trova sui gradini dell’evoluzione.

 

Prendiamo i quadri di Raffaello, e pensiamo che un cane vi stia dinanzi.

Esso vede in essi ciò che vi è di obiettivo. Vede ciò che dei quadri gli si presenta in quanto sono oggetti sensibili. Ma supponiamo che un uomo stia di fronte a questi quadri; vi vedrà tutt’altro: ciò è possibile soltanto perché egli in incarnazioni precedenti ha già subito una maggiore evoluzione.

Ed ora prendiamo un uomo geniale, per esempio Goethe; egli vede in quei quadri ancora più cose, egli conosce il significato dei diversi modi di disegnare.

Quanto più evoluto è l’uomo, tanto più vede.

 

Quanto più l’uomo si è già arricchito nell’anima, tante più sono le relazioni che egli aggiunge alle sue esperienze animiche.

Queste diventano proprietà della sua anima, si depositano nella sua anima.

Ma tutto ciò è divenuto possibile all’umanità soltanto con l’evoluzione della Terra.

 

Ora avviene quanto segue.

L’uomo si evolve a suo modo attraverso le successive epoche.

È noto che la Terra sarà sostituita da Giove, Venere e Vulcano.

Durante tale evoluzione, l’interiorità dell’uomo, cioè la somma delle esperienze che egli fa, prescindendo in tal modo da cause precedenti, si arricchisce sempre più.

E sempre minor significato avrà per lui quanto egli avrà portato da condizioni precedenti, dall’epoca di Saturno, Sole e Luna.

L’uomo nella sua evoluzione si svincola dalle condizioni precedenti.

E quando la Terra avrà raggiunto lo stato di Vulcano, allora l’uomo si sarà liberato da tutto ciò che ha accolto durante l’evoluzione di Saturno, Sola e Luna.

Tutto ciò egli lo avrà abbandonato.

 

Toccheremo ora un concetto più difficile, che potrà essere illuminato con un paragone.

Immaginate di star seduti in una vettura che avete ricevuto in dono oppure ereditato. Fate una gita in vettura. Una ruota si guasta. Sostituite la vecchia ruota con una nuova. Ora avete la vecchia vettura, con una ruota nuova.

Supponiamo che dopo un certo tempo un’altra ruota si guasti; la cambiate, e avete così la vecchia vettura con due ruote nuove. Similmente cambiate la terza, la quarta ruota, ecc., e potete facilmente immaginarvi che un bel giorno non avrete davvero più nulla della vecchia vettura, ma avrete sostituito tutto il vecchio col nuovo. Non avete più nulla di ciò che avete ereditato o ricevuto in dono; continuate a sedervici dentro, ma in sostanza è tutto un altro veicolo.

Trasportiamo questo all’evoluzione umana.

 

Durante lo stato planetario di Saturno, l’uomo ha ricevuto l’abbozzo del suo corpo fisico e l’ha a poco a poco elaborato, sul Sole il corpo eterico, sulla Luna il corpo astrale, sulla Terra l’io; a poco a poco egli perfeziona questi corpi.

Ma nell’io, egli sempre più sviluppa le nuove esperienze, e abbandona ciò che ha ereditato, ciò che in passato gli è stato dato da Saturno, Sole e Luna.

• E verrà un tempo, il tempo dell’evoluzione di Venere, in cui l’uomo avrà deposto tutto ciò che gli dèi gli hanno donato durante l’evoluzione di Saturno, Sole e Luna, e nella prima metà dell’evoluzione della Terra.

Egli deporrà tutto ciò, come sono stati deposti nel nostro esempio i singoli pezzi della vettura. E a poco a poco sostituirà tutto con elementi che prima non esistevano, con elementi che egli avrà accolto dalle nuove condizioni.

Arrivato su Venere, l’uomo non potrà dire: “Ho ancora in me tutto dall’antica evoluzione saturnia, solare e lunare”, perché tutto questo egli lo avrà già deposto; e al termine della sua evoluzione egli porterà in sé non ciò che ha ricevuto, ma ciò che egli stesso avrà elaborato in sé, ciò che avrà edificato in sé dal nulla.

• Questo è il terzo elemento che si aggiunge a evoluzione e involuzione: la creazione dal nulla.

 

Evoluzione, involuzione e creazione dal nulla è quanto dobbiamo abbracciare con lo sguardo, se vogliamo contemplare tutta la grandezza e maestà dell’evoluzione umana.

• Possiamo così comprendere come gli dèi in principio abbiano costruito il veicolo dei nostri tre corpi, come essi abbiano a poco a poco edificato questo veicolo e poi ci abbiano dato la facoltà di superarlo; come noi possiamo deporlo pezzo per pezzo, perché gli dèi vogliono farci, pezzo per pezzo, a loro immagine, vogliono farci diventare capaci di dire a noi stessi: “Mi è stata data la disposizione a ciò che io debbo diventare, ma da questa disposizione io mi sono creato una nuova entità”.

Spiriti grandi, spiriti superiori hanno già in precedenza sviluppato quello che l’uomo in tal modo contempla come un grandioso, meraviglioso ideale di un lontano avvenire: non soltanto aver coscien