//////EVOLUZIONE RECESSIVA DEL CAPO E PROGRESSIVA DEL RESTANTE ORGANISMO – I

EVOLUZIONE RECESSIVA DEL CAPO E PROGRESSIVA DEL RESTANTE ORGANISMO – I

Evoluzione recessiva del capo e progressiva del restante organismo – I

O.O. 194 – La Missione di Michele – 22.11.1919


 

Si parla oggi dell’uomo come di una entità unitaria, indifferentemente che si parli del suo corpo o della sua anima; si parla dell’anima come di una entità unitaria, del corpo come di una entità unitaria.

 

Tuttavia abbiamo visto nelle nostre argomentazioni che nell’essere umano vige anzitutto la grande contrapposizione  tra il capo e tutto il resto del corpo (come è noto si possono fare ulteriori divisioni, ma ora noi vogliamo riunire le altre parti – si schizza la parte più a destra della figura che segue).

 

Se ci si interroga sull’evoluzione dell’uomo, si deve farlo in maniera diversa

• per la formazione del capo

• e per la formazione del resto del corpo.

 

Se prendiamo in considerazione la formazione del capo umano (inteso in un primo tempo solo come elemento corporeo) in quanto esso contiene gli organi per la percezione sensoria o per l’attività di pensiero o di rappresentazione, dobbiamo guardare indietro, assai lontano nell’evoluzione cosmica dell’uomo.

Dobbiamo quindi convenire che quanto trova oggi la sua espressione nella formazione del capo umano si è sviluppato e trasformato a poco a poco: si è evoluto durante la formazione dell’antico Saturno, durante la formazione dell’antico Sole e quella dell’antica Luna e ha continuato la sua ulteriore evoluzione sulla Terra.

Ma non fu così per la restante parte della corporeità umana.

Sarebbe del tutto falso cercare una storia unitaria di sviluppo per l’uomo nel suo complesso.

 

Possiamo dire (si continua nel disegno): la formazione del capo risale ai precedenti gradi planetari di formazione della nostra Terra: formazione della Luna, formazione del Sole, formazione di Saturno. Quel che ha trovato alla fine la sua diretta conclusione nel capo umano, risale a una lunga evoluzione precedente.

 

Ma se vi aggiungiamo tutto il resto che è parte dell’uomo non possiamo risalire fino alla formazione di Saturno, ma dobbiamo affermare:

• possiamo seguire a ritroso la parte dell’uomo all’infuori del capo, per quanto si riferisce alla formazione del torace, tutt’al più fino alla formazione planetaria della Luna (nel disegno la linea perpendicolare di demarcazione),

• mentre le membra si sono aggiunte all’uomo solo durante la formazione della Terra.

 

 

Possiamo considerare l’uomo in modo corretto dicendo press’a poco e come paragone quanto segue, ma prego di intenderlo come un paragone.

Ci si può molto facilmente immaginare per ipotesi che, a causa di determinate condizioni nel cosmo (condizioni di adattamento connesse con relazioni interiori di crescita), si siano aggiunte all’uomo delle membra nuove. Non sarebbe allora necessario seguire a ritroso l’intera forma umana in evoluzioni anteriori, ma si direbbe che l’uomo deve venir seguito a ritroso durante la sua evoluzione solo a partire da un determinato momento, quando si è aggiunto questo o quel membro.

 

Che noi siamo tentati di non pensarla a questo modo in rapporto al capo e al corpo restante, deriva dal fatto che in base alle dimensioni esterne il corpo è più grande del capo.

Ma la verità è che

• la formazione del capo risale a epoche più remote

• e la formazione del resto corrisponde ad aggiunte più tarde.

 

Parlando in generale di una connessione dell’uomo con il mondo animale in rapporto all’evoluzione, si può dire solamente:

• ciò che vi è nel capo umano risale a una precedente formazione animale.

Il capo umano è una figura animale trasformata, molto trasformata.

 

• In condizioni fisiche del tutto diverse dalle attuali, in una epoca in cui non esistevano gli animali, l’uomo ebbe una formazione animale.

• Gli animali si formarono più tardi in aggiunta all’uomo, e la parte nell’uomo che ebbe una forma animale è adesso il capo umano, la testa dell’uomo.

• Tutto quanto si aggiunse alla testa per formare il restante organismo umano, si è aggiunto contemporaneamente all’evoluzione degli animali, non ha quindi niente a che fare con una origine animale.

 

Possiamo dunque concludere:

• l’elemento che appare a tutta prima come il più nobile dell’uomo ci rimanda all’animalità; riguardo ad esso l’uomo ebbe in precedenza una specie di figura animale.

• Abbiamo invece ricevuto tutto il resto del nostro corpo durante l’evoluzione cosmica, parallelamente all’evoluzione degli animali, come appendice organica della testa.

 

• Il capo è divenuto in un certo senso il nostro organo di pensiero; proprio quello che ha origine animale è divenuto il nostro organo di pensiero, se così possiamo dire.

Solo che ha una singolare origine animale: se oggi prendiamo un capo umano non vi riconosceremmo subito, anatomicamente, ciò che rimanda alla figura animale.

Ma guardando con più precisione, se siamo capaci di interpretare giustamente la forma degli organi della testa, riconosceremo che essi sono organi dell’animalità, trasformati.

 

A questo punto dobbiamo tuttavia menzionare che la trasformazione dell’animalità del capo umano è avvenuta in quanto nel capo stesso è penetrata un’evoluzione recessiva.

La vita pienamente vivente di stadi evolutivi precedenti è nel capo dell’uomo sulla via del morire, è in un corso involutivo rivolto all’indietro.

 

Ho detto una volta:

se noi uomini fossimo solo testa, non potremmo vivere, dovremmo sostanzialmente continuare a morire,

• perché la condizione organica del capo umano, per le sue forze stesse, non è un processo vitale ma un processo di morte.

Tutto quanto è nel capo viene di continuo rivivificato dal resto dell’organismo umano.

 

Che il capo partecipi alla vita generale dell’organismo, è dovuto alla vita del restante organismo.

Se il capo dovesse affidarsi solamente alle forze per le quali è organizzato, alle forze di percezione sensoria e di rappresentazione, esso morirebbe di continuo.

Il capo ha sempre la tendenza a morire, deve essere continuamente rianimato.

 

Quando pensiamo, quando percepiamo con i sensi, non è un processo ascendente, un processo di vita commisurato alla crescita, quello che avviene nel nostro capo, nel nostro sistema nervoso in generale e nel suo collegamento con gli organi dei sensi; in tal caso potremmo solamente dormire, sprofondarci in un sonno profondo, e mai potremmo avere un chiaro pensiero.

Solo per il fatto che la morte continua a passare nel nostro capo, che vi è in esso una continua involuzione, che i processi organici vi sono continuamente respinti, il pensiero e la percezione sensoria possono prendervi posto.

 

Chi vuol spiegare il pensiero e la percezione sensoria in maniera materialistica secondo processi del cervello, non sa affatto che cosa accade nella testa, crede che vi avvengano processi paragonabili a quelli di crescita o simili. Ma non è così: sono processi di morte quelli che corrono parallelamente al percepire sensorio e al rappresentare, sono processi di demolizione, di distruzione.

 

La materia organica deve prima venir demolita e distrutta,

e solo allora sorge dal processo di distruzione il processo di pensiero.

 

Queste cose sono intese oggi dall’umanità in modo da tentare di capirne la natura solo in maniera esteriore.

L’uomo pensa, percepisce con i sensi, ma di quello che succede parallelamente nel suo organismo non sa nulla, rimane del tutto nel suo inconscio.

 

Solo mediante i procedimenti che ho descritti nel mio libro L’iniziazione si può grado a grado ascendere a una conoscenza che non vive semplicemente in quella che si usa chiamare, ormai solo come frase fatta, l’anima, cioè nella percezione sensoria e nel pensiero.

Con tali procedimenti l’anima attraversa uno sviluppo che le permette di dedicarsi da un lato al pensiero e alla percezione sensoria e nel contempo di percepire quello che avviene nel cervello: allora non si percepisce quello che altrimenti si sente come processo di crescita, ma un processo di demolizione che deve venir perpetuamente compensato e pareggiato dal restante organismo.

 

• Ecco qual è il tragico fenomeno che accompagna una reale conoscenza dell’attività del nostro capo. Il chiaroveggente non può davvero rallegrarsi di una fioritura di processi organici, quando pensa o quando adopera i sensi, ma deve fare la conoscenza di un processo di distruzione; deve inoltre rendersi conto che il materialista è convinto che nel capo umano abbiano luogo proprio i processi che sono esclusi quando l’uomo pensa o percepisce con i sensi. Il materialismo deve presumere proprio il contrario della verità.

 

Come già sappiamo,

noi non dormiamo solamente tra l’addormentarsi e il risvegliarsi,

ma con una parte del nostro essere dormiamo in continuità:

• siamo desti solo con il nostro pensiero, con il rappresentare e con il percepire sensorio;

• sogniamo con la vita di sentimento,

• dormiamo del tutto con la vita di volontà.

 

Abbiamo infatti solo i pensieri, le idee di quel che vogliamo, ma non siamo consci dei processi della nostra volontà.

Quello che la volontà fa in realtà si svolge altrettanto inconsciamente per la nostra coscienza quanto la vita di sonno da quando ci addormentiamo fino a quando ci svegliamo.

• Se ora domandiamo per quali vie può avvicinarsi all’uomo la sapienza del divino reale, non possiamo indicare la via che passa per il capo, per la percezione sensoria e per il pensiero, ma possiamo solo indicare la via che passa per il nostro restante organismo.

 

Ci sta così davanti il grande e imponente mistero

• che l’uomo ha sviluppato il suo capo in un lungo periodo evolutivo,

• che solo posteriormente si è aggiunta la restante parte del suo organismo,

• che il capo è entrato già in una evoluzione regressiva,

• e che l’elemento divino che l’uomo può sentire come suo deve parlargli non dal capo, ma dal restante organismo.

 

È infatti importante chiarire che

attraverso il capo parlarono per prime all’uomo solo le entità luciferiche.

 

Possiamo dunque affermare che al capo dell’uomo venne poi aggiunta la creazione del restante organismo perché a lui potessero parlare i suoi dèi.

 

Al principio della Bibbia non è detto:

• «E Dio mandò all’uomo il raggio di luce ed egli divenne un’anima vivente»,

bensì:

«Dio soffiò nell’uomo il respiro vivente ed egli divenne un’anima vivente».

 

Si riconosce qui come giusto che l’impulso divino venne all’uomo attraverso una attività che non è quella del capo.

Da questo si potrà anche capire che in principio l’impulso divino poteva venire all’uomo in una forma di chiaroveggenza inconscia o tutt’al più attraverso la comprensione di quanto veniva dato mediante una chiaroveggenza inconscia.

Se consideriamo nella Bibbia l’Antico Testamento, si deve vederlo (lo sappiamo da considerazioni già fatte in altre occasioni) come il risultato di una chiaroveggenza inconscia; ne erano consapevoli coloro che cooperarono alla realizzazione dell’Antico Testamento.

 

Oggi non posso descrivere qui come sia nato l’Antico Testamento, ma desidero rimandare a tante altre considerazioni fatte in proposito; in esse è stato detto che nei maestri dell’antico popolo ebraico si trova sempre la coscienza che il loro Dio non parlava loro direttamente né mediante percezioni dei sensi, né mediante il pensiero usuale, cioè valendosi della mediazione del capo, bensì che il loro Dio parlava loro attraverso sogni (e intendevano non sogni comuni, ma sogni impregnati di realtà); così Dio parlava loro in tali momenti di chiaroveggenza, come a Mosè dal roveto ardente e in altri simili casi.

 

Quando poi veniva chiesto agli iniziati di quegli antichi tempi come essi pensavano che fosse giunta loro la chiamata divina, essi dicevano: a noi parla il Signore, il cui Nome è impronunciabile, ma Egli ci parla attraverso il suo Volto. Al volto del loro Dio essi davano il nome di Michele, la potenza spirituale che annoveriamo nella gerarchia degli arcangeli.

Essi sentivano il loro Dio come sconosciuto anche per quel che appariva al chiaroveggente. Ma quando questi si elevava attraverso l’intima costituzione della propria anima al suo Dio, allora Michele gli parlava.

 

Questo avveniva però solo quando gli uomini si potevano trasferire in uno stato diverso da quello della coscienza comune, nello stato di coscienza di una certa chiaroveggenza, per la quale entrava nella coscienza l’elemento che altrimenti vive e lavora nell’uomo tra l’addormentarsi e il risvegliarsi o anche nella volontà che rimane inconscia, che dorme anche quando di giorno noi vegliamo.

Ecco perché nell’antica dottrina occulta ebraica si chiamava la manifestazione di Jahve la manifestazione della notte, e la si sentiva attraverso la manifestazione di Michele come la manifestazione della notte.

 

• Se ci si rivolgeva unilateralmente verso la parte del mondo che si offriva alla percezione sensoria attraverso il pensiero umano raziocinante, si affermava che per tale via si accosta all’uomo un sapere che non contiene in sé il divino. Ma quando l’uomo si evolve da questo stato di coscienza a un altro, allora parla a lui il volto di Dio, Michele, e gli rivela i veri misteri che si connettono con l’essere dell’uomo, gli rivela l’elemento che costruisce un ponte tra l’uomo e le potenze non percepibili nel mondo sensibile esteriore, non pensabili con l’intelletto legato al cervello.

 

Nei tempi precedenti la venuta del Cristo, gli uomini vissero in modo che potevano volgere lo sguardo

• da una parte verso la conoscenza sensibile, che era la norma per le funzioni terrene,

• dall’altra parte verso la conoscenza che l’uomo avrebbe avuto (e non ha mai avuto) nella coscienza comune, se questa avesse potuto rimanere desta durante il sonno, tra l’addormentarsi e il risvegliarsi.

 

Si sapeva che l’uomo durante la veglia è contornato da entità spirituali; non quelle che lo hanno creato (così si pensava secondo l’Antico Testamento nel tempo da cui esso proviene) ma le entità luciferiche.

Le entità, che venivano sentite come divine e creatrici dell’umanità, agivano sull’essere dell’uomo da quando questi si addormentava fino al risveglio, oppure agivano sulla parte dell’uomo che dorme anche durante la veglia diurna.

 

Nel tempo da cui proviene l’Antico Testamento si chiamava il dio Jahve il reggente della notte, e si chiamava servo del reggente della notte il volto di Jahve: Michele. Si pensava a Michele quando si menzionavano le ispirazioni profetiche, mediante le quali si otteneva maggior comprensione di quanto non si potesse raggiungere con la conoscenza sensibile.

Quale coscienza sta dietro a tutto questo? Vi sta la coscienza che è germogliata dalla sfera di esistenza in cui operano le potenze che attorniano Jahve, mentre la formazione del capo umano è circondata da entità luciferiche.

 

Vi era un segreto che si conservava in tutti gli antichi templi e con il quale ci si avvicinava assai alla verità: in quanto il capo umano ha sopravanzato l’organismo umano, l’uomo si è volto mediante il suo capo verso le entità luciferiche. Si sapeva in certo modo che quanto il capo umano sporge dall’organismo umano, Lucifero sopravanza l’organismo umano stesso.

 

• La potenza che ha condotto il capo umano fuori dall’animalità verso la sua figura attuale è una potenza luciferica.

E la potenza che l’uomo deve sentire come divina, deve ascendere nel capo umano dalla condizione notturna del restante organismo.

Ecco quel che l’uomo poteva sapere nei tempi precristiani.

Poi intervenne il mistero del Golgota nell’evoluzione della Terra.

 

Sappiamo già che il mistero del Golgota significa l’unione di un essere sopraterreno con l’evoluzione umana della Terra attraverso il corpo di Gesù di Nazareth, e che tale unione si è legata con l’entità terrena dell’uomo mediante la morte sul Golgota dell’entità che noi chiamiamo il Cristo.

• Che cosa è avvenuto con questo nell’evoluzione della Terra?

 

Solo a partire da questo evento l’evoluzione della Terra ha avuto un significato proprio:

la Terra non avrebbe avuto il suo vero significato se l’uomo si fosse evoluto su di essa con i suoi sensi e con la ragione collegata al capo, la cui origine all’inizio fu luciferica, avendo percezione del mondo terreno esterno, della luce del Sole e delle stelle riversantesi sulla Terra, ma nella condizione di dover persistere nello stato di sonno per percepire l’elemento divino.

In quel modo la Terra non avrebbe mai raggiunto il suo vero significato, perché è l’uomo desto che è legato alla Terra.

L’uomo che dorme non è cosciente di tale legame.

 

Per il fatto che l’entità del Cristo abitò un corpo umano, passò per la morte, per questo si ebbe nell’evoluzione terrena come una scossa.

Tutto in essa ha acquistato un nuovo significato; per la prima volta vi si è configurata la possibilità che l’uomo diventi capace a poco a poco di riconoscere le potenze divine creatrici durante il giorno, durante la solita veglia, vale a dire nel comune stato di coscienza.

Su questo domina oggi ancora l’errore, perché il tempo trascorso dopo il mistero del Golgota non è stato sufficiente a condurre l’uomo a vedere nella veglia diurna il mondo nel quale potevano guardare i profeti dell’Antico Testamento nei momenti che essi sentivano compenetrati dalle rivelazioni di Jahve, il loro reggente della notte, e di Michele, il suo volto.

Occorreva un’epoca di transizione.

 

Ma allo scadere del secolo diciannovesimo è iniziata l’epoca, segnalata anche dalla sapienza orientale da un tutt’altro punto vista, nella quale gli uomini dovranno riconoscere che si è compiuto qualcosa che prima non era, che ora la facoltà in loro latente è matura per il risveglio, la facoltà di vedere nella rivelazione diurna ciò che precedentemente era stato trasmesso da Michele solo nella rivelazione notturna.

• A questo dovette però precedere un grande errore, una specie di notte della conoscenza.

 

Ho spesso affermato che non concordo affatto con chi continua a dire che la nostra è un’epoca di transizione: so bene che ogni tempo è un’epoca di transizione, ma io non mi voglio fermare a tali termini formali astratti, perché quel che importa è chiarire in che consista la transizione di un determinato tempo.

Nel nostro tempo essa consiste nel fatto che gli uomini devono ammettere che nella conoscenza diurna deve esservi  ciò che un tempo era solo nella conoscenza notturna.

 

In altre parole: Michele fu colui che si manifestava durante la notte e deve diventare nel nostro tempo colui che si manifesta durante il giorno.

Da spirito notturno che era, Michele deve diventare spirito diurno.

Per lui il mistero del Golgota significa la trasformazione da spirito notturno in spirito diurno.

 

Ma questa conoscenza, che dovrebbe farsi strada tra gli uomini più rapidamente di quanto non si creda oggi, doveva essere preceduta da un più grande errore, il più grande pensabile che sia stato possibile nell’evoluzione umana, per quanto lo si consideri ancor oggi da molti come una verità particolarmente importante e essenziale.

 

È rimasta completamente celata all’umanità moderna  l’origine del capo umano e la spiritualità luciferica congiunta ad esso.

L’uomo venne considerato anche corporalmente come una unità; a chi chiedeva quale fosse la sua origine si rispose che l’uomo derivava dall’animalità, mentre in verità solo la sua parte luciferica deriva dall’animalità.

La parte invece attraverso la quale gli avevano parlato, nella condizione di sonno, i suoi creatori divini, nacque solo (dopo che contemporaneamente erano nati gli animali) come aggiunta al capo umano.

 

Si fece un fascio solo di tutto quanto fa parte dell’uomo e si parlò della derivazione dell’uomo dall’animalità.

È come una punizione conoscitiva che si è fatta strada nell’umanità, ove intendo la parola « punizione » in un senso alquanto particolare.

 

Da dove può essere venuta la tendenza per cui l’uomo inventò la favola della propria derivazione dall’animalità, mentre il vero processo è quello che abbiamo testé presentato riguardo all’origine del capo e del restante organismo?

che cosa ha suggerito all’uomo la favola che tutto l’uomo derivi dall’animalità?

 

Nel tempo intercorso tra il mistero del Golgota e oggi, nel quale si ebbe in un certo senso la preparazione alla comprensione del mistero stesso, in questo periodo nel quale decadde l’antica sapienza pagana, mediante la quale si volle dapprima comprendere anche il cristianesimo, e nel quale la nuova conoscenza spirituale non era ancora del tutto matura, in questo periodo si insinuò gradualmente nell’evoluzione umana l’elemento arimanico.

 

Siccome non si riconosceva l’elemento luciferico nel capo umano, non si poteva neppure riconoscere l’elemento arimanico, con il quale l’elemento divino sta in lotta, nella restante parte dell’organizzazione umana.

Così nacque la favola assolutamente arimanica che l’uomo abbia origine dagli animali.

Che l’uomo derivi dalla serie animale è un’ispirazione arimanica.

 

Questa scienza ha un carattere arimanico puro.

All’oscuramento di quella sapienza che ci indica come nel capo umano vi sia una formazione luciferica, dobbiamo l’errore che l’uomo discenda dalla serie animale.

Poiché non si poteva più penetrare giustamente uno dei due fatti, riguardo all’origine del capo umano, si imparò a intendere anche l’altro fatto in maniera non giusta.

Ecco come si insinuò nella concezione umana l’opinione dell’affinità dell’uomo, nel suo complesso, con l’animalità.

 

• Nel contempo si insinuò nel concetto dell’essere umano l’idea che compenetrò tutta una concezione del mondo nell’evoluzione della civiltà moderna: che il capo umano sia la parte più nobile e il resto gli si contrapponga nello stesso modo in cui si contrappongono bene e male, cielo e inferno, cioè una dualità invece di una triplicità.

In realtà si sarebbe dovuto sapere che l’uomo deve sì alla saggezza del mondo ciò che può conquistare nel mondo grazie al suo capo, ma lo deve anche alla saggezza luciferica, e che tale saggezza luciferica solo a poco a poco deve venir compenetrata da altri elementi.

 

• Dopo che l’evoluzione dell’umanità era passata attraverso gli stati di Saturno, Sole, Luna, e quello della Terra aveva avuto inizio, vi fu una potenza spirituale che inserì l’essenza luciferica nella formazione del capo umano, e tale potenza è quella di Michele.

« E spinse giù sulla Terra gli spiriti a lui avversi »,

• ciò vuol dire che l’uomo venne allora compenetrato nell’intelletto, nel suo capo, dalla caduta degli spiriti luciferici avversari di Michele.

 

È proprio Michele che mandò i suoi avversari all’uomo, affinché egli, accogliendo questo elemento di opposizione, questo elemento luciferico, ottenesse il proprio intelletto.

Poi entrò nell’evoluzione umana il mistero del Golgota.

L’entità del Cristo passò attraverso la morte di Gesù di Nazareth e si legò all’evoluzione dell’uomo.

 

L’epoca di preparazione è trascorsa.

Michele stesso ha partecipato dai mondi soprasensibili alle conseguenze del mistero del Golgota. A partire dall’ultimo terzo del secolo diciannovesimo egli ha una particolare posizione entro l’evoluzione dell’umanità.

 

La prima cosa che deve avvenire a seguito di un giusto riconoscimento della posizione dell’uomo rispetto a Michele deve essere che si penetri in segreti, come per esempio quello del capo umano rispetto al restante organismo, quello che oggi abbiamo cercato di definire.

• L’essenziale è che per gli uomini sia chiaro che, siccome non riconobbero la reale origine del capo umano, essi potevano solo cadere nell’errore sull’origine dell’uomo intero; siccome non vollero pensare che al principio abbia preso posto nel capo umano l’elemento luciferico, essi caddero nell’errore che quanto dipende dal capo sia da ricondurre alla stessa origine di tutto l’uomo restante.

 

Questi sono i segreti che l’umanità deve penetrare.

Essa deve arrivare a confrontarsi coraggiosamente con la conoscenza che, afferrando nuovi segreti divini, potrà rendere migliore tutto quanto le deriva dal solo giudizio della testa, dalla sola sapienza o intelligenza terrena e umana.

 

Come prima cosa deve venir corretto il grande errore che dovette precedere la conversione, l’errore consistente nell’interpretazione materialistica della teoria dell’evoluzione, dell’origine di tutto l’uomo intero dalla serie animale.

 

Questa è la sola via per giungere alla possibilità di comprendere che nell’uomo non va visto

da una parte un puro elemento animico spirituale che si trova ad abitare in un corpo

• e dall’altra un corpo privo di anima,

 bensì che occorre vedere

• l’elemento concreto spirituale che lavora nel capo umano, sia pure in maniera luciferica,

• l’elemento concreto divino che lavora su tutto l’uomo e che trova veramente un avversario nella natura arimanica, entro l’organizzazione all’infuori del capo.

 

Parlando immaginativamente, possiamo indicare a ritroso come l’elemento luciferico sia stato incorporato nell’uomo per impulso di Michele; attraverso quello che Michele è divenuto deve d’altra parte venir tolto l’elemento arimanico.

 

Per la scienza ufficiale l’uomo sta oggi di fronte alla nostra coscienza come se la verità consistesse solo in quel che conosciamo mediante l’anatomia, la fisiologia e così di seguito, oppure in quel che ci si presenta dell’uomo mediante l’osservazione sensoria.

 

• Dobbiamo invece divenir capaci di osservare l’uomo in modo che in ogni fibra scorgiamo il suo concreto essere spirituale, insieme al suo essere corporeo.

• Dobbiamo farci consapevoli che il sangue che scorre nell’uomo vivente non è solo quello che possiamo far gocciolare, bensì che esso è spiritualizzato in modo speciale.

• Dobbiamo imparare a conoscere lo spirito che pulsa attraverso il sangue.

• Dobbiamo imparare a conoscere lo spirito che pulsa attraverso il sistema nervoso quando questi è in fase di morte, e così via.

• Dobbiamo vedere in tutte le singole estrinsecazioni di vita anche l’elemento spirituale.

 

Michele è lo spirito del vigore.

• Con il suo entrare nell’evoluzione umana egli deve renderci capaci di non porre da un lato la spiritualità astratta, dall’altro la materialità in cui urtiamo e che sezioniamo, senza avere il minimo sentore che in fondo essa è pure una forma di manifestazione dello spirito; Michele ci deve permeare come forza vigorosa che può guardare attraverso la materia, poiché in essa vede nel contempo la spiritualità, poiché nella materialità si vede dovunque lo spirito.

 

Si è indicato un antico grado di coscienza umana quando si è detto: in antico la Parola visse in maniera spirituale, ma la Parola si fece carne e abitò tra di noi: così si esprime l’Evangelista. La Parola si è unita alla carne e la rivelazione di Michele l’ha preceduta. Sono tutti eventi della coscienza umana cui ivi si accenna.

 

Deve iniziare il processo inverso che consiste in un’aggiunta alle parole dell’Evangelista: nella nostra coscienza deve formarsi la forza di vedere come l’uomo accolga quel che dai mondi spirituali si è unito con la Terra mediante l’impulso del Cristo e che deve legarsi all’umanità, affinché questa non perisca assieme alla Terra.

 

Si deve vedere come l’uomo accolga lo spirito, non solo dentro al suo capo, ma in tutto se stesso, come egli si compenetri tutto di spirito. Per questo l’unico aiuto è l’impulso del Cristo.

 

Ma un aiuto è pure l’interpretazione dell’impulso del Cristo mediante l’impulso di Michele. Allora alle parole dell’Evangelista può venir aggiunto: «E deve venire il tempo in cui la carne diventi di nuovo Parola e insegni ad abitare nel regno della Parola».

Non è un’aggiunta inventata da qualche autore posteriore la frase posta in chiusura del Vangelo e che dice che molte cose sono state omesse: vi è accennato anche a quanto si può rivelare all’uomo solo a poco a poco.

 

Comprende male i Vangeli chi li considera come se essi dovessero rimanere come sono e non potessero venir ulteriormente indagati. Devono essere interpretati secondo la parola del Cristo Gesù, come ho sempre detto: « Io sono con voi fino alla fine dei tempi ». Ma ciò significa: non mi sono rivelato a voi solo nei giorni nei quali furono scritti i Vangeli; io vi parlerò sempre attraverso Michele, il mio spirito diurno, ogni qualvolta cercherete la via verso di me. Attraverso la continua rivelazione del Cristo potrete aggiungere ai Vangeli quello che non si può sapere dal Vangelo del primo millennio, ma meglio in quello del secondò millennio, cui potrà aggiungersi sempre del nuovo nei millenni seguenti.

 

Com’è vero che nel Vangelo è detto: «In principio era la Parola, e la Parola si è fatta carne ed ha abitato tra di noi», altrettanto è infatti vero che noi dobbiamo aggiungere alla rivelazione: e la carne dell’uomo deve di nuovo venir spiritualizzata, per divenir capace di abitare nel regno della Parola, per contemplare i misteri divini.

 

L’incarnazione della Parola è la prima rivelazione di Michele,

la spiritualizzazione della carne deve essere la sua seconda rivelazione.

 

By | 2018-10-20T09:56:29+02:00 Giugno 12th, 2018|CAPO-TRONCO-MEMBRA|Commenti disabilitati su EVOLUZIONE RECESSIVA DEL CAPO E PROGRESSIVA DEL RESTANTE ORGANISMO – I