////GLI ESSERI ELEMENTARI DELLA TERRA E DELL’ACQUA

GLI ESSERI ELEMENTARI DELLA TERRA E DELL’ACQUA

Gli esseri elementari della terra e dell’acqua.

O.O. 136 – Le entità spirituali nei corpi celesti e nei regni della natura – 03.04.1912


 

Sommario: La visione degli esseri elementari nel corpo eterico della Terra. Gli esseri elementari dell’elemento solido (terra, minerali) hanno forme definite, quelli dell’acqua (liquidi, nebbie) forme mutevoli, e sono impegnati nello sviluppo primaverile delle piante.

 

Mi è stato gentilmente richiesto di parlare delle entità spirituali che si trovano nei regni della natura e nei corpi celesti. Questo tema comporta di affrontare un campo estremamente lontano da tutto quello che oggi, nel mondo intellettualistico, la conoscenza offre agli uomini. Fin dall’inizio dovremo trattare di una sfera la cui realtà viene attualmente negata dal mondo. Accingendomi a questa trattazione, io vorrei presupporre una cosa sola: che per effetto dei loro precedenti studi antroposofici i miei ascoltatori accolgano quanto avrò da dire, con una comprensione per il mondo spirituale fondata sul sentimento.

Non sarà difficile intendersi, nel corso di queste conferenze, sul modo di definire, di denominare i diversi oggetti della nostra trattazione. Si può dire che tutto il resto in certo qual modo si chiarisce da sé, purché nel corso del tempo si abbia acquistato una sensibilità, una comprensione di sentimento per il fatto che, dietro al mondo che noi uomini sperimentiamo a tutta prima, si trova un mondo spirituale.

 

E ancora: come per comprendere il mondo fisico

non lo si considera soltanto come una grande unità,

ma lo si studia anche specificamente, nelle forme delle singole piante,

dei singoli animali, dei singoli minerali, dei singoli popoli, dei singoli uomini,

così è possibile specificare anche il mondo spirituale in diverse classi e individui di entità spirituali.

 

Sul terreno della scienza dello spirito

non parliamo dunque solo genericamente di un mondo spirituale,

ma anche di ben determinate entità e forze che si trovano dietro al nostro mondo fisico.

 

• Vogliamo renderci conto di che cosa noi assegniamo al mondo fisico:

ad esso assegniamo tutto ciò che possiamo percepire a mezzo dei nostri sensi,

quello che i nostri occhi vedono, che odono i nostri orecchi, che le nostre mani possono afferrare.

• Attribuiamo inoltre al mondo fisico tutto ciò che possiamo comprendere con i nostri pensieri,

in quanto essi si riferiscono alle percezioni esterne, a ciò che il mondo fisico può dirci.

• Va poi assegnato al mondo fisico anche tutto quello che noi vi operiamo, in quanto esseri umani, sebbene una tale affermazione possa anche suscitare qualche perplessità.

 

Bisogna infatti riconoscere che, agendo nel mondo fisico, gli uomini portano in esso degli elementi spirituali. Effettivamente gli uomini non agiscono soltanto mossi dagli impulsi fisici o dalle passioni, ma ad esempio anche secondo certi principi morali: le nostre azioni sono impregnate di moralità.

 

Certo, quando si agisce in modo morale nelle nostre azioni si esplicano impulsi spirituali:

la scena sulla quale noi compiamo le nostre azioni morali è pur sempre il mondo fisico.

E come nel nostro agire moralmente giuocano certi impulsi spirituali,

così attraverso i colori, i suoni, il calore o il freddo, e tutte le nostre percezioni sensoriali,

certi impulsi spirituali giungono fino a noi.

 

Per la percezione esteriore, per tutto ciò che l’uomo può conoscere e fare,

lo spirituale è a tutta prima e in un certo senso nascosto, velato.

Caratteristica dello spirituale è che l’uomo può riconoscerlo

solo se si sforza di diventare almeno in piccola misura diverso da come è in partenza.

 

Noi ci riuniamo per lavorare insieme nelle nostre associazioni scientifico-spirituali.

Qui non ci limitiamo ad apprendere certe verità, che ci dicono ad esempio:

esistono mondi diversi, l’uomo consta di diversi componenti o corpi, o altre simili nozioni.

 

Apprendendo tutte queste cose e lasciandole agire su di noi, anche se non sempre ce ne accorgiamo,

a poco a poco la nostra anima diventa diversa da come era prima, pur non esplicando una vera disciplina esoterica.

Quello che noi impariamo sul terreno della scienza dello spirito fa della nostra anima qualcosa di diverso da prima.

 

Si provi a confrontare il modo in cui si sente dopo avere partecipato per alcuni anni alla vita spirituale coltivata in un gruppo di lavoro scientifico-spirituale: si confronti il proprio modo di pensare o di sentire con quello che si aveva prima, o con quello di persone non interessate alla scienza dello spirito.

 

La scienza dello spirito non significa solo l’appropriarsi di certe conoscenze,

essa ha invece in altissimo grado il significato di un’educazione, di un’autoeducazione della nostra anima.

• Dopo essere penetrati per alcuni anni nella scienza dello spirito noi diventiamo qualcosa di diverso:

cambiano i nostri interessi, cambiano le cose alle quali prestiamo attenzione.

• Può darsi che una persona non si interessi più di quello che la interessava prima,

e che invece acquisti il massimo interesse per cose che prima non l’interessavano affatto.

 

Non si può affermare semplicemente che acquisti un rapporto col mondo spirituale

solo chi abbia percorso la via di uno sviluppo esoterico.

L’esoterismo non comincia solamente con lo sviluppo occulto.

Dal momento in cui si partecipa a uno studio scientifico-spirituale,

partecipando con tutto il cuore e col sentimento agli insegnamenti della scienza dello spirito,

già ha inizio l’esoterismo: la nostra anima comincia a trasformarsi,

e ha inizio un processo simile a quello che subirebbe un essere

che prima abbia percepito, mettiamo, solo il chiaro e il buio,

e poi (per effetto di una diversa organizzazione dei suoi occhi) cominciasse a distinguere i colori.

Tutto il mondo diverrebbe diverso, per quell’essere.

 

Basta osservare il fatto, basta riconoscerlo: tutto il mondo comincia a presentarsi con un aspetto differente, dopo avere messo in opera per qualche tempo l’autoeducazione spirituale che possiamo ricevere con lo studio scientifico-spirituale.

 

Questa educazione di se stessi a una certa sensibilità nei riguardi del mondo spirituale,

e ad osservare ciò che sta dietro ai fatti fisici

è un frutto del movimento scientifico-spirituale,

anzi l’aspetto più importante della comprensione spirituale.

 

Non bisogna credere di poter acquistare una comprensione spirituale solo con un certo sentimentalismo, ripetendosi sempre di voler compenetrare d’amore i nostri sentimenti. Questa è una meta che si propongono anche altri, se sono persone buone, e facendo così non si fa altro che coltivare una certa presunzione.

 

Occorre invece rendersi conto che

si educano i propri sentimenti

coltivando la conoscenza dei fatti di un mondo superiore,

e che in tal modo si trasforma la propria anima.

 

Questo particolare modo di educare l’anima

ad acquistare sensibilità per il mondo superiore

è ciò che caratterizza il cultore della scienza dello spirito.

È questo di cui abbiamo anzitutto bisogno

per poter parlare delle cose che formano l’oggetto del presente ciclo di conferenze.

 

Chi è in grado di guardare dietro ai fatti fisici,

servendosi di una facoltà percettiva adeguatamente educata a percepire l’occulto,

trova subito, dietro a tutti i colori, i suoni, dietro alle percezioni del caldo o del freddo,

dietro a tutte le leggi naturali, delle entità che non si manifestano ai sensi fisici né all’intelletto esteriore:

entità dunque che stanno dietro al mondo fisico.

Penetrando poi sempre più a fondo, si scoprono per così dire dei mondi

caratterizzati da entità di specie sempre più elevata.

 

Volendo acquistare una comprensione per tutto ciò che in tal modo si trova dietro al nostro mondo sensibile, e tenendo presente il compito particolare che mi è stato qui proposto, conviene prendere le mosse da ciò che ci si presenta immediatamente dietro il mondo dei sensi: per così dire, da ciò che troviamo sollevando solo il primissimo velo che la percezione sensoriale stende sui fatti spirituali.

In fondo, il mondo che per primo si offre alla vista educata occultamente, è quello che più sorprende l’intelletto moderno, l’attuale capacità di comprensione. Poiché parlo a persone non digiune di scienza dello spirito, ritengo che si sappia che dietro a quanto dell’uomo si percepisce esteriormente, con i nostri occhi, e che si può toccare con mano e comprendere razionalmente mediante l’anatomia e la fisiologia usuali, cioè subito dietro al corpo fisico dell’uomo, si trova, secondo la scienza dello spirito, un primo componente soprasensibile dell’uomo: lo chiamiamo il corpo vitale o corpo eterico.

In questo momento non vogliamo parlare di altri componenti, ancora più elevati, della natura umana; ci basta mettere in rilievo che lo sguardo occulto, capace di guardare dietro al corpo fisico, trova per prima cosa il corpo eterico o vitale.

 

Ora, lo sguardo occulto può rivolgersi allo stesso modo anche alla natura esterna.

Come noi possiamo indagare occultamente l’uomo,

per sapere se dietro al suo corpo fisico egli abbia anche qualcosa d’altro,

e come possiamo scoprire il corpo eterico o vitale,

così possiamo esaminare con lo sguardo occulto anche la natura esterna,

con i suoi colori, i suoni, i suoi regni (il minerale, il vegetale, l’animale e il regno umano)

che ci si mostrano fisicamente: troveremo allora che,

come dietro al corpo umano fisico si scopre il corpo eterico o vitale,

così anche dietro all’intera natura fisica si può scoprire una specie di corpo eterico o vitale.

 

C’è però una differenza fondamentale fra questo corpo eterico dell’intera natura fisica e quello dell’uomo.

• Quando lo sguardo occulto si rivolge al corpo vitale dell’uomo,

lo vede come un’unità, come una formazione, una figura unitaria.

• Quando invece lo sguardo occulto si volge ai fenomeni naturali esterni,

ai colori, alle forme, alle formazioni minerali, vegetali o animali, e vi penetra a fondo,

esso scopre il corpo eterico della natura fisica come un’infinita molteplicità.

Questa è la grande differenza:

• nell’uomo il corpo vitale o eterico costituisce un unico essere unitario,

• dietro alla natura fisica stanno invece molti esseri diversi, differenziati.

 

Ora debbo indicare la via per la quale si perviene a un’affermazione come quella che, dietro alla natura fisica, si trova un corpo eterico o vitale, o meglio un mondo eterico o vitale, costituito da una molteplicità di esseri differenziati.

Per indicare quella via, si possono usare parole semplici: al riconoscimento di quel mondo eterico, o vitale, si perviene sempre più se si comincia a sentire tutto il mondo circostante sul piano morale.

Che cosa vuol dire, sentire moralmente il mondo?

 

Cominciamo a volgere lo sguardo, innalzandolo dalla Terra, verso le vastità dello spazio cosmico, donde ci splende l’azzurro del cielo. Ammettiamo che sia un giorno perfettamente sereno, in cui neppure la più piccola nuvoletta bianca interrompa l’azzurro del cielo. Ammettiamo dunque di guardare quel cielo azzurro in tutte le direzioni. Non ha importanza che lo si riconosca come qualcosa di reale, in senso fisico, oppure no: quello che ora ci importa è l’impressione che fa su di noi quella vastità azzurra.

Supponiamo di poter prolungare molto e intensamente quell’abbandono all’azzurro del cielo; supponiamo di poterlo realizzare in modo tale da dimenticare tutto il resto, tutto quello che ci circonda nella vita. Supponiamo di poter dimenticare per un momento ogni altra impressione, tutti i ricordi, ogni preoccupazione, e abbandonarci interamente a quell’unica impressione dell’azzurro del cielo.

Questa che sto ora descrivendo può diventare un’esperienza per qualsiasi anima umana, purché ne crei le premesse: può proprio diventare un’esperienza umana generale. Se dunque un’anima umana guardasse in quel modo esclusivamente all’azzurro del cielo, verrebbe un momento in cui il blu del cielo cesserebbe, in cui non vedremmo più l’azzurro, non vedremmo più affatto qualcosa che si possa chiamare «azzurro».

E se in quel momento in cui il blu cessa di essere blu per noi, se in quel momento ci concentrassimo sulla nostra anima, vi scopriremmo uno stato d’animo ben determinato.

 

Il blu scompare, per così dire; davanti a noi si apre un infinito

e in questo vuole riversarsi un ben determinato stato d’animo, un ben determinato sentimento della nostra anima,

vuol riversarsi in quel vuoto che si è formato là dove prima c’era l’azzurro!

• Se poi volessimo caratterizzare quel sentimento dell’anima che anela a espandersi nelle lontananze infinite,

non ci sarebbe che una sola parola per definirlo:

l’anima si sente colma di devozione, di devozione verso un che di infinito.

 

In fondo, ogni sentimento religioso esistito nel corso dell’umanità possiede una sfumatura che racchiude ciò che qui ora ho chiamato «devozione».

L’impressione dell’azzurra volta celeste ha assunto il carattere morale di un senso religioso, di una pia devozione.

Nella nostra anima l’azzurro esteso all’infinito ha destato un’impressione morale:

mentre l’azzurro scompare, nell’anima si risveglia un’impressione di natura morale

nei riguardi del mondo esterno.

 

Ora vogliamo riflettere sopra un’altra sensazione, di fronte alla quale possiamo sviluppare, in modo diverso, un atteggiamento morale nei confronti della natura esterna.

Quando gli alberi si rivestono delle loro fronde e i prati tornano a verdeggiare, proviamo a rivolgere il nostro sguardo su tutto quel verde che nelle sfumature più varie ricopre la terra e le piante.

Ancora una volta cercheremo di dimenticare ogni altra impressione che può agire sulla nostra anima, abbandonandoci interamente al verde che ci si presenta nella natura.

Se ancora una volta saremo capaci di concentrarci completamente su tutto quel verde che germoglia come una realtà, potremo anche qui giungere al punto che il verde come tale per noi sparisca, come prima era scomparso l’azzurro come tale.

Anche in questo caso non potremo più dire che al nostro sguardo si presenta un colore, ma al suo posto l’anima fa un’esperienza singolare (e sottolineo che sto parlando di qualcosa che ognuno può sperimentare, purché ne crei in sé le premesse).

 

Ecco che cosa prova l’anima:

ora comprendo quello che io sperimento quando penso, quando creo una rappresentazione,

quando in me sorge un pensiero, o una rappresentazione risuona in me!

Lo comprendo solo adesso, e me lo insegna soltanto il germogliare del verde tutt’intorno a me.

 

• Comincio a capire l’intimo della mia anima a contatto con la natura esterna,

nel momento in cui questa scompare come impressione esteriore,

e in cambio me ne rimane un’impressione morale.

Il verde delle piante mi dice quali dovrebbero essere i miei sentimenti,

quando la mia anima riceve la grazia di produrre dei pensieri, di coltivare delle rappresentazioni.

• Anche in questo caso dunque un’impressione naturale esteriore si trasforma in una sensazione di qualità morale.

 

• Oppure guardiamo una superficie bianca di neve: allo stesso modo come la cosa è stata descritta per l’azzurro del cielo e per il verde del manto vegetale, quella superficie bianca di neve può provocare in noi una sensazione morale.

Si tratterà in questo caso della sensazione morale legata a tutto ciò che possiamo chiamare la manifestazione della materia nel mondo.

Solo se guardando al bianco manto nevoso si giunge a dimenticare tutto il resto,

se si sente a fondo quel bianco e poi lo si fa scomparire,

si acquista la comprensione per ciò che riempie il mondo come materia.

Si riesce a sentire come la materia si estenda operando nel mondo.

• In tal modo si possono trasformare in sentimenti morali tutte le impressioni esterne, tanto visive quanto uditive.

 

Supponiamo di udire un certo suono musicale e subito dopo la sua ottava.

Anche qui ora l’anima si sforzi di dimenticare ogni altra cosa, eliminando ogni altra impressione e abbandonandosi interamente a quell’accordo fra la tonica e la sua ottava, fino a non udire nemmeno più quei due suoni simultanei dai quali ha distolto l’attenzione: si scoprirà ancora una volta che nell’anima è stato suscitato un sentimento morale.

In questo caso, noi cominciamo ad avere una comprensione spirituale per l’esperienza che si fa quando, in presenza di un desiderio che tende verso qualcosa, la nostra ragione agisce sul desiderio.

 

• L’esperienza di un suono musicale e della sua ottava suscita nell’anima

l’esperienza dell’accordo fra desiderio e ragione, fra pensiero e brama, quali si esplicano nell’anima.

Potremo così far agire su di noi le più svariate impressioni sensoriali:

potremmo cioè far scomparire ciò che percepiamo intorno a noi nella natura,

sì da sollevare per così dire questo velo sensibile:

in tal caso emergerebbe una quantità di sensazioni morali di simpatia o antipatia.

 

Se dunque ci si abitua a eliminare in tal modo quel che i nostri occhi vedono,

quello che odono i nostri orecchi, quello che le nostre mani toccano,

quello che comprende il nostro intelletto legato al cervello, conservandoci tuttavia desti di fronte al mondo,

allora in noi opera qualcosa di più profondo della capacità visiva dei nostri occhi,

di quella uditiva degli orecchi, della forza dell’intelletto legato al cervello:

veniamo a trovarci di fronte al mondo esterno con una parte più profonda del nostro essere.

 

Allora le vastità infinite suscitano in noi un atteggiamento religioso;

il verde manto vegetale agisce su di noi in modo che ci sentiamo fiorire spiritualmente nella nostra interiorità;

il bianco tappeto nevoso risveglia in noi la comprensione per il significato della materia nel mondo.

In noi il mondo afferra qualcosa di più profondo di ciò che lo comprende di solito.

Perciò in questo modo si perviene anche a qualcosa di più profondo di ciò che abitualmente si comprende del mondo.

Il velo esterno della natura risulta per così dire allontanato,

e si perviene a un mondo che si trova dietro a quel velo esterno.

 

• Proprio come si perviene al corpo eterico o vitale dell’uomo, se si penetra con lo sguardo dietro al corpo fisico,

così si giunge (procedendo nel modo indicato) ad una sfera nella quale a poco a poco ci si rivelano

le svariate entità che stanno dietro al regno minerale, a quello vegetale e a quello animale, e che in essi operano.

A poco a poco ci si mostra il mondo eterico, differenziato in tutti i suoi particolari.

 

• Nella scienza occulta si è sempre chiamato col nome di mondo elementare ciò che a quel modo si rivela gradualmente all’uomo. E le entità spirituali alle quali perveniamo per la via ora indicata sono gli spiriti elementari che stanno nascosti dietro a tutto ciò che è fisico e sensibile.

Ho già ricordato che, mentre il corpo eterico dell’uomo è qualcosa di unitario, ciò che percepiamo come il mondo eterico dell’intera natura è una molteplicità. Poiché quel che lì si percepisce è qualcosa di completamente nuovo, in che modo è possibile descrivere ciò che gradualmente ci si presenta dietro alla natura esteriore?

È possibile farlo, ricollegandoci per confronto a quanto ci è già noto.

• In tutta quella molteplicità che si trova dietro al mondo fisico

noi troviamo anzitutto delle entità che alla visione occulta si presentano come immagini conchiuse.

Certo, io debbo ricollegarmi a cose già note per caratterizzare ciò che ci si presenta.

 

• Si percepiscono immagini conchiuse, entità ben delimitate

delle quali si può affermare che sono descrivibili in base alla loro forma o figura.

Queste entità costituiscono una delle classi di ciò che si riscontra dietro al mondo fisico-sensibile.

• Una seconda classe di entità si può descrivere solo prescindendo da quanto si presenta in forme definite:

si dovrà usare il termine di metamorfosi, di trasformazione della figura.

Questo è dunque un secondo gruppo di esseri che si offrono allo sguardo occulto.

 

• Mentre alla prima classe appartengono esseri che hanno forme determinate,

• della seconda fanno parte altri esseri la cui figura muta di continuo:

quando ci si presentano, e noi crediamo di averli per così dire afferrati, già sono diversi,

sì che per poterli seguire dobbiamo rendere mobile e sensibile la nostra anima stessa.

 

Lo sguardo occulto può in fondo scoprire gli esseri della prima classe

solo se, partendo dalle premesse che ho prima descritte, penetra nelle profondità della Terra.

 

Ho detto prima che tutto quanto agisce su di noi dal mondo esterno deve essere innalzato fino ad esercitare un’azione morale del tipo di quelle descritte. Abbiamo citato gli esempi di come si possano innalzare a impressioni morali l’azzurro del cielo, il verde delle piante, il bianco della neve.

Supponiamo ora di penetrare nell’interno della Terra, come fossimo compagni dei minatori: si perviene allora in regioni nelle quali non possiamo così senz’altro educare i nostri occhi in modo da trasformare la percezione in un’impressione morale.

Tuttavia, col sentimento si percepisce del calore, si percepiscono condizioni di calore differenziate: sono queste che si devono sentire, questa è l’impressione naturale fisica che si deve provare quando ci si immerge entro il regno del terrestre.

Concentrandoci su quelle differenze di calore, e trascurando ogni altra impressione che i nostri sensi possono ricevere in quelle condizioni, possiamo fare una ben determinata esperienza dovuta a una simile penetrazione nell’interno della Terra, e legata al sentirsi congiunti con l’attività dell’interno della Terra.

 

Occorre proprio prescindere da ogni fonte di impressioni, e sforzarsi di non percepire più nemmeno le differenze di calore mediante le quali ci siamo solamente preparati: bisogna sforzarsi di non udire, né vedere alcunché, e di lasciare solo agire l’eco delle prime impressioni, in modo che essa possa riemergere dall’anima nostra come impressione morale.

Si presenta allora al nostro sguardo occulto quella classe di entità naturali creatrici, che per l’occultista sono realmente operanti in tutto ciò che è terrestre, e soprattutto metallico, e che si presentano alla sua conoscenza immaginativa in figure dai contorni nettissimi e dagli aspetti più diversi.

 

Una persona dotata di un’educazione occulta e al tempo stesso di un certo amore per questi fenomeni (e in questa sfera ciò è particolarmente necessario) può dunque accompagnarsi ai minatori, scendendo in miniera con loro: laggiù dovrà essere capace di dimenticare ogni impressione esterna, e allora sentirà offrirsi alla sua conoscenza immaginativa la prima classe (per così dire) delle entità che si trovano ed operano dietro a tutto ciò che è minerale, e particolarmente dietro a ciò che è di natura metallica.

 

Per il momento non parlerò del modo in cui le fiabe e le leggende popolari si sono impadronite di quelle realtà: vorrei limitarmi per ora ad esporre nudi e crudi i fatti che si presentano allo sguardo occulto. Dato il compito che mi è stato assegnato, debbo procedere infatti in modo empirico, cioè semplicemente raccontare quello che si scopre in quel modo nei diversi regni della natura. Così ho inteso le cose, quando mi è stato proposto questo tema.

Con lo sguardo occulto si possono dunque percepire, per mezzo della conoscenza immaginativa, certe entità naturali dai contorni nettamente delimitati, che si potrebbero disegnare; d’altra parte alla percezione soprasensibile si apre anche un’altra e diversa possibilità di ricevere impressioni da entità che si trovano appena dietro al velo della natura sensibile.

 

Supponiamo che in un certo giorno le condizioni del tempo siano continuamente variabili, con formazione di nuvole, precipitazione di pioggia e magari anche formazione di nebbie dal suolo; se in un giorno come quello ci si abbandona completamente a questi fenomeni, nel modo sopra descritto, sì da farne scaturire un’impressione morale al posto di quella fisica, si potrà fare un’esperienza particolare. Per fare questa esperienza potrà riuscire vantaggioso l’abbandonarsi all’impressione di una vorticosa cascata d’acqua, con le masse liquide che si mescolano, con il pulviscolo liquido che si disperde nell’aria; oppure a quella di nebbie che si dissolvono, di vapori che a mo’ di fumo s’innalzano, o di una pioggerella finissima o di acque dolcemente mormoranti.

L’impressione morale che può scaturire da queste esperienze naturali ci palesa la seconda categoria di entità, quella nei cui confronti vorremmo usare il termine di «metamorfosi», di trasformazione.

Non si potrebbero disegnare le entità di questo secondo gruppo, come in fondo non è neppure possibile dipingere il lampo. Si potrà fissare una certa forma che esiste solo per un istante e in quello successivo si è già del tutto trasformata.

 

Nella seconda classe di entità ci si mostrano dunque esseri che si trasformano di continuo, per i quali potremmo tutt’al più trovare un confronto simbolico per l’immaginazione nelle formazioni nuvolose sempre cangianti.

Ma proprio di queste entità l’occultista può fare conoscenza anche in un altro modo.

Osservando le piante quando in primavera spuntano dalla terra (e si badi bene, proprio quando mettono i primi germogli verdi, non più tardi, quando già si preparano a fruttificare), lo sguardo occulto avverte che le gemme sono avvolte dalle medesime entità che sono state scoperte nelle masse d’acqua spumeggianti e nelle nebbie vaganti.

• Possiamo dunque dire che, quando le piante spuntano dalla terra, esse sono lambite da ogni parte da quelle entità in continua metamorfosi. Lo sguardo occulto riceve la sensazione che ciò che in tal modo aleggia ed opera intorno ai germogli verdi è in qualche modo connesso con ciò che spinge la pianta a spuntare dal suolo, a ciò che dal suolo la estrae.

 

La scienza fisica ordinaria conosce soltanto la crescita delle piante, sa che la pianta è dotata di una forza propulsiva che spinge dal basso verso l’alto. L’occultista invece riconosce che nel caso del fiore le cose stanno diversamente.

Ammettiamo che qui si trovi un tenero germoglio vegetale. Intorno ad esso l’occultista riconosce delle entità in via di continua trasformazione che si dipartono per così dire dall’ambiente circostante e procedono verso il basso: esse non vanno solo dal basso verso l’alto, come procede il principio della crescita fisica, ma provenendo dall’alto estraggono la pianta dal suolo.

Così in primavera, quando la terra si ricopre di verzura, lo sguardo occulto sente come discendere dall’universo delle forze naturali che estraggono ciò che si trova nel terreno, perché l’interno della terra possa percepire il cielo, il mondo ambiente esterno.

Al di sopra delle piante sta un che di perpetuamente mobile: ed è caratteristico proprio il fatto che lo sguardo occulto acquista la sensibilità necessaria a riconoscere che intorno alla pianta si trovano quelle stesse entità che sono presenti nell’acqua che si disperde ed evapora, o che si condensa in pioggia. Questa costituisce dunque la seconda classe, diciamo, delle forze naturali e delle entità naturali.

 

La cosa ci risulterà ancora più chiara, passando domani alla descrizione della terza e della quarta classe, che sarà ancor più interessante.

Facendo delle considerazioni così lontane dalla coscienza attuale dell’umanità, noi dobbiamo però tener per fermo che tutto quello che ci si presenta nel fisico è compenetrato da qualcosa di spirituale.

 

Come si deve considerare il singolo uomo compenetrato

da ciò che lo sguardo occulto percepisce come il suo corpo eterico,

così tutto ciò che vive ed opera là fuori nel mondo è da ritenersi compenetrato

da una quantità di svariate entità e forze spirituali viventi.

 

Il procedimento delle nostre considerazioni consisterà nel descrivere prima semplicemente i fatti che la percezione occulta può sperimentare nel mondo esterno.

Questi fatti risultano all’osservazione delle profondità della Terra, all’osservazione dell’atmosfera, dei diversi regni della natura, di ciò che accade nei pianeti che si muovono in cielo e nelle stelle fisse che riempiono gli spazi celesti.

Soltanto da ultimo cercheremo di collegare il tutto in una specie di conoscenza teorica che potrà illuminarci su quanto sta a fondamento spirituale del nostro universo fisico e dei suoi diversi regni e domini.

 

 

By | 2019-02-24T10:47:57+01:00 Febbraio 23rd, 2019|GLI ESSERI ELEMENTARI|Commenti disabilitati su GLI ESSERI ELEMENTARI DELLA TERRA E DELL’ACQUA