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I 12 SENSI UMANI RISPECCHIANO IL CORSO DEL SOLE NELLO ZODIACO

I 12 sensi umani rispecchiano il corso del sole nello zodiaco

O.O. 169 – Essere cosmico e io – 20.06.1916


 

Ciò che si propaga nella nostra sostanza nervosa in relazione ai sensi, è ordinato secondo il numero dodici, perché l’uomo è nel senso più profondo un microcosmo e riproduce il macrocosmo.

Dodici costellazioni, attraverso le quali passa il sole nel corso dell’anno, fuori nel macrocosmo;

dodici sensi nei quali viviamo in effetti l’io qui sul piano fisico!

 

Certo, all’esterno le cose si susseguono nel tempo in modo un po’ diverso: il sole si sposta dall’Ariete attraverso il Toro e così via, fino a ritornare attraverso i Pesci di nuovo fino all’Ariete. L’annuale corso del sole attraversa quei dodici segni.

• Tutto, anche ciò che portiamo in noi, che sperimentiamo in noi animicamente, è in relazione con il mondo esterno attraverso i nostri dodici sensi.

 

Enumerai allora i dodici sensi:

• senso del tatto,             • della vita,                   • del movimento,                • dell’equilibrio,

• dell’olfatto,                   • del gusto,                    • della vista,                           • del calore,

• dell’udito,                    • del linguaggio,           • del pensiero,                      • senso dell’io.

 

• Nel cerchio di questi dodici sensi si muove tutta la vita della nostra anima, proprio come il sole si muove nel cerchio dei dodici segni zodiacali.

Ma l’analogia va molto più in là.

Teniamo conto che, quando durante l’anno il sole attraversa i segni zodiacali dall’Ariete fino circa alla Bilancia, nella luce del giorno attraversa i segni superiori, durante la notte i segni inferiori; questo cammino del sole attraverso i segni inferiori non è visibile alla luce esterna. Così avviene anche nella vita dell’anima umana rispetto ai dodici sensi.

I sensi diurni sono in effetti solo circa una metà, come una metà dei segni zodiacali sono i segni diurni, l’altra metà sono i segni notturni.

• È il senso del tatto, possiamo dire, che porta l’uomo nella vita notturna dell’anima; con tale senso andiamo infatti a tastoni in modo maldestro nel mondo esterno.

 

Cerchiamo di chiarirci quanto poco il senso del tatto abbia in fondo a che fare con la vita diurna dell’anima, vale a dire con una vita realmente cosciente. Lo possiamo capire da come le impressioni degli altri sensi vengano facilmente ricordate, mentre possiamo verificare quanto poco le percezioni tattili rimangano nella memoria.

Esaminiamo quanto poco ci si ricordi di una qualunque sostanza che abbiamo tastato, che abbiamo toccato anni fa, anzi quanto poco sentiamo l’esigenza di ricordarcene. Si immerge subito in profondità, come cessa la luce e sprofonda nella tenebra, quando il sole nella costellazione della Bilancia entra nella notte, nella regione delle costellazioni notturne. Anche gli altri sensi rimangono del tutto nascosti, si può dire, per la desta, manifesta vita dell’anima.

 

• Il senso della vita: in pochissime trattazioni scientifiche di psicologia si parla del senso della vita. Di solito si nominano solo i cinque sensi, i sensi diurni della coscienza di veglia. Ma questo non ci porterebbe molto lontano.

Il senso della vita è il senso attraverso il quale avvertiamo la vita in noi, ma in realtà solo quando si hanno dei disturbi, quando ci si ammala, quando qualcosa non è a posto o è addirittura doloroso; in questo caso il senso della vita ci dice: senti male in questo o in quel punto. In una condizione di salute, questo senso diviene sotterraneo, così come non vi è luce quando il sole si trova nello Scorpione, cioè in un segno zodiacale notturno.

 

• Lo stesso avviene con il senso del movimento, che è quello attraverso il quale percepiamo in noi quel che avviene quando compiamo un movimento. Solo ora la scienza ufficiale dice qualcosa a proposito del senso del movimento. Solo ora ha scoperto che dal modo in cui le articolazioni premono una sull’altra – ad esempio muovendo un dito, la superficie di un’articolazione sfrega su un’altra – viene percepito il movimento compiuto dal corpo. Noi camminiamo, ma lo facciamo in modo inconscio. Alla base vi è un senso: la percezione della facoltà di movimento si immerge anch’essa nella notte della coscienza.

 

• Consideriamo poi il senso dell’equilibrio: in realtà lo acquisiamo solo gradualmente nel corso della vita, ma non vi pensiamo, perché rimane nella notte della coscienza. Il bambino piccolo non ce l’ha ancora, si muove carponi per terra. Il senso dell’equilibrio viene acquisito in seguito. Solo negli ultimi decenni la scienza ha scoperto l’organo di senso per il senso dell’equilibrio.

Già parlai dei tre canali a forma di semicerchio che si trovano nell’orecchio, perpendicolari l’uno all’altro nelle tre direzioni dello spazio.

Quando sono lesi, avvertiamo dei capogiri, non abbiamo più cioè l’equilibrio. Come per l’udito abbiamo l’orecchio esterno, per la vista l’occhio, così per l’equilibrio abbiamo i tre canali a semicerchio che solo per un certa affinità residua fra suono ed equilibrio sono legati all’orecchio, e che si trovano in una cavità al suo interno. Sono tre semicerchi formati da piccoli, minuscoli ossicini. Ma è sufficiente che siano danneggiati e si perde la possibilità di mantenere l’equilibrio.

Nel corso della prima infanzia acquisiamo il senso dell’equilibrio, che rimane però immerso nella notte della coscienza. Non ce ne accorgiamo.

 

• Poi sopraggiunge l’alba che rischiara la coscienza. Pensiamo però quanto poco i sensi che ci rimangono ancora in parte nascosti – quello dell’odorato e quello del gusto – abbiano a che fare con la vita dell’anima nel senso più elevato.

Ci dobbiamo immergere del tutto nella vita corporea per poter sperimentare davvero l’odorato.

Il senso del gusto volge già verso l’aurora per noi, qui la coscienza si rischiara un poco. Si può comunque ripetere l’esperimento psicologico che ho indicato per il senso del tatto: è molto difficile ricordare le percezioni dell’odorato e del gusto. Solo quando la vita dell’anima si immerge maggiormente nell’inconscio, allora in qualche modo il senso dell’odorato acquista qualche risalto per la vita cosciente dell’anima.

È noto come molti musicisti trovassero una particolare ispirazione perché vicino a loro arrivava il medesimo profumo che avevano percepito un giorno, componendo un’altra musica. Non è il profumo che affiora alla memoria, ma si presentano alla chiara coscienza i medesimi processi animici legati al senso dell’odorato.

Il senso del gusto è un’aurora incerta per la maggior parte degli uomini, non è ancora nella piena luce della vita dell’anima; ben pochi infatti si accontentano della pura impressione animica del gusto, altrimenti dovremmo essere altrettanto soddisfatti quando ricordiamo un cibo che ci piace, come quando riusciamo di nuovo ad assaporarlo. Ma sappiamo che non è così per la maggior parte di noi. Lo vogliamo di nuovo, non siamo soddisfatti solo ricordando ciò che ci era piaciuto.

 

• Poi però con il senso della vista ritorniamo là dove sorge il sole della coscienza; con questo senso arriviamo alla piena coscienza di veglia. Il sole sale sempre più alto.

 

• Dal senso del calore si arriva al senso del suono, dal senso del suono a quello del linguaggio.

Il sole è a mezzogiorno. Fra il senso del suono e quello del linguaggio, vi è il mezzogiorno della vita dell’anima.

 

• Seguono poi il senso del pensiero, quello dell’io.

Con il senso dell’io non si percepisce il proprio io, ma l’io dell’altro, naturalmente: è una percezione, è un senso!

La coscienza del proprio io è qualcosa di totalmente diverso. Ne trattai in quelle conferenze di antroposofia.

Il senso dell’io non consiste nel sapere del proprio io, ma che si stia di fronte a un altro uomo e che questi apra il proprio io. È la percezione dell’io dell’altro, non quella del proprio.

 

Questi sono i dodici sensi, davanti ai quali la vita dell’anima umana appare come il sole davanti ai dodici segni zodiacali. Questo testimonia come l’uomo sia nel senso più vero realmente un microcosmo.

Di fronte a tali cose la scienza attuale è molto spesso ancora del tutto ignorante.

La scienza attuale dà ancora valore al senso del suono, ma non più a quello del linguaggio, benché la parola pronunciata non possa mai venir compresa nel suo vero significato attraverso il semplice senso dell’udito.

Per questo è necessario il senso del linguaggio, il senso per il significato di ciò che si esprime in parole.

 

• E il senso del linguaggio non è la stessa cosa di quello del pensiero, il quale a sua volta non è la stessa cosa di quello dell’io.

Vorrei portare un esempio di quanto il nostro tempo si sbagli in proposito.

Eduard von Hartmann, che si è sempre molto impegnato nella sua ricerca, inizia il proprio libro Fondamenti della psicologia con queste parole, con assoluta naturalezza egli premette queste parole: «Il punto di partenza della psicologia sono i fenomeni psichici, e certo per ciascuno i propri, perché solo questi gli sono dati direttamente, e nessuno è in grado di guardare nella coscienza di un altro.»

Le parole iniziali di uno dei più significativi filosofi moderni partono dal presupposto che si neghino i sensi del linguaggio, del pensiero, dell’io. Non se ne sa nulla. Ecco un caso in cui l’assurdità, l’assoluta insensatezza diventa scientifica; fino a questo punto si possono ignorare le cose!

 

Solo quando non ci si fa confondere da questa scienza, si possono con facilità scorgere gli errori in cui essa incorre.

La psicologia afferma infatti: non puoi vedere nell’anima di un altro, la puoi interpretare solo dalle sue manifestazioni esteriori. Dunque l’anima di un altro la possiamo conoscere solo attraverso le sue manifestazioni!

Quando qualcuno rivolge a un altro parole gentili, lo dobbiamo solo interpretare! È vero? No, non lo è!

La parola gentile agisce direttamente, come il colore che agisce sull’occhio!

E l’amore che vive nell’altro viene portato sulle ali delle parole nella nostra anima, come il colore arriva al nostro occhio. Vi è percezione diretta, non è questione di interpretazione.

 

La scienza con la sua insensatezza vorrebbe rinchiuderci nella nostra egoità per non farci accorgere che noi, in quanto viviamo con gli altri uomini – e ho detto grazie ai sensi dell’io, del pensiero e del linguaggio – viviamo direttamente con le loro anime.

• Noi viviamo con le anime degli altri, come viviamo con i colori e con i suoni, e chi non se ne avvede, proprio nulla sa della vita dell’anima.

È essenziale che si comprendano queste cose. Sono oggi diffuse dettagliate teorie secondo le quali tutte le impressioni che riceviamo dagli altri sarebbero in realtà solo simboliche e andrebbero interpretate sulla base delle manifestazioni esteriori. Nulla però vi è di vero in tutto questo.

 

Formiamo immagini nella nostra anima: sorgere del sole, pienezza di luce, e infine tramonto. È l’immagine macrocosmica per il microcosmo della vita dell’anima umana la quale si muove tuttavia non in un’orbita circolare, ma secondo la necessità dell’anima umana all’interno dei dodici segni zodiacali della vita dell’anima, vale a dire dei dodici sensi.

Ogni qual volta percepiamo l’io di un altro, siamo nel lato diurno del sole animico.

Immergendoci in noi stessi, potremmo percepire il nostro equilibrio interiore, il nostro movimento, ma non lo percepiamo perché è il lato notturno, perché siamo proprio nella parte notturna della vita dell’anima.

 

Ora non apparirà più inverosimile quel che ho detto:

• quando attraversiamo il tempo fra morte e nuova nascita, acquistano particolare importanza – perché si spiritualizzano – i sensi che qui sono attirati nell’interiorità, che sono al crepuscolo, mentre andranno verso il tramonto quelli che qui brillano alti.

Come il sole si alza, così l’anima umana sale, potremmo dire, fra il senso del gusto e quello della vista, e tramonta poi nella morte.

 

Quando noi, e lo si può comprendere attraverso le diverse descrizioni che ne ho fatto in precedenza e che è possibile leggere nei vari cicli di conferenze, nel tempo fra morte e nuova nascita troviamo lassù un’anima, la troviamo – come è spiegato ne La scienza occulta – come unita a noi interiormente.

Non la percepiamo standole di fronte dall’esterno e sperimentando da fuori l’impressione del suo io, ma in un’unione.

Qui il senso del tatto diventa del tutto spirituale, e rimane ciò che qui potrei definire subconscio, notturno, i sensi dell’equilibrio e del movimento spiritualizzati hanno un ruolo molto importante nella vita fra morte e nuova nascita.

È proprio così: noi ci muoviamo attraverso la vita nel suo complesso come il sole si muove attraverso i dodici segni dello zodiaco. Entriamo nella vita in quanto la nostra coscienza legata ai sensi per così dire sorge in una delle colonne del mondo e tramonta nell’altra colonna. Passiamo davanti a queste colonne, quando nel cielo delle stelle dal lato notturno entriamo in un certo senso in quello diurno.

Anche le società occulte o simboliche cercarono sempre di indicare la colonna della nascita che l’essere umano passa entrando nella vita del lato diurno e la chiamarono jakim. Esse dovettero cercare queste colonne agli estremi confini del cielo.

 

Nella vita fra morte e nuova nascita il mondo esterno è costituito dalle percezioni del tatto estese a tutto l’universo, dove noi non tastiamo, ma siamo tastati, dove noi sentiamo come se dappertutto ci sfiorassero esseri spirituali, allo stesso modo in cui sulla terra sfioriamo le altre cose.

Durante la vita fra morte e nuova nascita viviamo nel movimento avvertendolo come se qui una cellula sanguigna o un muscolo percepissero il proprio movimento.

• Nel macrocosmo sentiamo di muoverci fra morte e nuova nascita, sentiamo l’equilibrio e ci sentiamo inseriti nella vita universale.

Qui la nostra vita è racchiusa nella nostra pelle, là invece ci sentiamo dentro la vita del tutto e nella condizione di dare a noi stessi il nostro equilibrio.

Qui la forza di gravità terrestre e la nostra particolare costituzione corporea ci dànno l’equilibrio, ma noi di regola nulla ne sappiamo.

In qualunque momento nella vita fra morte e nuova nascita percepiamo l’equilibrio.

 

L’altro lato della vita dell’anima è una sensazione diretta.

L’uomo entra nella vita terrena attraverso jakim e ne viene rassicurato:

“Ciò che è fuori nel macrocosmo, ora vive in te, tu sei ora un microcosmo”.

Infatti la parola jakim significa: in te è l’elemento divino che si riversa sul mondo.

 

Boas è l’altra colonna: l’ingresso attraverso la morte nel mondo spirituale.

Il significato che la parola boas compendia è all’incirca: la forza che finora ho cercato in me, la troverò riversata sul mondo intero, vivrò in essa.

 

Tali cose si possono comprendere solo se vi si penetra attraverso la conoscenza spirituale.

Nelle confraternite simboliche sono adombrate in termini simbolici. Nella nostra quinta epoca postatlantica se ne parla maggiormente perché non vadano del tutto perse per l’umanità, perché in futuro possano ancora esserci uomini che comprendano ciò che è racchiuso nella parola.

• Ma tutto ciò che si manifesta esteriormente nel nostro mondo, è anche immagine di ciò che è presente nel macrocosmo.

• Come la nostra vita dell’anima è un microcosmo nel senso che ho indicato, così anche la vita animica dell’umanità riflette in un certo senso il macrocosmo.

 

• Per il nostro tempo è molto importante che le immagini delle due colonne, di cui ho parlato, siano consegnate alla storia.

Quelle colonne presentano unilateralmente la vita, perché la vita sta solo nella condizione di equilibrio fra le due.

jakim è la vita – è infatti il passaggio dallo spirituale al corporeo –

né lo è boas che è il passaggio dal corpo allo spirito.

Ciò che conta è l’equilibrio, e questo per noi è molto difficile da capire.

 

Gli uomini cercano sempre una parte, sempre un estremo, non l’equilibrio. Per questo motivo vi sono due colonne anche per il nostro tempo, ma per comprenderlo giustamente, dobbiamo passare nel mezzo: né l’una né l’altra colonna dobbiamo immaginare come la forza fondamentale dell’umanità, dovremo passarvi in mezzo!

Dobbiamo in effetti comprendere ciò che è presente nella realtà, non rimuginare in quella vita lontana dal pensiero nella quale si trova l’odierno materialismo.

Cercando oggi la colonna di jakim la troviamo fra i nostri contemporanei in un uomo molto illustre, ora scomparso ma ancora presente: la troviamo nel tolstoismo.

 

In Tolstoj, ne parlai nei primi tempi del nostro movimento antroposofico, si presenta un uomo che intendeva in fondo distogliere gli uomini dalla realtà esterna, indirizzandoli del tutto verso l’interiorità, che voleva sottolineare solo ciò che si svolge nella loro interiorità.

Egli dunque non vedeva lo spirito nelle azioni esteriori; è una unilateralità che mi parve caratteristica quando allora – era una delle prime conferenze che tenni qui in quei primissimi anni – parlai di lui. Quella conferenza gli venne allora mostrata da un amico. Egli ne capì i primi due terzi, ma l’ultimo no, perché si parlava di reincarnazione e karma che gli erano incomprensibili. La sua unilateralità consisteva nello spegnersi totale della vita esteriore.

È infinitamente doloroso sentire come egli presenti una tale unilateralità! Si pensi a quale enorme contrasto vi sia fra la concezione di Tolstoj, dominante in una gran parte dell’intellettualità russa, e quella che in questi giorni proprio da là rimbalza fino a noi. Oh, è uno dei contrasti più spaventosi che si possano immaginare! Questa è unilateralità.

 

Anche l’altra, la colonna di boas, si manifesta nella storia del nostro tempo.

Essa pure rappresenta un’unilateralità: è la ricerca della spiritualità solo nel mondo esterno.

Fece la sua comparsa alcuni decenni fa in America: là troviamo potremmo dire l’antitesi di Tolstoj in Keely, il cui ideale era costruire un motore che non fosse mosso né dal vapore né dall’elettricità, ma dalle onde che l’uomo stesso suscita con la propria voce, parlando. Immaginiamo un motore progettato per essere messo in moto dalle onde che si provocano parlando o addirittura suscitate dalla vita animica.

Era ancora un ideale, e grazie a Dio rimase tale, pensando a che cosa sarebbe diventata infatti questa guerra se l’idea di Keely fosse stata realizzata! Se la si realizzerà, si capirà che cosa significhi, tradotto in forza motoria, il concordarsi delle vibrazioni. Questa è l’altra unilateralità, è la colonna di boas. Si deve passare in mezzo ad entrambe.

 

Nei simboli che vengono conservati è racchiuso molto, moltissimo. Il nostro tempo è chiamato a comprendere queste cose, a penetrarvi. Il contrasto che si avvertirà fra gli autentici aspetti spirituali e ciò che si diffonderà dall’ovest quando il motore di Keely verrà realizzato, sarà di tutt’altra natura rispetto al contrasto fra la concezione di Tolstoj e ciò che arriva da est. Non si può aggiungere altro in proposito!

È però necessario che a grado a grado entriamo più in profondità nei misteri del divenire umano, che esaminiamo come lungo i millenni nella sapienza umana si è realmente manifestato in modo simbolico o in altro modo ciò che a stadi diversi diventa realtà.

 

Oggi siamo soltanto allo stadio del cercare a tastoni, e nelle ultime conferenze richiamai l’attenzione su come un uomo quale Hermann Bahr, che in gioventù incontrai spesso, dopo aver compiuto cinquantatré anni e aver scritto tante opere, adesso da un lato cerchi in Goethe, brancolando, saggiando, e ammetta di iniziare solo ora ad accostargli, dall’altro lato cominci a intuire che vi è qualcosa, forse una scienza dello spirito, accanto alla scienza ufficiale.

 

By | 2019-01-25T15:30:19+01:00 Giugno 5th, 2018|I 12 SENSI, I 12 SENSI DELL'UOMO|Commenti disabilitati su I 12 SENSI UMANI RISPECCHIANO IL CORSO DEL SOLE NELLO ZODIACO