/////I MAESTRI DELL’UMANITÀ SULLA LUNA E GLI ESSERI ARIMANICI.

I MAESTRI DELL’UMANITÀ SULLA LUNA E GLI ESSERI ARIMANICI.

I maestri dell’umanità sulla Luna e gli esseri arimanici.

O.O. 231 – L’uomo soprasensibile alla luce dell’antroposofia – 17.11.1923 pom.


 

Nella prima conferenza abbiamo cercato di farci una rappresentazione del modo in cui, mentre è sulla Terra, l’uomo sia in relazione con gli esseri e le forze soprasensibili. Nella seconda, abbiamo cercato di rappresentarci da un determinato punto di vista il suo passaggio nel mondo soprasensibile nel tempo fra morte e rinascita. Oggi vorrei aggiungere alcune cose a quelle già dette; in certo senso vorrei ulteriormente svilupparle. Passeremo poi a completare l’insieme e così pervenire, nel corso di queste conferenze, a una immagine armonica.

 

Abbiamo veduto che per la percezione immaginativa, anche dopo essere passato per la porta della morte ed essere già entrato nel mondo spirituale, l’uomo appare ancor sempre una forma spirituale. Si deve naturalmente capire che la percezione di qualcosa di spirituale è diversa da quella di qualcosa di fisico. Per esempio ognuno di quelli che ha tale percezione dirà: « Sì, ho visto qualcosa, ma non potrei dire quale dimensione avesse », o altro di simile.

 

Le percezioni spirituali naturalmente non sono del tutto spaziali come quelle fisiche.

Volendole descrivere, se ne deve tuttavia dare un’immagine simile a quella di una percezione visiva fisica.

Ed è in questo senso che prego di intendere le descrizioni che ora farò.

Dopo che l’uomo è passato per la porta della morte,

dalla sua figura spirituale svanisce gradualmente il capo, la figura del capo impallidisce.

 

Per contro, la rimanente forma della persona diviene « fisionomia »

e, come già dissi, diviene fisionomia nel senso di esprimere

in qual modo e grado, durante la vita terrena, la relativa persona

sia stata buona o cattiva, saggia o stolta e altro di simile.

Tutto ciò che è possibile nascondere nel mondo fisico,

in cui si può mostrare il volto più innocente ed essere un furfante,

dopo essere passati per la porta della morte non lo si può nascondere più.

 

Non lo si può col volto, perché il volto è scomparso,

e neppure lo si può con la restante figura che va sempre più assumendo carattere di fisionomia.

Il fatto è che, quando l’uomo entra nel mondo spirituale, tutto il suo rapporto con le cose cambia.

Si deve per esempio considerare che quanto sulla Terra vien tenuto in gran conto, il pensare,

e principalmente il pensare astratto, nel mondo spirituale non è affatto pregiato.

Nel mondo spirituale non si pregia affatto, non si può adoperare ciò per cui il capo vale da strumento.

 

Dobbiamo lasciare indietro l’orgoglioso pensare

col cui mezzo, sulla Terra, ci procuriamo le nostre rappresentazioni intorno alle cose sensibili.

I filosofi esistono unicamente sulla Terra perché proprio la filosofia, intessuta di pensieri astratti,

deve esser lasciata indietro.

 

Quanto più ci inoltriamo nel mondo spirituale-soprasensibile,

tanto più tutta la vita dell’anima diviene rappresentazione delle cose attraverso immagini,

diviene un mirare, un contemplare, un guardare tale

che i pensieri insiti nelle cose si manifestano unitamente alla percezione.

Qui sulla Terra formiamo noi stessi i nostri pensieri; là i pensieri ci vengono rivelati dalle cose, vengono a noi.

 

Il pensiero si consegue dunque attraverso la percezione; quel che importa è che anche nella percezione del mondo spirituale si presenti tutto ciò che l’uomo deve sperimentare.

Anche per la percezione sensoria possediamo alcuni punti di riferimento ai quali riallacciarci quando vogliamo descrivere il mondo spirituale che l’uomo percorre fra morte e rinascita.

 

Nel mondo sensibile vediamo le stelle.

Alla percezione sensoria terrena le stelle e anche i pianeti mostrano però solo il loro aspetto esteriore.

Interiormente sono tutt’altra cosa; sono colonie di esseri spirituali

che nei più vari modi si sono adunati nei luoghi dove vediamo le stelle.

Se da un qualsivoglia punto della Terra volgiamo lo sguardo verso una stella,

vuol dire che in quella direzione si è adunata una colonia di esseri spirituali;

quella che vediamo come stella fisica indica appunto la direzione, è un segno, un cartello indicatore.

 

Tutto quanto la scienza dice delle stelle ha scarsissima importanza perché si tratta appunto solo dl cartelli indicatori, di direzioni, di ciò che vale per l’orientamento. Il fatto di vedere in un qualsivoglia punto una stella significa solo che in quella direzione vi è la dimora di esseri spirituali.

 

La prima sfera in cui l’uomo entra dopo varcata la soglia della morte è quella lunare;

egli entra cioè nel dominio degli esseri che dimorano sulla Luna.

Che esseri sono?

 

Dalla descrizione data nel mio libro La scienza occulta si sa che la Luna non è sempre stata dove oggi si trova. Per la Luna si nota poi una particolarità singolare. È per esempio assai singolare che nei soliti libri scolastici e nei manuali di divulgazione si taccia completamente il fatto che la Luna è attualmente in una condizione per cui, ogni anno, essa si avvicina un poco alla Terra. I più non se ne accorgono perché non lo trovano segnato nei testi di divulgazione, ma è vero. La Luna non è sempre stata come ora fuori nell’universo. Una volta (lo si può leggere appunto nella mia Scienza occulta) la sostanza lunare era anzi contenuta nella Terra, poi se ne staccò e uscì nell’universo; solo nel corso dell’evoluzione terrena si configurò pertanto a dimora di esseri spirituali. Di quali esseri?

 

In libri e in conferenze ho spesso descritto come, in remotissimi tempi dell’evoluzione terrestre,

l’uomo era stato al cospetto dei grandi maestri dell’umanità.

 

Se guardiamo con vera comprensione al passato dell’evoluzione, ci sentiamo interiormente pervasi di venerazione infinita nei confronti dell’immensa saggezza che un tempo era stata largita dai grandi e sovrumani maestri dell’umanità. I primi maestri del genere umano non furono infatti uomini, ma esseri di grado superiore a quello umano che non comparivano nei misteri in corporeità fisica, bensì in un corpo eterico che in seguito in gran parte deposero; quindi ora vivono in un corpo astrale.

 

Dalla Terra questi primordiali maestri emigrarono poi sulla Luna,

e così il corpo cosmico che chiamiamo Luna è nel cosmo la sede dei maestri primordiali dell’umanità.

Ivi essi dimorano.

 

A un’osservazione grossolana la superficie esteriore della Luna sembra riflettere unicamente la luce del Sole; un’osservazione più precisa rivela tuttavia che la Luna riflette un’immensa quantità di forze dell’universo. Ma le forze che essa riflette sulla Terra sono connesse con quanto nell’uomo è propriamente subumano, con ciò ch’egli oggi condivide con la natura animale.

 

Si verifica così il fatto singolare che la Luna riunisce nel proprio dominio

• gli elevati esseri spirituali che furono gli antichissimi maestri dell’umanità

• e le forze animali della natura umana.

La sfera lunare è la prima in cui l’uomo entra dopo aver varcato la soglia della morte.

Qui egli fa le sue prime esperienze.

 

Rappresentiamoci in modo ben vivo come, con la sua fisionomia morale o anche immorale, l’uomo entri nella zona delle radiazioni lunari, tanto di quelle fisiche quanto di quelle spirituali, e in un primo tempo veda se stesso e le altre persone con quelle fisionomie.

 

Non sono però occhi fisici quelli coi quali egli allora vede; si tratta piuttosto di sensazioni, quasi di un palpare, di un palpare a distanza. Potrei descriverlo nel modo seguente: supponiamo che in quella sfera un uomo si accosti ad un altro. Il primo ha la sua fisionomia morale che però è mobile e in certo senso malleabile. Quando è vicino all’altra persona, egli cerca di assumere una fisionomia che gli somigli.

 

Se però nella vita terrena quell’uomo fosse stato un vero mascalzone e tentasse quel processo di fronte a una persona buona per sperimentare che cosa sia un uomo buono nella sua fisionomia, egli non riuscirebbe ad attuarlo. Tornerebbe sempre ad assumere la fisionomia di un mascalzone. Null’altro gli riuscirebbe.

 

Da questo esempio si vede che per un certo tempo dopo la morte

l’uomo può unicamente percepire quelli che, avendo già varcato la soglia della morte,

sotto l’aspetto morale erano stati simili a lui.

Questa è, direi, la prima impressione con carattere di giudizio che l’uomo sperimenta.

Quel giudizio costituisce un’aspra condanna, perché si è continuamente sotto l’impressione:

• « Anche tu sei come chi vedi. Puoi solo aggirarti fra persone che sono come te ».

Egli non vede altre persone, all’inizio non le vede.

 

Attraverso le particolari forze che possiede, la sfera lunare non manda subito gli angeli, nella loro bella forma, in prossimità degli uomini. La Luna è infatti il corpo cosmico di cui la Terra si è liberata, che ha estromesso nel cosmo.

 

Con la Luna sono invero anche andati i grandi e santi maestri, ma quale essa è ora, sola nello spazio,

nelle sue vicinanze vi sono delle figure arimaniche, si scorgono delle figure arimaniche.

Quando un uomo ne vede altri le cui fisionomie non sono rivelatrici di bene,

egli ha la singolare impressione di vedere se stesso,

ma quelle fisionomie assomigliano molto alle figure arimaniche che compaiono all’intorno.

 

Quell’uomo non può vedere gli angeli perché essi hanno delle figure belle

con le quali egli non è ancora in grado di armonizzare.

Vede dunque le altre persone sotto vari aspetti rivelatori di malvagità,

e può costatare quanto esse assomiglino alle figure arimaniche.

 

La seconda impressione che l’uomo sperimenta nella sfera lunare è dunque questa:

•« Tu sei molto simile alle figure arimaniche ».

Si tratta di nuovo di un molto efficace giudizio che si esercita su lui dopo la morte.

 

In terzo luogo si verifica che l’uomo non sfugge alla chiara impressione che nella prima regione che attraversa dimorano i saggi, i buoni maestri antichissimi dell’umanità. L’uomo deve avere tale impressione, perché fra quei maestri e le entità arimaniche regna un singolare rapporto.

 

Dal punto di vista terreno è del tutto comprensibile che di queste cose gli uomini giudichino in modo analogo a quello del ben noto re di Spagna, al quale era stato mostrato uno schizzo dei moti stellari e di tutta la situazione del sistema solare. A quel re tutto ciò era parso difficile, ed egli aveva detto che se Dio gli avesse affidato l’incarico di creare il mondo, lo avrebbe fatto più semplice. Lo trovava troppo complicato. Non fa meraviglia che molti esprimano pareri analoghi; vorrebbero sempre modificare un poco il piano divino. Essi confidano immensamente nel loro intelletto. Ci fu perfino un filosofo, Kant, che formulò il giudizio: « Datemi della materia, e io forgerò un universo ». E bene che non gliene sia stata data, perché avrebbe foggiato qualcosa di orrendo.

 

Così avviene che, quando sente parlare di esseri arimanici, la gente non possa capire come essi non abbiano da gran tempo perduto ogni speranza di conseguire sugli uomini quella vittoria che è nelle loro intenzioni.

Gli uomini sanno infatti benissimo che gli spiriti arimanici non riporteranno la vittoria, ma Arimane non lo sa, aspira a vincere. Da tale sua aspirazione nasce un singolare rapporto fra le entità arimaniche, che in prevalenza appartengono alla sfera lunare, e i saggi maestri antichissimi dell’umanità. Gli esseri arimanici vorrebbero conquistare questi ultimi ai loro scopi. A che cosa aspirano essi infatti?

Aspirano a fermare la Terra a un determinato punto del suo sviluppo, a impedire che progredisca.

 

Arimane dice: • « Nella loro evoluzione gli uomini sono arrivati fin qui. A questo punto devono fermarsi; non devono evolversi oltre. Voglio che si solidifichino nell’attuale condizione e proseguano il loro cammino nel mondo irrigiditi, non come esseri che continuano ad evolversi ».

È ciò che ogni notte le entità arimaniche sussurrano nelle orecchie degli uomini, ed è ciò che esse vogliono per la Terra; vogliono tenerla ferma a un dato punto della sua evoluzione.

 

A questo punto pensiamo ai grandi, antichissimi maestri dell’umanità. Essi lasciarono sulla Terra ciò che conosciamo quale l’antica primordiale saggezza che nel corso del tempo si è spenta, che gli uomini non intendono più, ma che era stata insegnata nelle antiche sedi dei misteri. Non si poteva continuare a insegnarla perché, se l’avessero ulteriormente ricevuta, gli uomini non sarebbero progrediti, e soprattutto non sarebbero pervenuti alla libertà, non sarebbero potuti arrivare a un libero volere.

Quell’antica saggezza poteva solo rivolgersi agli istinti, non alla riflessione autocosciente.

 

Per il bene dell’umanità quegli antichi maestri dovettero perciò a un dato momento separarsi da essa. Senza di loro l’uomo non avrebbe potuto trovare il punto di partenza per il proprio sviluppo, ma dopo aver dato l’impulso necessario perché l’uomo potesse valersene e evolvere in modo autonomo, quei maestri si ritirarono dalla Terra ed emigrarono precisamente nella sfera lunare.

 

Nel lontano passato, quando quegli antichissimi maestri erano ancora sulla Terra, le entità arimaniche avevano fatto ogni sforzo per trattenerveli e far sì che l’evoluzione si fermasse alla saggezza istintiva; esse credono ancor sempre di poter ottenere almeno qualche risultato dopo che l’uomo ha varcato la soglia della morte ed è entrato nella sfera lunare.

 

Con le loro lusinghe quelle entità tentano ancor sempre di indurre i maestri primordiali ad avvicinare le persone morte di recente. Non riescono tuttavia a conseguire i loro intenti, e soprattutto non vi riescono per le persone le cui fisionomie sono rivelatrici di malvagità. Ma le entità arimaniche si accostano continuamente agli uomini e li istigano dicendo loro che una volta quel sapere esisteva.

 

Per i malvagi subentra così come terza pena

il fatto che le figure arimaniche descrivono loro i maestri primordiali,

ma essi non possono vederli, guardano nel vuoto.

Si tratta di nuovo d’una molto importante impressione che gli uomini ricevono.

 

Sull’anima umana pesa allora il sentimento:

« Io non vedo quelli da cui prese inizio l’evoluzione umana, io sono escluso ».

È una fortissima, vivissima sensazione che viene così sperimentata

da coloro la cui fisionomia non è rivelatrice di bene.

 

• Queste sono dunque le tre impressioni che l’uomo deve sperimentare quando entra nel mondo

al quale accede dopo la morte con una fisionomia rivelatrice di malvagità.

 

Bisogna però aggiungere che per certi riguardi in nessuna persona terrena tutto è buono,

che anche nelle migliori vi è molto di cattivo,

e che perciò molti sperimentano, almeno in parte, le impressioni di cui ho parlato.

Ma quanto più una persona può assumere la fisionomia del bene,

tanto più essa, dopo la morte, vedrà quelli a cui è così venuta ad assomigliare,

e tanto meno sperimenterà le entità arimaniche.

 

Di conseguenza, tutto ciò che ho descritto come proveniente da esse scomparirà,

e quelle persone avranno intendimento per le figure angeliche che allora compariranno nella loro sfera.

Quell’intendimento introdurrà nell’uomo le forze di cui a quel punto egli deve compenetrarsi,

e che sono soprattutto forze di volontà.

 

Dopo la morte non domina in prevalenza la riflessione, ma la volontà.

La volontà si trasmuta poi anche in sensazione, diviene tutto il mondo vitale della persona.

Bisogna volere se si vuol percepire.

Se si vuol vedere una cosa, ci si deve configurare in modo corrispondente ad essa, bisogna quindi volere.

 

Bisogna divenire somiglianti a ciò che si vuol percepire.

Quel che l’uomo deve sviluppare dopo esser passato per la porta della morte

è anzitutto la volontà ed è anche sulla volontà che agiscono

le impressioni che ho menzionate come proprie della sfera lunare.

 

 

By | 2018-07-07T06:47:31+02:00 Luglio 7th, 2018|ARIMANE|Commenti disabilitati su I MAESTRI DELL’UMANITÀ SULLA LUNA E GLI ESSERI ARIMANICI.