/////06 – I PRIMI CAPITOLI DELLA GENESI

06 – I PRIMI CAPITOLI DELLA GENESI

I primi capitoli della Genesi

O.O. 101 – Miti e leggende nordiche – 13.11.1907


 

Durante i nostri ultimi incontri abbiamo parlato dei differenti miti e leggende e abbiamo sottolineato il fatto che in essi e nei diversi popoli si rivela quello che abbiamo imparato a conoscere con la concezione scientifico-spirituale del mondo, ossia i fenomeni del mondo astrale e di quello spirituale. Abbiamo ugualmente evocato diversi segni e simboli e abbiamo continuato ad insistere sul fatto che nulla è dato in questi segni e simboli che possa permettere in un modo o in un altro di speculare, filosofeggiare o meditare, di interpretarli in un modo o nell’altro; si può solo dire che questi segni sono la trasposizione reale di fenomeni che si svolgono nei mondi superiori.

 

Vi prego di non dimenticare mai che nelle correnti spirituali che marcano l’evoluzione della Terra incontriamo dei simboli, dei racconti, delle leggende che non esprimono altro che quello che il chiaroveggente iniziato ai fenomeni soprasensibili è in grado di percepire nei mondi spirituali superiori. Basta infatti che io esamini quel simbolo che tutti conoscete e che si chiama svastica, la croce uncinata, a proposito del quale avete sentito molteplici interpretazioni piú o meno corrette. Nella maggior parte dei casi queste interpretazioni sono insensate, anche se sono molto elaborate. Qualcuno molto intelligente, che riflette molto, può benissimo dire una enormità se parla senza cognizione di causa. Questa croce uncinata, o svastica, non è altro che la riproduzione degli organi astrali dei sensi (chiamati anche fiori di loto) che si risvegliano quando l’uomo pratica certi esercizi. Entrano in azione quando l’uomo persegue una determinata evoluzione. Non ho cessato di ripetere che soprattutto non bisogna pensare ad un fiore, come del resto non si pensa ad un’ala quando si parla di ali del naso. Si tratta di una parola, ed è solo una rappresentazione simbolica di quello che si sviluppa nel chiaroveggente quando egli forma progressivamente i suoi organi dei sensi a partire dal suo organismo astrale. Se facciamo nostro questo principio d’interpretazione, non saremo mai tentati di praticare una qualsiasi speculazione o attività di questo genere a proposito di quello che troviamo nei testi religiosi o altri. Piuttosto, per imparare quello che significa in ogni caso tal o talaltro segno, ci sforzeremo bene di appellarci alla scienza o alla saggezza occulta autentica.

 

Durante le ultime conferenze del lunedí abbiamo fatto luce su parecchi punti contenuti nelle leggende persiane e germaniche. Oggi mi piacerebbe farvi alcune precisazioni su un testo che è molto piú vicino, vale a dire la Bibbia. Se oggi desidero piú in particolare portare la vostra attenzione sulla Bibbia, è perché vediate a quale punto, in piú parti, la Bibbia concordi con i miti e le leggende piú svariate, e dove possiamo approfondire il testo della Bibbia, quando, per avere delle informazioni, ci appelliamo semplicemente alla saggezza occulta. Oggi evocheremo nelle nostre anime alcuni passaggi dei primi capitoli della Bibbia.

 

Come sapete, vi si parla della creazione della Terra, del mondo in generale, in relazione all’uomo. Su quella che è chiamata La Genesi, sui misteri che si nascondono dietro i primi capitoli della Bibbia, trovate le piú svariate spiegazioni. Dobbiamo ricordarci che quando l’uomo, nella sua forma fisica attuale,  è diventato per la prima volta cittadino della Terra, vi regnavano delle condizioni del tutto differenti da quelle che conosce l’uomo della nostra epoca. Sappiamo che, dopo aver conosciuto stati anteriori di evoluzione, chiamati stadi di antico Saturno, di antico Sole e di antica Luna, in un primo tempo la Terra è riapparsa unita al Sole e alla Luna. I due astri che ci illuminano dal cielo formavano allora un solo corpo con la Terra.

 

Sappiamo anche che il Sole con tutte le sue entità, poi la Luna, anch’essa con certe sostanze ed entità, si sono in seguito staccati, abbandonando la nostra Terra. Questo è avvenuto in un’epoca che abbiamo l’abitudine di definire Lemuria. In quel tempo la Terra era costituita di elementi in fusione che, in fondo, erano come le sostanze attuali, con la sola differenza che la Terra era un corpo celeste a base di fuoco, una nebbia calda nella quale i metalli e i minerali, che oggi sono solidi, erano in fusione, e non permettevano di viverci a esseri come quelli terrestri attuali. Ma potevano viverci entità di natura e specificità totalmente diverse, fra le quali l’essere umano, la cui esistenza è stata da sempre legata a quella del nostro pianeta.

 

Studieremo adesso proprio quell’uomo. Vi fareste un’idea sbagliata immaginandovi che l’uomo di allora, all’epoca cioè in cui il Sole e la Luna si staccarono dalla Terra, fosse come l’uomo di oggi, con orecchie per udire e occhi per vedere. Dovreste piuttosto rappresentarvi che l’uomo dell’epoca iniziale del pianeta Terra aveva una coscienza del tutto differente da quella odierna. Non esisteva ancora la nostra attuale coscienza diurna, la cui percezione si effettua con gli organi dei sensi esterni.

 

Che tipo di coscienza conosciamo al di fuori di quella diurna? Conoscete la coscienza che per la maggior parte degli esseri è oggi lo stato d’incoscienza, vale a dire la coscienza che si ha nello stato di sonno profondo. Sapete pure che, al di fuori dell’uomo, le piante che gli vivono attorno hanno anch’esse questa coscienza, che è lo stato di coscienza permanente delle piante, mentre l’uomo lo ha solo quando dorme. Quando guarda una pianta, ogni uomo di oggi deve dunque dirsi: la pianta rappresenta lo stato di coscienza nel quale mi trovo quando dormo. Si potrebbe anche dire che quando dorme, l’uomo è un essere vegetale. La pianta possiede solo un corpo fisico e uno eterico. Anche l’uomo li possiede, e quando dorme essi sono presenti nel suo letto. Ma ecco la differenza: l’uomo sdraiato nel suo letto possiede un corpo astrale e un Io che, in un certo senso, sono separati dal corpo fisico e da quello eterico; ma ad ogni corpo fisico ed eterico addormentati sdraiati nel letto corrisponde anche un corpo astrale individuale. Ora, la pianta non è dotata di alcun corpo astrale individuale, ma la Terra, in quanto un tutto, possiede un corpo astrale, e le piante individuali vi sono incorporate, sono inglobate in questo corpo astrale della Terra. È perfettamente giusto che quando ferite una pianta o fate qualsiasi cosa ad una specifica pianta, questa non lo sente, ma è la Terra, in quanto globalità, che lo percepisce nel suo corpo astrale collettivo. Ho già attirato la vostra attenzione su un fatto conosciuto dal chiaroveggente: quando cogliete un fiore, quando in autunno prendete i semi delle piante o quando mietete i cereali, è come, diciamo, se prendeste il latte di una mucca, o come quando il vitello succhia il latte della mucca. Il corpo astrale della Terra prova un sentimento di benessere. Il sentimento di dolore nasce unicamente quando si sradica una pianta; allora è come se strappaste un pezzo di carne dal corpo di un animale. Dovete anche capire bene che ugualmente per la Terra, e non per la pianta individuale, esiste uno stato simile a quello del sonno e della veglia. La pianta conosce solo lo stato di coscienza che è il vostro quando vi trovate a letto con i vostri corpi fisico ed eterico.

 

Tra i due stati di coscienza del sonno e della veglia esiste uno stato intermedio che oggi è poco familiare all’uomo. Si tratta degli ultimi residui di un atavismo ereditato dai tempi antichi, uno stato di sonno riempito di sogni con le piú svariate immagini simboliche che abbiamo spesso descritte. La maggior parte del mondo animale possiede questa coscienza intermedia. Tutti coloro che conoscono tali caratteristiche, possono confermarvi che la maggior parte del mondo animale possiede una specie di coscienza di sogno. È dunque un nonsenso domandare se gli animali hanno un Io simile a quello degli uomini. Capita che si spieghi alle persone in modo preciso come l’uomo debba attraversare il periodo fra la morte e una nuova nascita, e che qualcuno ponga la domanda: «È possibile che l’uomo passi questo periodo su un pianeta totalmente differente?». O ancora un’altra domanda: «Non si potrebbe essere questo o quello?». Si possono formulare varie specie di ipotesi. Non si tratta di quello che potrebbe essere, ma di quello che è. Bisogna pensare soprattutto a questo. Certe persone si fanno trarre in inganno attribuendo per esempio una vita affettiva alle piante. Questa attitudine porta al nonsenso piú folle e quando si qualifica di “scientifico” questo guazzabuglio, si accorda un valore a tutto ciò che, in effetti, non ne ha.

 

In quanto terzo stato di coscienza, abbiamo dunque una coscienza immaginativa, onirica e oscura, ed è questo stato di coscienza che prevaleva in modo molto netto nell’uomo all’inizio dell’esistenza terrestre. Quando l’uomo ha iniziato la sua esistenza come cittadino della Terra, non aveva occhi per vedere e non avrebbe potuto servirsi, come oggi, delle sue orecchie, per percepire il mondo esteriore con i suoi sensi, anche se tutto esisteva già in lui, ma ad uno stato di abbozzo. A quell’epoca, l’essere umano non poteva distinguere attraverso i suoi sensi le forme e i colori fisici come li percepisce oggi: la sua coscienza era immaginativa, adatta, prima di tutto, a percepire degli stati spirituali. Nell’ambiente di un essere umano potevano certo trovarsi degli oggetti come una rosa. Quando l’uomo si avvicinava a un tale oggetto, non percepiva il colore rosso, non percepiva le forme né le foglie verdi, non percepiva tutto questo nello stesso nostro modo. Invece, quando si avvicinava all’oggetto in questione, sorgeva in lui un’immagine che gli faceva vedere una forma rossa là dove oggi c’è il verde, e verde bluastro dove è il rosso. Quello che percepiva erano i colori che non appaiano in questo modo nel nostro mondo fisico, ma traducono il fatto che l’oggetto era per l’uomo qualcosa di piacevole sul piano fisico-spirituale. Per esempio, se gli si avvicinava un essere del mondo animale, ben disposto nei suoi riguardi, in lui salivano dei colori che esprimevano la simpatia che l’animale aveva per lui. Se si avvicinava un animale che voleva divorarlo, questo si traduceva in un’altra forma colorata. L’amicizia fra due esseri si esprimeva con colori e forme.

 

Pensate adesso al fatto che a quell’epoca l’uomo non era ancora in grado di vedere la propria corporeità, perché essa fa parte di tutto quello che si può percepire solo con l’aiuto di quegli strumenti chiamati sensi. L’essere umano poteva vedere la sua anima, vedeva gli effluvi di colore che emanavano da lui. Nel suo stato di coscienza-veggenza iniziale, sorda, crepuscolare, poteva vedere quello che il chiaroveggente può vedere oggi. Ma non era possibile che percepisse le forme del proprio corpo, questo gli era impossibile.

 

Cerchiamo di farcene un’idea vivente. L’uomo discende dal seno della divinità per catapultarsi nella Terra che si è appena staccata dal Sole e dalla Luna. L’uomo che arriva dunque sulla Terra, non ha alcuna facoltà per percepire il Sole, la Luna e la Terra in quanto corpi fisici. Ma per lui è venuto il momento di vedere l’Io, che oggi abbiamo in tutti noi, ma che una volta era unito alla sostanza divina, discesa nei nostri tre altri corpi: il corpo fisico formato sull’antico Saturno, quello eterico sull’antico Sole e l’astrale sull’antica Luna. Stadi attraverso i quali era passata la Terra.

 

I corpi astrale, eterico e fisico erano stati trasmessi all’epoca dello stadio della Terra come antica Luna. Quando la Terra si è trovata allo stadio dell’antico Saturno, l’Io stava nella sfera della divinità. Ci si trovava anche quando la Terra è passata attraverso gli stadi di antico Sole e di antica Luna. Rappresentiamoci in maniera netta e precisa lo stato della Terra in quel momento. Abbiamo l’uomo con i suoi corpi fisico, eterico e astrale, e una cavità, diciamo, in quello astrale: un’incisione. In quest’ultima s’infiltra letteralmente l’Io, che si lega innanzitutto con il corpo astrale, facendovi nascere la coscienza immaginativa che vi ho appena descritto. L’uomo è cosí diventato un essere dotato di quattro elementi costitutivi. L’Io si è unito a quanto era stato preparato nel corso degli stadi anteriori antichi di Saturno, Sole e Luna, durante i quali l’Io era ancora in alto, in seno alla Divinità. Durante gli stadi successivi della Terra (antichi Saturno, Sole, Luna) l’Io che tutti portiamo in noi era lassú, unito alla Divinità, mentre in basso il corpo fisico sull’antico Saturno, quello eterico sull’antico Sole e l’astrale sull’antica Luna si preparavano successivamente ad accoglierlo. Ecco cosa si preparava quaggiú. Si potrebbe dire che, dall’alto, la Divinità guardava i corpi prepararsi, arrivare alla maturità necessaria per accogliere l’entità dell’Io quando la Divinità l’avrebbe fatta cadere goccia a goccia. Quello che oggi vive in voi, viveva allora nella Divinità, e gettava il suo sguardo sui tre corpi quaggiú sulla Terra. Se la vostra anima, il vostro Io, il vostro essere, a quell’epoca avesse potuto provare le sensazioni di cui è capace oggi, avreste allora sentito che la vostra patria d’origine si trovava “nei Cieli”. Perché voi eravate “nei Cieli”; avevate certo una coscienza assopita, crepuscolare, ma eravate nei Cieli.

 

Poi è venuto il momento capitale in cui lo stato anteriore, che continuava la sua evoluzione in modo regolare e lineare, si è scisso in due. All’inizio dell’esistenza della Terra, gli esseri umani dotati di una coscienza sotto forma di entità dell’Io, si trovavano nei Cieli. Poi l’Io si è inserito goccia a goccia nei corpi. È in quel momento che fu creata la differenza fra il luogo dove gli uomini erano prima e quello dove si trovano adesso: il Cielo e la Terra. È l’avvenimento che si è prodotto quando il vostro Io è disceso. E cosa troviamo all’inizio della Genesi?

 

In principio Dio creò il cielo e la terra.

 

Il vostro Io non poteva vedere niente quando si trovava in seno alla Divinità. Ormai, sulla Terra, egli era destinato a vedere per la prima volta, e comunque con una coscienza ancora poco chiara, sotto forma di immagini. Prima non vedeva niente; bisognava che si abituasse al corpo astrale, per poter vedere.

 

Ora la terra era informe e deserta

 

Anche qui, ecco un avvenimento soggettivo della vostra anima: si descrive quello che essa vede. La Terra in quanto tale è informe e deserta, tutto era solo fluido e liquido, perché la Terra si trovava in stato di fusione

 

e lo Spirito di Dio

 

che il vostro Io aveva appena lasciato

 

si muoveva sopra le acque

 

o detto altrimenti

 

aleggiava sopra le acque.

 

Come potete constatarlo, quello che è descritto nella Genesi corrisponde agli avvenimenti reali vissuti dal vostro Io. E cosa penetra dunque nel tutto? Viene allora il momento in cui l’Io comincia ad astralizzarsi, percepisce che altri esseri si trovano intorno a lui. Da ogni parte la luce astrale erompe dalle tenebre.

 

Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu.

 

Qui non si tratta di luce fisica, ma della luce astrale. Ancora una volta qui sono descritti avvenimenti vissuti dall’Io.

 

Dio vide che la luce era cosa buona

e separò la luce dalle tenebre

 

Qual è il significato di questo? Durante queste conferenze vi sarà descritto piú in dettaglio come la presenza di un corpo astrale implichi necessariamente ogni volta un fenomeno di fatica. La vita di un corpo astrale non può svolgersi che causando l’apparizione della fatica. Questo però implica d’altronde che ci sia compensazione di questa fatica. Un essere che si stanca deve attraversare degli stati adatti a riparare questa fatica. Non immaginatevi qualcosa di esteriore, si tratta unicamente di avvenimenti vissuti dall’Io. L’Io è immerso nel corpo astrale, è sottoposto alla fatica dispiegando la sua coscienza immaginativa. Bisogna dunque che passi in seguito attraverso uno stato che gli permetta di compensare la sua fatica. Abbiamo due stati di coscienza attraverso i quali passa l’Io: uno stato nel quale esso vive in immagini, nel quale gli avvenimenti spirituali si presentano a lui sotto forma di immagini, e uno stato in cui tutto si immerge nuovamente nelle tenebre, da cui proviene l’Io e dove la sua fatica è eliminata, ma dove è ugualmente interrotto lo stato di luce che lo circonda. La Divinità aveva separato la vita dell’Io in due, una bagnata dalla luce, l’altra circondata dalle tenebre. Rappresentatevi cosí la vita degli esseri pieni di luce sulla Terra.

 

Dio vide che la luce era cosa buona

e separò la luce dalle tenebre

e chiamò la luce giorno e le tenebre notte.

 

Questo non ha nulla a che vedere con la traiettoria del Sole o con quella della Luna. Questo si riferisce semplicemente alla differenza, dal punto di vista spirituale, esistente fra la coscienza illuminata sul piano astrale da una parte e lo stato di tenebre, privo di questa luce astrale, dall’altra. Dovete avere completamente presente allo Spirito il fatto che quello che è descritto corrisponde a realtà interiori, ad avvenimenti vissuti dall’Io. Rappresentatevi in modo vivente che, mentre l’uomo è adagiato sul suo letto con i suoi corpi fisico ed eterico, il suo corpo astrale e il suo Io si trovano all’esterno. Ecco com’era permanentemente la situazione allo stadio iniziale sulla Terra. Il corpo astrale non era interamente integrato ai corpi fisico ed eterico come lo è attualmente, bensí esso riempiva solo una parte del corpo eterico. Era un po’ come per l’uomo attuale durante il sonno, stato durante il quale il corpo astrale è uscito dal corpo fisico, ma non è completamente separato da quello eterico; bisogna che vi rappresentiate questo Io che è sceso dal seno della Divinità, che con il suo corpo astrale viene ad integrarsi a un corpo fisico facente parte di un corpo eterico, ma tutto questo senza averli ancora completamente compenetrati. I nostri ricercatori e scienziati attuali diranno che una vita sotto questa forma è assolutamente impossibile. Ma quando è retta da altre leggi, questa forma di vita è del tutto possibile.

 

Un’immagine ci permetterà di visualizzare la situazione. Immaginiamo di nuovo la nostra Terra: un ammasso di nebbia di fuoco, una nebbia in permanente convulsione, con i corpi astrali e gli Io che galleggiano sopra come entità spirituali. Immaginatevi che, di un sol colpo, vi mettiate tutti a dormire. Allora il corpo astrale di ognuno di voi si staccherebbe. Solo il vostro corpo fisico resterebbe inerte; quando i corpi astrali si staccano, i corpi fisici conservano la loro forma. All’epoca nella quale la Terra giaceva in una nebbia di fuoco, succedeva diversamente, tutto era preso in un movimento estremamente ritmato e dinamico. Era come se oggi vi trovaste in una valle in mezzo alle montagne e che osservaste delle masse di nebbia spazzare quella valle nei due sensi, assumendo le forme piú svariate. Attualmente, il vostro corpo fisico inerte conserva la sua forma solida. Una volta, tutto era trascinato nel movimento. Il corpo fisico si dissolveva, poi si ricostituiva. Tutto era condizionato dalle forze provenienti dall’alto. L’esistenza di quell’epoca in rapporto all’attuale si distingueva cosí. Quando la Terra era solo fluida, tutte le forme dipendevano dalle forze spirituali alle quale voi stessi appartenete. Immaginate solo quello che succedeva in basso. Lo stato solido ha preso forma solo poco a poco. Questi corpi consistenti sono nati progressivamente a partire da uno stato completamente fluido e liquido. Hanno fatto la loro apparizione forme sempre piú solide. Le prime forme umane si modellavano a partire dalle masse infuocate che giravano in un turbine, come se le nebbie che ci sono in montagna prendessero forme fisse e si cristallizzassero.

 

Dio disse: «Che ci sia un firmamento».

 

Oppure, detto in altro modo:

 

«Che ci sia una volta solida

che si stenda sopra le nostre teste.

Sia il firmamento in mezzo alle acque

per separare le acque dalle acque».

 

Se vi immaginate correttamente la cosa, ritroverete il processo che ho appena descritto.

 

E Dio fece quel firmamento,

e separò le acque che sono sotto quel firmamento,

da quelle che sono sopra il firmamento. E cosí avvenne.

E Dio chiamò il firmamento cielo.

Cosí fu sera, e poi fu la mattina del secondo giorno.

 

Anche queste frasi sono piene di una profonda saggezza. Cosa sono infatti questi due firmamenti? Fanno riferimento alle due parti della natura umana, che sono sempre incastrate, la natura inferiore e quella spirituale dell’uomo. La natura spirituale che si esprime con l’inclinazione verso il Sole, e la natura inferiore che si esprime con la tendenza verso l’interno della Terra. Sono le due nature che tutti i documenti religiosi designano come dominate da due potenze del tutto differenti: le potenze celesti e quelle infernali. Lo spazio celeste e quello terrestre sono stati separati da Dio.

 

Diventa allora visibile sulla Terra qualcosa che non era ancora visibile sulla Luna. Una saggezza di una immensa profondità, che è anche l’espressione di una stretta realtà, espressa ugualmente da questa separazione. Sull’antica Luna, non c’erano forme umane individuali che si spostavano come attualmente sulla Terra, questo non esisteva sulla Luna. Gli antenati dell’essere umano, i corpi degli antenati degli uomini sull’antica Luna, erano dotati di un corpo fisico, uno eterico e uno astrale: essi avevano affinità solo con la distesa del pianeta, ma non con quella del cielo. Erano simili agli animali, nessun Io li penetrava ancora. L’animale si è fermato a questo stadio di sviluppo anteriore. Questo è manifesto ancor oggi molto chiaramente: esso non può drizzare la sua testa verso il sole, le sue membra anteriori non sono degli organi liberi dei propri movimenti per poter realizzare le sue intenzioni e le idee dello Spirito.

 

L’animale è come una trave sostenuta da quattro pilastri. L’uomo ha fatto passare questa trave dalla posizione orizzontale a quella verticale. Grazie al suo viso orientato verso l’alto, non è solo cittadino della Terra, ma dell’Universo. I due punti d’appoggio anteriori, le due membra anteriori, sono diventati strumento del suo Spirito. Ciò si esprime nella dissociazione della parte della natura umana che appartiene alla Terra e quella che appartiene all’Universo.

 

E Dio fece quel firmamento,

e separò le acque che sono sotto quel firmamento,

da quelle che sono sopra il firmamento.

 

Qui è espressa questa diversità della natura dell’essere umano; una volta di piú si tratta di un avvenimento vissuto dalla specie umana in divenire dall’origine dei tempi.

 

Ora, la parte della forma umana destinata a servire l’Io doveva avere un centro. E questo fu fatto. Il primo centro di questo corpo umano ancora molle fu creato nella parte diretta verso l’alto con l’unione di tutti i flussi. Là si raggrupparono tutti i flussi che dovete rappresentarvi come un abbozzo del flusso nervoso e sanguigno. Si riunirono in alto in possenti lingue di fuoco, che a quel tempo emergevano dall’alto della testa dell’uomo, mentre il suo corpo non comportava ancora alcuna parte solida. Quello che l’uomo possedeva in quel punto, il cui ultimo residuo è la ghiandola pineale, era il primo organo grazie al quale l’uomo ha cominciato a percepire sul piano fisico. Se si avvicinava a qualcosa che rappresentava per lui un pericolo, quell’organo lo percepiva e faceva sentire all’uomo che non doveva avvicinarvisi. Poteva orientarsi grazie a quell’organo. Non bisogna che vi rappresentiate tale organo con la forma di un occhio (questa interpretazione dà origine a tutta una serie di errori), ma sotto forma di un organo termosensibile grazie al quale, anche a grande distanza, l’uomo poteva distinguere il freddo, il caldo e quegli stati che gli erano nocivi o utili. Quell’organo era simultaneamente in un certo rapporto con gli organi che formavano l’apparato linfatico, grazie al quale i globuli bianchi circolano nel corpo umano. Il benessere e malessere dell’uomo, i cui globuli bianchi si trovavano ancora in numero superiore, dipendevano dalle percezioni di quell’organo. Era dunque il centro nel quale era riunito tutto quello che aveva preso forma nell’ambito dell’estensione dei cieli.

 

Dio disse: «Sia il firmamento in mezzo alle acque

per separare le acque dalle acque».

Dio fece il firmamento e separò

le acque che sono sotto il firmamento,

dalle acque che sono sopra il firmamento.

E cosí avvenne.

Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo,

si raccolgano in un solo luogo

e appaia l’asciutto». E cosí avvenne.

Dio chiamò l’asciutto terra e la massa delle acque mare.

E Dio vide che era cosa buona.

 

Vedete qui un’altra allusione a un altro raggruppamento di flussi che si trovano nella natura inferiore, terrestre, dell’uomo. Hanno a che fare con la riproduzione dell’essere umano, alla procreazione. Ma in quei tempi antichi (ed è molto importante) la procreazione era velata da una totale assenza di coscienza. Qui c’è un profondo mistero dell’evoluzione del mondo. Si potrebbe dire che si tratta di un comandamento divino originale dato dalla Divinità agli esseri terrestri: «Non dovete sapere come vi riproducete sulla Terra». Tutto il processo della riproduzione era immerso nella piú profonda incoscienza. Durante il periodo in cui sulla Terra si sviluppava la coscienza, non ha avuto luogo alcuna riproduzione. Occorre dunque che a proposito di questo processo vi rappresentiate che l’entità umana ha cominciato la sua esistenza sulla Terra nella piú completa innocenza o incoscienza. Cosa sapeva allora l’uomo all’inizio della sua esistenza terrestre? Conosceva solo la sua origine divina, sapeva che era disceso sotto forma di un Io dal seno della divinità. Ma non aveva assolutamente alcuna conoscenza dell’origine del suo essere fisico, dei suoi corpi. A tale proposito era in uno stato di perfetta innocenza. Rappresentiamoci dunque in modo molto preciso cosa accadeva in quell’epoca.

 

Gli esseri umani nascevano nel modo che ho appena descritto. Gli esseri che erano arrivati a sviluppare sulla Luna il loro corpo fisico, eterico e astrale ricevevano allora il loro Io, ed erano esseri della piú totale innocenza riguardo a quello che avveniva nel mondo fisico. Non potevano d’altronde vedere quello che accadeva, non vedevano il proprio corpo fisico. Ciò che vedevano erano degli stati spirituali, e sapevano che discendevano dalla Divinità. Ma c’erano altre entità non umane, ma entità che erano rimaste sull’antica Luna e non avevano potuto diventare Dei. Gli esseri che avevano raggiunto uno stadio superiore sulla Luna avevano eletto domicilio sul Sole, dove si trovano gli Elohim, entità che vivono sul Sole, come l’essere umano vive sulla Terra. Sul Sole e sulla Terra, c’era dunque uno sviluppo di entità parallelo ma distinto.

 

Dopo che il Sole e la Luna si erano staccati dalla Terra, quest’ultima si era  trovata con il Sole da una parte e la Luna dall’altra. L’essere piú elevato che poteva svilupparsi sulla Terra era un’entità dotata di un corpo fisico, di un corpo eterico, di un corpo astrale e di un Io, vale a dire un uomo. L’entità piú elevata che poteva svilupparsi sul Sole possedeva un corpo fisico di una forma totalmente differente da quella dell’uomo, un corpo eterico, un corpo astrale, un Io, un Sé Spirituale (Manas) uno Spirito Vitale (Buddhi) e un Uomo Spirito (Atma), ed in piú anche un ottavo elemento al di là dell’Atma. Dunque, queste sublimi entità che hanno sviluppato un ottavo elemento costitutivo sono gli Elohim, gli Spiriti solari che hanno seguito un altro cammino al momento della separazione del Sole dalla Terra. Gli uomini hanno seguito la via terrestre. Gli Spiriti solari, che avevano già costituito il loroAtma sulla Luna, eranoemigrati verso il Sole per elevarsi ancora sulla scala dell’evoluzione. Ora, fra le entità dell’antica Luna, si trovavano degli esseri che non potevano accedere al Sole, erano dei “ritardatari”. Erano evidentemente molto piú evoluti degli esseri umani, possedevano qualcosa che gli uomini hanno dovuto conquistare progressivamente, cioè una coscienza che permettesse loro di vedere gli oggetti fisici esteriori. Potevano servirsi di mezzi che l’uomo non poteva ancora utilizzare. L’uomo aveva ancora gli occhi ciechi e le orecchie sorde. I suoi occhi e le sue orecchie erano ancora alla stato di abbozzo, gli permisero di vedere e udire solo piú tardi. Ma alcuni animali inferiori, esistenti a quell’epoca, avevano conservato le forme dello stadio dell’antica Luna, che hanno potuto utilizzare prima che gli esseri umani potessero servirsi del loro corpo. Ed è in queste forme che quelle entità venute dalla Luna si sono effettivamente incarnate sulla Terra: non erano ancora abbastanza avanti per andare sul Sole, ma erano ben piú evolute degli esseri umani. Si sono incarnate in forme che sono sparite da molto tempo, in esseri che le rendevano capaci di percepire il loro ambiente fisico. Queste forme inferiori sono state dotate di un’anima e di uno Spirito, per farle diventare entità situate fra gli uomini e gli Dei. I corpi umani che erano loro superiori, erano in effetti ancora troppo maldestri, come un bambino alla sua nascita è ancora piú maldestro di un pulcino. Quegli esseri inferiori, che sono stati provvisoriamente abitati da quelle entità situate fra gli uomini e gli Dei, erano dei draghi e dei serpenti.

 

 

Raffaello «Il peccato originale»

 

Quelle forme erano strettamente legate a ciò che nell’uomo appartiene alla Terra; in loro non c’era niente di quanto viveva nell’uomo e che era volto verso il sole. Ma avevano una cosa in piú dell’uomo, che viveva ancora in una coscienza immaginativa crepuscolare: erano in grado di percepire gli oggetti fisici che c’erano sulla Terra.

 

L’uomo viveva in totale innocenza a proposito del processo fisico dell’atto sessuale, che per lui era immerso nell’oscurità. Cosí come del resto gli Dei, quegli esseri lo vedevano, ed è per questo che potevano avvicinarsi agli uomini e dire loro: «Voi potete diventare come gli Dei, vi basta fare una cosa: non avete che da portare il vostro desiderio fino nelle zone inferiori. Dal momento in cui il vostro desiderio si stenderà alle zone inferiori, vedrete come gli Dei. Se lo farete, vedrete il vostro corpo».

 

È cosí che, in un certo modo, lo stato di innocenza è stato tolto all’umanità. Questo è uno degli aspetti della questione. L’altro aspetto è quello della libertà acquistata dall’uomo, per questo fatto.

 

Alcune entità che si trovavano fra gli abitanti del Sole e quelli della Terra, che non riuscirono ad acquistare il diritto di vivere sul Sole, vollero aprire gli occhi agli uomini; si avvicinarono e parlarono  agli uomini con la seduzione.

 

Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto!

Anzi, Dio sa che se voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi

e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male.

Vedreste quello che vi sta attorno e conoscereste

l’Albero della Conoscenza e l’Albero della Vita.

 

Gli scritti religiosi sono dunque autentici. Dobbiamo soltanto imparare a comprendere il senso letterale del testo. Lo studio che abbiamo fatto oggi vi avrà certamente mostrato che non è permesso speculare su queste cose. Bisogna interrogare la vera Scienza dello Spirito, e allora si fa luce sugli scritti religiosi in modo meraviglioso.

 


 

Dalle annotazioni di uditori presenti alla conferenza di Rudolf Steiner.

Berlino, 13 novembre 1907 ‒ O.O. N° 101. Traduzione di Angiola Lagarde.

R. SteinerSimboliAnno 23 n.09 – Settembre 2018 – L’Archetipo

 

 

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