/////I TRE REGNI DELLA NATURA: MINERALE, VEGETALE E ANIMALE E I DIVERSI ELEMENTI DETERMINATI DALLE TRE GERARCHIE.

I TRE REGNI DELLA NATURA: MINERALE, VEGETALE E ANIMALE E I DIVERSI ELEMENTI DETERMINATI DALLE TRE GERARCHIE.

I tre regni della natura: minerale, vegetale e animale e i diversi elementi determinati dalle tre gerarchie.

O.O. 235 – Nessi karmici Vol. I – 17.02.1924


 

Se dalle considerazioni di carattere astratto destinate a prepararci a un esame del destino umano, del karma, passiamo a osservare la vita, dovremo cominciare col portare davanti alla nostra anima i diversi campi nei quali l’uomo è inserito, per acquistare da quelle diverse parti cognizioni per le caratteristiche del karma, del destino umano.

 

L’uomo appartiene alla totalità del mondo

in senso molto più largo di quanto solitamente si creda.

È parte del mondo e senza il mondo in realtà non è nulla.

 

Ho spesso usato il raffronto con un arto del corpo: per esempio

un dito è tale finché fa parte dell’organismo e non lo è più nel momento in cui viene staccato.

Per il suo aspetto fisico continua sì per qualche tempo a rimanere un dito, ma in realtà non lo è più.

Così, strappato dal complesso del mondo, l’uomo non è più uomo.

Egli fa parte dell’insieme dell’universo, e come essere umano non si può capirlo prescindendo da esso.

L’universo intorno all’uomo si suddivide in varie sfere, come abbiamo visto ieri.

 

Abbiamo anzitutto la natura inanimata, quella che nel linguaggio ordinario chiamiamo regno minerale.

Diventiamo simili al regno minerale inanimato, riguardo al corpo,

quando lo abbiamo deposto, dopo aver varcato le porte della morte.

Col nostro vero essere non siamo mai simili al regno inanimato, ma lo è la forma corporea che abbiamo deposta.

 

Poniamo dunque da un lato il cadavere fisico che l’uomo abbandona nel regno dell’inanimato, e dall’altro la vasta natura inanimata, cristallizzata e non cristallizzata. Noi uomini siamo in sostanza del tutto dissimili dal regno minerale, come ho già fatto rilevare, ma appena il corpo, il cadavere, è abbandonato al mondo minerale, la sua forma va distrutta. Ciò significa che quello che lo tiene insieme non appartiene al regno minerale. Già da questo risulta che l’essere umano, quale vive nel mondo fisico, non è sotto alcuna diretta influenza del mondo minerale.

 

Tra le azioni che il regno minerale esercita sull’uomo prevalgono di gran lunga quelle che egli accoglie cori i sensi. Noi vediamo il minerale, ne udiamo il suono, ne sentiamo il calore; in breve lo percepiamo con i sensi. Pochissimi altri rapporti abbiamo col minerale. Pensiamo solo quanti pochi elementi minerali sono in relazione con noi nella vita terrena. Il sale con cui insaporiamo gli alimenti e un esiguo numero di altre sostanze da noi assorbite sono minerali; la grande maggioranza dei cibi viene dai regni vegetale e animale.

 

Quel che l’uomo riceve dal regno minerale è in un singolare rapporto con quanto ne accoglie attraverso i sensi come pura impressione animica, come percezione sensoria. A questo punto occorre tener presente un fatto al quale ho spesso accennato e che è importante: il cervello umano pesa all’incirca 1.500 grammi; ha dunque un ragguardevole peso che premerebbe sui vasi sottostanti tanto da schiacciarli. Esso però non li schiaccia perché è soggetto a una legge precisa, alla legge secondo la quale un corpo immerso in un liquido perde tanto del proprio peso quanto è il peso del liquido spostato.

 

Lo si può esaminare immaginando di pesare su una bilancia il corpo senza il recipiente con l’acqua. Il corpo ha un certo peso. Se poi si aggiunge il recipiente in modo che il corpo sul piatto della bilancia si trovi immerso nell’acqua, immediatamente la bilancia non sarà più in equilibrio, il braccio della bilancia si abbasserà, il corpo diventerà più leggero. Calcolando poi di quanto il corpo si è alleggerito, vedremo che esso è diventato tanto più leggero, quanto è il peso del liquido spostato. Se si tratta di acqua il corpo immerso nell’acqua diventerà tanto più leggero quanto è il peso dell’acqua spostata. È il cosiddetto principio di Archimede quando, in una vasca da bagno, si accorse che la sua gamba diventava più leggera oppure più pesante a seconda ch’egli la immergesse nell’acqua oppure la togliesse, dopo di che esclamò: Eureka! Ho trovato!

 

È una legge importantissima, solo che a volte le cose importanti vengono dimenticate, e se non fosse stata dimenticata non si sarebbe forse verificata una delle più grandi disgrazie degli ultimi tempi in Italia. Sono appunto le cose che anche nella vita di tutti i giorni derivano dall’imprevidenza del sapere di oggi.

 

Comunque, un corpo perde del proprio peso tanto quanto è il peso del liquido spostato. Ora il cervello è immerso, galleggia nel liquido cerebrale. Qua e là trapela ormai il riconoscimento che l’uomo, in quanto essere solido, è in realtà un pesce; egli infatti consiste per il 90% di sostanza liquida, e le sue parti solide galleggiano in quelle liquide come il pesce nell’acqua.

 

Il cervello è dunque immerso nel liquido cerebrale, e così il suo peso diminuisce fino a gravare solo per 20 grammi. Il cervello, che in realtà pesa 1.500 grammi, esercita sulle parti sottostanti una pressione di soli 20 grammi. Se consideriamo che un così importante organo come il cervello galleggia nel liquido cerebrale, vediamo quanto sia grande la nostra tendenza a liberarci dalla gravità terrestre. Noi non pensiamo grazie a un organo soggetto alla legge di gravità, bensì a un organo che è in opposizione con essa e che si sottrae alla gravità della Terra.

 

Se paragoniamo l’immensa importanza delle impressioni che riceviamo mediante i sensi e che dipendono in fondo dal nostro arbitrio, con l’esiguità dell’influsso esercitato direttamente dal sale e dalle altre sostanze ingerite come alimento o condimento ai cibi, troviamo anche qui una proporzione da 20 a 1.500, tanta è la prevalenza della parte del mondo minerale che accogliamo soltanto attraverso i sensi e che non esplica alcuno stimolo su di noi, non ci molesta. Ciò che è soggetto realmente alla gravità terrestre, come i condimenti minerali delle vivande, ha per lo più solo un’azione conservatrice sul corpo; il sale per esempio esercita una virtù conservatrice, ristoratrice.

 

Nell’insieme, l’uomo è indipendente dal mondo minerale.

Quel che ne accoglie non esplica un’azione diretta sul suo essere.

Egli si aggira libero e indipendente in questo regno.

Se questa libertà e indipendenza nei riguardi del regno minerale non esistesse,

non vi sarebbe neppure quella che chiamiamo libertà umana.

 

È di grande rilievo che il mondo minerale esista proprio come necessaria contrapposizione alla libertà umana.

Se non esistesse il mondo minerale non saremmo esseri liberi.

Nel momento in cui entriamo in contatto col mondo vegetale, una simile indipendenza non esiste più.

 

A tutta prima sembra che anche il regno vegetale venga da noi semplicemente osservato come osserviamo i cristalli e tutto il vasto regno minerale, ma non è così.

 

Il mondo vegetale si stende davanti a noi,

e noi entriamo nella vita come esseri viventi che respirano,

nei quali si effettua un ricambio di sostanze,

ma respirazione e ricambio sono in più stretta dipendenza dall’ambiente

che non quanto accogliamo attraverso gli occhi, le orecchie e gli altri sensi.

 

Il vasto mondo vegetale vive mercé le forze dell’etere che scende sulla Terra da tutte le direzioni,

e l’uomo è anch’egli sotto l’azione di quell’etere.

Quando il bambino nasce e cresce, le forze che determinano la sua crescita sono forze eteriche.

Le medesime forze che promuovono la crescita della pianta

vivono in noi come forze eteriche. In noi abbiamo il corpo eterico.

 

Con i suoi occhi, con le orecchie e gli altri suoi organi,

il corpo fisico non ha nulla in comune col restante mondo fisico, come risulta nel dissolvimento del cadavere.

Diverso è per il corpo eterico, mediante il quale abbiamo affinità con il mondo vegetale.

Mentre cresciamo (si rifletta su quanto dico) si generano in noi condizioni

che in un certo senso hanno una profonda relazione col nostro destino.

 

Possiamo crescere in modo da restare piccoli e tozzi oppure da diventare alti e snelli,

il nostro naso può assumere una o un’altra forma,

in breve il modo con cui cresciamo influisce sul nostro aspetto e questo si riallaccia col nostro destino.

Ma la crescita non si esplica soltanto in tali forme esteriori.

 

Se gli strumenti di cui la scienza si vale per le sue ricerche fossero abbastanza precisi, essa scoprirebbe che ogni individuo ha in realtà una particolare conformazione del fegato, della milza, del cervello. Un fegato non è semplicemente un fegato; nella sua conformazione più sottile esso è diverso in ciascuno di noi.

 

Il fenomeno è in relazione con le forze che promuovono la crescita delle piante:

mentre guardiamo il manto vegetale della Terra, dobbiamo essere consci

che quello che dalle ampiezze eteriche fa crescere la pianta agisce anche in noi,

determinando le predisposizioni originarie del nostro essere che a loro volta sono connesse col nostro destino.

 

L’aver tratto dal mondo eterico una data conformazione del fegato o del cervello,

è in profonda connessione col destino.

Di tutte queste cose si vede solo la manifestazione esterna.

 

Osservando il mondo minerale possiamo in certo senso vederne l’interno, e per tale ragione la scienza predilige il mondo minerale (se è lecito parlare di predilezioni scientifiche) perché esso contiene tutto quanto vi si vuole trovare.

Per le forze del regno vegetale non è più così.

 

Non appena si arriva alla conoscenza immaginativa (ne ho già parlato)

si vede infatti che il minerale è tutt’intero compreso nel regno minerale,

mentre quel che tiene in vita il regno vegetale si sottrae alla coscienza ordinaria:

occorre muovere più addentro nel mondo.

 

• Se domandiamo che cosa agisce propriamente nel regno vegetale, che cosa agisce in modo che dalle ampiezze eteriche possano discendere le forze che fanno sbocciare e germogliare le piante dalla terra e che anche determinano in noi la crescita e la più sottile struttura di tutto il nostro corpo, giungiamo agli esseri della terza gerarchia: agli Angeli, agli Arcangeli, alle Archai.

 

Essi sono invisibili alla percezione ordinaria, ma senza di loro non si verificherebbe quel fluttuante moto discendente e ascendente delle forze eteriche che promuovono la crescita delle piante e che agiscono anche in noi, dato che portiamo in noi le stesse forze che determinano la crescita vegetale.

A meno di rinunciare a conoscere, per accostarci al mondo vegetale e alle sue forze non possiamo quindi più rimanere nell’ambito del solo visibile.

 

• Dobbiamo essere consapevoli che fra la morte e una nuova nascita noi, come uomini disincarnati, sviluppiamo delle relazioni con gli esseri della terza gerarchia: Angeli, Arcangeli, Archai, e che, secondo il carattere di quelle relazioni, si forma il karma connesso all’organizzazione, il karma dipendente da come il corpo eterico costituisce i succhi del corpo, così da determinare, per esempio, la statura.

 

Gli esseri della terza gerarchia hanno però soltanto questo potere.

La crescita delle piante non dipende unicamente da loro:

a questo riguardo Angeli, Arcangeli, e Archai sono al servizio di entità superiori.

 

Il moto discendente e ascendente delle forze di crescita dei vegetali nel mondo eterico è sì effettuato dalle entità della terza gerarchia che però sono al servizio di entità superiori.

Tutto quel che sperimentiamo prima di scendere dal mondo spirituale entro un corpo fisico, e che è connesso con la nostra struttura più sottile, con tutto quanto ho prima accennato, tutto è determinato dal nostro consapevole incontro con gli esseri della terza gerarchia.

 

Conformemente alle direttive che essi possono darci in seguito a come ci siamo preparati nella vita precedente, noi plasmiamo il nostro corpo eterico dal mondo eterico nell’ultimo periodo che precede la discesa dall’esistenza soprafisica entro quella fisica.

Il nostro sguardo deve dunque anzitutto fermarsi su quanto del karma agisce attraverso la costituzione fisica interiore.

 

Per questa parte del karma possiamo valerci dei termini di benessere e di malessere.

Il benessere e il malessere che sperimentiamo nella vita

sono in connessione con la conformazione interiore determinata dal corpo eterico.

Un secondo elemento che vive nel nostro karma è in relazione col fatto

che non solo il regno vegetale, ma anche quello animale popola la Terra.

Nelle diverse regioni della Terra dimorano i più svariati animali,

e si potrebbe dire che l’atmosfera animale è ovunque diversa.

 

Dovremo però ammettere che anche l’uomo vive nell’atmosfera nella quale vivono gli animali. L’osservazione suona oggi grottesca perché non si è abituati a considerare queste cose. Vi sono per esempio contrade nelle quali vive l’elefante; sono quelle in cui l’universo agisce sulla Terra precisamente in modo da poter dar vita all’elefante. Se dunque in una regione vive l’elefante e dall’universo discendono le forze atte a generarlo, possiamo credere che quelle forze non agiscano più se in quella regione vi è invece l’uomo?

 

Esse agiscono naturalmente ancora, e lo stesso è per tutto il mondo animale. Proprio come le forze eteriche formatrici delle piante agiscono anche dove viviamo noi (pareti di legno, di muratura, e anche di cemento non le tengono lontane, e qui a Dornach viviamo pur sempre nell’atmosfera delle forze che formano le piante del Giura), così, vivendo nel territorio in cui potrebbe svilupparsi l’elefante, l’uomo si trova nell’atmosfera delle forze formatrici di questo animale. Si può ben pensare che molte qualità di animali grandi e piccoli che dimorano sulla Terra vivano nelle anime e se ne può dedurre che l’uomo vive nella loro stessa atmosfera!

 

Ora quelle forze agiscono in effetti anche sull’uomo. Su di lui agiscono naturalmente in modo diverso che non sull’animale, perché l’uomo è dotato di altre proprietà, ha altre parti costitutive.

Queste forze dunque agiscono in modo diverso sull’uomo, altrimenti nell’atmosfera dell’elefante anch’egli diverrebbe un elefante, ma questo non accade. L’uomo inoltre si erge di continuo al di sopra di quel che agisce su di lui; pur tuttavia egli vive in quell’atmosfera.

 

Tutto quel che agisce nel nostro corpo astrale è connesso con le condizioni ambientali in cui viviamo.

Come possiamo dire che benessere o malessere dipendono dal mondo vegetale,

così possiamo dire che le simpatie e le antipatie che portiamo con noi dall’esistenza pre-terrestre

e che sviluppiamo durante la vita terrena dipendono da quanto costituisce l’atmosfera animale.

 

L’elefante ha una proboscide e gambe tozze simili a colonne, il cervo ha le corna, e altri animali hanno caratteristiche diverse: in tutto ciò si esplicano le forze formatrici del regno animale. Nell’uomo quelle forze si palesano soltanto nell’azione che esplicano sul corpo astrale, generando le simpatie e le antipatie che le singole individualità umane portano con sé dal mondo spirituale.

 

Consideriamo tali simpatie e antipatie, consideriamo con quanta forza esse ci guidano attraverso la vita. L’educazione mira giustamente a farle superare, ma comunque esse esistono, e noi viviamo sentendo antipatie e simpatie.

 

Una data persona simpatizza per una cosa, un’altra per una cosa diversa. Una apprezza la scultura, l’altra la musica; una i biondi e un’altra i bruni. Sono simpatie marcate, radicali; tutta la vita umana è attraversata da tali sentimenti, ed essi dipendono dalle medesime forze che suscitano le molteplici figure animali.

 

Domandiamoci che cosa in noi corrisponda alle svariate figure animali sparse nel mondo. Le figure animali si contano a centinaia e a migliaia; le nostre simpatie e antipatie sono pure centinaia e migliaia, solo che per la massima parte esse rimangono incoscienti.

Abbiamo qui dunque un terzo mondo.

 

• Il primo era il mondo da cui non sentiamo alcuna dipendenza: il mondo minerale.

• Il secondo è quello in cui vivono Angeli, Arcangeli, Archai, e da cui sboccia il mondo vegetale che ci conferisce le proprietà interiori, nel quale proviamo benessere o malessere, ci sentiamo mortalmente infelici o felici per causa nostra.

Da quel mondo proviene ciò che determina il destino attraverso la conformazione interiore dell’essere, la costituzione eterica.

• Passiamo poi al mondo che determina profondamente il destino: le simpatie e le antipatie.

 

Queste agiscono sul nostro destino in assai più ampia misura di quanto non facciano le forze di crescita.

Simpatie e antipatie portano ad esempio una persona in lontane contrade,

a dimorare là dove la simpatia l’ha guidata e dove si svolgono le particolari vicende del suo destino.

Simpatie e antipatie sono profondamente collegate con tutto il destino umano.

Esse non appartengono al mondo della terza gerarchia,

ma a quello della seconda, di Potestà, Virtù, Dominazioni.

 

L’immagine terrena delle alte, magnifiche figure della seconda gerarchia appare nel regno animale.

Quello che tali entità ci trasmettono mentre viviamo con loro fra la morte e una nuova nascita,

si manifesta nelle simpatie e antipatie innate

che nascendo portiamo con noi nel mondo fisico dal mondo spirituale.

 

Esaminando queste cose, concetti come quelli della comune ereditarietà appaiono puerili, veramente puerili.

Perché io porti in me una qualsiasi caratteristica di mio padre o di mia madre,

bisogna prima che io abbia sviluppato simpatia per essa.

Non si tratta solo di eredità attraverso inattiva causalità naturale,

ma che si sia sentita simpatia per quella caratteristica.

 

Tratteremo nei prossimi giorni dei motivi per cui un uomo sviluppa simpatia per date qualità, perché lo studio del karma ci occuperà per molto tempo, ma parlare di ereditarietà, come oggi ne parla in genere la scienza che si stima molto intelligente, è davvero puerile.

 

Oggi viene perfino sostenuta l’ereditarietà di qualità specificamente spirituali-animiche. La stessa genialità verrebbe ereditata e se compare sulla Terra un uomo di genio, si cerca di radunare i singoli pregi degli avi che avrebbero poi formato quel genio. È un modo strano di ragionare; sarebbe logico se si dimostrasse che da un genio nasce sempre per ereditarietà un altro genio!

 

Se però lo si cercasse di dimostrare… ecco, anche Goethe ebbe un figlio e altri geni ne ebbero, ma volendo convalidare la legge dell’ereditarietà attraverso ricerche fatte in quella direzione, ne verrebbero fuori cose ben singolari. Quella sarebbe una prova, ma osservare che alcune qualità di una persona di genio vivevano nei suoi ascendenti non ha maggior valore di quanto ne avrebbe mostrare che se cado in acqua ne esco bagnato. Non occorre per questo che nel mio essere io abbia qualcosa in comune con l’acqua che mi sgocciola intorno.

 

Naturalmente, se, per la mia simpatia verso alcune qualità, con la nascita entro in una data corrente ereditaria, avrò poi in me quelle qualità, così come ho dell’acqua su me se cado in acqua e ne esco bagnato. Le rappresentazioni ordinarie a questo riguardo sono davvero grottesche e puerili.

 

In realtà le simpatie e le antipatie sorgono già nella vita prenatale, e determinano la nostra intima costituzione.

Con esse entriamo poi nella vita e con esse fin dal tempo prenatale foggiamo il nostro destino.

In una vita precedente vivemmo con una data persona e varie cose risultano da simile convivenza.

Questo trova il suo proseguimento nella vita fra morte e rinascita.

 

Per l’influsso delle gerarchie superiori nei pensieri viventi, negli impulsi viventi dell’universo, viene formato

ciò che dalle esperienze di vite precedenti deve passare nelle esistenze successive per continuare a vivere.

Perché si sviluppino gli impulsi mediante i quali gli uomini si ritroveranno nella vita seguente,

sono necessarie le simpatie e le antipatie.

Queste vengono sviluppate fra la morte e una nuova nascita

per l’influsso degli esseri della seconda gerarchia: Potestà, Virtù, Dominazioni.

 

Le simpatie e le antipatie fanno sì che troviamo poi nella vita

coloro con i quali vivremo secondo le premesse di vite precedenti.

Questo si sviluppa dalla nostra natura interiore.

Nell’elaborazione di simpatie e antipatie si verificano naturalmente degli errori,

ma nel corso delle ripetute vite terrene questi vengono pareggiati dal destino.

• Abbiamo dunque un secondo elemento del destino, del karma: simpatie e antipatie.

 

Possiamo dire che

• il primo elemento del karma sia l’interiore benessere o malessere,

• il secondo le simpatie e le antipatie (vedi schema seguente).

Salendo nella zona in cui simpatie e antipatie agiscono sul destino umano,

troviamo le forze formative del regno animale.

Ora ascendiamo al regno propriamente umano.

 

Noi non viviamo solo con i mondi vegetale e animale, ma viviamo in modo particolarmente importante per il nostro destino insieme con altri uomini. Viviamo con loro in modo diverso che con le piante e gli animali, e tale convivenza foggia gli elementi essenziali del nostro destino.

 

Gli impulsi mercé i quali la Terra è popolata anche di uomini

agiscono soltanto sull’umanità. Sorge ora la domanda: che impulsi sono?

Basterà una riflessione del tutto esteriore che già altre volte ho esposto.

 

La nostra vita è realmente diretta dall’aldilà con assai maggiore saggezza di quanto non appaia nell’aldiquà. Accade spesso che in età adulta incontriamo una persona che avrà poi molta importanza per la nostra vita. Se ripensiamo a come abbiamo vissuto fino a quell’incontro, tutta la vita ci appare come il cammino che doveva portare a lei, come se ci fossimo imposti ogni passo per trovare quella persona al momento giusto.

 

Basta riflettere a quello che significhi incontrare a un dato punto una persona e da quel punto lavorare, sperimentare agire insieme con lei. Pensiamo a che cosa significa. Pensiamo a quel che ad una riflessione approfondita si palesa come l’impulso che ci ha portati verso quella persona. Se riflettiamo a come siamo arrivati a incontrarla scopriamo forse che prima era stato necessario attraversare qualche vicenda connessa con molte altre persone; e perché quella vicenda potesse verificarsi occorreva forse che una data altra la precedesse.

 

Si penetra così in una complessa rete di concatenazioni le quali tutte erano state necessarie per portare a quell’importante incontro. Forse si potrebbe riflettere: se, non dirò a un anno ma a quattordici anni, a qualcuno venisse assegnato il compito di cercare coscientemente in qual modo a cinquant’anni potrebbe arrivare ad un incontro decisivo con una data persona, se si potesse pensare di dover risolvere coscientemente tale problema, ebbene, sarebbe un affare serio! Nel campo della vita cosciente, noi siamo molto limitati, e se teniamo presente queste cose vediamo che quanto ci succede nel mondo è infinitamente saggio!

 

Se riflettiamo ci appare quel che d’immensamente complesso e significativo agisce nel karma, nel destino.

Tutto ciò si esplica nel campo della vita umana.

Dobbiamo riflettere che tutto accade senza partecipazione della nostra coscienza.

Fino al momento in cui si manifesta un evento decisivo,

tutto rimane nell’inconscio, tutto si svolge come sotto leggi di natura.

 

Ma quali leggi di natura avrebbero il potere di determinare simili fatti?

Quel che accade in questo campo contraddice tutte le leggi di natura conosciute

e quanto noi stessi in modo ridicolo foggiamo secondo esteriori leggi naturali.

L’ho fatto spesso rilevare.

I fatti esteriori della vita umana possono venire calcolati secondo leggi.

 

Prendiamo ad esempio le assicurazioni sulla vita. Esse prosperano solo in quanto si può calcolare la probabile durata della vita di una persona. Se qualcuno vuole assicurarsi viene emessa la polizza in base alla probabile durata della sua vita. Secondo i calcoli, il giovane di diciannove anni vivrà dunque ancora per tanto o tant’altro tempo. Lo si può calcolare. Ma supponiamo che quel tempo sia trascorso: l’assicurato non si sentirà per questo obbligato a morire! Può accadere che, sulla base di simili calcoli, due persone siano “morte” da gran tempo e che solo dopo che “dovrebbero essere morte” si verifichi tra di loro un incontro come quello prima accennato.

 

Tali incontri accadono fuori di quanto può venir calcolato in relazione con la vita umana sulla base dei fatti naturali.

Dobbiamo tuttavia dire che due persone s’incontrano nella vita terrena

con la medesima necessità con cui ha luogo ogni fenomeno naturale:

un terremoto, un’eruzione vulcanica, oppure ogni altro fenomeno.

Qui vediamo dunque realmente un nuovo regno entro l’ambito fisico,

e in tale regno viviamo non solo nel benessere o nel malessere,

nelle simpatie o nelle antipatie, ma anche con le nostre vicende, con le esperienze della vita.

 

Siamo interamente inseriti nel regno degli eventi,

delle esperienze che determinano la nostra vita secondo il destino.

In questo regno agiscono gli esseri della prima gerarchia: Serafini, Cherubini, Troni.

 

• Per dirigere ogni passo, ogni moto dell’anima, tutto quanto vive in noi così che ne risultino i nostri destini, occorre infatti una forza maggiore di quella che si esplica nel regno vegetale attraverso Angeli, Arcangeli e Archai e di quella di Potestà, Virtù, Dominazioni. Occorre la forza delle più alte entità, di quelle della prima gerarchia.

 

Quel che dunque avviene in questo campo vive nel nostro io,

nell’organizzazione dell’io, e passa in una vita terrena da quella che l’ha preceduta.

 


• Ora riflettiamo: vivendo, cagioniamo la tale o la tal altra cosa con i nostri istinti, le nostre passioni oppure con pensieri saggi o stolti. Sono tutti effetti causati da impulsi. Ma quello che facciamo in una vita, spinti dalle nostre inclinazioni, genera risultati, produce il bene o il male altrui.

 

Attraversiamo poi la vita fra morte e rinascita, e abbiamo allora chiara coscienza che, avendo recato danno ad altri, noi stessi siamo diventati più imperfetti e sentiamo di dover pareggiare quello che è stato cagionato da noi. Sorge l’impulso e la spinta a pareggiarlo. Se abbiamo compiuto qualcosa che ha procurato a una persona vantaggio, quell’azione sarà la base di un beneficio che andrà a favore di tutti, che produrrà ulteriori conseguenze nel mondo.

 

Possiamo sviluppare tutto questo interiormente, e si potrà così generare senso di benessere o di malessere, secondo come avremo plasmato l’intima entità del nostro corpo durante la vita tra morte e rinascita. Tutto questo potrà condurre a simpatie o antipatie a seconda di come formiamo il nostro corpo astrale con l’aiuto di Potestà, Virtù, Dominazioni, ma non ci darà ancora il potere di trasformare in fatto esteriore del mondo quello che in una vita precedente fu soltanto azione umana.

 

Abbiamo giovato a una persona oppure l’abbiamo danneggiata:

come conseguenza in una vita successiva quella persona ci verrà incontro

e incontrandola sentiremo l’impulso a pareggiare l’azione passata.

Quello che prima ebbe solo significato morale deve diventare un fatto esteriore del mondo.

Perché questo avvenga occorre l’opera delle entità

che trasformano i fatti morali in fatti esteriori: sono le entità della prima gerarchia.

 

Esse trasformano negli eventi della vita successiva quello che in una data vita è derivato da noi;

agiscono nei fatti, nelle vicende che saranno da noi vissute.

Abbiamo così i tre elementi fondamentali del karma.

La nostra conformazione interiore è sottoposta alla terza gerarchia;

le simpatie e le antipatie, che sotto certi aspetti costituiscono il nostro ambiente,

dipendono dalla seconda, e infine la vita esterna che ci muove incontro dipende dalla prima,

dalla più elevata gerarchia.

Guardiamo così alle connessioni tra l’essere umano e il mondo e domandiamo: come si sviluppano da questi tre elementi i particolari del nostro destino?

 

Nasciamo in una data casa, in una data regione della Terra, in un dato popolo, entriamo in un dato complesso di circostanze, ma tutto quanto avviene per il fatto di essere nati in una data casa e affidati a certi educatori, di appartenere a un dato popolo, di essere nati in un determinato luogo, tutto ciò che, nonostante la libertà umana, ha così profonda azione di destino sulla vita, in definitiva dipende dai tre elementi prima considerati.

Se afferriamo bene questi elementi fondamentali, tutti i singoli problemi troveranno la relativa risposta.

 

Domandiamoci per quale ragione un uomo a venticinque anni si ammala di vaiolo nero e viene forse a trovarsi in pericolo di vita, per quale ragione una qualsiasi malattia oppure un altro evento penetra nella sua vita, per quale ragione gli viene del bene da una persona anziana oppure da un popolo, gli viene giovamento da fatti esteriori, e sempre dovremo risalire a ciò che in triplice modo forma il nostro destino e ci pone nel complesso delle gerarchie universali.

 

Solo nel regno minerale l’uomo si muove liberamente; questo è il campo della sua libertà.

Riflettendo su tutto questo, impariamo anche a porre in giusto modo il problema della libertà.

Nella mia Filosofia della libertà faccio rilevare

come sia molto importante che non venga posto il problema della libertà del volere.

 

• Il volere è profondo, molto profondo nella zona dell’incosciente, e non ha senso parlare di libertà del volere;

si può solo parlare di libertà dei pensieri.

Nella Filosofia della libertà ho tenuto questi due campi ben distinti.

 

I pensieri liberi conferiscono l’impulso alla volontà, e allora l’uomo è libero.

Ma con i suoi pensieri l’uomo vive entro il regno minerale: in ogni altro nesso,

dove vive nell’ambito del regno vegetale, del regno animale e di quello umano, egli soggiace al destino.

 

Riguardo alla libertà si può dire: dai regni ove dominano le gerarchie superiori,

l’uomo esce nel regno che in certo modo ne è indipendente, nel regno minerale,

per divenire a sua volta libero, proprio nel regno minerale

a cui è simile unicamente con il suo cadavere che depone quando muore.

 

Durante la sua vita terrena egli è indipendente da quel regno che può solo distruggerlo.

Non fa meraviglia che in quel regno l’uomo sia libero,

poiché quando esso lo riceve non esplica su di lui altra azione se non quella di distruggerlo.

In nessun modo noi apparteniamo a quel regno.

L’uomo deve prima morire perché il suo cadavere si trovi nel regno

nel quale egli è libero anche secondo la sua natura. Così stanno le cose.

 

L’uomo invecchia, invecchia sempre più. Se non intervengono altri fatti che impareremo a conoscere attraverso lo studio del karma, quando l’uomo vecchio muore, come cadavere diventa simile al regno minerale. Invecchiando entriamo nella sfera dell’inanimato, e lì abbandoniamo il cadavere. Il cadavere non è più un essere umano, non lo è certamente più.

 

Consideriamo il regno minerale: esso non è più Dio.

Proprio come il cadavere non è più un essere umano, così il regno minerale non è più Dio. Che cos’è?

La divinità è presente nel regno vegetale, nel regno animale e in quello umano;

in essi la abbiamo trovata nelle sue tre gerarchie.

Nel regno minerale essa non è presente, come nel cadavere non è presente l’uomo.

 

Il regno minerale è il cadavere della divinità.

Vedremo più avanti il fatto singolare a cui voglio oggi soltanto accennare,

e cioè che per diventare cadavere l’uomo invecchia,

mentre invece le divinità ringiovaniscono per diventare cadavere.

 

Gli esseri divini percorrono una via diversa da quella che noi percorriamo dopo la morte.

Il regno minerale è per questo fra tutti il più giovane.

È il regno scartato dagli dei,

e poiché è stato scartato da loro, l’uomo può vivere in esso come nel regno della sua libertà.

 

Così stanno le cose, e l’uomo impara sempre meglio a sentirsi nel mondo come nella sua vera patria, imparando a porre i suoi sentimenti, i suoi pensieri e i suoi impulsi di volontà in giusto rapporto con esso.

Soltanto così si vede anche quale sia la posizione che per destino l’uomo ha nel mondo, e il suo rapporto con gli altri uomini.

 

 

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