/////II – IL RISVEGLIO DEGLI APOSTOLI CON L’EVENTO DELLA PENTECOSTE

II – IL RISVEGLIO DEGLI APOSTOLI CON L’EVENTO DELLA PENTECOSTE

II – Il risveglio degli Apostoli con l’evento della Pentecoste

O.O. 148 – Il Quinto vangelo – 02.10.1913


 

Sommario: Il giorno della Pentecoste gli Apostoli si sentirono come risvegliati dallo spirito dell’amore cosmico e sentirono in sé una nuova comprensione per ciò che era accaduto sul Golgota. L’oscuramento del Sole sul luogo del Golgota decifrato occultamente come l’oscuramento delle regioni spirituali dell’universo da parte del sapere antico. Deposizione del cadavere e terremoto. Nell’anima di Pietro discende la verità: la morte di Gesù fu la nascita entro la sfera terrestre dell’amore cosmico onnioperante. Nelle anime degli Apostoli emersero i ricordi come fossero stati dei sogni. Appresero che per quaranta giorni si erano accompagnati con l’Essere che era nato sulla croce in uno stato di coscienza che non conoscevano, e che solamente dopo aver sperimentato la Pentecoste sorgeva in loro. Lo avevano ascoltato come sonnambuli. Difficile e faticoso ricavare dalla cronaca dell’akasha immagini che si riferiscono agli enigmi del cristianesimo.

 

Nel nostro studio dobbiamo prendere l’avvio dal cosiddetto evento di Pentecoste.

Ho già indicato nella prima conferenza che lo sguardo della ricerca chiaroveggente può venir diretto in primo luogo verso questo evento, perché esso si presenta allo sguardo chiaroveggente rivolto al passato come una specie di risveglio che quelle personalità, dette di solito gli Apostoli o i Discepoli del Cristo Gesù, sentirono in un certo giorno che dovrebbe appunto venir ricordato mediante la festività della Pentecoste. Non è facile suscitare un’idea precisa di tutti questi fenomeni, senza dubbio singolari, e dovremo ricordarci di diverse cose, giacenti nei substrati della nostra anima, che possono risultare dalle considerazioni antroposofiche finora fatte, se vogliamo collegare delle idee precise con tutto quanto vi è da dire in merito al tema del nostro ciclo di conferenze.

 

Sembrò agli Apostoli di risvegliarsi,

come uomini che in quel momento avessero l’impressione di aver vissuto a lungo, per molti giorni,

in una condizione di coscienza a loro inabituale.

 

Era come una specie di risveglio da un sonno profondo,

assolutamente strano e pieno di sogni, ma tale (osservo esplicitamente che parlo

sempre del modo in cui il fenomeno apparve alla coscienza degli Apostoli stessi)

che a lato di quel sonno avevano compiuto tutte le usuali funzioni quotidiane,

come uomini sani nel corpo, tanto che le altre persone che li praticavano

non si accorgevano affatto che essi si trovassero in un altro stato di coscienza.

 

Tuttavia venne il momento in cui agli Apostoli successe come se essi

avessero vissuto un lungo tempo, diversi giorni, in un sonno pieno di sogni,

dal quale ora essi si risvegliarono appunto con l’evento di Pentecoste.

• Sentirono quel risveglio in una maniera singolare: sentirono in effetti

come se dall’universo fosse disceso su di loro qualcosa

che si poteva solo chiamare la sostanza dell’amore onnioperante.

 

Gli Apostoli si sentirono come fecondati dall’alto dall’amore onnioperante

e come risvegliati dalla condizione di sogno che abbiamo sopra descritta.

 

Pareva loro come se fossero stati risvegliati dalla forza primordiale dell’amore che compenetra e riscalda l’universo,

come se questa forza originaria dell’amore si fosse calata nell’anima di ciascuno di loro singolarmente.

Agli altri che li osservavano mentre parlavano, sembravano del tutto estranei,

poiché sapevano che essi erano vissuti finora in maniera molto semplice,

alcuni dei quali tutt’al più si erano comportati negli ultimi tempi certo un po’ stranamente, come fossero trasognati.

 

Questo si sapeva, ma ora apparvero alla gente come trasformati, come uomini che avessero acquisito un nuovo atteggiamento, una nuova disposizione d’animo, come uomini che avessero perduto nella vita ogni ristrettezza d’animo e ogni egoismo, e avessero acquisito un cuore infinitamente ampio, una vasta tolleranza interiore e una profonda comprensione di cuore per tutto quanto sulla Terra è umano, come uomini che potevano esprimersi in modo che ognuno dei presenti poteva comprenderli.

Tutti sentivano quasi che essi potevano guardare in ogni anima e in ogni cuore e indovinare i segreti dell’anima nella sua più profonda intimità, cosicché potevano confortare ognuno, dicendo proprio ciò di cui egli allora aveva bisogno.

 

Era naturalmente stranissimo per gli astanti che una tale trasformazione si fosse potuta compiere in quegli uomini. Essi però, che avevano sperimentato in se stessi una tale trasformazione, essendo stati come risvegliati dallo spirito dell’amore cosmico, sentirono in sé una nuova comprensione per l’evento che si era svolto in comunità interiore con le loro anime, ma che quando era avvenuto essi non avevano compreso:

solo ora, nel momento in cui si sentirono fecondati dall’amore cosmico,

comparve davanti al loro occhio animico la comprensione

per ciò che era in realtà avvenuto sul Golgota.

 

Se guardiamo nell’anima di uno degli Apostoli,

quello che negli altri Vangeli viene di solito chiamato Pietro,

allo sguardo chiaroveggente risulta che nella sua interiorità animica

la sua coscienza terrena normale si interruppe quasi del tutto

a partire dal momento che negli altri Vangeli viene di solito indicato

come quello della rinnegazione.

 

Egli rivide la scena della rinnegazione, quando gli fu chiesto se egli avesse conosciuto il Galileo,

ed egli seppe solo adesso di averlo allora rinnegato, perché la sua normale coscienza cominciava a smorzarsi,

perché si diffondeva in lui uno stato anomalo, una forma di stato di sogno

che comportava un rapimento in un altro mondo.

 

In quella festa di Pentecoste avveniva a lui quello che succede a tutti al momento del risveglio mattutino, quando ci si rammenta degli ultimi avvenimenti serali prima dell’addormentarsi; così Pietro si ricordò degli ultimi avvenimenti prima che subentrasse quello stato abnorme, ricordò quella che si chiama la rinnegazione, la triplice rinnegazione prima che il gallo cantasse per due volte.

Ricordò allora che su di lui si era disteso uno stato, pari a quello che si distende sui dormienti durante la notte. Egli ricordò pure che quella condizione intermedia non si riempì di sole immagini di sogno, ma di formazioni che corrispondevano a uno stato superiore di coscienza, a uno sperimentare di puri eventi spirituali.

 

Tutto quanto era successo da quel momento in poi, che Pietro aveva passato quasi dormendo,

comparve come in un sogno chiaroveggente davanti alla sua anima.

 

Anzitutto egli imparò ora a guardare l’evento di cui si poteva realmente dire che lo aveva passato dormendo: egli non l’aveva sperimentato con la sua comprensione, poiché per la piena comprensione di quell’evento era necessaria la fecondazione da parte dell’amore cosmico onnioperante. Ora che questa era avvenuta, si presentarono ai suoi occhi le immagini del mistero del Golgota, come le possiamo di nuovo sperimentare, se possiamo evocarle con la coscienza chiaroveggente, se ne produciamo le condizioni necessarie.

Per la verità, con un sentimento del tutto particolare ci si decide a coniare in parole quanto si offre alla coscienza chiaroveggente, mentre si guarda entro la coscienza di Pietro e degli altri che si erano riuniti nella Pentecoste. Ci si decide con una sacra soggezione a parlare di queste cose. Si vorrebbe dire che si è quasi sopraffatti dalla consapevolezza di calcare il più sacro terreno del vedere umano, cercando di esprimere in parole quanto si offre allo sguardo dell’anima.

 

Tuttavia sembra necessario, partendo da certe premesse del nostro tempo,

parlare appunto di queste cose, nella piena consapevolezza

che verranno altri tempi, diversi dai nostri, nei quali si mostrerà

una maggior comprensione verso quanto si deve dire sul Quinto Vangelo, più di quanto si possa farlo oggi.

Per capire infatti molto di quanto si debba dire in questa occasione,

l’anima umana deve ancora liberarsi di molte cose

alle quali deve ancora adempiere oggi, per necessità derivanti dalla civiltà attuale.

 

In un primo tempo, quando si guarda chiaroveggentemente all’evento del Golgota, si impone allo sguardo qualcosa che, rivestito di parole, si manifesta come una specie di offesa per l’attuale coscienza scientifica. Ciononostante mi sento costretto, per quanto mi riesca, a coniare in parole quanto si offre allo sguardo chiaroveggente. Non posso farci niente, se quanto va detto dovesse raggiungere alcune anime meno preparate, gonfiando il tutto come qualcosa che non possa reggere rispetto alle concezioni scientifiche dominanti nell’epoca presente.

Anzitutto lo sguardo chiaroveggente cade su un’immagine che rappresenta una realtà accennata anche negli altri Vangeli, ma che tuttavia offre un aspetto del tutto speciale quando la si vede risaltare dall’insieme delle immagini che lo sguardo chiaroveggente ottiene nella visione rivolta al passato.

 

È realmente un oscuramento della Terra che risulta appunto allo sguardo chiaroveggente,

e si sente che in quel significativo momento, che si mantenne per ore,

il Sole fisico si oscurò sulla Palestina, sul luogo del Golgota.

 

Si ha la medesima impressione che lo sguardo addestrato dalla scienza dello spirito può riscontrare anche oggi quando si ha un’eclissi più o meno forte del Sole, durante la quale tutto il mondo circostante l’uomo appare allo sguardo dell’anima come se tutto fosse cambiato d’aspetto. Vorrei prescindere dal solito aspetto che offre un’eclissi di Sole e da tutte le cose che l’arte e la tecnica dell’uomo hanno prodotto, poiché occorre avere una certa forza d’animo e potersi compenetrare coscientemente della necessità che tutto questo dovette avvenire, per sopportare la vista demoniaca offerta dagli esseri che, durante un’eclissi di Sole, sorgono da una tecnica priva di arte.

 

Non voglio tuttavia insistere su questa descrizione, ma solo far presente

che in quell’occasione appare con chiarezza quanto di solito si può ottenere solo con meditazioni molto difficili:

si vedono diversamente i vegetali e gli animali, ogni uccello, ogni farfalla prende un aspetto diverso;

si nota uno smorzamento del sentimento della vita.

 

È qualcosa che può far sorgere nel senso più profondo la convinzione dell’intima connessione cosmica che esiste tra una certa vita spirituale appartenente al Sole, che ha come suo corpo fìsico quel che si vede nel Sole, e la vita sulla Terra.

Si ha il sentimento, quando per la vita fisica la luminosità fisica del Sole vien oscurata imperiosamente dal passaggio della Luna davanti al Sole, che ciò sia qualcosa del tutto differente dalla solita assenza del Sole nella notte.

Per lo sguardo dell’anima è diversissimo l’aspetto del mondo terreno durante un’eclissi di Sole o durante ogni notte.

Durante un’eclissi di Sole si sentono come sorgere le anime di gruppo delle piante e degli animali, e invece si sente come offuscare ogni corporeità fisica delle piante e degli animali.

Sopravviene come un divenir chiaro di tutto quanto è spirituale, di quanto costituisce le anime di gruppo.

 

Tutto questo si presenta in sommo grado allo sguardo chiaroveggente, quando esso si volge al momento dell’evoluzione terrena che indichiamo col nome del mistero del Golgota; sorge allora qualcosa che si potrebbe esprimere così: si impara a leggere nel suo reale significato quello straordinario segno della natura, l’improvvisa eclissi di Sole, che lo sguardo chiaroveggente rivolto al passato osserva nel cosmo. Sebbene si tratti di un evento naturale come ce ne furono prima di allora e come ce ne saranno dopo, non posso evitare di leggerlo in quel punto dell’evoluzione terrestre secondo la scrittura occulta come se ne ha un’impressione diretta, in contrasto con ogni attuale coscienza materialistica. Come quando si apre un libro e se ne legge la scrittura, così, quando si ha davanti quell’evento, si sente che ci viene incontro come dai segni scritti quello che si deve leggere.

 

Così da quei segni cosmici viene incontro la necessità

di dover leggere qualcosa che l’umanità deve imparare a conoscere.

Compare come una parola inscritta nel cosmo, come un fonema cosmico.

Che cosa si legge quando si apre ad esso la propria anima?

 

Ieri ho fatto presente che nell’epoca greca l’umanità si era evoluta in modo che in Platone e in Aristotele l’anima umana si era innalzata a un alto perfezionamento dell’intellettualità. Sotto molti riguardi il sapere raggiunto da Platone o da Aristotele non potè venir superato nelle epoche successive, poiché con esso era stato raggiunto per l’intellettualità umana un punto massimo; riconoscendo realmente questo, si può capire molto.

Se l’anima chiaroveggente che guarda la Palestina di quel tempo osserva il sapere intellettuale che l’umanità aveva sviluppato, che era divenuto molto popolare proprio al tempo del mistero del Golgota nella penisola greca e in quella italiana, per la sua divulgazione da parte di predicatori erranti, se accoglie tutto questo e si rende conto di come quel sapere si fosse diffuso, in una misura di cui oggi non ci si può neanche fare un’idea, allora l’anima che sa osservare chiaroveggentemente, acquista la possibilità di un’impressione corrispondente al leggere quei segni inscritti nel cosmo.

 

• Quando si sia sviluppata la coscienza chiaroveggente, ci si dice che la Luna

è un segno di tutto il sapere che l’umanità radunò e a cui si elevò nei tempi precristiani.

• Vista dalla Terra, essa si muove nell’universo, e rispetto a tutto il conoscere superiore dell’umanità

non si comporta come rivelatrice, come scioglitrice di enigmi,

ma come oscuratrice per la conoscenza superiore, proprio come la Luna stessa oscura il Sole in un’eclissi.

 

Questo si legge decifrando i segni della scrittura occulta del Sole oscurato dalla Luna.

Si sa allora che in quei tempi tutto il sapere

non comparve a chiarimento, ma ad oscuramento degli enigmi universali,

e in qualità di chiaroveggente si sente

l’oscuramento delle regioni spirituali dell’universo da parte del sapere antico,

sapere che si era posto davanti alla reale conoscenza come la Luna davanti al Sole durante un’eclissi di Sole.

 

• Così il fenomeno naturale manifesta che l’umanità raggiunse allora una tappa

nella quale il sapere concepito dall’umanità stessa

si era collocato davanti alla conoscenza superiore,

come fa la Luna davanti al Sole in una eclissi di Sole.

• Nell’oscuramento del Sole al momento del mistero del Golgota,

si sente come inscritto nel cosmo, in un immenso segno della scrittura occulta,

l’oscuramento dell’anima umana entro l’evoluzione della Terra.

 

Ho detto prima che la coscienza del tempo presente può provare una sensazione di offesa quando ci si esprima in tal modo, poiché essa non ha più alcuna comprensione per l’azione delle forze spirituali nell’universo, forze connesse con quelle che dominano nell’anima umana.

Non voglio parlare di miracoli, nel senso comune del termine, né di uno spezzarsi delle leggi naturali, ma non posso far a meno di comunicare come si debba leggere quell’oscuramento del Sole, ponendoci di fronte ad esso in posizione di lettura di quanto si esprime in tale avvenimento della natura: con la sapienza lunare si era prodotto un oscuramento del supremo messaggio solare.

 

Poi, dopo aver letto quella scrittura occulta,

alla coscienza chiaroveggente si presenta in realtà l’immagine della croce eretta sul Golgota

e del corpo di Gesù pendente in mezzo ai due ladroni.

Si impone anche

(posso qui aggiungere che quanto più ci si oppone alla nuova immagine, tanto più veemente essa si impone)

l’immagine della deposizione dalla croce e della sepoltura.

 

Qui sorge un secondo potente segno per mezzo del quale, come fosse inscritto nel cosmo, si trova qualcosa

che bisogna leggere per comprenderlo quale simbolo di quanto è in realtà avvenuto nell’evoluzione dell’umanità:

si segue l’immagine di Gesù deposto dalla croce, e poi messo nel sepolcro,

dopodiché si ha come una specie di trasalimento nell’anima

alla vista di un terremoto che si produsse in quella contrada.

 

Un giorno forse si capirà scientificamente meglio il rapporto tra quell’oscuramento del Sole e il terremoto, perché già oggi circolano certe teorie le quali, pur incoerentemente, mostrano un rapporto tra eclissi di Sole e terremoti, e perfino con scoppi di grisou nelle miniere.

 

Quel terremoto era una conseguenza dell’oscuramento del Sole

e scosse il sepolcro nel quale era stato posto il cadavere di Gesù,

strappò la pietra che era stata posta a chiusura e produsse un’apertura nella terra che accolse il cadavere.

• Con un’ulteriore scossa di terremoto l’apertura si richiuse sopra il cadavere stesso,

tanto che quando, al mattino dopo, la gente venne al sepolcro lo trovò vuoto,

poiché la terra aveva accolto in sé il cadavere di Gesù; solo la pietra giaceva ancora là dove era stata spinta.

 

Torniamo a percorrere la serie delle immagini:

Gesù spira sulla croce del Golgota; sopravviene l’oscurità sulla Terra;

il cadavere di Gesù vien deposto nel sepolcro aperto;

un terremoto scuote il suolo, e il cadavere di Gesù vien accolto dalla terra;

l’apertura che si era prodotta per il terremoto, si chiude, la pietra sepolcrale è gettata di lato.

• Tutti questi sono avvenimenti reali, e come tali non li posso descrivere in altro modo.

 

La gente che si vuole avvicinare a tali fatti in maniera scientifica, li giudichi pure come vuole e proponga tutte le ragioni contrarie: quello che lo sguardo chiaroveggente vede è così come l’ho descritto. Se qualcuno volesse controbattere che non può succedere che da parte del cosmo in un potente linguaggio per segni, si esprima un simbolo per un nuovo evento penetrato nell’evoluzione dell’umanità, se qualcuno dicesse che le potenze divine non sogliono scrivere nella Terra gli avvenimenti con una scrittura per segni come quello di un oscuramento del Sole e di un terremoto, io non potrei dire altro che: con tutto il rispetto per le vostre convinzioni che ciò non possa essere, dico che così è successo, che così è in effetti avvenuto.

 

Venga pure un Ernest Renan, che scrisse la singolare Vita di Gesù, e dica che non si può credere a cose del genere, perché si può credere solo a cose che si possono sperimentalmente ripetere in qualunque momento; tale pensiero non è sostenibile, perché un Renan dovrebbe allora non poter credere a un’epoca glaciale, per la ragione che non è possibile ristabilirla mediante un esperimento. Ciononostante tutti gli scienziati credono all’esistenza di un’epoca glaciale. Altrettanto impossibile sarà mai il ripetersi di fronte agli uomini del segno cosmico avvenuto una volta al tempo del mistero del Golgota, eppure esso avvenne.

 

Possiamo arrivare a questo evento

solo se percorriamo chiaroveggentemente la via cui ho accennato,

se ci immedesimiamo un poco nell’anima di Pietro o di uno degli altri

Apostoli che alla Pentecoste si sentirono fecondati dall’amore cosmico onnioperante.

Solo se guardiamo nelle anime di quelle persone, e vi scorgiamo quello che esse sperimentarono,

possiamo indirettamente acquisire la capacità di guardare alla croce eretta sul Golgota,

all’oscuramento della Terra in quel momento e al terremoto che seguì.

 

Con questo non si vuol negare che quell’oscuramento e quel terremoto non fossero in senso esteriore eventi del tutto naturali; che però per chi segue chiaroveggentemente tali eventi, essi siano da leggere come li ho descritti, quali segni grandiosi della scrittura occulta, deve venir decisamente affermato da chi ha realizzato in sé le condizioni relative. Infatti quanto ho dianzi descritto, è quello che si è concretato per la coscienza di Pietro nell’ambito del suo lungo sonno.

Entro la coscienza di Pietro, nella quale si incrociavano molteplici immagini, emergevano ad esempio quelle della croce eretta sul Golgota, dell’oscuramento e del terremoto; alla Pentecoste furono per lui i primi frutti della fecondazione da parte dell’amore cosmico onnioperante.

Ora egli sapeva qualcosa che prima, con la sua normale coscienza, non aveva in effetti saputo: che cioè l’evento del Golgota aveva avuto luogo, che il corpo che pendeva dalla croce era lo stesso con il quale egli si era spesso accompagnato nella vita.

 

Ora sapeva che Gesù era morto in croce,

e che tale morte era in realtà una nascita, quella dello Spirito

che, quale amore onnioperante

si era ora riversato nelle anime degli Apostoli radunati per la Pentecoste.

 

Egli sentiva risvegliarsi nella sua anima, come un raggio dell’eterno amore eonico,

lo Spirito che era lo stesso che si era generato quando Gesù era spirato sulla croce.

 

Nell’anima di Pietro discese la grandiosa verità: era solo un’apparenza il compiersi della morte sulla croce,

in verità quella morte, preceduta da una infinita passione, era la nascita per la Terra tutta

di quanto era adesso penetrato come un raggio nella sua anima.

 

Con la morte di Gesù era nato per la Terra ciò che prima si trovava in ogni dove al di fuori della Terra stessa:

l’amore onnioperante, l’amore cosmico.

 

In apparenza si può facilmente pronunciare in maniera astratta questa proposizione, ma ci si deve immedesimare per un attimo nell’anima di Pietro, come per la prima volta, essa provasse la sensazione che era nato per la Terra un quid che prima era solo nel cosmo, ed era nato nel momento in cui Gesù di Nazareth era spirato sulla croce del Golgota.

 

La morte di Gesù di Nazareth

fu la nascita entro la sfera terrestre dell’amore cosmico onnioperante.

 

Questa è la prima conoscenza che possiamo decifrare 

dalla lettura di quello che chiamiamo il Quinto Vangelo.

 

Con quella che vien chiamata nel Nuovo Testamento la discesa o l’effusione dello Spirito Santo,

s’intende quello che ho appena descritto.

 

Nella loro costituzione animica di allora

gli Apostoli non erano adatti a partecipare all’evento della morte di Gesù di Nazareth,

altrimenti che in una condizione abnorme di coscienza.

 

Poi Pietro, e con lui anche Giovanni e Giacomo, dovettero ripensare a un altro momento della loro vita,

quello, descritto anche negli altri Vangeli, ma che solo mediante il Quinto Vangelo può riuscirci comprensibile.

Colui col quale si erano accompagnati sulla Terra, li aveva condotti al Monte degli ulivi, al giardino del Getsemani

e aveva loro detto: « Vegliate e pregate ».

• Essi però si erano addormentati, ed ora sapevano: allora era già sopravvenuta

la condizione che sempre di più si era diffusa sulle loro anime.

 

Si era addormentata la coscienza normale, ed essi erano piombati nel sonno

che era durato per tutto l’evento del Golgota

dal quale era irraggiato quel che ho cercato di descrivere con parole balbettanti.

 

Pietro, Giovanni e Giacomo dovettero ricordarsi di essere incorsi in quella condizione,

e ora, guardando indietro, sorgevano albeggiando in loro

i grandi eventi che si erano svolti attorno al corpo terreno

di Colui in compagnia del quale si erano aggirati per il mondo.

 

A poco a poco,

come riemergono i sogni sprofondati nella coscienza dell’anima umana,

così riemersero i giorni trascorsi nella coscienza e nell’anima degli Apostoli.

• Durante quei giorni essi non avevano partecipato a tutti quegli eventi con la normale coscienza.

Adesso emergeva in questa tutto il periodo di tempo al quale essi avevano partecipato

dall’evento del Golgota fino a quello della Pentecoste, e che era rimasto nel profondo delle loro anime.

 

Sentivano che questo periodo appariva loro come un tempo di sonno profondo.

Soprattutto i dieci giorni tra la cosiddetta Ascensione e la Pentecoste

apparivano loro come decorsi nel sonno più profondo.

• Guardando a ritroso, riemerse giorno per giorno

il periodo tra il mistero del Golgota e la cosiddetta Ascensione del Cristo Gesù:

vi avevano partecipato, ma solo adesso riemergeva, e invero in un modo del tutto singolare.

 

Mi si scusi se qui inserisco un’osservazione personale: devo ammettere la mia grande meraviglia, quando mi accorsi di come emerse nelle anime degli Apostoli ciò che avevano sperimentato nel tempo tra il mistero del Golgota e l’Ascensione; è proprio notevole come ciò si manifestasse nelle anime degli Apostoli. Le immagini emersero una dopo l’altra nelle loro anime, e tali immagini dicevano loro: sicuro, tu fosti pure insieme con Colui che sulla croce è morto, oppure è nato, lo hai ben incontrato.

 

Come al mattino risvegliandoci, ci ricordiamo dei sogni

e sappiamo di esser stati con le diverse persone del sogno,

così emersero nelle anime degli Apostoli i ricordi come fossero stati sogni.

Era però singolarissimo il modo in cui i singoli avvenimenti venivano loro a coscienza;

dovevano di continuo chiedersi: già, ma chi era Colui col quale eravamo insieme?

E continuavano a non riconoscerlo.

 

Sentivano che era una figura spirituale, sapevano di essersi accompagnati con lui in condizione di sonno, ma non lo riconoscevano nella figura in cui si era fatto loro incontro, dopo la fecondazione con l’amore onnioperante.

Si vedevano camminare dopo il mistero del Golgota assieme a Colui che chiamiamo il Cristo, e vedevano pure che in effetti Egli li ammaestrava sul regno dello spirito, vedevano come li istruiva.

 

Appresero che per quaranta giorni si erano accompagnati con l’Essere che era nato sulla croce, l’Essere che come amore onnioperante nato dal cosmo sulla Terra era il loro maestro, come però essi non fossero stati abbastanza maturi nella loro coscienza normale per comprendere quello che Egli aveva da dire, come avessero dovuto accogliere quegli insegnamenti con forze subcoscienti della loro anima, come avessero camminato accanto al Cristo come sonnambuli, senza accogliere con l’intelletto solito quanto Egli aveva da dare loro.

Durante i quaranta giorni lo avevano ascoltato con una coscienza che non conoscevano, che solamente adesso sorgeva in loro, dopo aver sperimentato l’evento della Pentecoste.

Lo avevano ascoltato come fossero sonnambuli.

Quale maestro spirituale era loro apparso e li aveva istruiti in segreti che essi potevano comprendere solo in quanto Egli li rapiva in una condizione di coscienza del tutto diversa.

 

Ora solo si accorsero di essersi accompagnati al Cristo risorto.

Ora solo riconobbero che cosa era loro accaduto.

 

Da che cosa riconobbero che Egli era realmente Colui col quale, mentre era ancora nel corpo,

avevano peregrinato prima del mistero del Golgota?

Lo riconobbero così.

 

Immaginiamoci che dopo la Pentecoste si presentasse davanti all’anima di uno degli Apostoli un’immagine nella quale egli vedeva di essersi accompagnato al Risorto il quale lo istruiva, ma lui non lo riconosceva; vedeva sì un Essere celeste spirituale, ma non lo riconosceva.

A tale immagine si mescolava ora una pura immagine spirituale che rappresentava un’esperienza che gli Apostoli avevano realmente percorsa con il Cristo Gesù prima del mistero del Golgota: era una scena nella quale essi si sentivano istruiti dal Cristo Gesù sul mistero dello spirito.

 

Essi dunque non lo riconoscevano;

scorgevano di fronte a loro questo Essere spirituale che li istruiva,

e mentre se ne rendevano conto, l’immagine si trasformava, pur mantenendosi,

nell’immagine dell’ultima cena cui essi avevano partecipato insieme al Cristo Gesù.

 

Immaginiamo nella realtà l’Apostolo che aveva di fronte a sé l’esperienza soprasensibile del Risorto,

e nello sfondo l’immagine dell’ultima cena.

Solo allora riconobbero che si trattava dello stesso Essere

con il quale avevano peregrinato, mentre era ancora in un corpo,

che ora li ammaestrava nella figura del tutto diversa che aveva assunto dopo il mistero del Golgota.

 

Fu un confluire totale di ricordi derivanti da una condizione quasi di sonno,

con immagini mnemoniche di fatti che li precedevano.

Essi sperimentarono due immagini coincidenti:

una derivante dalle esperienze posteriori al mistero del Golgota, e una che lo precedeva e gettava luce,

poiché derivava dal tempo in cui la loro coscienza non si era ancora offuscata

al punto di non permettere loro di partecipare agli eventi.

 

Così riconobbero l’identità tra le due Entità:

il Risorto e Colui con il quale si erano accompagnati non molto tempo prima mentre era ancora in un corpo.

• Ora poterono dirsi: prima di esserci risvegliati, grazie alla fecondazione dell’amore cosmico onnioperante,

eravamo come sottratti alla nostra solita condizione di coscienza, e il Cristo, il Risorto, era con noi.

• Egli ci ha accolti come a nostra insaputa nel suo regno, ha peregrinato con noi e ci ha rivelato i segreti del suo regno

che ora, dopo il mistero della Pentecoste, riemergono in sogno nella coscienza normale.

 

Desta stupore il coincidere sempre

di un’immagine dell’esperienza degli Apostoli con il Cristo dopo il mistero del Golgota,

con un’immagine di prima del mistero del Golgota

che avevano sperimentata con normale coscienza nel corpo fisico, insieme al Cristo Gesù.

 

Abbiamo così iniziato a comunicare quel che si può leggere nel cosiddetto Quinto Vangelo, e alla fine di questa prima comunicazione posso forse spendere due parole di carattere personale che devono venir dette accanto a questi dati di fatto.

 

Mi sento come occultamente obbligato a parlare ora di queste cose.

Ecco quel che vorrei dire:

so bene che viviamo in un tempo in cui si preparano molteplici cose per il futuro dell’umanità sulla Terra,

e che noi, entro la nostra Società, ora Antroposofica, dobbiamo presagire

che nelle anime umane si deve preparare qualcosa per il futuro che appunto deve prepararsi.

• So che tempo verrà in cui si potrà parlare di queste cose

in maniera diversa da quella che ci permette il tempo attuale.

• Siamo infatti tutti figli del nostro tempo,

ma in un futuro prossimo sarà possibile parlare con più precisione ed esattezza,

e allora forse molto di quanto oggi si può solo accennare

potrà venir conosciuto molto più esattamente nella cronaca spirituale del divenire.

Tali tempi verranno, anche se ciò appare ancora inverosimile all’umanità di oggi.

 

Pure incombe un certo obbligo di preparare già oggi tali argomenti.

Anche se mi è costato un certo sforzo parlare proprio su questo tema,

ha prevalso il dovere rispetto a ciò che si deve preparare nel nostro tempo.

Questo mi ha condotto a parlare ora per la prima volta su questo tema.

 

Se parlo di uno sforzo fatto, prego esplicitamente di prendere questo termine nella sua accezione,

e quindi di accogliere quel che ho da dire in questa occasione come una specie di suggerimento,

come qualcosa che potrà in futuro venir certo detto assai meglio e con più precisione.

 

Si capirà meglio il termine « sforzo », se mi sarà permesso di esporre un’osservazione personale:

mi è senz’altro chiaro quanto sia difficilissimo e faticoso, nella ricerca spirituale alla quale mi sono dedicato,

ricavare certi fatti dalla scrittura spirituale dell’universo, e proprio in cose di questo genere!

Né mi meraviglierei se il termine « accennare » di cui mi sono servito

rivestisse un significato assai più vasto e difficile di quello che oggi gli si attribuisce.

 

Non voglio certo affermare di essere già oggi

in grado di parlare con precisione di quanto si presenta nella scrittura spirituale,

perché io sento molteplici difficoltà e fatiche

quando cerco di ricavare dalla cronaca dell’akasha

immagini che si riferiscono agli enigmi del cristianesimo.

 

È per me faticoso portare tali immagini alla necessaria concretezza, a fissarle,

e considero come parte del mio karma che mi sia imposto di dire quello che sto dicendo.

Senza alcun dubbio avrei provato una fatica assai minore

se mi fossi trovato nella condizione, nella quale molti contemporanei si trovano,

di aver avuto nella mia prima giovinezza un’educazione cristiana in termini reali.

 

Non l’ho avuta, perché sono stato educato in un ambiente di libero pensiero,

nel quale anche i miei studi mi hanno mantenuto, poiché il loro corso è stato a puro orientamento scientifico.

Tutto ciò mi procura ora una certa fatica nel trovare queste realtà di cui sono obbligato a parlare.

 

Posso forse fare questa annotazione personale proprio per due ragioni. Anzitutto perché, con strana incoscienza, è stata diffusa per il mondo una sciocca e insulsa favola su di un mio preteso rapporto con certe correnti cattoliche; ebbene, in tutto questo non vi è una sola parola di vero.

Si può misurare a che punto sia giunta oggi la teosofia, dal fatto che attraverso di essa vengono diffuse senza scrupolo adduzioni e dicerie del genere, e poiché siamo costretti a non sorvolare con indulgenza e retoricamente su fatti del genere, ma a ristabilire la verità, è giustificata questa osservazione personale.

 

D’altra parte, proprio perché nella mia gioventù venni tenuto lontano dal cristianesimo,

mi sento tanto più imparziale nei suoi confronti;

poiché fui poi condotto al cristianesimo e all’entità del Cristo anzitutto dallo spirito,

credo di avere in questo campo un certo diritto a fare affermazioni spregiudicate e imparziali in argomento.

 

Proprio nell’attuale momento storico ci si potrà forse fidare di più

della parola di chi deriva da una formazione scientifica e nella sua gioventù fu lontano dal cristianesimo,

piuttosto che di chi fin dalla sua prima gioventù ebbe contatti con esso.

 

Né credo che il cristianesimo abbia qualcosa da perdere

se viene presentato nei suoi elementi più profondi da una coscienza

che trovò la strada verso il cristianesimo movendo anzitutto dallo spirito.

Prendendo sul serio queste parole, si avrà un’idea di quanto vive in me mentre parlo dei segreti

che vorrei designare come quelli del cosiddetto Quinto Vangelo.

 

 

By | 2018-08-08T20:09:53+02:00 Agosto 8th, 2018|IL QUINTO VANGELO|Commenti disabilitati su II – IL RISVEGLIO DEGLI APOSTOLI CON L’EVENTO DELLA PENTECOSTE