IL CARATTERE DELLA SCIENZA OCCULTA

Il carattere della scienza occulta

O.O. 13 – La scienza occulta nelle sue linee generali – (I)


 

L‘antica denominazione di « scienza occulta » viene adoperata per il contenuto di questo libro; una denominazione che produce presso uomini diversi del presente le più opposte impressioni. Per molti essa ha qualcosa di scostante; provoca l’irrisione, un sorriso di compatimento, forse anche il disprezzo. Essi ritengono che una concezione che assume quel nome non possa fondarsi che sopra un vacuo fantasticare, e che dietro una tale « presunta » scienza non si nasconda altro che la tendenza a rinnovare ogni sorta di superstizione, superstizione che giustamente viene respinta da chi abbia conosciuto « la vera mentalità scientifica » e uno schietto impulso alla conoscenza.

 

Per altri, invece, quel nome agisce come se ciò che si intende dovesse portare qualcosa che non si può conseguire per alcun’altra via e verso cui essi si sentono attratti da un intimo, profondo anelito di conoscenza o da una raffinata curiosità dell’anima, secondo la propria disposizione. Fra queste due opinioni diametralmente opposte esiste tutta una scala di atteggiamenti intermedi, di accettazione o di rifiuto condizionati da ciò che si pensa essere il contenuto della « scienza occulta ».

 

È innegabile che per taluno le parole « scienza occulta » hanno un suono magico, perché sembrano soddisfare il suo fatale anelito a una conoscenza di qualcosa di « sconosciuto », di misterioso, di non chiaro, conoscenza che non sarebbe possibile conseguire per via naturale. Molti infatti non vogliono appagare le aspirazioni più profonde dell’anima loro per mezzo di quanto può essere chiaramente conosciuto.

 

È loro convincimento che, oltre a ciò che del mondo può essere conosciuto, debba esistere dell’altro che si sottrae alla conoscenza. Con una singolare contraddizione, che non avvertono, essi rifiutano, per soddisfare le più profonde aspirazioni conoscitive, tutto ciò che « è noto », disposti ad ammettere soltanto ciò che non risulti da un’indagine naturale. Chi parla di « scienza occulta », farà bene a tener presenti i malintesi che gli si opporranno da parte di siffatti difensori di quella scienza, difensori i quali, in fondo, non aspirano a un sapere, ma al suo contrario.

 

Le considerazioni che seguono sono rivolte a quei lettori i quali non si lasciano turbare nella loro imparzialità di giudizio dal fatto che, per ragioni diverse, un nome risveglia dei preconcetti. Qui non si tratta di un sapere che sia in un modo qualsiasi « segreto », cioè accessibile a pochi, solo per uno speciale favore del destino. Il senso da noi attribuito alla parola « occulto » potrà venire rettamente inteso, tenendo presente ciò che Goethe intendeva esprimere, quando accennava ai « manifesti misteri » dei fenomeni del mondo. Quello che di tali fenomeni rimane « occulto », non manifesto, ove li si consideri soltanto mediante i sensi e l’intelletto ad essi legato, viene qui considerato oggetto di una conoscenza soprasensibile.

 

Chi voglia ammettere come « scienza » soltanto ciò che si manifesta ai sensi e all’intelletto che li serve, non potrà evidentemente riconoscere a ciò che qui s’intende come « scienza occulta » il carattere scientifico. Egli dovrebbe peraltro ammettere di ripudiare una « scienza occulta » sulla base di una opinione arbitraria, fondata esclusivamente sopra un suo personale sentimento, non già sopra una conoscenza ben motivata.

 

Per convincersene, basta riflettere all’origine e al significato della scienza nella vita umana. Non si riconosce bene tale origine, quanto all’essenza della scienza stessa, se si considera l’oggetto al quale la scienza si rivolge, ma la si trova bensì nella attività dell’anima umana che si manifesta nello sforzo conoscitivo.

 

Occorre appunto concentrare l’attenzione sul comportamento dell’anima, in quanto acquista scienza. Se ci si abitua a mettere in moto tale attività soltanto quando si tratti di oggetti accessibili ai sensi, è facile acquistare l’opinione che l’essenziale sia la percezione sensoria. E si trascura di rilevare che un certo atteggiamento dell’anima umana è stato per l’appunto applicato solamente alle manifestazioni sensibili.

 

Ma si può andare oltre questa arbitraria autolimitazione, e considerare il carattere dell’attività scientifica, indipendentemente dal caso particolare della sua applicazione. In questo senso si parla qui di una conoscenza « scientifica » di fenomeni non sensibili; e di questi fenomeni l’attività pensante dell’uomo vuole occuparsi, come nell’altro caso essa si occupa dei fenomeni che sono l’oggetto della scienza naturale.

 

La scienza occulta vuole liberare l’indagine scientifica e l’atteggiamento scientifico (che nel loro campo si limitano ai rapporti e ai processi dei fatti sensibili) da questo loro specifico campo di applicazione, pur conservandone le caratteristiche generali di pensiero. Essa si propone di trattare di cose non sensibili allo stesso modo con cui la scienza naturale tratta di quelle sensibili.

 

Mentre la scienza naturale

si limita, con i suoi metodi e i suoi procedimenti di pensiero, alla sfera sensibile,

la scienza occulta considera il lavoro dell’anima intorno alla natura

come una specie di auto-educazione dell’anima,

e vuole applicare alla sfera non sensibile ciò che risulta da tale auto-educazione.

 

Essa vuole procedere in modo da non trattare dei fenomeni sensibili come tali, ma del contenuto non-sensibile del mondo allo stesso modo in cui Io scienziato naturalista tratta del contenuto sensibile. Essa conserva del procedimento scientifico l’atteggiamento animico entro tale procedimento, cioè proprio quello per cui la conoscenza della natura diventa scienza. Perciò essa può definirsi « scienza ».

 

Chi rifletta sul significato della scienza naturale nella vita umana, troverà che esso non può considerarsi esaurito con l’acquisizione di conoscenze naturali. Infatti, queste conoscenze non potranno mai condurre ad altro che a un’esperienza di ciò che l’anima umana stessa non è.

 

L’elemento animico non vive in quello che l’uomo conosce della natura,

bensì nel processo del conoscere.

L’anima sperimenta se stessa nel proprio applicarsi alla natura.

In questa sua attività essa si conquista in modo vivente qualcosa che va oltre il sapere della natura,

cioè uno sviluppo di sé stessa sperimentato nella conoscenza della natura.

 

La scienza occulta vuole esplicare quello sviluppo dell’anima in domini che stanno oltre i limiti della sola natura. Il cultore della scienza occulta non misconosce affatto il valore della scienza naturale, anzi lo riconosce più completamente dello stesso naturalista. Egli sa che non è possibile fondare una scienza senza i procedimenti rigorosi della scienza moderna; ma gli è pure noto che questa severa mentalità scientifica, una volta conquistata penetrando nello spirito del pensare scientifico, può venire serbata dalla forza dell’anima ed applicata in altri campi.

 

È vero peraltro che, così facendo, si verifica qualcosa che può lasciare perplessi.

Nello studio della natura l’anima viene guidata molto più strettamente dall’oggetto osservato

di quanto non avvenga nell’osservazione di fenomeni non sensibili.

• In quest’ultimo caso essa deve possedere in misura maggiore, e per impulsi puramente interiori,

la facoltà di attenersi all’essenza della mentalità scientifica.

 

Siccome molti credono, inconsciamente, che ciò sia possibile soltanto sulla scorta dei fenomeni naturali, essi decidono arbitrariamente che, non appena si abbandoni tale scorta, l’anima debba brancolare nel vuoto con il suo processo scientifico. Ma chi ragiona così non si è reso conto dell’essenza del procedimento scientifico, e forma il proprio giudizio in base alle deviazioni che necessariamente scaturiscono da un non abbastanza solido pensare scientifico diretto ai fenomeni naturali, anche se l’anima vuole avventurarsi all’osservazione della sfera non sensibile.

 

In questo caso naturalmente nascono molte chiacchiere non scientifiche intorno ai fenomeni soprasensibili; ma non già perché, per loro natura, non se ne possa trattare in modo scientifico, bensì perché, nel singolo caso in questione, faceva difetto la auto-educazione scientifica acquistata mediante l’osservazione della natura.

 

Chi vuole parlare di scienza occulta deve quindi avere un vigile senso per tutto ciò che di confuso nasce quando ci si occupa dei « manifesti misteri » del mondo, senza una mentalità scientifica. Pure non sarebbe affatto utile il metterci a parlare qui, all’inizio di una trattazione scientifico-spirituale, di tutte le possibili aberrazioni che, agli occhi di persone non prive di preconcetti, discreditano qualsiasi indagine in questa direzione, soltanto perché costoro, dall’esistenza di aberrazioni purtroppo numerose, deducono che tutto l’indirizzo sia ingiustificabile.

 

L’occuparsi di questa categoria di avversari non sembra in questa sede poter essere fecondo di risultati perché, da parte degli scienziati e di chi giudica la scienza occulta dal punto di vista della scienza naturale contemporanea, la opposizione si fonda in genere sull’arbitrario giudizio sopra ricordato, mentre il riferimento alle aberrazioni è soltanto un pretesto, spesso magari inconsapevole.

 

Nulla impedisce loro di muovere la giustificata obiezione che non è in alcun modo possibile lo stabilire a priori se coloro, i quali credono che altri si trovi in errore, abbiano poi quella solida base di cui abbiamo più sopra parlato. Perciò chi aspira a una scienza dello spirito non può che semplicemente esporre quello che crede poter dire. Potranno giudicare se questa aspirazione sia giustificata solamente coloro che, astenendosi da qualsiasi arbitraria opinione, sappiamo prestare ascolto alle sue comunicazioni circa i « manifesti misteri » del mondo.

 

Sarà peraltro suo compito il mostrare come i risultati delle sue indagini si inquadrino nelle rimanenti acquisizioni del sapere e della vita, quali opposizioni risultino possibili e quali conferme la realtà esteriore immediata della vita offra alle sue osservazioni. Egli però non dovrebbe mai dare alla sua esposizione un carattere tale, per cui l’abilità retorica si sostituisca all’efficacia del contenuto stesso.

 

Nei confronti delle esposizioni della scienza occulta viene mossa frequentemente l’obiezione che esse non dimostrano nulla, ma si limitano ad affermare questo o quello, dicendo che così afferma la scienza occulta. Si misconoscerà il carattere delle pagine che seguono, se si crede che una sola delle affermazioni in esse contenute vadano intese in questo senso.

 

Ciò cui si tende qui

è lo sviluppo ulteriore delle facoltà che l’anima ha acquistato a contatto della conoscenza naturale,

nel modo in cui essa può svilupparle secondo la sua essenza,

per poi far rilevare che un tale sviluppo conduce l’anima a fatti soprasensibili.

 

Si parte dalla premessa che questi fatti vengano necessariamente incontrati da chiunque sia capace di aderire a quanto viene qui esposto. È vero peraltro che, dal momento in cui si entra nel dominio della scienza dello spirito, si verifica una differenza importante, in confronto all’esperienza puramente scientifica. Nella scienza i fatti esistono nell’ambito del mondo sensibile, e l’osservatore scienziato attribuisce all’attività psichica un’importanza secondaria in confronto al decorso dei fenomeni sensibili e ai loro rapporti.

 

Chi descrive i fenomeni di scienza dello spirito deve invece mettere in primo piano questa attività dell’anima; ché il lettore perviene ai fatti descritti solamente se riesce a svolgere egli stesso in modo adeguato tale attività. Questi fatti non si trovano davanti alla percezione umana anche senza un’attività animica, come quelli della scienza naturale (senza però che questi ultimi vengano compresi); è soltanto l’attività dell’anima che ne consente la percezione.

 

Chi espone i fenomeni di scienza dello spirito

presuppone quindi che il lettore proceda insieme a lui alla ricerca dei fatti.

 

La sua esposizione dovrà essere tenuta in modo da raccontare la scoperta dei fatti in questione, e non secondo criteri di arbitrio personale, ma secondo i criteri acquisiti mediante lo studio delle scienze naturali. Perciò egli dovrà essere obbligato anche a parlare dei mezzi mediante i quali si giunge alla percezione del non-sensibile, del soprasensibile.

 

Chi si dedichi allo studio di una trattazione di scienza occulta, si accorgerà ben presto che essa porta all’acquisizione di concetti e idee che non si possedevano, tra l’altro, anche sull’essenza del concetto di « dimostrazione ». Si apprende a riconoscere che, per la scienza naturale, il « dimostrare » è qualcosa di esterno, per così dire, ai fatti descritti.

 

Per il pensiero scientifico-spirituale, invece,

l’attività che nella ricerca scientifica abituale l’anima applica alla dimostrazione,

si svolge già nella ricerca dei fenomeni.

Non è possibile scoprirli, se non è già di per sé dimostrativa la via che conduce ad essi.

 

Chi realmente percorre questa via ha pure già sperimentato quello che ha valore di dimostrazione; nulla può venir ottenuto mediante una dimostrazione aggiunta dal di fuori. Molti malintesi nascono dal mancato riconoscimento di questo carattere della scienza occulta.

Tutta la scienza occulta deriva da due pensieri che possono metter radice in ogni uomo.

 

Per l’occultista quale qui lo intendiamo, questi due pensieri esprimono fatti che possono essere direttamente vissuti, se ci si serve dei mezzi giusti; per molti questi pensieri rappresentano invece, se non qualcosa di cui si può addirittura « dimostrare » l’impossibilità, certo asserzioni altamente discutibili e molto contrastabili.

 

Questi due pensieri sono:

• dietro il mondo visibile vi è un mondo invisibile,

un mondo che si nasconde a tutta prima ai sensi e al pensiero legato ad essi;

l’uomo, sviluppando certe facoltà che dormono in lui, può penetrare in questo mondo nascosto.

 

Non esiste un simile mondo nascosto, dicono alcuni. Non esiste che il mondo che l’uomo percepisce coi suoi sensi. I relativi enigmi si possono risolvere per mezzo del mondo stesso dei sensi. Anche se l’uomo è attualmente molto lontano dal poter risolvere tutti i problemi dell’esistenza, verrà bene un giorno in cui l’esperienza dei sensi, e la scienza che su essa si appoggia, potranno dare le risposte.

 

Altri dicono che non si può affermare che non esista un mondo nascosto dietro il mondo visibile; ma le forze conoscitive dell’uomo non possono penetrare in quel mondo. Esse hanno dei limiti che non possono superare. Il bisogno della « fede » può cercar rifugio in un simile mondo, ma una vera scienza, che si fonda su fatti accertati, non può occuparsene.

 

Una terza opinione vede una specie di temerarietà nell’uomo che vuol penetrare col suo lavoro conoscitivo in un campo, in cui si deve rinunziare al « sapere », per contentarsi della « fede ». I seguaci di questa opinione credono che abbia torto l’uomo che nella sua debolezza vuol penetrare in un mondo che può appartenere solo alla vita religiosa.

 

Altri ancora dicono che è possibile una conoscenza comune a tutti gli uomini dei fatti del mondo sensibile, ma che riguardo alle cose soprasensibili possono aversi solo opinioni personali dei singoli, e non si dovrebbe parlare di una certezza che abbia valore universale.

Altri infine sostengono molte cose ancora.

 

È possibile rendersi conto chiaramente che lo studio del mondo visibile pone all’uomo dei problemi che non potranno mai esser risolti in base ai fatti del mondo visibile stesso. Non saranno per tal via risolti, neppure quando la scienza di questi fatti abbia raggiunto l’estremo progresso possibile, perché i fatti visibili accennano chiaramente, con la loro propria intima essenza, a un mondo nascosto. Chi non lo riconosce, chiude gli occhi a problemi che sorgono ovunque chiaramente dai fatti del mondo dei sensi.

 

Non vuole vedere certi problemi e certi enigmi, e crede perciò che a tutte le domande si possa rispondere coi fatti che cadono sotto i sensi. Invero i problemi, che egli vuole porsi, possono essere tutti risolti coi fatti che egli si ripromette saranno prima o poi scoperti: su ciò possiamo essere senz’altro d’accordo.

 

Ma perché dovrebbe aspettarsi una risposta su certe cose anche chi non pone nessuna domanda? Chi tende verso la scienza occulta non dice altro se non che per lui simili domande sono naturali, e che esse debbono essere riconosciute come espressione pienamente giustificata dell’anima umana.

 

Non si può confinare la scienza entro dei limiti,

proibendo all’uomo di affrontare spregiudicatamente certi problemi.

 

A chi sostiene che la conoscenza dell’uomo abbia dei limiti che non possono essere superati e che lo arrestano davanti a un mondo invisibile, si può rispondere: « Non v’è dubbio alcuno che con il genere di conoscenza di cui ci si serve non si può penetrare in un mondo invisibile. Chi ritiene possibile solo quel genere di conoscenza non può giungere a conclusione diversa da questa: che all’uomo è impedito di penetrare in un eventuale mondo superiore ».

 

Ma possiamo anche soggiungere: « Se è possibile sviluppare un altro genere di conoscenza, questo può condurci nel mondo soprasensibile ». Se si asserisce impossibile questo altro genere di conoscenza, si arriva a un punto di vista dal quale ogni discorso circa un mondo invisibile appare completamente assurdo. Di fronte a un giudizio spassionato, non può affacciarsi altro motivo per una simile opinione se non quello che all’assertore è sconosciuto l’altro genere di conoscenza.

 

Ma come si può mai giudicare di una cosa che si ammette di non conoscere?

• Un pensare obiettivo deve professare il principio

che si può parlare solo di ciò che si conosce

e che non si può asserir nulla su ciò che non si conosce.

• Può consentire che uno abbia il diritto di parlare di quanto ha sperimentato,

ma non che uno abbia il diritto di dichiarare impossibile ciò che non conosce o che non vuol conoscere.

 

Non si può negare ad alcuno il diritto di non interessarsi al soprasensibile; ma non potrà esserci mai un buon argomento per cui uno si dichiari competente a giudicare, non solo di ciò che può sapere, ma anche di tutto ciò che « un uomo » non può sapere.

 

A coloro che considerano come temerarietà entrare nel campo del soprasensibile,

l’occultista mostra semplicemente che ciò si può fare,

e che sarebbe un peccato lasciare incolte le facoltà largite all’uomo, anziché svilupparle ed usarle.

 

Chi poi crede che le vedute circa il mondo invisibile debbano far parte unicamente delle opinioni e dei sentimenti personali, rinnega quello che vi è di comune in tutti gli esseri umani. È certo giusto che ognuno debba trovare in se stesso il modo di penetrare in queste cose, ma è un fatto che tutti gli uomini che sono abbastanza progrediti pervengono su queste cose non a risultati diversi, bensì a risultati uguali.

 

La differenza si riscontra solo fino a che gli uomini si vogliono avvicinare alle più alte verità,

non per una via scientificamente fondata, ma per altre vie arbitrarie e personali.

E d’altra parte bisogna senz’altro ammettere

che la giustezza della via seguita dalla scienza occulta non può essere riconosciuta

che da coloro che hanno la volontà di immedesimarsi nella sua peculiarità.

 

La via alla scienza occulta sarà trovata al momento opportuno

da ogni essere umano che, partendo dal visibile, riconosce (o anche soltanto suppone o sospetta)

l’esistenza di qualcosa di nascosto,

e che, dalla coscienza che le forze conoscitive sono suscettibili di sviluppo,

è portato a sentire che il nascosto gli si può svelare.

 

All’uomo che attraverso queste esperienze dell’anima arriva alla scienza occulta, essa non apre soltanto la prospettiva di trovare la risposta alle domande affacciate dal suo bisogno di conoscenza, ma anche la prospettiva, del tutto diversa, di poter superare tutto ciò che ostacola e indebolisce la vita. E, in un senso più elevato, si ha un indebolimento della vita, anzi una morte dell’anima, quando l’uomo si vede costretto a volger le spalle al soprasensibile o a rinnegarlo. In certe circostanze, quando l’uomo perde la speranza che l’invisibile gli venga rivelato, si ha vera disperazione.

 

Questa morte e questa disperazione, nelle loro molteplici forme, sono in pari tempo interiori avversari animici di ogni sforzo verso la scienza occulta. Entrano in gioco quando si dilegua l’intima forza dell’uomo. Allora ogni forza di vita gli deve essere fornita dal di fuori, se egli debba possederne alcuna. Egli percepisce le cose, le entità e i processi che si affacciano ai suoi sensi, e li anatomizza col suo intelletto. Essi gli procurano gioia e dolore; lo spingono alle azioni di cui è capace. Per un po’ di tempo egli potrà andare avanti così; ma poi arriverà a un punto in cui interiormente morirà, perché quanto in tal modo può essere ricavato dal mondo a vantaggio dell’uomo si esaurisce.

 

Questa non è un’asserzione che derivi dell’esperienza personale di un singolo, ma qualcosa che risulta dalla considerazione spregiudicata di tutta la vita umana. Ciò che preserva da simile esaurimento è quello che sta nascosto nel profondo delle cose. Se si spegne nell’uomo la forza di discendere in queste profondità per estrarne sempre nuova forza di vita, alla fine anche la parte esteriore delle cose si dimostra incapace di riuscire vivificante.

 

Il fenomeno non riguarda soltanto il singolo uomo, il suo bene e male personale.

• Appunto nella scienza occulta l’uomo acquista la certezza

che, considerato da un punto di vista più alto, il bene ed il male dei singoli

è intimamente collegato con la salvezza e la rovina del mondo intiero.

Vi è una via lungo la quale l’uomo arriva a conoscere

che egli arreca un danno al mondo intiero e a tutti gli esseri che sono in esso,

quando non sviluppa in modo giusto le proprie forze.

 

Se l’uomo rovina la sua vita perdendo la connessione con il soprasensibile,

egli non solo distrugge entro di sé qualcosa la cui scomparsa può spingerlo col tempo alla disperazione,

ma con la sua debolezza egli crea un ostacolo allo sviluppo dell’intiero mondo nel quale vive.

L’uomo può ingannarsi: può credere che non vi sia un invisibile,

che in quanto si rivela ai sensi e all’intelletto sia contenuto tutto ciò che può esistere.

• Ma tale illusione riesce ad ingannare solo la superficie della coscienza, non il fondo.

• Il sentimento e il desiderio non si adattano a questa ingannevole credenza,

e in un modo o in un altro si rivolgeranno sempre all’invisibile.

• Quando ciò venga loro impedito, trascineranno l’uomo nel dubbio, nell’incertezza, nella disperazione.

 

Una conoscenza che palesi le cose nascoste

è atta a superare ogni sfiducia, ogni incertezza, ogni disperazione,

tutto ciò — in breve — che indebolisce la vita

e la rende incapace di compiere la sua necessaria funzione nell’universo.

Questo è il bel frutto della conoscenza spirituale:

essa dà forza e consistenza alla vita, non soltanto soddisfa il desiderio di conoscenza.

 

La fonte a cui questa conoscenza attinge forza per il lavoro e fiducia per la vita è una fonte inesauribile.

Nessuno che una volta sia veramente giunto a tale sorgente,

quando ricorrerà di nuovo ad essa, se ne allontanerà senza venire rafforzato.

 

Vi sono uomini che non vogliono sapere di tali conoscenze, proprio perché in ciò che abbiamo ora detto vedono già qualche cosa di malsano. Per quanto riguarda la parte superficiale ed esteriore della vita hanno ragione. Non vogliono che si tolga valore a quello che la vita presenta nella cosiddetta realtà. Vedono debolezza nell’uomo che volta le spalle alla realtà e cerca la sua salute in un mondo nascosto che per loro equivale a un mondo di fantasia e di sogno. Se in questa ricerca scientifico-spirituale non si vuole cadere in uno stato di morboso vaneggiamento e di debolezza, si deve riconoscere che tali obiezioni sono parzialmente giustificate, in quanto riposano sopra un giudizio sano che, se porta ad una mezza verità e non ad una verità intiera, è solo perché invece di penetrare nel fondo delle cose rimane alla loro superficie. Qualora un’aspirazione alla conoscenza soprasensibile fosse atta a indebolire la vita e ad allontanare l’uomo dalla vera realtà, queste obiezioni sarebbero certamente sufficienti a scalzare dalle fondamenta tale indirizzo spirituale.

 

Ma anche di fronte a simili atteggiamenti, la scienza occulta non batterebbe la via giusta se volesse « difendersi » nel senso usuale della parola. Anche in questo caso può parlare solo attraverso il suo valore, riconoscibile da ogni persona oggettiva, quando essa renda afferrabile ciò ch’essa dà a chi la coltiva: cioè vera forza e vera intensità di vita.

 

Un sano sforzo di conoscenza scientifico-spirituale

non può rendere l’uomo estraneo al mondo, né farne un sognatore,

in quanto esso gli infonde forze da quelle medesime fonti della vita

dalle quali egli trae origine, quanto alla sua parte animico-spirituale.

 

Anche altri ostacoli alla comprensione si frappongono a molti uomini, quando intraprendono lo studio della scienza occulta. Infatti è bensì vero che la scienza occulta dà la descrizione di esperienze dell’anima, seguendo le quali il lettore può muoversi verso i contenuti soprasensibili del mondo, ma in pratica ciò deve pure considerarsi come una specie di ideale.

 

Il lettore deve in un primo tempo accogliere come comunicazioni

una somma di esperienze soprasensibili che egli non è ancora in grado di sperimentare personalmente.

• Non è possibile altrimenti, e anche in questo libro le cose andranno così.

Verrà descritto ciò che l’autore crede di sapere

sulla natura dell’uomo, sul suo comportamento nella nascita e nella morte,

e sullo stato incorporeo nel mondo spirituale;

si descriverà inoltre l’evoluzione della Terra e dell’umanità.

 

Potrebbe perciò apparire che si pretendesse proprio di comunicare come dogmi

un certo numero di conoscenze presunte, esigendo una fede fondata sull’autorità.

Ma questo non è il caso.

Infatti, ciò che può sapersi dei fenomeni soprasensibili del mondo

vive come contenuto vivente dell’anima in chi qui li espone;

e l’immedesimarsi in questo contenuto accende nell’anima del lettore

gli impulsi che conducono verso i diversi fatti soprasensibili.

 

Nella lettura di conoscenze scientifico-spirituali si vive in modo diverso che in quella di fatti sensibili.

In quest’ultimo caso, infatti, si leggono comunicazioni intorno al mondo sensibile;

se invece si leggono nel giusto modo comunicazioni intorno a fatti soprasensibili,

ci si trova a vivere entro il flusso dell’esistenza spirituale:

accogliendo i risultati, si trova pure il proprio cammino interiore che ad essi conduce.

 

È vero che questo comportamento spesso non viene a tutta prima notato dal lettore: ci si immagina l’ingresso nel mondo spirituale troppo simile a un’esperienza sensibile, e perciò si trova l’esperienza di quel mondo fatta nel leggere è troppo simile al pensiero.

 

Ma quando lo si accoglie veramente nel pensiero, ci si muove già nel mondo spirituale

e occorre soltanto ancora rendersi conto che si ha già sperimentato, senza accorgersene,

ciò che si riteneva di avere solo ricevuto come comunicazione intellettuale.

 

Si conseguirà piena chiarezza circa questa esperienza se si applicherà praticamente la « via » alle conoscenze soprasensibili che viene descritta nell’ultima parte di questo libro. Si potrebbe credere che sia più giusto l’inverso, cioè di far precedere la descrizione di questa via; ma non è così.

 

Per chi, senza rivolgere lo sguardo dell’anima a determinati fatti del mondo soprasensibile,

si mette solamente a fare « esercizi » per penetrarvi, quel mondo rimane un caos indeterminato e confuso.

Si apprende a familiarizzarsi con quel mondo, in certo senso ingenuamente,

in quanto si viene istruiti intorno a certi fatti che vi si svolgono;

poi ci si rende conto di come si pervenga in piena coscienza, e abbandonando l’ingenuità,

a quelle esperienze di cui prima si è ricevuta comunicazione.

 

Se si penetra nello studio della scienza occulta, ci si persuaderà

che solo questa può essere una via sicura verso la conoscenza soprasensibile;

e si riconoscerà pure che è ingiustificata l’opinione che le conoscenze soprasensibili

agiscano prima come dogmi, per via di suggestione.

• Il contenuto di quelle conoscenze viene infatti conquistato in una vita animica tale

da togliere ad esso ogni potenza suggestiva,

lasciandogli solo la possibilità di parlare al prossimo per la medesima via

per la quale ogni altra verità parla al suo giudizio razionale.

 

Che il lettore non si accorga a tutta prima di vivere nel mondo spirituale, non dipende da un inconscio effetto di suggestione, bensì dalla finezza e dalla novità delle inconsuete esperienze fatte nella lettura. Così, accogliendo per la prima volta le comunicazioni della prima parte di questo libro, si diviene dapprima partecipi dell’altrui conoscenza del mondo soprasensibile; mediante la pratica esecuzione dei processi animici descritti nella seconda parte, si acquista una conoscenza autonoma di quel mondo.

Nessun vero scienziato potrà trovare contraddizione, secondo lo spirito e secondo il vero senso, fra la sua scienza basata sui fatti del mondo visibile e il modo d’indagare della scienza occulta.

 

Ogni scienziato si serve di certi strumenti e di certi metodi;

costruisce gli strumenti elaborando ciò che gli dà la « natura ».

Anche la scienza occulta si serve di uno strumento: l’uomo stesso.

E tale strumento pure deve essere prima elaborato per l’indagine superiore.

 

Bisogna che le capacità e le forze date all’uomo dalla natura, senza che egli vi abbia cooperato,

siano prima trasformate in capacità e in forze superiori.

• In tal modo l’uomo può fare di se stesso

lo strumento adatto alla investigazione del mondo soprasensibile.

 

 

By | 2018-10-19T15:24:23+02:00 Luglio 24th, 2018|SCIENZA DELLO SPIRITO|Commenti disabilitati su IL CARATTERE DELLA SCIENZA OCCULTA