IL COMPITO DELL’ANTROPOSOFIA

Il compito dell’antroposofia

O.O. 234 – Antroposofia – Alcuni aspetti della vita soprasensibile – 27.01.1924


 

Sommario: Occorre acquisire una coscienza per l’universo. Il compito dell’antroposofia. Le due porte del Sole e della Luna portano al mondo soprasensibile. Il Sole e la Luna. L’influsso che altri hanno su intelletto o su volontà sono indici di nessi karmici.

 

Con la conferenza di oggi vorrei ancora accennare, da un certo punto di vista, al rapporto della vita exoterica con la vita esoterica, potrei anche chiamarlo il trapasso dal sapere consueto alla conoscenza iniziatica, restando sempre valido quanto ho già esposto nel notiziario per i soci descrivendo la Libera università di scienza dello spirito, ossia che tutto quanto è scienza iniziatica, quando è trasposto nelle idee corrispondenti, può essere riconosciuto da ogni uomo, solo che egli sia sufficientemente libero da pregiudizi. Cosicché non è da dire che si debba essere prima partecipi dell’iniziazione, per penetrare quanto può essere detto da parte della scienza iniziatica.

Ora però vorrei esaminare il nesso tra ciò che oggi si espone come antroposofia e ciò che è la sorgente stessa dell’antroposofia, la vera scienza iniziatica. Così avrò tenuto, con quella di oggi, tre conferenze formanti una specie di introduzione all’argomento che inizierò la prossima volta, nella serie delle conferenze successive, e cioè la costituzione dell’uomo secondo corpo fisico, corpo eterico e così via.

Se indirizziamo la nostra attenzione alla coscienza odierna dell’uomo, dobbiamo convenire che egli sta qui sulla Terra e guarda nelle vastità del cosmo senza sentire in sé un nesso tra quanto lo circonda sulla Terra, il proprio sé e questa vastità del cosmo. Si consideri solo in che maniera astratta coloro che pretendono di rappresentare una conoscenza valida descrivono quello che è il Sole. Si consideri pure come i medesimi uomini descrivono quello che è la Luna. A prescindere dal fatto che il Sole ci riscalda in estate e ci lascia freddi in inverno, e che la Luna in determinate condizioni è la compagna preferita degli innamorati, assai poco si pensa al rapporto tra l’uomo errante sulla Terra e i corpi cosmici.

Eppure, per riconoscere questi rapporti, basta sviluppare un po’ in sé quel discernimento di cui ho parlato nella penultima lezione nei riguardi di ciò che gli uomini un tempo hanno saputo, quegli uomini che stavano più vicini degli uomini attuali al grande universo; uomini che ebbero una coscienza ingenua, piuttosto un istinto conoscitivo che non una coscienza intellettuale, ma che seppero tuttavia riflettere sul rapporto dei singoli astri con l’essere e la vita dell’uomo.

Ora, questo rapporto dell’uomo con gli astri, e perciò con l’intero cosmo, deve ritornare nella coscienza dell’uomo, e vi ripenetrerà quando l’antroposofia sarà praticata nella giusta maniera.

Oggi l’uomo presume di avere qui sulla Terra il proprio destino, il proprio karma; non innalza lo sguardo alle stelle per trovare indicazioni sull’umana sorte. L’antroposofia vuol prendere in considerazione la partecipazione dell’uomo al mondo soprasensibile. Ma tutto quello che circonda immediatamente l’uomo appartiene propriamente al suo corpo fisico o tutt’al più al suo corpo eterico.

Per quanto guardiamo lontano nell’universo stellare, vediamo le stelle nella loro manifestazione luminosa:

• la luce è un fenomeno dell’etere

ed è un fenomeno eterico

tutto quanto noi percepiamo nel mondo per mezzo della luce.

Cosicché, per quanto noi allunghiamo lo sguardo nell’universo,

finché ci limitiamo allo sguardo, giungiamo pur sempre all’eterico e non oltre.

• Ma l’essere umano penetra nel soprasensibile:

l’uomo trasferisce la propria essenza soprasensibile

dall’esistenza preterrena in quella terrena,

ed estrae di nuovo, dopo la morte, questa essenza soprasensibile

sia dall’esistenza fisica che dall’esistenza eterica.

Dei mondi nei quali egli era vissuto prima di discendere sulla Terra,

e nei quali tornerà a vivere dopo aver oltrepassato le porte della morte,

non v’è traccia nei più ampi confini intorno a noi sulla Terra o nel cosmo.

Vi sono però due porte

che, dal mondo del fisico e dal mondo dell’eterico, conducono nel soprasensibile:

una porta è la Luna, l’altra è il Sole.

Comprenderemo giustamente Sole e Luna solo diventando coscienti

che essi sono porte verso il mondo soprasensibile

e che sono collegati al destino che l’uomo sperimenta come suo qui sulla Terra.

Da questo punto di vista consideriamo in primo luogo l’esistenza lunare.

Lo scienziato non sa nulla di questa esistenza lunare, all’infuori del fatto che dalla Luna si riflette la luce del Sole. Egli sa che la luce lunare è luce del Sole riflessa. Ma qui egli si ferma. Non considera che quel corpo cosmico visibile come Luna dal nostro occhio fisico fu un tempo unito con l’essere della nostra Terra.

• La Luna era conglobata una volta all’essere terrestre, era un pezzo della Terra stessa e si è poi, in tempi primordiali, separata dalla Terra, diventando un corpo cosmico singolo nello spazio celeste. Ma questo fatto, che essa sia diventata un singolo corpo cosmico negli spazi del cielo, ciò che può essere presentato pure come un fatto fisico, non è l’unica cosa avvenuta, ma ben altro accadde di natura essenzialmente diversa.

Colui che con assoluta serietà ripercorre a ritroso le civiltà e le culture umane, trova diffusa sulla Terra in tempi antichi una saggezza primordiale dalla quale molto ancora si origina di quanto sussiste nei nostri tempi e che è invero assai più saggio di quanto può essere oggi investigato dalla scienza. E chi, da questo punto di vista, consideri per esempio i Veda indiani o la filosofia yoga, sarà investito da un sentimento di profonda venerazione verso quanto gli si fa incontro in una forma oggi inconsueta, più che altro poetica, e tale venerazione si accentuerà tanto maggiormente quanto più egli vi si approfondirà.

Se ci si accosta a tali cose non all’attuale maniera arida e prosaica, bensì se ci si abbandona alla loro azione penetrante e risvegliante, allora si giunge a trovare comprensibile, anche sulla scorta di documenti esteriori, ciò che la scienza dello spirito, ciò che l’antroposofia afferma sulla base delle sue conoscenze, e cioè che si sia diffusa un tempo sulla nostra Terra una saggezza primordiale e che essa si presenti in forma non intellettuale ma più che altro poetica.

Ma l’uomo attuale è indirizzato dalla propria costituzione fisica a comprendere sempre più tramite il cervello quanto di saggezza gli si offre. Il cervello si è sviluppato come organo di comprensione nel corso di lunghi periodi di tempo e, nell’epoca in cui la saggezza primordiale era diffusa sulla Terra, un cervello come l’attuale non esisteva ancora. La saggezza era allora propria a creature che non vivevano in un corpo fisico.

Vi furono un tempo dei compagni dell’uomo sulla Terra,

i quali non vivevano in un corpo fisico

ed erano i grandi maestri primordiali dell’umanità.

In seguito scomparvero dalla Terra.

Non solo la Luna fisica è uscita negli spazi cosmici,

con lei sono uscite nell’universo queste entità.

Cosicché, colui che guarda alla Luna con vero intendimento afferma esservi lassù un mondo di esseri che un tempo vissero con noi sulla Terra, ci ammaestrarono nelle nostre precedenti vite terrene e si sono ora ritirati nella colonia lunare.

Solo considerando le cose in questo modo si giunge a verità.

Oggi l’uomo, entro il suo corpo fisico, può considerare quella che era una volta saggezza primordiale solamente in una forma assai diluita, se così posso esprimermi. Egli possedeva qualcosa di questa saggezza primordiale in tempi remoti, quando questi saggi erano i maestri degli uomini. Allora egli accoglieva col proprio istinto, non con l’intelletto, questa saggezza primordiale per quelle vie attraverso le quali delle entità superiori a quelle presenti in un corpo fisico potevano a lui manifestarsi.

• Così tutto quanto è in rapporto con la Luna ci indirizza al passato dell’uomo.

Questo passato dell’uomo è cancellato per l’uomo attuale, egli non lo possiede più, ma lo porta tuttavia in sé. E se pure noi nelle nostre attuali condizioni, tra la nostra nascita e la nostra morte, non incontriamo quelle entità di cui ho parlato, che furono un tempo entità terrene e ora sono diventate entità lunari, le incontriamo invece moltissimo nell’esistenza preterrena e nell’esistenza tra morte e nuova nascita.

Quel che portiamo in noi, che ci rimanda sempre oltre la nascita ad una esistenza precedente, che risuona dal nostro subcosciente senza venire a piena chiarezza intellettuale, rimanendo invece più prossimo al sentimento e all’anima dell’uomo, non volge solamente l’istinto degli innamorati al chiaro di Luna, ma spinge al chiaro di Luna proprio colui che sa dare valore a questi impulsi subcoscienti della natura umana.

Quel contenuto inconscio che portiamo in noi ci indirizza alla Luna,

e può testimoniarci che appunto la Luna fu un tempo unita alla Terra

e che pure quegli esseri che la abitano attualmente furono uniti allora alla Terra.

A questo modo la Luna diventa una porta verso il soprasensibile,

e chi la studia nel modo giusto

acquisterà dalla conformazione fisica esteriore di essa un punto di riferimento

per riconoscerla come una porta verso il soprasensibile.

Infatti, cercate un po’ di rappresentarvi il modo in cui si descrive la Luna, con i suoi monti ecc. Tutto ciò indica che questi monti e tutta questa configurazione lunare non possono essere quali sono sulla Terra.

Si afferma sempre, per esempio, che la Luna non possiede aria, acqua; ma la cosa è diversa:

la configurazione lunare

è come fu quella della Terra

prima che questa fosse divenuta del tutto minerale.

Io vi descrivo ciò in forma aforistica. Dovrei leggervi tutta una serie di miei libri e molti dei cicli di conferenze, per compendiare il risultato di ciò che qui ho sviluppato e che ora vi presenterò.

Voglio però solo caratterizzare introduttivamente come procede l’antroposofìa quando conduce, nel modo che ho indicato, dal fisico allo spirituale.

• L’uomo, per mezzo dell’antroposofia,

impara a pensare secondo natura,

mentre oggi non è affatto capace di pensare secondo natura.

Vedete, l’uomo oggi, durante la sua vita terrena, sa del continuo ricambio della sostanza fisica del suo corpo: noi ci desquamiamo continuamente, ci tagliamo le unghie, vi è una continua migrazione dall’interno verso la superficie, così che quanto era nel centro del nostro corpo si trova infine alla superficie che si desquama. Nessuno di voi, cari amici, deve credere che quanto di carne e sangue, e in genere di sostanza fisica, sta seduto oggi su queste seggiole vi sarebbe stato seduto dieci anni fa. Tutto è stato permutato, e che cosa è rimasto? Il vostro spirituale-animico. Oggi per lo meno si sa, anche se non sempre lo si pensa, che tutti gli uomini che oggi seggono sulle loro seggiole non avrebbero avuto gli stessi muscoli e le stesse ossa dieci o venti anni fa, se fossero stati qui seduti.

Quando la gente guarda alla Luna, ha all’incirca la coscienza di quella che è la sostanza fisica esteriore della Luna, e pensa che quella fosse già così milioni di anni fa. Ma lo era tanto poco come lo poteva essere il corpo umano vent’anni fa, con la differenza che la sostanza degli astri non subisce un ricambio altrettanto rapido, e nemmeno tanto lungo come lo calcolano i fisici di oggi per il Sole.

Questi calcoli sono esattissimi, ma pure sono falsi, l’ho già accennato più volte. Ho detto che potete calcolare per esempio come cambia la configurazione interna del vostro cuore, diciamo, di mese in mese e seguire il calcolo per la durata di tre anni, e poi calcolare esattamente com’era tale configurazione del cuore 300 anni fa o come sarà fra 300 anni. Otterrete dei bellissimi numeri, e il calcolo sarà assolutamente esatto. I calcoli possono essere del tutto esatti, ma il cuore non esisteva 300 anni fa, né esisterà fra 300 anni.

Così calcolano i geologi: essi osservano gli strati della Terra, calcolano come variano questi strati nel corso dei secoli, moltiplicano i dati e dicono: ecco, 20 milioni di anni fa era così. È lo stesso metodo di calcolo ed ha lo stesso senso, ma non vi era ancora nulla di questa Terra 20 milioni di anni fa, né vi sarà tra 20 milioni di anni.

Ma a prescindere da questo,

proprio come l’uomo è sottoposto al ricambio della materia,

così vi soggiacciono i corpi celesti.

E tornando alla Luna, la sostanza che vi scorgiamo oggi era altrettanto poco nella Luna un certo numero di millenni fa, come la vostra sostanza attuale avrebbe potuto sedere su di una seggiola 10 anni fa.

Ciò che nella Luna si conserva sono le entità,

che sono in lei l’elemento animico-spirituale,

proprio come l’animico-spirituale è in voi l’elemento che vi conserva.

Tanto più ciò appare vero, se si sa che la Luna fisica si è una volta diretta verso lo spazio cosmico: quanto si è allora separato fisicamente continua a cambiare la propria sostanza, ma le entità che abitano nella Luna, quelle rimangono, sono l’elemento stabile, a prescindere dal loro passaggio per ripetute vite lunari; ma su questo non ci vogliamo soffermare oggi.

Quando si considera la Luna in questo modo, se ne ottiene una specie di scienza lunare che non si inscrive solo nella testa, ma nel cuore dell’uomo, se ne ricava un rapporto col cosmo spirituale e si considera la Luna come una delle porte verso il mondo spirituale.

Tutto ciò che si trova nelle profondità del nostro essere, non solo gli indistinti sentimenti amorosi, bensì tutto ciò che appartiene alle profondità subconscie dell’anima e che è frutto di precedenti vite terrene, è in rapporto di interdipendenza con la Luna.

Con la nostra esistenza attuale ci strappiamo all’esistenza lunare, continuamente noi ci distacchiamo dall’esistenza lunare.

• Quando per mezzo dei nostri sensi guardiamo o ascoltiamo, quando col nostro intelletto pensiamo, quando insomma non consideriamo quel che sorge dalle profondità della vita animica, ormai da noi riconosciuto chiaramente come appartenente ad un passato attivo in noi, bensì consideriamo quel che ci riporta continuamente nel presente, allora siamo ricondotti all’esistenza solare, così come dal passato siamo ricondotti all’esistenza lunare.

• Solamente che il Sole agisce su noi indirettamente, attraverso il corpo umano fisico.

Quando vogliamo appropriarci in modo autonomo, a nostro arbitrio, di ciò che ci dà il Sole, dobbiamo rendere attivo questo arbitrio, questo intendimento. Ma per tanto che sia ciò che riusciamo oggi a penetrare mediante il nostro intelletto attivo e la nostra ragione, non arriviamo nemmeno lontanamente così in là come arriviamo istintivamente per il semplice fatto che vi è un Sole nell’universo.

Ognuno sa, o per lo meno può sapere, che il Sole non soltanto ci sveglia ogni mattina chiamandoci dalle tenebre alla luce, ma è la sorgente delle forze di crescita per l’anima.

• Ciò che in tali forze dell’anima agisce dal passato dipende dalla Luna,

ciò che agisce nel presente,

ma per cui soprattutto nel futuro ci svilupperemo per nostra libera volontà,

dipende dal Sole.

Così come la Luna addita al nostro passato,

il Sole ci addita il futuro

e noi guardiamo ai due astri, a quello del giorno e a quello della notte,

e vediamo la loro parentela, poiché ci inviano la stessa luce.

Se poi guardiamo in noi a tutto quello che è intessuto nel nostro destino per via di ciò che abbiamo compiuto nel passato come uomini, vediamo in questo passato intessuto nel nostro destino la nostra esistenza lunare interiore.

Se guardiamo a quel che penetra nel presente come determinante del destino, vediamo l’elemento solare, e non solo quello che agisce nel presente, ma quello che agisce nel futuro.

E vediamo come il passato e il futuro si intessono l’un l’altro nel destino umano.

Ma possiamo considerare più da vicino questa connessione del passato e del futuro nella vita umana. Consideriamo due uomini che ad una certa età si incontrino in una qualsiasi relazione sociale. Chi non pensa a tali cose, chi non vi riflette dice semplicemente: qui c’ero io, qui c’era l’altro, qui c’era, per esempio, una località, e in quella località ci siamo incontrati. E non fa un pensiero di più.

Qualcun altro che invece approfondisca i pensieri, seguirà la vita dell’uno, che forse ha già 30 anni, dell’altro, che ne ha al momento dell’incontro, e vedrà in che maniera notevole e mirabile la vita di questi due uomini si sia sviluppata dalla nascita terrena, passo dopo passo, affinché potessero incontrarsi in quel luogo.

Si può dire che dai luoghi più lontani la gente si muova solo per incontrarsi da qualche parte nel mezzo della vita, ed è come se avessero preordinato le loro strade per incontrarsi.

Ma non è che abbiano potuto farlo con coscienza l’uno dell’altro, perché non si erano mai visti prima, oppure non avevano giudicato di potersi trovare in quel modo: tutto questo ha luogo nell’inconscio. Noi formiamo nell’inconscio più profondo gli itinerari per importanti tratti della vita o importanti momenti della vita; in questo inconscio viene intessuto principalmente il destino.

Quando poi udiamo un uomo come Knebel, l’amico di Goethe, che in tarda età ha detto: «Se guardo retrospettivamente, la mia vita mi si palesa come se ogni passo vi fosse ordinato in modo tale che io dovessi giungere infine ad un determinato punto…», allora cominciamo a comprendere tali persone dotate di esperienza della vita.

Giunge poi il momento in cui ciò che si svolge tra questi uomini avviene in piena coscienza; essi imparano a conoscersi, a conoscere le loro proprietà, temperamenti e caratteri, sentono vicendevole simpatia o antipatia e così via.

Esaminiamo il rapporto di ciò con l’universo,

e troveremo che quanto è forza lunare fu attivo

negli itinerari percorsi dagli uomini fino al momento in cui si sono incontrati.

Poi ha inizio l’azione solare;

qui essi entrano in certo modo nella chiara luce dell’azione solare;

qui essi sono presenti con la loro coscienza

e qui il futuro comincia ad illuminare il passato,

come nello spazio cosmico il Sole illumina la Luna.

E mentre il futuro illumina il passato,

il passato rischiara a sua volta il futuro dell’uomo

così come la Luna illumina la Terra di luce riflessa.

A questo punto si pone la domanda se anche nella vita possiamo far distinzione tra le cose che nell’uomo sono solari e quelle che sono lunari. Già nel campo del sentimento si può distinguere qualcosa, purché lo si consideri in profondità e non superficialmente. Già nell’infanzia e nella gioventù l’uomo incontra altri uomini, che stanno con lui in un rapporto esteriore ch’egli trascura e ch’è da essi trascurato, uomini che tuttavia hanno molto a che fare con lui. Tutti voi siete stati a scuola: una minima parte di voi può dire di aver avuto un insegnante col quale ha intrattenuto una relazione approfondita, ma pure qualcuno tra voi dirà tra sé che sì, c’è stato un insegnante che gli ha fatto una tale impressione da avergli fatto desiderare di divenire come lui, oppure l’impressione è stata tale da fargli desiderare che quello se ne andasse all’altro mondo. Vi può essere simpatia e antipatia.

Ed anche nel resto della vita succede lo stesso. Incontriamo altre persone che occupano il nostro intelletto o tutt’al più il nostro senso estetico: pensate a quanto spesso accade che qualcuno abbia fatto la conoscenza di un altro uomo, e incontri poi altra gente che lo conosce e con essa si intrattenga per dichiarare che quello è un tipo attraente, oppure un tipo insopportabile; se ne dà un giudizio estetico oppure un giudizio razionale.

Ma può avvenire dell’altro: vi sono situazioni umane che non si esauriscono in giudizi estetici o razionali, ma che agiscono sulla volontà e in maniera assai forte, nelle quali non solo diciamo nella fanciullezza: “voglio diventare come lui”, oppure: “lo voglio mandare all’altro mondo” (tanto per citare il caso più radicale), ma dove veniamo toccati nel più profondo inconscio della nostra volontà, tanto da dire:

“quell’uomo che stiamo incontrando non viene da noi guardato solamente nel suo aspetto che ce lo fa giudicare buono o cattivo, intelligente o stolto, e via discorrendo, ma noi vorremmo compiere spontaneamente quello che vuole la sua volontà, senza attenerci alla ragione per giudicarlo. Vorremmo accogliere nella nostra volontà tutto quello che egli ha impresso in noi”.

Vi sono questi due generi di relazioni tra gli uomini: gli uni agiscono sul nostro intelletto o tutt’al più sul senso estetico; gli altri agiscono sulla nostra volontà, entro la nostra più profonda essenza animica. Che significa ciò?

Vedete,

• se degli uomini agiscono sulla nostra volontà tanto che noi non concepiamo solo una forte antipatia o simpatia verso di loro, ma desideriamo esaudire volitivamente quanto proviamo come antipatia o simpatia, vuol dire che fummo legati con tali uomini in un qualche modo in vite terrene precedenti.

Se degli uomini impressionano solo il nostro intelletto o il nostro senso estetico, ciò significa che entrano nella nostra vita senza essere stati con noi congiunti in vite terrene precedenti.

Da ciò potete constatare che nella vita umana, e particolarmente nel destino dell’uomo, l’azione del passato confluisce con quella del presente in direzione dell’avvenire. Poiché quello che ora sperimentiamo con gli uomini, pur essendo senza influenza sulla volontà, tornerà in seguito ad esprimersi in vite terrene future.

• Come il Sole e la Luna nei loro movimenti celesti sono in reciproco rapporto, così nell’essere umano trovano contatto il passato (l’elemento lunare umano) e il futuro (l’elemento solare umano).

Possiamo riuscire a contemplare Sole e Luna vedendo in essi non solo i corpi luminosi esteriori, ma ciò che nelle lontananze del cosmo rispecchia il nostro stesso destino nel suo divenire complesso.

Come la luce lunare trapassa nella luce solare e la luce solare in quella lunare, così passato e futuro trapassano l’uno nell’altro nei nostri destini in vicendevole intreccio, e persino nei singoli casi particolari.

Consideriamo i cammini che due uomini hanno percorso, l’uno per 30 anni, l’altro per 25 anni fino al momento in cui si incontrano. Tutto ciò che hanno provato l’uno fino al venticinquesimo anno, l’altro fino al trentesimo anno, appartiene all’elemento lunare umano. Adesso però che vengono a conoscersi e si incontrano consapevolmente, penetrano nell’elemento solare del destino, intessendo il futuro col passato per tramare il nuovo destino di future vite terrene.

Così si scorgono le caratteristiche secondo le quali l’elemento del destino si accosta all’uomo, come un uomo agisce su un altro uomo, nell’un caso solo sull’intelletto, sul senso estetico, nell’altro caso sulla volontà umana e sul sentimento legato alla volontà.

Ebbene, fino al punto cui sono giunto nell’esposizione delle cose – come ho detto, oggi voglio limitarmi ad una narrazione aforistica, per esporvi il sentiero dell’antroposofìa e il sentiero verso la sua fonte, la scienza iniziatica – fino a questo punto quanto ho raccontato, anche se brevemente e per aforismi – successivamente entreremo in più precisi particolari -, può essere sperimentato da ciascuno per immediata conoscenza. E si può, riconoscendolo, scorgere il destino.

Quel particolare intimo emergere dell’altro uomo nel nostro sé riconduce ad un karma trascorso. Quando io sento un altro uomo in modo da esserne interiormente afferrato non solo attraverso i sensi e la mente, ma tanto interiormente da impegnare la mia volontà, per il fatto stesso che mi impegna egli è con me legato karmicamente già dal passato. Per mezzo di una riflessione più affinata ed intima l’uomo può quindi sentire il legame karmico che lo lega ad un altro uomo.

Quando però sopravviene quel fatto che consiste nel raggiungimento di un grado superiore nell’uomo, quando egli percorre quel sentiero che ho descritto nel mio libro L’iniziazione, o nella seconda parte della mia Scienza occulta, allora egli sperimenta il tutto in maniera essenzialmente ancora diversa. Quando cioè l’iniziazione ha luogo nell’uomo, egli non si limita a sperimentare l’altro uomo col quale egli fu legato karmicamente, tanto da dire: “quegli agisce sulla mia volontà, quegli agisce nella mia volontà”, bensì egli di fatto sperimenta l’altro uomo personalmente in sé.

Se un iniziato incontra un altro uomo con lui karmicamente congiunto, questi è in lui presente con un linguaggio indipendente, con dichiarazioni e manifestazioni indipendenti, tanto che egli parla per sua bocca come può altrimenti parlarci un uomo che ci stia accanto. Quindi quel legame karmico che viene di solito sentito solo nella volontà sorge per l’iniziato in modo tale che l’altro uomo parla dal suo intimo come di solito può farlo un uomo che gli stia accanto. Così,

per chi è dotato di scienza iniziatica l’incontro karmico significa

che l’altro uomo non solo agisce sulla sua volontà,

ma opera in lui con tale forza

come altrimenti può agire un uomo che gli stia accanto.

Vedete, quello che di solito si annuncia alla coscienza ordinaria in una maniera indistinta, fatto semplicemente di volontà e sentimento, si eleva per la coscienza superiore a piena concretezza. Direte: ma allora l’iniziato andrà in giro col fascio di tutte le persone alle quali è legato karmicamente. Voi lo direte, e infatti è così. Acquistare coscienza non consiste quindi nell’imparare a parlare di più dell’altra gente, pur parlando nello stesso modo in cui l’altra gente parla, bensì è veramente l’acquisizione di un altro pezzo di mondo.

Se si vuol parlare del modo di agire del karma negli uomini per costruire il loro reciproco destino, si deve poter attingere la conferma del proprio dire nella nozione di come gli altri uomini parlano in noi, di come essi veramente diventino in noi una parte di noi stessi.

Se poi questo processo viene narrato, non è detto che esso debba rimanere qualcosa di trascendentale per chi non è iniziato, ma egli può dire a se stesso, e lo dirà certamente se è dotato di sano criterio: “certo io non odo parlare in me colui che è legato con me karmicamente, ma lo sento nella mia volontà e nel modo in cui la mia volontà è risvegliata a causa sua”. Si impara poi a comprendere questo risveglio della volontà, si impara a capire un’esperienza della coscienza ordinaria che non si può comprendere altrimenti che sentendola descrivere nel suo significato vero e concreto dalla scienza iniziatica.

Ma ciò che oggi mi premeva di affermare è che quanto di solito entra nella coscienza in una forma nebulosa, questo sentimento di collegamento karmico con gli altri, diventa un’esperienza concreta per l’iniziato. E che come si può fare una descrizione del destino dell’uomo, altrettanto bene si può descrivere tutto quello che la coscienza iniziatica può operare.

Vi è ancora dell’altro che può palesare all’uomo come egli sia legato karmicamente con un altro uomo. Alcuni di voi avranno constatato, osservando la vita, come si incontrino uomini dei quali non si sogna mai; si può vivere a lungo con loro senza poterli sognare. Se ne incontrano altri, e non c’è verso di escluderli dai nostri sogni; si sono appena visti e subito, nella notte successiva, si sogna di loro e poi essi tornano sempre a comparire nei nostri sogni.

I sogni sono ciò che figura specialmente nel subconscio. Gli uomini di cui sogniamo non appena li conosciamo sono sicuramente tali che noi siamo con essi congiunti karmicamente, mentre quegli uomini che non possiamo sognare, hanno fatto solo una impressione superficiale sui nostri sensi. Li incontriamo nella vita senza essere congiunti con loro karmicamente.

Ciò che vive nelle profondità della nostra volontà è proprio come un sogno ad occhi aperti, e per l’iniziato questo sogno desto diventa una coscienza piena di contenuto. Perciò egli ode parlare dalla propria interiorità colui che gli è karmicamente congiunto. Naturalmente egli rimane sempre un uomo ragionevole, sicché non va in giro a parlare in posa da iniziato con tutta la gente possibile con cui conversa; ma egli si abitua, in certe circostanze, a parlare in maniera del tutto concreta, anche se non li ha spazialmente di fronte, agli uomini che sono con lui karmicamente congiunti e che rispondono dentro di lui, come in un dialogo da cui vengono alla luce fatti che hanno un significato reale. Sono cose che vi descriverò una volta in futuro.

Così si può approfondire la coscienza dell’uomo guardando nelle lontananze cosmiche, e altrettanto si può approfondirla guardando nell’uomo, e quanto più si guarda entro l’uomo stesso, tanto più si impara a comprendere ciò che sta nelle lontananze del cosmo.

Si può allora dire: “io vedo nel mondo degli astri non così da scorgervi dischi luminosi o sfere luminose, ma in modo che quello che sta fuori nel cosmo mi appare come destino cosmicamente intessuto”. Allora i destini umani sulla Terra sono riflessi dei destini intessuti nel cosmo.

E quando si conosce con fondatezza che la sostanza in un corpo celeste si tramuta, si ricambia come la sostanza dell’uomo, si viene a sapere che non ha alcun senso di parlare esclusivamente di leggi naturali astratte. Non si possono considerare le leggi naturali come causa di conoscenza. È come per le società di assicurazioni, dove si va ad assicurare la propria vita. Su che cosa si basano? Sul calcolo della durata presunta della vita umana. Dal computo di quanti uomini di 25 anni raggiungono il trentesimo anno, e così via, si può calcolare quanti anni vivrà probabilmente ancora un trentenne, e su queste basi lo si assicura.

Ciò vale per l’assicurazione. La legge assicurativa è valida. Ma a nessuno verrebbe in mente di uniformarla col proprio essere interiore; altrimenti dovrebbe concludere: “sono stato assicurato allora, a trent’anni, perché la mia morte presunta avverrà forse a 55 anni”. Egli dovrebbe dirsi: “adesso dunque, a 55 anni, devo morire”. Non arriverà però mai a simile conclusione, nonostante che il calcolo sia esatto; esso non significa proprio nulla per la vita reale.

Anche le leggi naturali sono stabilite per mezzo del calcolo. Esse sono buone per essere da noi applicate a scopi tecnici, sono utili per costruire delle macchine, così come si possono usare le leggi assicurative per assicurare gli uomini, ma non conducono all’essenza delle cose.

All’essenza delle cose conduce solo la reale conoscenza delle entità stesse.

 

Le leggi naturali del cielo, come vengono calcolate dagli astronomi, sono come la legge delle assicurazioni in rapporto alla vita umana. Quello che una vera scienza iniziatica annuncia sull’essere del Sole e della Luna è paragonabile al fatto di incontrare un assicurato ancora vivo dieci anni dopo la data della presunta morte: vuol dire che era inerente al suo essere di continuare a vivere.

Ciò che realmente avviene,

non ha intrinsecamente nulla a che fare con le leggi naturali.

Le leggi naturali sono buone per l’applicazione delle forze,

ma l’essenza delle cose deve venir riconosciuta per mezzo della scienza iniziatica.

Ho così terminato la terza delle conferenze, con le quali ho voluto indicare il tono dominante in antroposofia. Ora cominceremo a descrivere la costituzione dell’uomo in una maniera un po’ differente da come è stato fatto nel mio libro Teosofia, in modo da costruire dalle fondamenta una scienza antroposofica e una conoscenza antroposofica.

Vi prego di considerare le tre conferenze finora tenute come un saggio sul modo in cui la coscienza che perviene alla vera entità delle cose parli diversamente dalla coscienza ordinaria.

 

 

By | 2019-02-01T11:14:53+01:00 Luglio 24th, 2018|ANTROPOSOFIA|Commenti disabilitati su IL COMPITO DELL’ANTROPOSOFIA