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IL CORPO ETERICO, NELLA PIANTA, È IL PRINCIPIO DELLA VITA

Il corpo eterico, nella pianta, è il principio della vita

O.O. 107 – Antropologia Scientifico-Spirituale Vol. I – 2.11.1908


 

Al contrario del semplice minerale,

qualunque vegetale ci troviamo di fronte è compenetrato in tutta quanta la sua materialità dal corpo eterico.

E il corpo eterico, nella pianta, è il principio della vita in senso stretto, è quindi il principio della ripetizione.

 

Se la pianta fosse soggetta solo all’attività del corpo eterico, il principio della foglia si ripeterebbe senza posa, a cominciare dalla radice.

• L’ininterrotto ripetersi delle componenti di un essere vivente è dovuto al corpo eterico,

che mira infatti a riprodurre sempre la stessa cosa.

Proprio per questo nella vita esiste ciò che chiamiamo riproduzione, vale a dire produzione del proprio simile.

Essa poggia essenzialmente su un’attività del corpo eterico.

 

Tutto ciò che nasce dalla ripetizione, nell’uomo e così pure nell’animale, va ricondotto al principio eterico.

Che gli anelli vertebrali si ripetano, incolonnandosi l’uno sull’altro, dipende da quest’attività del corpo eterico.

Se però la pianta si ferma a un certo punto della sua crescita verso l’alto,

se il fiore ci si presenta come una sintesi di tutto il suo sviluppo,

questo dipende dal fatto che l’astralità della Terra interviene nella crescita della pianta sovrapponendovisi dall’esterno.

 

E se, nell’uomo, gli anelli ossei della colonna vertebrale

si dilatano in alto a formare la scatola cranica, trasformandovisi in ossa concave, ciò è dovuto all’attività del suo corpo astrale.

•  Possiamo dire quindi che tutto quanto pone termine alla ripetizione è soggetto all’elemento astrale,

mentre tutto quanto si ripete è dipendente dal principio eterico.

 

La pianta ha un corpo eterico, non diversamente dall’uomo. Naturalmente non si può dire che la pianta abbia una memoria. Infatti, il sostenere ad esempio che la pianta ricordi, grazie a una specie di memoria inconscia, com’è fatta la foglia che ha già prodotto, e, dopo essere cresciuta un altro poco, produca la foglia successiva sul modello della precedente, è un qualcosa che porta diritto a quelle fantasticherie di cui certa nuova scienza naturale oggi si compiace.

 

Un’altra delle sue tesi, per esempio, è che una qualche forma di memoria inconscia sarebbe all’origine dell’ereditarietà.

Nell’attuale letteratura scientifica tutto questo è fonte, sia lecito dirlo, di scempiaggini: parlare di memoria nella pianta significa veramente fare solo del dilettantismo bello e buono.

Abbiamo dunque a che fare con il corpo eterico, che è il principio della ripetizione.

 

Per riuscire a cogliere la differenza fra il corpo eterico vegetale e quello dell’uomo,

che accanto alle proprietà del corpo eterico vegetale possiede anche la capacità di sviluppare la memoria,

dobbiamo chiarire in che cosa differiscano, generalmente parlando, la pianta e l’uomo.

 

Immaginate dunque di piantare un seme nella terra; da questo seme nascerà dopo qualche tempo una determinata pianta.

Da un seme di frumento nasceranno lo stelo e poi la spiga di frumento, da un seme di fagiolo nascerà la pianta di fagioli.

Dovrete allora concluderne che, in un certo modo, la natura del seme

determina immancabilmente la forma che la pianta assumerà nel suo sviluppo.

 

È vero che il giardiniere può intervenire con tutte le sue arti a perfezionare una pianta e, in certa misura, a trasformarla. Ma questo, a ben vedere, è inessenziale, ed è altresì un fatto di proporzioni non più che modeste rispetto a quanto abbiamo rilevato poc’anzi, dicendo che dal seme crescerà una pianta che avrà una sua specifica forma, un suo specifico sviluppo e così via.

Ora, è così anche nell’uomo?

Senza dubbio: fino a un certo punto è così, ma solo fino a un certo punto.

 

Quando dall’embrione nasce un uomo, vediamo che anch’egli, entro determinati limiti, è condizionato nella propria evoluzione.

Vediamo che da genitori neri nasce un nero, da genitori bianchi un bianco, e potremmo addurre vari altri esempi

che ci mostrerebbero come anche nell’uomo, non diversamente che nella pianta, l’evoluzione sia racchiusa entro determinati confini.

Ma questo non va oltre un certo limite, che è il limite della natura, sia fisica, sia eterica, sia anche astrale.

 

Nelle abitudini e nelle passioni di un bambino

si potranno rilevare parecchi aspetti, destinati a rimanere gli stessi per tutta la vita,

che richiamano per così dire le passioni e gli istinti dei suoi antenati.

Se però l’uomo fosse chiuso nei limiti di uno sviluppo predeterminato, come nel caso della pianta,

non esisterebbe assolutamente nulla di simile all’educazione, all’evoluzione delle facoltà animiche e spirituali.

 

Se pensate a due bambini nati da genitori diversi, e nondimeno molto simili fra loro quanto ad attitudini e a qualità esteriori, e se immaginate che uno dei due venga trascurato, che non ci si preoccupi un gran che della sua educazione, mentre l’altro viene educato premurosamente, viene mandato in una buona scuola e ha uno sviluppo fecondo di risultati, ebbene, non potrete certo dire che, nel secondo bambino, un tale sviluppo fosse già contenuto in germe, come succede invece, ad esempio, nel caso di una pianta di fagioli.

 

Il fagiolo si sviluppa comunque dal seme, non ha bisogno di una particolare educazione.

Questo rientra nella sua natura.

Le piante non possiamo educarle, mentre possiamo educare l’uomo.

Possiamo trasmettergli qualcosa, possiamo istillarglielo,

mentre nella pianta non possiamo istillare alcunché di analogo. Per quale ragione?

 

La ragione sta in ciò, che il corpo eterico della pianta risponde comunque a un determinato criterio interno, un criterio chiuso,

che si esplica di seme in seme e ha un suo ambito preciso, oltre il quale non è possibile andare.

Nel corpo eterico dell’uomo le cose sono diverse.

 

Sono tali per cui, oltre alla componente impiegata ai fini della crescita, di quello stesso sviluppo chiuso entro dati limiti che l’uomo ha in comune con la pianta, nel suo corpo eterico c’è per così dire anche un’altra componente, che si presenta libera, che non ha fondamentalmente alcun impiego, se non quando, attraverso l’educazione, noi apportiamo all’uomo contenuti di ogni sorta, se non quando introduciamo nell’anima umana tutti quei contenuti che la componente libera del corpo eterico, per l’appunto, viene poi elaborando.

 

In effetti, quindi, esiste nell’uomo una parte del corpo eterico di cui la natura, in quanto tale, non fa uso.

Questa parte del corpo eterico l’uomo la tiene per sé;

non la impiega ai fini della crescita, del proprio naturale sviluppo organico, ma la custodisce in sé come componente libera,

mediante la quale può assimilare le rappresentazioni che entrano in lui attraverso l’educazione.

L’uomo, peraltro, assimila rappresentazioni solo in quanto abbia prima ricevuto delle impressioni.

Deve sempre ricevere delle impressioni,

dato che anche l’educazione si fonda tutta su impressioni e sulla cooperazione fra corpo eterico e corpo astrale.

 

• Per ricevere delle impressioni, infatti, serve il corpo astrale.

Mentre, per conservarle, perché non svaniscano un’altra volta, è necessario il corpo eterico.

Per serbare anche il più piccolo ricordo, il ricordo apparentemente più insignificante, è già necessaria l’attività del corpo eterico.

 

Quando ad esempio osservate un oggetto, per farlo vi serve il corpo astrale.

Ma, per tenere a mente questo oggetto appena girate la testa dall’altra parte, avete già bisogno del corpo eterico.

• Per cogliere qualche cosa con lo sguardo occorre il corpo astrale;

• per serbarne la rappresentazione c’è bisogno del corpo eterico.

 

Dunque, già questa semplice facoltà di conservare le rappresentazioni dipende assolutamente dal corpo eterico, anche se qui l’attività del corpo eterico è ancora molto modesta, e si fa davvero notevole solo con l’emergere di abitudini e inclinazioni costanti, di stabili modificazioni del temperamento e così via. La presenza del corpo eterico è indispensabile non appena si tratti di serbare una qualche rappresentazione nel ricordo, posto che conservare delle rappresentazioni vuol dire in ogni caso ricordarle.

 

Con le impressioni trasmesse all’uomo dall’educazione, con il promuoverne l’evoluzione spirituale, abbiamo dunque introdotto nella sua componente eterica libera ogni sorta di contenuti, e a questo punto possiamo chiederci: per lo sviluppo dell’uomo, per la sua evoluzione successiva, questa sua componente eterica libera non ha più alcuna importanza? No, è tutt’altro che così.

 

Ciò che è stato impresso nell’uomo mediante l’educazione, ciò ch’è stato quindi incorporato nel suo corpo eterico,

interviene progressivamente, con l’avanzare dell’età – più che non in gioventù -, nell’intera vita del corpo umano, anche interiormente.

 

………..

 

Nell’uomo dunque, come vedete, il corpo eterico è completamente diverso da quello della semplice pianta.

Alla pianta manca la componente libera del corpo eterico, quella che permette all’uomo di continuare a evolversi.

E anzi, il fatto che l’uomo disponga di questa componente libera del corpo eterico è alla base, in sostanza, di tutta quanta l’evoluzione umana.

 

Se confrontate dei fagioli di mille anni fa con quelli di oggi, coglierete senz’altro qualche differenza, ma sarà in ogni caso una differenza irrilevante; la forma dei fagioli è rimasta sostanzialmente la stessa. Ma provate invece a confrontare gli uomini che vivevano in Europa all’epoca di Carlo Magno con quelli di oggi: perché gli uomini di oggi hanno idee e sentimenti completamente diversi? Perchè c’è sempre stata, negli uomini, una componente libera del corpo eterico grazie alla quale hanno potuto assimilare delle cose e modificare la propria natura. Tutto questo vale in termini generali.

 

 

By | 2018-07-15T15:57:53+02:00 Luglio 15th, 2018|CORPO ETERICO O VITALE|Commenti disabilitati su IL CORPO ETERICO, NELLA PIANTA, È IL PRINCIPIO DELLA VITA