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IL CRISTIANESIMO NELL’EVOLUZIONE TERRESTRE

Il cristianesimo nell’evoluzione terrestre

O.O. 187 – Come ritrovare il Cristo – 24.12.1918


 

Sommario: Il cristianesimo nell’evoluzione terrestre. Il Cristo tra Lucifero e Arimane. Il tempio di Salomone e il cristianesimo. La nascita del cristianesimo nell’anima ebraica, nello spirito greco e nel corpo romano. Ombre residue di antichi impulsi cosmici.

 

Lo stato d’animo proprio del nostro tempo non è forse propizio a risvegliare nei cuori della gente quell’approfondimento interiore di cui ci parlano certe leggende, a proposito delle notti che seguono il Natale, durante le quali un animo adeguatamente preparato può fare l’esperienza di alcuni aspetti del mondo spirituale, è nota la commovente leggenda di Olaf Asteson, della quale ho parlato altre volte; e molte altre tradizioni simili si riferiscono in modo altrettanto intenso al tempo natalizio.

 

Tuttavia, non solo per chi osservi più a fondo l’anima umana, ma anche per chi consideri solo esteriormente l’atteggiamento generale del nostro tempo, è evidente che lo stato d’animo natalizio, l’impulso natalizio deve essere di nuovo ricercato e riscoperto.

Ciò che vive nei ricordi natalizi, nell’idea stessa del Natale dovrà conquistare in modo nuovo l’anima umana. Basta rivolgere lo sguardo allo stato d’animo religioso dominante per accorgersi quanto scarsa sia oggi anche solo la tendenza a prendere seriamente in considerazione il Cristo come tale.

 

Se si ricercano nelle parole di chi oggi crede di parlare del Cristo le note distintive fra Cristo e il Dio Padre, si troverà che si tratta di una differenza puramente nominale. Certo, in alcuni credenti ancora oggi il Cristo si trova al centro della convinzione religiosa, e gli altri aspetti della realtà divina perdono per così dire di rilevanza. Tuttavia già da molto tempo è venuta affermandosi una teologia che in fondo ha perduto il Cristo: anche se lo nomina, in realtà essa parla di un Dio in generale. Ciò che deve essere riscoperto è proprio quanto di particolare si riferisce al Cristo, quando l’animo umano si rivolge a lui. E forse il modo più degno in cui oggi si possa celebrare il Natale è proprio quello di chiarirsi a fondo come l’umanità possa ritrovare il Cristo.

 

A tal fine, per ridestare l’impulso a ricercare il Cristo,

bisognerà forse prendere in considerazione, secondo la scienza dello spirito,

alcuni aspetti dell’evoluzione dell’umanità.

Infatti la festività del Natale non solo

può e deve richiamarci alla memoria l’ingresso di Gesù nell’esistenza terrena,

ma in certo senso può ricordarci anche la nascita del cristianesimo,

l’ingresso del cristianesimo nel corso dell’evoluzione terrestre.

 

Vogliamo dunque oggi, per cominciare, rivolgere il nostro sguardo spirituale al Natale, per così dire, del cristianesimo stesso, alla sua nascita entro il mondo terrestre. I fatti esteriori sono ben noti, ma vogliamo approfondirli un poco.

Il cristianesimo nacque fra i seguaci dell’Antico Testamento; esso venne al mondo con la personalità del Cristo Gesù. Guardiamo ai fatti che sono avvenuti fra i seguaci dell’Antico Testamento quando ebbe origine il cristianesimo. Essi vivevano in due correnti principali: quella dei Farisei e quella dei Sadducei.

 

In fondo, è proprio opportuno nel nostro tempo riesaminare tutti quei fatti in una luce nuova.

Considerando a fondo il modo in cui si svolge

sia la via che percorre in genere l’individuo singolo, sia quella dell’umanità,

anzi in sostanza l’intera esistenza della Terra,

troveremo sempre più chiaramente che dobbiamo considerarla

come uno stato di equilibrio fra l’elemento luciferico e quello arimanico.

 

Ora, gli spiriti più profondi dell’umanità ebbero sempre una certa consapevolezza

della realtà dell’elemento luciferico, di quello arimanico e della condizione di equilibrio fra i due.

In fondo, il contrasto fra l’elemento farisaico e quello sadduceo, in seno alla civiltà ebraica antica,

rappresenta proprio il contrasto fra l’arimanico e il luciferico.

Nella corrente che rappresenta l’equilibrio fra i due

venne invece a trovarsi Gesù, quando discese nell’esistenza terrena esteriore.

Egli vi penetrò nel luogo la cui caratteristica essenziale, prima del mistero del Golgota,

era la presenza del tempio eretto da Salomone.

 

In un certo senso possiamo comprendere l’intima natura del tempio salomonico

solo afferrandone anche il contrasto col cristianesimo nascente.

È noto che il tempio di Gerusalemme fu distrutto poco tempo dopo la nascita del cristianesimo.

Nel sito dal quale si sparse la spiritualità del cristianesimo

non dovette più essere presente il monumento esteriore dell’evoluzione antica,

dalla quale la spiritualità del cristianesimo era pure scaturita.

 

Esiste un contrasto tra l’essenza del tempio di Salomone e l’essenza del cristianesimo.

• Quel tempio riassumeva in simboli mirabili e grandiosi, in parte anche giganteschi,

quanto vi era nella concezione ebraica antica.

Il tempio di Salomone era l’immagine dell’universo intero,

nella misura in cui l’universo poteva venir pensato da quella concezione,

nelle sue leggi, nella sua intima struttura, nella sua compenetrazione da parte di entità divino-spirituali.

 

Tuttavia l’immagine dell’universo, rappresentata da quel tempio,

sotto un certo riguardo è un’immagine molto unilaterale.

Il tempio di Salomone è infatti un’immagine spaziale dell’universo,

una riproduzione che si serve di condizioni spaziali, di figure spaziali,

per portare ad espressione i segreti dell’universo.

 

Però tutto il simbolismo del tempio salomonico si animava,

nella concezione di coloro che potevano contemplarlo nello spirito dell’Antico Testamento.

Se nel giudaismo farisaico e in quello sadduceo possiamo scorgere

l’esteriorizzazione di quel che il mondo ebraico antico aveva dato all’umanità,

d’altro lato nel simbolismo del tempio di Salomone riconosciamo

tutta l’interiorizzazione possibile in base alla vita fondata sull’Antico Testamento.

 

Si vorrebbe dire: il contenuto dell’intera rivelazione veterotestamentaria si manifestava in due direzioni:

• quella esteriore, exoterica rappresentata dal giudaismo farisaico e sadduceo,

• e quella esoterica rappresentata dai misteriosi simboli del tempio.

Da quella vita exoterica e da quella vita esoterica scaturì poi ciò che divenne il cristianesimo.

 

Il cristianesimo era in origine sconosciuto al vasto mondo, negli anni in cui nacque, era sconosciuto in particolare al mondo greco in cui fioriva la spiritualità di quel tempo.

• Nell’impero romano in continua espansione (entro il quale, con la nascita di Gesù, andava preparandosi il mistero del Golgota) si ignorava del tutto l’evento importante che si era compiuto in mezzo al popolo ebraico; nulla si sapeva dell’evento più importante che stava preparandosi, destinato a diventare il senso stesso della Terra. Ma anche se l’umanità di quegli anni esteriormente non avvertì l’evento più importante dell’evoluzione terrestre, pure il cristianesimo nascente era intimamente connesso con tutto il mondo che in quel tempo aveva importanza.

 

Ma in che modo era connesso?

Il senso di ciò che si trova racchiuso nella notte di Natale si svela soltanto nel pensiero della Pasqua:

e qual è l’aspetto più significativo dell’idea della Pasqua che approfondisce il pensiero del Natale?

È la visione del Redentore dell’umanità che muore crocifisso, la visione della croce con il Dio morto.

Dall’umanità è partita l’intenzione, è partita l’intenzione di uccidere il Dio apparso in mezzo ad essa.

 

Tutta la grandezza e tutta la potenza di questo pensiero

doveva imprimersi a sua volta nelle anime degli uomini.

Il fatto che il Dio apparso sulla Terra fosse stato ucciso dagli uomini:

ecco ciò che dovette essere tradotto nel linguaggio in cui può essere compreso.

Cerchiamo ora di farlo, almeno da un certo punto di vista.

 

Come ho esposto nel mio libro II cristianesimo come fatto mistico, il mistero del Golgota rappresenta una specie di grande confluenza storica di tutto ciò che si era palesato nei misteri antichi. L’azione sacrificale, l’azione iniziatica, tutto quanto si svolgeva nei templi con una validità per così dire limitata, nel mistero del Golgota fu posto sull’ampio piano della storia, svolgendosi nell’ambito dell’intera esistenza terrestre.

 

Si potrebbe dire che l’iniziazione dell’umanità stessa fu tratta fuori dai templi

e posta dinanzi agli occhi dell’intera storia della Terra e del mondo.

 

Dobbiamo però domandarci:

cosa pensava realmente l’uomo antico cui era concesso di partecipare alle azioni sacrali dei misteri,

nei tempi in cui i misteri possedevano ancora il loro antico, vero significato?

 

Grazie all’insegnamento preparatorio ricevuto, l’uomo antico sapeva perfettamente

che quanto si mostra nel mondo esteriore dei sensi e che l’intelletto umano può comprendere,

è solo un mondo di fenomeni, di parvenze sensibili;

sapeva che ciò che si può sperimentare da svegli nell’ambiente esterno, fra la nascita e la morte,

non è che la manifestazione fenomenica esteriore di un’essenza interiore

che nella vita umana ordinaria rimane occulta.

 

Nelle operazioni sacrali dei misteri si andava alla ricerca dell’essenza delle cose, partendo dalle profondità dell’essere:

si cercava di estrarre dall’apparenza fenomenica, dall’esistenza illusoria l’essenziale, il realmente vero.

Chi nell’antichità partecipava ai misteri era pronto in ogni momento

a riconoscere come parvenza illusoria ciò che percepiva nell’esistenza quotidiana, nella natura esterna.

 

Sapeva essere parvenza, illusione, ogni esperienza fatta nel mondo, anche ogni lavoro compiuto per il mondo esterno.

Sapeva però che quando gli era concesso di partecipare nel tempio alle sacre cerimonie dei misteri

avveniva qualcosa che era verità, non illusione.

Veniva per così dire estratto un quid dall’esistenza illusoria del mondo,

per trasformarlo in un’azione sacramentale che appunto racchiudeva la verità, in contrapposto alla parvenza.

 

Se si vuole evidenziare con la massima precisione la natura della concezione propria dei misteri antichi,

occorre valutare tutta la differenza fra quella concezione

e l’atteggiamento mentale dominante oggi, nell’epoca del materialismo.

Occorre tener presente che quell’antica concezione considerava mera parvenza

tutto ciò che oggi, nell’età materialistica, l’uomo considera realtà,

mentre d’altra parte il rito iniziatico celebrato nei misteri, che all’uomo d’oggi appare pura fantasia,

era per i conoscitori dei misteri la sola realtà che si potesse incontrare nella vita.

 

Ecco anche la ragione per cui il rito dei misteri non veniva celebrato in un momento qualsiasi, bensì in tempi determinati, quando si riteneva che attraverso i fenomeni della vita esterna potesse trapelare qualcosa della realtà essenziale che si riusciva ad accogliere appunto tramite l’azione sacramentale.

Spesso abbiamo ricordato che un’importante azione sacramentale dei misteri, consisteva nel mostrare il sacrificio del dio, la morte del dio, e la sua risurrezione dopo tre giorni. In questa azione misterica, a chi già possedeva una conoscenza approfondita del mondo esterno si manifestava che la morte poteva rivelarne l’essenza, che oltre la morte andava ricercata la realtà vera.

 

Raffiguriamoci ora, all’inizio dell’era cristiana, come tutto ciò che poteva fluire dal mondo dei misteri nell’anima umana si concentrasse come espressione di quanto di più importante v’era nel mondo.

Chi, in quel tempo, fosse stato in grado di partecipare intimamente all’evoluzione della Terra, avrebbe potuto dirsi: nei tempi più antichi esisteva per gli uomini la possibilità di sperimentare qualcosa della sfera divino-spirituale, grazie a un’atavica conoscenza iniziatica. Quel tempo però è passato. Prima, agli uomini si manifestava parte del mondo divino-spirituale; ora però è sopraggiunto il tempo in cui non si può più ricavare nulla che conduca alla sfera divino-spirituale. Il mondo ha perduto la sua vita divino-spirituale. Così avrebbe potuto esprimersi un’anima antica.

Ma a che cosa si doveva guardare, per afferrare il vero senso dell’evoluzione dell’umanità terrestre? qual era il vero senso della Terra, quando ebbe origine il cristianesimo? dove si trovava ciò che esprime l’intima volontà dello spirito di quel tempo? Si trova sulla croce del Golgota: è la morte stessa.

 

Ciò che prima era fluito nell’evoluzione terrestre per il bene dell’umanità, era ormai morto esso stesso.

Al tempo della nascita del cristianesimo,

all’anima che penetrava davvero a fondo nell’essenza del cosmo,

il più profondo impulso per la Terra si presentava nella visione del Dio morto.

 

Solo sulla base di questo sentimento si rivela tutta la grandezza dei fatti in questione.

Nel tempio salomonico era confluito tutto l’antico sapere cosmico, l’antica concezione del mondo:

ma essa ormai non racchiudeva più nulla di quanto ne aveva costituito la grandezza.

Qualcosa di nuovo doveva penetrare nell’evoluzione.

 

Ed ecco allora che nel corso del tempo vengono a coincidere

il crollo del tempio di Salomone e la nascita del cristianesimo:

• un’immagine spaziale simbolica del contenuto del cosmo, quello;

una nuova immagine del mondo, il cristianesimo, inteso invece come evento temporale.

 

Nel cristianesimo l’essenziale non è qualcosa

che possa presentarsi come una realtà nello spazio, come il tempio di Salomone.

Per il cristianesimo è essenziale che si comprenda questa sequenza nel tempo:

l’evoluzione della Terra si era svolta fino al mistero del Golgota;

dopo il mistero del Golgota gli eventi si svolgono in modi diversi, per l’azione del Cristo che si effonde nell’umanità.

Solo chi lo afferra in immagini che si svolgono nel tempo comprende il cristianesimo.

 

Il contenuto profondo del cristianesimo non si può in alcun modo paragonare con ciò che si presenta in immagini spaziali, neppure nelle grandiose immagini spaziali del tempio salomonico.

Tuttavia il tempio di Salomone, come pure la vita interiore del fariseismo e della corrente sadducea racchiudevano per così dire l’anima della coscienza di quei tempi.

 

Chi cerchi l’anima della coscienza del mondo, qual era duemila anni or sono,

la trova nel giudaismo dell’Antico Testamento.

In quell’anima fu immerso il germe del cristianesimo,

un germe nuovo posto entro ciò che si esprimeva nello spazio:

il germe di qualcosa che si esprime solo nel tempo.

 

È il «divenire » che si presenta dopo l’«essere»: così si potrebbe esprimere

l’intimo rapporto fra il cristianesimo nascente e l’anima del mondo di allora,

cioè il giudaismo quale si presenta nel tempio salomonico che però era destinato a crollare.

Il cristianesimo venne appunto a nascere in seno a quell’« anima » rappresentata dal giudaismo.

Quanto allo spirito, il cristianesimo lo ha ricercato nel mondo ellenico:

mentre ha ricercato l’anima nel giudaismo, ha cercato lo spirito nella civiltà greca.

 

I Vangeli stessi, quali ci furono trasmessi, e prescindendo da quanto invece non fu trasmesso,

andarono per il mondo passando principalmente per lo spirito ellenico.

Sono sapienza spirituale greca i pensieri

grazie ai quali il mondo potè pensare il cristianesimo.

 

I primi scritti apologetici dei Padri della Chiesa si espressero in lingua greca. Proprio come il cristianesimo venne a nascere nell’« anima » che all’umanità di quei tempi si offriva nel giudaismo, così esso venne a nascere entro lo « spirito » che all’umanità di allora era dato dalla civiltà greca.

Fu invece la romanità a fornire il « corpo ».

 

Per quel tempo, la romanità rappresentava in sostanza ciò che era in grado di realizzare l’organizzazione esteriore,

cioè l’idea imperiale.

• Il giudaismo fu l’anima,   • la grecità lo spirito,   • la romanità il corpo,

inteso nel senso in cui la struttura sociale rappresenta il corpo dell’umanità.

 

La romanità è essenzialmente la configurazione delle tendenze esteriori, delle istituzioni; e i pensieri relativi alle istituzioni esteriori vivono in tali istituzioni: è come qualcosa di corporeo nel divenire storico, nell’esistenza storica.

Il cristianesimo, come venne a nascere nell’anima del giudaismo, nello spirito del mondo greco, così venne a nascere entro il corpo dell’impero romano.

Certe persone superficiali hanno perfino sostenuto che tutto il cristianesimo si possa spiegare in base al giudaismo, alla grecità e alla romanità. Questo giudizio superficiale, che fa consistere il cristianesimo solo di ciò di cui si è per così dire rivestito, equivale a quello degli scienziati materialisti per i quali tutto quanto vi è nell’uomo proviene dai suoi genitori e dai suoi avi, senza considerare che l’anima proviene da mondi spirituali e che si è solo rivestita del corpo.

 

Naturalmente l’essenziale del cristianesimo entra nel mondo col Cristo Gesù stesso;

ma tuttavia il cristianesimo viene a nascere

entro l’anima giudaica, entro lo spirito greco, nonché nel corpo dell’impero romano.

Così si presenta, in certo qual modo veduta attraverso l’idea del Natale, la nascita del cristianesimo.

 

È importante accogliere questo pensiero non solo in modo esteriore o teorico, approfondendolo invece realmente fino a una vera idea del Natale.

Occorre imparare a scorgere per così dire la forza portante che questo pensiero può sviluppare, nei riguardi del nuovo spirito, quello degli Spiriti della personalità, che venne a nascere nel corso della storia cosmica.

L’elemento che vuol prendere radice nel divenire cosmico deve anzitutto lottare con tutto ciò che sopravvive dell’antico.

Il segreto del divenire cosmico è proprio che esiste sì un’evoluzione normalmente progrediente, ma anche un elemento retrogrado (luciferico e arimanico) che modifica e disturba il divenire progressivo, pur sostenendolo in certo qual modo.

 

Ho avuto spesso occasione di rilevarlo:

non si può limitarsi a sfuggire all’elemento arimanico-luciferico;

bisogna prenderne atto con tranquillità e opporsi ad esso in piena coscienza,

non subirlo passivamente e senza consapevolezza.

 

Degli antichi impulsi storici rimangono in certo modo indietro ombre che continuano ad operare,

anche quando il nuovo è già sopravvenuto, ombre di cui occorre saper riconoscere il carattere luciferico o arimanico.

Questo elemento arimanico-luciferico deve continuare ad accompagnare l’evoluzione:

non bisogna però accettarlo in assoluto, ma riconoscerne appunto il carattere luciferico e arimanico.

Tanto del tempio di Salomone, quanto dello spirito greco e dell’impero romano

sono sopravvissute delle specie di ombre.

 

Duemila anni or sono fu perfettamente naturale che da quei tre elementi (quasi come da anima, spirito e corpo) fosse sorto il cristianesimo. Ma quell’anima, quello spirito e quel corpo non poterono scomparire d’un tratto: essi sopravvissero e in qualche modo continuarono ad agire. Oggi è venuto il momento in cui questa realtà deve essere riconosciuta, e pienamente riconosciuta anche l’assoluta unicità dell’impulso del Cristo stesso.

 

Un’ombra è sopravvissuta del più essenziale estratto esoterico dell’Antico Testamento,

cioè del segreto del tempio salomonico;

• ma un’ombra è sopravvissuta anche dello spirito della civiltà greca,

• e un’altra ombra ancora: quella dell’impero romano.

 

Bisogna imparare a distinguere le ombre dalla luce:

apprendere a distinguere correttamente le ombre dalla luce

sarà il compito dell’umanità, da oggi al prossimo futuro.

 

L’ombra dell’impero romano possiamo scorgerla nel cattolicesimo romano:

non è il cristianesimo, ma l’ombra dell’impero romano, entro il quale il cristianesimo dovette nascere

e nelle cui forme continua a vivere la struttura che il cristianesimo dovette darsi allora.

L’umanità deve però imparare a distinguere dal cristianesimo l’ombra dell’antico impero romano.

 

Nella struttura della chiesa cattolica non si trova l’essenza del cristianesimo,

anzi non la si trova nella struttura delle chiese cristiane in generale.

Nella struttura delle chiese cristiane vive ciò che si era sviluppato ed era vissuto nello Stato romano,

da Romolo fino all’imperatore Augusto.

La confusione nasce solo dal fatto che in quel « corpo » venne a nascere il cristianesimo.

 

In modo analogo è rimasto indietro, è sopravvissuto come una specie di ombra anche il tempio salomonico.

Salvo qualche eccezione, tutti quelli che erano stati i segreti del tempio di Salomone

sono confluiti nella massoneria e in altre associazioni segrete del tempo moderno.

Come la chiesa romana è l’ombra dell’antico impero romano,

così in quelle società segrete sopravvive l’ombra dell’antico giudaismo, l’ombra del servizio esoterico di Jehova,

anche se esse affermano il contrario, magari escludendo dalle loro file il giudaismo.

 

Anche in questo caso bisogna distinguere l’ombra dalla luce, allo stesso modo in cui bisogna distinguere dalla luce quell’ombra che si esprime nella sopravvivenza del mondo latino nella chiesa cattolica e nelle chiese in genere.

Come l’ombra va distinta dalla luce che splende nel cristianesimo, così bisogna distinguere quella specie di « anima » in cui venne a nascere il cristianesimo, dalla sua ombra che sopravvive nelle associazioni che si fondano sopra un certo simbolismo, che ricorda appunto quello salomonico

Queste cose vanno riconosciute, vanno osservate con precisione, illuminandole però con le nuove rivelazioni delle quali abbiamo parlato nei giorni scorsi.

 

Quanto all’ombra sopravvissuta dello spirito greco, entro il quale dovette nascere il cristianesimo,

e malgrado tutta la bellezza e tutti i contenuti estetici e culturali della grecità che ancora hanno valore per noi,

essa è rappresentata dalla concezione culturale moderna,

dalla cultura che non ha saputo evitare l’immane catastrofe che si è abbattuta sull’umanità.

 

Le cose erano diverse ai tempi in cui fiorì la civiltà ellenica e la sua concezione del mondo.

Ogni cosa vale per il proprio tempo.

Se si prendono i valori in senso assoluto, o se si trasferiscono ormai invecchiati in tempi diversi,

quei valori diventano l’ombra di ciò che essi furono; e l’ombra non è la luce, anzi può cadere nel suo contrario:

l’aristotelismo antico mostra ancora qualcosa della grandezza greca,

ma l’aristotelismo moderno è diventato materialismo.

 

Il cristianesimo era venuto a nascere entro l’anima ebraica, entro lo spirito greco, entro il corpo romano:

ma tutti e tre hanno lasciato dietro di sé le loro ombre.

Come un suono di trombe angeliche risuona nel nostro tempo l’appello a riconoscere queste cose nella loro vera realtà,

a mirare alla luce attraverso le ombre residue.

 

Chi guardi veramente a fondo al tempo nostro, chi accolga senza preconcetti quello che esso ci offre, tenendo però conto che tutto è sfociato nei terribili eventi degli ultimi anni, non può a meno di guardarsi dattorno, per cercare se non esista forse una luce che rischiari le tenebre del mondo, in modo diverso da come lo fanno le « luci » in cui vuol credere per lo più la gente.

Si dovrebbe avere la buona volontà di scoprire la via che attraverso le ombre conduca alla luce. Queste ombre si faranno invero sentire pesantemente; esse saranno valorizzate da persone che forse avranno magari sofferto poco dei grandi mali dell’umanità, che prendono scarsa parte all’infinito dolore che opprime l’umanità, al dolore che da solo dimostra il naufragio di molti dei pensieri prevalenti ai nostri giorni.

 

Chi cerchi di penetrare più a fondo ciò che oggi non è davvero difficile scorgere,

chi abbia la buona volontà di osservare spregiudicatamente quello che oggi accade fra gli uomini,

proverà l’impulso a ricercare la luce.

Oggi si dovrebbe attribuire valore a questo impulso dell’anima umana;

non si dovrebbe dar retta a coloro i quali (a seconda della posizione che occupano)

si limitano a difendere l’una o l’altra delle antiche « ombre ».

Si dovrebbe invece prestare ascolto alla voce del proprio intimo,

senza lasciarla soffocare da tutte le asserzioni delle « ombre » esterne che dominano la scena.

 

Osservando con intima partecipazione, con compassione ciò che è accaduto, che accade tuttora e che continuerà ad accadere, si scoprirà una strana figura, una figura che deforma ciò che è veramente umano: una figura ricoperta dal tessuto di quelle ombre, una figura che riassume in sé i pensieri, i sentimenti, gli impulsi volitivi che hanno portato l’umanità sopra una via perversa, e su questa via perversa continuerà a portarla. Nell’intimo di tutto quanto accade nel mondo vivono quelle tre ombre.

Ma chi impara a scorgere quella figura rivestita dalle ombre che ho caratterizzate, si prepara anche nel giusto modo a guardare qualcosa d’altro: cioè quell’albero che già oggi fa risplendere i suoi lumi, e che dobbiamo guardare senza lasciarci fuorviare da quella triplice esistenza di ombre: da un simbolismo superato, da un superato mondo di Chiese, da una superata scienza materialistica.

 

Dobbiamo apprendere a guardare con cuore puro al vero albero di Natale che vuole risplendere nella tenebra,

mentre ai suoi piedi giace il bambino Cristo-Gesù, illuminato da una nuova luce natalizia.

Ecco quel che in ultima analisi vorrebbe la scienza dello spirito orientata in senso antroposofico:

ricercare la luce natalizia, affinché il bambino Gesù (venuto nel mondo prima per agire e poi per essere compreso)

a poco a poco venga davvero compreso.

 

Illuminare con modestia il più grande di tutti gli eventi:

ecco quanto vorrebbe operare, in seno alle correnti religiose dell’umanità,

la scienza dello spirito orientata in senso antroposofico.

Se non si ha la volontà di penetrare veramente la triplice ombra che si stende sul nostro tempo,

non si potrà comprendere la luce natalizia che la scienza dello spirito vorrebbe riconoscere come sua.

 

I tempi che viviamo sono assai gravi. E chi non ha la buona volontà di considerarli con serietà, forse non riuscirà ancora a scorgere nella sua presente incarnazione ciò che oggi già si presenta per evitare che nuove ferite vengano inferte all’umanità.

Gli uomini di buona volontà dovrebbero oggi guardare a quello che si manifesterebbe, se si accendesse per così dire la luce natalizia della scienza dello spirito antroposofica.

Questa luce per ora è davvero modesta, e modesto rimane chi ad essa si richiama.

Non si pretenda di farla passare per un fatto imponente; sappiamo infatti che per ora è una piccola fiamma, e che dovranno seguire molti uomini e molte generazioni perché la fiamma si faccia più forte.

 

Ma anche se la luce è ancora debole, essa illumina qualcosa che non opera certo debolmente nell’evoluzione dell’umanità, bensì in modo assai forte, essendo il senso più profondo dell’evoluzione stessa; illumina ciò che possiamo chiamare la nascita del cristianesimo, il Natale del cristianesimo.

Oltre al significato pasquale della scienza dello spirito antroposofica, è da augurarsi che possa venir compreso questo suo significato natalizio.

Possano molte anime comprendere a fondo il significato delle notti che seguono quella di Natale!

Esse avvertiranno l’appello che oggi già si diffonde nel mondo, l’appello a comprendere l’apparizione di Gesù che, giunto in Terra, attende l’ora in cui troverà la morte, al fine di conferire, nella sua vita spirituale dopo la morte, un nuovo senso all’umanità e all’evoluzione terrestre.

 

 

By | 2018-08-09T14:49:51+02:00 Agosto 9th, 2018|IL CRISTIANESIMO|Commenti disabilitati su IL CRISTIANESIMO NELL’EVOLUZIONE TERRESTRE