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IL CRISTO NELL’EVOLUZIONE UMANA

Il Cristo nell’evoluzione umana

O.O. 116 – L’Impulso-Cristo e la coscienza dell’Io – 02.02.1910


 

In ciascuno dei quattro Vangeli – come abbiamo potuto vedere nel corso di una delle nostre ultime conferenze –

il grande Mistero del Golgotha viene rappresentato sotto un particolare aspetto.

 

• Abbiamo fatto notare che il Vangelo di Marco mostra il Mistero del Golgotha, il Mistero del Cristo Gesù, nella prospettiva dei grandi nessi cosmici,

• mentre il Vangelo di Matteo presenta la formazione di questo Mistero muovendo dal particolare carattere di un popolo e precisamente dal carattere dell’antico popolo ebraico. Abbiamo visto come questo popolo, dal tempo di Abramo, si sia dovuto sviluppare, di generazione in generazione, per dare alla luce, come un fiore, quell’essere umano che potesse celare in sé l’individualità di Zarathustra, o Zoroastro. Abbiamo visto come tutte le caratteristiche dell’antico popolo ebraico, che via via dovevano plasmarsi sempre più intensamente, crescendo di generazione in generazione, si basassero sul principio della ereditarietà fisica. Con ciò abbiamo potuto distinguere la missione dell’antico popolo ebraico dalla missione di altri popoli. L’antico popolo ebraico aveva come missione di trasmettere determinate caratteristiche per via ereditaria, caratteristiche che dovevano progredire appunto per mezzo della trasmissione fisico- ereditaria, dalle più antiche generazioni dell’età di Abramo fino a Gesù.

Il Vangelo di Matteo cela però molti altri misteri, come del resto anche gli altri Vangeli. E anche se, nel corso di questo inverno apriremo alcuni spiragli, singole prospettive sui Vangeli, potremo per il momento, soltanto incominciare a stimolarne la comprensione. Per comprendere, infatti, pienamente, i Vangeli è necessario un lavoro spirituale che non potrà mai avere fine. Per il momento si vuole fare luce sul Vangelo di Matteo da un ben preciso angolo visuale; seguirà poi, per le anime che oggi si trovano nella corrente spirituale della scienza dello Spirito, una determinata applicazione pratica di tali insegnamenti – derivabili da questa prospettiva.

 

Se, con una specie di sguardo retrospettivo, passiamo in rassegna le diverse cose che abbiamo appreso nel corso degli anni, possiamo dire che questo sviluppo dell’umanità, quale l’abbiamo rappresentato dal punto di vista della scienza dello Spirito, attraversa varie crisi: perviene a punti importanti, poi continua per un po’ in maniera più uniforme, per pervenire nuovamente ad un punto importante, e così via.

Abbiamo infatti sottolineato molte volte che uno di questi momenti importantissimi nell’evoluzione terrena dell’umanità, si è verificato, all’inizio dell’èra cristiana, con l’immissione dell’Impulso-Cristo. Se procediamo ulteriormente a ritroso, saltando varie cose, troviamo un altro punto importante, cui abbiamo fatto ripetutamente riferimento. Se, attraversando il periodo atlantideo, risaliamo al periodo lemurico, troviamo il punto in cui è stata innestata nell’essere umano la prima disposizione all’Io.

 

Per comprendere una tal cosa, le parole devono essere valutate con grandissima attenzione. Quando si dice che allora fu immessa nell’essere umano la prima disposizione all’Io, si deve, per esempio, tenere ben distinto ciò che è accaduto nell’antico periodo lemurico.

Quando, invece, si dice che al tempo del Mistero del Golgotha ebbe inizio il periodo in cui l’umanità si rese pienamente cosciente di questo Io, si ha una differenza significativa:

avere l’Io come disposizione, come qualcosa che lavora nell’uomo,

• è cosa diversa dall’essere condotti, consapevolmente, alla coscienza di possedere questo Io.

Queste cose vanno nettamente distinte, altrimenti non si viene a capo delle reali leggi dell’evoluzione.

 

Sappiamo che l’innesto dell’Io nell’uomo trova la sua motivazione nello sviluppo complessivo della Terra. La Terra ha attraversato i periodi di Saturno, Sole, Luna e soltanto successivamente è divenuta quel che è oggi. Su Saturno venne posta la disposizione per il corpo fisico, sul Sole per il corpo eterico, sulla Luna per il corpo astrale; sulla Terra, infine, si è aggiunta la disposizione all’Io.

 

• Questa disposizione all’Io venne quindi posta, all’interno dello sviluppo della Terra, in epoca lemurica.

• In questa epoca, però, si presenta ancora qualcos’altro,

ossia ciò che abbiamo sempre chiamato influsso luciferico.

 

L’uomo venne allora dotato, da una parte, del germe dell’Io destinato ad essere, di continuo, ulteriormente plasmato nel corso dei successivi periodi della Terra, ma contemporaneamente venne inserito l’influsso luciferico nel corpo astrale.

Questo influsso luciferico modificò l’intero essere umano e pertanto anche tutto ciò che nell’uomo si trovava di forze ed elementi nel corpo eterico e nel corpo fisico.

L’intero uomo divenne pertanto un altro nel periodo lemurico, diverso da quello che sarebbe diventato se non avesse subito l’influsso luciferico.

 

Così l’uomo diventa un altro nel periodo lemurico secondo una duplice modalità:

• diventa un essere dotato dell’Io    • e altresì un essere che cela in sé il principio luciferico.

Se non fosse sopraggiunto il principio luciferico, l’influsso dell’Io sarebbe comunque subentrato.

 

Che cosa è allora accaduto all’essere umano per il fatto che nel periodo lemurico si sia fatto valere l’influsso luciferico?

Se una tale questione viene illustrata partendo da questo o quell’aspetto, vi prego vivamente di non considerarla mai del tutto esaurita. Infatti è possibile prendere in esame un solo punto di vista alla volta. Nel corso degli anni è stato già detto molto circa quanto è accaduto nella evoluzione a causa dell’influsso luciferico. Sebbene pertinente, non possiamo ripetere tutto ora. Oggi dovremo evidenziare un solo punto di vista relativo ad un determinato aspetto.

Questo punto di vista consiste nel fatto che

l’uomo, a causa di tale influsso luciferico, è giunto ad un determinato grado di sviluppo

in anticipo rispetto a ciò che gli era propriamente predestinato,

a ciò che, per così dire, era contemplato per lui dalla saggia direzione del mondo.

• A causa dell’influsso luciferico, l‘uomo si è calato più profondamente nei tre arti essenziali

pervenutigli dalle precedenti incarnazioni della Terra: nel suo corpo astrale, nel suo corpo eterico e nel suo corpo fisico.

 

Si è identificato in essi più di quanto sarebbe avvenuto senza l’influsso luciferico. L’uomo sarebbe rimasto, per così dire, con il suo Io più vicino ai mondi spirituali, si sarebbe sentito più a lungo, con il suo Io, parte integrante del mondo spirituale, se l’influsso luciferico non avesse avuto come effetto di calarlo più profondamente nel corpo astrale, eterico e fisico. L’uomo è, per così dire, disceso più profondamente sulla Terra nel periodo lemurico a causa dell’influsso luciferico.

 

• Possiamo indicare il momento in cui l’uomo sarebbe disceso sulla Terra o nella materia fisica:

ciò sarebbe stato molto più tardi di quanto è in realtà accaduto nel periodo lemurico a causa dell’influsso luciferico,

vale a dire a metà del periodo atlantideo.

 

• In altre parole, se non ci fosse stato alcun influsso luciferico, l’uomo avrebbe dovuto aspettare, per la sua discesa sulla Terra, fino alla metà del periodo atlantideo. A causa dell’influsso luciferico egli è disceso prima, divenendo un essere libero che agisce muovendo dai suoi propri impulsi. Egli si sarebbe, altrimenti, mantenuto in una totale dipendenza dal mondo spirituale fino alla metà del periodo atlantideo e, fino ad allora, da se stesso non avrebbe mai potuto decidere in qualche modo tra il Bene e il Male, né avrebbe mai potuto sviluppare un qualsiasi impulso libero; avrebbe, invece, agito partendo da istinti dell’anima, ossia da forze che gli esseri divino-spirituali avrebbero innestato nella sua anima.

Ma gli esseri luciferici gli hanno procurato la possibilità di decidere prima del previsto tra il Bene e il Male, di non lasciarsi soltanto guidare istintivamente dalle leggi dell’ordine divino-spirituale del mondo, ma di decidere da sé, di darsi da sé una propria regola.

 

Questo fatto ci viene espresso proprio in maniera profonda nella descrizione del peccato originale che, in una meravigliosa immagine, altro non rappresenta che ciò che io or ora ho raccontato. Ciò viene rappresentato nell’Antico Testamento con le seguenti parole: l’anima vivente venne impressa nell’uomo dagli esseri divino-spirituali.

Se questa anima vivente fosse rimasta qual era, l’uomo avrebbe dovuto aspettare finché quest’anima vivente, vale a dire l’Io non ancora sviluppato, non fosse diventata matura per prendere decisioni attraverso gli esseri divino- spirituali.

Ora sopraggiungono gli influssi luciferici, rappresentati nella Bibbia dal Serpente. Con ciò l’uomo arriva non solo a seguire istintivamente gli influssi di Jahvé o degli Elohim, ma a decidere da sé sul Bene e sul Male. Da essere, fino a quel momento, guidato e diretto dagli esseri divino-spirituali, l’uomo è così diventato un essere capace di decidere da sé.

 

Anche nella Bibbia viene rappresentato in modo chiarissimo come attraverso il Serpente, ossia attraverso gli esseri luciferici, sia stata provocata l’autodeterminazione dell’uomo. E poi vi risuoneranno, pronunciate dagli dèi, le parole della Bibbia: « L’uomo è diventato come noi! », ossia, uno degli dèi; oppure, se vogliamo esprimerlo in maniera radicale, l’uomo, a causa dell’influsso luciferico, si è appropriato di qualcosa che fino ad allora si addiceva solamente agli dèi.

Spettava infatti agli dèi prendere decisioni circa il Bene ed il Male, non a quegli esseri che dagli dèi dipendevano.

 

L’uomo è quindi diventato, a causa dell’influsso luciferico, un autodeterminatore, ossia un essere che ha sviluppato in sé troppo presto caratteristiche divine. In questa maniera è quindi entrata, a causa dell’influsso luciferico, qualcosa nella natura dell’uomo che altrimenti sarebbe stata conservata per lo sviluppo umano fino alla metà del periodo atlantideo.

Potete ora immaginarvi che l’uomo sarebbe stato completamente un altro se gli fosse stata concessa questa discesa nella materia solo alla metà del periodo atlantideo; allora la sua anima sarebbe stata segnata da questa discesa in uno stadio più maturo. Egli sarebbe pervenuto nella materia come un uomo migliore e più maturo. Avrebbe portato altre facoltà in tutto ciò che è fisico, eterico e astrale e sarebbe stato capace in tutt’altra maniera di decidere tra il Bene ed il Male.

Rendendosi capace di decidere tra il Bene e il Male già dal periodo lemurico fino alla metà del periodo atlantideo, l‘uomo ha peggiorato se stesso rispetto a ciò che sarebbe altrimenti diventato, poiché è pervenuto nella materia in una condizione meno compiuta.

Diversamente, avrebbe attraversato tutto il tempo fino alla metà del periodo atlantideo in un modo molto più spirituale; ha così, invece, percorso questo tragitto in un modo più materiale. Ciò mise l’uomo nella condizione di decadere completamente, se non avesse ricevuto in aggiunta dagli dèi ciò che essi gli avevano destinato per la metà del periodo atlantideo.

 

• Che cosa sarebbe stato dato all’uomo alla metà del periodo atlantideo, se egli fino ad allora fosse stato come istintivamente guidato e diretto da esseri divino-spirituali?

Gli sarebbe stato dato ciò che di fatto, una volta presente l’influsso luciferico, gli è stato dato attraverso il Mistero del Golgotha! L’impulso del Cristo gli sarebbe stato dato alla metà del periodo atlantideo.

 

Ora, a causa dell’influsso luciferico,

egli avrebbe dovuto attendere per ricevere questo impulso del Cristo tanto a lungo

quanto è stato il tempo intercorso tra l’influsso luciferico e la metà del periodo atlantideo.

L’impulso del Cristo è stato ritardato proprio per un periodo di tempo

pari a quello in cui Lucifero si è presentato all’uomo prima della metà del periodo atlantideo.

 

• Per il fatto che l’uomo abbia acquisito la sua somiglianza con Dio in anticipo rispetto al previsto, dobbiamo registrare un ritardo dell’impulso del Cristo. L’uomo, infatti, doveva prima attraversare tutto ciò che gli doveva accadere nel karma terreno a causa del male subentrato in lui mediante l’influsso luciferico. Questo doveva, per così dire, dapprima essere espiato dall’umanità.

L’uomo doveva attendere non solo fino a quando l’influsso luciferico avesse fatto di lui un individuo capace di decidere tra Bene e Male, ma anche fino a quando, nel corso dello sviluppo della Terra, non fosse subentrato tutto ciò che doveva venire come conseguenza di questo influsso luciferico. Si doveva attendere questo. Solo allora l’impulso del Cristo sarebbe potuto discendere sulla Terra.

Secondo la saggia direzione del mondo, l’uomo non sarebbe rimasto eternamente privo di ciò che è sorto in lui a causa dell’influsso luciferico, ma l’avrebbe dovuto ricevere alla metà del periodo atlantideo. Ciò, in ogni caso, gli sarebbe dovuto accadere.

 

A dire il vero, però, nell’altro modo ciò non gli sarebbe accaduto nella forma in cui invece si verificò a causa dell’influsso luciferico. A causa di Lucifero l’uomo ha ricevuto, per tutto ciò che è connesso con le cose spirituali, non solo la facoltà di decidere liberamente, ma anche la capacità di entusiasmarsi per il Bene, per ciò che è nobile, saggio, sublime. Come uomini, oggi, noi non dobbiamo soltanto decidere in modo freddo, sobrio ed arido tra il Bene e il Male, ma possiamo anche infiammarci per ciò che è bello, nobile, buono e saggio.

 

• Ciò deriva dal fatto che nel nostro corpo astrale è stato introdotto qualcosa

che, se fosse pervenuto all’uomo soltanto alla metà del periodo atlantideo,

sarebbe stato introdotto soltanto nell’Io, nell’Io giudicante.

• Quindi tutto ciò che possediamo quanto a sentimenti, idealismo, infiammato entusiasmo per il Bene e gli alti ideali,

lo dobbiamo alla circostanza che nel nostro corpo astrale è entrato qualcosa prima di esser divenuti, nell’Io, simili a Dio,

di aver assunto il Cristo nel nostro Io.

 

L’essenziale è che questa somiglianza con Dio, questa uguaglianza con Dio, questa possibilità di trovare il bene in se stessi, dovevano pervenire all’uomo. Se non si fosse verificato l’influsso luciferico, questo impulso si sarebbe manifestato alla metà del periodo atlantideo; in questo modo, però, è arrivato nel periodo in cui, appunto, il Cristo Gesù ha operato.

Attraverso l’impulso del Cristo ha preso dimora nell’uomo

la coscienza di avere nel proprio Io qualcosa dell’essere e della sostanza divina.

 

Anche nel Nuovo Testamento, alla base di tutte le massime più profonde sta il fatto che l’uomo

può accogliere il divino nel suo essere dell’Io e che questo divino vi può operare e decidere tra il Bene ed il Male.

Possiamo perciò dire che,

• con l’assunzione dell’Impulso-Cristo nell’interiorità dell’uomo, si diede all’uomo la possibilità di dire a se stesso:

io sono norma a me stesso per le conoscenze della mia esistenza, per le decisioni circa il Bene ed il Male.

 

Se volgiamo il nostro sguardo indietro, verso le epoche precristiane, dobbiamo dire che allora non si era ancora manifestato quell’impulso che fa dell’uomo colui che veramente decide tra il Bene ed il Male.

Tale capacità di giudizio, la conoscenza del bene, del bello e del vero erano, in epoca precristiana, necessariamente manchevoli e tali da non poter, in fondo, avere origine nella più profonda intimità dell’uomo.

Prima dell’avvento dell’Impulso-Cristo, l’uomo non aveva, inoltre, la possibilità di decidere sul Bene e sul Male muovendo dal suo essere più intimo. La decisione sul giusto bene, sul giusto vero e sul giusto bello poteva, in tempi precristiani, venir presa soltanto grazie al fatto che singole individualità, quali i Bodhisattva, si innalzavano con una parte del loro essere, nel corso del tempo, fino ai mondi divino-spirituali; esse traevano quindi la possibilità di decidere sul Bene e sul Male non propriamente dalla più profonda interiorità della natura umana, bensì dai mondi divini.

 

• Dalla loro relazione con gli esseri divino-spirituali, tali individualità ricevevano questa possibilità e la infondevano, la suggerivano, quasi, nell’anima umana. Senza tali guide gli uomini, nelle epoche precristiane, avrebbero potuto prendere solo decisioni imperfette sul Bene e sul Male.

Se queste guide avessero fatto affidamento soltanto sul loro proprio cuore, non ne sarebbero state capaci; solo discendendo nelle profondità dell’anima che all’uomo non erano ancora concesse, soltanto espandendosi l’essere del loro proprio Io nei regni celesti, esse ricevevano quegli impulsi di cui gli uomini avevano bisogno, e immettevano, preparandolo, il Bene sulla Terra, nell’epoca in cui la capacità di decidere sul Bene e sul Male era ancora imperfetta.

 

L’uomo era perciò, nei tempi precristiani,

un essere dotato di qualità non ancora sufficientemente mature,

inadeguate per poterlo rendere simile a Dio.

 

Per questo, dall’epoca lemurica in poi,

l’uomo ha sempre agito in modo peggiore e meno perfetto di quanto altrimenti avrebbe fatto.

Prima di tutto, a causa dell’influsso luciferico,

ha svolto in modo peggiore e meno perfetto ciò che riguarda lui stesso.

Egli ha plasmato in maniera peggiore, più materiale, il suo corpo astrale, eterico e fisico che, altrimenti, senza l’effetto dell’influsso luciferico, sarebbero rimasti più spirituali. Per questo fatto, però, sono anche entrati nella vita umana tutti i mali che si sono sviluppati, per un lungo periodo, nel corso del tempo.

 

• Dal periodo lemurico fino al Mistero del Golgotha si sono sviluppati molti mali nel corpo fisico, eterico ed astrale.

• Nel corpo astrale si è sviluppato un forte egoismo,

• nel corpo eterico si sono sviluppate, quanto alla capacità di giudizio, le possibilità dell’errore e della menzogna.

 

Se l’uomo fosse rimasto sotto l’influsso di esseri divino-spirituali, se avesse agito seguendo spontaneamente i loro impulsi, allora egli, nel volgere alla conoscenza del mondo intorno a lui, non sarebbe potuto cadere in errore, né essere indotto alla menzogna; invece, sono entrati nello sviluppo umano la tendenza alla menzogna ed il pericolo dell’errore. E dato che nello spirituale risiede sempre la causa del fisico, dato che l’influsso luciferico e le sue conseguenze, da un’incarnazione all’altra, hanno corroso sempre più il corpo eterico, con ciò è entrata nel corpo fisico la possibilità di ammalarsi. La malattia è il male nel corpo fisico provocato da questo sviluppo.

 

Ma è subentrato qualcosa di ancor più significativo. Se l’uomo non fosse stato soggetto a questi influssi, se non li avesse fatti agire su di sé, non sarebbe stato cosciente del fatto che, nel momento in cui il corpo fisico si stacca da noi, avviene qualcosa di diverso da una semplice metamorfosi nella vita: non sarebbe nata la coscienza della morte.

Se l’uomo, infatti, fosse disceso meno profondamente nella materia e avesse mantenuto i legami con il divino-spirituale, egli avrebbe saputo che con l’abbandono dell’involucro fisico ha inizio, appunto, soltanto un’altra forma di esistenza. Non avrebbe considerato tale abbandono come la perdita, la fine di un’esistenza divenuta a lui cara. Tutte le cose nello sviluppo, quindi, avrebbero avuto un altro aspetto.

 

Dato che l’uomo, quindi, è disceso più profondamente nella materia,

• si è con ciò reso più libero ed indipendente,

• ma ha anche reso il suo sviluppo meno perfetto di quanto sarebbe altrimenti stato.

 

Tutto ciò che nell’uomo è diventato difettoso viene di nuovo sanato tramite l’impulso del Cristo.

Ma non si pretenda che la guarigione avvenga in un tempo sostanzialmente più breve di quello in cui è stato prodotto ciò che è difettoso, o addirittura in un tempo brevissimo. Il periodo che va dall’epoca lemurica al Mistero del Golgotha è molto lungo. Lentamente e gradualmente, operando da un’incarnazione all’altra, sono venuti l’egoismo, l’errore e la menzogna, la malattia e il sentimento della morte.

Per il fatto che l’Impulso-Cristo opera nell’umanità, queste caratteristiche vengono tutte nuovamente riconvertite in uno sviluppo ascendente. L’uomo viene, per così dire, ricondotto nel mondo spirituale insieme alle facoltà acquisite in basso. Ciò avverrà persino più velocemente di quanto si sia svolta la discesa. Ma non si pretenda che l’uomo in una o due incarnazioni sia in grado, grazie a ciò che può accogliere attraverso l’impulso del Cristo, di vincere l’egoismo, di sanare se stesso nel proprio corpo eterico in modo tale che non ci sia più alcun pericolo di menzogna ed errore; né si pretenda che egli possa operare guarendo addirittura fin dentro il suo corpo fisico. Questo deve avvenire lentamente e gradualmente. Però avviene.

 

Proprio come l’uomo, a causa dell’influsso luciferico,

è stato condotto in basso fino alle proprietà che abbiamo descritto,

così egli sarà nuovamente condotto in alto tramite l’impulso del Cristo:

l’egoismo sarà convertito in altruismo, la falsità in veridicità,

il pericolo dell’errore diventerà verità e sicurezza nel giudizio.

La malattia diventerà la base per una salute ancor più forte.

 

Le malattie che abbiamo superato diventeranno germi per una salute più solida. E quando, a poco a poco, si sarà compreso che la morte sul Golgotha opera nella nostra stessa anima come il modello della morte, allora questa avrà perso il suo pungiglione. L’uomo saprà perché deve abbandonare, di quando in quando, il suo involucro fisico per spingersi sempre più in alto nel corso delle incarnazioni.

 

Ciò che in particolare si è verificato con l’Impulso-Cristo, è questo:

è stata data la spinta a riparare qualcosa che riguarda in particolar modo conoscenza e percezione,

la conoscenza umana del mondo.

 

Abbiamo detto che l’uomo, con l’avvento dell’influsso luciferico, è stato coinvolto in maggior misura nella materia e ha reso i suoi tre corpi più difettosi. Con ciò l’uomo è stato spinto a discendere sempre più profondamente nell’esistenza materiale, a inserirsi sempre più nella pura materialità, in particolar modo con la sua attività conoscitiva. Anche questo, però, si è verificato lentamente e gradualmente. Non immediatamente, ma da quando l’influsso luciferico ha iniziato a operare, l’uomo è caduto, per così dire, talmente in basso da chiudere dietro di sé tutte le porte al mondo spirituale.

L’uomo permase a lungo in collegamento con il mondo spirituale dal quale, crescendo, si è allontanato e nel quale sarebbe rimasto senza l’avvento dell’influsso luciferico. Ancora a lungo l’uomo è rimasto parte di questo mondo spirituale, percependo ancora a lungo come le sue correnti penetrassero fin dentro ai suoi istinti spirituali più sottili. Egli ha agito ancora a lungo come se l’impulso non fosse meramente umano, ma come se gli dèi operassero dietro di lui. È stato così, particolarmente nelle epoche più antiche.

Solo lentamente l’uomo venne spinto nella materialità, e con ciò perdé anche la coscienza del divino.

 

Le correnti spirituali e visioni del mondo che possedevano la conoscenza di queste cose, vi hanno sempre alluso: vi fu un’epoca in cui l’uomo, a causa dell’influsso luciferico, era stato già spinto un po’ in basso nell’esistenza materiale, ma non fino al punto da non aver più fortemente operante in sé questo influsso divino. Negli antichi tempi dell’evoluzione umana, questa epoca veniva chiamata «Età dell’Oro». Ciò non è un prodotto della fantasia, ma l’espressione «Età dell’Oro» è soltanto un’espressione usata da quegli adepti che, in tempi remoti, avevano ancora un certo sentore che una volta v’era stata un’epoca primordiale dell’umanità quale quella appena descritta. Questa Età dell’Oro, indicata anche dalla filosofia orientale come Krita Yuga, è durata relativamente più a lungo di tutte le altre età che adesso descriveremo.

Dopo questa Età dell’Oro viene la cosiddetta «Età dell’Argento». L’uomo si trovò ancor più in basso nel mondo fisico. Ma tutto ciò avveniva lentamente e gradualmente. Le porte verso il mondo spirituale non erano neppure ora del tutto chiuse. L’uomo aveva ancora momenti di forza in cui, come in una chiaroveggenza di sogno, percepiva l’attività degli dèi dietro i suoi istinti. In questa Età dell’Argento l’uomo, è vero, non potrebbe essere più chiamato compagno degli dèi, tuttavia egli ancora percepiva la presenza degli dèi dietro di sé. Questa età viene anche chiamata, con espressione orientale, Treta Yuga.

 

Segue poi un’epoca che si estende fin dentro la nostra epoca post-atlantidea; essa estende le sue ultime propaggini fin dentro i tempi storici, durante i quali è ancora possibile trovare uomini dotati di una atavica chiaroveggenza onirica e crepuscolare. Ma la coscienza del mondo spirituale, dal quale l’uomo si è allontanato nella sua crescita, era tuttora presente, però soltanto nella forma di un vago ricordo rimasto da precedenti incarnazioni. Era come se oggi vi figuraste la vostra infanzia, la vostra giovinezza e la vostra attuale età della vita. Come i bambini vivono le loro esperienze infantili in modo immediato, così gli uomini nel Treta Yuga vivevano, in modo ancora immediato, gli impulsi del mondo divino-spirituale.

 

Nell’età seguente, chiamata anche « Età del Ferro », del mondo spirituale rimane soltanto qualcosa come un ricordo. Lo si potrebbe paragonare al modo in cui l’uomo adulto guarda alla sua infanzia. Infatti voi direste: io ho vissuto la mia infanzia, non è stato un sogno! Così era nella terza età, quando gli uomini sapevano: «Un tempo noi abbiamo vissuto in unione con il divino, ma ora esso è presente soltanto come ricordo ». Ho mostrato dettagliatamente come nella civiltà paleoindiana il ricordo del periodo atlantideo producesse ancora un suo effetto. Proprio perché questo ricordo perdurava ancora, i santi Rishi potevano allora annunciare i grandi insegnamenti divini. Questa Età del Ferro viene designata nella filosofia orientale come Dvapara Yuga.

Segue un’età in cui si perde il ricordo del mondo divino-spirituale ed in cui l’uomo, con il suo conoscere e percepire, viene completamente proiettato nel mondo fisico. Questa età inizia all’incirca con l’anno 3101 prima della nascita del Cristo Gesù. Con un’espressione della filosofia orientale essa viene chiamata anche Kali Yuga, «Età Oscura», poiché l’uomo ha ora perduto tutti i nessi con il mondo spirituale e si è completamente congiunto al mondo fisico.

 

Faccio notare che adopero ora queste espressioni per periodi di tempo più brevi; esse si possono, però, estendere anche a periodi di tempo più ampi. Parliamo quindi di quella concezione che fa corrispondere le Età a periodi più brevi e lasciamo iniziare il Kali Yuga, come insegna la filosofia indiana, con l’anno 3101 a.C. Ha qui inizio il periodo in cui gli uomini vengono indirizzati a vedere soltanto ciò che nasconde, come un velo e come un involucro, il mondo divino-spirituale e in cui essi percepiscono il fisico-sensibile esteriore. E’ pur vero che all’inizio del Kali Yuga sono ancora molti gli uomini in grado di guardare dentro il mondo divino-spirituale o in grado di ricordarsene, ma per l’umanità normale inizia ora il tempo in cui essa percepisce soltanto il fisico-sensibile.

Questa fu la discesa degli uomini nel Kali Yuga. Il tempo della più profonda discesa. E lì che doveva cadere l’impulso per una nuova ascesa. Perciò l’impulso ad una nuova ascesa, l’impulso del Cristo, si verifica ora nell’Età Oscura.

 

L’Impulso-Cristo è stato preparato attraverso la religione di Jahvé, o Geova. Attraverso la religione di Jahvé l’attenzione dell’uomo è stata diretta sulle imperfezioni delle sue precedenti scelte. Durante il periodo di tempo che va dall’antica epoca lemurica fino alla Rivelazione del Sinai, abbiamo infatti l’età in cui l’uomo diventa colui che decide da sé sul Bene e sul Male, cadendo però in errore circa il Bene ed il Male e portando così sempre più sulla Terra ciò che nella Bibbia è chiamato peccato. Così il peccato corrode la vita terrena. L’uomo ha preteso di venire uguale a Dio, ma di tale pretesa si è valso per qualità che non erano affatto mature per tale uguaglianza. Che cosa doveva accadere ora?

 

Dapprima doveva essere mostrato all’uomo che cosa esigeva da lui la divinità perché egli diventasse un Io autocosciente. E ciò gli venne mostrato attraverso la rivelazione dei Dieci Comandamenti sul monte Sinai. Gli uomini, allora, ascoltarono tramite Mosè: « Ciò che finora avete sviluppato riguardo al Bene ed al Male è imperfetto; vi mostrerò come sarebbero state le leggi se voi non foste discesi in basso e non vi foste serviti, con le vostre imperfette facoltà, della scelta tra il Bene ed il Male ».

Così, la Legge del Sinai, il Decalogo, guarda a ciò che l’uomo è diventato, e dall’alto dei mondi spirituali tuona contro l’uomo ciò che costituirebbe il giusto rispetto a ciò che egli ha imperfettamente formato. I Dieci Comandamenti si ergono come una legge ferrea, come una fiaccola che mostra all’uomo tutto ciò che egli non è diventato. L’uomo deve sottomettersi a questa legge con tutto ciò che egli è diventato. L’uomo non era in grado di dare a se stesso questi Dieci Comandamenti, poiché incapace di scegliere e legiferare. Perciò i Dieci Comandamenti gli dovevano essere dati da un essere ispirato, da Mosè, ossia tramite un’ispirazione divina dall’alto. Essi, però, venivano comunicati in modo da essere tutti indirizzati all’Io. Dicevano all’uomo come un Io si deve comportare se vuole raggiungere la mèta dell’umanità.

 

Nella conferenza sui Dieci Comandamenti di Mosè, il 16 novembre 1908, ciò è stato esposto accuratamente. Nei primi tre comandamenti vi è stato mostrato innanzitutto come l’Io deve comportarsi nei confronti dei mondi spirituali, e nei successivi comandamenti, come invece debba comportarsi nei confronti degli altri uomini riguardo alle sue opere ed azioni. Infine, negli ultimi comandamenti, come deve comportarsi riguardo alle sue sensazioni e ai suoi sentimenti.

Nei Dieci Comandamenti viene disciplinata l’educazione, la coltura dell’Io. Era la preparazione affinché l’Io, nella sua più profonda intimità, imparasse a dare impulso a se stesso dopo la sua discesa nell’Età Oscura, nel Kali Yuga. All’uomo doveva, dapprima, essere presentata una legge dall’alto. Ciò che doveva diventare la legge del singolo Io, sarebbe potuto diventarlo soltanto se l’Io avesse accolto in sé il grande esempio del Golgotha, se l’Io avesse detto: «Se accolgo un tale pensare nella mia anima come l’ha avuto l’essere che si è sacrificato sul Golgotha, se accolgo in me un tale sentire come l’ha avuto l’essere che si è sacrificato sul Golgotha, se accolgo in me un volere come quello voluto dall’essere che si è sacrificato sul Golgotha, allora il mio essere troverà in se stesso la decisione, svilupperà sempre più l’uguaglianza con Dio e non avrà più da seguire semplicemente una legge esteriore come i Dieci Comandamenti, ma seguirà un impulso interiore e la sua propria legge».

 

Così, Mosè ha posto la Legge dinanzi agli uomini,

mentre il Cristo ha posto il modello e la forza che l’anima deve accogliere per svilupparsi.

 

Tutti gli impulsi spirituali, quindi, dovevano essere approfonditi attraverso il Cristo e portati fin dentro le più remote profondità dell’anima, fin dentro l’Io stesso. Questo sarebbe potuto avvenire soltanto se si fosse pensato quanto segue e se il Cristo Gesù avesse diffuso, come impulso, quanto segue.

L’uomo è disceso fin nell’Età Oscura, fino al Kali Yuga.

Prima di questa epoca gli uomini hanno guardato dentro il mondo spirituale con una indefinita e crepuscolare chiaroveggenza. Essi si sono potuti valere non solo degli strumenti del corpo spirituale ma, osservando il mondo fisico con i propri occhi, con i propri orecchi e così via, lo spirituale è apparso loro dappertutto: intorno a fiori, piante, pietre e così via. Questi uomini erano ricchi di spirito riguardo alle loro osservazioni. Lo spirito era stato loro donato in tempi antichi.

Ora, nell’Età Oscura, gli uomini sono diventati mendicanti rispetto allo spirito, poiché lo spirito non viene più donato loro. Sono diventati poveri di spirito. Sempre più si era avvicinato il Kali Yuga e l’uomo aveva dovuto dire a se stesso: « Nei tempi antichi era diverso: lo spirito veniva ancora donato agli uomini, essi potevano guardare in alto in un mondo spirituale, erano ricchi di spirito e avevano accesso al regno dei cieli. Ora però gli uomini sono stati spinti in basso, nel mondo fisico. Le porte del mondo spirituale si sono chiuse dinanzi ai sensi umani, e il corpo fisico non apre spiraglio alcuno nel regno dei cieli ».

 

Ma il Cristo poteva dire: « Cogliete l’Io dove ora lo dovete cogliere, così i regni dei cieli saranno molto vicini. Pervaderanno il vostro Io! Anche se i vostri occhi vi nasconderanno la luce spirituale dietro l’esteriore luce sensibile, anche se i vostri orecchi vi nasconderanno il suono spirituale dietro quello fisico, se vi innalzerete al Cristo stesso troverete in voi il regno dei cieli! ». Infelici erano coloro i quali, con l’Età Oscura, erano diventati poveri e mendicanti di spirito. Una volta dato loro l’impulso, essi poterono diventare beati, in quanto poteva penetrare fin dentro l’Io dell’uomo il Cristo, ossia l’essere che poteva annunciare loro lo spirituale ed il regno dei cieli. Così, riguardo all’impoverimento dell’uomo nello spirito, la più alta rivelazione del cristianesimo è la seguente: d’ora in poi possono diventare beati coloro i quali si fanno mendicanti di spirito e non ottengono più, per mezzo di un’antica disposizione d’animo, lo spirito in dono. D’ora in poi essi possono diventare beati se accolgono l’impulso del Cristo. Allora può aprirsi in loro, attraverso lo sviluppo dell’Io, il regno dei cieli.

 

Passiamo al corpo eterico, che è il plasmatore del corpo fisico. Che cosa è entrato in esso? Nel corpo fisico, si manifesta soltanto la malattia. La sofferenza è dapprima nel corpo eterico e poi, in una successiva incarnazione, si manifesta nel corpo fisico per mezzo della malattia. Ora però è venuto nel mondo qualcosa – così diceva il Cristo Gesù – per cui può sorgere nell’interiorità un impulso capace di cancellare, gradualmente, la sofferenza dal corpo eterico. Potranno ora diventare beati, se accoglieranno in loro l’impulso del Cristo, coloro i quali hanno la sofferenza ancorata nel loro corpo eterico. Vi è, infatti, qualcosa in loro grazie alla quale essi trovano ciò che conduce lontano, oltre la sofferenza, grazie alla quale trovano la consolazione interiore, il Paracleto interiore, il consolatore interiore!

 

E che cos’era accaduto del corpo astrale a causa dell’influsso luciferico? Era diventato meno perfetto di quanto fosse prima. Era stata ad esso data la possibilità, che noi abbiamo potuto descrivere come una qualità positiva, di infiammarsi per il Bene e per l’Alto, di entusiasmarsi per i sublimi beni del Vero, del Bello e del Buono. Ha però per questo dovuto accollarsi anche l’altro aspetto: di infiammarsi, in grandissima misura, con simpatia o antipatia, per i beni della terra. Chi accoglie l’impulso del Cristo imparerà ad acquietare ciò che mette il suo corpo fisico in uno stato emotivo rispetto ai beni della terra: imparerà a porre il corpo astrale sotto il potere dello spirituale; in tal modo diventerà felice o beato. Beato diventerà chi renderà imperturbabile il proprio corpo astrale di fronte alle cose terrene, le quali, proprio per questo, gli spetteranno. Infatti, se egli arde di emozione, con simpatia o antipatia per le cose terrene, si priva proprio di ciò che queste potrebbero diventare per lui. Se però il corpo astrale si sottomette al dominio dello spirito e se si diventa equanimi di fronte alle cose terrene, allora si avrà in sorte il regno terreno!

 

Saliamo fino a ciò che nel corpo astrale opera come anima senziente. Vi è lì un Io che agisce in maniera ancora ottusa, che non è ancora ben emerso e che, quindi, nelle sue passioni sviluppa il peggior egoismo. Fintanto che l’Io permarrà radicato nell’anima senziente, svilupperà l’egoismo più esasperato. L’Io è allora privo del desiderio di far avere agli altri uomini ciò che a lui stesso tocca. L’egoismo offusca il senso della giustizia poiché l’Io vuole avere tutto per sé. Se però ora l’Io segue la via dell’Impulso-Cristo, diventerà, tra tutti gli esseri che ci circondano, un Io assetato di giustizia. Beati saranno coloro i quali, nella loro anima senziente, avranno sete e fame del sentimento di giustizia, perché saranno saziati. Saranno in grado di creare condizioni tali sulla terra e in tutto il mondo da corrispondere, nel giusto nuovo spirito emanato dalle profondità dell’anima, a questa istanza di giustizia.

 

Innalziamoci ora all’anima razionale o affettiva. Essa è quell’anello che sollecita ulteriormente l’accoglimento reciproco tra uomo e uomo, e non lo sollecita soltanto come un sentimento di giustizia, ma anche come compassione, una vera simpatia per il dolore e la gioia dell’altro. Chi accoglie l’impulso del Cristo raggiunge non soltanto una sensibilità in ciò che egli stesso sente, ma anche per ciò che sente l’altro Io. Si immerge nell’altro Io e per questo è reso beato nella sua anima razionale o affettiva. Beato è colui che sviluppa compassione, poiché solo immedesimandosi nell’anima altrui egli muove anche l’altra anima ad immedesimarsi in lui. Irradiando compassione, anch’egli otterrà compassione presso l’altra anima. Beati i compassionevoli perché riceveranno compassione.

 

Con ciò già vedete come, dopo essere andati un po’ avanti nella considerazione di questi nessi, siamo ora in grado di comprendere in tutt’altro modo le parole del Sermone della Montagna, nel Vangelo di Matteo, di comprenderle partendo dalla profondità della natura umana e dell’essere umano. Ogni versetto del Sermone della Montagna si riferisce ad uno dei nove arti dell’uomo – di ciò si tratterà più ampiamente la prossima volta. Il Sermone della Montagna deve farsi trasparente dinanzi al nostro occhio spirituale, come anche l’azione del Cristo Gesù, che ha completamente interiorizzato ciò che era contenuto nell’antica Legge di Mosè, da Lui resa Impulso interiore, grazie al quale l’Io dell’uomo diventa operante, come deve diventarlo per tutti e nove gli arti dell’essere umano.

Accogliendo, infatti, l’impulso del Cristo, l’Io opera su tutte e nove gli arti dell’uomo.

Vediamo così quanto sia vero ciò che qui è già stato accennato una volta, ossia che il Cristo nel Kali Yuga ha reso l’Io dell’uomo capace di trovare nel mondo fisico qualcosa che conduce l’uomo in alto nel mondo spirituale, nel regno dei cieli. Il Cristo ha reso l’Io dell’uomo partecipe del mondo spirituale.

 

Sull’antico Saturno il corpo fisico veniva direttamente emanato dal mondo spirituale. Era ancora completamente immerso nel mondo spirituale. Infatti il corpo fisico era allora più spirituale e non aveva una coscienza tramite la quale potersi distaccare dai mondi spirituali. Sul Sole si era aggiunto il corpo eterico e sulla Luna il corpo astrale. Soltanto sulla Terra era stata data la possibilità, attraverso lo sviluppo dellTo, di staccarsi dal grembo materno del mondo divino-spirituale. E la conseguenza fu che questo Io dovette nuovamente regredire e un Dio discendere fin giù, sul piano fisico a mostrare all’uomo, su questo stesso piano, come poter nuovamente ritrovare la via per il regno dei cieli.

 

Ciò che è avvenuto tramite l’impulso del Cristo costituisce quindi un evento importantissimo. Ma chiedetevi adesso: tutti gli uomini che vivevano al tempo in cui il Cristo Gesù ha operato sulla Terra, sapevano che era in corso un evento di tale importanza? Pensate che il grande storico Tacito parla dei cristiani come di una setta quasi sconosciuta! Egli, cento anni dopo, riferisce sui cristiani soltanto che in un vicolo di Roma stava sorgendo una setta, guidata da un certo Gesù, che si aggirava da quelle parti. Molto tempo dopo l’avvento del Cristo, infatti, erano ancora in molti a Roma a credere che Gesù fosse un loro contemporaneo, come se egli fosse comparso proprio allora. In breve, può accadere qualcosa di importante nello sviluppo dell’umanità senza che i contemporanei se ne accorgano. Eventi importantissimi potrebbero addirittura passare inosservati, se gli uomini non fossero disposti a cercare di comprenderli! L’umanità, però, potrebbe anche non riconoscere l’importanza di simili eventi e perciò inaridirsi e diventare come un deserto. « Cambiate il vostro intendimento perché il regno dei cieli è vicino! », era l’annuncio di Giovanni Battista e dello stesso Cristo Gesù. Con ciò essi indicavano, a coloro i quali avevano orecchi per ascoltare, che stava accadendo un evento importantissimo. Che nel mondo non si sappia niente di un evento di primaria importanza, non prova che esso non esista.

 

Coloro che oggi hanno il compito di interpretare i segni dei tempi e che sanno che cosa oggi accade, devono richiamare l’attenzione su di un evento il cui significato, pur non essendo molto eclatante, è comunque un evento importantissimo. È vero, si sta sviluppando proprio nella nostra epoca qualcosa di infinita portata! E se allora era stato Giovanni ad annunciare il Cristo e il Cristo stesso ad annunciare l’avvento del regno dei cieli, dell’Io, oggi è da annunciarsi un altro importantissimo evento.

 

Il Cristo è disceso nella carne soltanto una volta sulla Terra. Nella carne Egli ha dimorato sulla Terra all’inizio della nostra epoca. Nella carne, gli uomini, secondo la saggia direzione del mondo che governa la nostra evoluzione, non vedranno più il Cristo, come uomo fisicamente incarnato, non lo vedranno più: non avranno neanche bisogno di rivederlo. Nella carne, infatti, il Cristo non ritornerà.

Ciò nonostante dobbiamo parlare di un nuovo rapporto degli uomini con il Cristo. Per quale motivo?

• Perché l’età che chiamiamo « oscura », il Kali Yuga,

si è conclusa proprio nella nostra epoca con la fine del XIX secolo,

• e perché, con l’inizio del XX secolo, nasce una nuova èra

nella quale si annunciano nuove facoltà per gli uomini, quelle facoltà perdute nell’Età Oscura.

Lentamente e gradualmente stanno sorgendo nuove facoltà, che saranno elaborate fino al punto di divenire, in alcuni individui, una inclinazione naturale. Queste facoltà si manifesteranno, in particolar modo presso un certo numero di individui, negli anni tra il 1930 e il 1940 e, grazie a queste facoltà, costoro entreranno in un nuovo rapporto con il Cristo.

 

Con ciò si è indicato un evento importantissimo nello sviluppo dell’umanità. E la scienza dello Spirito è qui proprio a questo fine: dischiudere la comprensione per le nuove facoltà che si manifesteranno nel mondo umano. Non perché alcuni individui hanno voglia ed entusiasmo di diffondere i risultati della indagine spirituale esiste nel mondo una scienza dello Spirito, ma perché la conoscenza dello Spirito è necessaria se gli uomini vogliono comprendere che cosa accadrà nella prima metà del nostro secolo. Perché soltanto mediante ciò che una scienza dello Spirito può dare all’uomo, si può diventare capaci di comprendere che cosa si verificherà nella prima metà del nostro secolo. E quando si diventerà capaci di comprendere nello Spirito ciò che accadrà, si sarà anche in grado di non confondere gli eventi con le loro errate rappresentazioni.

Infatti il materialismo, diffondendosi sempre di più, si propaga anche fin dentro le concezioni spirituali del mondo; ed è lì che il suo effetto è particolarmente grave. Esso potrebbe condurre gli uomini al punto di non comprendere realmente nello Spirito ciò che deve essere compreso nello Spirito e di cercare invece lo Spirito nel mondo fisico. E poiché, nella prima metà del nostro secolo, dovrà intervenire un nuovo rapporto con il Cristo, finché l’evento non avverrà, si accentuerà nei prossimi decenni la presenza di falsi messia e falsi Cristo; costoro insisteranno su coloro i quali, nel campo della scienza dello Spirito, potranno soltanto diventare materialisti e figurarsi un nuovo rapporto con il Cristo unicamente secondo le modalità di un incontro nella carne. Un certo numero di falsi messia utilizzerà ciò e dirà: il Cristo è tornato nella carne!

 

Il compito della scienza dello Spirito è proprio quello di preparare questo nuovo rapporto che le facoltà umane debbono conquistarsi nella prima metà del nostro secolo. Ciò accresce immensamente la responsabilità della ricerca scientifico-spirituale. La scienza dello Spirito, in tal modo, prepara un evento futuro, e soltanto se essa prenderà dimora nelle anime umane, questo evento verrà compreso e diventerà fecondo per l’ulteriore evoluzione dell’umanità. Se gli uomini si rifiuteranno di accettare lo strumento attraverso il quale sarà possibile cogliere questo evento — lo strumento della scienza dello Spirito — esso passerà accanto all’umanità senza essere compreso. Se gli uomini dovessero però respingere la scienza dello Spirito così lontano da loro che di essa non restasse più nulla, allora non saprebbero niente di questo evento o lo interpreterebbero in maniera sbagliata. Il frutto di questi eventi andrebbe perso per il futuro dell’umanità ed essa verrebbe con ciò gettata nella più terribile miseria.

Con ciò si è indicato un nuovo rapporto degli uomini con il Cristo: come qualcosa che, in un tempo relativamente breve, gemmerà nell’anima umana incontro al Cristo.

 

By | 2019-07-28T23:10:44+02:00 Luglio 28th, 2019|C. E L'UMANITA'|Commenti disabilitati su IL CRISTO NELL’EVOLUZIONE UMANA