/////IL CULTO SOPRASENSIBILE E L’INSEGNAMENTO DI MICHELE.

IL CULTO SOPRASENSIBILE E L’INSEGNAMENTO DI MICHELE.

Il culto soprasensibile e l’insegnamento di Michele.

O.O. 239 – Nessi karmici Vol. V – 18.06.1924


 

Sommario: Predestinazione al movimento antroposofico. La precedente collaborazione nel mondo spirituale. Il culto soprasensibile e l’insegnamento di Michele. La corrente di Michele e il nuovo cristianesimo. Stanchezza e nostalgia di cristianesimo. Incontro fra platonici e aristotelici.

 

È significativo che quanto avviene qui sulla Terra nel secolo ventesimo, cioè il confluire di un certo numero di persone nella Società Antroposofica, sia stato preparato nella prima metà del secolo scorso, nel senso che le anime delle persone oggi incarnate, che vi affluiscono in gran numero, erano riunite nello spirito, quando non erano ancora discese nel mondo fisico-sensibile. Allora, da parte di un certo numero di anime che operavano insieme venne celebrato nei mondi spirituali una specie di culto che fu la preparazione per le aspirazioni sorte nelle anime che adesso, incarnate, confluiscono nella Società Antroposofica.

 

Chi ha il dono di riconoscere le anime nei loro corpi, le riconosce per quelle che operarono insieme a lui nella prima metà del secolo diciannovesimo quando furono presentate nel mondo soprasensibile potenti immaginazioni cosmiche che rappresentano quello che potrei chiamare il nuovo cristianesimo. Là erano allora riunite le anime, come lo sono adesso in corpi qui sulla Terra, per unire in possenti immagini nella realtà quelle che vorrei chiamare sostanzialità cosmica e forze cosmiche e che avevano significato cosmico; erano il preludio di quel che qui sulla Terra deve svolgersi come azione e insegnamento antroposofici. Vorrei dire che la maggior parte degli antroposofi che ora sono qui uno accanto all’altro, se vedessero questa realtà potrebbero dirsi reciprocamente: sì, ci conosciamo, fummo insieme nel mondo spirituale e avemmo insieme potenti immaginazioni cosmiche in un culto soprasensibile!

 

Ma le anime che confluirono nella prima metà del secolo diciannovesimo per predisporre ciò che doveva divenire in Terra il movimento antroposofico, prepararono in sostanza quella che sempre denominiamo corrente di Michele e che si presentò nell’ultimo terzo del secolo scorso per formare il più importante intervento spirituale nell’evoluzione moderna dell’umanità.

Il compito delle anime allora riunite era preparare le vie alla corrente di Michele per la sua azione celeste-terrestre. Queste anime erano state a loro volta indotte a riunirsi da quanto era accaduto loro per lunghissimi tempi: secoli, e per molti, millenni.

 

Tra queste anime si trovano principalmente due gruppi:

uno è quello che nei primi secoli cristiani partecipò al cristianesimo che era diffuso allora nell’Europa meridionale, in parte anche in quella centrale. Quel cristianesimo aveva ancora per i suoi fedeli una visione del Cristo, considerato come il grande messaggero divino disceso dal Sole sulla Terra per operare in avvenire tra gli uomini. Il Cristo era considerato dai cristiani dei primi secoli con una comprensione più o meno grande come “il grande Dio solare”.

 

Ma in quei primi secoli cristiani non vi era più nell’umanità l’antica chiaroveggenza istintiva esistente un tempo. Non si vedeva più nel Sole il grande regno spirituale nel cui centro era una volta vissuto il Cristo.

Al posto dell’antica conoscenza chiaroveggente istintiva della discesa del Cristo sulla Terra, proprio nei primi secoli cristiani subentrò la sola tradizione che il Cristo era disceso dal Sole sulla Terra per unirsi al corpo fisico di Gesù di Nazareth.

La generalità dei cristiani non aveva niente di più della rappresentazione che una volta in Palestina era vissuta un’entità, il Cristo Gesù, sulla cui natura ed essenza, se fosse stato Dio oppure Dio e uomo contemporaneamente o qualcosa di simile, si cominciò a disputare nei concili. La maggior parte della gente seguiva sempre più soltanto ciò che veniva decretato a Roma.

 

Tra i cristiani vivevano allora singoli individui che venivano sempre più considerati eretici. Avevano ancora il vivente ricordo tradizionale che il Cristo era un essere solare, e che una volta un essere del tutto estraneo alla Terra, appunto un essere solare, era disceso sulla Terra stessa, nel mondo fisico-sensibile.

Nei secoli fino al settimo e ottavo dopo Cristo, quelle anime erano poste sempre più nella condizione di affermare che il cristianesimo che si stava diffondendo non comprendeva più il Cristo. Quelle anime eretiche diventarono, si potrebbe dire, stanche del cristianesimo. Vi furono semplicemente anime che nei primi secoli cristiani, fino al settimo, ottavo, passarono la porta della morte, stanche di cristianesimo. Per loro, abbiano o no avuta un’incarnazione intermedia, fu tuttavia determinante l’incarnazione avuta nei primi secoli cristiani. A partire dall’ottavo, nono secolo, si prepararono nel mondo spirituale alla grande e possente azione alla quale ho accennato dicendo che una specie di culto sopra- sensibile ebbe luogo nella prima metà del secolo scorso; vi presero parte le anime che formano uno dei gruppi poi confluiti nella Società Antroposofica.

 

Le altre anime sono quelle che ebbero la loro incarnazione determinante negli ultimi secoli precristiani, dunque non nei primi secoli cristiani. Ancora inserite nei misteri dell’antico paganesimo precristiano, potevano guardare con occhio chiaroveggente nel mondo spirituale. Erano anime che appunto negli antichi misteri avevano avuto conoscenza di come il Cristo sarebbe un giorno disceso sulla Terra. Non trascorsero in Terra i primi tempi dell’evoluzione cristiana, ma durante quel tempo erano nel mondo soprasensibile e soltanto più tardi, dopo il settimo secolo d.C. ebbero un’incarnazione determinante. Sono le anime che per così dire osservarono dalla sfera soprasensibile l’ingresso del Cristo nella civiltà terrestre; erano nostalgiche di cristianesimo, e nello stesso tempo quelle che volevano operare con forte attività, per portare nel mondo un cristianesimo spirituale, veramente cosmico.

 

Questo secondo gruppo si unì con l’altro per la celebrazione del culto soprasensibile della prima metà del secolo scorso. Ebbe così luogo la grande solennità spirituale cosmica che durò molti decenni, costituendo un avvenimento spirituale nel mondo confinante direttamente con quello fisico.

Vi presenziarono le anime che discesero poi e che, sia stanche sia nostalgiche di cristianesimo, avevano operato insieme nel mondo soprasensibile per la loro futura incarnazione terrena. Vennero poi a incarnarsi verso la fine del secolo scorso, scendendo in Terra preparati a entrare nella Società Antroposofica.

Tutto ciò si preparò appunto nel corso dei secoli; qui sulla Terra si era venuto formando poco alla volta un cristianesimo che, considerando i Vangeli come se parlassero solo di un essere, Gesù di Nazareth, annunciava il Cristo da qualche astratta altezza.

 

Non si aveva più idea di come il mondo stellare fosse in relazione, quale espressione dello spirito, con il mondo spirituale, né si poteva quindi neanche capire il significato del Cristo che, quale divino eroe solare, era disceso in Gesù, per condividere il destino degli uomini.

Chi studia oggi la storia nella maniera abituale, non conosce proprio i fatti più importanti. Anzitutto non si ha alcuna comprensione per le anime “eretiche”; neppure si conoscono tra loro tutte queste anime eretiche, stanche oppure nostalgiche di cristianesimo, discese in Terra verso il secolo ventesimo.

 

Verso il settimo, ottavo secolo si erano spente gradualmente le tradizioni sul Cristo che vivevano negli eretici stanchi di cristianesimo; rimasero solo ancora in piccole cerchie che continuarono a coltivarle fino alla metà del medioevo, fino al dodicesimo secolo. Erano piccole cerchie di maestri illuminati dalla grazia di Dio, che conservavano ancora qualche notizia di antichi tempi sul cristianesimo spirituale cosmologico. Ve ne erano alcuni che ricevevano quelle comunicazioni di antichi tempi, e ne sorgeva come un’ispirazione: potevano allora sperimentare in se stessi un riflesso più o meno intenso di quanto si era potuto vedere nei primi secoli del cristianesimo, ancora grazie alla potente ispirazione relativa alla discesa del Dio solare nel mistero del Golgota.

 

Vi erano dunque in sostanza due correnti

di cui una deriva direttamente dai movimenti eretici dei primi secoli del cristianesimo. Quelle anime erano ancora stimolate da quanto viveva nell’antico platonismo greco; ne erano ispirate in modo che quando, per le comunicazioni dagli antichi tempi arrivavano a un’interiore apertura animica, con un’ispirazione invero debole ma pur presente, potevano tuttavia vedere la discesa e l’azione del Cristo sulla Terra. Era la corrente platonica.

L’altra corrente era destinata ad altro: ne facevano parte specialmente le anime che avevano trascorso la loro ultima incarnazione determinante in epoca precristiana, e avevano allora guardato al cristianesimo come a un evento futuro. Era la corrente che doveva preparare l’intelletto per l’epoca che ho sempre indicato cominciare nella prima metà del secolo quindicesimo, quando doveva sorgere il periodo dell’anima cosciente e svilupparsi l’intelletto umano. Tale periodo era contrapposto ai platonici in una contrapposizione armonica ed era stato preparato dagli aristotelici.

 

Coloro che continuarono la dottrina aristotelica fino al secolo dodicesimo, erano ancora gli stessi che avevano passato la loro incarnazione determinante nell’antico paganesimo, proprio nell’ambito greco. Venne poi a metà del medioevo, nei secoli dodicesimo e tredicesimo, la grande e mirabile spiegazione, come vorrei chiamarla, tra platonici e aristotelici.

Tra di essi vi erano anche le guide di coloro che, nei due gruppi di anime indicate, promossero il movimento antroposofico.

 

Verso il secolo dodicesimo si formò, come per intima necessità, una certa scuola nella quale riviveva in sostanza l’eco dell’antica concezione platonica: era la meravigliosa scuola di Chartres i cui grandi rappresentanti avevano ancora cognizione dei segreti del primo cristianesimo; nei loro cuori e nelle loro anime risplendeva da quelle cognizioni ciò che faceva loro vedere la realtà spirituale in cui il cristianesimo era posto.

Nella scuola di Chartres in Francia, dove si trova il meraviglioso duomo ricco di tanti grandiosi particolari, si riunì e si concentrò ciò che poco prima era molto diffuso ancora in piccole cerchie. Se vogliamo rammentare uno di coloro ai quali si poteva collegare la scuola di Chartres, che fiorì specialmente alla fine dell’undicesimo e nel dodicesimo secolo, dobbiamo ricordare Pietro di Compostela che rinnovò nella propria anima e nel proprio cuore, in visioni ispirate, l’antico cristianesimo spirituale.

 

Vicino a lui troviamo tutta una serie di meravigliose figure che insegnarono a Chartres. Nel dodicesimo secolo, risuonarono ivi notevoli voci sul cristianesimo: abbiamo ad esempio Bernardus di Chartres, Bernardus Sylvestris, Giovanni Salisbury; e soprattutto il grande Alanus ab Insulis. Erano possenti maestri!

Come se Platone, interpretando il cristianesimo, avesse di persona operato tra quegli spiriti, così essi parlavano alla scuola di Chartres, insegnando il contenuto spirituale del cristianesimo.

I loro scritti sembrano forse astratti a chi oggi li legge, ma ciò deriva solo dall’astrattezza delle anime dei lettori. Le opere di quei grandi descrivono senz’altro il mondo spirituale con l’operante impulso del Cristo.

 

Vorrei ora presentare alle nostre anime come insegnavano ai loro discepoli iniziati, particolarmente Bernardus Sylvestris e Alanus ab Insulis. Potrà apparire paradossale agli uomini di oggi, eppure vi furono allora tali fenomeni per i discepoli di Chartres.

Vi si insegnava: il cristianesimo sarà rinnovato, sarà di nuovo compreso nel suo contenuto spirituale quando, trascorso il kali-yuga, l’epoca oscura, avrà inizio una nuova èra. Esso è già terminato per noi col 1899; ecco il rivolgimento attuale che doveva avvenire per l’umanità con la fine del kali-yuga.

 

L’immane impulso avutosi due decenni prima per l’avvento di Michele, era stato predetto profeticamente alla scuola di Chartres nel secolo dodicesimo soprattutto da parte di Bernardus Sylvestris e Alanus ab Insulis. Quei maestri non insegnavano aristotelicamente, con l’intelletto, ma in possenti immagini squadernate davanti agli uditori, immagini nelle quali era reso visibile il contenuto spirituale del cristianesimo. Vi erano pure certi insegnamenti profetici, di uno dei quali vorrei presentare un estratto.

Diceva Alanus ab Insulis ad alcuni dei suoi discepoli iniziati: oggi guardiamo il mondo riconoscendo alla Terra una posizione centrale, giudicando tutto dalla Terra. Se i secoli futuri fossero fecondati solo da questa concezione terrestre che ci rende possibili le nostre immagini e le nostre immaginazioni, l’umanità non potrebbe progredire. Dobbiamo stringere un’alleanza con gli aristotelici che portano all’umanità l’intelletto; esso dovrà poi venir spiritualizzato, per risplendere tra gli uomini nel secolo ventesimo in una nuova maniera spirituale.

 

Noi consideriamo adesso la Terra come il centro del cosmo, con i pianeti che le ruotano attorno, e descriviamo l’intero cielo stellato come ruotante attorno alla Terra quale si presenta a prima vista all’occhio fisico; tuttavia verrà uno che dirà: mettiamo ora il Sole spazialmente al centro del sistema cosmico! Quando verrà costui a porre il Sole al centro dell’universo, la concezione del mondo intristirà, e gli uomini si limiteranno a calcolare le orbite dei pianeti, indicando solo le posizioni dei corpi celesti, parleranno dei corpi celesti solo come di gas o di corpi fisici che ardono in cielo e ardendo risplendono; avranno del cielo stellato solo concetti matematici e meccanici.

 

La desolata concezione del mondo che si diffonderà avrà però un vantaggio sia pure meschino: noi guardiamo l’universo dalla Terra; chi verrà guarderà l’universo dal Sole, sarà come uno che dà solo la “direzione”, la direzione verso una via dal grandioso significato, composta da entità e da eventi meravigliosi. Egli ne darà solo l’astratta direzione.

Si alludeva così alla concezione copernicana del mondo, nella sua aridità e nella sua astrattezza, ma come direzione; come diceva Alanus ab Insulis, devono perciò prima scomparire le nostre interpretazioni immaginative; devono scomparire, e l’immagine dell’universo deve diventare in qualche modo astratta, quasi fosse una pietra miliare su di una strada con meravigliosi monumenti.

Nel mondo spirituale ci sarà infatti uno che per il rinnovamento del mondo si servirà solo di quella pietra miliare come di una direzione al fine di fondare una nuova spiritualità in unione con l’intellettualismo. Questi sarà, così diceva Alanus ab Insulis, San Michele! Per lui dovrà esser sgomberato il campo, perché deve seminare la via con nuove sementi, e non dovranno esservi altro che linee, linee matematiche.

Quando Alanus ab Insulis insegnava cose di questo genere a solo pochi discepoli, passava come un incantesimo attraverso la scuola di Chartres. Era come se il mondo eterico tutt’intorno venisse afferrato dalle ondate di quella possente dottrina di Michele.

Così si diffondeva sull’Europa occidentale, fino all’Italia meridionale, quanto dava a quel mondo l’atmosfera spirituale. Furono allora parecchi in grado di afferrarlo; nella loro anima salì come una possente ispirazione e li rese capaci di guardare nel mondo spirituale.

Avviene nell’evoluzione del mondo che chi è iniziato ai grandi segreti dell’esistenza, come lo erano fino a un certo grado Alanus ab Insulis e Bernardus Sylvestris, sa che ci si deve limitare nella propria azione. Un uomo come Alanus ab Insulis si diceva: noi, i platonici, passeremo la porta della morte per vivere ora solo nel mondo spirituale e guarderemo da là, lasciando il mondo fisico ad altri, a coloro che educano l’intelletto alla maniera aristotelica; l’intelletto deve ora continuare a formarsi.

 

Alanus ab Insulis in età avanzata vestì l’abito dei cistercensi, divenne cistercense. In quell’ordine erano molto diffuse tali dottrine, e proprio quelli tra i cistercensi che avevano vedute più approfondite si dicevano: noi possiamo operare d’ora in poi solo dai mondi spirituali, dobbiamo lasciare il campo agli aristotelici.

Aristotelici erano principalmente i domenicani; così nel secolo tredicesimo passò a loro la guida della vita spirituale europea. Rimase però ancora qualcosa di importante nella vita spirituale europea: l’eredità di spiriti come Pietro da Compostela, Alanus ab Insulis, Bernardus di Chartres, Giovanni Salisbury, e il poeta che compose un significativo poema sulle sette arti liberali ispirato dalla scuola di Chartres.

Quanto avveniva alla scuola di Chartres era tanto efficace che agì ad esempio fino nell’Università di Orléans dove, nella seconda metà del secolo dodicesimo, penetrò come dottrina molto di quanto in grandi e possenti immagini era fluito ai discepoli di Chartres in parole auree dai discorsi di Bernardus Sylvestris e di Alanus ab Insulis.

 

Una volta un italiano, tornando da un’ambasciata in Spagna, mentre si affrettava in direzione della patria venne a sapere della cacciata dei guelfi da Firenze; si aggiunse anche un leggero colpo di sole per cui fu in condizione, sulla via verso Firenze, che il suo corpo eterico lo abbandonasse ed egli captò quanto spirava etericamente dalla scuola di Chartres, per quanto ne era stato conservato. Da quanto gli arrivava così per via eterica ricevette una specie di intuizione, un’intuizione che avevano avuto molte persone nei primi secoli cristiani. Vide prima disteso davanti a sé il mondo terrestre, quale lo abbiamo attorno a noi, dominato non da quelle che più tardi si chiamarono le leggi naturali, bensì dalla grande aiutante del demiurgo divino, dalla natura, quella che nei primi secoli cristiani era succeduta a Proserpina.

Allora non vi erano astratte leggi di natura, allora gli iniziati vedevano in essenza l’ampia potenza divina che agiva nella natura. Nei misteri greci Proserpina era la dea che spartiva il suo tempo tra il mondo sopra la superficie terrestre e il mondo degli inferi; era rappresentata come dominante la natura e nei primi secoli cristiani era la dea Natura.

 

Dopo che quella personalità, in conseguenza del colpo di sole e dell’influsso di quanto era stato coltivato nella scuola di Chartres, ebbe scorto come viveva e intesseva la dea Natura, continuando a far agire su di sé l’intuizione, vide l’azione degli elementi: terra, acqua, aria, fuoco, e il loro possente operare come era visto negli antichi misteri. Poi vide i segreti dell’anima umana e le sette potenze delle quali si sapeva che sono le grandi maestre celesti del genere umano; lo si sapeva nei primi secoli cristiani, quando non si parlava come oggi di astratte dottrine, insegnando ogni cosa mediante concetti e idee.

Nei primi secoli cristiani si diceva che si viene ammaestrati dal mondo spirituale, dalle dee Dialettica, Retorica, Grammatica, Aritmetica, Geometria, Astrologia o Astronomia e Musica. Non le si pensava astrattamente, come in tempi posteriori; si vedevano, si scorgevano davanti a sé, non voglio dire nel corpo, ma come anime, e ci si faceva istruire da quelle figure celesti. Più tardi non apparvero più ai singoli come viventi dee: Dialettica, Retorica e così via, ma in forme astratte, come dottrine teoriche astratte.

 

La personalità della quale sto parlando fece agire su di sé tutto questo, e venne poi introdotta nel mondo planetario che le rivelò in pari tempo i segreti dell’anima umana; nel mondo stellare, dopo aver percorso il grande oceano cosmico, venne condotta da Ovidio il quale, dopo passata la porta della morte, era divenuto la guida delle anime nel mondo spirituale. La personalità in questione, Brunetto Latini, diventò il maestro di Dante che poi riversò poeticamente quanto aveva imparato da Brunetto Latini nella Divina commedia. Essa è così un ultimo riflesso di quanto continuava a vivere del platonismo in singole località, e che dalla bocca di Sylvestris veniva insegnato a Chartres nel secolo dodicesimo da coloro che erano stati stimolati dalle antiche comunicazioni, sì che in loro sorgevano i segreti del cristianesimo come in speciali ispirazioni che potevano poi comunicare in parole ai loro discepoli.

 

Quel che Alanus ab Insulis introdusse nell’ordine cistercense, passò poi ai domenicani che coltivavano particolarmente l’intelletto secondo Aristotele. Vi fu però un intervallo di tempo: la scuola di Chartres era fiorita nel secolo dodicesimo, e nel tredicesimo iniziò nell’ordine domenicano la potente azione della Scolastica nel senso dell’aristotelismo.

Quando i grandi maestri di Chartres salirono nel mondo spirituale attraverso la porta della morte, si incontrarono per un certo tempo con i domenicani che si preparavano a scendere in Terra attraverso la nascita per fondarvi l’aristotelismo. Pertanto dobbiamo considerare un intervallo nel quale, come in un grande concilio celeste, si trovarono insieme gli ultimi grandi maestri di Chartres, appena passati per la porta della morte, con quelli che avrebbero coltivato l’aristotelismo come domenicani e che non erano ancora discesi in Terra.

Venne allora concluso nel mondo spirituale il grande “contratto celeste”. Coloro che erano giunti nel mondo spirituale sotto la guida di Alanus ab Insulis dissero agli aristotelici che stavano per scendere: adesso non è tempo per noi di stare sulla Terra; abbiamo anzitutto da operare dai mondi spirituali e non possiamo discendere in Terra in vicine incarnazioni. Ora è vostro compito coltivare l’intelletto nell’epoca dell’anima cosciente che sta per iniziare.

 

Poi i grandi scolastici si incarnarono e fecero quanto avevano concordato con gli ultimi grandi platonici della scuola di Chartres. Avvennero allora cose significative: per esempio uno che era disceso tra i primi ricevette un messaggio per mezzo di un altro che era rimasto più a lungo nei mondi spirituali presso Alanus ab Insulis, cioè presso l’individualità spirituale che era stata prima Alanus ab Insulis. Quello disceso più tardi portò dunque un messaggio, vale a dire collaborò col più anziano nel dare inizio sulla Terra alla preparazione dell’epoca intellettualistica, cominciata appunto nell’ordine domenicano. Proprio quello che era rimasto più a lungo presso Alanus ab Insulis nel mondo spirituale prese prima l’abito dei cistercensi, e solo più tardi lo mutò con quello dei domenicani.

Così operavano ora sulla Terra coloro che erano stati sotto l’influsso delle dottrine aristoteliche e sopra in certo qual modo “vigilavano”, sempre in relazione con gli aristotelici operanti in Terra, i platonici che erano stati alla scuola di Chartres. Il mondo spirituale procedeva con il mondo fisico in pieno accordo; vi era come un tendersi la mano tra aristotelici e platonici lungo i secoli tredicesimo, quattordicesimo, quindicesimo mentre molti di coloro che erano discesi per introdurre in Europa l’aristotelismo erano già ritornati presso gli altri nel mondo spirituale.

 

L’evoluzione ulteriore procedette in modo che tanto coloro che erano stati alla guida della scuola di Chartres, quanto quelli che avevano ricoperto i posti guida nell’ordine domenicano, furono a capo di quelli che nella prima metà del secolo scorso prepararono il futuro movimento antroposofico nel possente culto soprasensibile che si svolse attraverso le immagini cui abbiamo accennato. In primo luogo dovettero discendere nuovamente quelli che avevano più o meno agito come aristotelici, poiché sotto l’influsso dell’intellettualismo non era ancora giunto il tempo di approfondire di nuovo la spiritualità.

 

Sussisteva comunque un’intesa inviolabile che continua ad agire secondo la quale nel movimento antroposofico doveva realizzarsi qualcosa prima della fine di questo secolo; perché sulla Società Antroposofica incombe infatti il destino secondo il quale molti di coloro che oggi ne fanno parte dovranno ritornare in Terra prima della fine del secolo ventesimo, riunendosi a quelli che guidarono la scuola di Chartres o ne furono discepoli. Così prima della fine del nostro secolo i platonici di Chartres e gli aristotelici dovranno collaborare in Terra, affinché la civiltà non decada del tutto.

 

La Società Antroposofica dovrà in futuro comprendere con piena coscienza il proprio karma, poiché molto vi è nell’evoluzione spirituale dell’umanità che oggi non viene alla superficie dell’esistenza. Molto appare oggi solo esteriormente, ma riconoscendolo nei suoi sintomi, nel suo significato intimo, si rivela molto di quanto vive spiritual- mente nei secoli. Qualcosa mi è dato forse accennare: ora che la Società Antroposofica deve avere un indirizzo esoterico, perché non si dovrebbe accennarvi? Vorrei mostrare come guardando quanto ci circonda si riescano a vedere diversi nessi.

 

Io stesso, nel preparare il movimento antroposofico, percorsi un particolare destino nel quale emerse un rapporto proprio singolare con l’ordine dei cistercensi che è in relazione con Alanus ab Insulis. Sia chiaro però, per coloro che amano costruire leggende, che la mia individualità non ha nulla a che fare con Alanus ab Insulis. Desidero solo evitare che da quanto espongo esotericamente, si formino leggende; tali cose sono esposte traendole dalla sfera esoterica.

In maniera del tutto singolare, il mio destino mi fece vedere attraverso avvenimenti esteriori che cosa possono insegnare i nessi spirituali che ho presentato adesso. Forse qualcuno conosce gli articoli comparsi nel “Goetheanum” su La mia vita. In essi racconto che nella mia gioventù frequentai non il ginnasio, ma la scuola tecnica, acquisendo soltanto più tardi una formazione classica. Lo considero un caso curioso del mio karma, perché nella città nella quale trascorsi la gioventù c’erano solo pochi passi tra il ginnasio e la scuola tecnica, e per poco non andai al ginnasio invece che alla scuola tecnica. Se allora in quella città fossi andato al ginnasio, sarei diventato sacerdote nell’ordine cistercense. Non v’è dubbio alcuno perché in quel ginnasio insegnavano solo cistercensi, e io avevo una grande inclinazione verso quei padri, per lo più uomini molto dotti. Leggevo parecchi dei loro scritti che mi toccavano profondamente; amavo quei padri. Come si dice, passai soltanto accanto all’ordine cistercense, perché non andai al ginnasio.

 

Il karma mi guidò altrimenti, però l’ordine dei cistercensi non mi abbandonò, come anche raccontai. Sono sempre stato di natura socievole, e descrivo nella Mia vita che più tardi, in casa di Marie Eugenie delle Grazie, frequentai molti teologi che erano quasi tutti padri cistercensi. Così si formò per me l’occasione di uno sguardo retrospettivo; fu per me personalmente molto ovvio, attraverso la corrente dell’ordine cistercense, risalire nella vita spirituale fino alla scuola di Chartres. Alanus ab Insulis era stato infatti cistercense. E anche curioso che quando scrissi più tardi il primo dei miei misteri drammatici, La porta dell’iniziazione, non potei far altro, per ragioni estetiche, che vestire le donne che comparivano sulla scena con un abbigliamento consistente in una lunga tunica e in quella che vien denominata stola. Se dunque si immagina una veste composta da una tunica bianco-giallognola, e sopra una stola nera e una cintura nera, si ha l’abito dei cistercensi. Allora pensavo solo a necessità estetiche, ma ne risultò un abbigliamento assai vicino all’abito cistercense. È un’indicazione sui nessi risultanti dai sintomi esteriori nel mondo per chi può seguirne il significato spirituale interiore.

 

A Natale si cominciarono a svelare sempre più questi nessi interiori; essi devono venire in luce, poiché l’umanità attende la conoscenza dell’aspetto interiore, dopo che per secoli apprese solo quello esteriore, e oggi la civiltà si trova in una terribile condizione.

Tra le molte cose che si presenteranno emergerà che da un lato operò la scuola di Chartres e che gli iniziati di questa passarono per la porta della morte, incontrando nel mondo spirituale ancora le anime che più tardi vestirono l’abito domenicano per diffondere l’aristotelismo con la sua intellettualità, e preparare in modo deciso l’età dell’anima cosciente.

 

Abbiamo così, oggi spiritualizzato, l’aristotelismo operante nella Società Antroposofica, in attesa della sua ulteriore spiritualizzazione. Alla fine del secolo ventesimo verranno poi coloro, alcuni dei quali sono già qui, che saranno uniti a quelli che furono i maestri della scuola di Chartres. A questo mira il movimento antroposofico, a unirli entrambi a sé.

Uno è l’aristotelismo delle anime che vissero nell’antico paganesimo in attesa del cristianesimo, nell’aspirazione al cristianesimo, fino a quando poterono, da domenicani, annunciare il cristianesimo mediante l’intelletto; essi si riuniranno a coloro che vissero ancora sul piano fisico il cristianesimo e le cui guide più importanti erano riunite nella scuola di Chartres.

 

Questi ultimi finora non si incarnarono, ma avvicinandomi all’ordine cistercense, mi imbattei spesso in incorporazioni di alcuni di quelli che erano stati nella scuola di Chartres. Infatti nell’ordine dei cistercensi avveniva di incontrare qualche personalità che non era la reincarnazione di un discepolo della scuola di Chartres, ma che aveva momenti della sua vita in cui era compenetrata per ore o per giorni dallo spirito di un’individualità di Chartres. Erano dunque incorporazioni, non incarnazioni.

 

Cose meravigliose furono scritte per le quali ci si doveva domandare: chi è lo scrittore? Non era quel padre cistercense dal vestito giallo-pallido con la stola e la cintura nere; lo scrittore era la personalità che per ore, o giorni o settimane aveva preso posto nell’anima di quel frate cistercense.

Cose del genere continuavano poi ad agire in articoli o scritti poco noti al pubblico. Io stesso ebbi una strana conversazione, che ho raccontato anche ne La mia vita, con un frate dell’ordine cistercense, un uomo molto dotto. Uscivamo da casa delle Grazie e parlavamo del problema del Cristo; gli esposi le mie idee sull’argomento, essenzialmente le stesse che espongo sempre. Mentre mi spiegavo, si fece inquieto, e disse: «Potremmo forse arrivare a qualcosa del genere, ma non ci permetteremmo di pensarlo».

In maniera simile si espresse su altri problemi di cristologia. Poi ci fermammo un momento — mi è ancora vivo davanti all’anima — dove a Vienna il Schottenring confina col Burgring, da un lato c’è la Hofburg, dall’altro l’Hòtel de France e la Chiesa votiva, e lì mi disse: «La prego di venire con me nella mia biblioteca: le vorrei dare un libro nel quale c’è qualcosa di curioso, che si ricollega a quanto lei ha appena detto».

Andai con lui e mi diede un libro sui Drusi. Da tutto l’insieme della nostra conversazione e dalla lettura di quel libro, mi resi conto che quell’uomo coltissimo nell’attimo in cui io, partendo dalla cristologia, ero venuto a parlare delle vite terrene ripetute, era stato come stranamente privato dello spirito, e ritornato in sé si era solo ricordato di avere un libro sui Drusi nel quale c’era qualcosa sulla reincarnazione; ne aveva cognizione soltanto da quell’unico libro.

Era tanto dotto (era consigliere aulico all’Università di Vienna) che di lui si diceva: “Il consigliere aulico W.N. conosce l’universo tutto e in più tre villaggi”. Era dottissimo, ma sulle vite terrene ripetute non sapeva altro se non che ne parlava un libro sui Drusi. Ecco la differenza tra quanto la gente ha nel subconscio, e quanto dal mondo spirituale scorre attraverso le anime umane.

 

Avvenne poi che una volta tenessi a Vienna una conferenza. La stessa personalità era presente, e dopo la conferenza fece un’osservazione, non altrimenti interpretabile se non che in quell’attimo egli comprendeva appieno la relazione fra una persona del presente e la sua precedente incarnazione. Quel che disse allora sul rapporto tra due vite terrene era giusto, non sbagliato, ma lo diceva soltanto, senza comprenderlo.

Con ciò voglio solo accennare a come i movimenti spirituali penetrino nel presente. Ma quanto oggi sembra affacciarsi solo attraverso uno spiraglio deve in futuro divenire un’unità, grazie al collegamento tra le guide della scuola di Chartres e le guide della Scolastica, quando il rinnovamento spirituale che eleva anche l’intelletto allo spirito avrà inizio alla fine del secolo ventesimo. Gli uomini del nostro secolo non dovranno lasciarsi sfuggire l’opportunità che questo avvenga! Ma siccome oggi tutto dipende dalla libera volontà, perché questo avvenga (cioè che le parti alleate possano discendere per spiritualizzare di nuovo la nostra civiltà) dipenderà anche se la Società Antroposofica saprà coltivare con dedizione e nel giusto senso l’antroposofia.

Questo volevo dire oggi: come cioè la corrente antroposofica si colleghi con il profondo segreto dell’epoca iniziata con la comparsa del Cristo nel mistero del Golgota, e continuata come l’ho adesso illustrato. Continueremo l’argomento nella seconda conferenza.

 

 

By | 2018-08-16T11:03:56+02:00 Agosto 16th, 2018|L'EPOCA DI MICHELE|Commenti disabilitati su IL CULTO SOPRASENSIBILE E L’INSEGNAMENTO DI MICHELE.