Il destino umano

O.O. 26 – Massime antroposofiche – n° 41-49 / 52-56 / (*40)


 

41Nella terza delle Massime del gruppo precedente (*40) viene accennato all’essenza della volontà umana.

Solo quando abbiamo scorto tale essenza,

siamo con la nostra comprensione in una sfera del mondo nella quale agisce il destino (karma).

Finché si vedono soltanto le leggi dominanti nella concatenazione delle cose e dei fatti naturali, s

i resta ben lontani da ciò che agisce nel destino in modo conforme a leggi.

 

42A chi in tal modo abbia compreso l’attività conforme a leggi nel destino,

si palesa altresì che questo non può esplicarsi nel corso della singola vita fisica sulla terra.

Finché l’uomo dimora nel medesimo corpo fisico non può far realizzare il contenuto morale della sua volontà

se non per quel tanto che lo consente il corpo fisico nel mondo fisico.

Solo quando l’uomo sia penetrato nella sfera dello spirito attraverso la porta della morte,

l’essenza spirituale della volontà può acquistare piena realtà.

Ivi perverrà all’attuazione spirituale prima il bene con le sue relative conseguenze, poi il male con le sue.

 

43In tale attuazione spirituale si configura l’uomo stesso fra la morte e una nuova nascita;

diventa nella sostanza una immagine di ciò che ha fatto nella vita sulla terra.

Da questa sua sostanzialità egli forma poi, tornando sulla terra, la sua vita fisica.

Lo spirituale che vige nel destino può trovare la sua attuazione nel fisico

solo quando la sua relativa causa si sia ritirata nel dominio spirituale prima di quella attuazione.

Ché quanto si esplica secondo il destino si forma dallo spirituale, non già nella serie dei fenomeni fisici.

 

44Un passaggio all’osservazione scientifico-spirituale del problema del destino si dovrebbe compiere,

su esempi tratti dall’esperienza di singoli uomini,

con l’esame dello svolgimento di ciò che è conforme al destino nel suo significato per il corso della vita;

per esempio, di come un’esperienza giovanile che non fu certo procurata in piena libertà da una persona,

possa in gran parte improntare tutto il resto della sua vita.

 

45Si dovrebbe rappresentare nella sua portata come, nel corso fisico della vita fra nascita e morte,

il buono possa essere infelice nell’esistenza esteriore, il malvagio, almeno in apparenza, felice.

Esempi in immagini sono per questo esame più efficaci di qualsiasi spiegazione teorica,

perché preparano meglio l’osservazione scientifico-spirituale.

 

46 — Alla luce di casi del destino che si presentano nell’esistenza dell’uomo

in modo che non se ne possono trovare le determinazioni in ogni singola vita terrena,

si dovrebbe mostrare come, di fronte a tali casi del destino,

già un esame puramente razionale della vita indirizzi ad una vita precedente sulla terra.

Dal modo dell’esposizione deve naturalmente risultar ben chiaro

che con essa non si vuol affermare nulla di impegnativo,

bensì dire solo qualcosa che orienti i pensieri verso lo studio scientifico-spirituale del problema del destino.

 

47— Quanto è riposto nella configurazione del destino umano

non penetra che in minima parte nella coscienza solita, bensì vige per lo più nell’incosciente.

Ma appunto scoprendo ciò che è conforme al destino, si mostra come l’incosciente possa venir reso cosciente.

Ha cioè torto chi parla dell’incosciente, che è tale temporaneamente,

come se dovesse restare per sempre nel dominio dell’ignoto e costituisse così un limite della conoscenza.

Con ogni frammento che del suo destino si svela all’uomo,

questi innalza ciò che prima era incosciente all’àmbito della coscienza.

 

48 — Per tale elevazione, ci si accorge

come quel che è conforme al destino non si ordisca nella vita fra nascita e morte;

si viene anzi condotti, appunto nel problema del destino, all’osservazione della vita fra morte e nuova nascita.

 

49 — Nel trattare di questa esperienza umana che, nel problema del destino, trascende se stessa,

si potrà sviluppare un vero senso per il rapporto fra il sensibile e lo spirituale.

Chi vede agire il destino nell’essere dell’uomo è già inserito nello spirituale,

perché le concatenazioni del destino non hanno in sé nulla di naturale.

………………..

 

52Le epoche della vita fra la morte e una nuova nascita

si devono trattare in relazione con la formazione del karma.

Il « come » costituirà il contenuto delle massime che seguono.

 

53Lo sviluppo della vita umana fra la morte e una nuova nascita avviene per gradi successivi.

Durante pochi giorni subito dopo il passaggio oltre la soglia della morte

si abbraccia con lo sguardo, in immagini, la precedente vita sulla terra.

Questo panorama indica nello stesso tempo

il distacco del portatore di questa vita dall’entità umana animico-spirituale.

 

54In un periodo che dura circa un terzo della vita appena compiuta sulla terra,

attraverso esperienze spirituali che l’anima ha,

si conosce l’effetto che la vita precedente deve avere, nel senso di un ordine universale eticamente giusto.

Durante tali esperienze nasce l’intenzione di conformare la vita prossima a pareggio di quella precedente,

in modo consono alle esperienze stesse.

 

55Segue un lungo periodo di esistenza puramente spirituale in cui l’anima umana,

con altre anime umane ad essa karmicamente legate e con entità delle gerarchie superiori,

configura la prossima vita sulla terra nel senso del karma.

 

56Il periodo di permanenza fra morte e nuova nascita, nel quale si configura il karma dell’uomo,

può venir descritto solo in base ai risultati dell’indagine spirituale.

Ma è da tener sempre presente che questa descrizione riesce convincente alla ragione.

Basta soltanto che quest’ultima osservi spregiudicatamente la natura della realtà sensibile

per accorgersi che tale realtà indirizza ad un contenuto spirituale,

così come la forma di un cadavere alla vita che vi dimorava.

 

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* 40Nel sistema del ricambio e delle membra

si manifesta bensì un’essenza attraverso la materia e i suoi processi legati alla materia,

ma la materia e i suoi processi non hanno a che fare con lei

più di quanto il pittore e i suoi mezzi abbiano a che fare col quadro terminato.

Perciò la volontà può aver presa diretta in tale essenza.

Se dietro l’organizzazione umana, vivente nelle leggi naturali, si afferra l’entità umana operante nello spirito,

in questa si ha un campo in cui si può scorgere l’azione della volontà.

Di fronte alla sfera dei sensi, la volontà umana resta una parola priva di qualsiasi contenuto.

E chi voglia afferrarla in questa sfera, abbandona, nel conoscere,

la vera essenza della volontà e mette qualcos’altro al suo posto.