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IL DIVENIRE DELLA TERRA. L’IMMAGINE PRIMORDIALE DELL’UOMO

Il divenire della terra. L’immagine primordiale dell’uomo

O.O. 106 – Miti e misteri dell’Egitto – 03.09.1908


 

Sommario: Il divenire della terra. L’immagine primordiale dell’uomo. Il corpo unito di sole, luna e terra. La separazione di sole e luna e di acqua e aria nell’epoca lemurica. La coscienza degli Atlantidi. Il riflesso di eventi cosmici nelle civiltà postatlantiche. I loro dèi: Brahma, Ormazd e Arimane, Osiride, Iside e Oro, gli dèi greci, il tempo senza divinità e l’impulso del Cristo.

 

Ieri abbiamo cercato di riconoscere certe corrispondenze tra varie condizioni della vita, anche della vita spirituale, delle cosiddette civiltà postatlantiche. Abbiamo veduto come la prima si ripeterà nella settima, cioè nell’ultima, come la civiltà persiana nella sesta; e quella egizia, della quale appunto ci occuperemo nei prossimi giorni, si ripete nella nostra quinta civiltà, nella vita e nei destini nostri.

 

La quarta civiltà, che si svolse nel periodo greco-latino, come abbiamo detto assume una posizione eccezionale, e in essa non avviene alcuna ripetizione. Così abbiamo appena accennato ai rapporti misteriosi tra le varie civiltà che si svolgono nell’epoca postatlantica, dopo che la civiltà dell’Atlantide fu distrutta da poderosi cataclismi acquei. Anche l’epoca che tien dietro all’Atlantide tramonterà un giorno.

 

Alla fine della nostra grande quinta epoca postatlantica, seguiranno pure catastrofi simili a quella che chiuse l’epoca atlantica. Sarà la cosiddetta “guerra di tutti contro tutti” che terminerà la settima civiltà della quinta epoca. Le connessioni che abbiamo accennate, e le relative ripetizioni tra le civiltà, sono molto interessanti; studiandole con più precisione, getteranno molta luce sulla vita delle nostre anime.

 

Allo scopo di mettere le fondamenta per quanto avremo da esporre in seguito, oggi dobbiamo rievocare dinanzi ai nostri occhi altre ripetizioni. Avremo da spaziare nel divenire della nostra terra e scopriremo che i larghi orizzonti sono per noi intimamente interessanti.

Solo dobbiamo sin d’ora cercare di non schematizzare tali ripetizioni. Quando in occultismo si parla del ripetersi della prima civiltà nella settima, della terza nella quinta, e così via, qualcuno, dotato di tendenze combinatrici, potrebbe sentirsi tentato a estendere i rapporti citati ad altri casi, schematizzandoli.

Si può crederlo lecito, e in realtà in molti libri di argomento teosofico si trovano parecchie assurdità di questo genere. Occorre perciò mettere severamente in guardia contro tali combinazioni, e affermare che solo l’osservazione, l’osservazione spirituale è lecita, per non cadere in errore. Occorre guardarsi da combinazioni del genere.

 

Quel che si può leggere nel mondo spirituale è sì comprensibile con la logica,

ma non può venir scoperto con la logica; solo con l’esperienza lo si può conoscere.

 

Se vogliamo comprendere con più esattezza i periodi di civiltà, dobbiamo abbracciare tutto il divenire della terra, quale si presenta al veggente capace di dirigere il suo sguardo spirituale agli eventi di un remotissimo passato.

Guardando molto indietro nell’evoluzione, troviamo che la terra non ha sempre avuto l’aspetto che ha ora; non aveva ad esempio un fondamento minerale solido come quello attuale; il regno animale era diverso; non portava piante e animali come quelli di adesso; gli uomini non vivevano ancora in un corpo di carne, né avevano un sistema osseo. Tutto questo si formò solo più tardi.

Quanto più risaliamo nel tempo, tanto più ci avviciniamo a una condizione che, se si fosse potuta osservare da lontananze cosmiche, si sarebbe palesata come una specie di nebbia, come una sottile nuvola eterica molto più vasta della nostra terra attuale. Quella nebbia, che si sarebbe estesa fino ai limiti dei pianeti più lontani del nostro sistema solare, e oltre, avrebbe avuto in sé, non solo ciò che formò poi la nostra terra, ma anche i pianeti e il sole stesso. Un osservatore che si fosse potuto avvicinare a quella massa nebulosa per esaminarla con precisione, l’avrebbe vista costituita da innumerevoli finissimi punti eterici.

 

 

Se osserviamo da lontano uno sciame di moscerini, esso ci appare come una nuvola, ma guardandolo da vicino ne ravvisiamo i singoli insetti. All’incirca così avremmo visto allora, in quel lontano passato, la massa della terra, non materiale come la vediamo adesso, ma condensata solo fino allo stato eterico. Essa consisteva dunque di singoli punti eterici i quali avevano una particolarità tutta speciale. Se immaginiamo che l’occhio umano avesse potuto scorgerli, non li avrebbe percepiti come il chiaroveggente li avrebbe visti allora e li vedrebbe ancor oggi guardando indietro. Cerchiamo di chiarircelo con un paragone.

 

Prendiamo il seme d’una rosa selvatica, un seme del tutto sviluppato. Che cosa vede chi lo osserva? Vede un corpuscolo minutissimo; e se non sa già prima che aspetto ha il seme della rosa selvatica, non riuscirà mai a scoprire che da quel granellino possa risultare una rosa. Dalla semplice forma del granello non lo indovinerebbe mai. Chi invece è dotato di una certa facoltà chiaroveggente farebbe la seguente esperienza: il seme sparirebbe a poco a poco dinanzi ai suoi occhi, e al suo sguardo interiore apparirebbe una forma simile a un fiore, sorgente spiritualmente dal seme.

 

Dinanzi all’occhio chiaroveggente starebbe una figura reale, percettibile soltanto in spirito: l’archetipo di ciò che più tardi si sviluppa dal seme. Sarebbe però un errore credere che tale figura sia identica alla pianta corrispondente a quel seme. Non lo è affatto. È una mirabile figura luminosa che mostra in sé correnti e formazioni complicate. Quel che più tardi cresce dal seme, non è che un’ombra della meravigliosa figura spirituale di luce che il chiaroveggente può vedervi. Teniamo presente l’immagine dell’archetipo della pianta che il chiaroveggente scorge, e ritorniamo ora alla terra primordiale e ai singoli punti eterici.

Il chiaroveggente che come nell’esempio precedente si ponesse di fronte a uno di quei punti eterici di polvere della sostanza primordiale, vedrebbe sorgere da quel grano di polvere eterica una splendida figura luminosa che in realtà ancora non esiste, ma giace dormiente in quel seme.

 

Che cos’è dunque la figura che il chiaroveggente può scorgere guardando indietro a quell’atomo primordiale della terra? che cosa ne emerge?

È una figura assai diversa dall’uomo fisico, come la pianta fisica è diversa dall’archetipo della pianta; è l’archetipo dell’attuale figura umana.

Allora la figura umana dormiva spiritualmente nel granello di polvere eterica, e tutta l’evoluzione terrestre fu necessaria affinché si sviluppasse fino a divenire l’uomo attuale.

Tante cose furono necessarie, come al seme, cui occorre venir piantato nel terreno e irradiato dal calore del sole, affinché la pianta possa crescere.

Via via capiremo come l’uomo potè uscire da quella figura primordiale, se ci renderemo conto di tutto quanto avvenne nel frattempo.

 

Nei primordi tutti i pianeti erano uniti con la nostra terra.

Tuttavia per ora vogliamo considerare soltanto il sole, la luna e la terra che oggi ci interessano in modo speciale. Nel lontano passato anche questi tre corpi celesti non erano isolati l’uno dall’altro, ma tutti uniti.

Se impastassimo gli attuali tre corpi in poltiglia in un grande vaso cosmico e vi pensassimo un unico corpo cosmico, otterremmo ciò che era la terra nel suo stato primordiale, cioè sole più terra più luna.

Naturalmente l’uomo vi poteva vivere soltanto in uno stato spirituale; poteva vivere solo in quello stato perché con la terra era allora congiunto anche ciò che esiste nel sole attuale.

 

Questo stato di cose, durante il quale la nostra terra aveva ancora in sé il sole e la luna, e tutte le entità e le forze relative, perdurò a lungo. In quel periodo l’uomo esisteva ancora solo spiritualmente nell’atomo primordiale e un mutamento avviene soltanto dopo un evento oltremodo importante compiutosi nella nostra evoluzione cosmica, e cioè dopo che il sole si scisse, formando un corpo separato e lasciando dietro a sé la terra e la luna.

Allora ciò che prima era stata un’unità, viene ad esistere come dualità, e si hanno due corpi celesti: il sole da un lato, e dall’altro la terra più la luna. Perché tali eventi?

 

Tutto quanto accade ha naturalmente un profondo significato che comprenderemo se, guardando indietro, scorgiamo come allora sulla terra vivessero non soltanto esseri umani, ma legati a loro anche altri esseri, di natura spirituale, fisicamente impercettibili, ma pure esistenti e altrettanto reali come gli uomini e gli altri esseri fisici.

Così ad esempio sono congiunti col nostro mondo gli esseri viventi nella sfera che circonda la nostra terra, e che l’esoterismo cristiano chiama Angeli. Possiamo raffigurarceli al meglio, pensandoli ora al livello a cui l’uomo verrà a trovarsi quando la terra avrà compiuta la sua evoluzione. Oggi quegli esseri sono già tanto avanzati quanto l’uomo lo sarà alla fine della sua evoluzione terrestre.

A un grado ancora più alto sono gli Arcangeli o Spiriti del fuoco, entità che possiamo scorgere rivolgendo il nostro sguardo spirituale a quanto riguarda popoli interi. Le vicende dei popoli vengono infatti dirette dagli Arcangeli.

Una classe ancora più elevata di esseri è quella delle Archai o Spiriti della personalità; li si trova quando lo sguardo spirituale spazia su epoche intere, abbraccianti molti popoli, coi loro rapporti e contrasti, e si riconosce quello che di solito si chiama Spirito del tempo. Se ad esempio osserviamo il nostro tempo, lo vediamo guidato da tali Spiriti primordiali o Archai.

Vi sono poi altri spiriti, ancora più elevati, che nell’esoterismo cristiano si chiamano Potestà o Exusiai o Spiriti della forma. Con la nostra terra sono dunque uniti esseri innumerevoli, ascendenti in una specie di scala al di sopra dell’uomo.

 

Se, partendo dal minerale, saliamo alla pianta, dalla pianta all’animale e poi all’uomo, troviamo che questi è il più alto degli esseri fisici; in mezzo a noi sono però presenti anche gli altri esseri, sono tra noi, si mischiano a noi.

All’inizio della nostra evoluzione, quando la terra emerse, per così dire, come nebulosa primordiale dal grembo dell’eternità, tutti gli esseri erano collegati con la terra; allo sguardo chiaroveggente risulta che, insieme alla figura umana, anche altri esseri compenetravano l’immagine che abbiamo descritto. Sono quelli che abbiamo già menzionati, e altri di natura ancora superiore, come le Vile, Dominazioni, i Troni, i Cherubini e i Serafini.

Quegli esseri erano tutti intimamente congiunti con la poderosa massa di polvere eterica ma si trovavano a gradi diversi di evoluzione. Alcuni erano di un’elevatezza tale che non possiamo farcene nemmeno una pallida idea; altri ci erano più vicini. Poiché si trovavano a gradi diversi di sviluppo, non potevano percorrere la loro evoluzione allo stesso nostro modo, ed ebbero bisogno che venisse loro creata una dimora adeguata.

Fra quegli esseri elevati alcuni avrebbero subìto grave danno se fossero rimasti uniti con quelli inferiori. Perciò se ne separarono; trassero dalla massa di nebbia le sostanze più fini e si formarono la loro dimora sul sole. Quivi si crearono il loro cielo, e trovarono il giusto ritmo per la propria evoluzione. Se fossero rimasti uniti con le sostanze inferiori, che invece lasciarono dietro a sé nella terra, non avrebbero potuto continuare la propria evoluzione.

L’avrebbero sentito come una palla di piombo al piede.

 

Da ciò vediamo che quanto accade materialmente, come la separazione della sostanza cosmica, non ha soltanto cause fisiche, ma è dovuto alle forze di esseri che abbisognano di una data dimora per la loro evoluzione; devono perciò costruirsi la loro dimora cosmica. Dobbiamo sottolineare che alla base vi sono cause spirituali.

Così sulla terra più luna rimase indietro l’uomo, e con lui le entità a lui superiori delle gerarchie inferiori, come gli Angeli, gli Arcangeli, ed altri esseri che gli erano inferiori.

Un’unica possente entità, che invero era già matura per salire con le altre nella sfera del sole, si sacrificò e restò con la terra più luna. È quella che più tardi fu chiamata Jahvé o Jehova. Essa abbandonò il sole e divenne poi la guida delle vicende della terra più luna.

 

Si ebbero così due dimore cosmiche:

• il sole con gli esseri più elevati, sotto la direzione di un’entità particolarmente sublime che gli gnostici, ad esempio, cercarono di rappresentarsi sotto il nome di pleroma.

• Dobbiamo rappresentarlo come reggente del sole, mentre Jahvé dirige la terra più luna.

Vogliamo dunque tener presente in modo speciale che gli spiriti più nobili e sublimi uscirono col sole, lasciando dietro a sé la terra con la luna. La luna non si era ancora separata ed era ancora contenuta nella terra.

Come dunque possiamo sentire questo processo cosmico della separazione del sole dalla terra?

 

Anzitutto bisogna sentire che

il sole con i suoi abitanti è quanto di più puro, elevato e sublime era stato prima collegato con la terra,

• mentre nella terra più luna si era venuto formando un elemento più basso, ancora inferiore a quello della nostra terra attuale. Questa si trova ora a livello superiore, perché più tardi sopravvenne un’altra crisi a seguito della quale la terra si liberò dalla luna e dalle sue sostanze più grossolane; unito a quelle, l’uomo non avrebbe più potuto continuare la propria evoluzione. La terra dovette allontanare da sé la luna.

Prima di quel momento si ebbe l’epoca più oscura e più orribile per la nostra terra, quando gli elementi che avevano in sé le disposizioni più nobili caddero sotto il dominio di forze pessime; l’uomo potè progredire solo espellendo tali forze insieme con la luna.

 

Dobbiamo sentire che

• un principio luminoso, un principio di elevatezza, quello del sole,

• è qui contrapposto al principio della tenebra, quello della luna.

 

Osservando con la chiaroveggenza il sole, separatosi allora dal resto, si sarebbero scorti gli esseri che volevano dimorarvi, ma si sarebbe percepito ancora dell’altro.

 

Il sole che si era separato sarebbe apparso

• non solo come un complesso di esseri spirituali, come qualcosa di eterico,

perché ciò era parte della sfera inferiore,

• ma sarebbe apparso come qualcosa di astrale, come una poderosa aura di luce.

 

Lo si sarebbe sentito come principio di luce e si sarebbe visto nello spazio cosmico come una meravigliosa aura luminosa.

Allorché eliminò da sé quella luce, la terra apparve d’improvviso condensata, sebbene ancora non solidificata come nel minerale. Si opposero allora l’uno all’altro un principio buono e uno cattivo un principio chiaro e uno scuro.

 

Ora chiediamoci: che aspetto aveva la terra prima di eliminare la luna?

Sarebbe errato immaginarla simile alla nostra terra d’oggi. Il nucleo della terra di allora era una massa incandescente in ebollizione, e sarebbe apparso come un nucleo di fuoco circondato da immense forze acquee, non però simili alla nostra acqua attuale, perché contenevano ancora in sé i metalli in forma liquida. Dentro quell’insieme stava l’uomo, ma tutto diverso da oggi.

Così era allora la terra, quando allontanò la luna. Soprattutto allora sulla terra proprio non si poteva trovare l’aria. Gli esseri che vivevano allora sulla terra non ne abbisognavano, poiché avevano un sistema respiratorio tutto diverso.

L’uomo era diventato una specie di pesce-anfibio, costituito di una materia del tutto molle, liquida; ciò che assorbiva non era aria, ma il contenuto dell’acqua. Tale all’incirca era l’aspetto della terra di allora. Dobbiamo sentirla a un livello inferiore a quello attuale.

 

Doveva essere così: se il sole e la luna non si fossero separati dalla terra, l’uomo non avrebbe mai potuto trovare il ritmo giusto e i mezzi per la sua evoluzione. Col sole nella terra tutto sarebbe stato troppo rapido, e invece troppo lento con le forze che operano ora dalla luna. Quando questa, a seguito di poderosi cataclismi, si scisse dalla terra, venne a poco a poco preparandosi quella che si potrebbe chiamare la separazione dell’atmosfera aerea dall’elemento acqueo. L’aria di allora non era affatto uguale a quella di adesso, ma conteneva ogni sorta di vapori. L’essere che andava a poco a poco preparandosi, era solo una specie di germe dell’uomo attuale. In seguito dovremo descrivere tutto ciò con più precisione.

 

Abbiamo così imparato a conoscere l’uomo in tre condizioni diverse:

• anzitutto quella di quando viveva nel corpo cosmico unico:

terra più sole più luna, in unione con tutti gli esseri superiori.

Così lo sguardo chiaroveggente lo avrebbe veduto nel modo che abbiamo descritto.

 

• Poi lo troviamo in condizioni molto sfavorevoli sulla terra più luna;

se in tali condizioni fosse rimasto, sarebbe diventato un essere assai malvagio e molto selvaggio. Quando il sole si separò, si stabilì un contrasto tra il sole, da una parte, e la luna più la terra dall’altra. Il sole rifulgeva allora nello spazio come la grande e possente aura solare nella sua gloria raggiante. Dall’altro lato restarono la terra più la luna con tutte le forze sinistre che tiravano in basso anche gli elementi più nobili dell’uomo. Così nacque la dualità. • Poi subentra la trinità. Il sole resta quello che è, ma la terra si separa dalla luna, le sostanze più grossolane ne escono, l’uomo però rimane a vivere sulla terra.

 

Quando guarda indietro al terzo periodo di civiltà, l’uomo sente le forze cosmiche come un principio triplice,

e si chiede da dove esse vengano.

 

• Nel primo periodo egli era ancora congiunto con tutte le elevate forze del sole.

• Quelle che si svilupparono nel secondo periodo, erano poi uscite con la luna; e si sentiva quell’evento come una liberazione, ma si serbava pure il ricordo del primo periodo, quando era stato ancora unito con gli esseri solari. Allora l’uomo aveva conosciuto la nostalgia, e si sentiva come un figlio diseredato.

• Invece con le forze che erano uscite dal sole e dalla luna, egli poteva sentirsi figlio di entrambi quei corpi celesti.

Così il nostro astro cosmico, la terra, passò, nella sua evoluzione,

dall’unità alla dualità e da questa alla trinità di sole, terra, luna.

 

All’epoca in cui la luna si distaccò, e l’uomo cominciò ad avere la possibilità di evolversi, si dà il nome di epoca lemurica.

Dopo che violenti cataclismi ignei ebbero conchiuso quell’epoca, la nostra terra prese gradualmente la forma in cui poterono prodursi le condizioni dell’antica Atlantide.

Dalle masse acquee emersero a poco a poco, molto tempo dopo la scissione della luna, i primi principi della terra solida, e solo dopo tale scissione la terra potè così svilupparsi.

Anche durante l’Atlantide l’uomo era ancora del tutto diverso da ora, ne parleremo più tardi; pure era già arrivato al punto di potersi muovere come una massa molle, per così dire natante e aleggiante, popolando l’atmosfera che avvolgeva la terra. Solo molto lentamente venne formandosi il sistema osseo.

Verso la metà dell’epoca atlantica l’uomo era ormai sviluppato al punto di somigliare in qualche modo alla nostra figura attuale. Aveva però ancora una coscienza chiaroveggente; invece la nostra coscienza attuale si sviluppò solo molto più tardi, in epoche successive. Se dunque vogliamo comprendere l’uomo di allora, dobbiamo cercar d’intendere la coscienza chiaroveggente, confrontandola con la coscienza attuale.

 

Oggi, dalla mattina alla sera, percepiamo il mondo sensibile. Attraverso la nostra attività sensoria accogliamo di continuo impressioni visive e uditive. Ma nel sonno notturno tale mondo sensibile si sommerge in un oceano d’incoscienza. Per l’occultista esso non è in realtà uno stato d’incoscienza, ma è solo un grado inferiore di coscienza.

 

Rendiamoci ben conto che oggi abbiamo una coscienza duplice:

• quella chiara, diurna, • e quella di sonno o di sogno.

Nei primi tempi dell’Atlantide le cose non erano così.

 

L’alternarsi di veglia e sonno si svolgeva in modo che l’uomo per un certo tempo si immergeva nel suo corpo fisico, ma senza percepire gli oggetti con i contorni netti di oggi. Se immaginiamo di camminare d’inverno in una fitta nebbia e scorgiamo di sera i fanali come avvolti di un’aura di luce, avremo un’idea approssimativa della coscienza oggettiva degli Atlantidi. Ogni cosa era per loro avvolta in una nebbia siffatta; tutto era immerso nella nebbia. Quella era la visione diurna.

Di notte invece era tutt’altra, e comunque diversa dall’odierna.

 

Quando l’atlantide usciva dal suo corpo, non s’immergeva nell’incoscienza, ma si trovava in un mondo di esseri divino-spirituali dotati di io, che percepiva intorno a sé quali suoi compagni. Come è vero che oggi durante la notte l’uomo non vede quegli esseri, così è vero che a quei tempi percepiva davvero gli esseri divini nel mare di spiritualità in cui era immerso. Di giorno era compagno dei regni inferiori, di notte era compagno di essere superiori. Così l’uomo viveva in una coscienza spirituale, se anche crepuscolare; non era dotato di autocoscienza, viveva in mezzo a entità divino-spirituali.

 

Ora consideriamo il succedersi delle quattro epoche della nostra evoluzione terrestre.

• Anzitutto guardiamo con gli occhi dell’anima la fase in cui sole e luna erano ancora congiunti con la terra. Gli esseri di quel tempo erano esseri puri, ideali, e l’uomo vi esisteva come un corpo eterico percettibile soltanto con gli occhi dello spirito.

• Nella seconda epoca vediamo il sole come un corpo a sé, visibile come aura, e la luna più terra come un mondo del male.

• Poi giungiamo alla terza epoca in cui anche la luna si stacca dalla terra, e su questa agiscono le forze che sono il risultato della nuova triade.

• Alla fine si arriva alla quarta epoca e qui l’uomo è ormai un essere vivente nel mondo fisico che gli appare nebbioso, mentre durante il sonno egli è ancora compagno di esseri divini.

È l’epoca che termina con le poderose catastrofi acquee: l’epoca dell’Atlantide.

 

Ora avanziamo d’un passo e arriviamo all’uomo dell’epoca postatlantica.

Come abbiamo detto, si è evoluto attraverso molti millenni, attraverso i periodi di civiltà già menzionati: il paleoindiano, il paleopersiano, l’egizio-caldaico-babilonese, il greco-latino, e il nostro. Che cosa l’uomo ha anzitutto perduto? Lo vedremo descrivendo l’Atlantide.

 

Cerchiamo di rappresentarci quel che per gli Atlantidi era lo stato di sonno.

L’uomo era ancora compagno degli esseri spirituali, degli dèi; percepiva veramente il mondo dello spirito.

Questa facoltà andò perduta dopo la catastrofe atlantica. Intorno a lui si stesero le tenebre notturne. In compenso avvenne un rischiaramento della sua coscienza diurna e lo sviluppo dell’io. L’uomo si era conquistato tutto ciò, ma gli antichi dèi erano scomparsi per lui e non erano più che reminiscenze; così tutto quanto l’anima aveva sperimentato nei primi tempi postatlantici non era più che un ricordo dei rapporti che prima aveva avuti con gli esseri divini.

Ora sappiamo che le anime sono sempre le stesse, poiché si reincarnano. Come le nostre anime erano già vissute nei corpi umani dell’Atlantide, così erano presenti al distacco della luna e del sole dalla terra, e così pure nei primissimi tempi. Eravamo già presenti nella prima polvere eterica; i cinque periodi di civiltà dell’epoca postatlantica, con le loro concezioni del mondo e le loro religioni, sono reminiscenze delle epoche antiche della terra.

 

• Il primo periodo, il paleoindiano, sviluppò una religione che appare come un intimo luminoso riemergere, come un’interiore ripetersi nelle rappresentazioni e nei sentimenti, della primissima epoca, quando sole e luna erano ancora uniti con la terra e su questa dimoravano ancora gli altissimi esseri solari. Possiamo pensare quali idee sublimi vi dovessero venir suscitate. Lo spirito, ch’era stato unito con tutti gli Angeli e gli Arcangeli, con tutti gli spiriti e gli dèi, con tutti gli esseri d’ogni specie nella nebbia primordiale del primo stadio della terra, veniva dalla coscienza indiana riassunto come un’elevata individualità, sotto il nome di Brahm o Brahma. Il primo periodo di civiltà dell’epoca postatlantica ripete nello spirito ciò che era stato; non è che la ripetizione della prima epoca terrestre, nella contemplazione interiore.

 

• Nella coscienza religiosa del secondo periodo di civiltà, il paleopersiano, domina il principio della luce e della tenebra. I grandi iniziati contrapponevano due esseri, l’uno personificato nel sole, l’altro nella luna. Ahura Mazdao, Ormazd è l’aura di luce che i Persiani adoravano come la Divinità suprema. Arimane era lo spirito malvagio, il rappresentante di tutti gli esseri che occupavano terra più luna. La religione dei Persiani è una reminiscenza della seconda epoca terrestre.

 

Nel terzo periodo di civiltà l’uomo dovette dirsi: in me vivono le forze del sole e della luna; io sono figlio del sole e figlio della luna. Tutte le loro forze si manifestano come padre e madre.

 

Se dunque abbiamo

• un’unità nei primordi, nella concezione degli Indiani,

• se dopo la scissione del sole abbiamo una dualità

che si rispecchia nella religione dei Persiani,

• nella concezione religiosa degli Egizi, dei Caldei, degli Assiri, dei Babilonesi

troviamo riflessa la trinità,

quale esisteva nella terza epoca dopo la separazione del sole e della luna.

 

La trinità appare in tutte le concezioni religiose del terzo periodo,

e in Egitto è rappresentata dalla triade di Osiride, Iside e Oro.

 

• Ciò che l’uomo aveva sperimentato nella sua coscienza durante la quarta epoca, l’atlantica, quale compagno degli dèi, gli sorge come reminiscenza nel periodo di civiltà greco-latino.

Gli dèi dei Greci non sono altro che i ricordi di quelli di cui l’uomo era stato compagno durante l’Atlantide e che aveva veduti spiritualmente, con la chiaroveggenza, come figure eteriche, quando di notte usciva dal suo corpo fisico.

 

Come oggi vediamo gli oggetti esterni, così gli uomini vedevano allora Zeus, Atena, e così via; erano per loro figure reali.

• Ciò che l’atlantide sperimentava e sentiva nel suo stato di chiaroveggenza,

risorse per gli uomini del quarto periodo di civiltà nel Pantheon;

• come la civiltà egizia fu una reminiscenza della trinità esistita durante l’epoca lemurica,

così le esperienze dell’Atlantide sopravvissero come ricordo nella gerarchia divina dei Greci.

 

In Grecia, come anche nel resto d’Europa, ritroviamo ancora gli stessi dèi che erano stati veduti dagli Atlantidi, ma sotto altri nomi; i nomi non sono inventati; essi designano le stesse figure divine che l’uomo si era viste accanto quando usciva dal suo corpo fisico durante l’epoca atlantica.

Vediamo così le epoche degli eventi cosmici trovare la loro espressione simbolica nelle concezioni religiose dei diversi periodi postatlantici di civiltà. Ciò che si era svolto durante il sonno nell’antica epoca atlantica, rivisse nel quarto periodo postatlantico.

Noi ci troviamo ora nel quinto periodo postatlantico. Di che cosa possiamo ricordarci ora?

• Gli uomini della prima civiltà, gli antichi Indiani, potevano rappresentarsi la prima epoca terrestre;

• i Persiani la seconda, col loro principio del bene e del male;

• gli antichi Egizi si rappresentarono la terza epoca nella loro trinità.

• La civiltà greca, la paleo-germanica, la romana, ebbero il loro Olimpo in cui ricordavano le antiche figure divine dell’Atlantide.

• Poi venne il nuovo periodo, la quinta civiltà. Di che cosa poteva avere reminiscenze?

Di nulla! Questa è la ragione per cui in questo periodo potè per tanti riguardi farsi largo l’ateismo, perché esso debba guardare non verso il passato, ma verso l’avvenire.

 

Il quinto periodo deve guardare al futuro in cui tutti gli dèi dovranno risorgere.

Tale riunione con gli dèi fu preparata nel tempo in cui intervenne la forza del Cristo, che da sola agì tanto fortemente da poter dare di nuovo all’uomo una coscienza del divino.

Le immagini divine del quinto periodo non potevano essere reminiscenze; gli uomini del quinto periodo devono guardare avanti e allora soltanto la vita potrà ridiventare spirituale. Nel quinto periodo dell’epoca postatlantica la coscienza deve diventare apocalittica.

Ricordiamo che ieri abbiamo veduto i nessi delle singole civiltà dell’epoca postatlantica; oggi abbiamo visto come gli eventi cosmici si rispecchino nelle concezioni religiose di tali civiltà.

Il nostro quinto periodo sta in mezzo, perciò deve guardare avanti, e, prima di tutto, dovrà comprendere appieno il Cristo, poiché le nostre anime sono profondamente intrecciate in concatenazioni misteriose. Vedremo come il ripetersi della civiltà egizia nella nostra ci darà un appiglio col quale potremo davvero avviarci verso l’avvenire.

 

 

By | 2019-09-11T13:06:02+02:00 Settembre 11th, 2019|SULL'UOMO|Commenti disabilitati su IL DIVENIRE DELLA TERRA. L’IMMAGINE PRIMORDIALE DELL’UOMO