IL GESÙ DELLA LINEA NATANICA

Il Gesù della linea natanica

O.O. 123 – Il Vangelo di Matteo – 06.09.1910


 

Il giovinetto Gesù della linea natanica

era dotato di una straordinaria profondità interiore,

pur essendo poco adatto ad apprendere la sapienza esteriore, le conoscenze esteriori.

 

Possedeva invece un’infinita profondità di sentimento, un’illimitata capacità di amore, perché nel suo corpo eterico viveva la forza che era fluita sin dall’epoca in cui l’uomo non era ancora mai disceso in una incarnazione terrestre, quando esso viveva un’esistenza divina. L’esistenza divina si manifestava in quel bambino come infinita capacità di amare. Egli era dunque poco disposto a sviluppare quanto gli uomini si erano conquistati nel corso delle successive incarnazioni, mediante gli strumenti del corpo fisico. Era invece straordinariamente compenetrato di calore d’amore, per la qualità della sua anima, della sua interiorità.

 

In lui si manifestava per così dire un indizio (per chi ne era informato) della particolare, immensa forza dell’interiorità di quel bambino. Quello che l’uomo apprende di solito solo a contatto con l’esistenza esteriore, il bambino Gesù di Luca lo possedeva già sin dall’inizio: subito dopo la nascita egli pronunciò delle parole che riuscirono comprensibili a chi gli stava vicino. Egli era dunque grande riguardo a tutto ciò che è interiore, e poco abile riguardo a ciò che l’umanità aveva appreso sulla Terra, nel corso delle generazioni. Ecco perché i suoi genitori rimasero tanto meravigliati quando in una corporeità sviluppatasi in questo modo si manifestò improvvisamente un ragazzo dotato di tutta la sapienza esteriore che si può acquistare con gli strumenti corporei.

 

Una tale improvvisa e radicale trasformazione si rese possibile per il fatto che in quel momento l’individualità di Zaratustra era passata dal fanciullo della linea salomonica a quello della linea natanica. Nel momento in cui i suoi genitori lo cercavano nel tempio, da quel fanciullo parlava Zaratustra.

 

Naturalmente Zaratustra si era conquistate tutte le facoltà che ci si possono appropriare mediante l’uso degli strumenti corporei fisici ed eterici. Egli aveva dovuto scegliere la linea del sangue della stirpe salomonica e la corrispondente corporeità, perché in quella linea si trovavano sviluppate al più alto grado le forze necessarie. Per mezzo di tale corporeità egli acquistò tutto quanto potè, congiungendolo poi con ciò che proveniva dalla straordinaria interiorità del Gesù del vangelo di Luca, dotato ancora di qualità dell’uomo primordiale, non ancora passato per le incarnazioni terrestri. Le due correnti così si unirono: da quel momento in avanti, ci sta di fronte un’unica entità.

 

Si potrebbe dire, per colmo di sicurezza, che vien fatto osservare a questo punto anche qualcosa d’altro. Non solo i genitori del fanciullo di Luca riscontrarono un cambiamento di cui non poterono rendersi ragione, ma quella trasformazione si mostrò anche all’aspetto esterno. Dopo il ritrovamento di Gesù fra i dottori del tempio da parte dei suoi genitori, si legge nel vangelo di Luca (2,51-52): «E discese con essi e tornò a Nazaret… E Gesù progrediva in bellezza fisica esteriore, in nobili attitudini e in sapienza…». Perché sono indicate queste tre qualità? Perché si tratta di qualità che potevano svilupparsi in modo particolare, ora che in lui dimorava l’individualità di Zaratustra.

 

Tengo a mettere in evidenza che queste parole vengono di solito tradotte così: «E Gesù progrediva in sapienza, in età e grazia dinanzi a Dio e agli uomini». Ma mi chiedo se occorre disporre di un Vangelo, per affermare che un ragazzo dodicenne progrediva in età! Nella traduzione del Weizsàcker leggiamo addirittura: «E Gesù progrediva in sapienza, in statura e in età dinanzi a Dio e agli uomini».

 

Ma non si tratta certo di questo; il testo vuol dire che ora si trovava nel fanciullo Gesù un’individualità che non era più, come prima, soltanto interiore, ma che (essendosi andata sviluppando prima in un corpo fisico perfetto) poteva ora manifestarsi nella prestanza fisica. Ma anche ciò che si viene elaborando specialmente nel corpo eterico, cioè le abitudini assimilate ed elaborate durante la vita nel corpo eterico, non esistevano in origine nel Gesù natanico. In lui era invece presente una straordinaria disposizione all’amore, e su questa disposizione ora si poteva ulteriormente costruire. Tale disposizione era presente però sin dall’inizio, bella e pronta, e non poteva imprimersi (come negli altri uomini) nelle abitudini.

 

Adesso però era presente l’altra individualità, ricca delle qualità tratte da uno sviluppo avvenuto in un corpo fisico e in un corpo eterico particolarmente eletti; in seguito a ciò adesso potevano cominciare anche a manifestarsi delle abitudini esteriori e imprimersi nel corpo eterico. Questo è dunque il secondo elemento che venne sviluppandosi nel Gesù giovinetto. Il terzo, la «saggezza», è già meno difficile a comprendersi. Il Gesù del vangelo di Luca non era sapiente; era però un essere dotato al più alto grado della facoltà di amare. L’accrescimento della saggezza era dovuto ora all’ingresso dell’individualità di Zaratustra.

 

 

By | 2018-08-06T16:46:37+02:00 Agosto 6th, 2018|I DUE BAMBINI GESU'|Commenti disabilitati su IL GESÙ DELLA LINEA NATANICA