Il peccato contro lo spirito

O.O. 96 – Il Padre Nostro – 25.03.1907


 

Oggi le nostre considerazioni si riferiranno principalmente ad una parola del Nuovo Testamento che a molti risulta incomprensibile o difficilmente comprensibile. Per lo meno, è facile che non le si attribuisca il senso profondo che risulta invece appieno ad uno studio del cristianesimo esoterico. Questa parola c’introdurrà, anche per altra via, nel più profondo spirito e significato del cristianesimo. Si tratta della ben nota massima:

«Tutti i peccati potranno esserci rimessi, ma non quelli contro lo Spirito Santo».

 

In una tal massima risiede effettivamente il senso della missione del cristianesimo; e la concezione scientifìco-spirituale è in fondo il solo strumento atto a scoprire questo senso profondo.

Chi si accosta alla scienza dello spirito deve abituarsi sempre più a considerare, dai più diversi lati, la grande, universale missione del movimento scientifìco-spirituale; e sempre più dovrà farsi strada nel mondo l’idea che questo movimento non intende fondare una nuova fede, o addirittura una nuova setta, o altre simili cose.

Sono ormai passati i tempi in cui, entro l’evoluzione dell’umanità, si potevano fondare nuove confessioni di fede o nuove religioni. Quei tempi sono passati, e l’evoluzione religiosa consisterà nel trasformare le religioni oggi esistenti in una grande unitaria religione dell’umanità.

 

Il movimento scientifico-spirituale non intende predicare una nuova religione agli uomini;

ma vuol essere soltanto uno strumento per comprendere le profonde verità contenute nei documenti religiosi.

 

Ho già spesso richiamato la vostra attenzione sul fatto che la tendenza della nostra epoca, negli ambienti teologici o comunque negli ambienti religiosi, è di volgarizzare le verità religiose, è di non coglierne il senso più profondo.

Oggi, in tali ambienti, ci si accontenta di concepire il Cristo Gesù come il semplice uomo di Nazareth: ben volentieri si accetta di additare all’umanità la sua figura come un ideale superiore, come un Socrate, o un Platone, o un Goethe, o uno Schiller. Ma non si desidera di innalzarlo troppo al di sopra dell’umanità media.

 

Oggi si è ben lontani dal chiedersi se nel corpo di Gesù di Nazareth non abbia forse dimorato un’entità che trascende l’umanità normale. L’umanità attuale sembra essere ben lontana dal proporsi questo antico problema degli gnostici.

Questo antico problema mirava ad appellarsi a tutta la sapienza umana al fine di comprendere che cosa effettivamente avesse avuto luogo nell’anno I della nostra era. E così oggi ci si accontenta di interpretare una profonda verità com’è quella del peccato contro lo Spirito Santo, con alcune frasi morali, con alcune sentenze davvero superficiali.

 

Ma i documenti religiosi non esistono per essere commentati superficialmente. Nessuna profondità potrà essere abbastanza profonda, e nessuna sapienza abbastanza sapiente, per sollevare un tal velo. E neppure può esser lecito introdurre alcunché di arbitrario in questa ricerca di un senso più profondo. Agli uomini privi di erudizione e di preparazione scientifica ciò non accadrà facilmente; ma è anche vero che i documenti religiosi sono così profondi che nessun sapere giunge a scoprire interamente il loro senso.

 

Nessuna anima è semplice fino al punto

di non poter ricevere dai veri documenti religiosi impressioni grandi e possenti.

E nessuna sapienza può esser tanto alta da superare l’altezza di un vero documento religioso.

 

Partendo da un tal punto di vista e da un tale sentimento, cercheremo oggi di dare una spiegazione di questa massima.

Innanzitutto cercheremo di chiarirci che cosa s’intenda nel vero cristianesimo esoterico per Spirito Santo, e che cosa s’intenda per gli altri due aspetti della divinità: il Figlio (ossia la Parola o logos) ed il Padre.

 

Non si può penetrare in tali cose con la speculazione o con la riflessione. In queste cose non è lecito che ognuno introduca un senso arbitrariamente. Questo senso è stato riposto in esse da quelli che chiamiamo gli iniziati cristiani; e noi non abbiamo che attenerci a quanto è stato insegnato nelle loro scuole. Perciò è un male prendere la Bibbia in modo esteriore e fare speculazioni sul significato di questa o quella parola. Questo, un vero occultista non lo farà mai. Egli sa che sono esistite scuole d’iniziazione cristiana nelle quali è stato insegnato il senso profondo riposto nei documenti cristiani, e quindi affronterà diversamente il problema. Questo senso non è mai stato insegnato in nessun altro modo; e non esistono punti di vista diversi in proposito.

 

Cerchiamo di attenerci a un punto che forse è apparso di più alla superficie della storia esteriore: alla grande scuola esoterica cristiana fondata dall’apostolo Paolo stesso ad Atene, alla scuola di Dionigi Areopagita.

Gli studiosi si sono assuefatti a parlare di uno Pseudo-Dionigi, perché è possibile rintracciare scritti che portano questo nome solo a partire dal sesto secolo. Ma gli studiosi non colpiranno nel segno, su questo punto, se non si renderanno conto che, nel corso dei tempi, gli usi degli uomini sono andati mutandosi radicalmente.

 

Mentre, oggi, un uomo a cui venga in mente una volta un pensiero intelligente non avrà requie finché questo pensiero non si sia tramutato in carta stampata e non svolazzi per il mondo, in passato si usava appunto il contrario: le verità più sacre venivano preservate dal vasto pubblico, e si impediva che venissero rese note a chiunque.

Solo quelli che erano conosciuti, e che avevano dato prova di saper accogliere tali verità in modo degno e di esser provvisti di un senso per la verità, solo quelli potevano accoglierle.

 

Esse venivano comunicate in un primo tempo solo verbalmente, perché si desiderava che chi parlava di tali verità, o anche solo chi apriva gli occhi degli scolari sui fatti ad esse relativi, pronunziasse le parole versandole in un’atmosfera di devozione, di sentimento puro, di caldo e vivo cuore. I discepoli di quelle scuole esoteriche dovevano riuscire a suscitare in sé un determinato stato d’animo, un determinato sentimento rispetto a quelle somme verità.

 

Oggi si è dell’avviso che si possa accogliere una verità, a prescindere dal nostro stato d’animo. E, con questo, non intendo sollevare una critica: oggi deve essere così; ciò è frutto dell’evoluzione. Ma in quel passato si aveva un’altra idea. Allora non era indifferente l’atteggiamento interiore con cui una verità matematica o fisica veniva accolta. Allora si sapeva bene che occorreva accogliere anche le nozioni più semplici (le quali in fondo comunicavano anch’esse delle verità) con uno stato d’animo elevato.

 

Queste comunicazioni venivano accolte come una rivelazione dello spirito cosmico divino. Similmente venivano accolte persino le verità matematiche, le quali presentavano le rivelazioni divine in rapporto allo spazio. La scuola si preoccupava molto di suscitare nei discepoli un atteggiamento giusto, un giusto modo di sentire.

Così avveniva anche nella scuola di Paolo, che rivelava ai discepoli le verità superiori soltanto dopo una profonda preparazione. Mentre Paolo predicava il cristianesimo nel vasto mondo, i suoi discepoli ne sperimentavano, ad Atene, lo sfondo esoterico; ed essendosi lo spirito di quella scuola propagato per un lungo periodo di tempo, avvenne che i sommi rappresentanti della verità esoterica fossero chiamati sempre con lo stesso nome.

 

La scuola d’Atene continuò ad esistere per secoli; e quello che ne fu di volta in volta il sommo maestro ed il sommo iniziato, portò sempre il nome di Dionigi. Perciò, colui che nel sesto secolo trascrisse quelle antiche verità (quando ormai la scrittura era entrata maggiormente in uso) portò anch’egli lo stesso nome. Solo chi ne è a conoscenza, potrà comprendere quale grande importanza abbia avuto ciò per la scuola di Dionigi.

 

Cercheremo ora di apprendere qualcosa, nel senso del vero cristianesimo, sulle tre parole: Padre, Figlio e Spirito.

Nelle nostre considerazioni sul Padre nostro, abbiamo guardato da un altro punto di vista a quanto si cela dietro queste tre parole. Abbiamo appreso allora quali elementi della divinità si esprimano nei tre elementi superiori della natura umana, nel manas, nel buddhi, nell’atma. Abbiamo appreso come queste tre sfere superiori della natura umana siano connesse con le parole di “nome”, “regno” e “volontà” nel Padre nostro.

Oggi cercheremo di considerare questi tre elementi costitutivi dell’uomo da un altro punto di vista, ossia come avveniva nella scuola esoterica cristiana. Richiamiamoci quindi alla mente quale sia il rapporto fra la natura umana inferiore e la superiore.

 

Nelle scuole cristiane si è sempre insegnato

• che l’uomo consta del corpo fisico, del corpo eterico o vitale, e del corpo astrale;

• e che, entro questi tre corpi, come elemento interiore dell’entità umana vive l’io.

La cosiddetta sacra tetrade, di cui si è sempre parlato in passato,

era costituita dal corpo fisico, dal corpo eterico o vitale, dal corpo astrale e dall’io.

 

Ma abbiamo anche appreso che, nel corso dell’evoluzione umana,

questi tre corpi vengono trasformati dall’io.

• Abbiamo visto che l’io deve prima trasformare il corpo astrale,

che è il portatore degli affetti, degli istinti, delle passioni e delle sensazioni.

Possiamo anche chiamarlo, questo corpo astrale, “corpo senziente”.

• Anche il cristianesimo esoterico insegnava che l’io è chiamato a nobilitare

e a purificare sempre più, nel corso dell’evoluzione, il corpo astrale.

 

E quello che l’uomo ha purgato, purificato e nobilitato del suo corpo astrale,

viene chiamato, nel cristianesimo esoterico, lo Spirito Santo nell’uomo.

 

Si potrebbe anche dire, esprimendoci nel linguaggio della scienza dello spirito,

che quella parte del corpo astrale che viene purificata dall’io si chiama, nel cristianesimo esoterico,

la parte del corpo astrale che è afferrata dallo Spirito Santo.

 

Sappiamo poi che l’io opera anche sul corpo eterico, trasformandolo, nobilitandolo e purificandolo.

• Nella vita esteriore ordinaria, sia materiale che spirituale,

l’elemento morale della cultura agisce sul corpo astrale nobilitandolo;

• sul corpo eterico dell’uomo agisce invece, trasformandolo e nobilitandolo,

solo quanto egli accoglie in sé dalla religione e dall’arte, ove ha il presagio dell’eterno nella forma del tempo.

 

Gli impulsi artistici agiscono con maggior forza che non l’educazione morale,

agiscono con maggior forza di quanto non agisca sull’umanità la vita giuridica e statale;

nella vera opera d’arte, infatti, traluce ciò che è eterno ed imperituro.

• Più fortemente influiscono sul corpo eterico gli impulsi religiosi.

Sotto l’influsso di tali impulsi, una parte del corpo eterico viene elaborata

e si trasforma in buddhi, ossia nel logos, nella Parola.

Nel cristianesimo esoterico ciò viene chiamato il Cristo.

 

In una trattazione come la nostra dobbiamo sempre tener presente che, in quanto noi ci applichiamo allo studio della scienza dello spirito, non inseguiamo una qualsiasi grigia teoria, un alcunché di estraneo al mondo ed alla vita; ma che cerchiamo nello spirito qualcosa per cui si possa influire direttamente sui corpi inferiori, nobilitandoli e purificandoli.

Solo se avremo afferrato e sperimentato lo spirito, e se saremo riusciti a tradurlo nella vita, potremo ad ogni istante compenetrare la nostra vita e spiritualizzarla mediante quanto abbiamo appreso nel regno dello spirito. Allora noi metteremo in pratica la conoscenza spirituale.

 

L’importante non è che si facciano escogitazioni, ma che lo spirito fluisca nella nostra vita culturale.

E poiché qui si parla della trasformazione dei corpi umani, converrà anche richiamare l’attenzione su qualcosa di pratico, e cioè su quanto in fondo ci comunicano queste frasi.

 

• Quando voi, con la vostra coscienza, state entro la vita, quando andate per strada o al mercato,

quando fate agire su di voi gli influssi della vita e fate fluire in voi le impressioni del mondo,

allora solo una parte della vostra esperienza affiora alla vostra coscienza.

• Chi non tenga conto di ciò, non potrà mai comprendere la vita, né forse certi importanti segreti della quotidianità.

• Chi aspira alla conoscenza spirituale deve penetrare più a fondo, con lo sguardo,

di quanto non sia oggi in grado di fare un’altra persona coi mezzi esteriori della cultura ordinaria.

 

I nostri diversi corpi – il corpo eterico ed il corpo astrale –

si distinguono anche per il fatto che vengono influenzati in modo diverso dal mondo esterno.

 

Tutto ciò che voi accogliete coscientemente e a cui rivolgete la vostra attenzione,

tutto ciò di cui vi rendete consapevoli nella vita, incontrandolo, perché la vostra coscienza ne viene toccata,

tutto ciò che vedete fuori, o nella vostra stanza e che fa una impressione su di voi,

tutto ciò si esprime negli ondeggiamenti e movimenti del vostro corpo astrale.

Tutto quanto voi sperimentate nella vita della coscienza,

tutto ciò un iniziato può seguirlo nei movimenti e nelle correnti

ed in tutto ciò che si manifesta entro il corpo astrale.

 

Ma esistono nell’uomo anche altri influssi; influssi a cui normalmente egli non rivolge la sua piena attenzione.

Per farvi comprendere ciò che intendo dire, parlerò in modo ben concreto.

Quando andate per le strade della città, voi non potete fissare la vostra completa attenzione su tutte le numerose cose davanti a cui passate. Vi sono molte cose di cui, dopo, voi non saprete neppure che vi siete passati accanto.

Pensate solo, quando percorrete una strada, a tutto quanto sta nelle vetrine, a destra ed a sinistra, e a quanti uomini, chissà come vestiti, vi sono passati accanto! Avete forse rivolto la vostra attenzione a tutte queste cose? Certo che no.

 

Tutto ciò a cui non avete rivolto consapevolmente la vostra attenzione, però,

non vi passa accanto senza lasciare traccia, ed esercita un’impressione su di voi.

 

Supponiamo che un tale sfogli le pagine di un giornale umoristico, o guardi un cartello pubblicitario. Quello che egli osserva con attenzione cosciente, non è tutto quello che egli ivi fa. Sulle pagine del giornale umoristico vi sono cose che egli non porta a coscienza, ma che, nondimeno, fanno su di lui una certa impressione.

Si dice, in tal caso, che si tratta di impressioni che risiedono sotto la soglia della coscienza; ma in realtà la cosa è diversa.

 

• In realtà molte cose, innumerevoli cose, agiscono sull’uomo senza che egli se ne renda conto coscientemente;

e agiscono talvolta più profondamente e più significativamente

di quelle di cui è consapevole; perché agiscono soprattutto sul suo corpo eterico.

• Continuamente voi ricevete delle impressioni sul vostro corpo eterico;

ed esso si mette in movimento, e onde e flutti si formano,

seppure di natura più fine delle onde formate nel vostro corpo astrale dalle impressioni coscienti.

•  Tuttavia, sebbene più fini, esse esistono.

 

Da ciò potete dedurre quanto infinitamente importante sia per tutta l’evoluzione umana

quello di cui l’uomo effettivamente non si rende affatto conto nella sua coscienza.

Nei sostrati della nostra civiltà  agiscono continuamente, sui sensi attuali degli uomini, molte cose

che, eludendo il corpo astrale, esercitano un influsso diretto sul corpo eterico

e destano in esso immagini dal significato duraturo.

 

Tali cose agiscono continuamente sugli uomini, dai sostrati della nostra civiltà;

ed è appunto qui che la scienza dello spirito deve additare fatti più sottili,

è qui che essa deve mostrare che la conoscenza del mondo spirituale può gettar luce sulla vita quotidiana.

E così: in una determinata epoca agiscono tutt’altre tendenze da quelle di un’altra epoca.

 

Se in un’epoca sono in uso certe forme di pubblicità e certi fogli umoristici orrendi, di qualità assolutamente deteriore, che hanno presa soltanto sulla sensualità e sulla smania del sensazionale, e se in un’altra epoca invece queste cose non sono in uso, tutto ciò si riflette normalmente nelle tendenze ed anche nei temperamenti e nelle disposizioni dei caratteri degli uomini; e gli iniziati sono in grado di constatarlo.

Perfino la voce della coscienza negli uomini è uno specchio degli influssi occulti che vengono esercitati su di loro.

 

Chi volesse studiare la forma di coscienza, il temperamento, l’atteggiamento interiore e le tendenze delle popolazioni dell’Europa centrale, o dell’Europa in genere, nei secoli XII, XIII e XIV, dovrebbe far risalire tutte queste caratteristiche, procedendo nel senso dell’occultismo, allo stile dell’architettura, allo stile della pittura e a tutti gli altri strumenti culturali che attorniavano le anime umane.

 

Era ben diverso l’atteggiamento che si aveva nell’andare per strada allora, dove tutto a sinistra e a destra era in connessione con l’anima, da quello che si ha oggi; oggi al mercato siamo circondati da tutt’ altre cose!

Né dobbiamo assolutamente trascurare ciò che sta sotto al livello della coscienza; infatti,

gli impulsi connessi con le grandi tappe dell’evoluzione umana

esercitano profondissimi influssi sull’uomo.

 

Non si deve perciò sottovalutare il fatto che oggi, nei sostrati della nostra civiltà,

troviamo ogni sorta di cose a cui ho accennato ora, nelle quali risiedono

le vere cause dell’atteggiamento e del sentire materialistico moderno.

• Lì appunto ne vanno ricercate le cause.

E perciò non si può, così senz’altro, accusare di essere reazionario

chi, da un punto di vista più profondo, aspiri a che elementi nobili e significativi vengano espressi

proprio da ciò che influisce così profondamente sull’anima umana,

cioè vengano improntati fino nelle forze plasmatrici del corpo eterico.

 

C’è dunque un modo di considerare le cose che non tiene conto dei pregiudizi del tempo, ma delle verità spirituali. E se un tal modo di considerare le cose noi lo estendiamo a ciò che è dannoso, a ciò che genera un atteggiamento materialistico nella nostra vita quotidiana, senza che l’uomo se ne possa accorgere, allora ci renderemo conto che, con le teorie e con le dottrine, non si farà molta strada, se queste teorie e dottrine non si immergeranno in profondità nelle cose.

 

Sapendo che le più alte dottrine del cristianesimo si sono riflesse nella pittura,

non vi meraviglierete poi del fatto che queste si riflettevano

anche in ciò che circondava continuamente l’uomo, pur se egli non vi prestava attenzione.

 

• Consideriamo ora quello che nell’esoterismo cristiano è chiamato il Padre.

Sappiamo che dall’io viene trasformato non soltanto il corpo astrale,

ma anche il corpo eterico ed il corpo fisico.

Essi vengono trasformati dall’uomo inconsapevolmente, a meno che

egli sia un esoterista, o un occultista, o un discepolo della scuola esoterica.

 

Tutto ciò che opera soltanto sul corpo astrale è solo una preparazione

per una vera disciplina esoterica, per una vera scuola occulta.

 

La disciplina occulta ha inizio nel momento in cui si apprende a elaborare il corpo eterico o vitale,

nel momento in cui l’uomo viene messo in condizione di trasformare,

con l’aiuto degli insegnamenti del suo maestro occulto, i propri temperamenti, le proprie inclinazioni ed abitudini,

ossia quando l’uomo diventa un altro uomo.

 

La conoscenza vera del mondo superiore ha inizio solo quando l’uomo diventa un altro uomo.

Si può imparare la fisica teoricamente; ciò agisce solo sul corpo astrale.

• Ma solo se gli insegnamenti contengono una forza sostanziale

che permette di agire sull’uomo, trasformandolo,

solo allora si formano, da dentro, gli organi atti a contemplare il mondo superiore.

• In tal modo ha luogo la trasformazione del corpo eterico, ed anche la trasformazione del corpo fisico.

 

E poiché il corpo fisico si trasforma partendo dal processo della respirazione, mediante la sua ritmizzazione,

questo corpo fisico, quando sia illuminato dalla coscienza, viene chiamato atma.

• L’esoterismo cristiano lo chiama il Padre.

 

Nell’esoterismo cristiano dobbiamo dunque distinguere:

• Lo Spirito Santo: il cristiano ha in sé tanto di Spirito Santo, quanto ha nobilitato il proprio corpo astrale.

• Il Figlio (il logos, la Parola): il cristiano ha in sé tanto del Figlio, tanto del logos, o della parola,

quanto ha trasformato il proprio corpo eterico.

• E, in terzo luogo, il Padre: il cristiano ha in sé tanto del Padre,

quanto il suo corpo fisico si è trasformato, ed è divenuto eterno.

(Solo un iniziato può avere in sé, coscientemente, il Padre).

 

Per poter distinguere quale sia il peccato, o la bestemmia, contro lo Spirito Santo, contro il Figlio, o contro il Padre, e per immedesimarci nell’uso linguistico cristiano, dovremo ricordarci qual è la missione del cristianesimo e come la intendessero i maestri dell’esoterismo cristiano.

 

Ho indicato spesso che la più profonda missione del cristianesimo si esprime con le parole:

• «Chi non abbandona padre, madre, fratello e sorella, non può essere mio discepolo».

 

La stessa cosa è espressa in modo diverso nelle parole di Marco:

• «Ed essendo giunti sua madre e i suoi fratelli, si erano fermati fuori e l’avevano mandato a chiamare. Intorno a lui stava seduta una gran folla, e, quando gli fu detto: ecco, tua madre e i tuoi fratelli son fuori e ti cercano, egli rispose: chi è mia madre? e chi sono i miei fratelli? Poi, dando un’occhiata ai discepoli che gli stavano seduto attorno disse: ecco mia madre e i miei fratelli! Chi avrà fatto la volontà di Dio, questi mi sarà fratello, sorella e madre». Parole simili si trovano anche in Luca: «Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio, e la mettono in pratica».

In tali parole si esprime la vera missione del cristianesimo. Le comprenderemo se ci rappresentiamo con l’anima vivamente il corso dell’evoluzione umana. E questa sarà anche la migliore preparazione per parlare del mistero del Golgota.

 

Se risaliamo il corso dell’evoluzione dell’umanità, giungeremo, a ritroso, fino a quella che chiamiamo l’epoca lemurica. Sappiamo già che l’epoca atlantica è stata preceduta dall’antica epoca lemurica. Troviamo in quell’antica epoca l’essere umano, per così dire, semi-animale, costituito da quattro elementi: troviamo un uomo che consisteva già di una tetrade – corpo fisico, corpo eterico, corpo astrale e la predisposizione all’io -, ma che non era ancora in grado di elaborare, neppure in misura minima, i suoi tre involucri.

 

Infatti, la forza necessaria all’uomo per elaborare, nel senso in cui abbiamo parlato, i suoi involucri,

doveva prima penetrare nel portatore della vera natura umana.

 

Non esisteva ancora, in quell’epoca, quello che voi oggi designate come il vostro io, quello che è il nocciolo della vostra anima e della vostra più profonda natura, la quale contiene qualcosa che è già la trasformazione dei tre involucri umani; quell’io non esisteva, e penetrò nell’evoluzione appunto in quell’epoca.

 

L’io era ancora uno spazio vuoto, che doveva accogliere quella che oggi è la più profonda interiorità, quella che chiamiamo la parte immortale dell’uomo, che passa attraverso tutte le incarnazioni e che, con la Terra, passerà ad un’altra esistenza planetaria.

 

Solo allora l’io si immerse nella dimora umana;

prima esso stava nel grembo della divinità e costituiva una parte della natura divina.

 

Ho già usato un’immagine, per esprimere come ebbe luogo allora l’immersione dell’anima umana nel corpo,

l’infusione delle gocce divine nei singoli involucri umani.

Ho detto: si prenda un bicchiere d’acqua; in esso molte gocce sono contenute entro il liquido che lo riempie. Ed ora si prendano mille piccole spugne, s’immergano nell’acqua, cosicché ognuna di esse ne assorba una goccia. Avremo così assorbito dal bicchiere molte gocce d’acqua e avremo ripartito nelle diverse piccole spugne ciò che prima esisteva nel bicchiere in forma fluida unitaria.

 

Ciò che oggi è in noi,

e che prima stava nel grembo della divinità come in un elemento universalmente fluttuante,

si ripartì allora nei singoli corpi umani,

cosicché oggi ognuno di noi ha in sé una goccia di quella sostanza divina unitaria.

 

In tal modo si individualizzò ciò che prima era solo una parte della natura divina generale.

Come le mie dieci dita sono membra del mio organismo,

così le anime che oggi dimorano nei corpi umani sono membra della divinità.

È come se ogni dito si individualizzasse,

come se ogni dito acquistasse una vita propria, circondandosi di altri involucri.

Similmente le gocce che prima riposavano in grembo alla divinità, diventarono entità umane interiori.

 

Queste entità umane interiori presero dimora entro i corpi umani a ciò allora preparati. Quei corpi umani avevano un aspetto del tutto differente dall’attuale. Forse nessuno mi crederebbe, se descrivessi come quei corpi umani si aggiravano allora sulla Terra in attesa di ricevere un’anima dalla divinità. Anche chi sia già abituato a udire parlare di queste cose, si stupirebbe assai se io descrivessi come erano allora quei corpi, e come quelle forme, che oggi ci apparirebbero grottesche e inconcepibili, si siano trasformate nei corpi umani attuali.

 

Chi ha fatto sì che quei corpi conquistassero l’aspetto attuale?

L’anima interiore stessa lo ha fatto.

La figura, la forma di quest’anima umana operava allora dall’interno verso l’esterno.

 

Possiamo farci un’idea di come l’anima operasse,

osservando nell’uomo attuale gli ultimi residui dell’attività formatrice dell’anima sul corpo.

Osserviamo il sentimento di vergogna