Il peccato originale, l’influsso luciferico e l’impulso del Cristo

O.O. 116 – L’Impulso-Cristo e la coscienza dell’Io – 25.10.1909


 

In ciascuno dei quattro Vangeli – come abbiamo potuto vedere nel corso di una delle nostre ultime conferenze – il grande Mistero del Golgotha viene rappresentato sotto un particolare aspetto.

 

Abbiamo fatto notare che

• il Vangelo di Marco mostra il Mistero del Golgotha, il Mistero del Cristo Gesù,

nella prospettiva dei grandi nessi cosmici,

• mentre il Vangelo di Matteo presenta la formazione di questo Mistero

muovendo dal particolare carattere di un popolo e precisamente dal carattere dell’antico popolo ebraico.

 

Abbiamo visto come questo popolo, dal tempo di Abramo, si sia dovuto sviluppare, di generazione in generazione, per dare alla luce, come un fiore, quell’essere umano che potesse celare in sé l’individualità di Zarathustra, o Zoroastro. Abbiamo visto come tutte le caratteristiche dell’antico popolo ebraico, che via via dovevano plasmarsi sempre più intensamente, crescendo di generazione in generazione, si basassero sul principio della ereditarietà fisica. Con ciò abbiamo potuto distinguere la missione dell’antico popolo ebraico dalla missione di altri popoli.

L’antico popolo ebraico aveva come missione di trasmettere determinate caratteristiche per via ereditaria, caratteristiche che dovevano progredire appunto per mezzo della trasmissione fisico-ereditaria, dalle più antiche generazioni dell’età di Abramo fino a Gesù.

Il Vangelo di Matteo cela però molti altri misteri, come del resto anche gli altri Vangeli. E anche se, nel corso di questo inverno apriremo alcuni spiragli, singole prospettive sui Vangeli, potremo per il momento, soltanto incominciare a stimolarne la comprensione. Per comprendere, infatti, pienamente, i Vangeli è necessario un lavoro spirituale che non potrà mai avere fine. Per il momento si vuole fare luce sul Vangelo di Matteo da un ben preciso angolo visuale; seguirà poi, per le anime che oggi si trovano nella corrente spirituale della scienza dello Spirito, una determinata applicazione pratica di tali insegnamenti – derivabili da questa prospettiva.

 

Se, con una specie di sguardo retrospettivo, passiamo in rassegna le diverse cose che abbiamo appreso nel corso degli anni, possiamo dire che questo sviluppo dell’umanità, quale l’abbiamo rappresentato dal punto di vista della scienza dello Spirito, attraversa varie crisi: perviene a punti importanti, poi continua per un po’ in maniera più uniforme, per pervenire nuovamente ad un punto importante, e così via.

Abbiamo infatti sottolineato molte volte che uno di questi momenti importantissimi nell’evoluzione terrena dell’umanità, si è verificato, all’inizio dell’èra cristiana, con l’immissione dell’Impulso-Cristo. Se procediamo ulteriormente a ritroso, saltando varie cose, troviamo un altro punto importante, cui abbiamo fatto ripetutamente riferimento. Se, attraversando il periodo atlantideo, risaliamo al periodo lemurico, troviamo il punto in cui è stata innestata nell’essere umano la prima disposizione all’Io.

 

Per comprendere una tal cosa, le parole devono essere valutate con grandissima attenzione.

• Quando si dice che allora fu immessa nell’essere umano la prima disposizione all’Io,

si deve, per esempio, tenere ben distinto ciò che è accaduto nell’antico periodo lemurico.

• Quando, invece, si dice che al tempo del Mistero del Golgotha ebbe inizio il periodo

in cui l’umanità si rese pienamente cosciente di questo Io, si ha una differenza significativa:

• avere l’Io come disposizione, come qualcosa che lavora nell’uomo,

• è cosa diversa dall’essere condotti, consapevolmente, alla coscienza di possedere questo Io.

Queste cose vanno nettamente distinte, altrimenti non si viene a capo delle reali leggi dell’evoluzione.

 

Sappiamo che l’innesto dell’Io nell’uomo trova la sua motivazione nello sviluppo complessivo della Terra. La Terra ha attraversato i periodi di Saturno, Sole, Luna e soltanto successivamente è divenuta quel che è oggi. Su Saturno venne posta la disposizione per il corpo fisico, sul Sole per il corpo eterico, sulla Luna per il corpo astrale; sulla Terra, infine, si è aggiunta la disposizione all’Io.

Questa disposizione all’Io venne quindi posta, all’interno dello sviluppo della Terra, in epoca lemurica.

 

In questa epoca, però, si presenta ancora qualcos’altro, ossia ciò che abbiamo sempre chiamato influsso luciferico.

L’uomo venne allora dotato,

• da una parte, del germe dell’Io destinato ad essere, di continuo,

ulteriormente plasmato nel corso dei successivi periodi della Terra,

• ma contemporaneamente venne inserito l’influsso luciferico nel corpo astrale.

 

Questo influsso luciferico modificò l’intero essere umano

e pertanto anche tutto ciò che nell’uomo si trovava di forze ed elementi nel corpo eterico e nel corpo fisico.

L’intero uomo divenne pertanto un altro nel periodo lemurico,

diverso da quello che sarebbe diventato se non avesse subito l’influsso luciferico.

 

Così l’uomo diventa un altro nel periodo lemurico secondo una duplice modalità:

• diventa un essere dotato dell’Io

• e altresì un essere che cela in sé il principio luciferico.

Se non fosse sopraggiunto il principio luciferico, l’influsso dell’Io sarebbe comunque subentrato.

 

Che cosa è allora accaduto all’essere umano per il fatto che nel periodo lemurico si sia fatto valere l’influsso luciferico?

Se una tale questione viene illustrata partendo da questo o quell’aspetto, vi prego vivamente di non considerarla mai del tutto esaurita. Infatti è possibile prendere in esame un solo punto di vista alla volta. Nel corso degli anni è stato già detto molto circa quanto è accaduto nella evoluzione a causa dell’influsso luciferico. Sebbene pertinente, non possiamo ripetere tutto ora. Oggi dovremo evidenziare un solo punto di vista relativo ad un determinato aspetto.

 

Questo punto di vista consiste nel fatto che

l’uomo, a causa di tale influsso luciferico, è giunto ad un determinato grado di sviluppo in anticipo rispetto a ciò che gli era propriamente predestinato, a ciò che, per così dire, era contemplato per lui dalla saggia direzione del mondo.

A causa dell’influsso luciferico, l’uomo si è calato più profondamente nei tre arti essenziali pervenutigli dalle precedenti incarnazioni della Terra: nel suo corpo astrale, nel suo corpo eterico e nel suo corpo fisico.

Si è identificato in essi più di quanto sarebbe avvenuto senza l’influsso luciferico.

L’uomo sarebbe rimasto, per così dire, con il suo Io più vicino ai mondi spirituali, si sarebbe sentito più a lungo, con il suo Io, parte integrante del mondo spirituale, se l’influsso luciferico non avesse avuto come effetto di calarlo più profondamente nel corpo astrale, eterico e fisico. L’uomo è, per così dire, disceso più profondamente sulla Terra nel periodo lemurico a causa dell’influsso luciferico.

 

Possiamo indicare il momento in cui l’uomo sarebbe disceso sulla Terra o nella materia fisica: ciò sarebbe stato molto più tardi di quanto è in realtà accaduto nel periodo lemurico a causa dell’influsso luciferico, vale a dire a metà del periodo atlantideo.

In altre parole, se non ci fosse stato alcun influsso luciferico, l’uomo avrebbe dovuto aspettare, per la sua discesa sulla Terra, fino alla metà del periodo atlantideo. A causa dell’influsso luciferico egli è disceso prima, divenendo un essere libero che agisce muovendo dai suoi propri impulsi. Egli si sarebbe, altrimenti, mantenuto in una totale dipendenza dal mondo spirituale fino alla metà del periodo atlantideo e, fino ad allora, da se stesso non avrebbe mai potuto decidere in qualche modo tra il Bene e il Male, né avrebbe mai potuto sviluppare un qualsiasi impulso libero; avrebbe, invece, agito partendo da istinti dell’anima, ossia da forze che gli esseri divino-spirituali avrebbero innestato nella sua anima.

Ma gli esseri luciferici gli hanno procurato la possibilità di decidere prima del previsto tra il Bene e il Male, di non lasciarsi soltanto guidare istintivamente dalle leggi dell’ordine divino-spirituale del mondo, ma di decidere da sé, di darsi da sé una propria regola.

 

Questo fatto ci viene espresso proprio in maniera profonda nella descrizione del peccato originale che, in una meravigliosa immagine, altro non rappresenta che ciò che io or ora ho raccontato. Ciò viene rappresentato nell’Antico Testamento con le seguenti parole: l’anima vivente venne impressa nell’uomo dagli esseri divino-spirituali. Se questa anima vivente fosse rimasta qual era, l’uomo avrebbe dovuto aspettare finché quest’anima vivente, vale a dire l’Io non ancora sviluppato, non fosse diventata matura per prendere decisioni attraverso gli esseri divino- spirituali.

Ora sopraggiungono gli influssi luciferici, rappresentati nella Bibbia dal Serpente. Con ciò l’uomo arriva non solo a seguire istintivamente gli influssi di Jahvé o degli Elohim, ma a decidere da sé sul Bene e sul Male. Da essere, fino a quel momento, guidato e diretto dagli esseri divino-spirituali, l’uomo è così diventato un essere capace di decidere da sé.

Anche nella Bibbia viene rappresentato in modo chiarissimo come attraverso il Serpente, ossia attraverso gli esseri luciferici, sia stata provocata l’autodeterminazione dell’uomo. E poi vi risuoneranno, pronunciate dagli dèi, le parole della Bibbia: « L’uomo è diventato come noi! », ossia, uno degli dèi; oppure, se vogliamo esprimerlo in maniera radicale, l’uomo, a causa dell’influsso luciferico, si è appropriato di qualcosa che fino ad allora si addiceva solamente agli dèi.

Spettava infatti agli dèi prendere decisioni circa il Bene ed il Male, non a quegli esseri che dagli dèi dipendevano.

 

L’uomo è quindi diventato, a causa dell’influsso luciferico, un autodeterminatore, ossia un essere che ha sviluppato in sé troppo presto caratteristiche divine. In questa maniera è quindi entrata, a causa dell’influsso luciferico, qualcosa nella natura dell’uomo che altrimenti sarebbe stata conservata per lo sviluppo umano fino alla metà del periodo atlantideo.

Potete ora immaginarvi che l’uomo sarebbe stato completamente un altro se gli fosse stata concessa questa discesa nella materia solo alla metà del periodo atlantideo; allora la sua anima sarebbe stata segnata da questa discesa in uno stadio più maturo. Egli sarebbe pervenuto nella materia come un uomo migliore e più maturo. Avrebbe portato altre facoltà in tutto ciò che è fisico, eterico e astrale e sarebbe stato capace in tutt’altra maniera di decidere tra il Bene ed il Male.

 

• Rendendosi capace di decidere tra il Bene e il Male già dal periodo lemurico fino alla metà del periodo atlantideo, l’uomo ha peggiorato se stesso rispetto a ciò che sarebbe altrimenti diventato, poiché è pervenuto nella materia in una condizione meno compiuta.

• Diversamente, avrebbe attraversato tutto il tempo fino alla metà del periodo atlantideo in un modo molto più spirituale; ha così, invece, percorso questo tragitto in un modo più materiale. Ciò mise l’uomo nella condizione di decadere completamente, se non avesse ricevuto in aggiunta dagli dèi ciò che essi gli avevano destinato per la metà del periodo atlantideo.

 

Che cosa sarebbe stato dato all’uomo alla metà del periodo atlantideo, se egli fino ad allora fosse stato come istintivamente guidato e diretto da esseri divino-spirituali?

Gli sarebbe stato dato ciò che di fatto, una volta presente l’influsso luciferico, gli è stato dato attraverso il Mistero del Golgotha! L’impulso del Cristo gli sarebbe stato dato alla metà del periodo atlantideo.

Ora, a causa dell’influsso luciferico, egli avrebbe dovuto attendere per ricevere questo impulso del Cristo tanto a lungo quanto è stato il tempo intercorso tra l’influsso luciferico e la metà del periodo atlantideo.

L’impulso del Cristo è stato ritardato proprio per un periodo di tempo pari a quello in cui Lucifero si è presentato all’uomo prima della metà del periodo atlantideo.

Per il fatto che l’uomo abbia acquisito la sua somiglianza con Dio in anticipo rispetto al previsto, dobbiamo registrare un ritardo dell’impulso del Cristo. L’uomo, infatti, doveva prima attraversare tutto ciò che gli doveva accadere nel karma terreno a causa del male subentrato in lui mediante l’influsso luciferico. Questo doveva, per così dire, dapprima essere espiato dall’umanità.

 

L’uomo doveva attendere non solo fino a quando l’influsso luciferico avesse fatto di lui un individuo capace di decidere tra Bene e Male, ma anche fino a quando, nel corso dello sviluppo della Terra, non fosse subentrato tutto ciò che doveva venire come conseguenza di questo influsso luciferico. Si doveva attendere questo. Solo allora l’impulso del Cristo sarebbe potuto discendere sulla Terra.

Secondo la saggia direzione del mondo, l’uomo non sarebbe rimasto eternamente privo di ciò che è sorto in lui a causa dell’influsso luciferico, ma l’avrebbe dovuto ricevere alla metà del periodo atlantideo. Ciò, in ogni caso, gli sarebbe dovuto accadere. A dire il vero, però, nell’altro modo ciò non gli sarebbe accaduto nella forma in cui invece si verificò a causa dell’influsso luciferico.

 

A causa di Lucifero l’uomo ha ricevuto, per tutto ciò che è connesso con le cose spirituali, non solo la facoltà di decidere liberamente, ma anche la capacità di entusiasmarsi per il Bene, per ciò che è nobile, saggio, sublime.

Come uomini, oggi, noi non dobbiamo soltanto decidere in modo freddo, sobrio ed arido tra il Bene e il Male, ma possiamo anche infiammarci per ciò che è bello, nobile, buono e saggio. Ciò deriva dal fatto che nel nostro corpo astrale è stato introdotto qualcosa che, se fosse pervenuto all’uomo soltanto alla metà del periodo atlantideo, sarebbe stato introdotto soltanto nell’Io, nell’Io giudicante.

Quindi tutto ciò che possediamo quanto a sentimenti, idealismo, infiammato entusiasmo per il Bene e gli alti ideali, lo dobbiamo alla circostanza che nel nostro corpo astrale è entrato qualcosa prima di esser divenuti, nell’Io, simili a Dio, di aver assunto il Cristo nel nostro Io.

L’essenziale è che questa somiglianza con Dio, questa uguaglianza con Dio, questa possibilità di trovare il bene in se stessi, dovevano pervenire all’uomo. Se non si fosse verificato l’influsso luciferico, questo impulso si sarebbe manifestato alla metà del periodo atlantideo; in questo modo, però, è arrivato nel periodo in cui, appunto, il Cristo Gesù ha operato.

 

Attraverso l’impulso del Cristo

ha preso dimora nell’uomo la coscienza di avere nel proprio Io qualcosa dell’essere e della sostanza divina.

 

Anche nel Nuovo Testamento, alla base di tutte le massime più profonde sta il fatto che l’uomo può accogliere il divino nel suo essere dell’Io e che questo divino vi può operare e decidere tra il Bene ed il Male.

 

Possiamo perciò dire che,

con l’assunzione dell’Impulso-Cristo nell’interiorità dell’uomo,

si diede all’uomo la possibilità di dire a se stesso: io sono norma a me stesso

per le conoscenze della mia esistenza, per le decisioni circa il Bene ed il Male.

 

Se volgiamo il nostro sguardo indietro, verso le epoche precristiane, dobbiamo dire che allora non si era ancora manifestato quell’impulso che fa dell’uomo colui che veramente decide tra il Bene ed il Male. Tale capacità di giudizio, la conoscenza del bene, del bello e del vero erano, in epoca precristiana, necessariamente manchevoli e tali da non poter, in fondo, avere origine nella più profonda intimità dell’uomo.

 

Prima dell’avvento dell’Impulso-Cristo, l’uomo non aveva, inoltre,

la possibilità di decidere sul Bene e sul Male muovendo dal suo essere più intimo.

La decisione sul giusto bene, sul giusto vero e sul giusto bello poteva, in tempi precristiani,

venir presa soltanto grazie al fatto che singole individualità, quali i Bodhisattva,

si innalzavano con una parte del loro essere, nel corso del tempo, fino ai mondi divino-spirituali;

esse traevano quindi la possibilità di decidere sul Bene e sul Male

non propriamente dalla più profonda interiorità della natura umana, bensì dai mondi divini.

 

Dalla loro relazione con gli esseri divino-spirituali, tali individualità ricevevano questa possibilità e la infondevano, la suggerivano, quasi, nell’anima umana. Senza tali guide gli uomini, nelle epoche precristiane, avrebbero potuto prendere solo decisioni imperfette sul Bene e sul Male. Se queste guide avessero fatto affidamento soltanto sul loro proprio cuore, non ne sarebbero state capaci; solo discendendo nelle profondità dell’anima che all’uomo non erano ancora concesse, soltanto espandendosi l’essere del loro proprio Io nei regni celesti, esse ricevevano quegli impulsi di cui gli uomini avevano bisogno, e immettevano, preparandolo, il Bene sulla Terra, nell’epoca in cui la capacità di decidere sul Bene e sul Male era ancora imperfetta.

 

L’uomo era perciò, nei tempi precristiani, un essere

dotato di qualità non ancora sufficientemente mature, inadeguate per poterlo rendere simile a Dio.

Per questo, dall’epoca lemurica in poi, l’uomo

ha sempre agito in modo peggiore e meno perfetto di quanto altrimenti avrebbe fatto.

Prima di tutto, a causa dell’influsso luciferico, ha svolto in modo peggiore e meno perfetto ciò che riguarda lui stesso.

 

Egli ha plasmato in maniera peggiore, più materiale, il suo corpo astrale, eterico e fisico

che, altrimenti, senza l’effetto dell’influsso luciferico, sarebbero rimasti più spirituali.

Per questo fatto, però, sono anche entrati nella vita umana

tutti i mali che si sono sviluppati, per un lungo periodo, nel corso del tempo.

 

Dal periodo lemurico fino al Mistero del Golgotha

si sono sviluppati molti mali nel corpo fisico, eterico ed astrale.

• Nel corpo astrale si è sviluppato un forte egoismo,

• nel corpo eterico si sono sviluppate, quanto alla capacità di giudizio, le possibilità dell’errore e della menzogna.

Se l’uomo fosse rimasto sotto l’influsso di esseri divino-spirituali, se avesse agito seguendo spontaneamente i loro impulsi, allora egli, nel volgere alla conoscenza del mondo intorno a lui, non sarebbe potuto cadere in errore, né essere indotto alla menzogna; invece, sono entrati nello sviluppo umano la tendenza alla menzogna ed il pericolo dell’errore.

• E dato che nello spirituale risiede sempre la causa del fisico, dato che l’influsso luciferico e le sue conseguenze, da un’incarnazione all’altra, hanno corroso sempre più il corpo eterico, con ciò è entrata nel corpo fisico la possibilità di ammalarsi. La malattia è il male nel corpo fisico provocato da questo sviluppo.

 

Ma è subentrato qualcosa di ancor più significativo. Se l’uomo non fosse stato soggetto a questi influssi, se non li avesse fatti agire su di sé, non sarebbe stato cosciente del fatto che, nel momento in cui il corpo fisico si stacca da noi, avviene qualcosa di diverso da una semplice metamorfosi nella vita: non sarebbe nata la coscienza della morte.

Se l’uomo, infatti, fosse disceso meno profondamente nella materia e avesse mantenuto i legami con il divino-spirituale, egli avrebbe saputo che con l’abbandono dell’involucro fisico ha inizio, appunto, soltanto un’altra forma di esistenza. Non avrebbe considerato tale abbandono come la perdita, la fine di un’esistenza divenuta a lui cara. Tutte le cose nello sviluppo, quindi, avrebbero avuto un altro aspetto.

Dato che l’uomo, quindi, è disceso più profondamente nella materia, si è con ciò reso più libero ed indipendente, ma ha anche reso il suo sviluppo meno perfetto di quanto sarebbe altrimenti stato.

 

Tutto ciò che nell’uomo è diventato difettoso viene di nuovo sanato tramite l’impulso del Cristo.

Ma non si pretenda che la guarigione avvenga in un tempo sostanzialmente più breve di quello in cui è stato prodotto ciò che è difettoso, o addirittura in un tempo brevissimo. Il periodo che va dall’epoca lemurica al Mistero del Golgotha è molto lungo. Lentamente e gradualmente, operando da un’incarnazione all’altra, sono venuti l’egoismo, l’errore e la menzogna, la malattia e il sentimento della morte. Per il fatto che l’Impulso-Cristo opera nell’umanità, queste caratteristiche vengono tutte nuovamente riconvertite in uno sviluppo ascendente. L’uomo viene, per così dire, ricondotto nel mondo spirituale insieme alle facoltà acquisite in basso. Ciò avverrà persino più velocemente di quanto si sia svolta la discesa.

 

Ma non si pretenda che l’uomo in una o due incarnazioni

sia in grado, grazie a ciò che può accogliere attraverso l’impulso del Cristo,

• di vincere l’egoismo,

• di sanare se stesso nel proprio corpo eterico in modo tale che non ci sia più alcun pericolo di menzogna ed errore;

• né si pretenda che egli possa operare guarendo addirittura fin dentro il suo corpo fisico.

 

Questo deve avvenire lentamente e gradualmente. Però avviene.

Proprio come l’uomo, a causa dell’influsso luciferico, è stato condotto in basso fino alle proprietà che abbiamo descritto, così egli sarà nuovamente condotto in alto tramite l’impulso del Cristo:

• l’egoismo sarà convertito in altruismo,     • la falsità in veridicità,

• il pericolo dell’errore diventerà verità e sicurezza nel giudizio.

 

La malattia diventerà la base per una salute ancor più forte. Le malattie che abbiamo superato diventeranno germi per una salute più solida. E quando, a poco a poco, si sarà compreso che la morte sul Golgotha opera nella nostra stessa anima come il modello della morte, allora questa avrà perso il suo pungiglione. L’uomo saprà perché deve abbandonare, di quando in quando, il suo involucro fisico per spingersi sempre più in alto nel corso delle incarnazioni.

 

Ciò che in particolare si è verificato con l’Impulso-Cristo, è questo:

è stata data la spinta a riparare qualcosa

che riguarda in particolar modo conoscenza e percezione, la conoscenza umana del mondo.

 

Abbiamo detto che l’uomo, con l’avvento dell’influsso luciferico, è stato coinvolto in maggior misura nella materia e ha reso i suoi tre corpi più difettosi. Con ciò l’uomo è stato spinto a discendere sempre più profondamente nell’esistenza materiale, a inserirsi sempre più nella pura materialità, in particolar modo con la sua attività conoscitiva. Anche questo, però, si è verificato lentamente e gradualmente.

Non immediatamente, ma da quando l’influsso luciferico ha iniziato a operare, l’uomo è caduto, per così dire, talmente in basso da chiudere dietro di sé tutte le porte al mondo spirituale.

L’uomo permase a lungo in collegamento con il mondo spirituale dal quale, crescendo, si è allontanato e nel quale sarebbe rimasto senza l’avvento dell’influsso luciferico. Ancora a lungo l’uomo è rimasto parte di questo mondo spirituale, percependo ancora a lungo come le sue correnti penetrassero fin dentro ai suoi istinti spirituali più sottili. Egli ha agito ancora a lungo come se l’impulso non fosse meramente umano, ma come se gli dèi operassero dietro di lui. È stato così, particolarmente nelle epoche più antiche.

Solo lentamente l’uomo venne spinto nella materialità, e con ciò perdé anche la coscienza del divino.

 

Le correnti spirituali e visioni del mondo che possedevano la conoscenza di queste cose, vi hanno sempre alluso:

vi fu un’epoca in cui l’uomo, a causa dell’influsso luciferico, era stato già spinto un po’ in basso nell’esistenza materiale,

ma non fino al punto da non aver più fortemente operante in sé questo influsso divino.

Negli antichi tempi dell’evoluzione umana, questa epoca veniva chiamata «Età dell’Oro».

 

Ciò non è un prodotto della fantasia, ma l’espressione «Età dell’Oro» è soltanto un’espressione usata da quegli adepti che, in tempi remoti, avevano ancora un certo sentore che una volta v’era stata un’epoca primordiale dell’umanità quale quella appena descritta. Questa Età dell’Oro, indicata anche dalla filosofia orientale come Krita Yuga, è durata relativamente più a lungo di tutte le altre età che adesso descriveremo.

 

• Dopo questa Età dell’Oro viene la cosiddetta «Età dell’Argento».

L’uomo si trovò ancor più in basso nel mondo fisico. Ma tutto ciò avveniva lentamente e gradualmente. Le porte verso il mondo spirituale non erano neppure ora del tutto chiuse. L’uomo aveva ancora momenti di forza in cui, come in una chiaroveggenza di sogno, percepiva l’attività degli dèi dietro i suoi istinti. In questa Età dell’Argento l’uomo, è vero, non potrebbe essere più chiamato compagno degli dèi, tuttavia egli ancora percepiva la presenza degli dèi dietro di sé. Questa età viene anche chiamata, con espressione orientale, Treta Yuga.

 

Segue poi un’epoca che si estende fin dentro la nostra epoca post-atlantidea; essa estende le sue ultime propaggini fin dentro i tempi storici, durante i quali è ancora possibile trovare uomini dotati di una atavica chiaroveggenza onirica e crepuscolare. Ma la coscienza del mondo spirituale, dal quale l’uomo si è allontanato nella sua crescita, era tuttora presente, però soltanto nella forma di un vago ricordo rimasto da precedenti incarnazioni.

Era come se oggi vi figuraste la vostra infanzia, la vostra giovinezza e la vostra attuale età della vita. Come i bambini vivono le loro esperienze infantili in modo immediato, così gli uomini nel Treta Yuga vivevano, in modo ancora immediato, gli impulsi del mondo divino-spirituale.

 

Nell’età seguente, chiamata anche « Età del Ferro », del mondo spirituale rimane soltanto qualcosa come un ricordo. Lo si potrebbe paragonare al modo in cui l’uomo adulto guarda alla sua infanzia. Infatti voi direste: io ho vissuto la mia infanzia, non è stato un sogno! Così era nella terza età, quando gli uomini sapevano: «Un tempo noi abbiamo vissuto in unione con il divino, ma ora esso è presente soltanto come ricordo ». Ho mostrato dettagliatamente come nella civiltà paleoindiana il ricordo del periodo atlantideo producesse ancora un suo effetto. Proprio perché questo ricordo perdurava ancora, i santi Rishi potevano allora annunciare i grandi insegnamenti divini. Questa Età del Ferro viene designata nella filosofia orientale come Dvapara Yuga.

 

Segue un’età in cui si perde il ricordo del mondo divino-spirituale ed in cui l’uomo, con il suo conoscere e percepire, viene completamente proiettato nel mondo fisico. Questa età inizia all’incirca con l’anno 3101 prima della nascita del Cristo Gesù. Con un’espressione della filosofia orientale essa viene chiamata anche Kali Yuga, «Età Oscura», poiché l’uomo ha ora perduto tutti i nessi