/////IL PENSIERO SOCIALE SCIENTIFICO-MATERIALISTICO: POTENZA DISTRUTTIVA DELL’UMANITÀ

IL PENSIERO SOCIALE SCIENTIFICO-MATERIALISTICO: POTENZA DISTRUTTIVA DELL’UMANITÀ

Il pensiero sociale scientifico-materialistico: potenza distruttiva dell’umanità

O.O. 194 – La Missione di Michele – 07.12.1919


 

La scienza di oggi tanto stimata dal mondo attuale,

in realtà non contiene in sé nulla dell’essere dell’uomo.

Si può conoscere profondamente il risultato dell’indagine scientifica

e non sapere nulla dell’entità umana,

perché l’essenza dell’uomo non è contenuta nella conoscenza scientifica.

 

Tutte le nostre idee correnti sono nate negli ultimi quattro secoli

dalla divulgazione dei metodi scientifici:

in fondo persino il contadino pensa scientificamente al giorno d’oggi, mentre sta sui campi,

anche se riveste il suo pensiero con parole proprie.

 

In modo scientifico pensa in fondo anche il cattolicesimo con il suo materialismo dogmatico.

Il pensiero scientifico domina in sostanza dappertutto.

Ma oggi siamo giunti al punto in cui è divenuto necessario costruire l’ordinamento sociale.

 

Una gran parte dell’attuale mondo civile,

ed è una parte che diventerà sempre più grande fino a comprendere tutto il mondo civile,

incalza oggi verso la costituzione di un nuovo ordine sociale.

 

Gli uomini riflettono sull’edificio sociale, e aspirazioni sociali vivono oggi nell’umanità civile.

Da dove sono scaturite?

Sono scaturite da impulsi profondamente subconsci della natura umana.

Come si vuole soddisfarli?

Con i risultati del pensiero scientifico.

Risultati scientifici vengono poi chiamati oggi nelle più ampie cerchie « pensiero sociale »,

poiché si applicano tali risultati alla vita sociale.

 

Così è avvenuto che in Europa orientale è stato fondato un nuovo ordinamento sociale dello Stato derivato da un pensiero puramente scientifico-materialistico. Gli uomini che furono inviati in Russia dal Dr. Helphand che chiama se stesso Parvus, secondo disposizioni di Ludendorff e di Hindenburg, perché vi realizzassero il bolscevismo, questi uomini sono l’incarnazione dei metodi scientifici. Si può persino dire che gli uomini del bolscevismo ci dànno la dimostrazione di quello che diventa il metodo scientifico, quando mette radici nelle teste di certi rivoluzionari sociali.

Il metodo scientifico incarnato dimora oggi in Russia, per i servizi di Helphand, il quale condusse attraverso la Germania i vagoni piombati che, sotto l’egida di Ludendorff e di Hindenburg, portarono in Russia gli uomini del bolscevismo.

 

Non si deve trascurare la portata di questi metodi scientifici che hanno preso corpo! Ho già richiamato l’attenzione su alcuni fatti, su due filosofi che erano persone eminentemente borghesi: uno insegnò all’università di Zurigo, Avenarius, un uomo che senz’altro si attenne allo sviluppo di un pensiero da piccolo borghese; l’altro, Ernst Mach, insegnò a Praga e a Vienna. Di quest’ultimo io stesso ascoltai nel 1882 alcune conferenze all’Accademia delle scienze di Vienna e mi è sempre apparso come l’incarnazione della mentalità e probità borghese.

Ebbene se oggi si esamina la « filosofia di stato » del bolscevismo, non è un caso, ma una intima necessità che questa sia proprio la filosofia dell’Avenarius e del Mach, perché esse sono affini: sono l’estrema conseguenza di metodi scientifici metamorfosati in pensiero sociale. Ecco perché bisogna prendere sul serio tutto questo: il pensiero scientifico è sbocciato come fiore sociale prima nell’est e continuerà a fiorire nella vita scientifica materialistica, se non si affronterà la cosa alla radice.

 

Oggi una vera e propria ondata di pensiero e di sentimento percorre il mondo,

suscitata dal pensiero sociale scientifico-materialistico.

Nel diffondersi, questa ondata afferra oggi il pensiero sociale in sé necessario,

e diventa una potenza distruttiva dell’umanità, assolutamente distruttiva.

Le sfere direttive e portanti non ebbero l’autorità e l’energia

per infondere nel pensiero umano un’ondata spirituale veramente portante,

e perciò l’onda materialistica è penetrata nel pensiero sociale

delle più larghe masse del proletariato.

 

Il marxismo,

che si è rianimato tanto grottescamente negli ultimi quattro o cinque anni,

è fiore e frutto dei metodi scientifici materialistici, applicati al pensiero sociale.

Non si dovrebbe disconoscere che questo è l’aspetto del mondo civile attuale.

Non accorgersene vuol dire che si dorme

di fronte ai più importanti sintomi e fenomeni della vita.

Se non si rilevano tali fenomeni non si è pienamente uomini del tempo attuale.

 

Singole persone emergono dal giudizio comune e sentono già oggi fino a un certo grado che se continuiamo a pensare e sentire come abbiamo fatto finora, non potremo progredire, che così non va, che si cadrebbe nel caos. Perciò vi sono delle grida di allarme, ancora rare, ma ci sono; voglio leggerne una.

Nel fascicolo 31/32 del periodico di cultura sociale « Neue Erde » (Nuova Terra) di Vienna, è comparso un articolo interessante dal titolo Weltanschauungskrise (Crisi delle concezioni del mondo) di Karl Polanyi. In esso vien detto che si è formata un’opposizione contro l’ordinamento economico capitalistico e in pari tempo un allontanamento dal socialismo marxista.

• « Oggi domina ancora una combinazione di marxismo e socialismo che è lo scandalo di ogni pensiero moderno. Ogni slancio verso una promozione intellettuale dei problemi sociali più scottanti del nostro tempo naufraga nelle paludi di questa depressione spirituale… ».

« …Lo scoppio della guerra mondiale fu il punto di svolta di tutto il pensiero capitalistico e quindi marxistico. Chi guida l’umanità riconobbe chiaramente, e le masse lo sentirono ottusamente, che mai più domineranno il mondo i cosiddetti interessi vitali, bensì forze di tutt’altro tipo e tutt’altra essenza. Gli interessi economici più attuali, perseguiti dagli imperialisti e contro i quali i socialisti lottarono combattendo contro mulini a vento, si sono dimostrati non solo irreali e astratti fino alla retorica, bensì anche mere superstizioni economiche e vuote chimere.

Risultò chiaro che non l’elemento materiale, ma la rappresentazione di tale materialismo è la forza motrice, e per quanto falsa e errata sia tale rappresentazione, sono le rappresentazioni e non la materialità che guidano le masse. Sicuro, anche la rappresentazione dell’interesse materiale, che pretende di essere un fatto concretissimo e realissimo, diventa storicamente operante non appena viene elevata a fede, se non vengono più contati i sacrifici che le vengono offerti, e il suo valore egoistico da solo ripaga e giustifica tutta l’irrazionalità che si esercita in suo nome.

Questa epoca del più mostruoso paradosso credette all’egoismo; esso non venne più rinnegato e nemmeno rivestito di ideali, al contrario! L’umanità si avviò alla morte nel santificato nome degli interessi economici vitali che circonfuse di uno splendore di gloria, e del « sacro egoismo » che si era da sé elevato al cielo. L’elemento materiale dichiarò di essere l’unico ideale e con esso il mondo materialistico forgiò la sua via. I capitalisti avevano già dato il nome di patria all’idealizzazione della materialità come unica reale ed essenziale, i marxisti la denominarono apertamente: socialismo! »

« Etica utilitaristica, materialismo storico, dottrina positivistica della conoscenza, filosofia deterministica: non sono più vitali nell’atmosfera moderna. Ma il marxismo come concezione del mondo è costruito su questi pilastri. Il suo tempo è finito ».

 

Ecco il grido di allarme di un’anima che vede bene il lato negativo insinuarsi nel caos della nostra epoca. E ora viene il quesito, fatale e terribile:

• « Che cosa deve venire al suo posto? »

A porre questo interrogativo è l’autore delle frasi che ho appena letto; egli prosegue:

• « La risposta a questo interrogativo non è determinante per il destino del marxismo. Per spiriti sinceri alla ricerca della chiarezza è questa una preoccupazione secondaria. Se anche si spegnesse il sole, ci si dovrebbe anzitutto orientare nell’oscurità, per non prendere un fuoco fatuo per il sole ».

« Ma quella che oscura il sole alla nostra generazione è una nuova stella ancora più chiara e splendente che sorge all’orizzonte. Liberati dall’incubo di una dottrina evolutiva nella cui monotonia, condannati a una eterna cooperazione, senza riposo e senza patria, prolungavamo la nostra esistenza inutile, risvegliati dall’allucinazione di una concezione storica distorta che immaginava di udire nel divenire del mondo, non l’eco del richiamo alla lotta, bensì nel suo richiamo la mera eco del divenire stesso del mondo, accresciuta dalla rappresentazione coercitiva di un clownesco determinismo, che poneva la nostra libera volontà come giuoco casuale di forze operanti dietro le quinte, finalmente rinati, dalla fede nei morti valori alla fede in noi stessi, troveremo in noi la forza e la vocazione per portare anche nella realtà umana le aspirazioni del socialismo alla giustizia, alla libertà e all’amore ».

 

Ecco un’anima anelante che vede che ci avviamo verso il caos e lancia il quesito fatale: che cosa deve venire al suo posto?, che poi continua con la risposta ma non ha da mettere sul tappeto che le vecchie frasi divenute vuote parole: giustizia, libertà e amore. Sono state predicate abbastanza; in queste frasi non è contenuta la via concreta.

 

• « Il socialismo marxista oscura del tutto la questione vitale davanti alla quale si trova l’umanità; esso ostacola le libere forze di una soluzione radicale, trattiene il pensiero nella semioscurità di un mondo dogmatico sopravvissuto, impedisce l’azione mediante buie profezie, oscuri autoritarismi e simboli mistici. Esso impedisce all’umanità una libera visuale ».

 

È vero che esso impedisce all’umanità una visuale libera, ma la visuale non diviene libera con delle frasi.

L’autore prosegue poi:

• « La chiesa è sopravvissuta per mille anni al suo compito. Il marxismo può sopravvivere a noi, ma il nuovo spirito che si è generato per l’umanità dallo strazio della guerra mondiale gli sopravviverà certamente ».

 

Ma dov’è il nuovo spirito?

Così si chiede l’autore il quale, come pare, prova la sensazione della nullità del nostro tempo e di ciò che conduce nel caos. Ebbene, un nostro amico, che già da tempo aderisce alla nostra concezione del mondo, aggiunge alcune righe a quanto ora ho letto. Quel che ho letto finora, viene da uno che si accorge che qualcosa di nuovo ha da venire, ma che in conclusione resta attaccato alle vecchie frasi.

 

Il nostro amico aggiunge dunque:

► « Vediamo qui una concezione del mondo che riconosce come il marxismo, quale compare nella sua forma più conseguente nel bolscevismo, appartiene alla vecchia maniera di pensare: esso è solo l’opposto del vecchio mondo capitalistico e soffre come questo della mancanza di una vita spirituale. È suo avversario in campo economico, ma è identico nelle basi spirituali. Al suo posto e a quello della concezione scientifica del mondo deve venirne una nuova, una concezione del mondo antroposofica, risultante da una Filosofia della libertà ».

 

Non sono che poche righe, aggiunte da un amico del nostro movimento, ma è chiaro a chi sa penetrare l’ingranaggio dell’umanità attuale, che è proprio perché così stanno le cose, che la scienza dello spirito antroposofica vuole intervenire.

Né si uscirà dal caos finché non si converrà che il processo patologico della nostra vita attuale

può essere risanato solo dalla ricerca spirituale orientata antroposoficamente.

 

Si può quindi affermare senza immodestia che dovrebbero essere molte le persone che alla domanda: « Che cosa deve venire al suo posto? » rispondono come ha fatto a Karl Polanyi il Dr. Kolisko a Vienna. Fino a quando si crederà che il bene del nostro movimento sia da ricercare in qualche forma settaria, non si riconoscerà mai il suo significato. Lo si riconoscerà solo quando ci si renderà conto che si tratta di un problema mondiale.

 

Reale portatore di questa concezione del mondo può essere solo chi non solo la riconosce in questo senso, ma chi ne fa l’impulso più profondo della sua volontà. Non vorrei aggiungere troppe parole all’argomento che ho voluto sviluppare in questa conferenza; ci rivedremo qui fra non molto per analoghe conversazioni, né dobbiamo accomiatarci perché questa volta la mia assenza non sarà tanto lunga.

Ma devo dire che corrisponde a un profondo bisogno del mio cuore sperare che molti degli ascoltatori facciano tesoro nelle prossime settimane delle parole con le quali ho voluto alludere a un fatto importante nella nostra attuale situazione mondiale.

 

Abbiamo parlato di diversi influssi dannosi provenienti dal mondo elementare nell’epoca attuale. Sappiamo che una antica e vera concezione, che deve soltanto essere rettamente intesa, parla del fatto che con la fine dell’anno solare, quando si avvicina il Natale, vengono i giorni nei quali è della massima intensità l’influsso spirituale sugli uomini che può aver luogo entro la sfera terrena.

 

Per secoli questo periodo fu importante ed essenziale per gli uomini, mentre nel nostro tempo non serve quasi più che a fare « regali di convenienza »; cerchiamo invece, proprio in questo periodo, secondo un’antica usanza delle anime, il nostro rifugio presso le antiche potenze spirituali che possono ancora esercitare un influsso anche sul nostro destino umano, e facciamolo lasciando agire sulle nostre anime la serietà insita nel rapporto del mondo spirituale con il mondo umano.

 

 

By | 2020-05-07T13:12:49+02:00 Settembre 29th, 2018|UMANITA'|Commenti disabilitati su IL PENSIERO SOCIALE SCIENTIFICO-MATERIALISTICO: POTENZA DISTRUTTIVA DELL’UMANITÀ