//////IL QUADRO MNEMONICO DOPO LA MORTE CHE SI DISSOLVE NELL’UNIVERSO

IL QUADRO MNEMONICO DOPO LA MORTE CHE SI DISSOLVE NELL’UNIVERSO

Il quadro mnemonico dopo la morte che si dissolve nell’universo

O.O. 234 – Antroposofia – Alcuni aspetti della vita soprasensibile – 10.02.1924


 

Nella conferenza di ieri e in quelle precedenti avete visto quali importanti prospettive sull’esistenza umana e sui suoi rapporti con l’universo si offrano, quando si consideri la capacità mnemonica dell’uomo. Per questo oggi vogliamo osservare la capacità mnemonica in sé, come può presentarsi nella vita umana nelle sue diverse fasi: per prima, la capacità mnemonica per la coscienza ordinaria, quella che l’uomo ha tra nascita e morte.

 

L’uomo trasforma in ricordi quel che compie nella vita materiale,

quel che compie con tutto il suo pensare, sentire e volere, con l’impiego anche delle sue forze fisiche,

e di tanto in tanto nella sua vita animica egli ritorna alle immagini mnemoniche di ciò che ha compiuto.

• Però, se confrontate queste immagini mnemoniche sorte spontaneamente oppure no,

tanto simili a ombre nella loro essenza di pensiero e di rappresentazione,

con la robustezza delle esperienze alle quali si riferiscono,

direte: “i ricordi sono proprio soltanto delle immagini”.

 

Ma, come immagini, sono tutto quello che conserviamo per noi, nel nostro io,

delle nostre esperienze nel mondo esteriore.

Noi portiamo i ricordi, si direbbe, come il tesoro elaborato delle nostre esperienze.

• Se quindi qualcosa va perduto di questi ricordi in casi patologici

(ne abbiamo già parlato), ne viene leso il nostro stesso io.

• Sentiamo che il nostro essere interiore, il nostro io, è leso

quando, in casi patologici, si perde qualche parte del tesoro dei ricordi che fa della nostra vita un tutto.

 

Si potrebbero anche indicare le situazioni terribili che a volte, in altro campo, derivano da emorragie cerebrali, sicché certe parti della vita trascorsa restano cancellate nella memoria. Proviamo a guardare da un certo punto della nostra vita all’esistenza trascorsa dalla nostra ultima nascita; dobbiamo allora sentire il concatenamento dei ricordi, per riconoscerci come uomini dotati di anima.

Questi sono alcuni tratti che indicano l’importanza della facoltà mnemonica durante la vita fisica terrena. Ma essa è ancora assai di più: che cosa sarebbe per noi il mondo esterno, con le sue impressioni sempre rinnovate, con tutto il suo contributo di vitalità, se non fossimo in grado di collegare le nuove impressioni che ci giungono con ciò che ricordiamo! E non per ultimo va menzionato che l’apprendere consiste in fin dei conti proprio nel collegare il nuovo che si offre all’uomo a quello che egli già porta nei suoi ricordi. Gran parte del metodo scolastico riposa sulla possibilità di trovare il modo più razionale di collegare il nuovo che dobbiamo dare ai fanciulli con quello che possiamo richiamare dal tesoro dei loro ricordi.

In breve, ovunque si tratti di ricondurre il mondo esteriore all’animico, di risvegliare l’animico affinché senta e sperimenti interiormente la propria esistenza, tutto ciò infine si riferisce al ricordo.

 

Sicché, dobbiamo concludere che la memoria

forma la parte più importante e più ampia della vita ulteriore dell’uomo durante l’esistenza terrena.

 

Guardiamo ora questa memoria da un altro punto di vista.

 

Si può facilmente constatare che questa memoria,

la somma dei ricordi che portiamo in noi, è propriamente un frammento.

• Nel corso della vita si è dimenticato parecchio,

ma vi sono attimi della vita, a volte proprio attimi patologici della vita,

in cui risorgono ricordi da lungo tempo dimenticati.

• In particolare sono gli attimi in cui l’uomo si avvicina alla morte,

in cui riaffiorano ogni sorta di cose che erano del tutto lontane dalla sua memoria cosciente.

• Vi sono dei moribondi in tarda età che si ricordano improvvisamente di cose

da lungo tempo scomparse dalla loro memoria cosciente.

 

Studiando intimamente il sogno, che pure si connette alla memoria, si trova che in esso sorgono dei fatti che certamente si sono vissuti passando oltre disattenti, cui non si è posta attenzione, e che tuttavia hanno un posto dentro la vita dell’anima e proprio allorquando gli impedimenti dell’organismo fisico ed eterico non agiscono, quando durante il sonno il corpo astrale e l’io sono soli, ecco che risorgono.

 

Di solito non vi si fa attenzione, e così non ci si rende conto che il ricordo cosciente

non è che un frammento di quello che accogliamo in noi, poiché noi assumiamo parecchio della vita

e lo elaboriamo interiormente nella stessa forma, ma del tutto nel subconscio.

 

Orbene, finché viviamo nell’esistenza terrena riteniamo essenziale della memoria

ciò che può affiorare dalla profondità dell’anima in forma di pensieri mnemonici.

Vengono i pensieri di ciò che si è vissuto, e poi se ne vanno; poi li ricerchiamo.

Questo è quello che noi riteniamo l’essenza della memoria.

 

Quando noi passiamo attraverso la porta della morte,

allora all’esistenza terrena succedono giorni in cui

sorge un grandioso panorama delle immagini della vita terrena trascorsa.

 

Queste sono presenti tutte insieme: ciò che è trascorso da molti anni

è qui contemporaneo a ciò che è successo da pochi giorni.

 

Come le cose spaziali sono situate una accanto all’altra ed hanno solo prospettiva spaziale,

così qui si trovano una accanto all’altra le nostre esperienze che si sono svolte nel tempo,

ed hanno appunto una prospettiva temporale interiore; sono presenti simultaneamente.

 

Ma nel breve tempo in cui è presente, ciò si fa sempre più indistinto, sempre più fievole.

Mentre siamo nella vita terrena fisica abbiamo il sentimento, nel guardare in noi stessi,

che le immagini di ciò che abbiamo sperimentato siano come raccolte e arrotolate in noi in immagini mnemoniche;

ma ora queste immagini ingigantiscono e sentiamo

come se le immagini della nostra memoria venissero assunte dall’universo.

 

Quello che dopo la morte in un primo momento

è nettamente confinato e racchiuso in questo quadro mnemonico,

diventa sempre più grande e nello stesso tempo più indistinto,

finché lo troviamo allargato come un universo, ma divenuto così tenue

che quasi non avvertiamo più ciò che prima abbiamo chiaramente veduto.

• Ne abbiamo un vago sentore, poi scompare nelle lontananze, ed ecco non c’è più.

 

Questa è la seconda forma che assume la memoria,

si può dire la seconda metamorfosi nei giorni immediatamente dopo la morte;

è quella fase di cui possiamo dire che i nostri ricordi ci sfuggono nelle lontananze dell’universo.

• Tutto quello che durante la nostra esistenza tra nascita e morte abbiamo strettamente collegato con la memoria,

tutto si allontana, s’ingrandisce, si fa indistinto, si perde infine nelle lontananze cosmiche.

• È proprio come se vedessimo scomparire nelle lontananze cosmiche

quell’io che abbiamo considerato come il nostro io durante la nostra vita terrena.

 

La conclusione dei pochi giorni di tale esperienza è che noi, di fronte alla fuga dei nostri ricordi, dobbiamo dire:

• “veniamo dispersi, allontanati nel cosmo, finché sperimentiamo l’attimo

in cui ci sentiamo come afferrati dalle lontananze dell’universo

proprio in quella parte in cui abbiamo avuto sentimento di noi stessi tra nascita e morte”.

 

 

By | 2018-09-19T18:40:47+02:00 Settembre 19th, 2018|QUADRO VITA PASSATA|Commenti disabilitati su IL QUADRO MNEMONICO DOPO LA MORTE CHE SI DISSOLVE NELL’UNIVERSO