/////IL SENTIMENTO E LA COMPRENSIONE DELLA VERITÀ SONO IN OGNI UOMO

IL SENTIMENTO E LA COMPRENSIONE DELLA VERITÀ SONO IN OGNI UOMO

Il sentimento e la comprensione della verità sono in ogni uomo.

O.O. 9 – Teosofia (Introduzione)


 

…… Chi osserva il mondo soprasensibile

non deve parlare solo a chi come lui indaghi nel mondo spirituale.

 

• Deve indirizzare le sue parole a tutti gli uomini, poiché deve riferire intorno a cose che riguardano ognuno:

egli anzi sa che, senza la conoscenza di esse, nessuno può essere “uomo” nel vero senso della parola.

• E parla a tutti gli uomini,

perché sa che esistono diversi gradi di comprensione per quel che ha da dire.

• Sa che anche uomini ancora lontani

dal momento in cui si aprirà loro la possibilità di indagini spirituali proprie, lo possono comprendere.

 

Il sentimento e la comprensione della verità sono infatti in ogni uomo.

• E a tutta prima si rivolge a questa comprensione che può accendersi in ogni anima sana.

• Sa pure che in questa comprensione è racchiusa una forza

che a poco a poco deve condurre ai gradini superiori della conoscenza.

 

Quel sentimento, che forse da principio nulla vede di quanto gli viene esposto,

è di per sé il mago che aprirà “l’occhio spirituale”. Esso germoglia nelle tenebre.

 

L’anima non vede, ma attraverso quel sentimento è afferrata dalla potenza della verità;

e allora a poco a poco la verità si avvicina all’anima e le apre il “senso superiore”.

 

Per qualcuno ci vorrà più tempo, per qualcun altro meno; chi però ha pazienza e costanza, raggiunge la meta.

Se non ogni cieco nato può essere operato, ogni occhio spirituale può essere aperto: è solo questione di tempo.

 

L’erudizione e la cultura scientifica non sono condizioni necessarie al dischiudersi di questo “senso superiore”.

Esso può aprirsi tanto nell’uomo semplice quanto nel dotto.

• Anzi, ciò che ai nostri tempi per lo più si considera come la “sola” scienza,

può spesso essere piuttosto d’intralcio che di aiuto.

Per sua natura, essa ammette come “realtà” unicamente quel che cade sotto i sensi ordinari.

 

Per quanto grandi siano i suoi meriti riguardo al riconoscimento di tale realtà, quando dichiara valido per ogni sapere umano quel che è necessario e salutare per il suo dominio, essa crea una quantità di preconcetti che precludono l’accesso alle verità superiori.

A quel che è detto qui spesso si obietta che alla conoscenza umana si frappongono “barriere insormontabili”, che tali barriere non si possono varcare, e che perciò va respinto ogni sapere che non ne tenga conto. Si considera anzi immodesto chi voglia fare asserzioni intorno a cose che, secondo la convinzione di molti, esorbitano dal campo delle facoltà conoscitive umane.

 

Tale obiezione trascura che la conoscenza superiore dev’essere preceduta

da uno sviluppo delle forze conoscitive umane.

Ciò che, prima di questo sviluppo, sta oltre i limiti della conoscenza,

dopo il risveglio di certe facoltà latenti in ogni uomo rientra senz’altro nel dominio della conoscenza.

 

C’è però qualcosa da tener presente. Si potrebbe dire: a che serve parlare agli uomini di cose per cui le loro forze conoscitive non sono deste e che perciò rimangono loro precluse? Sarebbe però un’osservazione erronea.

 

Per scoprire le cose di cui si tratta qui occorrono certe facoltà;

ma se, dopo che sono state scoperte, esse vengono comunicate,

chiunque voglia applicarvi una logica scevra di preconcetti e un sano senso della verità le può capire.

 

In questo libro non si comunicano se non cose

che, a chiunque lasci agire in sé un pensare non unilaterale, non offuscato da pregiudizi,

e un libero, aperto senso della verità,

possono far l’impressione di rispondere in modo soddisfacente

agli enigmi della vita umana e dei fenomeni del mondo.

 

In questa prospettiva ci si chieda:

se le cose qui affermate sono vere, ne risulta o no una soddisfacente spiegazione della vita?

E si troverà che la vita di ogni singolo ne dà conferma.

 

Per essere “maestro” in questi campi superiori dell’esistenza,

non basta però che in un uomo si siano aperti i sensi capaci di percepirli.

• Anche qui occorre “scienza” come per esser maestri nel campo della realtà comune.

La “vista superiore” non fa dell’uomo un “dotto” in materia spirituale,

come i sensi sani non fanno di noi dei “dotti” nel mondo della realtà sensibile.

 

Ma poiché la realtà inferiore e quella spirituale non sono in ultimo che due aspetti della stessa e unica essenza fondamentale, chi è ignorante nel campo delle conoscenze inferiori rimarrà per lo più tale anche nel campo di quelle superiori.

Questo fatto, in chi per vocazione spirituale si sente chiamato a pronunciarsi intorno ai domini spirituali dell’esistenza, genera il sentimento di una responsabilità illimitata, e gli impone modestia e riservatezza.

 

Nessuno dovrebbe però essere trattenuto dall’occuparsi delle verità superiori,

nemmeno chi, per le condizioni quotidiane della sua vita, non ha l’agio di dedicarsi alle scienze ordinarie.

• Si può infatti assolvere il proprio compito umano

anche ignorando la botanica, la zoologia, la matematica e le altre scienze,

ma non si può essere “uomini” nel pieno senso della parola senza essersi in qualche modo accostati

alla conoscenza della natura e del destino umani, rivelati dalla conoscenza sopra-sensibile.

 

L’uomo designa come “divine” le cose più alte che gli è concesso di vedere,

e deve pensare in qualche modo collegato il suo destino più alto con l’elemento divino.

• Di conseguenza anche la saggezza che va al di là del mondo sensibile

e che gli manifesta il suo essere e quindi il suo destino potrà ben chiamarsi “saggezza divina” o teosofia.

 

Allo studio dei processi spirituali nella vita umana e nell’universo

si potrà dare il nome di scienza dello spirito.

Se da essa, come avviene nel presente libro,

si estraggono specialmente i risultati che si riferiscono all’essenziale nocciolo spirituale dell’uomo,

può venir usata per questo campo l’espressione “teosofia”,

perché in questo senso essa venne usata nel corso dei secoli.

 

Nell’intendimento così indicato verrà gettato in questo libro un abbozzo di una concezione teosofica del mondo.

• L’autore di questo libro nulla vuol esporre che non sia per lui un fatto,

così come un’esperienza nel mondo esteriore è un fatto per gli occhi, gli orecchi e l’intelletto ordinario.

• Si tratta di esperienze accessibili a chiunque sia deciso a seguire il “sentiero della conoscenza”

descritto alla fine di questo libro.

 

Si assume un giusto atteggiamento di fronte alle cose del mondo soprasensibile

quando si premetta che un sano pensare e un sano sentire

sono in grado di comprendere le vere cognizioni che possono fluire dai mondi superiori

e che, movendo da questo intendimento e facendo di esso la propria solida base,

si è anche compiuto un passo importante verso la visione diretta, sebbene per conseguirla occorra anche altro.

 

• Ci si sbarrano invece le porte della vera conoscenza superiore,

se si disprezza questa via e si vuol penetrare nei mondi superiori soltanto in altro modo.

• La massima di voler ammettere i mondi superiori solo dopo averli veduti è di impedimento alla veggenza.

 

La volontà di comprendere prima attraverso il sano pensare quel che più tardi potrà essere veduto

promuove tale veggenza: evoca forze importanti dell’anima le quali appunto conducono alla veggenza.

 

 

By | 2020-03-26T16:49:38+01:00 Ottobre 20th, 2018|STUDIO-COMPRENSIONE|Commenti disabilitati su IL SENTIMENTO E LA COMPRENSIONE DELLA VERITÀ SONO IN OGNI UOMO