/////KARMA, SAGGEZZA, VOLONTÀ SONO I TRE GRADI NEI QUALI SCORRE TUTTA L’ESISTENZA

KARMA, SAGGEZZA, VOLONTÀ SONO I TRE GRADI NEI QUALI SCORRE TUTTA L’ESISTENZA

Karma, saggezza, volontà sono i tre gradi nei quali scorre tutta l’esistenza

O.O. 93a – Elementi fondamentali dell’esoterismo – 27.09.1905


 

Oggi vogliamo occuparci di tre rappresentazioni importanti

che sono in rapporto con le parti della natura umana.

Esse costituiscono, per così dire, un filo conduttore in tutto il mondo.

Esse sono: l’attività, o movimento, la saggezza, che viene chiamata anche “parola”, e la terza è la volontà.

 

Quando pronunciamo la parola “attività”, in realtà intendiamo qualcosa di molto generico.

Però l’esoterista vede nell’attività innanzitutto il fondamento di tutto cosmo che ci circonda.

Per l’esoterista, la prima figura del cosmo è un prodotto dell’attività.

All’usuale intendimento umano il mondo appare come qualcosa di compiuto;

l’esoterista invece si dice che ciò che esiste è un prodotto dell’attività.

 

Quel che è apparentemente compiuto è un livello di un’attività progrediente,un punto di passaggio.

• Tutto il mondo è in continua attività.

• Questa attività è, in realtà, il karma.

• Quando si parla dell’uomo, si parla del suo corpo astrale come di karma, di attività.

 

In realtà il corpo astrale è il più prossimo all’uomo.

• Ciò che l’uomo sperimenta e che decide del suo benessere e del suo dolore,

del suo desiderio e della sua sofferenza, deriva dal suo corpo astrale.

• Amore, passione, gioia, dolore, ideale, dovere: dipendono dal corpo astrale.

• Quando si parla di desiderio e di dolore, di istinti, speranze e brame,si parla del corpo astrale.

 

L’uomo sperimenta continuamente il corpo astrale, ma il veggente vede la forma del corpo astrale.

• Questo corpo astrale è concepito in continua trasformazione.

Dapprima è indifferenziato, fino a che l’uomo non vi ha lavorato.

Ma nella nostra epoca l’uomo vi lavora di continuo.

 

Quando distingue fra consentito e proibito, l’uomo vi lavora col suo Io.

A partire dalla metà dell’epoca lemurica e fino a metà della sesta epoca, l’uomo lavora al suo corpo astrale.

Perché l’uomo vi lavora?

 

Egli lavora al proprio corpo astrale perché, nell’ambito dell’attività, ogni singola attività suscita un contraccolpo.

Ogni colpo provoca un contraccolpo.

Se passiamo con la mano sul piano della tavola, si scalda.

Il calore è il contraccolpo della nostra attività.

Così, ogni attività ne provoca un’altra.

 

Per il fatto che certi animali migrarono nelle buie caverne del Kentucky,

non usarono più la vista, ma solo i sensibili organi di tatto per orientarsi.

La conseguenza fu che il sangue si ritrasse dagli occhi ed essi divennero ciechi.

Questa fu la conseguenza della loro attività, della migrazione nelle caverne del Kentucky.

 

• Il corpo astrale umano è in continua attività. In ciò consiste la sua vita.

Quest’attività si chiama nel senso più stretto il “karma” umano.

 

Quel che faccio oggi si esprime nel corpo astrale.

Se picchio qualcuno, questa è attività che richiama un contraccolpo.

Questa è la giustizia riparatrice: il karma.

Attività è un colpo che suscita un contraccolpo.

A ciò si deve poi collegare il concetto di causa ed effetto.

• Nel karma c’è sempre qualcosa di non compensato: esige sempre qualcos’altro.

 

La seconda cosa nella natura umana e nel mondo è: la saggezza.

Mentre il karma è qualcosa di non pareggiato, la saggezza ha un che di quiete, di armonia.

Perciò la si chiama anche “ritmo”.

Tutta la saggezza è, nella forma, ritmo.

 

Nel corpo astrale forse c’è molta simpatia, allora c’è molto verde nell’aura.

Questo verde fu suscitato un tempo come colore complementare.

Al verde corrispondeva originariamente un rosso, un istinto egoista.

Attraverso l’attività, il karma, si è trasformato in verde.

 

Nella saggezza, nel ritmo, tutto è compiuto, compensato.

Nell’uomo tutto ciò che è ritmico, che è saggio, è nel corpo eterico.

Perciò nell’uomo il corpo eterico è ciò che rappresenta la saggezza.

Nel corpo eterico domina la quiete, il ritmo.

 

Il corpo fisico, in realtà, rappresenta il volere.

Il volere, in contrapposizione alla semplice quiete, è l’elemento creativo, quello che produce.

 

Così abbiamo la seguente ascesa:

• prima il karma, l’attività, ciò che non è armonioso;

• in secondo luogo la saggezza, ciò che è giunto a quiete;

• in terzo luogo la volontà, un’esistenza così traboccante da potersi sacrificare.

 

Dunque attività, saggezza, volontà sono i tre gradi nei quali scorre tutta l’esistenza.

 

 

  • Osserviamo l’uomo da questo punto di vista, così come lo abbiamo di fronte a noi. Per prima cosa l’uomo ha il suo corpo fisico. Com’è attualmente, l’uomo non ha alcun influsso sul corpo fisico. Ciò che l’uomo fisicamente è e fa è stato fatto da fuori, da forze creatrici. Egli non è in grado di regolare da sé il movimento delle sue molecole cerebrali, non può dominare da sé la circolazione sanguigna. Questo vuole appunto soltanto dire che il corpo fisico viene prodotto senza l’uomo, e gli viene anche preservato da altre forze. Gli è per così dire solo dato in prestito.

 

  • L’uomo viene incarnato in un corpo fisico che è stato prodotto per lui da altre forze.

 

  • Anche il corpo eterico, per un certo aspetto, gli viene prodotto da altre potenze.

 

  • Invece il corpo astrale è in parte formato da altre potenze, in parte dall’uomo stesso.

 

Nella misura in cui il corpo astrale è formato dall’uomo stesso,

esso diventa karma dell’uomo.

 

Ciò che egli ha elaborato da sé deve avere un effetto karmico.

 

Questo è anche il suo elemento immortale, che non smette di esistere.

 

Il corpo fisico è stato realizzato attraverso il karma di altri esseri;

ma la parte del corpo astrale dell’uomo

alla quale egli ha lavorato a partire dall’epoca lemurica è il suo karma.

 

Solo quando ha elaborato l’intero corpo astrale, l’uomo arriva al livello della libertà.

 

Allora l’intero corpo astrale è trasformato da dentro.

 

Allora l’uomo è totalmente il risultato della propria attività, del proprio karma.

 

Se prendiamo un dato livello evolutivo, qui l’uomo ha un corpo astrale che in parte è la sua propria opera. Però ciò che in questo modo è la sua propria opera vive nel corpo eterico e nel corpo fisico. Nel corpo fisico vive ciò che l’uomo ha fatto di se stesso, e attraverso il corpo fisico ciò vive nel mondo fisico. L’uomo non potrebbe giungere a concetti sul mondo fisico, se non vi lavorasse per mezzo dei suoi organi.

 

Quel che l’uomo sperimenta nel corpo astrale, lo elabora dentro di sé. In ciò che egli osserva nel mondo fisico sono attivi i suoi tre involucri. Quando, per esempio, vede una rosa, vi partecipano tutti e tre gli involucri. Dapprima vede il rosso. Qui è coinvolto il suo corpo fisico. In una camera oscura la rosa fa la stessa impressione. Poi però questa rosa viene afferrata dall’uomo nel corpo eterico come rappresentazione vivente. In terzo luogo la rosa rallegra l’uomo, e qui è coinvolto il suo corpo astrale. Questi sono i tre gradi dell’osservazione umana.

 

La parte più interiore dell’uomo lavora attraverso i tre corpi nel mondo esterno.

 

Ciò che l’uomo accoglie dal mondo esterno, lo accoglie attraverso questi tre corpi.

 

Alla base di tutte queste cose, che si riferiscono all’attività dell’uomo, o karma, c’è la brama. L’uomo non avrebbe bisogno di attivarsi, se non avesse brame. Però ha delle brame per prender parte al mondo circostante. Perciò chiamiamo il suo corpo astrale anche il suo corpo delle brame.

  • C’è un intimo nesso fra l’attività dell’uomo e i suoi organi. Per gli istinti più bassi e per quelli più elevati l’uomo ha bisogno dei suoi organi. Anche nell’arte ne ha bisogno. Quando l’uomo avrà, per così dire, risucchiato dal mondo tutto, non avrà più bisogno di organi.

 

Fra nascita e morte l’uomo si abitua ad osservare il mondo per mezzo dei suoi organi. Dopo la morte, a poco a poco, deve liberarsi da questa abitudine. Se vuole ancora continuare ad adoperare i suoi organi per osservare il mondo, si trova in una condizione che si chiama kamaloka. È una condizione in cui c’è ancora la brama di guardare per mezzo degli organi, i quali però non ci sono più. Se l’uomo, dopo la morte, potesse dirsi di non volere più adoperare gli organi, per lui non ci sarebbe più alcun kamaloka.

 

  • Nel devachan

tutto ciò che precedentemente, nella vita,

l’uomo percepiva attorno a sé per mezzo dei suoi organi ora

viene visto da dentro, senza organi.

 

Il karma, l’attività dell’uomo a mezzo del corpo astrale, è qualcosa di non pareggiato. Ma in quanto a poco a poco l’attività giunge ad uno stato di equilibrio, ne risulta un pareggio. Se si fa oscillare un pendolo, a poco a poco esso raggiunge l’equilibrio. Ogni attività non pareggiata va infine a raggiungere la quiete. Si possono osservare poche irregolarità, ma se le irregolarità sono infinitamente numerose, di nuovo si compensano. Per esempio, con uno strumento, si possono osservare le irregolarità provocate in una città dal passaggio dei tram. In una piccola città, dove il traffico tranviario non è molto intenso, lo strumento mostra continuamente forti oscillazioni, mentre in una grande città, dove il traffico è molto più intenso e frequente, lo strumento è molto più in quiete, perché le molte irregolarità si compensano. Così avviene anche con ogni irregolarità nel devachan.

 

Nel devachan l’uomo guarda dentro se stesso. Osserva ciò che ha percepito; deve osservarlo finché ciò che osserva raggiunge uno stato ritmico.

 

  • Un colpo suscita un contraccolpo; ma il contraccolpo arriva solo attraverso molti accomodamenti. Però nel frattempo l’effetto continua. Nel devachan, la correlazione fra il colpo e il contraccolpo viene trasformata in saggezza. Quel che l’uomo ha trasformato in saggezza, nell’uomo si trasforma in ritmo, in contrapposizione all’attività. Ciò che si è trasformato in ritmo passa al corpo eterico.

 

Dopo il devachan l’uomo diventa più saggio e migliore,

perché nel devachan ha rielaborato tutte le esperienze.

 

Quel che del corpo astrale è stato rielaborato in vibrazioni del corpo eterico,

è immortale.

 

Quando l’uomo muore, quanto egli ha rielaborato del corpo astrale si conserva,

e del corpo eterico si conserva il pezzettino che egli ha rielaborato;

la restante parte del corpo eterico si discioglie nell’etere cosmico.

 

Nella misura in cui l’uomo ha rielaborato questo piccolo pezzetto di corpo eterico, il suo corpo eterico è immortale. Perciò al suo ritorno egli ritrova questo pezzetto di corpo eterico. Ciò che gli serve per completare questo pezzetto di corpo eterico determina la durata della sua permanenza nel devachan.

 

Se un uomo è così progredito da aver così trasformato tutto il suo corpo eterico, non ha più bisogno del devachan.

 

È questo il caso del discepolo dell’occultismo che abbia già trasformato il suo corpo eterico a tal punto che dopo la morte l’intero corpo eterico rimane e non serve che attraversi il devachan.

 

Questo si chiama “rinunciare al devachan”.

 

Si può far lavorare una persona al proprio corpo eterico quando si è sicuri

che essa non possa più introdurre nessun male nel resto del mondo;

altrimenti essa inserirebbe nel mondo i suoi istinti cattivi.

 

Nell’ipnosi può succedere che la persona ipnotizzata inserisca nel mondo gli istinti cattivi dell’ipnotizzatore. Nell’uomo normale il corpo fisico impedisce che si possa tirare e strattonare il corpo eterico in tutte le direzioni. Ma se il corpo fisico si trova in letargia, ci si può inserire nel corpo eterico.

 

Se si ipnotizza una persona e si inseriscono in lei cattivi istinti,

questi rimangono presenti anche dopo la morte.

 

Molte pratiche dei maghi neri consistevano nel crearsi in questo modo dei docili servi.

 

È regola del mago bianco

di non far lavorare nessuno al proprio corpo eterico

se non nella misura in cui i suoi istinti siano già passati attraverso la catarsi.

 

Nel corpo eterico dominano la quiete e la saggezza.

 

Se vi penetra qualcosa di cattivo,

questo elemento cattivo giunge alla quiete e quindi permane.

 

Prima che la persona, come discepolo,

venga portata al punto da poter lavorare arbitrariamente al proprio corpo eterico,

deve trovarsi almeno in parte nella condizione di giudicare il karma,

di conseguire l’autoconoscenza.

 

Perciò la meditazione non deve essere intrapresa

senza una continua autoconoscenza, senza vedere se stessi.

 

In tal modo si ottiene che l’uomo veda nel momento giusto il guardiano della soglia:

il karma che egli deve ancora estinguere.

 

Quando si raggiunge questo livello in condizioni normali, non significa altro che la conoscenza del karma ancora presente.

 

  • Se chiedo di lavorare al corpo eterico,

devo prima pareggiare il karma che rimane.

 

Può succedere che il guardiano della soglia si presenti in modo abnorme.

 

Questo avviene quando l’uomo, fra la nascita e la morte,

ha una attrazione così forte per quella stessa vita

da non poter rimanere abbastanza a lungo nel devachan,

a causa della ridotta misura di attività interiore.

 

Se l’uomo si è troppo abituato a guardare verso fuori,

non ha niente da vedere nell’interiorità.

 

Allora ritorna subito nella vita fisica.

 

Allora le sue brame restano presenti, il breve devachan passa presto;

e quando ritorna, il prodotto delle sue brame precedenti

è ancora presente nel kamaloka; egli lo ritrova di nuovo. Si reincarna.

 

Allora al suo nuovo corpo astrale si mischia quello vecchio;

questo è il karma precedente, il guardiano della soglia.

 

Allora egli ha continuamente davanti a sé il suo karma precedente,

che diventa un tipo particolare di doppio.

 

Osserviamo l’uomo da questo punto di vista, così come lo abbiamo di fronte a noi. Per prima cosa l’uomo ha il suo corpo fisico. Com’è attualmente, l’uomo non ha alcun influsso sul corpo fisico. Ciò che l’uomo fisicamente è e fa è stato fatto da fuori, da forze creatrici. Egli non è in grado di regolare da sé il movimento delle sue molecole cerebrali, non può dominare da sé la circolazione sanguigna. Questo vuole appunto soltanto dire che il corpo fisico viene prodotto senza l’uomo, e gli viene anche preservato da altre forze. Gli è per così dire solo dato in prestito.

 

L’uomo viene incarnato in un corpo fisico che è stato prodotto per lui da altre forze.

Anche il corpo eterico, per un certo aspetto, gli viene prodotto da altre potenze.

Invece il corpo astrale è in parte formato da altre potenze, in parte dall’uomo stesso.

Nella misura in cui il corpo astrale è formato dall’uomo stesso, esso diventa karma dell’uomo.

Ciò che egli ha elaborato da sé deve avere un effetto karmico.

Questo è anche il suo elemento immortale, che non smette di esistere.

 

Il corpo fisico è stato realizzato attraverso il karma di altri esseri;

ma la parte del corpo astrale dell’uomo alla quale egli ha lavorato a partire dall’epoca lemurica è il suo karma.

Solo quando ha elaborato l’intero corpo astrale, l’uomo arriva al livello della libertà.

Allora l’intero corpo astrale è trasformato da dentro.

Allora l’uomo è totalmente il risultato della propria attività, del proprio karma.

 

Se prendiamo un dato livello evolutivo, qui l’uomo ha un corpo astrale che in parte è la sua propria opera. Però ciò che in questo modo è la sua propria opera vive nel corpo eterico e nel corpo fisico. Nel corpo fisico vive ciò che l’uomo ha fatto di se stesso, e attraverso il corpo fisico ciò vive nel mondo fisico. L’uomo non potrebbe giungere a concetti sul mondo fisico, se non vi lavorasse per mezzo dei suoi organi.

 

Quel che l’uomo sperimenta nel corpo astrale, lo elabora dentro di sé. In ciò che egli osserva nel mondo fisico sono attivi i suoi tre involucri. Quando, per esempio, vede una rosa, vi partecipano tutti e tre gli involucri. Dapprima vede il rosso. Qui è coinvolto il suo corpo fisico. In una camera oscura la rosa fa la stessa impressione. Poi però questa rosa viene afferrata dall’uomo nel corpo eterico come rappresentazione vivente. In terzo luogo la rosa rallegra l’uomo, e qui è coinvolto il suo corpo astrale. Questi sono i tre gradi dell’osservazione umana.

 

La parte più interiore dell’uomo lavora attraverso i tre corpi nel mondo esterno.

Ciò che l’uomo accoglie dal mondo esterno, lo accoglie attraverso questi tre corpi.

 

Alla base di tutte queste cose, che si riferiscono all’attività dell’uomo, o karma, c’è la brama. L’uomo non avrebbe bisogno di attivarsi, se non avesse brame. Però ha delle brame per prender parte al mondo circostante. Perciò chiamiamo il suo corpo astrale anche il suo corpo delle brame.

C’è un intimo nesso fra l’attività dell’uomo e i suoi organi. Per gli istinti più bassi e per quelli più elevati l’uomo ha bisogno dei suoi organi. Anche nell’arte ne ha bisogno. Quando l’uomo avrà, per così dire, risucchiato dal mondo tutto, non avrà più bisogno di organi.

 

Fra nascita e morte l’uomo si abitua ad osservare il mondo per mezzo dei suoi organi. Dopo la morte, a poco a poco, deve liberarsi da questa abitudine. Se vuole ancora continuare ad adoperare i suoi organi per osservare il mondo, si trova in una condizione che si chiama kamaloka. È una condizione in cui c’è ancora la brama di guardare per mezzo degli organi, i quali però non ci sono più. Se l’uomo, dopo la morte, potesse dirsi di non volere più adoperare gli organi, per lui non ci sarebbe più alcun kamaloka.

 

Nel devachan tutto ciò che precedentemente, nella vita, l’uomo percepiva attorno a sé per mezzo dei suoi organi

ora viene visto da dentro, senza organi.

 

Il karma, l’attività dell’uomo a mezzo del corpo astrale, è qualcosa di non pareggiato. Ma in quanto a poco a poco l’attività giunge ad uno stato di equilibrio, ne risulta un pareggio. Se si fa oscillare un pendolo, a poco a poco esso raggiunge l’equilibrio. Ogni attività non pareggiata va infine a raggiungere la quiete. Si possono osservare poche irregolarità, ma se le irregolarità sono infinitamente numerose, di nuovo si compensano. Per esempio, con uno strumento, si possono osservare le irregolarità provocate in una città dal passaggio dei tram. In una piccola città, dove il traffico tranviario non è molto intenso, lo strumento mostra continuamente forti oscillazioni, mentre in una grande città, dove il traffico è molto più intenso e frequente, lo strumento è molto più in quiete, perché le molte irregolarità si compensano. Così avviene anche con ogni irregolarità nel devachan.

Nel devachan l’uomo guarda dentro se stesso.

Osserva ciò che ha percepito; deve osservarlo finché ciò che osserva raggiunge uno stato ritmico.

 

Un colpo suscita un contraccolpo; ma il contraccolpo arriva solo attraverso molti accomodamenti.

Però nel frattempo l’effetto continua.

Nel devachan, la correlazione fra il colpo e il contraccolpo viene trasformata in saggezza.

Quel che l’uomo ha trasformato in saggezza, nell’uomo si trasforma in ritmo, in contrapposizione all’attività.

Ciò che si è trasformato in ritmo passa al corpo eterico.

 

Dopo il devachan l’uomo diventa più saggio e migliore,

perché nel devachan ha rielaborato tutte le esperienze.

Quel che del corpo astrale è stato rielaborato in vibrazioni del corpo eterico, è immortale.

Quando l’uomo muore, quanto egli ha rielaborato del corpo astrale si conserva,

e del corpo eterico si conserva il pezzettino che egli ha rielaborato;

la restante parte del corpo eterico si discioglie nell’etere cosmico.

 

Nella misura in cui l’uomo ha rielaborato questo piccolo pezzetto di corpo eterico, il suo corpo eterico è immortale. Perciò al suo ritorno egli ritrova questo pezzetto di corpo eterico. Ciò che gli serve per completare questo pezzetto di corpo eterico determina la durata della sua permanenza nel devachan.

 

Se un uomo è così progredito da aver così trasformato tutto il suo corpo eterico, non ha più bisogno del devachan.

È questo il caso del discepolo dell’occultismo che abbia già trasformato il suo corpo eterico a tal punto

che dopo la morte l’intero corpo eterico rimane e non serve che attraversi il devachan.

Questo si chiama “rinunciare al devachan”.

 

Si può far lavorare una persona al proprio corpo eterico quando si è sicuri

che essa non possa più introdurre nessun male nel resto del mondo;

altrimenti essa inserirebbe nel mondo i suoi istinti cattivi.

 

Nell’ipnosi può succedere che la persona ipnotizzata inserisca nel mondo gli istinti cattivi dell’ipnotizzatore. Nell’uomo normale il corpo fisico impedisce che si possa tirare e strattonare il corpo eterico in tutte le direzioni. Ma se il corpo fisico si trova in letargia, ci si può inserire nel corpo eterico.

Se si ipnotizza una persona e si inseriscono in lei cattivi istinti, questi rimangono presenti anche dopo la morte.

Molte pratiche dei maghi neri consistevano nel crearsi in questo modo dei docili servi.

 

È regola del mago bianco di non far lavorare nessuno al proprio corpo eterico

se non nella misura in cui i suoi istinti siano già passati attraverso la catarsi.

Nel corpo eterico dominano la quiete e la saggezza.

Se vi penetra qualcosa di cattivo, questo elemento cattivo giunge alla quiete e quindi permane.

 

Prima che la persona, come discepolo,

venga portata al punto da poter lavorare arbitrariamente al proprio corpo eterico,

deve trovarsi almeno in parte nella condizione di giudicare il karma, di conseguire l’autoconoscenza.

Perciò la meditazione non deve essere intrapresa senza una continua autoconoscenza, senza vedere se stessi.

In tal modo si ottiene che l’uomo veda nel momento giusto il guardiano della soglia:

il karma che egli deve ancora estinguere.

 

Quando si raggiunge questo livello in condizioni normali,

non significa altro che la conoscenza del karma ancora presente.

Se chiedo di lavorare al corpo eterico, devo prima pareggiare il karma che rimane.

 

Può succedere che il guardiano della soglia si presenti in modo abnorme.

Questo avviene quando l’uomo, fra la nascita e la morte,

ha una attrazione così forte per quella stessa vita

da non poter rimanere abbastanza a lungo nel devachan a causa della ridotta misura di attività interiore.

 

Se l’uomo si è troppo abituato a guardare verso fuori, non ha niente da vedere nell’interiorità.

Allora ritorna subito nella vita fisica.

Allora le sue brame restano presenti, il breve devachan passa presto;

e quando ritorna, il prodotto delle sue brame precedenti è ancora presente nel kamaloka; egli lo ritrova di nuovo.

Si reincarna.

 

Allora al suo nuovo corpo astrale si mischia quello vecchio; questo è il karma precedente, il guardiano della soglia.

Allora egli ha continuamente davanti a sé il suo karma precedente, che diventa un tipo particolare di doppio.

 

 

 

 

By | 2020-06-16T23:25:24+02:00 Settembre 28th, 2018|KARMA|Commenti disabilitati su KARMA, SAGGEZZA, VOLONTÀ SONO I TRE GRADI NEI QUALI SCORRE TUTTA L’ESISTENZA