//////LA COMPRENSIONE DEL MISTERO DEL GOLGOTA È IMPULSO ALLA COSCIENZA NEL TERZO PERIODO DOPO LA MORTE

LA COMPRENSIONE DEL MISTERO DEL GOLGOTA È IMPULSO ALLA COSCIENZA NEL TERZO PERIODO DOPO LA MORTE

La comprensione del mistero del Golgota è impulso alla coscienza nel terzo periodo dopo la morte.

O.O. 140 – Ricerche occulte sulla vita fra morte e nuova nascita – 26.10.1912


 

Nel periodo greco dell’evoluzione si andò oscurando la coscienza fra morte e nuova nascita;

per questo il Greco, che ne era consapevole, percepiva il soggiorno nel mondo spirituale come qualcosa di oscuro.

• Il mondo spirituale era per lui un mondo di ombre.

• Tutta la bellezza, l’arte ed anche l’armonico ordinamento del mondo poteva conquistarli con le sue forze,

ma non poteva conquistare nel mondo fisico ciò che gli avrebbe dato una luce nella terza epoca fra morte e rinascita.

 

Tutto questo è legato al ciclo storico che si stava avviando con la civiltà greca, in cui l’antico retaggio spirituale si sarebbe esaurito e l’uomo, con le proprie forze, non sarebbe riuscito a conquistarsi nel mondo fisico ciò che poteva restargli oltre la morte, consentendogli così di penetrare nel mondo spirituale con la coscienza che ho descritto.

Proprio in quel momento dell’evoluzione cosmica doveva dunque compiersi qualcosa di molto particolare: doveva avvicinarsi all’uomo dall’esterno l’impulso che gli avrebbe dato la coscienza nel periodo dopo la morte di cui abbiamo appena parlato.

L’umanità aveva perso la capacità di trarre dall’eredità antica la coscienza per il periodo centrale fra morte e nuova nascita. Poteva riacquistare la forza di essere cosciente volgendo lo sguardo a quanto era accaduto nel mistero del Golgota.

 

Dunque ciò che viene sperimentato nel periodo greco grazie al mistero del Golgota

rischiara nell’uomo la coscienza nel punto fra morte nuova nascita di cui si è parlato.

La comprensione del mistero del Golgota è impulso alla coscienza nel terzo periodo dopo la morte.

 

Guardando a questo punto del periodo greco-latino dell’evoluzione umana, possiamo dire:

• nella prima epoca dopo la morte è decisiva la disposizione morale dell’anima;

• per la seconda la disposizione religiosa;

• ma per la terza lo è la comprensione del mistero del Golgota.

A chi non l’aveva, si spegneva la coscienza nella terza epoca dopo la morte,

proprio come accadeva prima agli antichi Greci.

 

In realtà il mistero del Golgota significa la rinascita della coscienza umana

proprio nel tempo mediano fra morte e nuova nascita.

Quel che l’umanità aveva perso dell’antica eredità spirituale le viene restituito grazie a questo evento.

 

Le condizioni iniziali di vita dell’umanità resero necessaria la venuta del Cristo. Evolvendosi gli uomini vennero dotati di sempre nuove capacità. Nei primi tempi dell’evoluzione cristiana vi era essenzialmente il reale riallacciarsi al mistero del Golgota come era stato tramandato da coloro che vi avevano partecipato e che diffondevano ciò che si manifesta come forza di coscienza nella terza epoca dopo la morte.

 

Con l’ulteriore evoluzione delle capacità umane

diventa oggi necessario un legame nuovo con il mistero del Golgota e con il Cristo.

 

Volendo cogliere l’essenza più profonda dell’anima umana soprattutto nel nostro tempo, bisogna dirsi:

l’uomo oggi può giungere ad una certa esperienza del proprio io, ecco l’essenza più profonda della sua anima.

• In tempi precedenti non era possibile avvicinarsi all’io, come oggi.

• In una persona che bada solo all’esteriorità l’avvicinarsi all’io assume la forma del più crasso egoismo:

se ne trovano poi tutte le sfumature possibili fino al livello che potremmo chiamare dei filosofi.

 

Se si studiano i filosofi odierni, si troverà che hanno un solo punto d’appoggio, ed è quando parlano dell’io.

Quando nei tempi precristiani l’uomo tentava di conoscere il mondo,

andava verso l’apparenza esterna che gli si mostrava;

andava verso quel che era fuori di lui se voleva giungere ad una filosofia.

Oggi gli uomini entrano in se stessi e trovano un punto solido quando raggiungono l’io.

 

Vorrei citare qui, solo come esempio, il grande filosofo Fichte e il filosofo moderno Bergson, e ricordare come il loro pensiero raggiunga una certa serenità soltanto quando trova l’io. Cercando le ragioni di tale fenomeno vediamo come prima gli uomini non potessero giungere da soli ad una conoscenza dell’io che venne data loro nel periodo greco-latino tramite l’evento del Golgota.

 

Il Cristo ci diede la certezza che nell’anima vive una scintilla della divinità.

Continua a vivere in coloro che non sono diventati carne solo in senso fisico, ma in senso cristico.

Il che significa: essere diventati un io.

 

La possibilità di vedere la divinità in un individuo, vale a dire nel Cristo,

diviene sempre più remota per l’uomo di oggi sul piano fisico,

perché egli si involve sempre più nel suo io personale.

La capacità di vedere il Cristo si oscura perché l’uomo cerca in sé quella scintilla.

 

Abbiamo già assistito nel corso del secolo diciannovesimo al consolidarsi dell’immagine dell’io, alla « sdivinizzazione » della figura del Cristo e ad una concezione astratta del divino, che si manifestano nell’umanità intera. Ad esempio il filosofo tedesco David Friedrich Strauß sosteneva che non si deve considerare il Cristo un individuo storico, ma come l’elemento divino che percorre l’umanità tutta; così la scena della Resurrezione non sarebbe altro che ciò che si manifesta in tutta l’umanità: la resurrezione in essa dello spirito divino.

 

Per queste ragioni

• tanto più va smarrita una più profonda comprensione del mistero del Golgota,

• quanto più gli uomini cercano il divino in se stessi.

 

La tendenza del pensiero moderno va tutta verso l’affermare che il divino si riflette solo nell’uomo,

rendendo sempre più impossibile riconoscere che il divino si è incarnato in un essere umano.

Per la vita tra la morte e una nuova nascita ciò ha una conseguenza reale veramente enorme.

 

Se nel periodo greco-latino con le proprie forze l’uomo

non poteva conservare la coscienza nella terza epoca dopo la morte, ancora più difficile sarà nel nostro tempo

a causa dell’egoismo umano genericamente inteso, e anche di quello filosofico.

Oggi, in quella terza epoca, l’uomo si crea più impedimenti nella sua visione nebulosa,

in quella nube caliginosa che ho descritta, che non nel periodo greco-latino.

 

Esaminando così com’è l’evoluzione dell’umanità negli ultimi tempi, ci si deve dire:

• se Paolo ha pronunciato la frase: «Non io, ma il Cristo in me»,

• l’uomo di oggi afferma: io in me, e il Cristo per quel tanto che io posso ammettere.

Il Cristo deve valere solo per quel tanto che può essere ammesso dal giudizio, dal criterio dell’io.

 

Vi è però un solo mezzo nel nostro tempo

perché nel mondo spirituale, nella terza epoca dopo la morte, la coscienza rimanga chiara e desta,

ed è che dopo la morte si conservi in qualche misura la memoria, il ricordo della vita attuale.

 

Durante quel periodo ci dimenticheremmo di tutto quel che abbiamo vissuto sulla Terra,

se non potessimo ricordare qualcosa di ben preciso:

se sulla Terra abbiamo sperimentato e trovato un legame con il Cristo e il mistero del Golgota,

si generano in noi pensieri e forze che ci conservano la coscienza in quel tempo dopo la morte.

 

Vi è dunque la possibilità, nel punto che abbiamo indicato dopo la morte,

di ricordarsi ciò che si è imparato e capito qui sul mistero del Golgota.

• Se ci siamo conquistati rappresentazioni, sentimenti e percezioni connessi al mistero del Golgota,

dopo la morte potremo ricordare quelle percezioni ed anche altro che vi si riconnette.

• Vale a dire: la nostra coscienza, grazie all’aver acquisito sulla terra una comprensione del mistero del Golgota,

dopo la morte viene condotta al di là dell’abisso.

• Se ci siamo conquistati tale comprensione, da quel momento potremo cooperare nel terzo periodo

a riparare, partendo dai nostri ricordi, gli errori che portiamo nell’anima a causa del karma.

 

Ma se non abbiamo acquisito alcuna comprensione né del Cristo e del mistero del Golgota

né dell’assoluta profondità del detto: «Non io, ma il Cristo in me», si spegnerà in noi la coscienza

e quindi la possibilità di riparare il nostro karma;

allora dovrà essere assunto da altre potenze il compito di lavorare per correggere i nostri errori derivati.

 

Naturalmente ognuno viene all’esistenza attraverso una nuova nascita, ma l’essenziale è

• se la coscienza si sia spezzata   • oppure se si sia conservata oltre quel baratro.

 

Se giungiamo a quel punto dopo la morte con una conoscenza del mistero del Golgota,

possiamo volgerci indietro e ricordare che con tutta l’umanità proveniamo dal divino.

Allora si sperimenta anche che la nostra coscienza viene salvata

grazie alla conoscenza del mistero del Golgota prima acquisita,

e che si edifica ulteriormente la coscienza potendo vedere lo spirito che ci si avvicina.

 

Se qui abbiamo acquistato una comprensione del mistero del Golgota giungiamo a quel punto del terzo periodo dopo la morte a poter ricordare e dirci: siamo nati dallo spirito, Ex Deo nascimur.

Posso dire: mai sente chi è avanzato fino a un certo grado d’iniziazione la verità delle parole: «Sono nato dallo spirito divino» così fortemente come quando si trova nel punto che abbiamo descritto. In quell’istante se lo dice ogni anima che abbia compreso il mistero del Golgota. Si sperimenta il significato del motto: Ex Deo nascimur, solo sapendo che può venir sperimentato nel suo più profondo significato, al suo apice nel punto a cui si giungerà a metà della vita tra morte e nuova nascita.

 

Conoscendo queste cose con obiettività, si dovrebbe augurare alla nostra epoca che sempre più uomini capiscano come in fondo possa oggi esser conosciuto il senso più alto di quella frase solo nel modo che è stato descritto. Se grazie al movimento spirituale rosicruciano è diventata nostro motto, è perché dà alle anime l’impulso per ciò che deve vivere in esse fra morte e nuova nascita.

 

Sarebbe facile considerare la mia esposizione come preconcetta a beneficio della visione cristiana della vita. Se vi fosse in questo senso una sorta di pregiudizio favorevole alla religione cristiana confessionale, sarebbe davvero non antroposofico. Nell’ambito della scienza dello spirito ci poniamo in modo obiettivo di fronte alle religioni e le studiamo tutte con eguale simpatia. Quello che si è messo in risalto riguardo al mistero del Golgota non ha nulla a che fare con il Cristo delle confessioni, ma è un oggettivo fatto occulto. Si è rimproverato al movimento spirituale occidentale che cose come quelle ora dette scaturiscano da un preconcetto a favore del cristianesimo nei confronti delle altre religioni.

Qui si dà un posto al mistero del Golgota come in qualsiasi scienza lo si dà a fatti constatabili. Dire che non si dovrebbe presentare il mistero del Golgota nella sua unicità per l’evoluzione umana perché le altre religioni non lo possono riconoscere così, per le ragioni che dirò, è un grosso equivoco.

 

Prendiamo in esame il fatto che da un lato vi sono i libri sacri dell’antica religione indiana e dall’altro la concezione occidentale del mondo. In occidente oggi si insegna la visione copernicana del mondo e nessuno vi trova da eccepire, benché essa non sia compresa negli antichi libri religiosi indiani. Come non si potrebbe mai proibire questo insegnamento perché non è nei libri sacri indiani, così non si può impedire l’insegnamento sul mistero del Golgota per la ragione che non è compreso nei libri sacri indiani.

Si può quindi desumere quanto sia infondato il rimprovero che la caratterizzazione data qui del mistero del Golgota esprima una predilezione per il cristianesimo; essa esprime soltanto l’accertamento di un fatto obiettivo. Se mi si domanda perché non mi sia mai ritirato di un passo in relazione all’importanza dell’evento del Golgota, posso rispondere proprio con l’esposizione odierna.

 

Noi non coltiviamo la scienza dello spirito spinti da curiosità o solo da astratta sete di sapere, ma al contrario, per dare all’anima il necessario nutrimento, e con la conoscenza del mistero del Golgota le diamo la possibilità di sviluppare in sé sensazioni e modi di sentire di cui ha assoluto bisogno per superare l’abisso descritto fra morte e nuova nascita.

 

Chi comprende che l’anima nella terza epoca fra morte e nuova nascita

potrebbe subire la perdita della coscienza, tanto grave per tutto l’avvenire dell’uomo,

cercherà ogni occasione per avvicinare umanità al mistero del Golgota.

• Per questa ragione la comprensione del mistero del Golgota

fa parte proprio delle cose essenziali che dobbiamo imparare a capire attraverso la scienza dello spirito.

 

Quanto più progrediremo nel nostro tempo, tanto più le diverse religioni del mondo verranno spinte ad accettare i fatti di cui oggi si è parlato. Verrà un tempo in cui il seguace della religione cinese, buddista o brahminica riterrà il mistero del Golgota tanto poco contrario alla propria religione quanto il sistema copernicano. Verrà anzi considerata una forma di egoismo religioso se nelle religioni non cristiane ci si opporrà all’ammissione di questi fatti.

In questo modo, volendo esaminare le condizioni fra morte e nuova nascita, siamo giunti al mistero del Golgota.

 

 

By | 2018-09-20T14:40:59+02:00 Settembre 20th, 2018|CRISTO E IL POST-MORTEM|Commenti disabilitati su LA COMPRENSIONE DEL MISTERO DEL GOLGOTA È IMPULSO ALLA COSCIENZA NEL TERZO PERIODO DOPO LA MORTE